Il problema dell’eccessiva documentazione

Il problema dell'eccessiva documentazione

Quando mi sono finalmente deciso a riprendere in mano un racconto per un esperimento di self-publishing, ho avuto bisogno di documentarmi sul tema generale della storia. Ho così cercato informazioni in rete e ho salvato alcune ricerche, almeno 5 o 6 pagine web, da leggermi con calma, alcune in italiano e altre in inglese.

In realtà ne ho selezionate altre, ma poi scartate perché entravano troppo nella Fisica quantistica, con informazioni che prima di tutto non avrei potuto capire per mancanza di una base e secondo perché si allontanavano da ciò che mi occorreva conoscere realmente.

Il risultato? La storia stagnava e il tempo passava. Insomma, non c’era alcun progresso nella scrittura del racconto.

Quanto e quando documentarsi?

Alla fine la decisione drastica: stop alla documentazione. In fondo, non dovevo conoscere dettagliatamente quell’argomento della cosmologia. Mi bastavano le informazioni base che avevo letto in un paio di quelle pagine. Il resto era la mia storia.

Da qui la domanda lecita: quando e quanto documentarsi? Perché il rischio di rallentare all’inverosimile la scrittura c’è, così come è evidente il rischio di non scriverla mai, come stava accadendo a me.

È davvero necessario avere a portata di mano, immagazzinati nella nostra memoria, tutte le conoscenze e tutti i dettagli che ci occorrono per la nostra storia? No, secondo me. Facciamo un esempio: se la mia storia è ambientata nel 1354, non m’interessa sapere subito cosa mangiavano a pranzo i contadini di quell’epoca. Mi servirà nel momento in cui dovrò scrivere una scena di un pranzo.

Quanto tempo potrei perdere a ricercare minuziosamente ogni dettaglio di quel contesto medievale, anche se circoscritto a una piccola area geografica? Abbigliamento, urbanistica, alimentazione, trasporti, politica, società, armamenti, utensili, arredamento, attività commerciali e professionali… l’elenco è enciclopedico e non finirei mai di studiare.

Anziché scrivere una storia medievale finirei per diventare un medievalista. Sono due cose differenti.

Documentazione di base

Quello che penso è che sia solo necessaria una documentazione di base, lo stretto indispensabile per poter avviare la storia. Man mano che scriviamo ci documenteremo su ciò che non sappiamo, ma in questo modo la scrittura procederà più spedita.

Bisogna aggiungere che non possiamo sapere in partenza tutto ciò che ci servirà per la nostra storia. Ecco che una documentazione passo passo resta come unica soluzione possibile per evitare rallentamenti.

Nei miei racconti lunghi ho fatto proprio così. Riprendo l’esempio de Il Sanatorio delle Coincidenze Esagerate, perché contiene una serie di storie concatenate e ambientate in varie epoche. In quel caso ho scelto una documentazione passo passo. Prima di scrivere ognuna delle tante storie del racconto mi sono documentato su nomi e abitudini, ecc., e in due o tre settimane il racconto era scritto.

Come e quanto vi documentate?

Anche voi preferite documentarvi di volta in volta? O c’è qualche folle che studia l’intera enciclopedia prima di scrivere la sua storia?

Categoria postPublicato in Scrittura - Data post26 ottobre 2013 - Commenti21 commenti

DanieleDaniele Imperi

Sono blogger e web writer e scrivo e leggo ogni giorno. Oltre a Penna blu, ho creato e gestisco i siti su Cormac McCarthy e Edgar Allan Poe. Leggi di più nella mia biografia.

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Commenti
  • Tenar 26 ottobre 2013 at 10:29

    Io scrivo spesso di argomento storico e quindi il mio commento potrebbe diventare chilometrico
    Gestire la documentazione è difficile.

    In linea generale direi che bisogna sapere il più possibile, ma non inserire il più possibile nel testo. Sapere cosa mangiano i contadini nel 1354 può essere utile a me e magari non al lettore. Però può aiutarmi, se devo far passare i miei ricchi protagonisti in un villaggio, perché odori, abitudini e squarci della vita dei contadini saranno determinati anche da ciò che mangiano a pranzo. Magari si legge un saggio di 800 pagine e poi lo si utilizza per una riga del racconto.

    Un’altra cosa importante è che si deve scrivere di un periodo che già si conosce. Iniziare da zero a documentarsi per un racconto o, peggio, un romanzo, è una follia. Se già siamo appassionati di medioevo o storia romana o fisica quantistica, allora possediamo già una base di conoscenze su cui costruire l’ossatura della vicenda. Alla documentazione è demandata la cura del dettaglio, il particolare da controllare. Avendo già una passione si presume che sappiamo già quali siano gli autori di riferimento e che la ricerca si faccia più breve.

    Infine dobbiamo separare lo storico dal romanziere. Lo storico si nutre anche di dubbi, su un dato argomento magari ci sono più teorie, anche contrastanti. Lì a un certo punto dobbiamo scegliere. Prendere un testo di riferimento piuttosto che un altro, una teoria e rimanere fedele a quella. Non è detto che si debba seguire ciò che è storicamente (o scientificamente) più attendibile, ma ciò che è narrativamente più interessante.
    Faccio un esempio personale. Su GialloMondadori, l’anno scorso, è stato pubblicato un mio racconto con protagonista Giulio Cesare. Con lo stesso protagonista, con un romanzo, sono arrivata in finale al Premio Tedeschi. Per la figura di Cesare mi sono basata sul saggio di Luciano Canfora Cesare, Dittatore Democratico.
    Su questo personaggio ci sono millemila interpretazioni possibili, ma quella di Canfora era narrativamente superlativa. Ho scelto quella, anche se in alcuni punti, da storica, non ero d’accordo al 100%.

    Scusate la lunghezza, ma l’argomento mi sta a cuore e è uno dei pochi su cui mi sento competente

    • Daniele Imperi 28 ottobre 2013 at 13:06

      Io cerco di scrivere di periodi storici che mi piacciono e di cui conosco qualcosa. Iniziare da zero una documentazione si può fare, dipende poi cosa dobbiamo raccontare.

  • Giuseppe Vitale 26 ottobre 2013 at 10:33

    A volte la questione è relativa a quante informazioni usi, rispetto alla mole di documentazione che hai a disposizione. Perché il rischio è quello di diventare enciclopedici. A me è successo che lavorando con Francesco Niccolini questi mi abbia fatto notare che nei miei racconti usavo troppi dettagli mentre la narrazione, per essere efficace, deve saper selezionare tra ciò che serve e ciò che può essere trascurato. La tentazione è, infatti, quella di infarcire di nozioni la nostra storia per far vedere che conosciamo l’argomento oppure perché, soprattutto all’inizio, non sappiamo ancora cosa scrivere e ci appoggiamo a ciò che conosciamo. Queste considerazioni valgono soprattutto per quei racconti che prima sono scritti e poi vengono raccontati, più o meno a memoria, nel teatro di narrazione. Qui la selezioni è ancora più severa perché lo spettatore non può, come nella pagina di un libro, tornare indietro per riassumere qualche informazione che si è perso o che non ricorda.

    • Daniele Imperi 28 ottobre 2013 at 13:39

      Hai ragione, si rischia di diventare enciclopedici. La selezione va fatta.

  • Daniele Passera 26 ottobre 2013 at 10:36

    Concordo con il tuo post.
    Io sto vivendo la stessa tua situazione. Troppa documentazione. Diciamo che sono passato fra i due casi estremi: sono partito a scrivere un romanzo senza documentarmi, per poi accorgermi delle lacune e finire con il documentarmi troppo ed essere fermo con la scrittura.
    Credo che bisognerebbe capire qual’è la via di mezzo, ma sono cose che finchè non vivi non ti rendi conto. Quando inizi a rileggere il tuo scritto e trovi che hai fatto due pagine di descrizione di un pranzo tipico medievale capisci di aver toppato alla grande :-)
    Adesso sto cercando di trovare il giusto bilanciamento, ma non è facile, specie se sei come me: un insicuro cronico. Ti domandi sempre se hai messo abbastanza informazioni per far capire al lettore la situazione e l’ambientazione o se ne hai messe troppo poche e perciò non capirà nulla…

  • Gioia 26 ottobre 2013 at 10:50

    Credo che tutto dipenda da ciò che si scrive e da come si imposta il tema.
    Per farti un esempio, se nel tuo romanzo medievale il protagonista si occupa di medicina, penso sia giusto dare delle informazioni piùù dettagliate su erbe, studi, utensili usati, come e per cosa usava i suoi medicinali. Ciò lo rende più vivo, più reale.
    Poco importa, invece, se non è il protagonista

    • Daniele Imperi 28 ottobre 2013 at 13:44

      Dipende se il personaggio non protagonista dovrà o meno avere a che fare con la sua professione: potresti aver bisogno di inserire dettagli anche per lui.

  • Salvatore 26 ottobre 2013 at 10:52

    Questo è uno dei miei più grandi limiti: l’insicurezza. Quando scrivo mi sorgono sempre una miriade di dubbi sul contesto; lo scrittore inventa la storia, ma il contesto – a meno ché non sia di natura fantastica – in qualche modo è dato e quindi bisogna conoscerlo almeno un minimo. Ecco, secondo me, la deifferenza la fa proprio ciò che passa tra quel “minimo” e il bisogno “enciclopedico” di possedere ogni informazio, ogni dettaglio che magari non utilizzerai mai, ma che potrebbe venirti utile… Con il tempo, lungi dall’aver risolto questo conflitto con me stesso, sono approdato ad una convinzione: non serve sapere tutto per creare una ambientazione realistica, tranne nel caso in cui si aderisca al “verismo” come forma letteraria, basta essere plausibili. Il lettore non si pone troppi problemi; se quello che racconti è plausibile, anche se non è proprio corretto, non importa a nessuno. Diversa sarebbe la situazione se si scrivesse un trattato o un saggio, ma in narrativa tutto è un’invenzione, basta che sia plausibile ciò che si scrive. Detto questo, devo solo convincermene!

    • Tenar 26 ottobre 2013 at 11:25

      Perdonami, ma non sono d’accordo sul fatto che se si è plausibili si può anche non essere corretti.
      Se si scrive su un dato argomento si ha il dovere morale verso il lettore di essere corretti.
      Un romanzo storico con degli errori non è solo sgradevole, è dannoso. Può finire in mano a uno studente che prende per buono quando lì è dato per certo e ripeterlo a scuola, ad esempio.
      Questo non deve spaventarci, ma solo renderci consapevoli che se diamo delle informazioni, anche in un testo di narrativa, dobbiamo assumercene le responsabilità.

      • Salvatore 26 ottobre 2013 at 15:43

        Figurati, il confronto serve a crescere e maturare le idee. Vero, in un romanzo storico è un po’ più importante essere precisi, proprio perchè è storico e quindi ha una certa pretesa di attendibilità, ma a meno ché tu non stia scrivendo un libro di storia – cosa ben diversa – un romanzo è pur sempre un “gioco di fantasia” dell’autore. Inoltre in questo post Daniele non ha parlato di evitare del tutto la raccolta di i formazioni; tutt’altro, l’argomento è: riuscite a vincere la mania della raccolta dati che vi ostacola dal scrivere? Cioè si sta parlando di quegli “autori” – come me puortroppo – che si lasciano bloccare dalla paura di scrivere informazioni inesatte fino ad arrivare a compromettere la stesura stessa della storia; un’altro paio di maniche non credi? Quindi, se si è così mentalmente deviati da non riuscire a scrivere neanche una riga senza correre verso l’enciclopedia vicina, conviene ricordarsi che basta essere plausibili. Plausibili, si. Perché un romanzo è pur sempre invenzione e, – torno a dire – a meno ché non si stia scrivendo un libro che abbia delle pretese ben precise – ma in questo caso bisognerebbe ricordarsi che un romanzo non è un libro di storia -, non si è affatto obbligati ad essere precisi; ad esempio: l’ambientazione potrebbe essere semplicemente uno sfondo sfocato su cui si muovo dei personaggi che vivono una storia alla fine indifferentemente dallo sfondo stesso; oppure potrei decidere di prendere la figura di Giulio Cesare – un sfruttare un personaggio citato da qualcuno in un post precedente – e trasportarlo in un tempo diverso o in una ambientazione diversa (volutamente); certo il personaggio dovrebbe essere delineato con un attimo di cura e forse neanche perché basterebbe prendere le caratteristiche stereotipate e andrebbe già benissimo, ed il resto inventarlo. Vedi? È pur sempre un invenzione, unu gioco di fantasia e anche in quei romanzi in cui non si gioca in modo così estremo basta essere plausibili e il tutto funziona. Se poi, ripeto, scrivi un libro di storia allora sarebbe incosciente non essere precisi.

        • Tenar 26 ottobre 2013 at 16:10

          Non prenderla come una critica, ma come un complimento: scrivere solo con l’enciclopedia di fianco è un pregio. Se hai quest’abitudine non perderla mai!
          Quella di Giulio Cesare sono io. Se in un racconto, non importa di che tipo, dai un dato come certo e preso dal mondo reale, il dato deve essere certo. Non è una possibilità, è un dovere morale.
          Come dici tu, non bisogna farsi bloccare dalla paura e NON bisogna inserire tutta la documentazione nel testo, solo quel poco che è indispensabile al lettore per entrare nella nostra storia.
          Il pressapochismo è il peggior nemico dell’esordiente. Se per tua natura sei pignolo se già un passo avanti a tanti, continua a controllare tutto e poi non aver paura di omettere informazioni (che però devi conoscere) o di scrivere in generale. Vedrai che farai ottimi lavori!

    • Daniele Imperi 28 ottobre 2013 at 13:46

      La correttezza storica è d’obbligo, a meno che tu in una nota finale non dichiari le libertà che ti sei preso per esigenze narrative.

  • MikiMoz 26 ottobre 2013 at 13:18

    L’eccessiva documentazione è una scusa inconscia per evitare di scrivere :)
    E’ giusto documentarsi… il giusto. Quel che serve per non fare figure di cacca, almeno.

    Moz-

    • Daniele Imperi 28 ottobre 2013 at 13:46

      Nel mio caso non era una scusa per non scrivere o, almeno, non lo era in modo consapevole :)

  • Fabrizio Urdis 26 ottobre 2013 at 19:14

    Ciao Daniele,
    secondo me dipende molto da cosa si scrive.
    Io leggo fino a quando non mi sento pronto.
    In linea generale mi documento per qualche giorno e poi continuo la documentazione man mano che proseguo la storia in base alle esigenze.
    Però non scrivo romanzi e racconti storici o simili, quelli penso debbano essere scritti solo da studiosi delle materie in questione.
    Di solito di quello che apprendo in due o tre giorni di ricerche uso due o tre parole, è frustrante ma concordo con Tenar quando dice che bisogna conoscere il più possibile e scrivere il meno possibile.

  • Giuliana 27 ottobre 2013 at 11:01

    Ecco, io sono una di quei folli che prima di iniziare a scrivere si studiano l’enciclopedia intera ;)
    Ed è per quello che spesso rimango bloccata in una sorta di limbo che non è né studiare né scrivere, ma diventa più un “non ce la farò mai a finire di documentarmi, lascio tutto in sospeso e aspetto un aiuto divino”. Che non arriva mai, purtroppo.
    A dire il vero non avevo mai pensato al fatto di documentarsi man mano che la storia procede.
    La trovo un’idea fantastica, mi chiedo come mai non mi sia venuta in mente prima, perché a leggerla sembra quasi ovvia… Sarà che le menti di noi pazzi lavorano in senso contrario ;)
    Grazie per lo spunto più che utile, senza dubbio metterò in pratica!

  • Nordlys 23 dicembre 2013 at 21:16

    Ho scritto primo e secondo draft senza documentazione, giusto per stendere l’andamento della storia e gli intrecciu tra i personaggi, ma adesso mi sto documentanndo per il terzo draft. Per ora sto scrivendo su cosa documentarmi capitolo per capitolo, poi procederò.

    • Daniele Imperi 24 dicembre 2013 at 07:43

      Se hai scritto le prime due bozze senza documentazione, significa che non serviva molto, ma magari era limitata ai dettagli. Giusto?

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