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Ecopunk: proposta di manifesto

Ecopunk

In questo articolo voglio accennare a una sorta di manifesto dell’ecopunk, sottogenere della fantascienza di cui ho parlato poco tempo fa, che mi sono divertito a scrivere con la stessa passione e lo stesso spirito – e anche con la stessa impronta – con cui altri, prima di me, hanno scritto il Manifesto del Futurismo e il Manifesto del Connettivismo.

Vuole essere prima di tutto un dibattito aperto, col contributo di chi realmente è interessato a scrivere di questo genere e svilupparlo al meglio. Si può anche creare una “tavola rotonda” virtuale in cui riunirsi e discutere dei vari aspetti dell’ecopunk, magari su Google Plus e magari in inglese, per rendere il progetto di portata mondiale.

Premessa

L’Ecopunk si pone come sfida alla tecnologia sporca. Punta al rispetto dell’ambiente e a un rinnovamento tecnologico attraverso la scrittura di storie eco-orientate. Guarda al futuro, ma con gli occhi della Natura e l’attenzione all’ecologia. Gli scrittori di ecopunk ritengono che per preservare il futuro bisogna prima preservare il pianeta. Le stesse considerazioni sono estese a qualsiasi altro corpo celeste dell’Universo.

Manifesto dell’Ecopunk

  1. Noi cantiamo il connubio fra Natura e Tecnologia, l’attitudine all’energia rinnovabile e all’ecologia. Sensibilizziamo popolazioni e comunità, proponiamo ecosistemi con alterazioni tollerabili e biomi riqualificati, promuoviamo un’ecosfera responsabile.
  2. La bioedilizia, le tecnologie organiche, lo sviluppo sostenibile sono gli elementi indispensabili della nostra scrittura.
  3. Fino a oggi la letteratura apocalittica e distopica ha esaltato il dolore, l’angoscia, la distruzione e la coercizione. Ha mostrato mondi cacotopici e deprecabili. A ciò noi contrapponiamo storie eutopiche. Siamo lo sprone che spinge al cambiamento, l’antidoto contro il degrado, il disfacimento e la consunzione.
  4. Noi sosteniamo che la salvezza del pianeta sia custodita in una filosofia dogmatica e inconfutabile: l’ecompatibilità.
  5. Noi vogliamo arrestare la regressione ambientale, interdire lo spreco e la contaminazione, celebrare la rinascita. Elogiamo l’uomo che impugna la vanga e colpisce la terra per infonderle nuova vita.
  6. Lo scrittore deve impegnarsi con convinzione e sensibilità affinché ogni coscienza sia smossa e l’umanità si avvii finalmente verso un ritorno alla natura.
  7. Non c’è redenzione se non nella consapevolezza che la strada intrapresa dall’uomo porta al deterioramento totale del pianeta, all’annientamento delle risorse, a disastri ecologici ed estinzioni animali. Camminiamo su testi e parole di rivivificazione e ripristino. Le nostre opere non mirano a restare nella storia, ma a migliorarla.
  8. Noi siamo su ogni foglia e ogni molecola d’aria, siamo il terreno della rigenerazione e il soffio della neogenesi. I nostri scritti saranno i progetti e le soluzioni del domani.
  9. Noi acceleriamo il processo di ricrescita, l’ambientalismo, la conservazione delle specie viventi. Siamo educatori di coscienze. Cerchiamo risposte nella nostra creatività. Scrivendo creiamo realtà alternative e possibili. Vogliamo capovolgere il sistema di sfruttamento ambientale.
  10. Noi osanniamo i sistemi a impatto zero, il riciclo, le energie alternative. Cantiamo le città giardino, le oasi, i parchi, le riserve naturali, il respiro dei boschi, l’alba che sorge su orizzonti puliti, la palingenesi naturale che consegue all’anatessi industriale.

NOI SIAMO LA RESURREZIONE.

13 Commenti

  1. temistocle
    18 gennaio 2013 alle 09:26 Rispondi

    Come ho detto su Facebook, segnalando l’iniziativa, è questo il fututo (e quindi la Fantascienza) che mi piacerebbe leggere. Non che le storie più cupe non mi piacciano, lì poi scatta il discorso dello stile di scrittura, ma penso che la letteratura dovrebbe proporre anche storie costruttive.

    • Daniele Imperi
      18 gennaio 2013 alle 11:33 Rispondi

      Grazie per aver segnalato l’iniziativa :)
      Anche a me continuano a piacere altri tipi di storie, ovviamente e sono d’accordo sulla funzione costruttiva della letteratura.

  2. Lucia Donati
    18 gennaio 2013 alle 11:27 Rispondi

    Su alcuni di questi concetti ho già scritto: nel mio primo libro alcune liriche sono proprio ecologiste. Altre parlano di un mondo che si può rivedere e vivere diversamente, se l’uomo cambierà sistema. Mi ritrovo in alcune di queste idee.

  3. Gianluca Santini
    18 gennaio 2013 alle 12:29 Rispondi

    Interessante.
    Direi che si può fare “ecopunk” anche per contrapposizione. Insomma, a mio modesto parere, non si devono necessariamente narrare solo storie in cui il cambiamento/transizione verso un mondo ecologico è già avvenuto, come detto nel punto 3, ma potrebbero essere “ecopunk” anche storie in cui la stessa transizione è il centro della storia, e quindi gli ideali ambientalisti trovano terreno di scontro. Così magari si dà peso alla parte -punk del nome, narrando di ecologisti che sono in contrapposizione con le loro ambientazioni e che lottano per quello in cui credono.

    My two cents.

    Ciao,
    Gianluca

    • Daniele Imperi
      18 gennaio 2013 alle 13:09 Rispondi

      Sì, ovviamente. Anzi, quelle storie dovrebbero proprio il punto focale del movimento. Nel punto 3, anzi, scrivo: “lo sprone che spinge al cambiamento”, quindi la tua idea trova riscontro proprio in quella frase. Proporre soluzioni.
      Un mondo già ecologico al massimo non ha senso in una storia: deve esserci qualcosa che ti mostra come le cose possono cambiare, quali possono essere questi cambiamenti, ecc.

  4. Dark0
    19 gennaio 2013 alle 02:11 Rispondi

    Caro Daniele, bella l’idea di mutuare il manifesto connettivista in un altro Ecopunk. Contrariamente al manifesto connettivista sarebbe interessante scendere nei dettagli e definire dei confini.
    Non per altro, ma perché se esercizio stilistico di mutuabilità deve essere, allora che si nutra anche di linee guida stilistiche e le definisca in modo da non contenere tutto e niente.

    Alcuni dei tuoi punti (quelli che mi piacciono di più) vanno proprio nella direzione di definire dei macrocontenitori, altri invece sembrano un po’ più “colorati”.

    Non so. Se dovessi spiegarla a un bambino? =)

    D’

    • Daniele Imperi
      19 gennaio 2013 alle 08:38 Rispondi

      Ciao Dark0,
      interessante la tua proposta. Io direi di creare una community su G+ per poter discutere dei vari aspetti. Macrocontenitori sì, devono esserci come in ogni genere. Sull’esercizio stilistico non saprei, nel senso che non ho ben capito cosa intendi.

  5. Dark0
    19 gennaio 2013 alle 11:13 Rispondi

    Mi riferivo alla redazione propria del manifesto.
    Comunque io ci sto. Ti cerco su G+ e ti aggiungo alle mie cerchie. Secondo me è giusto che la community la apra tu. =))

    D’

  6. Ecopunk: proposta di manifesto | PennaBlu « HyperHouse
    19 gennaio 2013 alle 19:52 Rispondi

    […] Imperi di PennaBlu segnala il Manifesto dell’Ecopunk. Interesse di Daniele è sviluppare questo particolare ramo […]

  7. Romina Tamerici
    20 gennaio 2013 alle 22:10 Rispondi

    Secondo me il genere ha buone potenzialità. Certo che il manifesto è molto ambizioso… vedremo!

  8. I prossimi post #114
    31 agosto 2013 alle 05:01 Rispondi

    […] del blog pubblicando un mio manifesto, il terzo che appare su Penna blu. I primi due sono stati il Manifesto dell’Ecopunk e il Manifesto dei social media. Qui invece parlo della mia idea sull’innovazione editoriale. […]

  9. È distopico l’ecopunk?
    4 settembre 2013 alle 17:29 Rispondi

    […] Manifesto dell’Ecopunk avevo puntato le luci sul significato più profondo del genere letterario, scrivendo che le storie […]

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