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Come scegliere una casa editrice: un occhio all’editing

EditingHo letto diversi consigli su come scegliere una casa editrice a cui presentare il proprio manoscritto. E tutti vertevano più o meno sugli stessi punti: studiare il catalogo dei libri pubblicati, capire se chiedono contributi all’autore, evitare case editrici grandi.

La linea editoriale di una casa editrice è senz’altro da valutare. Non potete inviare un giallo a un editore che pubblica solo saggi, o poesie a uno che ha scritto chiaramente che le poesie non hanno mercato. Quindi per prima cosa bisognerà vedere che tipo di pubblicazioni produce quella casa editrice.

L’editoria a pagamento – o tipografia, come la chiamo io – è il lato oscuro del mondo editoriale. È come chiedere soldi a chi ti ha fatto un lavoro. Ma di questo si è parlato abbastanza, troppo anche. È comunque uno dei consigli che vengono dati, controllare se la casa editrice non chiede contributi, li chiede o è a doppio binario.

La piccola e media editoria è preferibile alla grande, poiché i colossi dell’editoria italiana pubblicano nomi conosciuti e sono talmente sommersi da manoscritti, che sperare di essere letti è praticamente impossibile.

Ma c’è qualcuno che ha pensato all’editing?

Pubblichereste mai un vostro romanzo con una casa editrice che produce libri insulsi, scritti pietosamente, pieni di sviste, dove è chiaro che dietro non c’è stato un lavoro di editing e neanche di correzione di bozze?

Mi sono capitati libri del genere. Pieni di errori grammaticali. Di refusi. Con periodi confusi. O l’editing non c’è stato o, se c’è stato, l’editor non conosceva il suo lavoro.

Prima di inviare un manoscritto, dunque, imparate a conoscere quella casa editrice. E per conoscerla c’è solo un modo: comprare i suoi libri.

Leggeteli. Se vi faranno schifo, per come sono “confezionati”, potete sempre venderli o regalarli.

Se invece vi avranno appassionato, se avrete letto un testo scorrevole, una storia che sta in piedi, dei dialoghi ben studiati e naturali, allora quella è la casa editrice che fa per voi.

Avete mai pensato a giudicare una casa editrice dal lavoro di editing?

8 Commenti

  1. Michela
    18 aprile 2011 alle 20:20 Rispondi

    Questo non mi era proprio venuto in mente.
    A una riflessione superficiale avrei detto che il lavoro quantomeno di correzione degli errori, se non di miglioramento, spetti all’autore, quindi no, non mi era mai venuto in mente come fattore determinante.
    Pensando all’intervista che hai fatto con Laura Platamone, quando dice che a volte cambia anche parti sostanziose dello scritto, in effetti direi che è certamente un fattore di cui tenere conto.

  2. Daniele Imperi
    18 aprile 2011 alle 20:50 Rispondi

    Il lavoro primo di correzione spetta all’autore nel senso che prima di inviare un testo lo revisiona. Ma poi l’editor e il redattore troveranno altro da correggere.

    In effetti vorrei capire meglio come lavora un editor. Secondo me dovrebbe “limitarsi” a segnalare all’autore cosa non va e poi l’autore riscrive. Non il contrario, cioè l’editor trova quello che secondo lui non va e lui stesso/lei stessa riscrive.

    Ma a parte questo, un libro deve essere confezionato in modo che sia leggibile e che non contenga errori e questo è possibile solo se dietro c’è uno staff che sa lavorare.

  3. Laura Platamone
    22 aprile 2011 alle 17:53 Rispondi

    Questo sì che è un punto di vista interessante. Valutare le case editrici dalla qualità dei loro editing. Ma bisognerebbe partire dall’assunto che spesso la piccola editoria ritiene che questo servizio sia superfluo e quindi pubblica la roba così come arriva. Giusto lo sforzo di un giro di bozza se proprio vuole impegnarsi. Purtroppo la necessità di contenere i costi viene esercitata a partire dall’aspetto forse più importante di tutti: l’editing. Che non solo andrebbe fatto, ma andrebbe fatto bene! Perché non basta dire che un testo è stato corretto, piuttosto bisogna vedere come è stato corretto.
    Sono d’accordo con te quando dici che l’editor non si deve sostituire alla mano dell’autore. Può segnalare, avanzare proposte e suggerimenti di correzione ma mai e poi mai deve fare di testa sua per non snaturare l’opera dell’autore e il suo stesso lavoro. Io lavoro così, con gli evidenziatori, i post it, le note a margine. L’ultima parola spetta però sempre a chi il testo l’ha scritto. Procedo così quando lavoro direttamente per l’autore e pretendo di lavorare così anche quando è una casa editrice a commissionarmi un editing. Credo che sia il modo più serio di farlo.

  4. Daniele Imperi
    22 aprile 2011 alle 19:06 Rispondi

    Aspettavo proprio il tuo commento, Laura :)

    La mia paura era che qualche editor riscrivesse il testo.

  5. Laura Platamone
    22 aprile 2011 alle 19:24 Rispondi

    Lo sapevo che stavi lì al varco ad aspettarmi ;)
    Probabilmente c’è chi lo fa. Riscrivere dico. I talebani della penna rossa sono un po’ ovunque. Quello dell’editor però è un altro mestiere.

  6. Il meglio di Penna blu – Aprile 2011
    2 maggio 2011 alle 05:08 Rispondi

    […] Continua a leggere Come scegliere una casa editrice: un occhio all’editing. […]

  7. Monique
    10 maggio 2016 alle 10:34 Rispondi

    Ciao Daniele, leggo sempre molto volentieri il tuo blog. Non l’ho scoperto da molto e questa è solo la seconda volta che lascio il mio commento. Anche questo articolo mi sembra chiaro e utile. Ho appena finito di scrivere il mio primo romanzo e ora devo cercare di capire come muovermi nel meraviglioso mondo dell’editoria. Mi sto ancora chiedendo se la strada migliore sia la ricerca di un contratto con medio-piccole case editrici o perseguire una maggiore indipendenza attraverso il self-publishing. Penso di essere orientata verso la prima strada, anche grazie agli articoli sull’argomento che ho letto sul tuo blog. Mi metto al lavoro e incrocio le dita.

  8. Daniele Imperi
    10 maggio 2016 alle 10:41 Rispondi

    Ciao Monique, auguri per il tuo romanzo, allora :)

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