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La documentazione indotta

La documentazione indotta

Scrivi ciò che hai vissuto.

È uso comune sostenere di scrivere ciò che si conosce. In questa serie di post dedicati alla documentazione abbiamo visto come poter scrivere di argomenti prima ignorati, grazie alla lettura e allo studio di testi qualificati.

In quel caso si parla appunto di vera documentazione, ossia di un lavoro che lo scrittore compie all’inizio, prima o durante la preparazione della trama del romanzo. O anche durante la stesura stessa del romanzo, se ha tralasciato di documentarsi su un punto o se necessita di documentarsi su qualcosa di specifico.

Esiste però un’altra documentazione, quella indotta, ossia la documentazione che proviene direttamente dalla nostra esperienza personale. In quel caso non dobbiamo consultare testi di alcun genere, tutt’al più un diario, ma i nostri semplici ricordi.

Storie autobiografiche

Sono molti gli scrittori che hanno pubblicato romanzi autobiografici. In qualche caso si è trattato di vere e proprie autobiografie, in altri erano solo romanzi che contenevano una grande percentuale di esperienze personali. In altri ancora, come Siamo uomini o caporali? di Antonio De Curtis in arte Totò, erano una sorta di diari che riassumevano una parte importante della vita dell’autore.

Storie autobiografiche non sono forse semplici da scrivere o, meglio, richiedono qualcosa di eclatante, di veramente coinvolgente da scrivere, per poter attirare l’attenzione del lettore. Personaggi famosi possono permettersi di scrivere libri del genere, anche solo sulla loro vita, perché sanno che quei libri saranno venduti.

Gente normale come noi deve avere invece qualcosa di solido da poter offrire a un editore. Scalate l’Himalaya a mani nude e in costume da bagno e, se sopravviverete per raccontarlo, avrete un buon libro da proporre.

Racconti di viaggio

Sono a metà strada fra gli articoli e i racconti. Provengono da diari di viaggio o anche solo dai diretti ricordi di viaggi fatti. Se ne leggono parecchi nel web. Pubblicare racconti di viaggio credo sia arduo, a meno che non sia un viaggio davvero unico e particolare.

Tempo fa lessi Penna vagabonda di Virgilio Lilli. Un libro originale, erano sì racconti di viaggio in varie parti del mondo, ma narrati con taglio giornalistico, non troppo, e anche narrativo. L’autore ha poi anche pubblicato Buon viaggio, penna, Gazzettino e Prima linea, tutte storie dettate dai suoi viaggi, anche se l’ultimo era una viaggio come corrispondente di guerra.

Storie ispirate a esperienze personali

Forse le più semplici da scrivere, in fondo si tratta di prendere alcuni fatti che ci sono accaduti e trasformarli in storie. Ho già scritto qualcosa del genere, esperienze vissute e modificate più o meno vistosamente e rese come racconti.

Sono appunto storie ispirate a vicende che abbiamo vissuto e che contengono qualcosa di interessante, tale almeno da poter essere letto, su cui tessere una trama più completa o a cui aggiungere un pizzico di dramma, di suspense, di horror, anche, perché no?

La mia esperienza sulla documentazione indotta

Ho scritto tempo fa un racconto che proviene quasi interamente da un’esperienza personale. Dalla storia realmente accaduta ho tolto solo alcuni personaggi. Non era previsto, l’idea è nata così, semplicemente ripensando, come accade spesso, a quei fatti.

Da un’esperienza in Norvegia, in cui ho preso parecchia pioggia e fango, è nato Grumi, anche se alla fine non c’entra nulla con ciò che ho vissuto. Ma La bambina dal grembiule grigio, che è stato pubblicato nell’ebook 365 storie cattive, proviene in gran parte da esperienze vissute. Per fortuna, nel mio caso, non morì nessuno.

Avete mai scritto storie autobiografiche, ispirate a esperienze vissute o racconti di viaggio? Quanto di vostro inserite di solito nelle vostre storie?

9 Commenti

  1. Alessandro Madeddu
    31 ottobre 2012 alle 10:11 Rispondi

    Di solito ci metto molto poco. Quando lo faccio, lo faccio più che altro per comodità (diciamola tutta, per pigrizia). Più che altro, stringi stringi, i personaggi ti vengono fuori dalla gente che hai visto da qualche parte. Quanto ai fatti invece mi guardo bene dal raccontare i miei: non interesserebbero nessuno. Fanno eccezione un gruppo di racconti che tengo solo per il mio blog, che se chiama “Sottovuoto. Cronache della ricerca di un lavoro” dove ogni tanto salta fuori qualche caso surreale della mia lunga carriera di non occupato, e qualche racconto di viaggio.

    • Daniele Imperi
      31 ottobre 2012 alle 10:23 Rispondi

      La serie “Sottovuoto” credo vada benissimo e che sia anche utile, non fa solo narrativa, ma anche informazione :)
      Sui fatti personali concordo. Io prendo qualche spunto che possa dare il via, con aggiunte varie, a una storia.

      • Alessandro Madeddu
        31 ottobre 2012 alle 10:55 Rispondi

        Informazione “Sottovuoto” ne fa, ma sull’utilità ho i miei dubbi: anche sapendo che quando vai a un colloquio può capitare che ti abbiano chiamato per errore (perché, poverini!, non avevano proprio tempo per leggere il tuo curriculum), questo non ti permette in alcun modo di controbattere… :D

  2. Alessandro C.
    31 ottobre 2012 alle 16:28 Rispondi

    credo che sia quasi impossibile creare personaggi che siano totalmente alieni alla propria esperienza di vita. E alla fine è giusto così, uno scrittore non può barricarsi in casa e rinunciare a vivere esperienze da poter trasporre nei suoi lavori. Se lasciamo agli altri l’onere di vivere, non avremo più nulla da raccontare :)

    • Daniele Imperi
      31 ottobre 2012 alle 16:36 Rispondi

      Mi sento di concordare sui personaggi. In un romanzo c’è sempre parte dell’autore.

    • Alessandro Madeddu
      2 novembre 2012 alle 12:21 Rispondi

      Vero, vero. Tanto che certi grandi scrittori consigliano di scaricare l’autore su un personaggio minore, di modo da poter maltrattare quelli importanti, perché è difficile che uno, consciamente o no, scriva male di sé :)

  3. La documentazione indotta – La documentazione nella scrittura ... | Carlo Mocci | Scoop.it
    31 ottobre 2012 alle 23:02 Rispondi

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  4. Il meglio di Penna Blu – Ottobre 2012
    1 novembre 2012 alle 05:04 Rispondi

    […] a leggere La documentazione indotta – La documentazione nella scrittura creativa. Publicato in Risorse – 1 novembre 2012 – Scrivi un […]

  5. Romina Tamerici
    3 novembre 2012 alle 01:17 Rispondi

    Ho scritto molti testi ispirati a vicende personali, nessuno del tutto autobiografico. In ogni mio scritto c’è una parte piccola o grande di me, credo sia inevitabile.

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