Scrivere è comunicare

Il blog per scrittori, blogger e copywriter

L’elemento fantastico

L'elemento fantastico

Inventa un mondo immaginario credibile e realistico.

La componente fantastica in una storia ha bisogno di una documentazione aggiuntiva, perché richiede una serie di conoscenze in più, che vanno a sommarsi a quelle richieste dalla storia stessa. L’elemento fantastico può essere presente in qualsiasi tipo di romanzo, non necessariamente in vicende ambientate in universi immaginari.

Che sia una storia fantasy, horror o di fantascienza non ha importanza: richiede una documentazione che va al di là della semplice conoscenza del genere narrativo. Inutile scrivere di streghe, se non si conoscono la loro origine e i loro poteri. Inutile scrivere di astronavi e pianeti, se non si è letto qualcosa di astronomia.

In un romanzo fantasy, horror o di fantascienza la componente fantastica è ovviamente preponderante, dunque richiederà una documentazione altrettanto approfondita. Il mondo creato dallo scrittore dovrà essere credibile, non basta inserire un fantasma o un alieno in una storia per poter dire di aver scritto un romanzo fantastico.

Imparare miti, folclore, nozioni scientifiche

Il lavoro di documentazione dello scrittore per una storia fantastica è quindi più approfondito, anzi è un doppio lavoro, perché doppia diventa in questo caso la documentazione. Una storia fantasy e horror richiede conoscenze di miti, folclore e credenze popolari, così come una storia di fantascienza richiede nozioni scientifiche.

In quest’ultimo caso non significa che uno scrittore debba diventare uno scienziato, non è questo che si chiede, ma dovrà documentarsi su ciò che sta scrivendo. Nel 1912, quando fu pubblicato La Principessa di Marte di Edgar Rice Burroughs, non c’erano le stesse conoscenze di oggi su Marte, quindi passa inosservato il fatto che sul pianeta rosso la gente respiri tranquillamente. Oggi una storia come quella non sarebbe credibile.

Ma anche per una storia horror e fantasy l’autore dovrà conoscere il grande universo delle credenze popolari, delle leggende, dei miti, l’enorme schiera di creature fantastiche. La lettura di saggi e di articoli su questi temi l’aiuterà a rendere le sue storie forti e ben costruite.

Inventare un mondo realistico e credibile

La documentazione sull’elemento fantastico ha un unico grande scopo: quello di permettere a uno scrittore di creare un mondo immaginario, ma realistico e credibile allo stesso tempo. È grazie alle nozioni imparate che uno scrittore potrà scrivere una storia fantasy, horror o di fantascienza che non lasci il lettore confuso e annoiato.

Lo scrittore dovrà rispondere a una serie di domande, ma è inutile elencarle tutte, perché è impossibile, data la vastità di questi argomenti. Non possiamo semplicemente inserire in una storia un licantropo, per esempio, se non ne conosciamo la genesi storico-culturale, ma ci basiamo solo su quanto visto al cinema.

Così come non possiamo parlare di viaggi spaziali e nel tempo senza una buona dose di informazioni su questi temi, perché la nostra storia sarà non solo banale, piena di lacune e povera, ma anche fondata su basi instabili.

Dobbiamo puntare alla creazione di un mondo che, seppur inesistente, potrebbe esistere. Mondi immaginari ma probabili. Mondi paralleli, ma possibili. Universi popolati da qualsivoglia creatura, ma con una logica forte in grado di tenerli in piedi.

Originalità del fantastico

Dopo l’epidemia di storie fantasy con elfi e di storie horror con vampiri, è ora di dare un taglio netto a questa letteratura che sfrutta i filoni che hanno avuto successo. Inserisco anche gli zombi, perché anche di queste creature si è abusato nella letteratura e nel cinema.

Dubito fortemente che si possa scrivere, oggi, una storia originale sui vampiri. Secondo me, una volta letto Dracula di Bram Stoker, tutti gli altri sono solo scopiazzate che non aggiungono nulla al genere. Le streghe, per restare in tema horror, o i viaggi interstellari possono ancora offrire spazio alla fantasia e alla creatività degli scrittori.

Così come altre creature fantastiche. Così come i futuri distopici e le storie post-apocalittiche. L’importante è che lo scrittore sia originale, che non si limiti a imitare il lavoro altrui, ma crei storie nuove e nuovi temi.

Oggi il fantastico ha bisogno di originalità. E l’originalità si ottiene pensando e documentandosi. Bisogna togliersi dalla mente che se un romanzo ha avuto successo, allora tutti gli altri scrittori possano avere lo stesso successo con un’opera dello stesso genere letterario. Il successo si ottiene con le capacità narrative e con lo studio.

La mia esperienza nella documentazione sull’elemento fantastico

Per il mio romanzo fantasy ho bisogno di una grande documentazione, in primo luogo storica e geografica. La storia è ambientata in un paese estero e nel passato e quindi principalmente ho bisogno di trovare informazioni su come si viveva a quel tempo in quei luoghi e chi comandava e come si poteva entrare in quello stato, ecc.

La storia ha una componente fantastica, ma la magia qui non c’entra nulla. Sto quindi cercando libri sui miti e il folclore di quel popolo – e ho già una bella lista su Amazon – e ho iniziato a leggerne due che già avevo.

Ho anche intenzione di contattare l’ambasciata di quello stato in Italia per chiedere altre informazioni di natura culturale e, inoltre, sarebbe in programma un viaggio in quei posti, ma la cosa è un po’ complicata e per ora resta come idea.

Come vi documentate per una storia fantastica? Vi limitate alle nozioni che già conoscete per sentito dire o apprese in TV?

12 Commenti

  1. Alessandro Madeddu
    17 ottobre 2012 alle 09:23 Rispondi

    La maggior parte dei racconti che scrivo sono “verosimili” (se si esclude una sorta di elemento di “disturbo”, altamente improbabile o del tutto falso: un mio amico dice che scrivo realismo lisergico…) e forse non dovrei dire molto sulla faccenda. Però la questione della documentazione alla fine riguarda un po’ tutti, no?
    Si trova molta roba assai poco documentata in tutti gli ambiti. Per citare il fantasy, un esempio da manuale è quel libro in cui la protagonista imbraccia un arco per la prima volta ed esclama che è facile da usare e non richiede molto forza. Deve essere per questo che gli arcieri inglesi si esercitavano tutta la vita e avevano avambracci grossi come prosciutti: perché era facile e non serviva molta forza. E la narrativa realistica non fa eccezione.
    Molto spesso pare che sia semplice pressapochismo di chi scrive e di chi stampa. Ma a volte, ascoltando i lettori, mi è sembrato che non poca “responsabilità” in questo stato di cose sia da attribuirsi a loro, che non richiedono un lavoro ben fatto, ne tollerano uno a malapena abbozzato, e non si curano di difetti abnormi in questo campo.
    Tu che ne pensi?

    • Daniele Imperi
      17 ottobre 2012 alle 13:20 Rispondi

      Sui lettori hai ragione. Dipende anche da chi legge, molte cose sfuggono. Quella dell’arco, che avevo già letto da qualche parte, è grave. Là è colpa dello scrittore e dell’editor.

  2. Il Moro
    17 ottobre 2012 alle 10:19 Rispondi

    A parte l’ovvia documentazione necessaria per i particolari, come l’esempio sull’arco del commento precedente, il livello di documentazione necessario dipende comunque dall’ambientazione che si vuole dare al romanzo/racconto. Una storia fantastica con un’ambientazione tratta dal reale, come mi sembra essere quello che stai scrivendo tu, ha bisogno sicuramente di un’accurata documentazione. Quando ho scritto il mio thriller-horror ambientato nel far west ho fatto uno studio dell’ambientazione talmente accurato che nessun lettore riuscirà mai a capire quanto mi sono sbattuto. Ma per la parte del mio horror fantascientifico ambientata su un pianeta alieno completamente inventato il lavoro di documentazione è stato quasi nullo (a parte i particolari di cui sopra).
    Il Moro

    • Daniele Imperi
      17 ottobre 2012 alle 13:21 Rispondi

      Certo, dipende dall’ambientazione. Sul fatto che i lettori non si accorgano del lavoro svolto sulla documentazione, è purtroppo vero: molti danno le cose per scontato. Leggono un romanzo con un’ambientazione impeccabile e credibile, ma non si pongono il problema di cosa abbia richiesto.

  3. Lucia Donati
    17 ottobre 2012 alle 11:25 Rispondi

    Il fantastico ha bisogno di tutte le informazioni che hai detto, di fantasia e, in più, dici bene, dell’aspetto dell’originalità: avrebbe bisogno di un’impronta nuova oltre alle solite cose trite e ritrite (e noiose, alla fine) basate su idee altrui.

    • Daniele Imperi
      17 ottobre 2012 alle 13:22 Rispondi

      Sì, ormai sto attento ai romanzi fantasy che acquisto, sono stufo di elfi, magie, ecc. Tranne rari casi in cui sono in un certo senso affezionato allo scrittore.

  4. franco zoccheddu
    17 ottobre 2012 alle 13:38 Rispondi

    Quello che rende particolarmente interessante e coinvolgente una storia fantastica (fantascienza o altro) è proprio la coerenza e la verosimiglianza: mi vengono in mente due esempi, il romanzo “Contact” dell’astronomo Carl Sagan sul progetto SETI e, recentemente, il coinvolgente film “Inception” del regista Christopher Nolan. Due esempi di storie assolutamente di fantasia ma presentate come se si trattasse di fatti molto realistici, quasi delle cronache. Non mi ha stupito apprendere che Nolan ha elaborato in un decennio la storia.
    Riguardo all’originalità, be’, forse l’aspetto più problematico visto che anche autori capacissimi e affermati si ripetono. Diciamo che una bomba atomica non è originale, un convento non lo è, ma potrebbero esserlo delle suore che scoprono di pregare ogni sera sopra un ordigno nucleare.

    • Daniele Imperi
      17 ottobre 2012 alle 14:13 Rispondi

      Per me la credibilità è alla base di ogni storia. La rende più coinvolgente. Ma per far questo bisogna lavorare molto di documentazione e non solo.

  5. Salomon Xeno
    17 ottobre 2012 alle 15:37 Rispondi

    Anch’io ho messo da parte un paio di libretti su miti e folclore. Nel mio fantasy, purtroppo (o per fortuna), gli elfi c’entrano davvero poco!
    Il problema poi è l’ispirazione. Se per Tolkien gli elfi sono tratti dalla mitologia nordica, per gli scrittori odierni sono ispirati a Tolkien e quindi sono un po’ meno… genuini, se ho passato l’idea. Bisogna cercare il più possibile di uscire dai cliché.

  6. franco zoccheddu
    17 ottobre 2012 alle 19:12 Rispondi

    Non saprei: i cliché non hanno un ruolo tipo “muro di Berlino”, non dividono. Semmai forniscono un sistema-di-riferimento entro cui l’autore sa muoversi orientandosi senza perdersi, senza far smarrire il lettore. Abbandonato (del tutto, intendo) il cliché, l’autore può di certo trovare una sua nuova strada, ma forse il lettore non lo seguirebbe più, sperimentando una profonda sensazione di smarrimento nella lettura. Il lettore medio sa più di “conservatore” che di “rivoluzionario”.

  7. Romina Tamerici
    17 ottobre 2012 alle 21:17 Rispondi

    Interessante vedere che anche per l’elemento fantastico serve una documentazione. Spesso si pensa alla documentazione solo per altri elementi di una storia.

Lasciami la tua opinione

Nome e email devono essere reali. Se usi un nickname, dall'email o dal sito si deve risalire al nome. Commenti anonimi non saranno approvati.