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I grandi e magici elementi di narrazione

Ovvero: come creare una buona storia

Elementi di narrazione

… nelle storie veramente valide l’intero è sempre maggiore della somma delle sue parti.

Stephen King, Prefazione a L’ombra dello scorpione

Leggendo i romanzi di Stephen King si impara sempre qualcosa. Quando è proprio lui, poi, a dare apertamente consigli di scrittura, anziché essere il lettore-scrittore a dedurli dalla storia, è ancora meglio: possiamo conoscere dalla sua voce il suo metodo di lavoro.

Come avete visto dalla citazione, ho trovato uno di questi consigli nel romanzo L’ombra dello scorpione (The Stand). In realtà non si tratta di un vero e proprio consiglio, ma di un chiarimento che King dà ai lettori sulla nuova versione di quel romanzo, ampliata rispetto alla prima.

Questa nuova edizione comprende alcune pagine che erano state tagliate. King non ha reinserito le 400 pagine mancanti, come ha specificato, ma ha voluto ripubblicare il romanzo “così come il suo autore originariamente intendeva farlo uscire”.

La storia c’è, ma non ha stile

È interessante il paragone che King fa con la storia di Hansel e Gretel. Per l’occasione ha riscritto quella favola in 13 righe. A funzionare funziona, c’è la storia, c’è una trama solida. Ma, come fa notare King, manca lo stile.

Sullo stile di scrittura si parla sempre tanto, ma quasi sempre ci si sofferma sul linguaggio usato, sul modo di mescolare le parole, di costruire le frasi, di dare ritmo alla narrazione. Anche questo è stile, certo.

Ma lo stile è anche qualcos’altro. Non può essere limitato al solo linguaggio.

Molti accusano Stephen King di prolissità. Ho letto da qualche parte che più pagine scrive e più guadagna. Non so se sia vero, ma allora perché in Joyland – non uno dei suoi romanzi migliori, ma comunque una storia che m’è piaciuta – si è accontentato di 288 pagine (nella versione originale)?

E perché la trilogia iniziata con Mr. Mercedes, appena conclusa, ha ogni romanzo inferiore alle 500 pagine?

Gli episodi non indispensabili alla trama

Ne L’ombra dello scorpione ci sono tantissimi episodi non indispensabili alla storia. Tolti quelli, la storia funziona, ci possiamo leggere il romanzo apocalittico senza problemi. Ma io mi sto leggendo quelle oltre 900 pagine ugualmente senza problemi, sorbendomi tutti quegli episodi che possono essere considerati superflui.

Ma che non lo sono, se ci soffermiamo a pensare alla storia non come a un semplice svolgersi della trama, ma come al prodotto creativo dell’autore.

Stephen King è un autore che crea in quel modo. Può piacere o meno, ma quella è la sua arte. L’ombra dello scorpione è una storia completa, così a me sembra mentre la leggo. Una storia in cui sono i personaggi a raccontare, con le loro vite e le loro decisioni. L’autore è lì che mette nero su bianco tutto ciò che vede fare ai suoi personaggi.

E qui potremmo tornare al concetto di scrittura cinematografica, che ho riscontrato in due altri romanzi di King letti quest’anno: I vendicatori e Desperation.

L’ombra dello scorpione è una storia di personaggi, non solo di eventi. Anzi, qui l’evento è solo uno, quello che ha scatenato la storia (il famoso incidente scatenante). Qui ogni personaggio diventa una vecchia conoscenza per il lettore. Qui l’autore ha ricostruito il passato di ogni personaggio.

Rischio di infodump? Certo, quello è sempre dietro l’angolo. Ma forse si fa sempre troppo presto a parlare di infodump. Questa, almeno, è la mia impressione.

I grandi e magici elementi di narrazione

Ci sono molti classici antichi e moderni entrati nella storia che contengono episodi secondari, marginali, eppure quelle sono storie ancora apprezzate. Il Gargantua e Pantagruele di François Rabelais è un romanzo di 850 pagine, costruito a episodi come Il fantasioso cavaliere Don Chisciotte della Mancia di Miguel de Cervantes, che supera invece le 1000 pagine.

Tagliamo qualcosa? Vogliamo ripubblicarli come libri distillati? Tanto le storie funzioneranno lo stesso e Rabelais e de Cervantes sono ormai morti e sepolti da oltre 4 secoli.

L’ombra dello scorpione contiene tanti di quei grandi e magici elementi di narrazione. Nella versione originale, veramente, King li chiama “great and magical bits of storytelling”, pezzi quindi, più che elementi. Parti che non sono strettamente essenziali alla trama, ma che comunque la costruiscono.

Ecco perché l’intero è sempre più grande della somma delle sue parti. L’intero è la storia, la somma delle sue parti è la trama.

61 Commenti

  1. Marco
    20 ottobre 2016 alle 07:44 Rispondi

    Sto leggendo “Carrie” del buon King. Per adesso l’unico che non mi è piaciuto, anzi l’ho proprio abbandonato, è stato “Il talismano”. Magari di qualcuno non mi ha convinto il finale (per esempio quello di “Cose preziose”), ma lui sì, è un geniaccio.

    • Grilloz
      20 ottobre 2016 alle 08:16 Rispondi

      Il Talismano l’ho letto quando avevo l’età giusta per farlo ;) tipo 16 o 17 anni, non entusiasmante, ma quando ai quell’età ti bevi tutto, soprattutto se c’è un pizzico di magia e un personaggio nel quale immedesimarsi.

      • Daniele Imperi
        20 ottobre 2016 alle 15:26 Rispondi

        Allora lo evito senza pensarci :D

        • Grilloz
          20 ottobre 2016 alle 15:32 Rispondi

          E’ una storiella fantasy ;) King ha scritto talmente tanta altra roba di valore che è meglio iniziare dal resto ;)

          • Daniele Imperi
            20 ottobre 2016 alle 15:38

            Allora meglio leggersi la saga della Torre nera :)

          • Grilloz
            20 ottobre 2016 alle 15:44

            Sicuro, almeno fino al terzo. Poi al quarto mi sono arenato, e all’epoca gli altri non erano ancora usciti. Ho in programma di riprenderla però ;)

          • Daniele Imperi
            20 ottobre 2016 alle 16:11

            Allora metto anche questi libri nell’elenco dei libri da cercare :)

          • Nani
            21 ottobre 2016 alle 11:42

            La torre nera e’ forse l’opera che ho apprezzato di piu’ di King. La canzone di Susanna l’ho letto per dovere ed e’ l’unico che, volendo rileggere la serie, salterai a pie’ pari, ma tutti gli altri mi hanno davvero stregato. Si vede che li ha scritti in periodi diversi, con maturita’ diversa e anche consapevolezza sulla scrittura, sulla sua visione poetica se vogliamo, diversa.
            Pero’ adesso basta, mi sto facendo prendere dalla voglia di rileggerli tutti quelli che citate e ho da studiare altro, io. :D

          • Daniele Imperi
            21 ottobre 2016 alle 12:09

            Insomma devo rimediare questa serie. Anni fa la trovai tutta da Feltrinelli, mi pare a 11 euro a volume.

    • Daniele Imperi
      20 ottobre 2016 alle 15:26 Rispondi

      “Il talismano” non lo conosco. A me non ha convinto Le notti di Salem, mi sembrava che non volesse finire mai.

      • Amanda Melling
        2 novembre 2016 alle 13:38 Rispondi

        Il talismano è il libro più emozionante che ho mai letto. Pensaci bene ad escluderlo.

        • Daniele Imperi
          2 novembre 2016 alle 13:45 Rispondi

          Ho appena visto su Ebay il libro, è scritto in coppia con Straub. Non amo i romanzi scritti a due mani :)

  2. Grilloz
    20 ottobre 2016 alle 08:15 Rispondi

    Come ti ho già scritto non ho trovato nulla di superfluo nell’ombra dello scorpione. Ogni parte narrata contribuisce a costruire i personaggi e lo sa fare senza mai annoiare, ma stiamo anche parlando di un autore che ha saputo scrivere duecento pagine con una donna ammanettata al letto (io credo che alla seconda non avrei avuto più nulla di dire :P ). Certo la trama funzina anche eliminando qualche parte e il giovane King ha saputo e avuto il coraggio di acettare le esigenze editoriali. Chissà, forse se si fosse impuntanto non sarebbe diventato così grande ;)

    • Daniele Imperi
      20 ottobre 2016 alle 15:28 Rispondi

      Infatti non mi ha mai annoiato, finora. E sono a quota 600 pagine quasi.
      Qual è quella storia della donna ammanettata?
      In effetti anche nel romanzo L’ombra dello scorpione ogni tanto mi vado a vedere quante pagine ha scritto su un fatto narrabile in 3 righe e ci rimango :D

        • Daniele Imperi
          20 ottobre 2016 alle 15:37 Rispondi

          Ce l’ho! Me l’ha regalato un’amica tanti anni fa, il primo libro di King avuto, ma ancora da leggere :)

          • Grilloz
            20 ottobre 2016 alle 15:45

            Beh, allora visto he ce l’hai e che non è particolarmente lungo… anche solo per scoprire come fa King a scrivere così tante pagine su una situazione così statica (lei non si può muovere dal letto)

          • Daniele Imperi
            20 ottobre 2016 alle 16:10

            Sì, prima o poi me lo leggo.

  3. Danilo (IlFabbricanteDiSpade)
    20 ottobre 2016 alle 09:38 Rispondi

    Ammetto di avere grosse difficoltà a leggere un libro quando mi accorgo che ci sono troppi elementi estranei alla trama principale. Quando una storia funziona nella sua linearità, pur con i dovuti accorgimenti ed approfondimenti, per me è perfetta (sarà la mia formazione cinefila, probabilmente). Mi capita spesso però di approdare su testi da centinaia di pagine dove questi elementi sono davvero molto presenti, occupando anche diverse pagine e mi sono reso conto di non essere affatto quel tipo di lettore per un motivo molto semplice: ho difficoltà a concentrarmi su più piani narrativi. O, meglio, mi piace seguirli ma devono avere uno scopo comune ed arrivare a fine libro per scoprire che molti di questi erano solo riempitivi mi infastidisce molto: se vuoi catturarmi nella storia, devi farlo anche all’interno degli episodi non indispensabili.

    • Daniele Imperi
      20 ottobre 2016 alle 15:30 Rispondi

      Eh, ma dipende da come sono inseriti quegli elementi e anche come scritti. In questo romanzo di King catturano.

  4. MikiMoz
    20 ottobre 2016 alle 10:11 Rispondi

    Sì, è vero.
    Sono d’accordo con te, e un’opera va letta e rispettata nella sua interezza.
    Di King io stesso dico che è prolisso: ma lo è non nelle storie secondarie (che spesso, nelle opere, sono il sale e il pepe), ma nel modo di raccontare in sé.
    Oggi proprio non lo sopporto, si perde in chiacchiere.

    Quando lessi Il Signore degli Anelli, saltai completamente intere ballate, descrizioni e cose simili. Non storie, bada. Infatti amo le appendici, gli annali ecc, che sono praticamente informazioni collaterali. Parlo della stucchevolezza che riscontro nel narrare dettagli.

    Moz-

    • Daniele Imperi
      20 ottobre 2016 alle 15:32 Rispondi

      Sì, nel modo di raccontare è prolisso, ma è un prolisso che non annoia. Oggi intendi nelle ultime opere?
      Ma non puoi saltare pezzi de Il Signore degli Anelli! Quello è un crimine! :D
      Non l’ho trovato per niente stucchevole.

      • MikiMoz
        21 ottobre 2016 alle 11:32 Rispondi

        Eh, caro Sandokan…
        Io già mal sopporto il fantasy alla Tolkien… se mi fai dieci pagine per descrivere le finestre del palazzo degli elfi, mi si ammosciano le palle XD

        Moz-

        • Daniele Imperi
          21 ottobre 2016 alle 11:39 Rispondi

          Be’, se non ti piace quel fantasy, allora è diverso :)

  5. Stefania Crepaldi
    20 ottobre 2016 alle 11:47 Rispondi

    Caro Daniele, L’Ombra dello Scorpione è IL romanzo.
    Ne ho letti e leggo tanti, ma non ho ancora trovato un’opera in grado di farlo retrocedere dalla classifica. A pari merito al primo posto c’è anche “I pilastri della terra”, che se non hai letto, ti consiglio. Trovo che sia molto interessante l’inciso che hai fatto sull’infodump.
    L’infodump è un errore che molti esordienti compiono, ma non significa lasciare la storia al minimo storico, ripulendola di carne e sangue, e lasciando solo le ossa. Anzi.
    Il mondo narrativo va creato in tutte le sue sfumature perché io devo essere lì, accanto a Randall Flagg o a Mother Abagail mentre la storia prosegue.
    Devo poter vedere il luccichio degli occhi del personaggio e ipotizzare la sua mossa successiva; devo riuscire a figurarmi la nodosità delle ossa della vecchia, tutta saggezza. Caratterizzare, mostrare, e farcire di dettagli non è infodump, è pura bravura e stile narrativo. Infodump è quando inseriamo in un cattivo stile informazioni che, messe in senso enciclopedico, nulla hanno a che vedere con la narrazione e lampeggiano come intruse, spezzando la magia. Se dovessimo epurare tutti i romanzi lunghi individuando infodump a destra o a manca, perderemmo tutta la letteratura russa come minimo.

    • Daniele Imperi
      20 ottobre 2016 alle 15:36 Rispondi

      Ho letto “I pilastri della terra”, ma l’ho trovato troppo pieno di dettagli architettonici, sembrava spesso trasformarsi in un manuale per architetti.
      L’infodump per me è quando spieghi cose che dovrebbero essere dedotte dal lettore. Salgari inseriva infodump, mi ricordo quando in un romanzo spiegò come veniva preparato il tè da una certa popolazione :)
      Anche molta letteratura cinese e giapponese rischierebbe di essere accantonata, se la lunghezza e la ricchezza di dettagli vengono considerate come negative.

      • Stefania Crepaldi
        20 ottobre 2016 alle 16:19 Rispondi

        Ma vuoi mettere l’emozione di sapere come facevano il tè?
        Magari fra duecento anni qualcuno leggerà il romanzo e ricorderà cos’era il tè e a cosa serviva. Non si sa mai nella vita! ;)

        • Daniele Imperi
          20 ottobre 2016 alle 16:50 Rispondi

          L’informazione in sé non è superflua, ma oggi a Salgari l’avrebbero bocciata. A me piace molto Salgari, ma in quell’occasione ho storto il naso, perché l’aveva inserita come una sorta di intromissione del narratore, come un brano enciclopedico.

  6. Matteo Rosati
    20 ottobre 2016 alle 15:44 Rispondi

    Il tuo commento è in approvazione.
    “L’ombra dello scorpione” era uno di quei film che mi terrorizzavano da bambino (come anche “It”) e che alla fine non ho visto mai; però il libro l’ho letto, da adolescente. L’assurdo (e lo dico dopo aver letto il tuo articolo, ma solo come constatazione) è che ricordo grossomodo la storia, ma i personaggi me li sono scordati totalmente.
    Bella la frase che una storia valida è più della somma delle sue parti.

    • Daniele Imperi
      20 ottobre 2016 alle 16:09 Rispondi

      Ho approvato quel commento, ma ora l’ho cancellato, visto che era doppio. In quell’altro apparivi con gli stessi dati, ma con un avatar diverso…
      It devo recuperarlo, vorrei leggerlo a breve. Di It vidi solo la prima parte, ma non m’era piaciuta.
      I personaggi sono tanti, è normale che si dimentichino. Qualcuno penso possa restare nei ricordi, però.

      • Matteo Rosati
        20 ottobre 2016 alle 16:48 Rispondi

        Grazie di averlo cancellato. Avevo inserito un indirizzo mail sbagliato (simile, ma senza l’anno di nascita), che a quanto pare appartiene ad uno mio omonimo.

    • Nani
      21 ottobre 2016 alle 11:49 Rispondi

      Nooooo!!!
      Come puoi dimenticare Stu o Larry?????
      Io ancora me li sogno la notte, soprattutto quest’ultimo. E l’ho letto una ventina d’anni fa.

      • Daniele Imperi
        21 ottobre 2016 alle 12:08 Rispondi

        Stu e Larry sono ben caratterizzati, ma preferisco Stu come persona :)
        Anche Fran, Harold, Mother Abagail sono ben riusciti.

  7. Chiara
    20 ottobre 2016 alle 16:14 Rispondi

    L’infodump per definizione è: tecnica narrativa per fornire al lettore in modo mediocre nozioni superflue prive di attinenza con la scena in atto. Secondo me, la chiave è: “in modo mediocre”. Se c’è un esercizio di stile, e le pagine superflue sono “belle” (perdona la banalità del termine, ma è quello che rende maggiormente l’idea) il problema dov’è? :)

    • Daniele Imperi
      20 ottobre 2016 alle 16:46 Rispondi

      In modo mediocre, ma tante volte anche in modo futile. Magari c’è modo di farle sapere al lettore in modi migliori. D’accordo sulle pagine belle ;)

      • Chiara
        20 ottobre 2016 alle 16:50 Rispondi

        A tal proposito ricordo un vecchio articolo dal titolo: “perché Manzoni ed Eco non fanno infodump?” in cui si parlava della calata dei Lanzichenecchi nei “Promessi Sposi” e della descrizione del portone ne “Il nome della rosa”. Lo stile, se non ricordo male, era l’elemento che faceva la differenza. Dovrei ricercarlo. Se lo trovo, te lo giro. :)

        • Daniele Imperi
          20 ottobre 2016 alle 16:52 Rispondi

          Sì, giramelo, grazie :)
          In un blog famoso, che ho smesso di seguire in quell’occasione, la tipa diceva che Manzoni scriveva di m****.

          • Grilloz
            20 ottobre 2016 alle 16:55

            mi ricordo quel post, mi aveva lasciato, ecco, diciamo di stucco per non dire altro :P

          • Daniele Imperi
            20 ottobre 2016 alle 17:00

            Ma vuoi mettere le visite e i commenti che ha ricevuto con quel post? :)
            La tipa comunque sparava sempre su tutti, non salvava nessuno.

          • Chiara
            20 ottobre 2016 alle 17:01

            Gente così merita solo Fabio Volo…
            Io penso che in certi casi occorra essere obiettivi e saper trascendere il proprio gusto personale. Ci sono artisti, anche nella musica, che possono non piacere, ma ciò non significa che non sappiano fare il proprio lavoro, e i numeri lo dimostrano.

          • Daniele Imperi
            20 ottobre 2016 alle 17:06

            Mah, vorrei sapere cosa leggeva, a questo punto. Magari ci torno e vedo di scoprirlo :D

          • Grilloz
            20 ottobre 2016 alle 17:03

            In effetti sì, lessi quel post priprio perchè qualcuno lo aveva linkato.
            Però trasudava ignoranza e arroganza da tutti i pori (i post hanno i pori?)

          • Daniele Imperi
            20 ottobre 2016 alle 17:06

            Io leggevo da prima di quel post quel blog, lei su certe cose era molto preparata, nonostante il veleno che tirava fuori sempre. Con il post contro Manzoni però ha dimostrato solo ignoranza.
            Alcuni post hanno anche i pori, sì :)

          • Chiara
            20 ottobre 2016 alle 17:13

            Per favore, mi dite dove trovarlo?
            Anche in mail privata, se volete…
            Sono curiosissima. :D

          • Daniele Imperi
            20 ottobre 2016 alle 17:16

            Email inviata :)

  8. Roberto
    20 ottobre 2016 alle 16:18 Rispondi

    King è un grafomane (con superlativa sostanza ovvio) – mia sorella sta leggendo It di cui mi parla con entusiasmo considerandolo capolavoro. Detto questo, il mio romanzo preferito è I promessi sposi. Vogliamo tagliare qualcosa?…

    • Daniele Imperi
      20 ottobre 2016 alle 16:49 Rispondi

      It è considerato il suo capolavoro, infatti vorrei leggerlo al più presto.
      De I promessi sposi non si deve tagliare niente :)

      • Chiara
        20 ottobre 2016 alle 16:50 Rispondi

        Giusto a proposito con il commento pubblicato un nanosecondo fa…
        Giuro che questo non l’avevo visto. :)

        • Daniele Imperi
          20 ottobre 2016 alle 16:53 Rispondi

          I promessi sposi penso che si prestino a tantissimi tagli, per certe mentalità odierne ;)
          La storia funziona anche senza le grida, anche senza la descrizione iniziale e l’Addio monti e tanti altri pezzi. Toglili e non avrai più I promessi sposi.

  9. Ferruccio
    20 ottobre 2016 alle 17:38 Rispondi

    Non ho letto molto King, perché soggettivamente, proprio per la sua prolissità, non mi piace molto. Lavori con sottotrame nelle trame mi ricordano Per chi suona la campana di Hemingway e lo stesso Moby Dick. in questi casi però mi sembrano però essenziali alla storia

    • Daniele Imperi
      20 ottobre 2016 alle 17:44 Rispondi

      Neanche io ho letto molto, solo 4 romanzi, un’antologia e il saggio. Non ho ancora letto Moby Dick, vedrò se avrò anche io la stessa impressione.

  10. Andrea
    20 ottobre 2016 alle 20:48 Rispondi

    Leggendo questo articolo mi è venuto in mente che, le operazioni di taglio o cancellazione dovrebbe farli in gran parte l’autore. Perché è l’autore che conosce l’opera meglio di tutti, e lui che conosce veramente il messaggio e tutto ciò che vuole dire. Questo però risulta molto difficile quando si è ancora inesperti. Ricordo di non aver digerito certi cambi, ritagli o cancellature fatte da editor o amici. Però col senno di poi, quei tagli, se analizzati, possono essere utili a farci capire i nostri punti deboli. Appena cominciato a scrivere ricordo che mi affezionavo (ingenuamente) a ogni parola partorita; ora invece riesco più facilmente a individuare le righe da cancellare. Con questo voglio dire che un novizio, per quanto atroce sia, deve cercare di affidarsi a un editor esperto, “dare il suo amato pargolo alla baby sitter o alla nonna” se non altro per imparare. Gli Scrittori super-esperti come King o anche meno, possono invece scorgere da sé le righe che sono in più. Morale della favola, più siamo bravi e meno il nostro lavoro viene modificato; o almeno, c’è meno probabilità che accada. (Chiedo scusa perché forse sono andato leggermente Off topic).

    • Daniele Imperi
      21 ottobre 2016 alle 08:21 Rispondi

      All’inizio anche io mi affezionavo alle parole, è normale che sia così. Anche gli autori molto esperti hanno comunque un editor.

  11. Emanuela
    21 ottobre 2016 alle 09:56 Rispondi

    Di Stephen King li ho letti praticamente tutti ed è il mio scrittore preferito. Certo, ha un suo stile e talvolta può sembrare che sia uno stile prolisso, ma King non lascia mai nulla al caso. Qualsiasi cosa narrata, tornerà sempre utile al lettore. E sono d’accordo con te quando scrivi che le storie di King sono anche le storie dei suoi personaggi. E come non potrebbe essere? Mai in altri romanzi sono riuscita ad affezionarmi, a conoscere bene un personaggio, anche secondario, come in una storia del Re. E ogni tassello va sempre al suo posto.

    • Daniele Imperi
      21 ottobre 2016 alle 10:06 Rispondi

      Vero, coi personaggi ci sa fare molto, sono sempre molto ben caratterizzati.

  12. daverilucrezia@mal
    21 ottobre 2016 alle 23:44 Rispondi

    Bellissimo “I Pilastri della Terra “

  13. Barbara
    22 ottobre 2016 alle 17:06 Rispondi

    L’infodump mi sembra solo una scusa, da usare rispetto agli esordienti. Non ci sono scene o informazioni inutili, se pensi che ogni evento determina il carattere delle persone che ci hanno partecipato e ogni informazione è utile a inquadrare il personaggio. Se mi dici due volte la stessa cosa è infodump. Se ogni informazione me la devi mostrare (show don’t tell), rischiamo che 10 pagine utili diventino 100 noiose. Gli scrittori riconosciuti non fanno mai infodump, se lo fanno è “artistico”. Se un esordiente scrive troppo, è infodump, la storia è troppo lunga, bisogna tagliare, tagliare, tagliare. Perchè oramai si leggono solo romanzi brevi. Eppure Stephen King scrive parecchio, a volte pure con infodump (quelle scene le avevano tagliate considerandole inutili) e vende sicuramente di più dei romanzi degli altri che vengono tagliati.
    Il fatto è che un lettore “normale” non se lo fila l’infodump, una storia o gli piace oppure no.

    • Grilloz
      22 ottobre 2016 alle 17:50 Rispondi

      Però non confondere l’infodump con la lunghezza di un testo o la quantità di informazione. L’infodump è il modo in cui queste informazioni vengono trasmesse, chiamiamolo spiegone, che rende meglio. E’ semplicemente brutto, chiunque lo usi. King è prolisso, ma l’infodump non gli scappa mai ;)
      Ci sono un’infinità di espedienti narrativi per evitarlo, guarda ad esempio come fa Huxley all’inizio del mondo nuovo.

    • Daniele Imperi
      24 ottobre 2016 alle 08:22 Rispondi

      Anche secondo me l’infodump è una cosa e la prolissità è un’altra. Magari ci ragiono su e vediamo se ci scappa un post approfondito sull’infodump.

  14. Mirko
    24 ottobre 2016 alle 13:26 Rispondi

    Ciao Daniele, ciò che King scrive sulla prefazione al romanzo L’ombra dello scorpione che hai citato all’inizio del post, è molto interessante. È una cosa che mi colpisce molto.

  15. Pietro 57
    6 novembre 2016 alle 02:03 Rispondi

    Rispondo a “come creare una buona storia”. Il segreto sta tutto in quelle cinque parole che ho messo in evidenza. Innanzitutto dobbiamo inventare “una storia” senza preoccuparci per il momento se è “buona o meno”. Una volta che abbiamo la “storia” pronta si passerà oltre. Si andrà a valutare se “dalla storia creata in generale” se ne potrà tirare fuori “una buona storia”. Se la risposta è no, allora si passa a scrivere una nuova storia e si ricomincia da capo. Se invece la storia generica inventata diventa coi dovuti accorgimenti “una buona storia” all’ora metà del lavoro dello scrittore o della scrittrice è compiuto. Poi si andranno a caratterizzare i personaggi, a sviluppare bene e con precisione la trama e i vari intrecci eccetera eccetera. In questo modo si potrà con sicurezza creare una buona storia. Se si parte pensando di dare alla luce subito una storia geniale o bellissima e si attende per questo l’ispirazione giusta e il momento meglio propizio forse vuol dire che il problema è un altro, prendiamo scuse per non scrivere, e così diciamo a noi stessi che prima o poi la “storia buona ci verrà a trovare” e allora scriveremo il nostro capolavoro. Certo è possibile che questo possa succedere a uno scrittone su un milione, ma forse noi non saremo tra quel milione. Quindi meglio accontentarsi di “una storia che sia comune al tempo della narrazione” che poi a farla divenire speciale ci penseremo noi scrittori. Ecco quel che vuole dire “l’intero è sempre meglio della somma delle parti”. Come è stato detto, questo “intero” è “la storia”, ma io vi aggiungerei che “è anche tutto quello che ti provoca a livello emotivo”, può essere piacere, gioia,malinconia,paura,rabbia, amore o altro ancora. Ma tutto questo lo può solo procurare “l’intero romanzo o racconto o storia” e non “una delle sue componenti interne alla narrazione. Immaginate una poltrona comodissima. Ve la gustate da seduti e anche osservandola nel suo insieme, ecco essa è “l’intero della storia”. Ora prendiamo quella stessa poltrona e togliamole un gamba, l’incanto finirà e non potremo usarla neanche più,per timore di cadere. Eppure alla poltrona manca solo”una parte” delle altre dieci che la compongono. Questo basta per renderla inefficace. Per questo inizialmente dobbiamo inventare “l’intero” della storia che è la parte più importante, e poi andremo a creare le parti che la compongono. é vero che ognuno può creare una storia iniziando anche dalla fine o dal mezzo o da dove gli pare, ma questo rischia a volte di complicare le cose. Meglio avere prima abbozzato anche a grandi linee “la storia completa” col suo “intero sviluppo” anche se ancora incerto. Gli aggiustamenti si potranno fare strada facendo nella narrazione, e non bisogna mai dimenticare “l’insieme” o “l’intero” della storia, e se la storia ci rimane impressa nella mente col suo”intero” bagaglio di sensazioni che vuole farci provare, allora evviva, abbiamo fatto centro, la storia sarà più che valida, il lettore sarà soddisfatto e lo scrittore o la scrittrice saranno fieri di aver scritto “una buona storia”. E non mi pare poco. A presto.

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