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Come documentarsi per scrivere un romanzo?

Come documentarsi per scrivere un romanzo
Nel blog ho parlato varie volte di documentazione, di quanto sia importante non iniziare a scrivere senza conoscere la materia. Molti dicono di scrivere ciò che si conosce: è vero, anche se non significa che un autore non possa acquisire certe nozioni.

Scrivere ciò che si conosce significa documentarsi. Altrimenti ognuno di noi dovrebbe scrivere romanzi mainstream ambientati nella propria città e nel proprio tempo.

È anche vero che molti autori hanno scritto romanzi frutto della propria esperienza lavorativa o universitaria. Ecco qualche esempio:

  • Ian Fleming ha scritto James Bond partendo dalla sua esperienza come agente segreto.
  • F. Paul Wilson si è laureato in medicina e ha scritto thriller medici.
  • John Grisham si è laureato in legge e scrive gialli giudiziari.

Per tutto il resto ci si documenta, anche per la letteratura di genere, come horror, fantasy e fantascienza.

Io considero 4 tipologie di documentazione, di cui tempo fa ho accennato in altri articoli.

Documentazione propedeutica di genere

Ovvero: non scrivere di un genere letterario se non l’hai mai letto

Si presuppone che un autore che voglia scrivere un giallo abbia già letto romanzi polizieschi di vario tipo, quindi altri gialli come minimo, ma anche thriller e noir. Ho sempre avuto una passione per questo genere, ma non mi sono mai cimentato a scrivere un giallo perché richiede competenze che non ho ora.

Prima di provare a scrivere gialli penso che un autore dovrebbe leggere la letteratura classica relativa a questo genere:

  • tutte le storie di Sherlock Holmes di Conan Doyle
  • tutti i casi di Maigret di Georges Simenon
  • tutti i gialli di Agatha Christie
  • i tre casi di Dupin scritti da Poe

E poi leggere i giallisti moderni.

Per il fantasy e la fantascienza il discorso è lo stesso. Non sto qui a fare un elenco delle letture classiche propedeutiche su questi generi, chiunque può cercarsi da solo quei libri.

In un altro post ho anche scritto che un autore di genere, anche se decide di dedicarsi a un solo genere narrativo – quindi anche se sceglie di scrivere solo romanzi di fantascienza – deve leggere comunque qualsiasi altro genere letterario, perché tutto concorre a formare l’autore.

Ho anche scritto che i genere letterari sono una gabbia: e qui lo ribadisco. Sono una gabbia anche come letture, non solo come scrittura. Io ho generi che prediligo (poliziesco e fantascienza), ma non leggo soltanto poliziesco e fantascienza, altrimenti mi verrebbero a noia dopo pochi mesi. Ho bisogno di spaziare qui e là, anche se non leggerei mai romance e storie erotiche, che proprio non sopporto.

Sono appassionato anche di romanzi storici, adoro il periodo medievale, ma è un anno e mezzo che non leggo romanzi storici ambientati nel Medioevo.

La lettura per uno scrittore deve essere variegata, uno scrittore deve essere onnivoro o quasi.

Documentazione di base

Ovvero: trovare le informazioni principali

Chi scrive romanzi storici sa bene di cosa parlo. Se voglio scrivere un romanzo ambientato durante l’Impero Romano, dovrò documentarmi parecchio su:

  • date storiche fondamentali
  • sistema politico
  • personaggi storici di rilievo
  • struttura e tipologia dei nomi di persone
  • usi e costumi
  • sistema monetario
  • nomi di località
  • mezzi di trasporto
  • alimentazione
  • forme di commercio
  • mestieri e professioni
  • ecc.

E questo vale ovviamente per qualsiasi romanzo storico. Ma vale anche per altri romanzi. Se vogliamo scrivere una storia ambientata in Giappone ai nostri giorni, non dobbiamo forse informarci sulle stesse cose che ho elencato?

La documentazione di base ci permette di conoscere il mondo di cui parlare, ci permette di delineare le scene in cui far muovere i nostri personaggi, ci permette di dare spessore e credibilità alla nostra storia.

Documentazione continua

Ovvero: documentarsi fino alla fine del romanzo

Ne avevo accennato quando ho parlato della documentazione eccessiva. Dell’elenco fatto prima non tutto serve subito all’autore per iniziare a scrivere. Alimentazione e moneta, per esempio, sono informazioni che l’autore può cercare nel momento in cui se ne presenta l’occasione nella sua storia.

Io preferisco lavorare così. Altrimenti rischio di perdere tantissimo tempo e non cominciare mai a scrivere una storia. Documentandomi in modo continuo, invece, posso procedere con il romanzo.

Documentandosi su tutto si rischia anche di cercare informazioni che magari non ci serviranno mai.

Documentazione creata ex novo

Ovvero: il concetto di world building

E qui entriamo nel fantasy e nella fantascienza. In questi casi è l’autore che si crea – che deve crearsi – una documentazione propria. E rispettarla.

È quello che viene chiamato world building: ossia la costruzione di un mondo immaginario in cui ambientare la storia. Tutto l’elenco che abbiamo visto prima va considerato in un fantasy e in una storia fantascientifica.

Per il mio romanzo P.U. sto prendendo appunti in continuazione per delineare il mio mondo futuro. E non è per niente facile. Trovo anzi più difficile creare un mondo immaginario per la fantascienza che per il fantasy.

Segnare le fonti

Ovvero: costruire una bibliografia

Forse sono un po’ fissato anche con la bibliografia, ma apprezzo sempre gli autori che a fine romanzo elencano le pubblicazioni che hanno consultato per scrivere i loro romanzi. L’ultimo libro in cui ho trovato la bibliografia è Revenant di Michael Punke, e ha fatto bene, perché quello è un romanzo storico.

La bibliografia va creata secondo me per due motivi:

  1. rispetto per le fonti a cui abbiamo attinto
  2. utilità futura delle fonti consultate

Questa è la mia idea di documentazione. Ormai è un’idea ben radicata e non riesco più a iniziare a scrivere neanche un racconto senza prima essermi documentato.

Sto preparando un racconto per il blog, con una forma mai sperimentata prima e su un tema, odierno, di cui non ho mai scritto. La documentazione, in questo caso, è d’obbligo.

E voi come considerate la documentazione? Come vi documentate per scrivere le vostre storie?

49 Commenti

  1. Nadia
    14 giugno 2016 alle 09:13 Rispondi

    Anche io mi ritengo onnivora come gusti da lettrice, spazio dal giallo al romanzo senza problemi, ma nonostante le abbondanti letture credo che per essere brava almeno nel primo caso sia necessaria una competenza che si acquisisce anche sul campo (magari qualche giornata trascorsa con gli addetti ai lavori). Nel romanzo invece basta la documentazione che hai elencato per dare l’idea di luoghi verosimili o inventati e personaggi ben collocati. Comunque la ricerca di documentazione nasce anche dalla necessità dell’autore di essere credibile, di trovare negli spunti reali la giusta dimensione per poi trasmetterla ai lettori.

    • Daniele Imperi
      14 giugno 2016 alle 14:30 Rispondi

      Sui gialli sono d’accordo, devi avere delle competenze, ma quelle le avrai con l’esercizio.
      La documentazione rende credibile ogni storia, per me :)

  2. Chiara
    14 giugno 2016 alle 09:59 Rispondi

    La scelta di ambientare una storia mainstream ai giorni nostri e in una città che si conosce può portare l’autore a sottovalutare la documentazione. Se ne serve poca in fase di pre-scrittura, può essere necessario, nel corso della stesura, fare delle ricerche. E se il romanzo vuole avere una chiave di lettura precisa, come quello che sto scrivendo io, possono essere tante. Conoscere l’argomento non basta: occorrono approfonditi studi di sociologia (sto leggendo ora un manuale su come la gente nel mondo post-moderno tende a rendersi invisibile: oltre a presentare studi sulle droghe e i disturbi alimentari, ci sono consigli ai limiti della legalità per una latitanza perfetta :D) e c’è sempre bisogno di verifiche e di conferme, anche per quello che si crede di sapere. Per non parlare poi di tutti i piccoli dettagli storici e ambientali: la mia storia si estende in un lasso di tempo fra il 2000 e il 2015, quindi ho dovuto ricordarmi per esempio quando è entrato in vigore l’euro (facile), il divieto di fumo nei locali pubblici (meno facile) e altre stupidaggini sbucate fuori in sede di stesura (un personaggio femminile non può indossare i leggings nel 2002, perché si chiamavano ancora fuseaux). Sono cavilli di cui magari il lettore nemmeno si accorge, ma che per me sono fondamentali ai fini di un lavoro ben fatto.

    • Daniele Imperi
      14 giugno 2016 alle 14:37 Rispondi

      Vero, devi comunque documentarti anche se scrivi mainstream sui giorni nostri, non puoi certo conoscere tutto. La gente nel mondo post-moderno tende a rendersi invisibile? :|
      Che saggio è?
      Sui leggings hai fatto bene, le parole usate, anche nella narrazione, devono essere in linea col periodo storico e non anacronistiche.

      • Chiara
        14 giugno 2016 alle 15:06 Rispondi

        è un saggio che si chiama “Manuale di sparizione”. L’ho appena iniziato, quindi non posso darti spiegazioni approfondite, però parte dalla “ferita da rifiuto” (di cui avevo parlato in un guest-post sul blog di Maria Teresa, in perito ai personaggi) e il conseguente comportamento da fuggitivo. Ovviamente, questo modo di fare non riguarda “la gente”, intesa in senso lato, ma i soggetti che più di tutti si sentono alieni al contesto sociale. Siccome uno dei miei personaggi principali è così, ho sentito la necessità di leggere questo libro.

        • Daniele Imperi
          14 giugno 2016 alle 15:19 Rispondi

          Su Amazon ho trovato Manuale di sparizione di Filippo D’arino, solo versione ebook. È questo?

        • Valentina
          16 giugno 2016 alle 13:22 Rispondi

          Messo in lista Chiara. E ora mi vado pure a leggere il post che hai scritto. Grazie!

    • Valentina
      14 giugno 2016 alle 14:43 Rispondi

      Ciao Chiara, interesserebbe anche a me il titolo di questo manuale. Intendi “diventare magri magri quasi invisibili” o “stordirsi con qualche tipo di droga”, immagino. Il concetto di voler scomparire, giusto? Grazie mille.

      • Daniele Imperi
        14 giugno 2016 alle 14:44 Rispondi

        Diventare magri e drogarsi? Mi auguro di no… Anche perché che c’entra col diventare invisibili?

        • Valentina
          14 giugno 2016 alle 14:50 Rispondi

          Cosa c’entra diventare magri con l’essere invisibili? Non so, fai un po’ tu :P
          Credo che sia un argomento abbastanza complesso per trattarlo in un commento. Se comunque Chiara ci dice come si chiama il manuale avremo modo di scoprire meglio di cosa si tratta :)

          • Daniele Imperi
            14 giugno 2016 alle 14:55 Rispondi

            Io sono già magro, poi scompaio, ma non voglio essere invisibile in quel modo :)

        • Chiara
          15 giugno 2016 alle 11:59 Rispondi

          Ciao Vale!
          Sì, parla anche di queste tematiche. Quello che ti dico ora però non è scritto sul manuale ma è legato a studi fatti in precedenza. L’anoressia è un disturbo legato alla volontà di “sparire” e alla ferita di rifiuto, perché la persona dimagrendo si illude inconsciamente di occupare poco spazio, di non essere notata. Viceversa l’obeso ha ferita da abbandono o da umiliazione, tende a rendersi “ingombrante”.
          Sulle droghe non ho fatto ancora studi specifici, ma il libro in questione – se non ricordo male – le menziona in un capitolo apposito. Vi terrò aggiornati appena possibile! :D

          P.S. Daniele, anche io sono magrissima. Ho sofferto in passato di disturbi alimentari (ma avevo 16 anni) e in generale quando attraverso periodi di stress tendo a dimagrire molto, pur mangiando in modo regolare. La costituzione c’entra poco, sono scappatoie mentali inconsce che pian piano sto imparando a riconoscere. :)

          • Valentina
            16 giugno 2016 alle 13:28 Rispondi

            Non ho mai fatto questi studi, ma comprendo bene questi meccanismi, anche se non credo che il confine tra le ferite sia così netto (nel senso che anche la ferita da abbandono può portare al desiderio di sparire, secondo me). Il termine “scappatoie mentali” lo trovo molto azzeccato. Attendiamo aggiornamenti e grazie per il saluto! :D

          • Chiara
            16 giugno 2016 alle 16:48 Rispondi

            Immagino che tu abbia letto gli articoli. Certo, il confine fra le ferite non è assolutamente netto, e spesso le maschere si sovrappongono. Questo è spiegato molto bene nel saggio della Bourbeau. :)

          • Valentina
            16 giugno 2016 alle 22:08 Rispondi

            Ciao Chiara :) Gli articoli? Ma intendi del manuale? No, a dire il vero quello l’ho cercato oggi in libreria ma non lo avevano. :\ Non ho letto nessun articolo in proposito, niente di specifico voglio dire, tranne qualcosa sulle maschere. Argomento molto interessante. Vengo a trovarti nel blog!! :D

  3. L'Anonimo Scrittore
    14 giugno 2016 alle 10:01 Rispondi

    E’ la parte della scrittura in cui pecco maggiormente…quindi ti lascio immaginare il mio livello medio. Il vero problema, a mio avviso, è che nessuno insegna a come documentarsi in maniera corretta. Ovvero, se per esempio vogliamo scrivere un romanzo o un racconto ambientato nel 700, quali sono gli elementi essenziali che devo tenere in considerazione per rendere credibile il mio ambiente? La lista che hai fatto tu mi ha, in qualche modo, aiutato perché hai evidenziato i “must” preliminari.
    La creazione ex-novo di un mondo generato completamente da noi invece, come dici bene tu, ha il vantaggio di lasciarti carta bianca su tutto ma ha il grosso inconveniente di richiedere uno sforzo enorme da parte del suo creatore.

    A presto.

    • Daniele Imperi
      14 giugno 2016 alle 14:39 Rispondi

      Parti da quei dati preliminari che ho elencato, il resto ti verrà in mente man mano che scrivi. Magari descrivi la scena di un pranzo e fai usare al personaggio un bicchiere di vetro. Chiediti: nel 700 usavano bicchieri di vetro?
      Utile anche osservare i quadri dell’epoca: sono fotografie del suo tempo scattate dal pittore.

  4. Angelo
    14 giugno 2016 alle 11:36 Rispondi

    Una documentazione seria e precisa credo sia alla base di ogni libro, altrimenti ne potrebbe venir fuori solo un pasticcio di date e nomi :)

    Bravo Daniele :)

    • Daniele Imperi
      14 giugno 2016 alle 14:40 Rispondi

      Grazie Angelo. Il pasticcio non si limiterà solo a date e nomi se non ti documenti :)

  5. Barbara
    14 giugno 2016 alle 12:14 Rispondi

    Ci sono certi autori che consultano talmente tanta documentazione (storica per lo più) da richiedere un compendio a parte. E’ il caso di Diana Gabaldon, che ha creato The Outlandish Companion (e mi pare ci sia anche Part 2) per la saga di Outlander, dal momento che la saga inizia nel 1745 in Scozia, poi si sposta in Francia, poi ritorna in Scozia a Culloden, e poi si sposta pure in America, sempre nel passato. Purtroppo il compendio non è tradotto in italiano.
    Su quel che sto scrivendo ora, mi è richiesta qualche nozione tecnico-medica, ma essendo contemporaneo faccio prima a chiedere ad amici che a ricercare (o chiedo “cosa” cercare).
    Su un’idea che ogni tanto salta fuori, dovrò documentarmi su faunistica (aiuto mamma…), leggende indiane e, dato che mi piacerebbe un’ambientazione nostrana, fantasmi di zona. Nella libreria dietro casa ho scovata un paio di libri interessanti (credo li pubblichino per ogni grande città, uno è della Newton Compton per dire), sui luoghi segreti, le curiosità, le tradizioni, la provenienza di alcuni modi di dire tipici e le “presenze”. Pare che abbiamo anche il fantasma di un violinista, oltre a quello di un’amante tradita nel castello qui vicino.
    Ogni tanto aggiungo un tassello…ma è un progetto che viene per secondo.

    • Daniele Imperi
      14 giugno 2016 alle 14:42 Rispondi

      Se scrivi una saga del genere, la documentazione sarà infatti enorme. Mi dici il libro della Newton? Mi sa che ne ho uno.

      • Barbara
        14 giugno 2016 alle 14:50 Rispondi

        Il titolo è “Il giro di xx in 501 luoghi. La città come non l’avete mai vista”. E c’è per Roma, Napoli, Milano, Bologna, Torino e Padova.

        • Daniele Imperi
          14 giugno 2016 alle 14:54 Rispondi

          Grazie, aggiunto alla Lista su Amazon :)
          Quello di Roma, intendo.

  6. Emma
    14 giugno 2016 alle 13:16 Rispondi

    Ciao Daniele, dopo lunga riflessione, mi sono accorta che la scrittura professionale non mi basta. Voglio cominciare ad affrontare il mio mostro interiore: la scrittura di racconti e, chissà, forse addirittura di un romanzo. Da quando mi sono resa conto della mia propensione alla scrittura creativa, ho cominciato a documentarmi, perché non riesco a fare nulla se non mi documento prima. Se questo, da una parte, è fondamentale, dall’altra mi incatena, perché “documentandosi su tutto si rischia anche di cercare informazioni che magari non ci serviranno mai.”
    E io tendo ad accumulare una marea di materiale vario e di sicuro interessante, ma che non riuscirò né a leggere né a utilizzare in una sola vita. Ci sto lavorando, ma sottrarre per arrivare al punto mi riesce estremamente difficile; sono avida di conoscenza, mi sembra sempre d’inseguire il Bianconiglio. Ed è un bene, ma vorrei anche dedicare più tempo a scrivere, quindi devo compiere scelte e tagliare. Grazie per questo post, illuminante! Andrò a leggere gli altri che hai scritto sulla documentazione, certa che mi serviranno molto.

    • Daniele Imperi
      14 giugno 2016 alle 14:43 Rispondi

      Ciao Emma, neanche io riesco più a scrivere senza prima documentarmi. Devi cercare di cominciare dai dati essenziali e più urgenti che ti servono.

      • Emma
        15 giugno 2016 alle 10:57 Rispondi

        Grazie Daniele, cercherò di limare per capire cosa mi serve e cosa no. Una volta individuate le priorità, le metterò in ordine cronologico, in modo da affrontare prima gli argomenti che mi servono per costruire la struttura.

    • Alberto Della Rossa
      23 giugno 2016 alle 17:44 Rispondi

      Sai Emma, credo che il problema dell’eccesso di documentazione possa derivare da una mancanza di sicurezza. Quando scrivo su commissione riesco perfettamente a tracciare la linea di demarcazione tra il troppo e il troppo poco. Nella narrativa questo non mi riesce altrettanto semplice. E così, il mio romanzo ambientato nella Parigi del 1880 è fermo da mesi a causa di una follia bibliografica (tutto Maupassant, ho riletto. TUTTO.) mentre continuo ad accumulare racconti ambientati in contesti conosciuti e dei quali ho diretta esperienza. Devo dire che la lista di Daniele mi ha fatto vedere una piccola luce in lontananza. Forse, davvero, non è necessario sapere di che colore fossero le mutande di Lautrec, per scrivere della Belle Epoque.

      • Emma
        23 giugno 2016 alle 17:56 Rispondi

        Ciao Alberto, sono certa che la compulsione all’accumulo di informazioni, la raccolta di una documentazione portata al parossismo derivino da una mancanza di sicurezza. Fino a rileggere tutto Maupassant, TUTTO. Vedi? Ti ammiro per questo. Ma so che è un tantino eccessivo. Anche per quanto mi riguarda, con la scrittura su commissione riesco a discernere ciò che mi serve da ciò che invece posso tralasciare. Tendenzialmente almeno.
        Anche a me Daniele, come spesso mi accade con i suoi articoli, ha dato fiducia, facendomi capire che , in effetti, forse non importa sapere proprio tutto su un determinato argomento. Quindi, sì, penso che tu possa tralasciare il dettaglio riguardo all’intimo di Lautrec, anche se ora mi hai incuriosita, accidenti!

  7. Angelo
    14 giugno 2016 alle 14:49 Rispondi

    Ciao Daniele.

    Sono d’accordo sull’idea della documentazione continua, altrimenti si rischia di non partire mai (soprattutto per noi scrittori per hobby che se ci documentiamo non scriviamo)

    • Daniele Imperi
      14 giugno 2016 alle 14:52 Rispondi

      Ciao Angelo, una documentazione di base però ci vuole, ma quanto approfondita dipende da cosa devi scrivere.

      • Angelo F
        14 giugno 2016 alle 23:01 Rispondi

        Sì, ovvio. Non negavo la documentazione di base, ma le successive iterazioni di approfondimento preferisco farle in parallelo

  8. enrico
    14 giugno 2016 alle 16:17 Rispondi

    Ciao daniele, io non riesco a fare una documentazione ad hoc solo per una cosa che sto scrivendo, leggo molto di argomenti che mi prendono e a li spesso nasce l’ispirazione sul ciò che vado a scrivere. .

    • Daniele Imperi
      14 giugno 2016 alle 17:09 Rispondi

      Ciao Enrico, benvenuto nel blog. Perché per quella cosa che stai scrivendo non riesci a documentarti bene? O forse non ho capito cosa intendi.

  9. MikiMoz
    14 giugno 2016 alle 17:36 Rispondi

    Beh, credo sia necessaria, sempre.
    Sai quali sono i testi senza documentazione (di qualunque dei tuoi 4 tipi)?
    Quelli degli e-book che girano in rete, magari sulla scia delle 50 Sfumature. Pieni di banalità specie geografiche.
    Però magari l’assenza di documentazione è la nuova frontiera del trash :)

    Moz-

    • Daniele Imperi
      14 giugno 2016 alle 17:40 Rispondi

      Non ho letto quei libri, ma forse anche lì l’autrice s’è dovuta documentare, chi può dirlo? :)
      Speriamo che la nuova frontiera del trash muoia sul nascere :D

  10. Cristina
    15 giugno 2016 alle 08:40 Rispondi

    Come sai, scrivo esclusivamente romanzi storici ambientati nel Medioevo e non solo. Proprio di recente, ho cominciato la stesura – anzi, la scrittura a mano, ne ho parlato in un articolo recente sul blog – di un nuovo romanzo storico ambientato durante la Rivoluzione Francese. Premetto che è un periodo che conosco bene da sempre, fin da bambina, molto meglio del Medioevo che ha un arco temporale lunghissimo e molte zone di cui si sa poco o niente. Sento però il bisogno di rileggere saggi e biografie, e non solo, di comprarne di nuove. Perché c’è anche il rischio che certe biografie siano datate e sono state scoperte nuove informazioni e documenti che gettano una luce un po’ diversa sui personaggi. Ad esempio, ne ho letta una appena uscita su Robespierre. Ultimamente quindi scrivo e ho sempre in mano almeno una lettura su un periodo, e andrò avanti così fino a che non ho finisco. A volte correggo subito dei dettagli, a volte no, dipende. Il genere è una gabbia, hai ragione, ma è anche una gabbia che ti dà dei confini e, se vogliamo, una certa sicurezza. Io non potrei scrivere niente altro che di Storia.

    • Daniele Imperi
      15 giugno 2016 alle 09:01 Rispondi

      Fai bene, non si pensa sempre alla datazione di alcuni libri. A me interessa molto la preistoria e in quel caso non posso leggere libri magari degli anni ’60, perché nel frattempo sono state scoperte nuove informazioni.
      D’accordo sulla gabbia, dà limiti ma anche sicurezza.

  11. Cristina
    15 giugno 2016 alle 13:12 Rispondi

    Una cosa che mi sono dimenticata di dire è che nei saggi, ma soprattutto nelle biografie, lo storico dà un taglio diverso all’opera a seconda del suo stesso orientamento politico. Ho letto saggi sulla Rivoluzione Francese che ne davano giudizi diametralmente opposti!
    Poi in fondo è un periodo storico molto recente… spero che per la preistoria non ci siano queste risse da bar! :-)

    • Daniele Imperi
      15 giugno 2016 alle 13:57 Rispondi

      Le opinioni politiche personali, però, in un saggio dovrebbero essere accantonate, altrimenti ne viene fuori una trattazione soggettiva.

  12. Tenar
    15 giugno 2016 alle 15:20 Rispondi

    Io penso che sia impossibile scrivere una buona storia partendo da zero con un’ambientazione che ci è sconosciuta.
    Dobbiamo vivere il nostro mondo mentale. Quindi possiamo partire da qualcosa che già conosciamo intimamente (il periodo storico su cui abbiamo fatto la tesi di laurea, la nostra professione…)e da quella conoscenza di base partire per cercare la documentazione di fino.
    Stessa cosa per il genere. Impensabile partire a scrivere un romanzo di un genere che non conosciamo bene. E comunque dalla nostra conoscenza empirica dobbiamo partire per uno studio sistematico.
    Infine, costruire un mondo da zero è difficilissimo. Non a caso si scopre spesso che i grandi del fantasy e della fantascienza hanno delle basi teoriche scientifiche, storiche e linguistiche da far spavento.

    • Daniele Imperi
      15 giugno 2016 alle 15:29 Rispondi

      Partire da zero senza avere un’ambientazione chiara finisce che non scrivi nulla. L’ambientazione è anche la storia, per me.
      D’accordo sull’ultimo punto. Quando conosco un nuovo autore di fantasy o fantascienza, leggo sempre la sua biografia e scopro che ha studiato certe discipline, che poi gli sono state utili per i suoi romanzi.
      A questo punto mi domando: e io che potrei mai scrivere, allora? :D

  13. Ulisse Di Bartolomei
    15 giugno 2016 alle 22:00 Rispondi

    Salve Daniele

    Mi sembra che Emilio Salgari abbia scritto avventure in luoghi esotici, pur senza esserci mai stato (almeno si dice). Tutto è possibile, ma quello che non è scontato è riuscire ad amare qualcosa che in dettaglio non se ne padroneggia il funzionamento.

    • Daniele Imperi
      16 giugno 2016 alle 08:47 Rispondi

      Ciao Ulisse, Salgari si documentava moltissimo, ma non era mai stato nei luoghi che descriveva.

  14. Ulisse Di Bartolomei
    16 giugno 2016 alle 13:09 Rispondi

    Se l’ambiente descritto nel romanzo è raggiungibile e non comporta gravi pericoli, lo scrittore dovrebbe viverci almeno un breve periodo e magari (de)scrivere in loco l’ambiente. Oggigiorno il giornalismo è troppo viziato dal “partito preso” e per avere una sensazione veritiera delle cose, bisogna “toccarle”. Nel mio racconto sulle sétte non ho avuto difficoltà, poiché ne avevo vissuto direttamente per venti anni e ho dovuto soltanto ricontrollare le date. Oggi più che mai mi rendo conto che scrivere un libro di qualsiasi tipo è una roba seria…

    • Daniele Imperi
      16 giugno 2016 alle 14:15 Rispondi

      Dipende da dove ambienti le tue storie. Per spendere poco dovresti ambientarle tutte in posti vicini.

  15. Tiziana
    29 giugno 2016 alle 22:34 Rispondi

    Dovrebbe viverci almeno un breve periodo… non così semplice. Io ho ambientato la mia storia in Africa, non così accessibile e non potreí stravolgere la mia famiglia , trasferendomi, anche per poco tempo,per il mio racconto.Chiaramente , non potendo vedere e trovare informazioni sul posto personalmente, la ricerca internet o chiedere a chi già è stato lì ,aiuta molto( anche se il luogo che ho focalizzato non è una meta classica, chiaramente turistica , ma normalmente si scelgono altre mete).
    Detto questo, se tutti dovessimo scrivere solo nei posti che abbiamo visto o vissuto sia riduttivo poiché , a meno che non si è vissuto anni lì, con le vacanze di una settimana non si conosce profondamente un luogo.

    • Daniele Imperi
      30 giugno 2016 alle 08:03 Rispondi

      Sono d’accordo. Inoltre non sempre è possibile visitare i posti in cui ambientare la storia. Se la voglio ambientare in Antartide, è quasi impossibile poter andarci per una visita, ancor più per viverci per un periodo.

      • Tiziana
        1 luglio 2016 alle 18:13 Rispondi

        Pienamente d’accordo

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