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Come si diventa editor

Questo articolo è un guest post di Laura Platamone, editor, del blog La laura che scrive.

Laura PlatamoneSpiegare come si diventa editor non è affatto semplice. Non esiste una scuola o qualcuno che possa attestarne “a priori” la professionalità.

Come fare allora?

Potrei provare ad avventurarmi in lunghissimi discorsi sull’amore per i libri, la scrittura, la parola. Ma sarei retorica e direi solo cose così ovvie da non interessare a nessuno. Potrei dire che bisogna studiare, perdere tempo e soldi in corsi che, in genere, durano tanto e costano troppo. Lo stesso, però, non riuscirei a esaurire l’argomento, perché se è vero che ci sono tecniche e metodi che si possono apprendere solo con lo studio, altrettanto vero è che conoscerli non basta a fare la differenza tra un lettore, un correttore di bozze e un editor.

Allora ho deciso di utilizzare un criterio diverso. Un metodo deduttivo. Io vi parlerò della mia esperienza personale e starà a voi trarre da questo discorso le giuste conclusioni.

Ho sempre avuto una certa inclinazione alla scrittura. Imbarazzante se ripenso ai temi che ero costretta a leggere ad alta voce in classe e a tutta la gente che mi esortava a scrivere di questo e di quello quando invece io non avevo altra ambizione che tenere i miei diari e vivere la mia vita.

Quindi ho studiato e fatto altre cose. Leggevo e scrivevo senza alcuna mira a farne più che dilettevoli passatempi, almeno fino a un certo punto.

Circa tre anni fa le cose sono cambiate. Tenevo da poco un blog, scrivere mi piaceva sempre di più così decisi che forse avrei potuto provare a farlo in maniera più ragionata. Non avevo alcuna cognizione di cosa significasse fare l’editor e non avevo nemmeno idea, forse, che esistesse una figura professionale che si dedicasse alla cura dei manoscritti prima della pubblicazione.

Così ho continuato a scrivere rivolgendomi al variegatissimo mondo dei concorsi per racconti. Ne scrivo uno e, manco a dirlo, mi classifico seconda al Nero Premio.

Sembra un paradosso ma il mio primo successo letterario è stato forse l’inizio della fine della carriera di scrittrice. Subito dopo il piazzamento, infatti, l’organizzazione del premio mi chiede di entrare in giuria e io accetto con gioia. Inizio così a rendermi conto di tutto ciò che vuol dire leggere, valutare, avere a che fare con storie che funzionano e altre che non hanno né capo né coda.

Presa da questo nuovo entusiasmo una mia amica scrittrice mi invia la brochure di un Master in scrittura creativa ed editoria. La leggo e decido. Devo farlo. Così inizia la mia fase di studio, due anni a imparare, capire, comprendere. Un duro e lungo allenamento, per farmi le ossa su un mestiere che, più passava il tempo, più sentivo mio. Nel frattempo ho continuato a partecipare ad altri concorsi, prediligendo quelli online, in cui non si vinceva nulla ma, per andare avanti, bisognava valutare altri racconti. Una palestra che mi è servita tantissimo per dimostrare agli altri, ma soprattutto a me stessa, che ero capace di fare questo mestiere.

E quando mi sono sentita davvero pronta ho iniziato. Ho aperto un blog che è da una parte luogo di confronto e discussione sui temi dell’editoria, dall’altro una vetrina per i miei servizi editoriali.

Ecco, credo che essermi misurata con la gestione di questo blog abbia fatto parte della mia “fortuna”. In effetti il mio vero percorso professionale, fatto salvo tutto ciò che è servito a “prepararlo”, è nato da lì. Da lì sono passati i primi autori che mi hanno contattata per le valutazioni e gli editing, da lì quelli che, trovando interessante ciò che scrivevo, hanno chiesto di intervistarmi. E così è bastato poco: il nome che gira, la gente che parla, un po’ di passaparola e zac! Il diploma al master di editoria improvvisamente non è più solo carta. E capisco che è reale. Io sono un editor.

Credo di averci messo un po’ a rendermi conto che era fatta, ma la cosa più bella è che mentre io, per mia indole, sono una che non si sente mai pronta o arrivata, le persone intorno hanno iniziato a mostrarmi una stima e un apprezzamento sempre crescenti. Insomma è un circolo in cui ci si alimenta a vicenda e, se come me, si ha voglia di lavorare nell’editoria, di questo carburante c’è un gran bisogno. Non è possibile pensare di passare tutta la propria vita a leggere e correggere romanzi altrui, restando sempre nell’anonimato, quando magari il nostro amato cliente riesce a fare il salto di qualità e scalare le classifiche di vendita, senza ricevere i dovuti riconoscimenti.

Eppure per un editor non c’è ribalta che valga il tempo speso a far filare una frase. Nulla più di ciò appaga la sua indole da so-tutto-io. Questo punto è fondamentale, se non avete la sindrome della maestrina e una fastidiosa propensione a correggere tutto e tutti, nel tentativo escatologico di far quadrare il cerchio, allora questo mestiere non fa per voi. Anzi adesso, col senno di poi, posso dire che, forse, editor si nasce, e un po’ io lo sono sempre stata. Forse è così che lo si diventa: portando a un livello consapevole, attraverso la pratica e lo studio, qualcosa che in effetti già c’è.

Allora la chiudo qui, sperando di avervi dato qualche spunto interessante su cui riflettere, e vi lascio con un aneddoto.

Avevo circa tre anni. Stavo distesa sul tappeto a disegnare, concentrata e intenta, con la fronte aggrottata per lo sforzo nonostante la giovane età. Mia mamma si avvicina e tutta contenta mi dice «Oh ma che bello tesoro mio, un dinosauro!» Io alzo lo sguardo dal foglio con estremo disgusto e, come se mi avesse appena insultata, indico il fiocco sulla testa del mostro e ribatto «Ma che dici mamma, non vedi? È una dinosaura!».

Poco da aggiungere. Il mio era un destino segnato.

La guest blogger

Trent’anni, siciliana trapiantata a Roma. Laura Platamone è laureata in Tecnica Pubblicitaria e Belle arti. Il suo percorso professionale parte quindi dalla comunicazione e dalla creatività per approdare, poi, alla scrittura e all’editing. Nel 2009 arrivano i primi riconoscimenti letterari e, da lì, le prime esperienze come giurato in diversi concorsi. La valutazione l’appassiona al punto da diventare il suo impegno principale rispetto alla scrittura. Sempre nel 2009 si iscrive a un master in cui apprende i principi dei mestieri editoriali.

Alcuni dei suoi racconti sono presenti nelle antologie Il vino e la sua magia (Estro-verso, 2010), Decamerone 2010 (Edizioni REI, 2011) e in 365 racconti horror per un anno sotto il marchio Delos.

Nel 2011 inaugura il blog La Laura che scrive di stampo tecnico e professionale.

Fa inoltre parte del nucleo fondatore di Nero Cafè, portale per il quale cura le interviste e i concorsi.

8 Commenti

  1. Gianluca Santini
    21 settembre 2011 alle 09:41 Rispondi

    Bella la storia del guest posting…

    Articolo interessante, anche se seguendo Laura sul suo blog e su Nero Cafè e su non ricordo più che altri posti, il suo avvicinamento al mondo degli editor mi era già noto. Carino l’aneddoto. :)

    Ciao,
    Gianluca

  2. Romina
    21 settembre 2011 alle 14:04 Rispondi

    “Se non avete la sindrome della maestrina e una fastidiosa propensione a correggere tutto e tutti, nel tentativo escatologico di far quadrare il cerchio, allora questo mestiere non fa per voi”… davvero? Io credo di avere la “sindrome della maestrina”: correggo i testi di tutti in qualsiasi luogo e sono anche troppo severa… soprattutto con i miei testi! Chissà… magari sarei una brava editor, ma per ora mi accontento di correggere e ricorreggere e ricorreggere ancora il mio prossimo libro dato che non posso permettermi un editor! Poi magari chissà…
    Complimenti per questo articolo e per la tua attività. In bocca al lupo per tutto!

  3. elio
    21 settembre 2011 alle 19:05 Rispondi

    Dear Laura,

    Credo che la tua preparazione professionale e sensibilità, sia ormai sotto gli occhi di tutti.
    Per tale ragione il mio intervento non si esaurirà nel solito contributo di circostanza, ma bensì tenderà a mettere in evidenza la mia personale concezione sulla figura dell’editor.
    Sono convinto che un qualche accadimento della tua vita sia stato il fattore scatenante a farti intraprendere tale professione. Qualunque ne sia stata la ragione, devo riconoscerti una forza d’animo non indifferente.
    Rimettersi in gioco non è mai impresa da tutti.
    Lo stereotipo dell’editor tradizionale è quello, come dici tu, di un’implacabile maestrina pronta con la matita rossa a segnare in rosso i nostri orribili strafalcioni ortografici e linguistici.
    Da come la vedo io, l’impegno di un buon editor dovrebbe essere a 360°.
    Un editor incapace: di scandagliare il mondo interiore di chi scrive, di entrarne in simbiosi emotiva, di calarsi completamente nel ruolo di tutor, di procedere insieme nella stessa strada, vivendone sogni, speranze e tensioni, non sarebbe di alcun aiuto per una persona che muove i primi passi nell’affascinante mondo della scrittura.
    Un secondo aspetto è legato, alle difficoltà che ogni autore esordiente incontra nell’esternare i propri pensieri con termini il più possibile comprensibili.
    L’editor deve assumersi il ruolo di suo portavoce, limandone gli eccessi, attraverso un linguaggio raffinato da arzigogoli.
    Queste sono le due qualità che amerei trovare in un’editor.
    Laura, ti trovi d’accordo con me?

    Saluti dalla “Terra del sole”.
    El.Man.

  4. Che fine ho fatto?! | La Laura che scrive
    31 ottobre 2011 alle 10:07 Rispondi

    […] Mi preme poi segnalarvi un nuovo articolo scritto da me per il blog Penna Blu dell’amico Daniele Imperi. Il titolo è  Come si diventa editor. È passato un po’ di tempo da quanto è apparso online ma direi che certi contenuti sono sempre attuali! Lo trovate qui […]

  5. Primo Corso di editing a modalità mista | Laura Platamone
    9 marzo 2012 alle 10:53 Rispondi

    […] fosse una terribile precisetti. C’è un aneddoto a tal proposito che ho già raccontato in un articolo apparso sul blog Penna blu dell’amico Daniele […]

  6. Sabina
    23 settembre 2013 alle 14:15 Rispondi

    Ciao Laura,
    sicuramente la capacità nello scrivere (in questo caso la tua!) si rivela nel momento in cui chi legge incontra delle parole che, nella grande cacofonia, gli risuonano, hanno quindi significato. A quel punto avviene una piccola magia, il lettore si rilassa, non è più sulla difensiva, non sta più volando di pagina in pagina o difendendosi da invasivi annunci pubblicitari. Si sente al sicuro e, consapevole di aver trovato un angolo di quiete popolato da anime amiche, si dedica alla sua attività d’eccellenza, leggere.
    Richiamando all’origine della penna per scrivere, ovvero una piuma, il tuo articolo si mostra gentile, nella selva un po’ asfaltata del web.
    Posso chiederti per curiosità dove hai frequentato il master?

    un saluto,
    Sabina

  7. Aurora
    20 febbraio 2015 alle 08:53 Rispondi

    Ciao Laura mi chiamo Aurora e da quando mio padre mi ha regalato il primo libro,che era piccole donne, sono diventata un’amante dei libri. Li amo svisceratamente. Io leggo ovunque e in tutte le situazioni. Sono già. Al mio secondo libro,che tra un mese uscirà pubblicato da laboratori e-book. Faccio mille lavoro ma mi sono resa conto che il mondo dei libri é l’unico dove vorrei vivere. Vorrei diventare editor ma non so come fare… Puoi darmi qualche consiglio? Soprattutto

  8. Ilaria
    11 marzo 2015 alle 23:17 Rispondi

    Carissima Laura,
    non posso che complimentarmi con te per aver realizzato una grande vittoria personale e professionale!!!
    Dal momento che non vorrei dilungarmi troppo, passerei subito al sodo, chiedendoti come si fa a diventare editor senza poter frequentare un master…. Io sono laureata in Scienze Internazionali e Diplomatiche e come te, sin da piccola, ma in maniera direi “esponenziale” ho lo spirito della maestrina implacabile, pronta a scorgere errori ovunque…. Ma non solo, la scrittura e la lettura mi hanno sempre appassionata e sin dalle scuole primaria e secondaria gli insegnanti mi hanno sempre attribuito ottime competenze nella scrittura, sotto tutti i punti di vista. Ti confesso un segreto… forse lo spirito della maestrina implacabile si è rafforzato in questi ultimi tre anni, cioè da quando sono diventata insegnante di doposcuola.
    Che consigli avresti da darmi?
    Ti ringrazio per l’attenzione e ancora complimenti!!!! E un augurio per un prosieguo sempre vincente e all’altezza delle tue aspirazioni!!!!

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