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Editoria tradizionale o self-publishing?

Scegliere un editore o autopubblicarsi?

Editoria tradizionale o self-publishing?
Qualche giorno fa mi scrive una lettrice chiedendomi un consiglio su come pubblicare. Ha letto di editor che consigliano di affidarsi a una casa editrice e di blogger che invece propendono per il self-publishing. A chi dare retta?

A nessuno dei due, secondo me, perché ognuno, come si suol dire, tira l’acqua al suo mulino. Nessun editore vi dirà mai di tentare l’autopubblicazione e nessun autore autopubblicato vi dirà di spedire un manoscritto a un editore.

La scelta è soltanto nostra e non ci sono consigli che tengano, perché tutti i consigli sono di parte, quindi assolutamente non obiettivi.

Con questo articolo non voglio quindi dare alcun consiglio, anche perché non ho pubblicato nulla in self-publishing, eccetto un racconto breve nell’antologia Storie di gatti, e con le case editrici ho soltanto un saggio sul blogging e qualche racconto bonsai. Ma nessun romanzo e nessun racconto lungo in ebook.

Però posso parlare delle differenze fra editoria tradizionale e self-publishing. Possono mettere in chiaro cosa comporta la scelta dell’una o dell’altro. All’autore, poi, valutarne pro e contro.

Pubblicare con una casa editrice

Esistono tantissimi editori in Italia: quali scegliere? Provare con un piccolo, un medio o un grande editore?

Questa è la prima scelta da fare se vogliamo inviare un manoscritto a una casa editrice.

  • I colossi dell’editoria è raro che notino un nuovo autore, hanno tempi di risposta (se ci sarà una risposta) geologici, ma hanno un pubblico più ampio e più soldi da spendere in promozione.
  • I piccoli editori è più facile che ti diano retta, ma molti autori lamentano la scarsa o nulla promozione, il mancato pagamento dei diritti d’autore, le scarse vendite.

E il povero autore non sa che fare.

Come ho scritto prima, considerate i pro e i contro.

Un autore dovrebbe scegliere la casa editrice adatta al suo romanzo. Ecco perché non mi stanco di ripetere che, come minimo, bisognerebbe leggere qualche libro pubblicato da quell’editore prima di spedirgli il manoscritto.

Un’altra fonte è il web: visitare il sito, leggere il suo blog, osservare l’editore sui social media. Una vera e propria opera di spionaggio? No, si chiama osservazione.

Il problema del manoscritto

Una volta scelta la casa editrice, bisogna superarne il cosiddetto filtro. Il filtro non esiste, non è un oggetto, non è neanche una persona. Il filtro è un insieme di caratteristiche che il nostro manoscritto deve superare per essere preso in considerazione dall’editore.

Che siate d’accordo o meno, una casa editrice spende dei soldi per pubblicare un libro. Voi, al posto suo, che fareste? Pubblichereste tutto ciò che arriva? No, attivereste un filtro anche voi. È un’operazione che fate ogni giorno: prima di prendere in mano il portafogli per pagare per un prodotto o un servizio scatta il vostro filtro.

Ma come dev’essere un manoscritto per essere spedito a un editore?

Perfetto.

E non sarà sufficiente.

Perché c’è anche il fattore X che entra in campo. Il fattore X è ciò che tutti chiamano sfortuna o caso: avete scritto un capolavoro e nessuno lo noterà.

Fa parte del gioco. Volete pubblicare con una casa editrice? Volete tentare questa strada? Il gioco è questo.

I tempi di risposta lunghissimi e l’incertezza di una risposta

Sappiamo tutti cosa c’è scritto nella pagina sull’invio dei manoscritti: i tempi di risposta variano da 3 a 6 mesi. Dopo quel periodo, se non avete ricevuto risposta, significa che il vostro lavoro non ha incontrato i nostri gusti.

E immagino sia impossibile prendere un appuntamento per far incontrare il nostro manoscritto con i gusti dell’editore.

Che siamo d’accordo o meno, se un grosso editore riceve 100 manoscritti al giorno, è davvero impossibile che risponda a tutti. Calcolando almeno due minuti per scrivere e spedire un’email a ognuno (ma ce ne vorranno almeno 3), occorrono oltre 3 ore al giorno per rispondere a tutti (5 ore, invece, per 3 minuti a email). Mezza giornata lavorativa.

Occorre un filtro all’avanguardia.

L’incertezza della risposta è come l’incertezza della pena: non ti senti al sicuro, ti sei affidato a un’istituzione e non vieni considerato.

Ma le cose stanno in questi termini e non in altri. Fa parte del gioco. E il gioco è questo.

Che cosa non amano le case editrici

Che gli si invii un manoscritto, verrebbe da pensare. Non so cosa non amino, ma mi sono fatto qualche idea su cosa vogliano.

  1. La qualità prima di tutto: bisogna saper scrivere in italiano, gli editori odiano i testi sgrammaticati. Se non siete sicuri di saper scrivere in italiano, allora significa che non sapete scrivere in italiano.
  2. La storia prima di tutto: proporre qualcosa di originale, di unico, di cui non si può fare a meno. Qualcosa che sorprenda un editore, che è solo un tipo che non si sorprende ormai più da anni e è convinto che non si sorprenderà più.
  3. Il rispetto delle regole prima di tutto: come inviare un manoscritto? Molti editori ne specificano le modalità, eppure ci sono autori che continuano a fare come gli pare, che spediscono cartacei quando si richiedono file e spediscono file quando si richiedono cartacei.

La discesa nella valle dei compromessi

Pubblicare con una casa editrice è una collaborazione. Ogni collaborazione che si rispetti vuole dei compromessi.

Fra editore e autore è il primo a essere il più forte. È un dato di fatto. Se poi uno diventa famoso e stravenduto in tutto il mondo, allora sarà l’autore a essere il più forte: “Vuoi che pubblichi il mio romanzo con te? Le mie condizioni sono queste”.

Ma noi siamo dei nessuno qualunque, perfetti sconosciuti. Fra noi e l’editore è quest’ultimo a essere il più forte: “Vuoi pubblicare il tuo romanzo con me? Le mie condizioni sono queste”.

Ovvio che ci siano delle eccezioni. Ma noi non dobbiamo considerarle. Le eccezioni, in quanto tali, sono rare e improbabili. Le eccezioni non esistono.

La casa editrice e tutto il resto

  • C’è un contratto editoriale che vi imporrà delle regole.
  • Sarete sotto gli occhi di tutti o, come minimo, di tantissima gente.
  • Rischiate di diventare famosi e di non saper gestire la cosa.
  • Vi verrà la tendinite a furia di firmare copie.
  • Vi si seccherà l’inchiostro nella penna perché non avrete copie da firmare.
  • Non saprete cosa scrivere dopo il primo romanzo.
  • Venderete pochissime copie e vi verrà la depressione.
  • Nessuno avrà sentito parlare di voi, eppure c’è il vostro romanzo in libreria.
  • Nella metropolitana nessuno vi riconosce.
  • Amici e cugini non leggono il vostro romanzo, perché speravano fosse uno “young adult” distopico e voi avete scritto il capolavoro del secolo.
  • Le recensioni tarderanno ad arrivare. Se arriveranno.
  • Le recensioni da 1 stella e 2 stelle su Amazon saranno come pugnalate in un occhio.
  • Ridley Scott e Pedro Almodóvar non vi si filano.
  • Coi diritti d’autore pagati, in ritardo, ci portate a cena fuori una persona e vi avanza denaro per comprarvi qualche libro.
  • Su Instagram resterà a imperitura memoria la vostra foto con il romanzo in mano, tutti felici e beati perché ancora non conoscevate tutto il resto.

Ultime cose da sapere per pubblicare con una casa editrice

Non vivrete mai di scrittura, quindi scrivete per la gloria, ché è meglio. Ma è così che funziona. È questo il gioco. Lo volete giocare? Io ancora sì.

Se invece tutto questo non vi sta bene, allora per voi c’è un’altra soluzione.

Pubblicare in self-publishing

Ci sono essenzialmente due modi per autopubblicarsi:

  1. Self-publishing selvaggio: scrivere un romanzo, dargli una letta, impaginarlo con Word e poi convertirlo per farne un ebook. Poi via su Amazon alla velocità della luce. A pubblicare così sono buoni tutti, anche i polli.
  2. Self-publishing di qualità: scrivere un romanzo, lasciar passare uno o due mesi, revisionarlo, inviarlo a un editor, pagare l’editor, migliorare il romanzo, inviarlo a un correttore di bozze, pagare il correttore di bozze, cercare un grafico, pagarlo, inviare tutto a un impaginatore per trasformare il testo in un ebook in .ePub e .mobi, pagarlo. E infine arriva Amazon. E tutti gli altri.

E il povero autore non sa che fare.

Come ho scritto prima, considerate i pro e i contro.

La scorciatoia dell’editoria

Molti autori sono convinti che il self-publishing sia entrare nel mondo editoriale dalla porta di servizio, lasciata aperta apposta.

Visto che per l’autopubblicazione si usa il termine inglese “self-publishing”, come si scrive “casa editrice” in inglese?

“Publishing house”.

Notate niente?

In inglese casa editrice e autopubblicazione hanno una parola in comune, che scompare in italiano. La “publishing house” ha tolto “house” e s’è fatta precedere da “self”.

In poche parole nel self-publishing, quello serio, l’autore provvede da sé, aprendo il portafogli, a tutti i servizi che avrebbe avuto gratis con una casa editrice. L’autore sostiene i costi della pubblicazione.

Braccino corto?

Il gioco è questo, ancora una volta. E nessuno può farci nulla.

Il filtro del self-publishing?

Non esiste. Contenti?

Io, però, non sarei così soddisfatto. Il filtro siete voi e questo comporta un grande senso di responsabilità e autocritica. Ce l’avete?

Royalty più alte!

Sì, con il self-publishing avremo guadagni maggiori a parità di copie vendute e di prezzo per libro rispetto all’editoria tradizionale. Fare un confronto diventa quindi impossibile, anche perché a priori non possiamo sapere a che prezzo sarebbe stato venduto il nostro romanzo con un certo editore. Possiamo soltanto dare un’occhiata ai vari prezzi e farci un’idea.

Royalty più alte non significa guadagni più alti.

Quante copie dovrete vendere per ammortizzare i costi sostenuti? Probabilmente sulle 7-800 copie del vostro ebook.

La matematica non è un’opinione. E nemmeno il mercato editoriale lo è.

L’autore-editore

Nel self-publishing l’autore è l’editore di se stesso. Non si limita a scrivere, ma supervisiona – e paga – tutto il lavoro che c’è dietro la pubblicazione di un libro.

Pensate ancora che il self-publishing sia solo una scorciatoia? Felice di avervi deluso, ma il self-publishing di qualità è questo.

Fa tutto parte del gioco. Se non vi sta bene questo gioco, non giocate.

Scegliere un editore o autopubblicarsi?

Non ho dato risposte, perché non ne esistono. Spero di avervi però dato qualcosa su cui riflettere e su cui basare la vostra scelta.

73 Commenti

  1. Andrew Next
    29 giugno 2017 alle 06:40 Rispondi

    Ciao Daniele, che articolo deliziosamente spietato!
    Ti chioso il tutto con una storiella.
    C’erano una volta le oche e le galline. Le oche facevano (e fanno tutt’ora) uova buonissime, grandi e ricche di sostanze nutritive, molto omega3 e tante altre cose buone che (vegani a parte) tanto bene avrebbero fatto all’uomo, ma quando un oca scodellava (e scodella) un uovo nel nido emette una sorta di sibilo. L’uovo è grosso e quando esce… toglie il fiato.
    Le galline invece facevano (e fanno) uova piccole, piene di proteine e colesterolo, vere bombe che se consumate in gran numero senza un’adeguata attività fisica possono causare seri problemi. Tuttavia quando deponevano un uovo strillavano COCCODE’ manco fossero delle aquile. Il risultato? La scimmia nuda che proprio in quel periodo aveva scoperto l’agricoltura scoprì anche un altro paio di cose: che le galline si potevano allevare per la carne e per le uova, ma pure che la PUBBLICITA’ riesce a far passare qualsiasi cosa.

    Per tornare al tuo articolo: un autore SELF che non investe il 25% (minimo) delle risorse che ha accantonato per produrre il libro in pubblicità può scordarsi qualsiasi ritorno economico. Queste risorse sono denaro e tempo. Alcune cose possono essere comprate coi soldi (spazi pubblicitari su AdWords, Facebook, radio, giornali… ecc…) ma altre richiedono la faccia dell’autore, che si mette lì e parla di se stesso in modo da vendersi come un buon prodotto.

    L’autore “pubblicato” non sfanga questa via crucis: non paga per gli spazi pubblicitari ma poi, complice il contratto che ha firmato, dovrà riempire con la sua faccia gli spazi messi a disposizione dall’editore e dovrà farlo nel miglior modo possibile se vuole essere pubblicato ancora.

    Quello che mi ha rattristato di questa scoperta non è stato il fatto di dover destinare risorse ad attività diverse dalla scrittura. Mi ha spedito dritto in depressione la scelta se essere un oca o un pollo.
    Sob.

    • Nani
      29 giugno 2017 alle 12:41 Rispondi

      (Pat pat)
      Io sono un’oca. Partorisco senza urlare (troppo) e scrivo senza dirlo a nessuno.
      Il self non fa proprio per me, mi sa…

    • Daniele Imperi
      30 giugno 2017 alle 10:13 Rispondi

      Non è spietato, ho solo raccontato come avviene la pubblicazione.
      Sarò duro di comprendonio, ma la storia delle oche e delle galline non l’ho capita…
      L’autore pubblicato partecipa alla promozione, certo, ma non credo che in un contratto ci sia quanto dici.

  2. Serena
    29 giugno 2017 alle 07:18 Rispondi

    Oooooh finalmente un articolo su self vs. editoria che non mi dia problemi intestinali. So già che provvederanno i commenti. Comunque bravo Daniele 😊

    • Daniele Imperi
      30 giugno 2017 alle 10:13 Rispondi

      Grazie :)
      Ma non devi prendere sul personale i miei post sul self :P

  3. azzurropillin
    29 giugno 2017 alle 08:00 Rispondi

    la scelta tra editore e self-publishing per me è sempre un dilemma.
    mi sono affidata a un editore digitale per il mio “Non un romanzo erotico” ed è stata un’esperienza orribile. in due anni ho venduto 107 copie e avuto 37 euro di royalty. (la cosa orribile è che non mi è nemmeno mai stata comunicata la data di uscita del libro, non sono state rispettate delle clausole contrattuali e – cosa peggiore – sono stati inseriti molti e gravi errori nel testo, dopo che io l’avevo approvato. so che sembra incredibile ma posso dimostrarlo.)
    quando il contratto è scaduto ho preso lo stesso libro e l’ho autopubblicato. ho fatto fare una copertina che mi piaceva, e mi sono fatta in quattro per promuoverlo. è stato faticoso ma il libro è entrato nella top 100 degli ebook a pagamento più venduti di Amazon e ci è rimasto per qualche giorno, ho raggiunto molti più lettori in due settimane che in due anni, la storia è stata letta e recensita. non sono diventata ricca ma è andata molto meglio da self che con editore.

    riguardo i grandi editori, la triste verità è che se non sei il loro autore di punta è possibile che la promozione al tuo libro possa essere minore di quella messa in campo da un piccolo editore che ti considera il suo cavallo vincente.

    • Daniele Imperi
      30 giugno 2017 alle 10:15 Rispondi

      Riguardo al tuo romanzo, devi anche considerare il pubblico a cui è destinato.
      Inoltre, secondo me, il titolo non attira.
      Hanno modificato il testo dopo la tua approvazione?

  4. Francesca Ungaro
    29 giugno 2017 alle 08:21 Rispondi

    Bravissimo Daniele!
    Finalmente un articolo esaustivo e chiaro: non è semplice far luce sul mondo del publishing.
    Complimenti davvero!
    A presto
    Francesca

    • Daniele Imperi
      30 giugno 2017 alle 10:15 Rispondi

      Grazie Francesca :)

  5. romina
    29 giugno 2017 alle 08:34 Rispondi

    Grazie Daniele per la risposta.
    Prendo nota delle tue considerazioni chiarissime, pratiche e molto razionali. Consapevolezza prima di tutto! Costruttive anche le risposte… poi ognuno sceglie quel che è meglio per sé.

    • Daniele Imperi
      30 giugno 2017 alle 10:16 Rispondi

      Esatto, considerati i pro e i contro, farai la tua scelta.

  6. Bonaventura Di Bello
    29 giugno 2017 alle 09:02 Rispondi

    Ottimo articolo, come i precedenti del resto! Soprattutto, spietatamente sincero, come appunto devono essere articoli del genere. Da autore che pubblica sia con un grosso editore tradizionale sia da sé col self-publishing, posso aggiungere un’unica ‘postilla’ a quanto hai già detto nella parte finale, ovvero che il vantaggio dell’editoria tradizionale è l’esposizione che l’editore (se è serio e ‘importante’) garantisce con la distribuzione nelle librerie, elemento fondamentale che viene a mancare con l’auto-pubblicazione a meno che l’autore non investa di suo in tal senso, e che tale ‘promozione’ si aggiunge ovviamente alla presenza nelle librerie online. Gli svantaggi, se vogliamo, sono che nell’editoria tradizionale si riscuotono i diritti solo annualmente e che il cartaceo, a meno di esaurimento copie dovuto a un successone, dopo qualche anno finisce al macero se invenduto (mentre con il self-publishing sarà sempre disponibile essendo basato sul print-on-demand).
    Spero di aver dato un piccolo contributo utile a quanto già hai sapientemente esposto.

    • Daniele Imperi
      30 giugno 2017 alle 10:19 Rispondi

      Grazie. Siete già in 2 a considerarlo spietato :D
      Dell’esposizione nelle librerie, che manca nel self, avevo accennato in un altro post, ma ora non ricordo quale.
      Pagamento dei diritti annuali: quando l’editore paga regolarmente e non in ritardo ;)
      Questa dei libri che finiscono al macero proprio non mi va giù…

      • Bonaventura Di Bello
        1 luglio 2017 alle 09:39 Rispondi

        Sapessi quanto va giù male a me la storia del ‘macero’, che già mal digerivo nei decenni in cui ho lavorato ai periodici… ma gli editori prendono soldi sotto forma di ‘rimborso’ per quest’operazione, se non erro, quindi c’è da capirli. La cosa veramente orribile è la difficoltà di ritrovare poi alcuni titoli di proprio (particolare) interesse dopo qualche decennio, persino nell’usato.
        Comunque, tornando al self-publishing, sul quale come sai ho scritto (e auto-pubblicato) un intero manuale, credo si possa riassumere in tre possibilità il fatto di avere successo come autore ‘indie’ (basato su “fatti” realmente accaduti, relativi ad autori che cito a margine):
        1) enormi investimenti (anche poco leciti) in promozione [John Locke]
        2) creazione di una gigantesca ‘fan base’ in anni di lavoro preliminare (per es. un blog sullo stesso tema del libro che sarà poi pubblicato) [Francesco Grandis]
        3) botta di c… ehm, colpo di fortuna vero e proprio, quella cosiddetta ‘del principiante’ [E.L. James]

        • Daniele Imperi
          3 luglio 2017 alle 07:36 Rispondi

          Ma non possono essere dati a biblioteche, carceri, associazioni umanitarie di vario genere? O rimessi in vendita a prezzi stracciati?
          Investimenti poco leciti? Cioè?
          A me la storia del blog incentrato sul libro che sarà poi pubblicato non mi va proprio giù. E coi libri successivi che fai?
          Sulla terza mi trovi d’accordo :D

          • Bonaventura Di Bello
            3 luglio 2017 alle 09:40 Rispondi

            Guarda, ho fatto un po’ di indagini al volo e ho scoperto che ci sono iniziative per ‘salvare’ i libri destinati al macero. Una di queste è (forse dovrei dire ‘era’, come scoprirai tra poco) “SOS Libri”, di cui si parlava in questo articolo:
            http://www.linkiesta.it/it/article/2012/02/10/sos-libri-la-terza-vita-dei-libri-dopo-scaffale-e-remainder/5371/
            Il problema è che, andando sul loro sito, ho trovato uno di quei siti ‘fake’ creati per truffare chi va a caccia di scarpe e vestiario di marca, quindi probabilmente gli hanno hackerato il sito di recente (da Wayback Machine risulta attivo fino a qualche mese fa). Li ho appena chiamati per avvisarli, ma temo che non vi sia da tempo più nessuno che ci lavori attivamente, visto che la pagina Facebook ufficiale ha l’ultimo post con data 11 dicembre 2012.
            In ogni caso molti dei libri destinati al macero finiscono, per fortuna, sulle mitiche bancarelle e in genere si ritrovano nelle biblioteche, ma come immagini per chi (come me) vive in provincia l’occasione di ripescarli è legata a eventuali viaggi in città, cosa che per fortuna accade di tanto in tanto.
            L’alternativa, a prezzi meno convenienti ma comunque interessati, è un sito come comprovendolibri.it, da cui io e la mia compagna facciamo spesso la “spesa” proprio di libri introvabili altrove.
            Per quanto riguarda i tre ‘metodi’ per avere successo con l’auto-pubblicazione, credo che il primo nel caso citato sia stato quasi legato al terzo (quello che preferisco anch’io), ovvero il libro sia stata una ‘conseguenza’ del blog, visto il successo di quest’ultimo. Come saprai, il libro è stato poi acquistato da un editore, quindi ora è in vendita tramite quest’ultimo e non è più auto-pubblicato. In giro trovi sicuramente qualche intervista all’autore dove racconta la sua storia.

            • Daniele Imperi
              3 luglio 2017 alle 10:25 Rispondi

              Su Comprovendolibri acquisto anche io ogni tanto.

              • Bonaventura Di Bello
                3 luglio 2017 alle 15:50 Rispondi

                Credo che ormai abbia sostituito egregiamente eBay per quanto concerne i libri usati, noi ogni tanto ci “facciamo spesa” prendendo anche più libri dallo stesso venditore, e ottenendo così sconti maggiori (gli autori inviano volentieri i loro file Excel con l’elenco, e spesso hanno libri ‘affini’ nel mucchio).
                L’alternativa, almeno nel nostro caso, è fare un salto a Piazza Dante quando ci capita di recarci a Napoli. La ricerca, in quel caso, è ‘fisica’ invece che ‘informatica’, ma si trovano anche libri a 2 o 3 euro, e a volte anche delle ‘chicche’ interessanti, tanto sulle bancarelle quanto nelle librerie che le espongono all’esterno. Riguardo a eBay, invece, devo dire che aiuta molto ‘impostare’ una ricerca per avere segnalazione quando un titolo risulta in vendita, proprio ieri mi è capitato di ricevere l’avviso su un titolo che, dopo aver posseduto e averne perso le tracce, avevo ritrovato solo in biblioteca a Firenze e poi a Cremona, e che ora finalmente posso riavere ‘fisicamente’ nella mia biblioteca.

          • Bonaventura Di Bello
            3 luglio 2017 alle 15:54 Rispondi

            Dimenticavo di risponderti riguardo agli ‘investimenti poco leciti’ nel caso di John Locke (e anche qualcun altro). Si tratta di ‘acquistare’ le recensioni su Amazon, oppure spingere sulla visibilità di un titolo acquistandone molte copie (come sai Amazon ‘mette in evidenza’ i titoli che sono molto richiesti e… ben recensiti). Leggiti il ‘virgolettato’ in fondo a questo articolo di Forbes per farti un’dea :) https://www.forbes.com/sites/suwcharmananderson/2012/08/28/fake-reviews-amazons-rotten-core/

  7. Amanda Melling
    29 giugno 2017 alle 09:52 Rispondi

    Come sai lavoro in una casa editrice, ma forse non sai che è anche proprietaria di una pkattaforma di self. Quindi il mio parere non vuole andare a parare da nessuna parte per motivi oscuri. Dico la mia. L’autopubblicazione per me è una scorciatoia, e se si vuole fare lo scrittore, e non semplicemente farsi leggere, è sbagliata. È come se una persona di successo invece di farsi il mazzo per far decollare la sua startup avesse invece deciso di staccare ogni giorno un biglietto della lotteria. Invece anche lo scrittore, brutta notizia, deve fare la gavetta. E poi un giorno, forse, avere successo. Alcuni potranno dire che ogni tanto esce fuori l’esordiente che finisce con la big senza fatica, ma se succede, può trasformarsi in maledizione. Perché bisogna essere pronti, aver affilato i coltelli, essere saldi, per essere continuativi. Non si scappa dalla gavetta.

    • Nani
      29 giugno 2017 alle 12:56 Rispondi

      Quindi suggerisci di mandare al piccolo editore?
      Forse capisco la logica che c’e’ dietro, ma la paura di sputtanare l’opera che uno ritiene la somma massima delle proprie fatiche con un editore incapace di darle una buona visibilita’ frena un po’.

      • Amanda Melling
        29 giugno 2017 alle 13:11 Rispondi

        È proprio quello il punto. La somma massima magari la raggiungi dopo. E ogni volta che entri in contatto con un editor di una casa editrice mpari dai tuoi errori, per la volta successiva. Ovviamente tentare subito con le big non costa nulla, ma bruciare le tappe può essere controproducente. Ad esempio, se ripenso alle cose che scrivevo nel 2002, quando pubblicavo piccoli articoli su una rivista locale, mi sento male. Forse non raggiungerò mai il grande pubblico, ma se accadrà sarà perché sono pronta.

      • Amanda Melling
        29 giugno 2017 alle 13:13 Rispondi

        Provare con tutti, ma sarà più facile avere una risposta da un piccolo editore, per una questione di quantità di manoscritfi ricevuti. E poi si può tentare anche con le agenzie.

        • Nani
          29 giugno 2017 alle 13:19 Rispondi

          Ma le agenzie chiedono cifre esorbitanti solo per leggertelo. E se non le chiedono, e’ perche’ non hanno contatti importanti.

          • Amanda Melling
            29 giugno 2017 alle 19:04 Rispondi

            Na i ti sbagli, posso assicurartelo personalmente, perché io ho un’agenzia ora e non ho pagato nulla.

            • Nani
              30 giugno 2017 alle 02:25 Rispondi

              Ok, il nome! Adesso vogliamo il nome! :D

    • Daniele Imperi
      30 giugno 2017 alle 10:20 Rispondi

      La gavetta c’è per tutti, ma appunto come dici per qualcuno, raramente, salta e l’esordiente ottiene successo subito.

  8. Corrado S. Magro
    29 giugno 2017 alle 10:02 Rispondi

    verità sacrosante e chiare

    • Daniele Imperi
      30 giugno 2017 alle 10:22 Rispondi

      Grazie Corrado.

  9. samanta
    29 giugno 2017 alle 10:06 Rispondi

    Non ti nego che mi è scappato un sorriso quando ho letto il paragrafo “la casa editrice e tutto il resto”. Quante verità.
    Molti credono che il self-publishing sia la via più facile per il successo, quando il lavoro è il doppio poiché devi correggere, affidarti a qualcuno che lo revisiona, trovare una cover accattivante, tutti compiti della casa editrice.
    Aggiungiamo anche che senza visibilità non si ottengono risultati, perché molti editori (soprattutto piccoli) investono poco in pubblicità e promozione.

    • Daniele Imperi
      30 giugno 2017 alle 10:26 Rispondi

      Forse con il self la via per il successo è ancora più lunga.

  10. Roberto
    29 giugno 2017 alle 10:06 Rispondi

    Però, se un(o) (aspirante) scrittore ha la forza di arrivare alla parola fine di un lavoro, e magari farlo editare pure (a proprie spese), forse potrebbe avere anche la forza di affrontare tutto questo. La delusione, poi, certo è terribile qualora dovesse fallire. Ma la vita, in fondo, non è tappezzata di delusioni (e fallimenti)…?! E’ una lana desolata, in ogni caso, la prospettiva da te così bene esposta.

    • Daniele Imperi
      30 giugno 2017 alle 10:27 Rispondi

      Certo che può avere la forza, anzi deve averla, se inizia a pagare per certi servizi. E la delusione può arrivare anche se pubblichi con un editore.

  11. Amanda Melling
    29 giugno 2017 alle 10:20 Rispondi

    Ma il punto che tutti mancate è che non importa se con il self si vendono 400 copie e con una piccola casa editrice la metà, quello che conta è quello che fa curriculum e non lede. Meglio scrivere gratis, allora.tramite self ho creato un ebook che è stato in classifica persino in Africa, ma era gratis. E grazie a quello sono finita nel progetto di Moccia. Se si pensa solo agli spiccioli non si finisce da nessuna parte. Purtroppo la gente, aspiranti scrittori inclusi, non riescono a creare una strategia che vada al di là del proprio naso.

    • Daniele Imperi
      30 giugno 2017 alle 10:28 Rispondi

      In che senso ciò che fa curriculum?

  12. Roberto
    29 giugno 2017 alle 10:35 Rispondi

    Quindi dai dei “miopi” a tutti, Amanada Melling? :-) No, perchè ognuno è libero di esprimere le proprie aspirazioni come meglio crede (magari anche sognando gloria, ricchezza e fama)… ;-) Per quel che mi riguarda, la scrittura è una necessità, prima di tutto… poi, il resto cammina su un altro binario (se mai lo prenderò, o riuscirò a prenderlo).

    • Amanda Melling
      29 giugno 2017 alle 12:39 Rispondi

      A quelli che parla o di soldi, quando non si tratfa di tanti soldi. Penso che il percorso editoriale meriti di essere valutato sotfo punti di vista djversi dal guadagnare qualche “soldino”.

    • Amanda Melling
      29 giugno 2017 alle 12:40 Rispondi

      Scusatemi,sono passata allo zenpad e odio la tastiera.

  13. Elena
    29 giugno 2017 alle 10:46 Rispondi

    Ciao Daniele, sull’argomento sono abbastanza sensibile, avendo pubblicato con una piccola casa editrice da cui sono fuggita a gambe levate, dopo molta fatica. Quoto tutto ciò che hai detto su royalties ecc, ma non è quello il problema, il problema è la professionalità.
    Gavetta? Fare lo slalom tra case editrici a pagamento e finti editori è già di per sè gavetta! Incontrare professionisti seri, che in questo ambiente latitano alla grande è la sfida. La maggior parte dei sedicenti editori sono in realtà aziende poco diverse dalla tipografia. Individuano un libro, ma soprattutto il bacino di vendita dell’autore o autrice, spesso fanno correggere le bozze a terzi, senza nemmeno preoccuparsi del contenuto. Il loro è un investimento, ci, mancherebbe. Se vende 300 copie agli amici loro sono già in pari. Pubblicità zero, distribuzione meno di zero, Chi vuole acquistarti deve fare le 7 fatiche di Ercole e alla fine dalla disperazione gli vendi una tua copia.
    Esistono le case editrici serie, è vero, ma non hanno tempo di darti retta.. E non perché non scrivi bene, perché non hanno tempo di capirlo.
    Insomma, il self a mio avviso è una possibilità che ti da la stura per farti conoscere. Ma lo svantaggio principale è che non c’è il filtro. Non si tratta di pagare o non pagare professionisti a corredo, ma di avere un filtro di qualità, qualcuno che segua davvero il tuo lavoro e lo corregga nel senso più ampio del termine, Nel self non sarà mai possibile.
    Insomma, tempi duri per gli autori nel mare magnum del marketing editoriale

    • Amanda Melling
      29 giugno 2017 alle 12:44 Rispondi

      Ma no, pubblicare con editori a pagamento non fa curriculum. Piuttosto lo fa scrivere su riviste letterarie, gratis.

    • Daniele Imperi
      30 giugno 2017 alle 10:30 Rispondi

      Le case editrici a pagamento e i finti editori si scoprono subito.
      Il filtro dovrebbe dartelo l’editor: per me ti deve dire prima di tutto se il tuo libro è vendibile e soltanto dopo, se lo è, procedere all’editing.

  14. andrea
    29 giugno 2017 alle 11:19 Rispondi

    Ti sto seguendo da un mese. I tuoi articoli sono interessanti e nel sito ci si perde tante sono le inf. Concordo su tutto il post.
    L Autore che vorrebbe emergere in quanto tale dovrebbe preoccuparsi di creare un brend awareness, altro che far soldi, farsi conoscere insomma, e non c’è storia, anche avesse scritto il nuovo “1984” non lo leggerebbe nessuno o pochi amici… che magari rosicano. Rimane che se conosci qualcuno, anche senza meriti, (enorme piaga di questo stato) pubblichi direttamente con una grande c.e., ne sono prova alcune pubblicazioni alquanto pessime che si trovano nelle librerie. Scusate la forma “spiccia” ma sto lavorando.
    Complimenti.

    • Daniele Imperi
      30 giugno 2017 alle 10:31 Rispondi

      Ciao Andrea, benvenuto nel blog.
      Non sono convinto che nell’editoria si vada avanti con le conoscenze.

      • andrea
        30 giugno 2017 alle 10:51 Rispondi

        mi spiace, ma io sì. almeno ti si dà l’opportunità, anche una sola, ma impensabile per altri. Ripeto, concordo con tutto il resto. Dai: se sei figlio o nipote di un prof. uni. opinion Maker è più probabile che il tuo manoscritto arrivi nelle mani giuste… e lasciamo perdere la retorica della lotta per emergere dall ombra dei padri; non siamo i America.

  15. Luigi
    29 giugno 2017 alle 11:45 Rispondi

    Bell’articolo esauriente che dice le cose che sostanzialmente ho sempre pensato. Ho avuto la fortuna di trovare un piccolo editore di nicchia che mi pubblica regolarmente, ma ogni tanto penso di tentare l’avventura della auto pubblicazione, poi desisto sempre. Pubblicare con un editore significa che qualcuno ha speso dei soldi per pubblicarti, è già una testimonianza di fiducia, il mio editore non fa molta promozione, ma mi organizza serate di presentazione, cosa che autopubblicandomi difficilmente potrei fare, le royaliti sono basse, però versate regolarmente; autopubblicandomi credo che difficilmente potrei recuperare i soldi spesi è il maggior tempo e impegno, però è una sfida affascinante, non è detto che prima o poi non lo faccia!

    • Kinsy
      29 giugno 2017 alle 14:30 Rispondi

      Se la casa editrice ti organizza le presentazioni, allora tienitela stretta!
      Se poi distribuisce anche egregiamente allora non cambiare mai!

    • Daniele Imperi
      30 giugno 2017 alle 10:32 Rispondi

      Io sono allergico alle presentazioni, perché non mi piace parlare in pubblico, quindi con l’editore certe serate se le scorda :D

  16. FABIO GALETTO
    29 giugno 2017 alle 13:08 Rispondi

    Ciao Daniele!

    sono stato colpito dall’onda lunga di un tuo articolo del 2014, ed eccomi qui!

    A mio avviso, gli editori sono disinteressati a leggere i nuovi manoscritti. Viviamo nell’era di Masterchef e del web. Le case editrici attendono che gli aspiranti scrittori, troppi a dire il vero, sgomitino per emergere, e poi contattano i vincitori. COMODISSIMO, non credi?

    Autopubblicazione, sì. Io ho scelto quella. Il resto si vedrà. Se son rose fioriranno, semprechè non siano circondate dal cemento!

    FABIO

    • Daniele Imperi
      30 giugno 2017 alle 10:34 Rispondi

      Ciao Fabio, benvenuto nel blog.
      Non so davvero quanti editori abbiano pubblicato chi è emerso per conto suo. Sono casi rari.

  17. Kinsy
    29 giugno 2017 alle 14:11 Rispondi

    Rimango ancora propensa per la casa editrice, anche se ho da poco sperimentato il self con una ri-edizione…
    Sono entrambi una faticaccia e dietro alla porta molte frustrazioni!

    • Daniele Imperi
      30 giugno 2017 alle 10:35 Rispondi

      La faticaccia c’è e anche tanto tempo da dedicare.

  18. Mirko
    29 giugno 2017 alle 14:13 Rispondi

    Ciao Daniele, mi sono sempre chiesto: “come funzionano le Royalty?”

    • Daniele Imperi
      30 giugno 2017 alle 10:35 Rispondi

      Guadagni una percentuale sulle copie vendute.

  19. Maria Pia Rollo (Wild Woman)
    29 giugno 2017 alle 14:49 Rispondi

    Il self-publishing é per chi può permetterselo a livello economico, non é tutto gratis come promettono sule piattaforme digitali che lo consentono, alla fine é meglio scegliere un editore tradizionale, preferisco il difficile al facile e immediato.

    • Daniele Imperi
      30 giugno 2017 alle 10:36 Rispondi

      Non è gratis no, lo è solo se fai tutto per conto tuo.

  20. Andrea
    29 giugno 2017 alle 18:12 Rispondi

    Una cosa è sicura: se hai poco tempo da dedicare al tuo scritto, in merito a promozione (social e fisica), strategie, copertine accattivanti, messaggi mirati ecc. meglio scordarsi il Self pub.

    • Daniele Imperi
      30 giugno 2017 alle 10:36 Rispondi

      La penso allo stesso modo.

  21. Chiara (Appunti a Margine)
    30 giugno 2017 alle 10:56 Rispondi

    Mi sembra una riflessione già fatta tante volte, ma sempre interessante. :)

  22. Giusy Pullara
    30 giugno 2017 alle 18:54 Rispondi

    Davvero interessante questo articolo.
    Probabilmente non esiste una “verità assoluta” ma credo sia costruttivo leggere i vari pareri riguardo alle due modalità di pubblicazione.
    Credo che, ogni autore, sogni la pubblicazione tradizionale con una Casa Editrice che stima. Ciò non toglie, però, che il self-publishing – se utilizzato in maniera intelligente, senza sfornare prodotti orribili per il solo gusto di vantarsi con amici e conoscenti – possa essere uno strumento da non sottovalutare. Conosco un ragazzo che, dopo aver autopubblicato il suo primo romanzo, è stato contattato da Rizzoli e adesso è in edicola col secondo libro, che mi sembra stia vendendo bene.
    Giorni fa ho letto che a settembre uscirà il libro autobiografico di un ex tronista di Uomini e donne. Un libro che deve ancora essere scritto, ma di cui è quasi certa la pubblicazione. Oggi, che piaccia o meno, l’appetibilità dello scrittore davanti alla Casa Editrice, dipende anche dal seguito che ha sui social (poco importa che sia la versione 2.0 di Fabio Volo e rappresenti il concorrente ideale per la sagra della banalità). E allora penso a tutte quelle storie meritevoli, scritte da chi, davvero, non riesce a farne a meno, perché la scrittura è il suo pane quotidiano, non un’entrata extra da sommare ai guadagni percepiti dopo l’ennesima ospitata in discoteca. Peccato che molte di queste rimarranno nel cassetto, per lasciare spazio a questi personaggi, la cui unica utilità è quella di dare lavoro ai ghostwriters. Che strazio, nutrire il sogno di scrivere, in quest’Italia che innalza le frasi fatte e le storie scopiazzate in serie.

    • Daniele Imperi
      3 luglio 2017 alle 07:31 Rispondi

      Ciao Giusy, benvenuta nel blog. I cosiddetti vip della TV passano per la porta di servizio, quindi non possiamo considerarli. Inoltre un libro scritto da uno che partecipa a programmi-spazzatura come quello non so proprio che qualità possa avere. Ma hai ragione, purtroppo la situazione è questa. L’editore sa che quel libro venderà perché c’è un mucchio di gente che sbava per certi personaggi.

      • Giusy Pullara
        3 luglio 2017 alle 16:50 Rispondi

        Grazie mille, Daniele. È proprio vero. E io che mi sorprendo ancora!

  23. Grazia Gironella
    30 giugno 2017 alle 20:24 Rispondi

    Quadro semplice e onesto. I tempi delle scelte semplicemente giuste o sbagliate sono finiti quando tutti hanno capito che l’editoria a pagamento era un’assurdità (spero di farmi tirare i pomodori…).Sul resto si deve ragionare, scegliere accettando le implicazioni, vedere come funziona, fare tesoro dell’esperienza per la volta successiva… ed essere disposti ad andare avanti così. Si può fare senza troppi patemi, se la si prende con filosofia. ;)

    • Grazia Gironella
      30 giugno 2017 alle 20:25 Rispondi

      (Spero di NON farmeli tirare, i pomodori! Non si sa mai che ci sia in giro qualche fan dell’editoria a pagamento…)

    • Daniele Imperi
      3 luglio 2017 alle 07:33 Rispondi

      Di sicuro li trovi i fa dell’editoria a pagamento, anche perché qualcuno considera il self-publishing alla stessa stregua…

  24. Antonio Alfiere
    3 luglio 2017 alle 10:12 Rispondi

    Che dire, questo non è un articolo: è un putrella dal nome “realtà” che ti colpisce in faccia per svegliarti.

    • Daniele Imperi
      3 luglio 2017 alle 10:26 Rispondi

      Bella questa creativa osservazione :D

  25. Ilario
    3 luglio 2017 alle 11:53 Rispondi

    Io penso di tentare la strada del Self, ammesso che riesca a finire i miei scritti. Come ho già scritto, reputo il Self una grande opportunità per chi, come me, scrive solo per piacere. Perché togliermi la soddisfazione di vedermi con copertina e tutto il resto on line? Non sono a livello di pubblicazione cartacea, me ne rendo conto da solo e va bene cosi, ma il Self mi da almeno la possibilità di tirare fuori il il mio romanzo dal PC. Parere personale. :)

    • Daniele Imperi
      3 luglio 2017 alle 13:05 Rispondi

      E va bene anche così, hai fatto le dovute considerazioni e hai scelto la tua strada :)

  26. Barbara
    4 luglio 2017 alle 09:39 Rispondi

    Nonostante si scriva spesso di questa situazione, con articoli che sembrano a volte vere partite a calcetto di scapoli e ammogliati, queste informazioni sono ancora sconosciute ai più, soprattutto ai lettori. Repetita iuvant, speriamo.
    Quando ho scritto io quant’è difficile pubblicare un libro, la distinzione l’ho fatta proprio in tre: editoria tradizionale, editoria a pagamento (eap) e self-publishing. Perché ci sono anche i strenui difensori dell’eap, che riportano esempi storici di altri tempi di grandi scrittori che avevano pagato la loro primissima pubblicazione. :)

    • Daniele Imperi
      4 luglio 2017 alle 09:51 Rispondi

      Ho letto anche io gli esempi dei tempi antichi, ma è un paragone che non regge :)

  27. Fabio
    4 luglio 2017 alle 11:20 Rispondi

    Come sempre Daniele riesce a trattare un tema così ostico con semplicità e schiettezza. Non commento ulteriormente poichè la maggior parte degli utenti ha detto ciò che anche io penso, quindi ne approfitto per suggerirti un prossimo eventuale articolo (chiedo venia sin da ora se esiste già e mi è sfuggito). Perchè non provare a discutere sul “Ho pubblicato tramite self publishing e ora? Come faccio a dire al mondo che io esisto?”. Io l’ho buttata lì :P

    • Daniele Imperi
      4 luglio 2017 alle 11:39 Rispondi

      Grazie del suggerimento :)
      Non ho proprio scritto un post con quel titolo, ma ci sono comunque parecchi articoli sulla promozione.

  28. Angelo
    5 luglio 2017 alle 14:29 Rispondi

    Buon giorno. Vi leggo da molto e trovo questo blog un autentico serbatoio suggerimenti fondamentali per chi, come me, ha la passione e della lettura e della scrittura. Volevo chiedere se tra voi ci sono esperienze di autopubblicazioni in modalita’ self. Scrivo racconti e pensavo di lanciarmi con Amazon, investendo sull editing. La copertina ho risolto con amico grafico. Grazie

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