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Il dinamismo del moderno scrittore

Il dinamismo del moderno scrittore

Scrivere un romanzo per molti scrittori è l’unica attività che compete loro. Lo sforzo creativo che si riduce alla pura azione di scrivere, di inventare la storia. Per alcuni, non per tutti, questa creatività si spinge fino all’editing, quando tornano a lavorare alla propria opera con i consigli dell’editor.

E il lavoro è concluso. Inizia l’attesa della pubblicazione, dei risultati delle vendite, delle prime reazioni alla lettura del romanzo.

La creatività dello scrittore subisce un arresto, repentino, immediato, un arresto provocato da un atteggiamento obsoleto e sbagliato. Pretenzioso, forse, egoista a volte.

La visione romantica della scrittura

Quante volte ho parlato male dello scrittore che se ne sta davanti al suo foglio a scrivere, sentendosi un Edgar Allan Poe dei tempi andati o un nuovo Stephen King di quelli moderni? Questo scrittore ignora che Poe è morto e che King non ha doppioni.

Lo scrittore del XIX secolo è morto

Non esistono più Stevenson, Conan Doyle, Dostoevskij, Flaubert, Dickens, Verga, Dumas e tanti altri. Sono classici dell’800, di un XIX secolo che tanto ha dato alla letteratura mondiale, ma che s’è concluso il giorno 31 dicembre 1900. Il 1° gennaio 1901 è iniziato il XX secolo e il 1° gennaio 2001 il XXI.

Lunga vita allo scrittore del XXI secolo

Atteggiamenti estranei all’era digitale e al secolo corrente sono deleteri. Tesi 27 del Manifesto dell’Innovazione Editoriale.

Si riferiva alle aziende-editori, alle case editrici, ma è un pensiero rivolto anche a tutti quegli scrittori che sono ancora legati a un approccio tradizionalista e sorpassato verso l’editoria, verso la pubblicazione della loro opera.

Scrittori che ancora si crogiolano nell’errata convinzione che il loro romanzo sia un mero frutto dell’arte e non un volgare prodotto commerciale. Non scandalizzatevi: qui volgare è nell’accezione etimologica del termine, dal latino vulgus, della moltitudine, un prodotto commerciale per la gente, per il pubblico.

Mi dispiace, ma questo non è XXI secolo. Questo non è vivere nell’era di Internet, della tecnologia, della semplificazione estrema della comunicazione.

Editoria tradizionale e imprenditoria

Il risultato non cambia. Se decidete di pubblicare affidandovi ai servizi di una casa editrice o se preferite la strada del self-publishing, comunque dovrete accettare le nuove “norme” che regolano la diffusione e la promozione della vostra opera.

Sono norme dettate dal popolo moderno dei lettori. Non è il tempo che crea modernità in un contesto sociale e geografico, ma sono le persone e le loro idee innovative e all’avanguardia a rendere moderno il tempo in cui vivono.

Nuovi strumenti di comunicazione

Esistono. E sono a portata di mano. Sono perfino gratuiti e sono molteplici. È comunicazione digitale a 360°. Basta collegarsi a internet e si entra in un mondo che non dà tregua alla creatività di chiunque. E lo scrittore è sempre un creativo, no?

Come si sposa il suo romanticismo con l’avveniristica realtà delle applicazioni per cellulare, dei blog, dei social media? Non c’è matrimonio, ma un divorzio è necessario, per lasciarsi alle spalle un passato pesante e oggi deleterio.

Il romanticismo – corrente mentale, più che letteraria – deve lasciare il posto a una nuova corrente, quella dello scrittore comunicativo.

Lo scrittore crea contenuti

Ovunque. Non c’è, non dev’esserci, limite alla sua creatività. Non dev’esserci freno alla sua scrittura, soprattutto non può limitarsi quella scrittura alla mera stesura del suo romanzo, ma deve continuare costantemente finché è stata venduta l’ultima possibile copia del suo libro. E poi continuare ancora.

Scrittore statico vs. scrittore dinamico

Oggi bisogna porsi di fronte a una scelta: decidere se essere scrittori statici o dinamici. I primi sono destinati a scomparire, perché il tempo non perdona. I secondi, invece, sono scrittori d’azione, fluidi come un liquido che si adatta al suo contenitore, ma quel liquido, se lo scrittore è abile, è un magma che modifica il suo contenitore stravolgendolo e trasformandolo in qualcosa di nuovo.

Darwin e l’evoluzione dello scrittore

It is not the strongest of the species that survives, nor the most intelligent that survives. It is the one that is the most adaptable to change. Charles Darwin.

Adattarsi ai cambiamenti, questo ci sta suggerendo Darwin. Non è questione di forza, né di intelligenza. È questione di adattarsi ai tempi in cui si vive. La specie dello scrittore ozioso, pigro, romantico sta scomparendo e deve scomparire. Lo vuole un’evoluzione iniziata ormai da tempo.

Oggi lo scrittore deve adattarsi, se vuole sopravvivere, se, soprattutto, vuole che le proprie opere si diffondano per poi sopravvivere.

Vivere o morire?

Nessun freno alla creatività, promuoversi in 1000 modi possibili, innovare, creare, inventare, sorprendere: è ciò che permette di vivere e non morire, oggi.

C’è un segreto che posso svelare per suggerire allo scrittore antiquato come proporsi e come sopravvivere in un mercato che cambia fra lettori sempre più esigenti.

Scrivere la storia della propria promozione

Non limitatevi a scrivere la storia che volete vendere. Scrivete la storia di voi stessi, scrivete storie ogni volta che volete promuovervi. In ogni vostro tweet, in ogni vostro status su Facebook, in ogni vostro pensiero su Google+, in ogni immagine che pubblicate su Instagram dovete raccontare una storia.

Come raccontarla spetta a voi. Siete scrittori e nessuno, meglio di voi, può insegnarvi a raccontare storie.

Scegliete il dinamismo o preferite soccombere nella staticità?

Avete fatto la vostra la scelta?

16 Commenti

  1. Salvatore
    25 ottobre 2013 alle 09:40 Rispondi

    Sarò un romantico, ma secondo me il ruolo dello scrittore deve ancora fermari alla stesura della storia che ha inventato; anche se mi affascina moltissimo l’idea di pubblicare da me in formato digitale un romanzo o un racconto lungo e probabilmente tenterò, come esperimento, almeno una volta questa strada.
    Il mio punto di vista su questo argomento parte da una constatazione: “Non sono un editore”. Non possiedo quindi quelle capacità proprie dell’editing. Se mi sostituissi al ruolo di qualcun’altro il risultato non potrebbe che scadere, a voler essere buoni, nell’amatoriale. Tuttavia i tempi cambiano, in questo hai ragione.
    Non so se lo hai già fatto, in caso contrario pubblicare una piccola guida all’editing digitale potrebbe essere d’aiuto per noi tapini, please. Grazie Daniele! :)

    • Daniele Imperi
      25 ottobre 2013 alle 12:14 Rispondi

      Non parlavo di editing, ma di coadiuvare l’editore nella promozione del tuo libro.

      Non sono preparato sull’editing digitale. Che intendi di preciso? Come fare editing al proprio testo? In quel caso deve parlare un editor, non io :)

      • Salvatore
        25 ottobre 2013 alle 12:20 Rispondi

        Ah, ok. Ho capito male. Con editing intendo la pubblicazione in formato digitale, ebook o simili, di uno testo. Ho visto che l’hai già fatto…

        • Daniele Imperi
          25 ottobre 2013 alle 12:21 Rispondi

          Ok, in realtà ci avevo pensato a un post su come creare un ebook. Ci ripenso e vedo di farlo uscire al più presto ;)

          • Salvatore
            25 ottobre 2013 alle 12:42

            “Questa mi sembra proprio un’ottima iniziativa” disse l’aspitante scrittore strofinandosi le mani. Un ghigno compiaciuto e bramoso si andò formando sul suo viso, mentre le spalle si curvavano in avanti…

  2. Alessandro Madeddu
    25 ottobre 2013 alle 11:02 Rispondi

    Se poi i signori scrittori del nuovo millennio si abbassassero anche a scrivere ogni tanto un buon libro, ecco ci farebbero un favore :D

  3. MikiMoz
    25 ottobre 2013 alle 12:12 Rispondi

    Non posso dire molto sull’argomento, sinceramente.
    Ovvio che preferirei essere dinamico, penso anche io che la staticità non porta a nulla.
    Ho una fortuna, io: partorisco idee in continuazione, di diverso genere. Non posso dire se siano belle o pessime. Intanto esistono, sono dinamico di cervello XD

    Moz-

    • Daniele Imperi
      25 ottobre 2013 alle 12:15 Rispondi

      Beh, anche essere dinamici nel cervello fa bene. Ma io parlavo soprattutto di questo: di dinamicità mentale, più che fisica :)

  4. Tenar
    25 ottobre 2013 alle 15:53 Rispondi

    Hai ragione su tutta la linea. Tuttavia ho conosciuto autori bravissimi a promuoversi, ma che avevano scritto dei testi pessimi. Ecco, se devo scegliere, meglio un buon libro di un pessimo comunicatore che il pessimo libro di un ottimo comunicatore!

    • Daniele Imperi
      25 ottobre 2013 alle 16:31 Rispondi

      Parole sante :)
      La questione è la stessa per ogni prodotto: se è di qualità non m’importa se viene pubblicizzato male. Anche perché, pubblicizzando benissimo un libro osceno, poi il lettore gli smonta la promozione in poco tempo.

  5. Fabrizio Urdis
    25 ottobre 2013 alle 16:28 Rispondi

    Ciao Daniele,
    secondo me non si tratta di visione romantica.
    Allo scrittore spetta scrivere al meglio la storia che vuole raccontare, all’editore promuoverla.
    Se lo scrittore ad esempio si presenta in maniera pessima o non sa parlare in pubblico farlo partecipare alla promozione può essere deleterio.
    Diverso è il discorso quando si parla del fatto che, per riuscire a farsi conoscere, lo scrittore decida di ricercare nel self-publishing una possibilità di farsi conoscere.
    In tal caso però l’autore svolge anche il lavoro di editore.

    • Daniele Imperi
      25 ottobre 2013 alle 16:33 Rispondi

      Sì, hai ragione, infatti, se un giorno dovessi pubblicare un libro con un editore, è meglio non farmi parlare in pubblico :D

      Dico però che spetta allo scrittore partecipare alla promozione della sua opera, non per forza parlando in pubblico.

  6. Fabrizio Urdis
    25 ottobre 2013 alle 17:07 Rispondi

    Diciamo che, data la scelta coraggiosa e rischiosa fatta dall’editore, sarebbe corretto che l’autore lo aiuti nel suo programma di promozione visto che partecipano a un progetto comune.
    Quindi parlerei piuttosto di collaborazione anche perchè appunto la promozione dev’essere cordinata.

  7. Attilio Nania
    25 ottobre 2013 alle 17:08 Rispondi

    La staticicta’ di cui parli si puo’ paragonare a quella di un calciatore che di ruolo e’ attaccante e che pertanto pensa che della difesa se ne puo’ anche infischiare. Certo, in teoria esistono i difensori e il portiere ed e’ compito loro non far entrare i palloni. Ma un vero attaccante non ha interesse a fare 20 gol, se quelli della squadra avversaria ne fanno 21. Un vero attaccante, uno cioe’ che vuole vincere la partita perche’ sente il gioco di squadra, e’ pronto a fare anche il lavoro degli altri. E cosi’ anche lo scrittore, se davvero vuole vincere la sua partita, deve essere pronto, all’occorrenza, a diventare editor, editore e agente pubblicitario.

  8. Romina Tamerici
    26 ottobre 2013 alle 01:21 Rispondi

    La frase di Darwin è un ottimo sunto della questione: adattarsi o morire. Io non amo cambiare in maniera drastica, ma gli adattamenti mi piacciono: sono risposte all’ambiente necessarie.

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