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3 domande per un incipit

domande incipitPer me scrivere un incipit è la parte fondamentale di una storia. E anche la più difficile. Sono sempre più convinto che è proprio dall’incipit che riesco a capire se un romanzo possa piacermi o meno. Certo, intervengono anche altri fattori, come la conoscenza dell’autore, lo stile, la storia in sé, ma è l’inizio del romanzo che scatena in me il vero interesse per quella storia.

Prima di parlare di come creare un buon incipit, però, dobbiamo sollevare anche un’altra questione: che cosa dobbiamo considerare come incipit di una storia? In realtà, un vero incipit non esiste, come non esiste una vera fine, citando Frank Herbert. Quindi possiamo dire, parafrasandolo, che l’inizio è solo il punto in cui decidiamo di cominciare a raccontare la nostra storia.

3 domande fondamentali per un incipit perfetto

In un saggio ho letto che un buon incipit dovrebbe rispondere a 3 domande, che fanno capire immediatamente al lettore l’ambientazione della storia. Nel saggio si menzionava Alessandro Manzoni e I promessi sposi, opera in cui quelle 3 domande sono molto evidenti:

  1. dove avviene la storia?
  2. quando accadono gli eventi?
  3. chi è coinvolto?

È chiaro che le risposte a queste domande non possono essere sempre univoche. In una storia che spazia in più contesti storici e geografici e coinvolge più di un personaggio come protagonista siamo costretti a dare risposte multiple.

Nell’anno 1872, la casa al numero 7 di Saville Row, Burlington Gardens – casa nella quale morì Sheridan nel 1814 – era abitata da Phileas Fogg, esq., uno dei membri più singolari e più in vista del Reform Club di Londra, sebbene egli sembrasse sforzarsi di non fare alcunché che potesse attirare l’attenzione.

Se non l’avete riconosciuto, questo è l’incipit de Il giro del mondo in 80 giorni di Jules Verne, un incipit che soddisfa le 3 domande:

  1. Dove? A Londra, in una casa al numero 7 di Saville Row, Burlington Gardens.
  2. Quando? Nel 1872.
  3. Chi? Phileas Fogg, un membro del Reform Club.

Quando il signor Bilbo Baggins di Casa Baggins annunciò che avrebbe presto festeggiato il suo centoundicesimo compleanno con una festa sontuosissima, tutta Hobbyville si mise in agitazione.

Questo incipit è più facile, si tratta de Il Signore degli Anelli di Tolkien. Sono soddisfatte le 3 domande? Sì.

  1. Dove? A Hobbyville.
  2. Quando? Nel centoundicesimo compleanno di Bilbo.
  3. Chi? Bilbo Baggins di Casa Baggins.

In questo caso, trattandosi di un fantasy, forse non è così utile conoscere la data esatta, perché comunque non sarebbe comprensibile né ci aiuterebbe a collocare le vicende nella Storia, a meno che non si tratti di una saga che va avanti da un po’ e di cui conosciamo il computo degli anni.

È sempre necessario soddisfare quelle 3 domande?

No, secondo me. Per l’occasione, mentre scrivevo l’articolo, ho sfogliato qualche libro e letto alcuni incipit: Lui è tornato di Timur Vermes, La penultima verità di Philip K. Dick, Città di vetro di Paul Auster, Memento di Julianna Baggott, Il lupo della steppa di Hermann Hesse.

In tutti questi romanzi ne venivano soddisfatte al massimo due. O mancava il dove o il quando. È chiaro che ogni storia vada collocata in un contesto storico, ma questo può, all’inizio, essere mostrato pian piano.

Se scrivo di una ragazzina che trascina un carro lungo una strada acciottolata, mentre vede cavalieri armati sfilare accanto a lei, il lettore sa che non siamo nel XXI secolo, ma ancora non capisce se sia il 1400, il 1700 o perfino prima dell’anno mille.

Posporre uno dei 3 elementi crea suspense. Ma almeno due vanno mantenuti, secondo me. Se c’è una cosa che non può mancare in un romanzo, specialmente nell’incipit, è la chiarezza: far capire al lettore di cosa si sta parlando. Leggiamo alcuni incipit “incompleti”.

Lui è tornato

Risveglio in Germania (Titolo del prologo). Di sicuro è il popolo che mi ha sorpreso di più. Eppure ho fatto davvero tutto ciò che era umanamente possibile per distruggere la sua futura esistenza su questo suolo profanato dal nemico. Ponti, centrali elettriche, strade, stazioni ferroviarie: avevo ordinato che tutto ciò fosse distrutto.

Dalla copertina inequivocabile si intuisce chi possa essere il protagonista della storia: Hitler. Sappiamo quindi il chi e il dove, la Germania. Ma non il quando. A questo ci arriviamo lentamente, assieme al protagonista.

La penultima verità

La nebbia può penetrare dall’esterno e giungere fino a te; può invaderti. Così pensava Joseph Adams mentre fissava la nebbia, quella del Pacifico, dalla finestra alta e nulla della sua biblioteca: una struttura faraonica ricavata da frammenti di cemento che un tempo, in un’altra epoca, formavano una rampa di entrata della Bayshore Freeway.

Ancora una volta manca il quando, ma sappiamo il nome del protagonista e anche la località.

Città di vetro

Cominciò con un numero sbagliato, tre squilli di telefono nel cuore della notte e la voce all’apparecchio che chiedeva di qualcuno che non era lui. Molto tempo dopo, quando fu in grado di pensare a ciò che gli era accaduto, avrebbe concluso che nulla era reale tranne il caso.

Poco oltre questo incipit conosciamo il nome del protagonista e anche la città. Di nuovo non sappiamo quando avviene la vicenda.

Memento

Prologo. Il ronzio sopra le nostre teste è cominciato una settimana dopo le Detonazioni, o giù di lì. È difficile dire con certezza quanto tempo fosse passato. Il cielo era deformato da banchi di nubi annerite, l’aria carica di cenere e di polvere. Il cielo era così ingombro che non abbiamo mai saputo con precisione se si trattasse di un aereo o di una navicella.

Qui siamo in una storia post-apocalittica e il lettore, a dire la verità, nella prima pagina ha una vaga idea di cosa sia accaduto. C’è solo il dove, anche se non definito, ma non conosciamo né il quando né chi sta parlando.

Il lupo della steppa

Questo libro contiene le memorie lasciate da quell’uomo che, con una espressione usata sovente da lui stesso, chiamavano “il lupo della steppa”. Non stiamo a discutere se il suo manoscritto abbia bisogno di una prefazione introduttiva; io in ogni caso sento il bisogno di aggiungere ai fogli del Lupo della steppa alcune pagine dove tenterò di segnare i ricordi che ho di lui.

In questo romanzo troviamo un chi, anche se ancora avvolto nel mistero, ma nessun dove né quando.

È vero, sono incipit che non soddisfano tutte e tre le domande, ma sono comunque incipit che funzionano.

L’inizio della storia coincide con le prime parole del libro?

Potrebbe accadere, comunque, che l’inizio della trama non coincida affatto con le prime parole del testo, ma sia più avanti, ritardato dal narratore. Inoltre, anche quando l’inizio della trama e le prime parole del testo coincidano, quale sarà la parte testuale che va considerata come iniziale? La prima riga? La prima frase? Il primo paragrafo?

Così scrive Giuliana Adamo nel suo saggio Beginnings and Endings in Novels. Questo passo mi ha fatto pensare, perché per me l’inizio di un libro è dato appunto dalle prime parole. Ma qui si parla di trama, non di storia in sé e trama e storia sono due cose differenti. Quando scrivo una storia, quando leggo un libro, seguo un percorso stabilito dall’autore. Ma quando creo una trama o la racconto a qualcuno, posso seguire lo schema che voglio.

Facciamo l’esempio classico de I promessi sposi: la trama, ridotta all’osso, tratta di un signorotto che ostacola il matrimonio di due fidanzati, perché invaghito della ragazza. Ma sappiamo benissimo che l’inizio della storia è un altro. La storia inizia con Don Abbondio, anche se il matrimonio che non s’ha da fare appare in scena quasi subito.

Incipit completi o no?

A essere sincero, quando scrivo un incipit non mi pongo mai quelle 3 domande. Però mi rileggerò quelli di alcuni racconti per vedere se contengono i 3 elementi citati. Come vi sembra questa “tecnica” delle tre domande? La usate nelle vostre storie?

42 Commenti

  1. maurap
    9 dicembre 2014 alle 07:07 Rispondi

    Buongiorno Daniele, proprio ieri ho postato nel mio blog un articolo sull’Incipit; non ho parlato però delle tre domande. Ho apprezzato il tuo approfondimento che come sempre è esauriente e completo. Io per scrivere l’incipit non uso la tecnica delle tre domande, odio le descrizioni, preferisco puntare l’attenzione su una singola azione del personaggio principale o su un particolare fisico. Come ho già detto nel post, amo leggere gli incipit che creano un effetto particolare, capaci di fulminare anche con una sola parola la mia anima. Tempo fa ho continuato una lettura di una scrittrice di dubbia fama, solo per l’incipit. Iniziava con una frase: “Sono morta, sì sono morta”, geniale; in realtà la protagonista non lo era, pensava di esserlo. Una partenza fulminante.

    • Daniele Imperi
      10 dicembre 2014 alle 08:29 Rispondi

      Leggerò il tuo post al più presto, sono abbastanza indietro con varie letture saltate in questi giorni.

      Un incipit come quello che citi, invece, a me avrebbe frenato la lettura :)

  2. LiveALive
    9 dicembre 2014 alle 08:28 Rispondi

    Quello che risponde a quelle tre domande è un incipit “tradizionale”. Pensiamo al Don Chisciotte: “Viveva, or non ha molto, in un paese della Mancha il cui nome non voglio ricordarmi, uno di quei cavalieri…”
    Risponde a tutto, come un incipit giornalistico che dovrebbe rispondere alle 5 W.
    In realtà è chiaro che ciò non è più necessario. Oggi va di più l’incipit in medias res, che generalmente non risponde a niente…
    Credo comunque sia bene mettere sin dalla prima frase quelle informazioni che permettono una giusta visualizzazione della scena: se dico che tizio compra una stoffa da un mercante dovrò comunque far capire nel medesimo istante se si tratta di un uomo del 2014 che ha una bancherella a un mercatino o se si tratta di un grande venditore del medioevo…
    L’unica cosa davvero importante rimane comunque il suscitare interesse, anche se, invero, ciò dipende anche dall’epoca. Per esempio, oggi tutti sono d’accordo nel dire che l’incipit deve catturare, ma qualche decennio fa si pensava ancora che il lettore di un romanzo fosse più determinato di quello di racconti, e quindi lo si poteva far attendere un po’ perché, con tutte quelle pagine, sarebbe andato avanti lo stesso.
    Altra cosa che teoricamente dovrebbe fare l’incipit è elencare i punti del “patto col lettore” nel senso che deve far capire le caratteristiche del libro. Immagina se Il Nome della Rosa, invece che con la citazione del Vangelo, fosse iniziato in una atmosfera polverosa “hard boiler” con l'”investigatore” già impegnato in chissà quale interrogatorio… Sarebbe stato semplicemente un altro libro, e, se fosse continuato come il libro che conosciamo: 1- i lettori di gialli ne sarebbero rimasti delusi, 2- i lettori di testi storici o “colti” non l’avrebbero manco iniziato.
    …ma comunque, tutto si può scavalcare, se così si riesce a ottenere un bell’effetto.

    • Daniele Imperi
      10 dicembre 2014 alle 08:45 Rispondi

      Gli incipit di un tempo erano diversi, è vero. Ma non è detto che oggi non funzionino più.

      Far capire l’ambientazione e suscitare l’interesse sono due aspetti importanti per un incipit, perché come lettore a me interessano così.

  3. Marina
    9 dicembre 2014 alle 08:46 Rispondi

    Non so se attenersi a delle regole renda un incipit più accattivante. Non faccio mai caso, quando leggo, al quando, al dove nè al chi della storia. Un buon inizio, per me, deve catturare l’attenzione, deve portare ad andare avanti in modo naturale, introdurre nella vicenda raccontata generando attese e curiosità per il prosieguo di essa. Se guardo alla mia esperienza personale, rileggendo l'”ante” del mio romanzo, c’è una collocazione temporale ed il nome della protagonista, niente luogo: descrivo un’intenzione, un desiderio espresso ad alta voce. Credo che chi scrive, lo faccia in base ad impulsi che lo portano a voler dire delle cose, senza la necessità di scalette preformate, regole stilistiche, punti da seguire come fasi imprescindibili. Io prescindo. Poi, al lettore l’ardua sentenza!

    • Daniele Imperi
      10 dicembre 2014 alle 08:47 Rispondi

      In effetti anche io ho sempre scritto gli incipit rispondendo a un impulso, ecco perché voglio analizzarne alcuni, almeno quelli dei racconti che considero migliori, per vedere se rispondono a quelle domande.

  4. Chiara
    9 dicembre 2014 alle 08:59 Rispondi

    Nemmeno io mi pongo le tre domande, però mi accorgo che i dettagli fluiscono spontaneamente.
    Nel romanzo che sto scrivendo ciascun capitolo inizia con la data, quindi la coordinata temporale già c’è. In futuro, dovrò valutare se tenerla anche nella revisione finale, ma credo di sì. L’incipit però mostra i protagonisti nel 2014, sebbene la storia inizi nel 2000 (ci saranno infatti dei flashback che ci porteranno indietro). Quindi, seguendo il tuo ragionamento, si può dire che la mia storia inizia molto prima di quando inizi il libro…
    Piccola curiosità: l’incipit è sempre la parte che scrivo per ultima. La abbozzo, ma poi la lascio sedimentare e ci ritorno quando l’opera è conclusa e posso averne una visione globale. :)

    • Daniele Imperi
      10 dicembre 2014 alle 08:54 Rispondi

      Nel tuo caso è diverso, perché la storia è strutturata a quel modo. Ma non va bene per ogni romanzo seguire quel metodo.
      Qualche volta anche io ho modificato l’incipit.

  5. Alessandro Madeddu
    9 dicembre 2014 alle 10:09 Rispondi

    “Chiamatemi Ismaele”.

  6. Salvatore
    9 dicembre 2014 alle 10:38 Rispondi

    Per me, l’unico obbiettivo che l’incipit deve centrare è quello di dare subito il taglio e il ritmo del libro che leggeremo. Non servono informazioni precise. Non siamo giornalisti, loro devono rispettare delle regole di compilazione editoriale. Noi scriviamo narrativa, rispondiamo ad altre regole. Se poi, oltre al taglio e al ritmo, riuscissimo anche a inserire una nota di colore che accenda la fantasia del lettore, tanto meglio.

    • Daniele Imperi
      10 dicembre 2014 alle 10:01 Rispondi

      Sì, è vero. Infatti è quello che deve fare un incipit. Non la intendo come regola rigida quella delle tre domande.

  7. Luciano Dal Pont
    9 dicembre 2014 alle 10:40 Rispondi

    Ciao Daniele, io sono per il media res a oltranza, sempre e comunque. Quando inizio un romanzo non mi pongo mai il problema di dover rispondere a quelle 3 domande, ma seguo l’estro del momento. Certo, è ovvio che poi a quelle 3 domande occorre pur dare una risposta, e anche in tempi abbastanza brevi per non lasciare interdetto il lettore, ma ciò non deve necessariamente avvenire nelle prime righe o nella prima pagina. Se poi ciò avviene in modo naturale, semplicemente perché l’incipit, così come è scaturito in maniera spontanea dalla mia mente e dalle mie dita battute sulla tastiera, risponde in effetti a quelle domande, o a una o a due di esse, ben venga, non è certo un danno, anzi, tuttavia non è una cosa che cerco e che mi pongo come prioritaria.

    • Daniele Imperi
      10 dicembre 2014 alle 10:03 Rispondi

      Vero, non devi soddisfare le 3 domande per forza nella prima pagina.

  8. wawos
    9 dicembre 2014 alle 11:04 Rispondi

    Ciao Daniele. Sono d’accordo con quanto detto da Salvatore. Aggiungo che l’incipit, secondo me, deve essere quanto più possibile carta moschicida. Deve essere una sveglia che cattura la tua attenzione, una mano che ti afferra e ti attacca la storia addosso. Le risposte ai tre quesiti possono essere diluite nel corso del primo capitolo, non necessariamente alla partenza.

  9. helgaldo
    9 dicembre 2014 alle 11:49 Rispondi

    Post interessante, come al solito. Però I Promessi Sposi inizia, anche se tutti lo saltano, con il ritrovamento del manoscritto: “Historia si può deffinire” ecc. ecc. Che è già parte della finzione. Come Il nome della rosa, tra l’altro. Mi chiedo se oggi un inizio prima dell’inizio, come quello delle due opere citate, sia editorialmente efficace, a meno che non lo scriva un nome al pari di Eco e Manzoni.

    • Daniele Imperi
      10 dicembre 2014 alle 10:05 Rispondi

      Grazie. Sì, è vero, I promessi sposi inizia in effetti con quella parte. A me non dispiace, ma dipende dal tipo di storia e anche dalla bravura dello scrittore.

  10. Banshee Miller
    9 dicembre 2014 alle 11:59 Rispondi

    Credo anch’io che l’inizio come scopo abbia quello di incuriosire, piuttosto che “presentare” la storia. Farlo non è facile, perché ciò che credo possa incuriosire magari non incuriosisce te e dopo poche righe smetti di leggere annoiato. La storia se è scritta bene dovrebbe essere chiara senza che venga spiegata da un incipit classico tipo Promessi sposi.

    • Daniele Imperi
      10 dicembre 2014 alle 10:11 Rispondi

      La curiosità infatti è soggettiva. E non possiamo risolvere quel “problema”.

  11. Fabio Amadei
    9 dicembre 2014 alle 13:52 Rispondi

    «Qualcuno doveva aver diffamato Josef K. perché, senza che avesse fatto nulla di male, una mattina venne arrestato»
    Secondo me, questo è uno dei più belli e spiazzanti incipit della letteratura. Da Kafka, cultore ineffabile del senso di colpa. Un incipit che stimola attesa e curiosità.

    • Banshee Miller
      9 dicembre 2014 alle 13:57 Rispondi

      Concordo in pieno, e non risponde alle tre domande

    • Daniele Imperi
      10 dicembre 2014 alle 10:14 Rispondi

      Sì, incipit come questo incuriosiscono, proprio perché siamo un po’ tutti sensibili alle ingiustizie.

  12. Lisa Agosti
    9 dicembre 2014 alle 17:28 Rispondi

    Post interessante, commenti interessanti. Sono d’accordo con LiveAlive, oggi va di moda l’incipit che susciti curiosità senza dare coordinate precise. Per il mio romanzo, NTS, ho un incipit in medias res e un prologo che solo alla fine deciderò se anteporre o meno. Lo inserirò solo se aiuterà a creare curiosità e a rafforzare il contratto col lettore.
    Come lettore, mi piacciono gli incipit inaspettati, o quelli che mi fanno identificare immediatamente con il personaggio.
    Quest’anno, se penso agli estratti che ho scaricato, direi che vanno di moda gli incipit in cui persone comuni escono di casa e, senza apparente motivo, non vi fanno più ritorno. Forse è il sogno di molti!

    • Daniele Imperi
      10 dicembre 2014 alle 10:59 Rispondi

      Grazie. Il prologo però andrebbe anteposto :)
      Tutti incipit uguali?

  13. Lorenzo
    9 dicembre 2014 alle 17:46 Rispondi

    Ciao a tutti,
    personalmente ritengo che le 3 domande che hai citato non siano fondamentali per un incipit accattivante. L’incipit, a mio gusto, dovrebbe dare il minor numero di informazioni possibile, per creare nel lettore il grado più alto di curiosità.
    Per questo mi piacciono molto gli incipit dove viene descritta un’azione concreta, ma senza spiegare chi la stia compiendo, con quale scopo e in quale contesto. In questo modo si continuano a sfogliare le pagine per cercare di rispondere a tutte le domande che ci si pone all’inizio.
    Quando penso ad un buon incipit penso ad un prologo, scostato in anticipo o in ritardo con la storia principale. Quel prologo detterà le domande principali alle quali risponderà il resto del romanzo.
    Fondamentale per un romanzo di genere thriller, penso che possa essere utilizzato con proficuo anche negli altri generi.

    Buona serata a tutti
    Lorenzo

    • Daniele Imperi
      10 dicembre 2014 alle 11:52 Rispondi

      Concordo sul non dare tutte le informazioni subito, ma qualche indizio sì.
      Ho letto un prologo spostato in ritardo rispetto alla storia e mi è piaciuto.

  14. franco battaglia
    9 dicembre 2014 alle 17:58 Rispondi

    Certi libri possono acchiapparmi in tre righe, senza rispondere mai a nessuna domanda.

  15. franco battaglia
    9 dicembre 2014 alle 17:59 Rispondi

    E non rispondermi: “..c**** leggi?!?”

  16. Francesca Lia
    9 dicembre 2014 alle 18:19 Rispondi

    Non ho mai usato la tecnica delle tre domande, ma capisco la sua utilità: il lettore deve capire subito il contesto in cui si trova, altrimenti non avrà abbastanza informazioni per capire se la storia gli interessa. Io non amo molto gli incipit che puntano tutto sulla suspance. Un pochino di suspance serve ad attirarmi, ma soprattutto voglio capire che storia mi trovo davanti. Per questo, quando scrivo un incipit, mi sforzo di presentare in modo accennato o sintetico il tema generale del romanzo.

    • Francesca Lia
      9 dicembre 2014 alle 18:24 Rispondi

      A quanto pare è “suspense”, non “suspance”. E vabbè.

    • Daniele Imperi
      10 dicembre 2014 alle 11:53 Rispondi

      La penso come te: suspense va bene, ma devo capire dove mi trovo e che storia sto leggendo.

  17. Grazia Gironella
    9 dicembre 2014 alle 21:43 Rispondi

    Nemmeno io credo molto nell’utilità di queste tre domande per l’incipit. Esistono anche altri modi per interessare il lettore, e in fondo solo questo importa. Il resto, come autore, te lo giochi dopo.

    • Daniele Imperi
      10 dicembre 2014 alle 11:54 Rispondi

      Vero. Però non amo non capire subito cosa sto leggendo.

  18. ulisse di bartolomei
    9 dicembre 2014 alle 23:49 Rispondi

    L’incipit è la tecnica del pescatore: importante è che il pesce abbocchi all’amo poi però se non c’è l’abilità di tenercelo, si rischia che si stacchi…

    • Daniele Imperi
      10 dicembre 2014 alle 11:54 Rispondi

      Giusto: incipit magnetico va bene, ma poi devi continuare a mantenere quel magnetismo.

  19. Giuse Oliva
    10 dicembre 2014 alle 00:24 Rispondi

    Mmmh… Bella domanda. I miei incipit devono suscitare curiosita` e intanto presentare alcuni dei protagonisti.
    Le 3 domande sono un buono spunto, ma non bisogna rispettarle per forza, altrimenti si corre il rischio di ingessarsi in qualche modo e come tutte le regole sono belle le eccezioni :D

    • Daniele Imperi
      10 dicembre 2014 alle 11:55 Rispondi

      Sono d’acccordo, il rischio è anche di diventare monotoni.

  20. Renato Raia
    10 dicembre 2014 alle 23:18 Rispondi

    “Un grido s’avvicina, attraversando il cielo. E’ già successo prima, però niente è paragonabile a ora. Ormai è troppo tardi. L’Evacuazione prosegue, ma è tutta scena.” L’arcobaleno della gravità- – Thomas Pynchon. Quell’incipit non risponde a nessuna delle domande (intuibile in quando dopo un po’ che leggi: la seconda guerra mondiale)… beh, diciamo che ho anche altri esempi che dimostrano l’eccezione alla regola delle tre domande. Far orientare il lettore può rivelarsi utile, ma far procedere la storia può esserlo di più.

    • Daniele Imperi
      11 dicembre 2014 alle 12:59 Rispondi

      Ciao Renato e benvenuto nel blog.
      Vero, l’incipit non risponde alle 3 domande, ma crea comunque suspense.

  21. Kesia
    23 giugno 2016 alle 09:43 Rispondi

    Francamente non credo di aver mai creato un incipit completo, almeno non volontariamente, non mi pongo mai quelle tre domande e non credo che me le porrò mai visto che le ritengo uno schema un po’ rigido che potrebbe benissimo risultare banale. Adesso che sono a conoscenza di questo schema, probabilmente non riuscirò a non verificare, durante la lettura di un incipit, se questo contiene o meno questetre domande.

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