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Distacco

Un racconto horror di 300 parole

Distacco

Quale conforto può alleviare le nostre sofferenze in questa valle buia che è divenuta la nostra esistenza? Quale pensiero può confortarci in questa silenziosa solitudine a cui siamo destinati? La perdita delle persone amate è una ferita che non ha cura, né sollievo, né speranza.

Nelle interminabili ore che scandiscono il nostro tempo, c’è solo il vuoto d’una presenza mancata a recidere i nostri nervi, a spezzare l’ultimo filo che ci lega a una parvenza di sentimento. Noi siamo qui. Soli. Senza più una moglie, un marito, un figlio, un genitore, un amico. Li abbiamo persi per sempre.

Sono lontani. Nel tempo, ma anche nello spazio. Sono irraggiungibili. Non c’è più un collegamento che ci unisce. Il distacco è totale. Il distacco è la morte. La morte che ci ha privato della presenza delle persone che amavamo.

E ora nulla più ha senso. Nulla più ha valore. Nulla più può servire a farci dimenticare, a farci ricominciare. No. Non c’è più inizio dove la fine è stata improvvisa, straziante, ingiusta, anche se umana.

Ma in tutto questo profondo dolore una cosa emerge a rendere ancor più insopportabile il distacco a cui siamo stati destinati. Un sentimento che ci ferisce ancor più nell’intimo, che ci avvolge in un sudario chiamato indifferenza. Una parola. Egoismo.

Il vostro egoismo. Di voi che credete che l’affetto sia una vostra prerogativa, di voi così sicuri della nostra mancanza di sensibilità, di voi e delle vostre lacrime che versate ogni giorno… ogni giorno? No, forse per un tempo lungo, ma non per sempre.

Non per sempre.

Nulla è per sempre. Per voi.

Non per chi vive nella terra del dolore. Non per chi sente lo strappo del distacco in ogni momento della sua cupa esistenza.

Non per noi.

Noi che più non siamo.

Noi. I morti.

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