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È distopico l’ecopunk?

Ecopunk

Ho parlato il mese scorso delle radici dell’ecopunk, citando alcune opere da cui l’autore Dekker Dreyer fa risalire questo genere. Erano opere post-apocalittiche e fantascientifiche, con alcuni elementi in comune.

Vediamo ora di definire meglio questo genere letterario. Ho cercato informazioni in rete, anche se c’è ben poco, ma comunque sono riuscito a trovare qualcosa da cui partire per discutere di ecopunk e di una sua collocazione.

Ecopunk: una definizione

L’ecopunk appartiene alla fantascienza, ma non tratta storie legate ai viaggi interstellari o all’interazione fra uomo e macchine, bensì si focalizza su idee sostenibili e sul rapporto fra scienza e ambiente.

Come il Cyberpunk, anche l’ecopunk prende piede dagli stessi scenari distopici, ma vuole esplorare il loro lato ambientalista. C’è l’alta tecnologia, ma c’è anche una ribellione contro le corporazioni politiche multinazionali. C’è la filosofia del fai-da-te, del ripara e riutilizza, c’è un approccio differente verso le risorse e gli strumenti.

Cambia, nell’ecopunk, la forma della criminalità. Si assiste a nuove figure criminali, nuovi mercati diventano profitti per mafie e organizzazioni illecite, come fattorie, culture idroponiche, fertilizzanti e semi illegali, pannelli solari.

È interessante notare un certo risguardo religioso nell’ecopunk, che punta l’attenzione sul buddismo e sull’induismo, con influenze derivanti dai miti e dal folklore dei nativi americani, africani, australiani, cinesi, giapponesi. Un legame che unisce l’uomo e la natura e un apprezzamento per il cerchio della vita e la reincarnazione.

Il suffisso “eco” non sta a significare natura e ambiente in senso stretto, ma una relazione fra ambiente e tecnologia e nuovi sistemi di sfruttamento delle risorse terrestri.

Ecopunk: fra utopia e distopia

Nel Manifesto dell’Ecopunk avevo puntato le luci sul significato più profondo del genere letterario, scrivendo che le storie ecopunk dovevano cantare di società verdi, città giardino, civiltà che vivono nel pieno rispetto della natura. Storie eutopiche. Al tempo stesso bisogna dire che una storia ecopunk deve essere prima di tutto una storia che valga la pena di essere raccontata.

Ecopunk è un’utopia, un mondo in cui tutti vorrebbero vivere, in grado di sostentarsi senza danneggiare l’ambiente. Ma ecopunk è anche una risposta, una risoluzione ai problemi attuali e a quelli che si verificheranno in futuro.

Utopia o distopia, dunque?

Ecopunk parte da un futuro necessariamente distopico, per porre le basi per una resurrezione e una vita all’insegna del verde e delle risorse sostenibili. Affinché sia una risposta, l’ecopunk deve generarsi da un problema. Affinché sia un modo di vita utopistico, l’ecopunk deve generarsi da un mondo distopico.

La distopia, dunque, si pone come lo scenario di partenza per scrivere storie ecopunk. È una nuova, parallela visione del genere distopico, che nasce però con l’intento di dare un valido apporto al mondo odierno, alla scienza, alle coscienze degli individui e alla sensibilizzazione globale.

11 Commenti

  1. Glauco
    27 marzo 2013 alle 12:12 Rispondi

    Mmh… il suffisso Punk è diventato talmente di moda che, attualmente, ogni volta che sento parlare di qualcosa-punk divento sospettoso!

    Andando nel dettaglio, mi hai fatto tornare in mente un vecchio cartone animato dove gli esseri umani lottavano per sopravvivere contro delle piante intelligenti nate da esperimenti relativi a “computer biologici”. Roba che in effetti già si fa, visto che al mit son riusciti a fare qualche addizione alle cellule di una foglia!
    Peccato che non ricordo il titolo di quel cartone animato… lo trasmettevano saltuariamente, e senza un ordine cronologico delle puntate, per cui lo mollai abbastanza in fretta!

    • Daniele Imperi
      27 marzo 2013 alle 12:23 Rispondi

      Vero, col suffisso -punk hanno abusato un po’. Però in questo caso a me piace molto, cioè trovo che questo sottogenere possa sensibilizzare qualcuno e porsi a un livello superiore che non di semplice intrattenimento.

    • Daniele Imperi
      27 marzo 2013 alle 12:26 Rispondi

      Il cartone è forse “Jayce il cavaliere dello spazio”?

      • Glauco
        1 aprile 2013 alle 09:35 Rispondi

        Sai che proprio non mi ricordo?? :(

  2. Cristiana Tumedei
    27 marzo 2013 alle 23:29 Rispondi

    Con questo post sei riuscito a chiarire ancora meglio il genere, che mi sembra interessante. Credo che la letteratura possa essere intesa come un mezzo per veicolare messaggi importanti senza dover rinunciare necessariamente all’intrattenimento del lettore. Storia e personaggi possono fondersi per sensibilizzare chi legge, permettendogli di arricchirsi e di riflettere.

    • Daniele Imperi
      28 marzo 2013 alle 08:32 Rispondi

      Esatto :)
      A me piace vedere l’ecopunk proprio in quest’ottica.

  3. Salomon Xeno
    28 marzo 2013 alle 11:45 Rispondi

    Secondo me la distopia, per contrasto, fa risaltare meglio la tematica ecologica. L’utopia è forse troppo lontana dalla narrativa moderna, almeno fino a quando non si rivela finta. Ammetto che non mi vengono in mente molti esempi.
    Incidentalmente, ho notato che su Goodreads c’è una lista di 25 libri taggati “ecopunk”. Penso che la maggior parte siano distopici. Tra questi, grazie a un giveaway on line, ho nelle mie mani digitali Seed (numero 7) che spero di leggere a breve. E’ sicuramente uno scenario da fine del mondo!

    • Daniele Imperi
      28 marzo 2013 alle 12:23 Rispondi

      Hai ragione.
      Su GR ho visto anche io quella lista, ma non ho approfondito.

  4. elisabetta pendola
    31 marzo 2013 alle 19:05 Rispondi

    io sono totalmente shabby-eco-punk! LOL!

  5. Romina Tamerici
    1 aprile 2013 alle 23:43 Rispondi

    Sembra un genere particolare e interessante. Tu hai scritto qualcosa di questo tipo nel blog da poter leggere?

    • Daniele Imperi
      2 aprile 2013 alle 08:29 Rispondi

      No, non ho ancora scritto niente. Ma avevo una storia in mente. Vedremo in futuro.

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