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4 elementi indispensabili per scrivere Fantascienza

4 elementi indispensabili per scrivere Fantascienza

Quei 4 elementi che mi frenano dallo scriverne. A me piace la Fantascienza, mi piace leggerla – anche se devo farmi un elenco di autori di differenti stili e generi – mi piace anche vederla al cinema. E ho qualche idea per storie da scrivere.

I pochi racconti di fantascienza che ho scritto sono storie semplici, brevissime, che non hanno richiesto documentazione né chissà quale preparazione tecnica. Pensando, quindi, a quali “competenze” – se vogliamo chiamarle così – bisogna avere per scrivere storie fantascientifiche, ho individuato quattro elementi che secondo me non devono mancare, per rendere credibile una storia.

Ricerca delle parole

Iniziamo dalla scrittura. Dalle parole, anzi. Stiamo parlando di un mondo futuro, lontano da noi nel tempo e magari anche nello spazio. Se si evolve la società, se si evolve la tecnologia, allora devono evolversi anche le parole.

Il mio pensiero va quindi alla creazione di parole nuove. Magari di oggetti, o anche neologismi per esprimere dei concetti. Nel mio ebook ho creato qualche parola nuova, anche un verbo. In questo senso ci tornano utili le lingue latina e inglese. Ma non solo. In Cloud Atlas c’era persino un termine tedesco per una categoria di persone e anziché dire “macchina fotografica” si diceva “kodak”, ecc.

Mitchell ha fatto un lavoro enorme sul linguaggio: ha trasformato in modo naturale dei marchi in oggetti. In fondo è quello che facciamo anche noi: diciamo “sto navigando col Samsung” e non con il cellulare.

Studio del linguaggio

Questo è l’elemento che mi preoccupa di più: il linguaggio da usare. E parlo proprio dello stile da adottare. Facendo sempre l’esempio di Cloud Atlas, la storia ambientata nel futuro, anche se esclusivamente dialogata, aveva un linguaggio differente, moderno, all’avanguardia anzi.

Intendo dire che leggendo quella storia si sentiva davvero che era ambientata nel futuro. Quindi sostengo che lo studio del linguaggio sia fondamentale.

Ho voluto fare una prova e leggere alcuni brani di Asimov, Heinlein, Dick e altri autori non propriamente moderni. Non ho avuto la sensazione di una storia di fantascienza, forse perché quegli stili di scrittura sono un po’ datati, non so. O forse perché mi sono fatto condizionare da Mitchell e dal suo linguaggio.

Creazione della tecnologia

Quando ho parlato dei limiti che ha la Fantascienza, ho esposto i miei dubbi sulla possibilità di creare tecnologie avanzate e innovative. Dubbi che provengono dai nostri limiti culturali. È davvero possibile creare qualcosa di innovativo che renda ancor più credibile una storia di fantascienza?

Comunque sia, la creazione della tecnologia è uno degli elementi da prendere in considerazione. Dobbiamo stabilire come si spostano i nostri personaggi, se fanno ancora la spesa, se ci sono armi e come sono, a che punto sono le conquiste spaziali, ecc.

In fondo, stiamo costruendo un nuovo mondo, anche se sarà ancora terrestre. Proprio come facciamo se scriviamo una storia fantasy. E forse qualche aiuto ci viene da alcune fonti che possiamo interrogare: Google immagini per cercare in inglese macchine futuristiche e fumetti di genere.

Sviluppo di una società

Stiamo ancora coi governi tecnici e i parlamentari nel 3165? In una delle società futuristiche che ho inventato per il mio ebook ho creato nuove forme di governo e nuove cariche. La vita politica va pensata, perché influenza il comportamento umano e le sue possibilità di movimento e pensiero.

Dick – almeno nelle storie che ho letto io – ha creato storie distopiche: anche quella è una soluzione, se siete pessimisti e cinici. Io lo sono molto e la tentazione di creare una società distopica è forte, ma nel mio ebook ho fatto una scelta diversa.

I personaggi – e di conseguenza la storia – sono legati alla loro società. La società, anzi, è fatta di personaggi: una non esclude gli altri e viceversa. Quindi non è certo un elemento su cui sorvolare, ma andrebbe secondo me pensato prima di scrivere. Fa parte della costruzione del mondo.

Siete d’accordo con questi 4 elementi? Pensate di aggiungerne altri?

20 Commenti

  1. Marco Amato
    12 agosto 2014 alle 11:20 Rispondi

    Io credo che per scrivere storie di fantascienza occorre seguire più l’istinto che la logica. Sembra un paradosso, ma con me è così.

    Io parto da una sensazione, (come finirà il mondo), un fatto cruciale della storia che ti sorge in mente, come si evolverà il mondo con una data tecnologia. Da questo embrione in cui ti lasci guidare a livello emozionale nascerà il romanzo.

    Perché se effettivamente ci si sofferma prima di trovare l’espediente narrativo a pensare a tutte le tecnologie possibili, le implicazioni sociali, il linguaggio, allora sì che diventa una montagna complicatissima da scalare.

    Secondo me queste logiche servono, ma vengono dopo, quando sai già dove vuoi arrivare. Per dare spessore insomma.

    Per farti un esempio. Emotivamente ipotizzo che un giorno su internet oltre ai dati possano viaggiare anche le persone. E che i siti web siano dei luoghi dove si interagisce con la peculiarità x. Ecco parto da questo. E poi tutto attorno mi immagino la tecnologia, il nuovo modo di comunicare ecc…

    Io faccio così per le mie storie.

    • Daniele Imperi
      12 agosto 2014 alle 11:52 Rispondi

      Il tuo metodo va bene, certo, ma secondo me bisogna prima creare un mondo con determinate caratteristiche, dopo aver avuto l’idea.

      Il rischio è che potresti non riuscire a portare avanti la tua storia.

  2. Roberto
    12 agosto 2014 alle 11:44 Rispondi

    secondo me dipende da come interpreti la parola fantascienza. Se il racconto è abientato nello spazio, con le astronavi gli alieni e totalmente diverso da tutti i canoni che conosciamo allora i quattro punti devono essere sviluppati per dare un senso a tutto per creare il mondo e l’ambientazione. Se invece la fantascienza è un pretesto, allora il linguaggio non cambia molto le parole possono essere anche quelle attuali con alcune distorsioni nel significato vedi “kodak”, la tecnologia puoi innovarla senza inventarla di sana pianta, esempio telefono e cellulare si usano comunque per chiamare qualcuno e se prendiamo la parola francese per computer e la traduciamo con Ordinatore ecco un bel personaggino che sorge all’orizzonte…o addirittura possiamo eliminarla come nella serie battlestar galactica dove usano tecnologia “vechia” per evitare l’infiltrazione dei Cyloni. Stesso vale per la società, blade runner a proposito di distopia, fantascientifico si ma gli androidi replicano in tutto e per tutto i difetti e le qualità delgi umani…le competenze, quelle tecniche come descrivere un motore fotonico :-) sono necessarie ma non fondamentali, alla fine il dubbio amletico dello scrittore è sempre lo stesso cosa voglio raccontare? :-)

    • Daniele Imperi
      12 agosto 2014 alle 11:54 Rispondi

      Certo, fantascienza lascia spazio a vari ambiti, non è solo quella dei viaggi spaziali.
      In alcuni romanzi di Dick è presa quasi come pretesto, come dici tu.

      Io parlo di storie ambientate in futuri lontani, dove per forza bisogna ricreare quel mondo e immaginare una società futura.

  3. LiveALive
    12 agosto 2014 alle 13:12 Rispondi

    Diciamo che si torna sempre sulla questione della verosimiglianza. Nel post sulla sospensione dell’incredulitá hai detto che è compito dell’autore creare qualcosa che sia credibile, e questo è ciò che si dice in generale. Però non credo sia necessario farne una simile mania. Attenzione: forse i classici hanno trame che oggi sono banali e uno stile di scrittura che non va più bene, ma non mi viene in mente un classico che sia davvero approssimativo. Tolkien si inventava da zero le lingue: chi glielo ha fatto fare? Asimov applicava rigorosissime leggi scientifiche: chi glielo ha fatto fare? Già, loro avevano molta dedizione per le loro opere, ed è per questo che sono diventati classici. Ma noi che classici non diventeremo quanti anni siamo disposti a perdere su una singola opera?
    Io credo sia anche questione di “lettore ideale”. Ammettiamo che io nel mio romanzo fantascientifico metta il teletrasporto. Non è impossibile: negli anni 90 abbiamo teletrasportato un elettrone, se non ricordo male. Il punto è che per trasportare un essere umano: 1- ci vorrebbe un tempo superiore all’età dell’universo; 2- alcuni dati andrebbero persi nel processo. Ora, io per chi voglio scrivere? Mi potrei dire “voglio scrivere per i ricercatori di materie fisiche, mostrando loro possibili vie per aggirare i problemi attuali”, e allora è chiaro che dovrò studiare bene le materie fisiche per capire davvero come il teletrasporto potrebbe funzionare. Di contro, io potrei anche dirmi “io voglio scrivere per i bambini di sei anni che trovano il teletrasporto figo, e non voglio spiegare come possa funzionare perché li annoia”, e allora fare ricerche di fisica è molto meno importante. Con i tuoi problemi credo sia la stessa cosa.

    • Daniele Imperi
      12 agosto 2014 alle 14:53 Rispondi

      Non so chi glielo abbia fatto fare, erano comunque loro passioni. Sul teletrasporto non sono informato, ma basta studiare un po’ per riuscire a inserirlo in una storia in modo credibile. Non, certo, se la storia avviene fra dieci anni.

      • enzo sorbera
        14 agosto 2014 alle 08:17 Rispondi

        Più che passioni, era il loro lavoro: cerca i saggi di Asimov o di Tolkien, vedrai di che “calibro” erano come studiosi, rispettivamente, di fisica e di linguistica.

  4. Renato Mite
    12 agosto 2014 alle 14:25 Rispondi

    Io aggiungerei solo una cosa: il passato. Nel senso che ci vuole una certa capacità previsionale del futuro, certo, ma bisogna anche dipingere questo futuro in considerazione del tempo che trascorre fra il nostro presente e quel tempo lontano, ovvero il passato che si accumula con le sue conseguenze e ripercussioni.

    • Daniele Imperi
      12 agosto 2014 alle 14:55 Rispondi

      Credo di aver capito… ma così diventa quasi impossibile scrivere una storia di fantascienza :)

      • Renato Mite
        12 agosto 2014 alle 19:57 Rispondi

        Devi solo fare come le previsioni del tempo, sono più affidabili quelle che parlano di deserti aridi o ghiacciai sciolti fra migliaia di anni che quelle sul bel tempo di domani.
        Devi immaginare in grande e amplificare gli effetti, diciamo che è difficile, non impossibile.

  5. Grazia Gironella
    12 agosto 2014 alle 21:02 Rispondi

    La fantascienza non è proprio nelle mie corde, anche se ne ho letta parecchia in passato, ma sinceramente credo che le difficoltà relative all’aspetto tecnologico siano toste. E’ vero che la tecnologia non deve necessariamente essere al centro della storia, ma mi sembra che la fantascienza poco incentrata sulla tecnologia tenda a scivolare verso il fantastico normale, senza averne tutto il fascino. Naturalmente è un’opinione basata sui miei gusti personali.

    • Daniele Imperi
      13 agosto 2014 alle 07:29 Rispondi

      Nella fantascienza ricadono anche storie su poteri telepatici e telecinetici, per esempio: niente tecnologia, in quel caso. Io preferisco la fantascienza dei viaggi spaziali, però.

  6. HenryKing17
    15 agosto 2014 alle 18:22 Rispondi

    Ciao Daniele, mi sono iscritto a Worldpress e Gravatar, inserendo la password, perché volevo anch’io la foto vicino al post, perchè non sono nè un troll nè un alieno, perbacco! ;-) Ma non riesco ad accedere con quell’account ed ogni volta mi chiede nome e mail e la foto non compare :| Ho guardato nelle FAQ, ma non c’è. Mi sai dire come fare? Grazie

    • Daniele Imperi
      16 agosto 2014 alle 11:53 Rispondi

      Non so dirti… Forse sbagli a digitare qualcosa. Non ho avuto problemi io

  7. HenryKing17
    15 agosto 2014 alle 18:22 Rispondi

    Cancellalo pure, funziona :) Grazie

  8. Le meraviglie del possibile | Troppo lontani dalle stelle
    7 settembre 2014 alle 23:21 Rispondi

    […] al fuoco, scrivendo alcuni post molto interessanti sull’argomento. Vi consiglio, in particolare, 4 elementi indispensabili per scrivere fantascienza: offre un altro punto di vista sulla tematica, dando tanti spunti di riflessione a chi volesse […]

  9. Davide
    25 ottobre 2015 alle 01:40 Rispondi

    Scusate se intervengo solo ora in questa discussione ma solo ora ho trovato il tempo di partecipare. È vero, in Cloud Atlas c’è un linguaggio specifico, come ad esempio Kodak o Sony o perfino Nike…ma quello che chiedo io è, non è vietato citare un brand in un libro, anche se con lo scopo di usarlo come linguaggio fantascientifico?

    • Daniele Imperi
      26 ottobre 2015 alle 08:55 Rispondi

      Bella domanda, ma non credo sia vietato, altrimenti non potresti nominare nulla in un romanzo, non potresti scrivere, per esempio, che il tuo personaggio ha ordinato una coca-cola o guida un Toyota.

  10. Kesia
    23 giugno 2016 alle 23:48 Rispondi

    Gli elementi da te elencati sono certamente molto importanti, ma per me il punto focale e più importante è l’idea di base. Sembra banale, ma se l’idea iniziale non è buona o in sostanza non c’è è praticamente inutile sviluppare tutto il resto. Se butti un’idea a cavolo in cui non c’è sostanza e che magari non c’entra niente con la fantascienza in generale (cosa purtroppo vista leggendo racconti di amici), è tutto inutile. La prima cosa per scrivere un romanzo di fantascienza è l’idea, che deve essere buona, coerente e soprattutto in grado di infonderti fiducia. Io mi sto buttando per la prima volta nella scrittura fantascientifica sebbene da anni sia il mio genere preferito, e mi blocco sull’idea: ne ho una, riguardante robot umanoidi etc, però non è quel tipo di idea che piace a me e non mi infonde quindi sicurezza. Io vorrei scrivere un romanzo del genere… Avatar, ecco, il famoso film di James Cameron. Lo ritengo un capolavoro, mi piace come si mostri un tipo di alieno “arretrato” (dipende dai punti di vista) che combatte per una buona causa, per la propria terra, riuscendo a battere i terrestri. Una storia del genere mi piace molto e vorrei tanto scrivere qualcosa del genere, su questa lunghezza d’onda. Non mi aspetto nè pretendo certo un colossal, ma semplicemente la soddisfazione di aver creato una trama come piace a me. Anche questo, purtroppo, può essere uno dei motivi che manda in fumo tutto.

    • Daniele Imperi
      24 giugno 2016 alle 08:32 Rispondi

      L’idea deve essere buona, certo, ma, come hai detto, è più importante che tu scriva qualcosa che ti stimola, e non di robot umanoidi se non è il tipo di fantascienza che ti piace.
      Questo genere ha tantissime applicazioni, basta solo trovare quelle che ci piacciono :)

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