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Emilio Salgari: la voce dell’avventura

Emilio SalgariHo sempre apprezzato Emilio Salgari, anche se ho cominciato a leggere i suoi romanzi da adulto. Ma io in pratica ho iniziato a leggere dopo il liceo. Salgari è stato per me uno di quegli scrittori che ho amato senza aver letto una sua opera.

Ricordo che da bambino andai al cinema a vedere Sandokan. E nacque subito una passione per i pirati e per l’avventura. Sapevo, naturalmente, che il film fosse stato tratto da un romanzo, ma leggere non rientrava ancora nei miei progetti.

Da adulto, poi, le cose sono cambiate. Ho trovato un’offerta allettante e a poco prezzo ho acquistato, in un unico blocco, tutto il ciclo di Sandokan e quello del Corsaro Nero. È stato l’inizio. Finora ho ben 42 libri di Salgari, anche se ne ho letti veramente pochi.

Ultimamente sono usciti dei cofanetti interessanti, una divisione geografica dei romanzi di Salgari. Si tratta di Avventure in Africa, Avventure in India, Avventure nel Far West e Avventure al Polo.

Un Salgari che riesce a spaziare in tutto il pianeta, a creare storie avventurose in ogni ambiente e periodo storico. Ricordo I Predoni del Sahara, ma anche un romanzo ambientato in Cina, Il sotterraneo della morte.

La particolarità di Salgari è fin troppo conosciuta. Scriveva informandosi sui luoghi in cui ambientava le storie. A quell’epoca la regola “scrivi di ciò che conosci” esisteva, o forse l’ha inventata proprio lui. La documentazione come parte integrante e fondamentale per qualsiasi romanzo era uno strumento irrinunciabile.

Forse alcuni passi delle sue storie hanno un taglio quasi enciclopedico. Come se fossero staccate dal contesto, dalla narrazione. Come se Salgari stesso avesse interrotto la storia per spiegarci come venisse preparata quella tipica bevanda, come si cacciasse quella bestia o che tradizione o festa ci fosse in quel paese.

Me l’immagino seduto, col cappello da nostromo, che ci guarda e dice “Adesso vi racconto una storia…”. E quando è costretto a parlare di piante esotiche o animali selvaggi, di costumi sconosciuti e popoli dimenticati, eccolo che si ferma e, vestendo i panni d’un insegnante, ci spiega di che sta parlando.

A leggere Salgari s’impara. I suoi romanzi non sono soltanto avventura, ma anche una fonte culturale non indifferente. A dispetto di tanti scrittori che buttano termini mai sentiti senza sprecarsi a darne al lettore un minimo significato, Salgari va oltre. Scrive divertendo e istruendo.

C’è sempre sorpresa nelle sue storie. Ogni capitolo termina e lascia col fiato sospeso. Cosa accadrà? E bisogna leggere, non c’è altra scelta. Ogni capitolo è una piccola avventura. Ogni storia scorre come le scene di un film.

Non è difficile immaginarsi l’ambiente in cui si muovono i personaggi. Salgari non spreca parole a descrivere le scene e i suoi attori. Forse troppo, per come s’è evoluta la letteratura. Ma Salgari è uno scrittore d’altri tempi, che vende però ancora adesso.

E oggi, 25 aprile 2011, 100 anni esatti dopo la sua morte, Emilio Salgari è ancora nelle librerie.

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