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Dove va la fantascienza?

RazzoHo letto tre articoli interessanti sulla fantascienza e sulla sua reale utilità nel mondo odierno. A quel punto mi sono chiesto anch’io dove vada questo genere letterario, che messaggi debba inviare e quale sia il reale compito dello scrittore di fantascienza.

Nel primo articolo, scritto da Annalee Newitz e intitolato Cari scrittori di fantascienza: smettetela di essere così pessimisti!, si accenna al progetto creato da Neil Stephenson, chiamato Hieroglyph Project, per convincere gli scrittori di fantascienza a smettere di essere preoccupati e ad amare il futuro.

La fantascienza odierna, lamenta l’articolista, è dominata da storie nichiliste e apocalittiche. Secondo Stephenson nessuno scienziato è portato a inventare nuove astronavi o a eliminare la dipendenza da petrolio leggendo storie in cui si prospetta una fine del mondo.

Nel secondo articolo, scritto da Ed Finn e intitolato Perché abbiamo bisogno di fuggire dalla nostra routine distopica, l’autore si chiede che cosa dobbiamo aspettarci dalla fantascienza e abbraccia l’idea del progetto Hieroglyph, che vuole raccogliere critiche costruttive sul futuro e porre possibili soluzioni, pur restando ancorati a un punto di vista distopico e apocalittico.

Lo scrittore viene quindi visto come una sorta di musa ispiratrice per gli scienziati, un pensatore in grado di inserire nuove tecnologie e di migliorare la vita dell’umanità.

Nel terzo articolo, scritto da Mike LaBossiere e intitolato Abbiamo davvero bisogno di una fantascienza più ottimista?, l’autore si chiede appunto se le opere distopiche e nichiliste manchino o meno di ispirare i lettori e – punto più importante – se davvero gli scrittori di fantascienza abbiano alcun obbligo a scrivere storie ispiratrici.

È indubbio, secondo LaBossiere ma anche secondo me, che gli scrittori non abbiano alcun obbligo né costrizioni a scrivere un certo tipo di storie, come è facile pensare che risulti difficile che uno scrittore possa contribuire a migliorare la tecnologia e le innovazioni scientifiche.

Dove va quindi la fantascienza?

Non credo che uno scrittore possa ispirare uno scienziato, anche se ciò può accadere e è già accaduto. Ma farne una regola o anche solo lanciare una campagna in questo senso mi sembra eccessivo.

Lo scienziato ha il compito di migliorare la vita dell’umanità, è il suo lavoro e la sua missione. Lo scrittore deve intrattenere i lettori. Per me almeno è questo il compito dello scrittore e ne parlerò più in là.

Credo, forse a favore del punto di vista di Stephenson, che uno scrittore possa inserire nelle sue opere soluzioni in cui crede, non necessariamente nel campo della fantascienza ma in ogni genere letterario. A questo proposito tempo fa ho avuto un’idea per eliminare le carceri dal pianeta e, non avendo possibilità di attuare un sistema del genere, scriverò un racconto in cui ne parlerò.

Perché scenari distopici e apocalittici?

È vero che ultimamente si assiste a un fiorire di romanzi e racconti in cui l’elemento distopico e apocalittico è preponderante: società controllate dallo stato o dalle autorità, mondi distrutti da pandemie di ogni genere.

Chiediamoci per un attimo il perché. Guardiamo con un occhio più attento il mondo odierno:

  • lo stato, in ogni paese, che ha l’assurda pretesa di definirsi democratico e poi tende a controllare sempre più il cittadino, a introdurre reati di opinione di ogni genere, a inibire l’accesso a social network, a rintracciare telefonate personali e via dicendo;
  • le grandi multinazionali che hanno sempre più potere e schiacciano le piccole imprese;
  • l’ambiente che è devastato ogni giorno dal continuo inquinamento a cui non si può ovviare perché schiavi del petrolio, dell’oro nero e di quello verde che ne deriva.

Questi sono scenari già di per sé distopici e apocalittici. Gli scrittori non hanno fatto altro che portarli all’eccesso – verso cui secondo me si andrà sul serio – e scriverci delle storie. Se il mondo odierno è sbagliato, lo scrittore non può vedere un futuro roseo per l’umanità, proprio perché si sta procedendo verso un livello sempre peggiore di sopravvivenza.

Il pessimismo nella scrittura di fantascienza – come credo anche nello stato d’animo personale di ognuno – dipende dal quadro generale della vita che si sta vivendo. E il quadro non promette nulla di buono.

Dove va la fantascienza secondo voi? Che cosa ci dobbiamo aspettare da questo genere letterario?

Sitografia

  1. Dear Science Fiction Writers: Stop Being So Pessimistic!
  2. Why We Need To Escape From Our Dystopian Sci-Fi Rut
  3. Do we really need more optimistic science fiction?

9 Commenti

  1. Glauco
    20 giugno 2012 alle 09:06 Rispondi

    Lo scienziato ha il compito di migliorare la vita dell’umanità

    Mi sembra un postulato particolarmente ardito. Gli scienziati facenti parte al Progetto Manhattan di sicuro non avevano in mente di migliorare la vita degli uomini… dovevano solo arrivare alla Bomba Atomica prima di Hitler. Idem per gli scienziati che in Germania hanno studiato/inventato il motore a reazione (usato per la prima volta sul Me262… un caccia da combattimento) e i motori a razzo (V1 e V2). Allo stesso modo, gli scienziati che stanno lavorando sui cannoni a rotaia (le armi al plasma, o anche le armi elettromagnetiche) non penso siano spinti dal desiderio di trovare un modo per lanciare fiori con spinte superiori a quelle dei tradizionali cannoni!
    E’ vero anche che grandi ricercatori ci hanno portato la Pennicillina, l’aspirina e quant’altro. Quanto alla tecnologia di consumo… in questo caso gli studi nascono per lo più sulla spinta del profitto. Tant’è che la ricerca centellina le sue scoperte mettendole sul mercato un poco alla volta… vedi i televisori lcd… una tecnologia stra-conosciuta, proposta nel giro di pochi anni nei televisori… prima con retroilluminazione a neon, poi a led, poi 3D… il tutto per spingere il mercato a cambiare TV anzitempo… e non a migliorare la vita delle persone.

    Io credo che lo scopo degli scienziati sia fare ricerca… aumentare la conoscenza. Non è però automatico che queste ricerche debbano nascere da pulsioni positive come “migliorare la vita dell’uomo”. E’ la curiosità che spinge l’uomo a fare ricerca, non il desiderio di “stare meglio”, anche se questi due concetti, spesso e volentieri, vanno a braccetto.

    Dove va la fantascienza oggi? Allo sbando! Io non trovo “progetti” nelle opere di fantascienza che leggo oggi. I grandi del passato avevano un’idea, e tentavano di proporla. Asimov ha tentato di costruire un mondo così come avrebbe potuto evolversi dalla civiltà attuale, portando l’uomo nelle città alveare (i poveri), e nelle lussuose residenze orbitali (i ricchi). Ha affossato l’economia con l’avvento dei robot (e cosa fa oggi l’industria robotizzata se non mettere a casa operai?). Ha previsto un crollo geopolitico, una fuga verso nuovi pianeti, una politica “imperiale”, e poi il crollo dell’impero.
    Allo stesso modo, altri grandi del passato hanno mostrato la loro idea del futuro. Dick non era molto ottimista da questo punto di vista!

    Oggi, io vedo solo romanzi di intrattenimento. Magari bellissimi, ma di semplice intrattenimento. Spesso sono Thriller mascherati da Science Fiction. Il futuro è diventato… uno scenario invitante per raccontare storie che potrebbero essere ambientate anche al giorno d’oggi e senza troppi fronzoli ed effetti speciali.

    Distopia? Secondo me è solo la trasposizione della situazione odierna in un mondo immaginario e futuro. Un bel modo per “condannare” le politiche di oggi senza pagarne troppo le conseguenze.

  2. Daniele Imperi
    20 giugno 2012 alle 09:18 Rispondi

    Sugli scienziati hai ragione, io ho voluto dare una mia idea “romantica” della scienza e delle sue ricerche :) In fondo anche la Germania nazista ha fatto delle ricerche importanti, ma con fini orribili.

    Per quanto riguarda la fantascienza devo darti ancora ragione, anche se ho letto ben poco sui nuovi autori. Ma i vecchi, quelli divenuti classici, avevano in effetti proposto delle loro idee, mentre ora, specie nei generi apocalittici/post-apocalittici, si tende davvero a usare il genere narrativo come pura critica del presente, con storie che hanno poco a che vedere con la fantascienza.

  3. salvo
    20 giugno 2012 alle 12:16 Rispondi

    Dove va la SF? Se quaòcuno ha letto le ultime in casa Mondadori, il progetto WMI-Mondadori relativo alla selezione per Urania è stato eliminato. Motivi? Non si conoscono, ma credo sia un motivo soprattutto editoriale(ritorno di immagine?) .Non saprei, I racconti selezionati finora(specie Samuele Nava) mi hanno colpito molto, sono dei bei racconti e lo stesso Daniele che si è messo in gioco, aveva proposto degli incipit accattivanti. Anche il sottoscritto era giunto sui tavoli Mondadori ma poi…
    E allora che dire della Fantascienza di oggi? A mio avviso continua a rivestire ANCHE il suo ruolo civile di critica e di sprone per la società. Non è semplice intrattenimento; è anche quello ed è una bella “fuga” dai pensieri e dalle preoccupazioni di questa società e questo mondo sempre più complicati. Certo c’è la SF apocalittica, specie nel 2012 con le “balle” dei maya e via discorrendo, ma c’è la “bella” SF dei mondi utopistici, di quelli distopici, delle ucronie. Insomma a mio avviso non è il caso nè il momento di cantare il de profundis per un genere detto ” di nicchia” ma col quale sono cresciuto e col quale vorrò andare a verificare(nell’al di là… come disse Von Braun), quanto ci sia di vero.
    Salvo Figura

  4. Recenso
    20 giugno 2012 alle 12:53 Rispondi

    Sarebbe bello se il compito degli scienziati fosse quello di migliorarci la vita, ma alla fin fine gli esperimenti che vengono finanziati sono quelli che prevedono applicazioni utili dal punto di vista commerciale, e non è detto che ciò che fa girare i soldi sia ciò che migliora la vita (o l’ambiente). Il dio denaro sopra tutto.
    Ma è un discorso molto articolato e si rischia di andare off topic.
    Tornando alla fantascienza, amo la fantascienza ottimistica, quella alla Star Trek per intenderci, prendendomi per anni le pernacchie perché la fantascienza ottimistica e propositiva è considerata “per bambini”, mentre quella dark è per adulti.
    Anche Asimov era ottimista, dato che per quanto cupo fosse il presente disegnato da lui con imperi galattici e minacce di decadimento culturale, i suoi personaggi tendevano sempre al superamento delle difficoltà e al miglioramento del genere umano nel lungo periodo.
    E difatti, come proporre soluzioni se non si analizza prima il presente e le sue possibili evoluzioni negative?
    Quello che da aspirante scrittore, (e dico “scrittore” in quanto nome promiscuo, non “scrittrici” perché lo ritengo limitante) che scrivono fantascienza, preferisco la fantascienza che mi fa riflettere sui possibili pericoli a cui andiamo incontro.
    Ciò che mi disturba invece è la direzione che sta prendendo la fantascienza, almeno in Italia: l’intrattenimento.
    SF usa e getta, la chiamo io, quella che dopo che l’hai letta non ti resta niente, non una riflessione, non un commento che non si riduca a bello o brutto, mi piace non mi piace.
    Dove sono i racconti come “Nove volte sette”? Sembra, dico sembra, che agli editori odierni non interessino. Dicono che è colpa del pubblico che vuole leggere sempre le stesse cose, non impegnative, ma di queste discussioni, lamentele dei lettori che non leggono quello che cercano, io ne vedo diverse in giro. Possibile che siano sempre i soliti 4 gatti?
    Nei cataloghi degli editori leggo da anni sempre gli stessi titoli. Dick per esempio. E come mai? Perché quel tipo di fantascienza è eterna. Quali dei romanzi sf moderna sopravviveranno tra trent’anni?
    Ogni tanto c’è qualche novità, ma per lo più è SF d’intrattenimento.
    Già da lettore sono sfiduciata, e da scrittore temo che le mie idee non siano abbastanza “entertainment”. Ed è triste che per riuscire a farsi pubblicare bisogna “piegarsi” a questo tipo di SF usa e getta, possibilmente ambientata nella realtà odierna e non centinaia di anni nel futuro, come piace a me.
    Spero non si arrivi al punto da dover cercare/pubblicare le idee innovative e ottimistiche nelle autopubblicazioni, con tutte le conseguenze dovute alla mancanza di editing professionale. O addirittura andare all’estero, ma vedo che l’articolo in questione è estero…

  5. Salomon Xeno
    20 giugno 2012 alle 21:57 Rispondi

    Non leggo moltissima SF recente, ma capisco le argomentazioni. La direzione, però, la determinano gli autori. Come nella golden age c’erano ottimismo e superuomini, qualcuno ha pensato che valeva la pena di descrivere scenari più realistici. Non sarà il 1984 di Orwell, ma in UK c’è una sempre maggiore diffusione di sistemi di controllo, e in USA pare che si prospetti l’introduzione di un chip a scopi sanitari. Per non parlare degli smartphone e della connettività quasi ovunque. Non è solo pessimismo, la SF di un certo tipo ha precorso i tempi (e suggerito qualcosa?).
    Chiedere maggiore ottimismo mi sembra anacronistico. Non si può sapere adesso dove siamo diretti, ma tra una decina d’anni potremo guardare indietro con occhio critico e misurare la strada fatta.

  6. Romina Tamerici
    20 giugno 2012 alle 22:37 Rispondi

    I tre saggi non sono d’accordo, quindi credo che ognuno abbia la sua personale risposta alla domanda: dove va la fantascenza? E forse non ha senso nemmeno affannarsi a trovare una risposta.

    Non è il mio genere preferito, ultimamente però ho letto dei racconti e molti in effetti hanno un pessimismo di fondo, ma, ormai lo sai, a me non dispiace!

  7. Bruno
    24 giugno 2012 alle 10:21 Rispondi

    Smettere di essere pessimisti, smetterla con le distopie? La provocazione è interessante. Mezzo secolo fa la fantascienza immaginava meravigliosi destini galattici, basandosi sui primi successi dei viaggi spaziali, e invece la realtà ha preso tutta un’altra strada. Oggi siamo pessimisti perché viviamo diverse situazioni catastrofiche per cui non si immagina alcun rimedio, ma chissà che domattina qualche scoperta, qualche novità non rimetta tutto a posto. Certo, ma quale scoperta o novità? Ammesso che la fantascienza debba interpretare la realtà e le prospettive realistiche, c’è poco da essere allegri. Per consolarci possiamo sempre immaginare futuri meravigliosi, ma diventerebbe puro escapismo (contro cui non ho niente, comunque, purché sia fatto bene: ma dalla fantascienza mi aspetto qualcosa di più).

    Però sarebbe bello avere qualche genio della fantascienza che riesca a prevedere una novità tale da rimettere tutto in discussione (in senso positivo) e poter dire fra vent’anni, ammesso di esserci: guarda un po’, era l’unico a dirlo, e ci ha azzeccato.

  8. Daniele Imperi
    24 giugno 2012 alle 18:46 Rispondi

    @Bruno: hai ragione in pieno, grazie del commento e benvenuto :)

  9. luigi
    24 agosto 2012 alle 16:48 Rispondi

    Sbagliate tutti,non avete la giusta prospettiva!La fantascienza anche all’epoca d’oro,interpretava solo ed esclusivamente il presente!Futuro?Uahaha,e chi ha mai parlato di futuro,non si può avere una pretesa di questo genere.
    Imparate perciò a studiare la storia criticamente,magari comparando l’opera con la data di nascita in cui è stata scritta,e cercare nell’opera le tracce di quel particolare periodo storico.Tanto oggi con internet una ricerca approfondita di questo tipo la può fare praticamente chiunque,uahahaa.

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