Dissipatio operum

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Guido Morselli ha scritto:

Quello che abbiamo posseduto, ce lo possiamo mettere dietro le spalle, confinarlo nel passato, nel già-fatto. Dissipatio H.G.

Quello che abbiamo scritto va lasciato in archivio, dietro di noi, confinato là dove non può esser visto. Quando scriviamo, quando iniziamo a creare una nuova storia, dobbiamo agire come se fosse la prima volta. Dobbiamo dimenticarci delle opere precedenti, quelle sono un già-fatto.

Lo scrittore deve scrivere rinnovandosi. Ogni giorno.

Publicato in Scrittura - 26 gennaio 2013 - 9 commenti

DanieleDaniele Imperi

Sono blogger e web writer e scrivo e leggo ogni giorno. Oltre a Penna blu, ho creato e gestisco i siti su Cormac McCarthy e Edgar Allan Poe. Leggi di più nella mia biografia.

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Commenti
  • Nicola Nicodemo 26 gennaio 2013 at 15:13

    Molto bella la rubrica. Interessante anche il consiglio di oggi, anche se, devo dire, non so se riuscirei a scrivere qualcosa di completamente diverso dal resto. Ci sono quelle sfumature che sembrano comuni a tutti gli scritti. Quelle particolarità che definiscono lo stile di un autore. Ma forse il suggerimento si riferisce a qualcosa di più ampio. Ci rifletto su.

    • Daniele Imperi 26 gennaio 2013 at 15:15

      Grazie :)
      Sì, il significato voleva essere più ampio. Lo stile può restare, ma dipende, anche perché lo stile si modifica in un certo senso da solo.

  • Salomon Xeno 26 gennaio 2013 at 20:42

    Secondo me “rinnovarsi” non va inteso in senso stretto. Non sempre. C’è chi scrive sempre la stessa storia e ci riesce (Moorcock) e chi non ci riesce sempre (Gemmell). Autori che adoro, entrambi, ma si riconosce chi ci mette un po’ di filosofia.

  • Michel Pelucchi 27 gennaio 2013 at 14:56

    Rinnovarsi e’ proprio l’etica del “fare”. Non si cambia faccia, non si cambia stile. E’ NEL FARE: l’oggetto (ri)visto dal di dentro a NON ESSERE piu’ condizione del pensiero. Non lo puoi ancora vedere, non c’e’ focalizzazione… sei libero di guardare ::: di fare. Serve coraggio!

  • Romina Tamerici 28 gennaio 2013 at 00:09

    Troppo spesso si è legati eccessivamente ai propri personaggi precedenti per aver il coraggio di scrivere qualcosa di totalmente diverso. Trovo il tuo consiglio molto sensato.

  • Michel Pelucchi 28 gennaio 2013 at 10:28

    Grazie Romina!!! Mi ricordo di aver letto una cosa a proposito dei “Poeti Maledetti”… Fu P.Verlaine a dire che sarebbe stato meglio chiamarli i “Poeti Assoluti”. Perche’ assoluti nell’immaginazione, e assoluti nell’espressione. Tant’e', crearono una lingua, “un’Alchimia del Verbo” che ancora oggi abbiamo il terrore di svolgere nei nostri scritti. Che cosa incredibile procedere assoluti; che cosa terribile… Come fare? Serve coraggio ;)

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