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È così difficile scrivere nel blog?

4 metodi per creare contenuti

Difficoltà nel blogging

Quando ho parlato delle buone pratiche di blogging, un nuovo lettore mi ha posto questa domanda nei commenti. E una risposta va data, anche se non è facile. Prima di rispondere, però, io porrei la domanda in un altro modo.

Che cosa evitare di scrivere nel blog?

Tempo fa ho elencato alcuni post da non scrivere nel blog, post che io non leggerei, che risultano ripetitivi e soprattutto si trovano ovunque nel web. Non offrono quindi contenuti utili ai nostri lettori.

Qualcuno consiglia di usare strumenti online per creare contenuti, che a me però non sono mai risultati validi. Ma non sono da cestinare a priori: per qualcuno risulteranno utili.

Una seconda domanda che farei è: che cosa scrivere nel blog?

Se sappiamo rispondere, non sarà così difficile scrivere articoli, anche se questo non è del tutto vero. A inizio anno ho parlato di come creare una strategia di blogging, una visione mia personale su come si dovrebbe scrivere nel blog oggi.

Per chi è alle prime armi, però, tutto questo non è sufficiente per dare una risposta a quella domanda.

È così difficile scrivere nel blog?

Sì, è difficile, vorrei rispondere. Anzi, rispondo di sì con sicurezza, perché anche io trovo difficoltà a scrivere nel mio blog. La difficoltà maggiore è rispettare due elementi per me fondamentali nel blogging:

  1. la creazione di contenuti di qualità
  2. la frequenza di pubblicazione

Scrivere un buon articolo al mese è semplicissimo. Scrivere contenuti di cui si può fare a meno 4 volte al giorno per 7 giorni alla settimana è semplicissimo. Ma scrivere almeno 12 post di qualità al mese non è per niente facile.

Quando un blogger decide di pubblicare soltanto articoli utili e unici e sceglie una cadenza fissa di pubblicazione, gestire il blog diventa un enorme impegno.

Come riuscire a scrivere articoli di qualità nel blog?

Ho individuato 4 metodi per creare post nel blog, tutti testati personalmente. Non vi daranno la soluzione, perché dovete trovarla voi. Daranno però il via a una serie di riflessioni che, mi auguro, vi porteranno sulla strada giusta per scrivere contenuti nel blog.

Introspezione

Il primo passo da compiere, prima di aprire un blog e di scrivere articoli, è analizzarsi. Sì, proprio così, bisogna fare una sorta di esame di coscienza per capire la nostra predisposizione al blogging.

Che significa? Che cʼè chi è adatto a tenere un blog e chi non lo è. E questo non è certo un male, non è obbligatorio avere un blog. Mi capita spesso di sentire persone che non sono interessate ad avere un proprio blog o sono perfino negate, come sostengono.

Avere un blog e gestirlo con cura significa diventare una macchina sforna-contenuti. Il blog è unʼimpresa e i post sono i suoi prodotti. Il mercato – la blogosfera – reclama nuovi prodotti spesso e lʼimpresa deve essere in grado di soddisfare quelle richieste o perderà i suoi clienti – i lettori.

Creatività

I contenuti si creano, dopo tutto, vero? Sì e no, direi. Lavoisier sostenne che “nulla si crea, ma tutto si trasforma” e aveva ragione. Lavoisier sarebbe stato un ottimo blogger, oltre a essere un ottimo scienziato.

Come creare contenuti senza crearli?

Trasformando i contenuti esistenti, semplice. La creatività può essere aiutata, basta rintracciare il percorso che dallʼidea porta al contenuto.

Ma cʼè di più: i contenuti non esistono, se ci pensate bene. Tutto ciò che leggete, tutto ciò che avete scritto nei vostri blog fino a oggi non è altro che una trasformazione di conoscenze preesistenti, di concetti che circolano magari da un secolo o più, di pensieri e opinioni di cui si è parlato per anni.

Un uovo può essere bevuto e una zucchina può esser fatta a fettine e cucinata in padella. Mettendo insieme uovo e zucchina otteniamo una frittata: un contenuto che non esiste, ma esiste solo a partire da due contenuti preesistenti.

Quante frittate avete fatto nel vostro blog, finora?

Esperienza

Ricordate i primi blog apparsi in rete? Non erano blog, intanto. Erano diari, pieni di articoli personali senza neanche la possibilità di commentare. I protoblogger parlavano di sé, delle esperienze personali.

Quello era il vero blogging. Ognuno di noi ha le proprie esperienze: deve solo trasformarle in contenuti.

Noi siamo ciò che sappiamo. Dunque, mettiamolo per iscritto.

Il motivo principale per cui si dovrebbe aprire un blog è per parlare di se stessi. Sì, avete letto bene. Ma non intendo dire che bisogna essere autoreferenziali e egocentrici, tuttʼaltro casomai.

Intendo che un blog deve riflettere noi stessi, la nostra personalità, la nostra conoscenza, tutto ciò che ci riguarda allʼinterno di un contesto.

Altruismo

Non è necessario scrivere ogni giorno la guida definitiva per soffiarsi il naso, per cambiare canale con la TV digitale, per diventare milionario senza lavorare, ecc. Vanno bene anche quei post, ovvio, ma che siano davvero utili e non monopolizzino le pubblicazioni.

Riflettere su un proprio problema, dare unʼopinione su un argomento è pur sempre un aiuto per chi legge. Abbiamo già visto come sia possibile scrivere contenuti nel blog senza conoscere lʼargomento.

Il vero blogger è un altruista, perché mette la sua conoscenza e la sua esperienza al servizio dei suoi lettori. Il vero blogger individua una richiesta di aiuto e la soddisfa.

Per voi è difficile scrivere nel blog?

Quanto impegno vi richiede gestire il blog? Usate qualcuno dei quattro metodi che ho descritto per scrivere articoli?

Ma, soprattutto, qual è la difficoltà maggiore che incontrate nel creare contenuti per il vostro blog?

28 Commenti

  1. LiveALive
    2 aprile 2015 alle 07:14 Rispondi

    Immagino sia un po’ come dover trovare ogni giorno un modo nuovo per dire”ti amo” alla morosa. Ti occupi anche di questi problemi?
    ***
    Si può anche fare un servizio per gli utenti, dove possono fare domande su un qualche argomento (un po’ di consulenza, insomma). Per esempio se io ho un blog dedicato all’impero romano posso chiedere agli utenti di esporre i loro dubbi o curiosità, e poi rispondere con un post.

    • Daniele Imperi
      2 aprile 2015 alle 13:29 Rispondi

      No, non mi occupo di quei problemi. Alla morosa basta dirlo una volta :D
      La consulenza va bene come fonte per nuovi articoli. Io ho riattivato la pagina di richiesta post.

  2. Serena
    2 aprile 2015 alle 07:47 Rispondi

    Il mio blog è nato il 1 novembre 2014 perché volevo tenere un diario del NaNoWriMo. Era un po’ che ci pensavo, ma la molla che ha fatto scattare il meccanismo è stata quella. Condividere il viaggio. Poi lo scopo principale è avere una casa online, perché un giorno le mie storie siano lette da qualcuno.
    Il mio problema è, lo avrai capito, il tempo. Il più delle volte mi sembra di vivere in un frullatore e per me 12 post al mese sono un’utopia. Ieri in un ritaglio di tempo ho cominciato un articolo lagnoso proprio su questo. Se dici che parlare dei propri problemi è ancora blogging decente, allora forse posso pubblicarlo. Se riesco a finirlo :-(

    • Daniele Imperi
      2 aprile 2015 alle 13:31 Rispondi

      Un diario solo per il NaNoWriMo rischia di chiudere dopo un mese, però.
      12 post al mese sono 3 a settimana. Io direi di non scendere sotto un post a settimana.

  3. Banshee Miller
    2 aprile 2015 alle 07:59 Rispondi

    Mi hai fatto tornare ingente i temi che si facevano a scuola. Nonostante mi piaccia scrivere ho sempre avuto difficoltà con “il tema”. Il prof ti mollava lì tre o quattro tracce e tu dovevi scegliere. La traccia su Leopardi, quella sulla Rivoluzione francese, quella sull’eutanasia o il problema della droga. Puntualmente non sapevo nulla su Leopardi o la Rivoluzione francese o il problema della droga, perché me ne stavo tutti i pomeriggi in giro con gli amici e non mi interessavo di quelle cose. Perciò non sapevo mai cosa scrivere e tiravo fuori dei pensierini striminziti di una tale stitichezza da far paura. Ecco, scrivere su un blog mi fa questo effetto. Mi fa l’effetto del tema su Leopardi senza mai averlo studiato. Perché la prima necessità dello scrivere, scrivere qualsiasi cosa che vada oltre l’sms per dire d’essere in ritardo, è “sentire” quello che si scrive, almeno per me. Se uno non “sente” quello che scrive, o non riuscirà a scrivere o scriverà schifezze.

    • Daniele Imperi
      2 aprile 2015 alle 13:33 Rispondi

      Io ai temi prendevo sempre 4, li odiavo, non sapevo mai che scrivere.
      Ho avuto il coraggio di scrivere 4 temi sulla violenza in un anno, ovviamente tutti sotto la sufficienza.
      Hai ragione che bisogna prima di tutto sentire ciò che si scrive: deve partire tutto da dentro di noi. Ma su questo aspetto tornerò.

      • Ferruccio
        5 aprile 2015 alle 13:24 Rispondi

        Anche io ero un disastro con i temi… Sempre fuori tema
        questo commento mi ha però suggerito un post

        • Daniele Imperi
          7 aprile 2015 alle 08:17 Rispondi

          Sempre fuori tema anche io :)
          Aspetto il tuo post.

  4. Chiara
    2 aprile 2015 alle 08:36 Rispondi

    Molto bello questo articolo, Daniele, mi è piaciuto molto!
    Alle tue domande ho già parzialmente risposto nell’articolo di lunedì scorso su Appunti a Margine, nel quale ho raccontato la mia esperienza di blogger, ma lo faccio ora in modo un po’ più esplicito.
    Gestire il blog richiede molto impegno. Per l’articolo più veloce da scrivere ho impiegato due ore; per quelli più complessi anche quattro o cinque (non consecutive). La mia difficoltà più grossa è gestire questo progetto coerentemente con i miei ritmi quotidiani e le mie aspettative. Non potrei mai scrivere post banalotti, di 500 parole. Pur non progettando nel dettaglio i miei contenuti, nutro aspettative molto alte nei confronti di me stessa.
    Anche io temo di essere ripetitiva, non tanto nei confronti di altri blogger (so di avere un modo particolare per gestire i miei articoli) quanto piuttosto nei confronti di me stessa. Dopo tutto, ho determinate esperienze e convinzioni che fluiscono nei miei scritti, volente o nolente. Non sempre riesco a ricordarmi cosa abbia già detto e cosa no. :)

    • Daniele Imperi
      2 aprile 2015 alle 13:47 Rispondi

      Grazie :)
      Anche a me partono almeno 2 ore per quelli più semplici. È normale che alcune opinioni finiscano spesso nei post, anche a me succede. Ripeterle non fa male, anche perché magari si adattano a più contesti.

  5. Alessia
    2 aprile 2015 alle 11:07 Rispondi

    Io la penso così: se fosse facile, lo farebbero tutti. Invece, anche se il numero di blogger (o “wannabe bloggers”) aumenta, sono pochi quelli determinati a continuare e mantenerli in vita e che scrivono qualcosa di interessante. Spesso ho notato che chi non ha mai tenuto un blog è pronto a criticare un blogger perché ritiene il tutto molto semplice. Qui si nota la prima vera differenza: il blogger è colui che ha provato a fare qualcosa di nuovo e non ha avuto paura di mostrarlo al mondo.

    • Daniele Imperi
      2 aprile 2015 alle 13:49 Rispondi

      Ciao Alessia, benvenuta nel blog, anche se ci conosciamo già :D
      Concordo con quello che scrivi: il blogging non è per tutti, perché non è facile fare blogging. Il coraggio di scrivere le proprie, a prescindere dall’argomento, è una delle principali qualità che deve avere un blogger.

  6. Salvatore
    2 aprile 2015 alle 11:32 Rispondi

    Per me è istintivo e se dovessi scrivere una sorta di guida, come ti diverti a fare tu ogni tanto, non saprei da dove cominciare.
    Poi ci sono post e post… Alcuni sgorgano dal cuore e probabilmente, come hai detto tu, sono conoscenze già acquisite viste sotto una luce autobiografica; titolo: la Rivelazione. Altri sono argomenti, o aspetti di un argomento, che ci interessa esplorare e far conoscere, in questi ci mettiamo impegno per portarli fuori e arricchire il web di un contenuto (che riteniamo) valido; titolo: l’Articolo definitivo. Altri ancora sono esperienze di vita vissuta, legate all’argomento centrale del blog, che ci diverte condividere con i nostri lettori; titolo: l’Esperienza. Infine… be’, infine c’è il cazzeggio, vale a dire quei post che non aggiungono nulla, che non possono essere neanche definiti contenuti in senso stretto, ma che divertono un sacco chi li scrive e chi li legge; titolo: Masturbazioni d’una notte di luna piena. ;)
    Io scrivo più o meno così nel mio blog. Di cosa non scriverei? Non lo so, non l’ho mai scritto…

    • Daniele Imperi
      2 aprile 2015 alle 13:52 Rispondi

      Sono d’accordo sui vari tipi di articoli che citi. I post migliori sono quelli che vengono dall’esperienza diretta e dalle proprie conoscenze. Quelli che esplorano a fondo un tema richiedono tempo. Sul cazzeggio anche concordo, i miei post sui libri che ho letto e su come leggo non aggiungono nulla di nuovo e forse neanche di interessante, ma mi diverte scriverli ogni tanto.

      • LiveALive
        2 aprile 2015 alle 14:30 Rispondi

        Sì, anche a me diverte leggere quei post! Tutti possono dire qualcosa ricordando le proprie esperienze di lettura – ed è bello ricordare. Voglio più post così! PennaBlu diventerà un blog inutile ma divertente!

        • Daniele Imperi
          2 aprile 2015 alle 14:39 Rispondi

          Facciamo che ogni tanto posso pubblicare quel tipo di post, ma non faccio diventare Penna blu un blog inutile :D

  7. Tenar
    2 aprile 2015 alle 11:48 Rispondi

    Il mio non è un blog professionale, non ho un’azienda a cui rendere conto e non devo guadagnarci da vivere. Scrivo di quello che mi appassiona, nel momento in cui mi appassiona. Non ho mai voluto darmi delle date di uscita fisse, ma da sempre oscillo sui tre/quattro post a settimana e non direi di trovare difficile scriverli. Quando e se lo diventerà, immagino, chiuderò il blog, ma mi piace immaginarlo come il mio piccolo giardino virtuale (da cui le foto dei fiori), con i suoi pregi e i suoi limiti. Non sarà mai perfetto, proprio come il mio balcone, ma non è mai capitato che una delle mie piantine sia morta di sete.

    • Daniele Imperi
      2 aprile 2015 alle 13:54 Rispondi

      Il tuo blog è però costante nelle pubblicazioni, nel senso che non mi pare di aver visto un post oggi e un altro dopo un mese.
      Prima di chiudere il blog, magari prova a rallentare le pubblicazioni :)

  8. MikiMoz
    2 aprile 2015 alle 14:39 Rispondi

    Capisco ciò che dici, e in fondo hai anche ragione.
    Per me però non è difficile, ma piacevolmente impegnativo.
    Poi, nessuno ci costringe: io piuttosto che dare ai miei lettori articoli-fuffa, non posto per nulla, come successo per un breve periodo a febbraio dove ne ho approfittato per improntare i post più articolati da mettere in futuro…^^

    Moz-

    • Daniele Imperi
      2 aprile 2015 alle 14:40 Rispondi

      Io ho sempre ragione :D
      Impegnativo può essere un sinonimo di difficile. Però è anche vero che tu pubblichi un certo tipo di post, non incentrati su un solo argomento.

  9. Lisa Agosti
    4 aprile 2015 alle 18:14 Rispondi

    Rispondo alla seconda domanda. La mia difficoltà più grande è cambiata in questi due anni di blogging. Prima mi sono scontrata con la novità del mondo del blogging, ho dovuto imparare le regole di cortesia e passare molto tempo a “scovare” i blog più validi da cui partire. Poi ho aperto il blog inglese, e la mia difficoltà più grande è stata imparare l’impaginazione, SEO, etichette e il resto dei dettagli tecnici del blogging. A seguire, mi sono scontrata con la totale assenza di feedback da parte della blogosfera, ancora oggi quel blog riceve a malapena un commento per post. Invece il blog italiano è partito subito bene, ma si è insinuata una nuova difficoltà: negli ultimi due mesi ho perso l’entusiasmo iniziale per il blogging, fatico a trovare contenuti interessanti, sono più consapevole dei polpettoni rimestati che molti blogger propinano quotidianamente e mi spaventa l’idea di apparire agli occhi degli altri noiosa e scontata come loro appaiono a me. Il tempo è poco e i post fatti bene richiedono tanto tempo, almeno nel mio caso.

    • Daniele Imperi
      4 aprile 2015 alle 18:57 Rispondi

      Quando scrivi in inglese, devi capire che ti rivolgi all’intero pianeta :)
      Quindi è molto più difficile emergere.
      I post però stanno andando bene, ricevi parecchi commenti, quindi non sei scontata.

      • Lisa Agosti
        5 aprile 2015 alle 19:29 Rispondi

        Grazie :)
        Pensavo che avendo un pubblico più ampio fosse più facile ricevere visitatori. Invece comincio a pensare che convenga cercare di inserirsi in una nicchia. Forse è per questo che i blog di scrittura americani insistono così tanto sullo scegliere un genere di letteratura e iscriversi ai siti dedicati (per esempio, romance writers o thriller writers) o anche a siti specifici della zona in cui si vive.

        • Daniele Imperi
          7 aprile 2015 alle 08:27 Rispondi

          Pubblico più ampio in rete significa difficoltà maggiori di emergere. La nicchia è sempre una soluzione, perché ha un pubblico minore. Negli USA è diverso, perché c’è un’altra mentalità e sono tantissimi. Puoi sceglierti una nicchia, come dici tu, come i thriller, e avere un bel pubblico. Ma qui?

  10. Grazia Gironella
    5 aprile 2015 alle 19:14 Rispondi

    Non trovo difficile scrivere per il blog, ma piuttosto restare capace di cambiare, senza mai sedermi. Non sono sempre cambiamenti evidenti per il lettore, ma sento molto le variazioni nel mio atteggiamento verso il blog e verso gli utenti, e se non adeguo il mio scrivere a questa evoluzione mi trovo a disagio.

    • Daniele Imperi
      7 aprile 2015 alle 08:24 Rispondi

      Cambiare è un bene, per tanti motivi. E forse è anche inevitabile. Credo che qualche cambiamento, se non stravolge il blog, faccia bene, rende il blog più vivo.

  11. Giuse Oliva
    9 aprile 2015 alle 10:33 Rispondi

    Per me ultimamente è diventato difficile, sia per il tempo (lavoro, romanzo e i due post alla settimana erano diventati un pochino difficili da gestire), con il pc in assistenza poi… olè… questo fine settimana mi porterò in pari e conto di pianificare i post da qui a un mese, anche solo per farmi perdonare dei giorni mancati. :D

    • Daniele Imperi
      9 aprile 2015 alle 11:07 Rispondi

      Il tempo è sempre il problema principale. Bisogna trovare il proprio metodo, organizzarsi al meglio. Io sto scrivendo un post al giorno, per esempio, e salto giusto la domenica se vado in montagna. Questo mi permette di stare avanti: a oggi sono già programmati i post fino al 28 aprile.

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