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Doppio Marlowe, il nuovo romanzo di Frank Spada

Doppio MarloweFrank Spada è un autore che, pur nel suo anonimato, sta conquistando le librerie ed è arrivato in breve tempo al suo terzo romanzo. Parlo di Doppio Marlowe, la terza storia del detective che abbiamo amato, nell’America degli anni ’50.

Dopo Marlowe, ti amo e Dimmi chi sei, Marlowe, arriva adesso un Marlowe addirittura doppio, liscio e senza ghiaccio, come lo definisce l’autore.

Esce fra maggio e giugno questo nuovo romanzo, 160 pagine di buona lettura, sempre per la Robin Edizioni.

La trama del romanzo

Il tempo che non muore è quello che ritorna? Pare di sì, se Marlowe questa volta indaga il mistero del passato racchiuso in una busta, dopo aver presenziato al funerale di un suo amico, il poliziotto Neffie O’Dougharty, morto per un incidente casuale quanto la fortuna che ruota attorno ad un tesoro e che il detective scoprirà per salvare la sua vita.

California e dintorni, come sempre in compagnia della sua Olds, del “compare” appiccicato addosso e del jazz che ritma i suoi imprevedibili pensieri.

9 Commenti

  1. Pseudonimo
    13 maggio 2011 alle 11:51 Rispondi

    La “Penna Blu” merità più di un ringraziamento, talché…

    Capitolo primo

    1.

    Cristo santo, che giornata!
    Il rimpianto condiviso, Santini e gli altri con gli occhiali scuri e le uniformi decorate, la tromba di un giovane cadetto puntata verso il cielo, le secche salve dell’onore – come rami spezzati per un piede in alto su di troppo –, e la bara del tenente Neffie O’Dougherty se ne va sotto senza salutare. I colleghi in riga sull’attenti, il sole a fiotti che ci fa lacrimare di sudore, la bandiera dell’Unione ripiegata che mi viene da piangere di rabbia per quanto sanno farlo bene, Nancy, che per stringersela al cuore si sorregge ai ragazzini, le lunghe limousine che dietro i vetri allontanano il dolore, il caldo insopportabile, la giacca zuppa, e fra le pieghe… beh, il resto degli avvenimenti di un giorno proprio inutile per chi non c’era.

    ps – 11.50 a.m. – grazie

  2. Daniele Imperi
    13 maggio 2011 alle 12:18 Rispondi

    Grazie per questo brano! ;)

  3. Frank Spada
    26 giugno 2011 alle 17:11 Rispondi

    23 giugno 2011 – “L’uomo che fu Giovedì” (citando un titolo di G.K.Chesterton) – e oggi: “Allora Domenica parlò, ma così piano che pareva continuare una conversazione piuttosto che cominciarla.” (citazione sempre dallo stesso titolo), e “Doppio Marlowe” è qui http://www.robinedizioni.it/doppio-marlowe
    Grazie ancora per l’ospitalità gentile.

  4. Daniele Imperi
    26 giugno 2011 alle 18:13 Rispondi

    Grazie delle citazioni, Frank :)

  5. leila mascano
    29 giugno 2011 alle 19:31 Rispondi

    Doppio Marlowe- Liscio e senza ghiaccio. Robin edizioni, 2011.

    Cominciamo dalla copertina, una fotografia in bianco e nero di Dennis Stock di S. Diego, 1968. Dennis Stock è un grande fotografo, uno che ha lavorato per la rivista Life, che ha fatto una delle foto più famose di James Dean, ritraendolo mentre cammina sotto la pioggia, ed è una foto struggente, perché c’è già tutta la storia di Dean dentro, gioventù e solitudine in quel suo andare impavido controcorrente, come nella passeggiata sotto l’acquazzone.
    Se la foto scelta da Frank fosse un dipinto, potrebbe essere di Dennis Hopper, iperrealista ed emblematica con quella strada che sembra finire nell’oceano, e che invece svolta bruscamente contro ogni logica in una curva da lasciarsi davvero tutto alle spalle, una svolta definitiva in quello che s’immagina sia un tramonto.
    Ma Dennis Stock è anche il fotografo che ha ritratto i protagonisti del jazz dell’epoca, raccogliendone i ritratti in un libro, che si chiama Jazz street. Vedete dunque come tutto sia straordinariamente accurato in questo libro, come del resto negli altri due.
    Credo che non si possa fare un torto maggiore all’autore che chiuderlo nei confini di una storia hard boiled, o noir se preferite, giacché uno scrittore è uno scrittore, se lo è, al di là dei generi, per quanto la storia, l’impalcatura intendo, possa essere godibile e il personaggio entrato ormai nell’immaginario dei suoi lettori. Un Marlowe impercettibilmente più duro, che in qualche modo “gioca” sempre, ma dietro si sente il cambiamento, ed è come se fossero passati molti più anni ed esperienze di quanto il tempo non ci dica, e che ci rivelasse molto più di sé e della sua doppia ombra, il compare, cioè, ma anche l’autore. Ce lo rivela a suo modo, nella scrittura di Frank Spada che qui ha davvero trovato la sua misura, una scrittura che osa sapendo di poterlo fare, così densa di richiami, di riferimenti e che piuttosto che una scrittura criptica, destinata a lettori colti e preparati a coglierne tutte le sfaccettature, è in qualche modo aperta a quello che il lettore ci troverà, seguendo una traccia che non è mai banale e che coinvolge chi legge perché non sia spettatore degli eventi, ma direttamente chiamato in causa non solo nell’avventura di Marlowe, ma in un’avventura intellettuale che spazia ben oltre i confini della “storia”. Che continuerà, speriamo, lungo le strade di quella California che sembrano sempre precipitare in mare, salvo che all’ultimo istante, come dovrebbe accadere anche nella realtà e qualche volta veramente accade. Leila Mascano.

  6. Daniele Imperi
    29 giugno 2011 alle 20:02 Rispondi

    Leila, grazie di questa bellissima – e condivisibile – analisi :)

  7. leila mascano
    10 luglio 2011 alle 17:15 Rispondi

    Grazie, Daniele. Vorrei commentare un brano a pag. 98 di Doppio Marlowe, che mi è piaciuto particolarmente. Credo che sia il pezzo che mi ha maggiormente colpito in tutto il libro, e quello che non so perché mi ha ha fatto venire in mente Il terzo uomo, forse per l’atmosfera tenebrosa in cui si svolge l’inseguimento finale nelle fogne di Vienna, e che ha tutte le connotazioni di un incubo che anch’io conosco bene.
    Il capitolo è scritto magistralmente, e conferma che la storia noir è solo un pretesto Questo è il brano di uno scrittore, uno scrittore che ha tutte le carte in regola per esserlo; una prova difficile perché se come dice Borges “é difficile descrivere un mal di denti” non è da tutti descrivere l’angoscia con un meccanismo così perfetto da far pensare alla complessità di un orologio, e non nomino a caso uno strumento che scandisce il tempo, quel tempo che ci perseguita non meno dell’ignoto inseguitore alle spalle, un tempo che si estende lungo un cunicolo buio “tra due pareti di silenzio, due superfici parallele, due specchi contrapposti”, eppure il luogo non c‘è, è “ uno spazio che si comprime”, infinito e claustrofobico insieme, e la fuga disperata che diventa inseguimento obbligato lungo “una retta definita solo da un’intenzione senza posa, nel susseguirsi di infiniti fotogrammi persi negli spazi laterali”. Il protagonista del sogno-incubo fugge dunque, ma nello stesso tempo è obbligato a inseguire qualcosa o qualcuno che resta ugualmente confuso, così come oscura e terribile è la minaccia alle sue spalle: ma alla volontà di fuga, al mulinare velocissimo dei piedi non corrisponde una traccia reale d’essersi mai mosso, benché il piano che calca diminuisca in profondità e la distanza che separa l’inseguitore da lui si accorci a ritmo impressionante, e la sua corsa precipiti in un vortice: “Avverto il senso di un dolore, appuntito, che mi preme sulla nuca, che s’incunea dentro un globo con l’orribile rumore della dimensione del silenzio, poi lo squarcia; trapassandolo come un meteorite che continua la sua corsa nel cosmo senza fine.”
    Penso che basti leggere questa frase che conclude il brano per capire la qualità di scrittura di Frank Spada, che è altissima, concreta e surreale insieme, e che raggiunge talvolta i vertici della poesia.
    Accade qualche volta che il tempo degli orologi, che avanza idealmente in linea retta, non sia più il nostro, che viceversa come un metronomo registra un tempo circoscritto, per così dire “fermo”, scandendone solo il ritmo, e la nostra vita, che muovendosi in sincronia col tempo s’illudeva di dominarlo e di possederlo, si accorga viceversa che esso avanza con la forza dell’ineluttabilità, asincrono e veloce rispetto al tempo “immobile” del nostro metronomo interno. Questo fenomeno non è per forza legato all’età biologica quanto piuttosto alla difficoltà di adeguarsi ad una realtà esterna che indubbiamente è minacciosa. Il destino dell’uomo è una scintilla tra due spazi bui, e la grandezza e l’orrore della condizione umana è che siamo i soli a saperlo. Credo che poiché questa sia la mia idea, trovo che non si potesse dare ad essa una rappresentazione simbolica più affascinante di questa.

  8. Frank Spada
    18 luglio 2011 alle 10:28 Rispondi

    Gentile Leila Mascano, la ringrazio per la fascinazione che l’ha spinta a tanto.

  9. Frank Spada
    23 gennaio 2012 alle 15:21 Rispondi

    Il mito di Marlowe non passa mai di moda, come il Jazz che innalza il tono dei suoi acuti
    http://www.frankspada.eu/jazz
    Grazie per l’ospitalità.

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