Scrivere è comunicare

Il blog per scrittori, blogger e copywriter

Dove scrivo e dove scriverei

Dove scrivo e dove scriverei

Oggi, sabato, voglio parlare di un argomento leggero. Tempo fa avevo scritto un post sui luoghi in cui leggerei, passandone in rassegna alcuni da me scartati a priori, come il bagno. Ma qual è il posto migliore per scrivere? E come scrivere, soprattutto?

Non intendo soltanto narrativa, ma anche i post del nostro blog. Dove scrivereste voi? Io, per ora, devo accontentarmi di scrivere su una piccola scrivania. E scrivo nel silenzio più assoluto.

Scrivere con la musica in sottofondo

Diverse volte ho letto di gente che scrive con un sottofondo musicale. Ci ho provato anch’io un paio di volte, ma la mia mente se n’è andata assieme alla musica, chissà dove nel mondo dei suoni e della melodia.

La musica è distrazione. Il mio cervello ha bisogno di restare concentrato su ciò che sto facendo. A dire la verità, io non ascolto quasi mai musica, a meno che non sia in macchina, ma come passeggero. Per tutte le altre attività, a me i suoni distraggono.

L’ambiente adatto per scrivere

Credo sia lo stesso per leggere. Una sala adibita a biblioteca, piena zeppa di libri, che portano ispirazione. Un tavolo con il portatile e un dizionario a portata di mano. Fogli per prendere appunti e qualche libro per la documentazione o solo per fare scena.

Ecco il mio luogo ideale. Scrivere e leggere sono attività strettamente legate una all’altra, quindi per me hanno bisogno dello stesso ambiente. Ah, cellulare in un’altra stanza e in modalità silenziosa, come d’altra parte è già ora. E internet disabilitato, altrimenti un salto su Twitter, uno sulla posta elettronica e addio scrittura.

Immagini di gente che scrive appoggiata a un albero, in un caffè o su una panchina rappresentano mondi proibiti ai miei occhi. Io, che vivrei in campagna, in mezzo a un bosco, non riuscirei mai a scrivere seduto sull’erba. La natura è un’altra distrazione: mi metterei a vagare con lo sguardo o a scattare foto naturalistiche. O a giocare col gatto che m’è venuto vicino.

Scrivere in mezzo alla gente è improponibile per me, come leggere. Sarei davvero inibito. Il problema si porrà qualora decidessi di frequentare qualche corso: dover scrivere gomito a gomito con altri sarà un problema serio. Dovrò schermare il portatile…

Eliminare le distrazioni

Sono una mente che si distrae in continuazione, anche ora che, in un martedì pomeriggio a quattro giorni dall’uscita di questo post, sto scrivendo. A me basta davvero una parola di troppo, una che ho scritto io nel post per creare una connessione con altri concetti e realtà.

E poi ci sono i pensieri, quelli non se ne vanno, restano fermi e saldi a ricordarti che ci sei e che devi affrontare la tua esistenza e tutto questo distrae il flusso della scrittura. Mi sono alzato per accendere la luce e lo sguardo ha raggiunto la cucina, piena di altre distrazioni.

Dove dovrei scrivere, a questo punto?

Secondo me devi essere appagato dalla tua vita, soddisfatto di ciò che fai e continui a fare e allora potrai scrivere senza problemi. Allora non ci saranno distrazioni, perché quelle più forti arrivano proprio dalla mente, dalla stessa mente che produce la scrittura. E non si sa da che parte sta la tua mente, ma forse è imparziale, dopo tutto.

Mi domando, però, come sono riusciti a scrivere dei veri capolavori, rimasti nella storia, vendibili e venduti ancor oggi, parecchi scrittori del passato, con vite travagliate, povertà e problemi seri sulle spalle. Il talento non si trova per strada.

Come e dove scrivete?

Qual è il vostro luogo ideale per scrivere? Che ambiente deve essere? Ascoltate musica? Vi dà fastidio la gente attorno? Quali sono le peggiori distrazioni che rallentano la vostra scrittura?

30 Commenti

  1. lapo
    2 novembre 2013 alle 10:21 Rispondi

    carissimo,
    leggo sempre con piacere i tuoi post e già in più di un’occasione volevo rispondere. oggi che è sabato, e “non ho distrazioni”;), provo a farlo! concordo in parte con le tue considerazioni: il tuo stesso ultimo capoverso forse smentisce la tesi di fondo.
    credo, infatti, che chi scrive non è affatto in pace con se stesso. scrivere, per me, è un’esigenza, un’urgenza, una rabbia che ribolle e brucia dentro e che trova pace nelle parole che visualizzo su un pc o su un foglio di carta. grazie al cielo non sono sempre così irrequieto, ma le cose migliori mi escono quando… sento il desiderio di piccchiare qualcuno!
    p.s. ovviamente sono ironico!:)

    • Daniele Imperi
      2 novembre 2013 alle 14:07 Rispondi

      Ciao Lapo, ho capito che intendi. Mi riferivo però a un appagamento lavorativo e personale. Non credo molto allo stereotipo dello scrittore pieno di problemi che affoga tutto nella scrittura.

  2. Fabrizio Urdis
    2 novembre 2013 alle 13:25 Rispondi

    Ciao Daniele,
    purtroppo per ora leggo e scrivo quando, dove e come posso.
    Mi piace scrivere in mezzo alla gente ma mi rallenta tantissimo, quindi lo faccio molto di rado.
    Non penso che la pace dei sensi aiuti nella scrittura e nell’arte in generale, il malessere interiore e l’insoddisfazione aiutano perché l’artista trova nella sua forma di espressione una valvola di sfogo.
    Ovviamente però è un analisi generale, ognuno è differente.

    • Daniele Imperi
      2 novembre 2013 alle 14:08 Rispondi

      Per la pace dei sensi aspettiamo magari qualche decennio :D
      Ma come dici, ognuno è differente.

      • Fabrizio Urdis
        2 novembre 2013 alle 19:53 Rispondi

        “Non penso che la pace dei sensi aiuti nella scrittura…”
        È strano, ho come l’impressione di aver scritto una stupidaggine…
        Effettivamente oggi ho scoperto un’espressione che non conoscevo :-D (anche se pensavo di conoscerla)

        • Daniele Imperi
          2 novembre 2013 alle 20:17 Rispondi

          Ah, non avevi capito cosa si intendesse per pace dei sensi? :D

          • Fabrizio Urdis
            3 novembre 2013 alle 18:37

            Eh già… col senno di poi non era molto difficile capirlo ma l’avevo sempre interpretato come uno stato di equilibrio psico-fisico (non deridermi, l’ho già fatto io :-D
            PS: per farmi perdonare ti auguro qualche secolo di guerra dei sensi :-D

  3. MikiMoz
    2 novembre 2013 alle 13:27 Rispondi

    Ciao Sandokan!
    Sai una cosa? Io -se sono preso totalmente dalla lettura- leggo ovunque.
    Poi a casa rileggo con calma.

    Scrivere… anche qui, io se ho un’idea al volo, me la scrivo o me la appunto anche sul pacchetto di fiammiferi.
    Ma non fumo.
    Quindi ripiego elemosinando foglietti volanti che ripiego e conservo nella tasca posteriore sinistra dei pantaloni, dove ho anche la cardadidendidà.

    Certo, lo scrivere-scrivere è un altro paio di maniche. Quando scrivo qualcosa ho bisogno di 5 min tutti per me. Musica, confusione, tv ci stanno anche bene, non mi infastidiscono.
    Non sopporto soltanto se c’è qualcuno DIETRO di me. Non perché non voglio che legga (le cose che scrivo sono pubbliche, dopotutto), ma perché odio l’avere gente alle spalle mentre scrivo, semplicemente! XD

    Buon uichend.

    Moz-

  4. Monia
    2 novembre 2013 alle 14:42 Rispondi

    “Secondo me devi essere appagato dalla tua vita, soddisfatto di ciò che fai e continui a fare e allora potrai scrivere senza problemi. Allora non ci saranno distrazioni, perché quelle più forti arrivano proprio dalla mente, dalla stessa mente che produce la scrittura. E non si sa da che parte sta la tua mente, ma forse è imparziale, dopo tutto.”

    Questa parte del post mi ha colpito molto.
    Perché è vero che a volte la scrittura è quella fenditura che il dolore lo provoca ma anche che del dolore è finestra ma è anche vero che c’è “malessere” e “malessere”.
    Queste tue parole, che in un post sui luoghi della scrittura parlano di quel luogo spesso difficile da esplorare che è la testa di uno scrittore, le ho trovate insomma davvero azzeccate e mi ha colpito vedere scritto da un’altra persona qualcosa che anch’io penso ma che non avrei saputo esprimere così chiaramente (empatia? ;-)

    Dopo la doverosa premessa passiamo alle risposte!

    1) Il mio luogo ideale sarebbe una veranda, costruita sul ciglio della notte, su cui scrivere davanti a una bella scrivania standosene seduti su un dondolo. In genere, comunque, scrivo alla scrivania o sul letto.

    2) Per quanto riguarda la musica… Dipende. Dipende moltissimo da ciò che sto scrivendo. Ma se, per esempio, non riuscirei proprio a scrivere con il televisore come sottofondo la musica il più delle volte non mi dispiace. Forse è un modo per trattare i pensieri e le distrazioni con il metodo tanto caro a chi ha un ex da dimenticare: usare la tecnica del “chiodo scaccia chiodo”. Perché non isolare la nostra testa dal brusio delle preoccupazioni alzando il volume di un suono che ci piace?

    3) Sulla gente non transigo. Più lontana è meglio è. Ovviamente se mi sento troppo osservata non spiccico parola. Seppur scritta.

    • Daniele Imperi
      2 novembre 2013 alle 15:58 Rispondi

      Grazie Monia :)
      Vedo che ognuno hai i suoi luoghi e i suoi sottofondi preferiti. Sulla gente concordiamo.

  5. Maria Grazia
    2 novembre 2013 alle 16:56 Rispondi

    Anch’io non sopporto la gente intorno, alle spalle poi..mi paralizza. Questo però quando scrivo (ma qualunque cosa, anche la lista della spesa). Leggere invece mi riesce ovunque, come a suo tempo scrissi a commento del post sull’argomento “lettura”.

    • Daniele Imperi
      2 novembre 2013 alle 17:45 Rispondi

      Scrittura e lettura per me sono attività riservate e personali :D

  6. Salvatore
    2 novembre 2013 alle 18:53 Rispondi

    Come mi piacerebbe avere uno studio come quello che hai descritto… Purtroppo al momento scrivo in cucina, su una scrivania traballante di compensato, seduto su una sedia di quelle pieghevoli con un cuscino per ammorbidire un po’ la seduta. Devo dire però di avere la fortuna di scrivere su un imac, che mi fu regalato quattro o cinque anni fa. Gran bella macchina, se non fosse che ai concorsi letterari prediligono file di word…
    Oppure scrivo in ufficio, quando ho tempo o nella pausa pranzo. Purtroppo le distrazioni sono moltissime. Clienti che chiamano, colleghi che chiedono, il boss che rompe, la misica di vigin radio del mio vicino di ufficio… Insomma, impossibile, ma ogni tanto riesco a trovare la giusta pace per buttare giù qualcosa – tutti i gironi a dire la verità – e le idee migliori mi sono venute proprio in ufficio, perchè ci passo così tanto tempo che ormai per me è casa e mi sento a mio agio.
    Un’altro posto in cui scrivo è la sera negli hotel. Viaggio abbastanza spesso per lavoro e quindi cerco di ottimizzare il tempo. Purtroppo non possiedo un portatile, ma un ipad. Difficile scrivere seriamente con un ipad, ma qualche pagina è venuta fuori anche così.
    Il silenzio. Parola magica. Desiderio nascosto nel cassetto. Quanto mi piacerebbe essere circondato da una bolla di silenzio a comando quando scrivo… Purtroppo ormai sono talmente abituato al caos che non ci facco più caso. A casa ho i bambini dei vicini che fanno un chiasso della malavita. Saltano, corrono, lanciano oggetti, trascinano oggetti, urlano, piangono… In ufficio… Be’ lasciamo stare. In hotel la quiete c’è, ma non la comodità.
    Non scrivo con la musica, distrae anche me. Invece la uso per riflettere prima di iniziare a scrivere o nei momenti di pausa. Serve! Se i vicini fanno davvero tanto chiasso uso un sottofondo ambient che, essendo musica rilassante e piatta, sempre uguale, crea un contrasto al baccano che non è simile al silenzio, ma in mancanza di meglio va bene.
    Per finire, be’ mi piacerebbe avere un posto ideale in cui scrivere, ma alla fine mi rendo conto di scrivere un po’ ovunque e in mancanza di un posto utopico va bene un po’ tutto. Alla fine la differenza la fa la testa… Quanto sei appassionato, quanto sei volenteroso, quanto sei testardo nel perseguire i tuoi desideri, ecc.

    • Daniele Imperi
      2 novembre 2013 alle 20:22 Rispondi

      Per i vicini ti consiglio un bazooka :D

      Anche la mia scrivania è traballante…

      Vero, poi, che la differenza la fa la testa.

  7. franco zoccheddu
    2 novembre 2013 alle 20:39 Rispondi

    Chi scrive con passione ha qualcosa che vorrebbe e non ha, e non è importante cosa sia. Il desiderio di colmare quel vuoto, piccolo o grande che sia, è la vera molla che muove lo scrittore.
    A questo desiderio, in genere grande e talvolta impetuoso, purtroppo si sovrappone la fragilità della nostra natura umana, sempre tesa verso tutto e tutti, e questo ci rende difficoltoso il percorso. Ecco perchè nasce in noi il bisogno di luoghi speciali, di stati mentali particolari che ci aiutino. Penso che il tutto si possa riassumere considerando che quanto ci sia in noi di prezioso e quanto, invece, di debole ed effimero. E’ la condizione umana: tutti diversi, tutti in cerca di qualcosa, tutti in bilico tra un istante e l’eternità.
    Per questo sentiamo il bisogno di scrivere, dobbiamo lasciare qualcosa oltre l’estrema leggerezza dei pensieri e delle sensazioni. E’ come un perenne pentimento, o rammarico, meglio, per non aver avuto il privilegio di essere stati creati eterni e onnopotenti.
    Scusate, ho rilasciato il guinzaglio della mia mente e lei ha un po’ vagato in giro.

  8. franco zoccheddu
    2 novembre 2013 alle 20:41 Rispondi

    E ho seminato errori qua e là. Ahimé, questa nostra umanità…

  9. Calliope
    3 novembre 2013 alle 09:45 Rispondi

    Io scrivo dappertutto, da sola o in compagnia, con o senza musica e le distrazioni a volte sono solo fonti inesauribili di ispirazioni. Seduta o in piedi, di giorno e di notte ma soprattutto all’alba o in pre-fase R.E.M. :)
    Buona domenica!

  10. Laura Tentolini
    3 novembre 2013 alle 12:32 Rispondi

    Ebbene sì, a volte il biglietto del tram è fondamentale!
    Mi è capitato di scrivere in attesa al pronto soccorso, in un via vai di gente, fra barelle e ambulanze.
    Se l’idea c’è, c’è anche la testa e la concentrazione.

    • Daniele Imperi
      3 novembre 2013 alle 13:38 Rispondi

      In un pronto soccorso devi davvero avere una bella forza di volontà :)

      • Laura Tentolini
        3 novembre 2013 alle 16:21 Rispondi

        Forse è stato un modo per estraniarmi, mi sono calata nella storia che avevo in mente per sfuggire alla realtà.
        La scrittura come rifugio?

        • Daniele Imperi
          3 novembre 2013 alle 16:25 Rispondi

          Certo, la scrittura come rifugio. Anche se per me rifugio è sinonimo di isolamento e silenzio :)

  11. Suzana
    7 novembre 2013 alle 09:01 Rispondi

    Ciao Daniele, personalmente non ho problemi di concentrazione, anzi, quando leggo o scrivo riesco ad estraniarmi completamente dal mondo. E questo vale per ogni mio impegno “intellettuale” e pratico. Gradisco un sottofondo musicale naturale tipo: “rumore” di pioggia con tuoni, le onde, mare in tempesta, musica zen e così via. Oggigiorno,con il multitasking le persone si distraggono molto più facilmente. In merito a questo, penso che manchi una giusta dose di autodisciplina.

  12. Seagal93
    9 novembre 2013 alle 02:10 Rispondi

    Per quanto mi riguarda, non sono assolutamente in grado di leggere in presenza di rumori vari, anche leggeri, poichè preferisco leggere con un filo di voce, quasi un bisbiglio.
    Nella scrittura sono completamente l’opposto: una bella colonna sonora mi aiuta ad esprimere meglio le mie emozioni e le mie idee.
    Complimenti per il post :)

    • Daniele Imperi
      9 novembre 2013 alle 07:38 Rispondi

      Grazie.
      Anche se lettura e scrittura sono azioni diverse, per me hanno bisogno di solitudine e silenzio assoluti, invece.

  13. Kinsy
    10 novembre 2013 alle 19:15 Rispondi

    Una volta riuscivo a scrivere praticamente ovunque, come d’altronde leggere. Ora, invece, sarà la vecchiaia o il bisogno di concentrazione maggiore, ho bisogno di silenzio e solitudine. Così mi trovo a scrivere bene a letto, di notte, quando proprio non riesco a prendere sonno, oppure quando ho un po’ di (rara) tranquillità , seduta sola alla scrivania.
    E… scrivo ancora con carta e penna e poi trascrivo al PC, apportando piccole modifiche.

  14. Erica
    26 aprile 2014 alle 10:44 Rispondi

    Questo è un argomento sul quale posso raccontare la mia piccola esperienza in merito. Volevo trovare un luogo adatto alla mia scrittura. Così ho ricavato da una stanza il mio luogo dedicato con scrivania e libreria personale, ma non scrivevo nulla seduta lì dentro da sola. A quel punto ho indirizzato la scrivania verso la finestra in modo da potermi affacciare e ispirare alla vista del cielo e degli alberi fuori dal mio appartamento, ma senza successo. Presa dallo sconforto ho insistito con mio marito per dipingere la stanza di verde pensando che fosse quello il problema. Niente. Quando davo il meglio di me scrivevo appena poche pagine. Credevo di aver perso la voglia di dedicarmi alla scrittura finché non sono andata a un corso di formazione di fiopatologia. Lì, in quel auditorium che ospitava 200 persone intente a ascoltare un oratore da ore, mi sono ritrovata sola, isolata dagli altri, con un foglio bianco e una penna in mano. In quel momento io ho scritto e anche tanto, come non facevo da anni. Era felicissima.
    Rileggendolo a casa quel capitolo, ho visto che era una mezza schifezza, ma ero lo stesso soddisfatta di essermi sboccata. Da quel giorno, non vado nel “luogo giusto” o non aspetto il momento adatto. Scrivo appena trovo il desiderio di farlo ovunque mi trovo, indifferente da chi sia attorno a me. Mi isolo e aspetto quella piccola magia se no ho paura che svanisca di nuovo.

    Grazie Daniele per il tuo blog, lo sguo con molto attenzione da mesi. Continua così ti prego, per tutti noi, poveri diavoli con un sogno. ;)

Lasciami la tua opinione

Nome e email devono essere reali. Se usi un nickname, dall'email o dal sito si deve risalire al nome. Commenti anonimi non saranno approvati.