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I diritti dell’autore

8 punti su cui non transigere

I diritti dell'autore

In questo articolo non si parla dei diritti d’autore, ossia quelle che in inglese sono chiamate royalty, bensì dei diritti dell’autore: cosa spetta, quindi, di diritto a chi scrive un libro.

Già, perché anche l’autore ha dei diritti, non vi pare? Ma oggi l’andazzo generale è che il lavoratore debba avere soltanto dei doveri da adempiere e quando si parla di diritti, ecco che scoppia la polemica, che le bocche si storcono, gli occhi si sgranano, ecco che si grida allo scandalo, si ride perfino, come se il lavoratore fosse un povero idiota che non ha ancora capito come funzionino le cose, come vada il mondo.

Oggi per un autore sconosciuto, per un autore al suo debutto editoriale, è molto difficile approdare a una grande casa editrice. Quasi impossibile.

I grandi editori non rispondono all’invio dei manoscritti e l’autore non saprà mai se quella mancata risposta significa che il manoscritto non è stato gradito o non è stato notato, sommerso fra le “centinaia di manoscritti che riceviamo ogni giorno”.

L’autore è costretto ad attendere da 3 a 6 mesi e, non ricevendo risposta, dovrà interpretare quel silenzio come un rifiuto. Potrebbe benissimo accadere che, spedendo il manoscritto a 20 grandi editori e aspettando a ogni invio una risposta, l’autore sprechi 10 anni della sua vita in un’amara attesa.

Ma i problemi dell’autore non finiscono qui. Ci sono editor che riscrivono parte dei testi, che impongono uno stile di scrittura. Ci sono editori che obbligano gli autori a scrivere seguiti su seguiti, che spremono la loro creatività come fossero galline dalle uova d’oro che sprizzano soldi.

E ci sono contratti editoriali che incatenano gli autori con clausole che ledono la loro libertà di scelta.

Un autore, però, è un essere umano. È un lavoratore e, come tale, ha diritto a dei diritti.

Risposte ai rifiuti editoriali

Ma stiamo scherzando? Con tutti i manoscritti che ricevono gli editori (ma sarà poi vero?) è impossibile dare una risposta a tutti. Di solito sono le case editrici molto piccole a rispondere sempre.

È un po’ come spedire il proprio CV a un’azienda e non ricevere risposta. A voi hanno mai risposto? A me no, MAI. Eppure non credo di avere un CV così penoso…

Ma stavamo parlando di risposte ai rifiuti editoriali. In quell’articolo ho anche detto che ci vorrebbe un filtro all’avanguardia. Ci vorrebbe un modo per velocizzare quest’operazione. Ecco 3 spunti:

  1. Primo spunto: perché non chiedere soltanto una sinossi e il primo capitolo? Quanto tempo si risparmierebbe per la lettura di brevi testi?
  2. Secondo spunto: perché continuare a richiedere i manoscritti cartacei, con tutti i diboscamenti che ci sono e le lentezze delle poste? Ma vogliamo usare l’email, ché si risparmiano tempo e soldi?
  3. Terzo spunto: e se automatizzassimo l’intera operazione? L’autore si iscrive al sito della casa editrice, entra nel suo profilo e inserisce il proprio manoscritto (o parte di esso). L’editore (o chi per lui) riceve una notifica e legge il pezzo, rispondendo al volo. L’autore a sua volta riceverà la notifica della risposta e deciderà se proporre altro in futuro o cancellarsi dal sito. Non sapete come fare? I programmatori esistono per questo.

Stretta collaborazione con l’editor

Che non significa una riscrittura da parte dell’editor senza che l’autore abbia alcuna voce in capitolo. L’editor suggerisce miglioramenti, l’autore scrive. E sempre l’autore deve approvare quei suggerimenti.

L’autore non si sostituisce all’editor, ma ci sono editor che propongono modifiche su cui un autore potrebbe non essere d’accordo. Se un editor mi suggerisse la forma “dèi” come plurale di “dio”, se lo può scordare che io l’accetti. Tanto per fare un esempio (e per ribadire il mio odio verso gli accenti in mezzo alle parole italiane).

Il lavoro di editing, per me, è una stretta collaborazione fra autore e editor.

Contratto di editoria (reale e cartaceo)

Il contratto di edizione è un documento importante, perché sancisce un rapporto di lavoro fra autore e editore. Potrebbe mai essere un misero pdf senza firma? È forse così che si ufficializzano i rapporti di lavoro?

Eppure anni fa una casa editrice mi inviò un pdf… e scarno, anche. Scarno perché, da furbi, avevano omesso parecchi punti fondamentali e io avrei guadagnato i diritti d’autore soltanto con le vendite del cartaceo in libreria! Nessuna menzione di ebook, né di vendite al di fuori della libreria (presentazioni, mostre, ecc.).

Il contratto editoriale contiene diverse pagine, che dovrebbero essere tutte siglate, con firma per esteso sull’ultima. Online troverete sicuramente dei facsimile di contratti di edizione per conoscere tutto ciò che devono prevedere.

Trasparenza nel conteggio delle copie vendute

Da contratto è stabilito che entro un certo periodo l’editore vi invierà la notula con i rendiconti dei diritti d’autore maturati. In quel modo saprete quanti ebook e quanti cartacei avete venduto e quanto vi spetta.

Qui nel blog qualcuno, tempo fa, s’è lamentato che qualche piccolo editore non ha mai spedito questa notula né ha mai risposto ai solleciti per avere informazioni sulle copie vendute. Che fare in quei casi?

Gli avvocati costano e per ricevere pochi spiccioli non potete mettere in piedi una causa civile che vi costerà almeno 2-3000 euro. Magari si potrebbe tentare con un’ingiunzione di pagamento. Gli esperti in materia legale ne sapranno di più.

Puntualità nei pagamenti dei diritti d’autore

Quei soldi non sono della casa editrice, ma dell’autore. C’è da dire altro? Pagare le spettanze in ritardo è come pagare lo stipendio in ritardo o pagare in ritardo un servizio svolto (i liberi professionisti ne sanno qualcosa).

Sappiamo tutti che quei guadagni sono spiccioli, ma se vengono anche pagati con mesi e mesi di ritardo, all’autore passa la voglia di pubblicare. E sceglie il self-publishing, dove percepirà ciò che gli spetta nei tempi previsti.

Copie gratuite del proprio libro

Quante? Be’, questo dipende essenzialmente dalla tiratura, credo. Ma anche dalle politiche della casa editrice. Comunque sia, all’autore spetta un certo numero di copie gratuite del suo libro. E uno sconto per acquistarne altre (superiore al 15% che si trova in ogni libreria online).

Libertà di scegliere cosa scrivere

No ai seguiti a tutti i costi. In poche parole è a questo che alludo. Ma non solo. Le case editrici tendono a sfruttare i successi dei loro autori e anche quelli altrui, proponendo copie più o meno spudorate di romanzi già usciti.

Un autore dev’essere libero di scrivere ciò che vuole. È la qualità che va messa in primo piano. E non può esserci qualità se c’è costrizione.

Libertà di scegliere come e dove pubblicare

Anni fa, non ricordo più dove, lessi che un autore, ipotizziamo di gialli, era obbligato a proporre ulteriori suoi gialli alla stessa casa editrice con cui aveva pubblicato il suo primo giallo. Se poi non era interessata, allora poteva rivolgersi a altre.

Il discorso fila: tu, editore, ti assicuri altri romanzi gialli dell’autore che hai pubblicato e che ha venduto bene, vuoi insomma l’esclusiva; io, autore, mi assicuro subito un editore che mi pubblica il prossimo giallo.

Fila davvero questo discorso? Sì e no. Fila se l’autore s’è trovato bene con la casa editrice. Il suo romanzo può anche aver venduto bene, vinto importanti premi, ma se quel poveraccio aspetta di ricevere i diritti d’autore da 5 anni, ci penserà due volte prima di riproporre a quei signori un nuovo romanzo.

Ci sono anche case editrici che vietano all’autore di pubblicare qualsivoglia opera in self-publishing. Un autore che segue il blog (e che spero ci dica la sua) rientra in questa categoria.

Ecco, questa è una cosa che a me non va giù per niente. Se un editore mi pubblica il mio romanzo di fantascienza, per quale motivo non posso autopubblicarmi in ebook un racconto western? Genere che magari l’editore neanche tratta. È assurdo o no? Certo che è assurdo.

Non intendo firmare contratti del genere. La zappa preferisco darla sul terreno da dissodare che sui miei piedi.

Quel che NON spetta all’autore

  1. Acquisto di copie: chi vi obbliga a comprare copie del vostro libro è una casa editrice a pagamento. L’autore non ha questo obbligo. Sono i lettori che devono comprare le copie del suo libro, non l’autore.
  2. Pagamento per la pubblicazione: quante parole si sono spese sugli editori a pagamento? Non aggiungo altro.
  3. Costo dell’editing: ma quando mai? L’editing è un servizio previsto per la pubblicazione. Allora dobbiamo addossarci anche il costo del grafico che crea la copertina? Siamo seri.
  4. Impaginazione del manoscritto: sì, succede anche questo. L’autore che deve impostare il suo manoscritto in modo che poi l’impaginatore possa incollare il tutto su InDesign.

I diritti dell’autore: ne volete aggiungere altri?

Lascio ora la parola a voi. Dei doveri dell’autore parleremo un’altra volta.

75 Commenti

  1. von Moltke
    15 giugno 2017 alle 07:33 Rispondi

    Aggiungo: il diritto a non essere preso in giro. Quando mandi una copia del tuo romanzo alla Salani, per dirne una, e ricevi risposta, insperatamente, dopo un mese.
    Ma la risposta è un prestampato senza nè una riga di indirizzo, nè di congedo. Evidentemente scrivere “gentile signora/egregio signore” e “Cordiali saluti” costa caro. Così si risparmia in educazione.
    Ma, quel che è peggio, è che la lettera è di rifiuto, piena di frasi di circostanza come “abbiamo letto il suo testo ma il mercato è selettivo” e blablabla. Ora, un rifiuto ci sta. Ma rispondere negativamente dopo appena un mese, considerando che l’editore di Harry Potter riceverà davvero centinaia di manoscritti, con un generico prestampato e senza nemmeno rispettare le banali regole della buona creanza, significa davvero prendersi in giro. Si è bugiardi, perchè non lo si è letto (270 pagine A4), e pure maleducati.
    Per inciso, mi sono preso la briga di rispondere a mia volta facendo notare tutte queste cose. Non so se hanno letto, ma mi sono divertito io.

    • Nuccio
      15 giugno 2017 alle 09:02 Rispondi

      Almeno ti sei divertito! Qualcuno l’avrà letta la tua risposta per poi allegarla alla tua “pratica” o per distruggerla subito. auguri per la prossima volta.

      • von Moltke
        15 giugno 2017 alle 09:13 Rispondi

        Infatti! Gli ho anche fatto velenosamente notare che, se c’è selezione, è sicuramente al ribasso, vista tutta la spazzatura (testuale) che si pubblica.

        • Nuccio
          15 giugno 2017 alle 09:18 Rispondi

          Sottile vendetta…Mi pare che ci conosciamo se eri attivo su un forum di poesia di cui non ricordo il nome. Mi iscrissi su invito di un genovese che, come me, partecipò tanti anni fa al concorso Yamamy. Mi sono trovato bene per i primi tempi. Sei tu?

          • von Moltke
            15 giugno 2017 alle 09:30 Rispondi

            No, di sicuro non sono io. Nonostante abbia scritto poesie durante l’adolescenza, ho smesso da almeno quindici anni, e, quanto a scrittura “professionale”, intesa come per la pubblicazione, e, quindi, invio ad editori, ho iniziato giusto quest’anno.

      • von Moltke
        15 giugno 2017 alle 09:15 Rispondi

        Ah, grazie per gli auguri!

      • Daniele Imperi
        15 giugno 2017 alle 12:44 Rispondi

        O magari la risposta viene indirizzata a un’email che nessuno legge ;)

    • Daniele Imperi
      15 giugno 2017 alle 12:43 Rispondi

      Be’, già è tanto che t’hanno risposto :D
      Mi sa che era una risposta automatica…

      • von Moltke
        15 giugno 2017 alle 13:01 Rispondi

        Di sicuro era una risposta standard che mandano a chiunque. Serietà ai massimi livelli, dunque. E che si tratta di un grosso editore…

  2. Grilloz
    15 giugno 2017 alle 07:59 Rispondi

    Ma lo sai che a me qualcuno ha risposto dopo l’invio del CV? Quasi sempre all’estero, però ricordo che molti anni fa la signora inglese (ma la ditta era italiana) che mi aveva fatto il colloquio mi chiamò personalmente per informarmi che nche se avevano apprezzato il mio CV avevano scelto un altro candidato che aveva più esperienza. L’ho apprezzato.

    “Primo spunto: perché non chiedere soltanto una sinossi e il primo capitolo? Quanto tempo si risparmierebbe per la lettura di brevi testi?”
    Quando sul forum abbiamo ripreso con la valutazione manoscritti si è posto il problema se mantenere il vecchio regolamento che prevedeva di mandare in un primo momento solo le prime 20 pagine o di cambiare. Io proposi di far mandare sempre il manoscritto completo perchè se il romanzo mi piace preferisco non dover aspettare che gli altri valutatori decidano di proseguire e attendere l’invio del resto e in più col testo completo posso sfogliarlo, vedere se magari un’opera che non mi pare gran che si riprende nel finale ecc.
    Alla fine decidemmo per il manoscritto completo con la possibilità per i valutatori di interrompere la lettura dopo le prime 20 pagine motivando le ragioni.
    E poi alla fine il peso del file cambia poco, no?
    Sul cartaceosono d’accordo, anche se credo che la vera ragione sia mettere un filtro agli invii più che avere il testo già stampato.

    • von Moltke
      15 giugno 2017 alle 08:14 Rispondi

      Io manderei solo i primi tre capitoli, salvo quando sia la stessa casa editrice a richiedere l’intero testo, anche per evitare plagi.

      • Grilloz
        15 giugno 2017 alle 13:22 Rispondi

        Onestamente non capisco questa paura degli autori di essere plagiati dalle case editrici. Se hai scritto il romanzo del secolo non ha nessun interesse a pubblicare il tuo libro sotto un altro nome e se non si trata del romanzo del secolo c’è così tanta scelta che non ha senso plagiare proprio quello, no?
        Comunque ci sono siti che offrono la possibilità di registrare la paternità di un’opera o in alternativa c’è sempre la SIAE.

        • Daniele Imperi
          15 giugno 2017 alle 13:28 Rispondi

          Tanti anni fa, quando iniziavo a sognare di pubblicare, questi problemi me li facevo anche io. Mi sarei spedito una raccomandata con il mio manoscritto, senza aprirla :D
          La SIAE costa, un tempo lessi che chiedeva 200 euro per depositare un’opera.

          • Grilloz
            15 giugno 2017 alle 13:31 Rispondi

            Sì, so che costa, quanto non so, ma è la cosa più “ufficiale” :P

            • Daniele Imperi
              15 giugno 2017 alle 13:32 Rispondi

              Forse è l’unica cosa ufficiale, bisogna vedere le alternative quanto valgano giuridicamente.

              • Grilloz
                15 giugno 2017 alle 13:35 Rispondi

                Probabilmente valgono, ma comunque bisogna fare causa

                • Daniele Imperi
                  15 giugno 2017 alle 13:37 Rispondi

                  E non ne esci più…

        • von Moltke
          15 giugno 2017 alle 13:39 Rispondi

          Sarà l’inesperienza di chi, alle prime armi, non sa ancora rendersi conto del valore di ciò che scrive.

          • Grilloz
            15 giugno 2017 alle 13:54 Rispondi

            Sicuramente, per questo bisogna leggere tanto ;)

            • von Moltke
              15 giugno 2017 alle 14:03 Rispondi

              È vero, ma sino ad un certo punto. Io, ad esempio, per aver letto da qualcosa come trenta e più anni quasi solo classici, mi sono sempre sentito una nullità, rispetto a quelli che consideravo gli unici autori degni di questo nome, e non ho avuto il coraggio di scrivere nulla sino a quest’anno. Poi, vedendo un po’ quel che inonda regolarmente il mercato, e quanto vende, mi sono reso conto di poter fare, per lo meno, non peggio, e, in certo casi, anche meglio di un Moccia o Volo (ci metterei anche Baricco, il re dei sopravvalutati). E poi, magari, sbaglio.

              • Daniele Imperi
                15 giugno 2017 alle 14:11 Rispondi

                Se leggi solo i classici, quasi tutto quello che c’è oggi ti sembra robetta.

                • von Moltke
                  15 giugno 2017 alle 14:31 Rispondi

                  Infatti. Però è un peccato, perchè si finisce per non scrivere, come ho fatto io, pur avendo qualcosa da dire (e perdendo il divertimento, o meglio il piacere, che, anche senza poi riuscire a pubblicare nulla, è una ricompensa in sé).

          • Daniele Imperi
            15 giugno 2017 alle 13:56 Rispondi

            Oltre a questo penso che ci sia una normale diffidenza verso un mondo che non si conosce ancora. Adesso, con il web, un plagio distruggerebbe un editore senza bisogno di avvocati e giudici.

    • Daniele Imperi
      15 giugno 2017 alle 12:46 Rispondi

      Se è per questo a me sono arrivate due lettere cartacee dalla Norvegia, in cui mi comunicavano la ricezione del mio CV…
      Sull’invio hai ragione, ai fini dell’invio del file del manoscritto cambia poco.

      • Grilloz
        15 giugno 2017 alle 13:20 Rispondi

        Va anche detto che all’estero è usanza pagare le spese di viaggio al candidato quando losi invita per un colloquio ;)

        • Daniele Imperi
          15 giugno 2017 alle 13:27 Rispondi

          Forse qualcuno lo fa anche qui.

          • Grilloz
            15 giugno 2017 alle 13:30 Rispondi

            Mai capitato, anzi,una volta ho avuto una discussione con il responsabile del personale di un azienda che se mi metteva il coloquio a quell’ora e quel giorno mi costringeva a passare la notte lì, aggiungendo le spese di albergo e perdendo due giorni di lavoro anzichè uno, e all’epoca lavoravo a partita iva, quindi perdere due giorni significava perdere soldi. Alla fine li ho mandati a quel paese :P

  3. Andrea
    15 giugno 2017 alle 08:03 Rispondi

    Eh, quella sconosciuta trasparenza del conteggio…
    :(

    • samanta giambarresi
      15 giugno 2017 alle 08:58 Rispondi

      Non tocchiamo questo triste tasto…

    • Daniele Imperi
      15 giugno 2017 alle 12:47 Rispondi

      Hai esperienza in merito?

      • Andrea
        15 giugno 2017 alle 22:25 Rispondi

        Meglio che non dica niente, sto cercando di dimenticare :)

  4. Nuccio
    15 giugno 2017 alle 09:05 Rispondi

    Non c’è molto da dire. Troppa concorrenza e costi elevati per un via vai di risposte inutili. Il mondo anglosassone è remoto. Non che sia meglio.

    • Daniele Imperi
      15 giugno 2017 alle 12:48 Rispondi

      Un giorno farò un giro per i siti degli editori inglesi e americani per vedere come è sviluppata la pagina per inviare manoscritti.

  5. Barbara
    15 giugno 2017 alle 09:08 Rispondi

    Mi pare l’andazzo italico di molti altri settori lavorativi, dove solo il più furbo fa soldi.
    E poi mi chiedo: anche all’estero è così? Le case editrici straniere si comportano allo stesso modo con i diritti, i conteggi, i pagamenti, la trasparenza?
    Sulle ingiunzioni di pagamento… ho visto un amico perdere un anno di vita per 6.500 euro di credito. Anticipare l’iva (per avere la fattura come documento di pagamento da esigere), far vidimare la fattura da un notaio, anticipare l’avvocato (perché comunque va fatta istanza ad un tribunale), vedere dopo mesi un ufficiale giudiziario che cerca il debitore e che scrive in un documento ufficiale: la moglie dice che non è in casa. Nessun capitale intestato. Fine. Oltre ai 6.500, perso tutto il resto. A malincuore, ha dovuto lasciar andare un altro debito di 20.000 euro, due anni di lavoro. Fa solo il conto di quanto avrebbe dovuto anticipare di iva, per un’azienda in fallimento con capitale sociale versato di 5.000 euro.
    Quindi, anche con le case editrici, prima di accettare un contratto, meglio informarsi sulla loro solidità e liquidità.

    • Nuccio
      15 giugno 2017 alle 09:22 Rispondi

      È meglio lasciare perdere. Il compenso non vale la… candela.

    • Daniele Imperi
      15 giugno 2017 alle 12:51 Rispondi

      Immagino… io da un cliente per dei disegni devo avere 1400 euro, ma quanto mi costerebbe di avvocato?
      Le grandi case editrici dovrebbero avere liquidità…

  6. MikiMoz
    15 giugno 2017 alle 09:12 Rispondi

    Direi che hai detto tutto tu, solo una cosa: nel primo punto bisognerebbe pagare la figura che risponde -anche in caso di rifiuto. Quindi creare un nuovo posto di lavoro XD
    Sono d’accordo che ci dev’essere collaborazione tra editor e autore, perché va da sé che entrambi siano persone mature, colte, capaci.

    Moz-

    • Daniele Imperi
      15 giugno 2017 alle 12:51 Rispondi

      Perché pagare uno apposito che risponde? C’è la redazione, c’è l’editore.

      • MikiMoz
        15 giugno 2017 alle 16:42 Rispondi

        Se non lo fanno già, significa che è considerato lavoro extra XD

        Moz-

  7. samanta giambarresi
    15 giugno 2017 alle 09:16 Rispondi

    Pensare di avere l’esclusiva con una casa editrice m’inquieta. Io sarò libera di pubblicare qualche vecchio racconto su Amazon, per esempio, o sul mio blog.
    Mi era sorto il dubbio e sono andata a rileggere l’ultimo contratto editoriale. Nulla di tutto ciò (per fortuna), ma il romanzo in questione parla proprio di un’aspirante scrittrice che pur di farsi largo nel mondo editoriale accetta di scrivere un genere letterario che a lei non piace.

    • Nuccio
      15 giugno 2017 alle 09:24 Rispondi

      Cosa non si farebbe per sfondare! È che molte volte ci si rompe…la coccia.

    • Daniele Imperi
      15 giugno 2017 alle 12:52 Rispondi

      Nel tuo contratto editoriale ti permettono di pubblicare per conto tuo racconti usciti con quella casa editrice?

  8. PADES
    15 giugno 2017 alle 09:48 Rispondi

    Sottoscrivo parola per parola. Ma come si può pensare anche solo di proporre condizioni come il non pubblicare altro in self o pagare solo i diritti sul cartaceo in libreria e non gli e-book? Per come sono fatto io, non mi metterei mai in simili condizioni di sudditanza. Anche perché per un editore gli autori sono la vera risorsa. Senza autori un editore chiude, mentre per un autore le vie e i mezzi di pubblicazione sono infiniti.

    Ultima cosa: se io fossi un editore e ricevessi veramente migliaia di manoscritti farei i salti di gioia: abbondanza di risorse e materiale tra cui scegliere! Semmai gli editori dovrebbero organizzare finalmente una seria procedura di selezione. Dal leggere le prime dieci/venti pagine come suggerisce Grilloz motivando l’eventuale abbandono (anche e soprattutto all’autore, così si regola per gli invii successivi) all’affidarsi a gruppi di lettura fidati e affidabili (non è difficile, suvvia) come primo filtro (e magari pagandoli…). Rischio di perdere qualche genio letterario? Non leggendo per nulla i manoscritti il rischio è una certezza, quindi… semmai il rischio diminuirebbe.

    Un imprenditore deve investire e rischiare, altrimenti meglio che cambi mestiere.

    • Daniele Imperi
      15 giugno 2017 alle 12:54 Rispondi

      Sono d’accordo, devono solo sapersi organizzare, altrimenti possono davvero perdere ottimi romanzi che resteranno impubblicati.

    • Grilloz
      15 giugno 2017 alle 13:28 Rispondi

      “Anche perché per un editore gli autori sono la vera risorsa”
      Diciamo che la vera risorsa, sia per gli editori che per gli autori sono i lettori, senza di loro… ;)

      C’è da dire che la valutazione manoscritti noi la facciamo come servizio agli autori, quindi una risposta è scontata, e i manoscritti che riceviamo sono talmente pochi che, beh, non è un grande sforzo :D (e mi dispiace perchè mi diverto a leggere inediti). Per un editore è un po’ diverso, credo.

      • Daniele Imperi
        15 giugno 2017 alle 13:31 Rispondi

        Ma vi conviene fare questo servizio gratis?

        • Grilloz
          15 giugno 2017 alle 13:33 Rispondi

          No :D :D :D
          Però, sai, noi pirati siamo altruisti

          • Daniele Imperi
            15 giugno 2017 alle 13:34 Rispondi

            Alla fine è una specie di gruppo di lettori beta :)

            • Grilloz
              15 giugno 2017 alle 13:37 Rispondi

              Beh, sì, non siamo professionisti.

  9. luisa
    15 giugno 2017 alle 11:57 Rispondi

    Non ho di questi “problemi” purtroppo … Mi sorge una domanda :se è vero che le grandi case editrici sono inavvicinabili perchè gli autori mandano a loro i manoscritti? Intasando (sarà vero?) la posta delle grandi case editrici, pensiamo di essere “geni” incompresi? Secondo me neanche guardano i manoscritti di “sconosciuti”, ma, se iniziano gli autori a mandare una sinossi forse avranno modo di leggerle?
    Risposte ai rifiuti editoriali: ottimi i tuoi tre suggerimenti.
    Personalmente ho fatto una sinossi prendendo alcune pagine dell’inizio, altre pagine del centro e le ultime righe del finale dove in realtà non c’è un finale
    Questo articolo lo dovrebbero leggere anche le case editrici
    Grazie

    • Daniele Imperi
      15 giugno 2017 alle 12:55 Rispondi

      Perché uno inizia a provare dai grandi, è sempre bene pensare in grande, no? :D
      La sinossi secondo me è sempre un terno al lotto: non tutti sanno scriverla e potresti scrivere una sinossi da schifo per un romanzo da Premio Nobel.

      • luisa
        15 giugno 2017 alle 23:31 Rispondi

        Mi piace sognare… restando con i piedi per terra “una sinossi da schifo per un romanzo da Premio Nobel” ? potrei scrivere una sinossi da schifo ma dubito sul Premio Nobel :-)
        C’è qualcosa quì su come scrivere una buona sinossi?

        • Daniele Imperi
          16 giugno 2017 alle 07:16 Rispondi

          Qui no, ma sul blog Anima di carta trovi alcuni articoli sulla sinossi.

  10. Lenny
    15 giugno 2017 alle 12:53 Rispondi

    Daniele, è un discorso simile anche in campo musicale. Le case editrici, o case discografiche, in quanto datrici di lavoro, chiedono molto e spesso danno poco. Ovvio ci vorrebbe più equilibrio. C’è da dire che molti autori o musicisti spediscono stile “shotgun” senza neanche sapere cosa pubblica la compagnia che hanno scelto o informarsi su come vadano spediti i propri prodotti. Ciao!

    • Daniele Imperi
      15 giugno 2017 alle 12:57 Rispondi

      Immagino benissimo che anche con le case discografiche il problema sia lo stesso.

  11. Fabio
    15 giugno 2017 alle 13:05 Rispondi

    Io, tempo addietro, avevo ricevuto una proposta di pubblicazione. Ero poco più che maggiorenne e, dopo aver completato la mia bella storiella fantasy, avevo deciso di provare. Ovviamente tutto in formato cartaceo, dentro una di quelle belle (sono orrende) buste imbottite. Neanche a crederci, la risposta era arrivata in appena 20 giorni. Mi spiegavano che il libro era stato letto ed era stato giudicato “Pubblicabile” (che brutta parola). Gioia e stupore si erano subito impadroniti di me. Poi così, giusto per essere pignolo, avevo letto un altro foglio con tante scritte piccine picciò…erano le “clausole” di pubblicazione, ovvero mi spiegavano sia quale materiale avrebbero usato per la pubblicazione (carta, carattere, copertina etc) sia che dovevo acquistare 100 copie ad un prezzo minore di quello che poi sarebbe stato il prezzo di copertina. Diciamo che con quel foglio il tutto avevo perso decisamente di credibilità :)

    • Daniele Imperi
      15 giugno 2017 alle 13:08 Rispondi

      Ecco perché hai ricevuto una risposta in soli 20 giorni: perché era una casa editrice a pagamento :)

  12. Grilloz
    15 giugno 2017 alle 13:24 Rispondi

    A proposito delle risposte degli editori, tempo fa ho letto un racconto horror in cui il protagonista, un editore, mandava una lettera di rifiuto ad un autore che, ecco, non la prendeva proprio bene. Visto che era un horror potete immaginare come andava a finire :D

    • Daniele Imperi
      15 giugno 2017 alle 13:28 Rispondi

      Bellissimo questo racconto :D

    • von Moltke
      15 giugno 2017 alle 13:35 Rispondi

      Una cosa del genere accadeva in un vecchissimo Dylan Dog…

  13. Mala Spina
    15 giugno 2017 alle 16:46 Rispondi

    E’ sempre bene leggere con 4 occhi i contratti ed eventualmente sottoporli a qualcuno di esperto (per esempio il sito http://scrittorincausa.blogspot.it che offre consulenza gratuita).
    Questo è l’unico consiglio sensato che mi viene da dare: Far sempre leggere il contratto a qualcuno di sgamato perchè magari qualcosa sfugge e poi ti ritrovi con conseguenze spiacevoli.
    Comunque sì, confermo esistono ancora editori che vogliono i diritti per 20 anni e quelli che mettono il diritto di prelazione su qualsiasi cosa o altri cose assurde come vietare la pubblicazione in self.

    • Daniele Imperi
      16 giugno 2017 alle 07:12 Rispondi

      Giusto, il contratto lo fai leggere a qualcuno che ne sa qualcosa, così sai cosa chiedere all’editore.

  14. Tenar
    15 giugno 2017 alle 17:07 Rispondi

    Non so, io cado sempre dal pero.
    Nel senso che per me l’unica opzione è un contratto negoziabile. PDF precompilato? Acquisto copie? Pagamento dell’editing? Ma siamo pazzi?
    Non importa se è il primo libro. L’editore deve inviare una proposta di contratto che come tale va letta e va negoziata. Deve essere chiaro se si cedono tutti i diritti o solo quelli digitali o solo quelli per il cartaceo (a volte si può pubblicare cartaceo e digitale con due editori diversi), deve essere chiaro a quanto ammontano i diritti d’autore che scattano tassativamente dalla prima copia venduta e quando devono essere pagati. Per prelazione e seguiti dipende. Nel senso che l’editore propone, ma è l’autore a stabilire se gli va bene oppure no. Ci sono casi in cui io accetterei /ho accettato (sono impegnata con Delos Digital per tutte le mie opere con protagonista Sherlock Holmes, del resto è improbabile che qualcun altro me le pubblichi).
    Infine, esiste anche l’anticipo, da pagare all’autore subito. Non è mica un tabù. Non è che perché si è esordienti ci si debba far maltrattare. Meglio dire no a un contratto capestro e aspettare un’occasione migliore. I libri non invecchiano.

    • Daniele Imperi
      16 giugno 2017 alle 07:15 Rispondi

      Anche per me i contratti devono essere negoziabili. Nel tuo caso su Sherlock Holmes è più che naturale che la Delos ti tenga per sé.
      Sull’anticipo dipende: quanto dovrebbe essere? Se un libro vende, in diritti d’autore, 300 euro in 3 anni, quanto dovrebbe essere questo anticipo? Non ha senso in quel caso.

      • Tenar
        16 giugno 2017 alle 16:24 Rispondi

        300 euro in tre anni mi sembra davvero un po’ pochino per un romanzo in cartaceo con un minimo di tiratura, certo se parliamo di un racconto in ebook non ha senso. Poi, non so, anche solo un 250 euro di anticipo pagati subito a me bendispongono.

  15. elena
    15 giugno 2017 alle 21:37 Rispondi

    Un post caro Daniele che dovrebbero leggere le case editrici …. Quando pubblichiamo con una casa editrice, non abbiamo forse il diritto di essere promozionati? Di essere sostenuti?
    E invece nemmeno le royalties… o le copie stampate figurati quelle vendute.
    Carta da macello, i nostri lavori sono per la stragrande maggioranza di loro carta da macello….

    • Daniele Imperi
      16 giugno 2017 alle 07:16 Rispondi

      Speriamo che qualche editore lo legga… e forse mi metterà nella sua lista nera :D

  16. Andrew Next
    17 giugno 2017 alle 01:58 Rispondi

    E aggiungo una piccola chiosa sull’argomento “esclusiva”. Esiste e a quanto sento in giro molti editori la inseriscono tra le clausole “regolari”. Qualsiasi avvocato civilista, pure di primo pelo, sa che quel tipo di clausola è vessatoria e richiede una firma a parte sul contratto, rendendo il contratto annullabile. Se il vostro editore vuole l’esclusiva o non se ne fa nulla, questa deve:
    a) Garantirvi più soldi, quelli che non guadagnerete scrivendo storie o articoli per il vostro blog relativi ad altre situazioni. Come diceva Daniele: avete pubblicato fantascienza e volete scrivere una storia western.

    b) Essere LIMITATA nel tempo. Cioè tu editore puoi avere “in noleggio” il mio manoscritto per tot anni, puoi pubblicarlo solo tu per il numero di anni pattuito, ma poi si discuterà a proposito del rinnovo di tali diritti. E’ il motivo per cui prendo “solo” una percentuale che va dal 1 al 15% del prezzo di copertina anziché il 90% come i servizi di Print On Demand come streetlib. Ah, i POD services hanno i “diritti” fintanto che tu glieli concedi. Nel momento in cui ritiri l’opera dal commercio in tempi brevissimi (amazon si prende ben due mesi, ma è pure bello grosso) rientri padrone della tua opera. Un editore che ti chiede cinque anni di esclusiva su tutte le tue opere… be’ deve dare garanzie di farti vendere migliaia di copie l’anno, se no ci devono essere precise clausole rescissorie per poter recedere e riprendersi il proprio, sudato, lavoro.

    c) Costi da sostenere per la pubblicazione (rotfl) vabbe’, scusa Daniele, ho messo ‘sta riga solo per completezza.

    • Daniele Imperi
      19 giugno 2017 alle 07:05 Rispondi

      Sono d’accordo che l’esclusiva debba prevedere più soldi, altrimenti che esclusiva è?
      I contratti sono tutti limitati. Anche se di 20 anni, comunque un limite c’è. Magari con l’esclusiva dovrebbe essere un periodo breve, così che l’autore si renda conto cosa gli ha fruttato quell’esclusiva.

  17. Grazia Gironella
    19 giugno 2017 alle 17:05 Rispondi

    Che sia diventata una prassi normale non rispondere all’autore quando non si è interessati al suo lavoro la dice lunga sul nostro grado di civiltà, secondo me. Non siamo nel Medioevo, quando per scrivere un messaggio ci si doveva affidare a uno scrivano a pagamento. Con un semplice programma puoi inviare senza perdite di tempo agli autori una risposta, anche standard, ma comunque una risposta, come del resto avviene nel Regno Unito e negli Stati Uniti, per quanto ne so.

    • Daniele Imperi
      20 giugno 2017 alle 07:14 Rispondi

      Un giorno voglio prendermi lo sfizio di far tradurre qualcosa di mio e inviarlo a un editore americano o inglese e vedere che succede :)

      • Grazia Gironella
        20 giugno 2017 alle 08:12 Rispondi

        E’ quello che sto facendo ora. La traduzione è quasi finita, poi dovrò decidere se proporre il testo a un editore, a un agente o autopubblicarlo. Magari ti proporrò un guest post, se ne risulta qualcosa di interessante.

        • Daniele Imperi
          20 giugno 2017 alle 08:16 Rispondi

          Ok. Ma traduci tu o hai ingaggiato un traduttore?

          • Grazia Gironella
            20 giugno 2017 alle 09:04 Rispondi

            Traduttrice di madrelingua inglese. Per un testo molto tecnico (tipo istruzioni di un macchinario), può funzionare anche un traduttore italiano, ma negli altri casi il testo, anche se privo di errori formali, suonerebbe comunque “fesso”. E’ una discreta spesa, ma anche un investimento che ci tenevo a fare.

            • Daniele Imperi
              20 giugno 2017 alle 09:09 Rispondi

              Il traduttore anche per me dev’essere madrelingua.

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