Dissipatio operum

Guido Morselli ha scritto:
Quello che abbiamo posseduto, ce lo possiamo mettere dietro le spalle, confinarlo nel passato, nel già-fatto. Dissipatio H.G.
Quello che abbiamo scritto va lasciato in archivio, dietro di noi, confinato là dove non può esser visto. Quando scriviamo, quando iniziamo a creare una nuova storia, dobbiamo agire come se fosse la prima volta. Dobbiamo dimenticarci delle opere precedenti, quelle sono un già-fatto.
Lo scrittore deve scrivere rinnovandosi. Ogni giorno.
Daniele Imperi
Sono blogger e web writer e scrivo e leggo ogni giorno. Oltre a Penna blu, ho creato e gestisco i siti su Cormac McCarthy e Edgar Allan Poe. Leggi di più nella mia biografia.




Molto bella la rubrica. Interessante anche il consiglio di oggi, anche se, devo dire, non so se riuscirei a scrivere qualcosa di completamente diverso dal resto. Ci sono quelle sfumature che sembrano comuni a tutti gli scritti. Quelle particolarità che definiscono lo stile di un autore. Ma forse il suggerimento si riferisce a qualcosa di più ampio. Ci rifletto su.
Grazie
Sì, il significato voleva essere più ampio. Lo stile può restare, ma dipende, anche perché lo stile si modifica in un certo senso da solo.
Secondo me “rinnovarsi” non va inteso in senso stretto. Non sempre. C’è chi scrive sempre la stessa storia e ci riesce (Moorcock) e chi non ci riesce sempre (Gemmell). Autori che adoro, entrambi, ma si riconosce chi ci mette un po’ di filosofia.
Non in senso stretto, certo.
Rinnovarsi e’ proprio l’etica del “fare”. Non si cambia faccia, non si cambia stile. E’ NEL FARE: l’oggetto (ri)visto dal di dentro a NON ESSERE piu’ condizione del pensiero. Non lo puoi ancora vedere, non c’e’ focalizzazione… sei libero di guardare ::: di fare. Serve coraggio!
Giusto, hai capito il senso
Troppo spesso si è legati eccessivamente ai propri personaggi precedenti per aver il coraggio di scrivere qualcosa di totalmente diverso. Trovo il tuo consiglio molto sensato.
Grazie, Romina
Grazie Romina!!! Mi ricordo di aver letto una cosa a proposito dei “Poeti Maledetti”… Fu P.Verlaine a dire che sarebbe stato meglio chiamarli i “Poeti Assoluti”. Perche’ assoluti nell’immaginazione, e assoluti nell’espressione. Tant’e', crearono una lingua, “un’Alchimia del Verbo” che ancora oggi abbiamo il terrore di svolgere nei nostri scritti. Che cosa incredibile procedere assoluti; che cosa terribile… Come fare? Serve coraggio