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Quanto è difficile scrivere?

Labirinto

Ho scoperto da poco un blog letterario curioso, Frammenti Del Tredicesimo Mese, dove la blogger raccoglie frasi, brani dai libri e li trascrive. Sono tutti post incentrati sulla scrittura e ne ho letto parecchi volentieri.

Alcuni di questi mi hanno ispirato una sorta di rubrica che parte oggi. In realtà non è una rubrica, non ha periodicità né nome, si tratta solo di post nati riflettendo su frasi colte in giro e che hanno come tema la scrittura.

Nel post La scrittura è più difficile viene riportata una frase di Marcel Reich-Ranicki, una frase che fa riflettere e pensare. Tempo fa avevo detto che la scrittura è sofferenza, ma leggendo quella frase di Reich-Ranicki si va ancora più a fondo nella questione: la scrittura è un’arte che si rivela più difficoltosa proprio per chi la impugna.

Non ci vedo un controsenso, anche se molti saranno convinti che per uno scrittore sia facile scrivere, ma in realtà con quell’asserzione non danno alla scrittura il giusto significato, o almeno ne diminuiscono la portata. Perché la scrittura non è solo scrivere.

Se scrivere per molti è solo saper costruire frasi e periodi, rispettare la grammatica, avere uno stile che si differenzia dagli altri, in verità scrivere è saper costruire realtà immaginarie che permettano al lettore di entrarvi senza difficoltà, di amarle, di temerle anche, di volerle esplorare, come prima ha fatto lo scrittore.

L’idea dello scrittore come esploratore non mi uscirà più dalla testa: esplorare nuovi mondi non è mai stato alla portata di tutti, è vero, ma per chi ha intrapreso quei viaggi, spesso senza ritorno, l’esplorazione è stata una prova durissima.

Allo stesso modo scrivere un libro è ancor più difficile per lo scrittore che lo scrive che per chi non lo scriverà mai. Ed ecco un altro motivo a favore della difficoltà della scrittura:

  • chi non scrive ammira chi scrive e è convinto che per lo scrittore sia facile scrivere;
  • chi non scrive pensa che per lui sia difficile, ma in realtà è semplice: perché non ci prova e non ci proverà mai.

È facile non fare nulla, più difficile agire. È facile non scrivere, più difficoltoso farlo.

Quanto è difficile scrivere?

  • Lo sa lo scrittore che deve fare i conti con la storia che non parte.
  • Con personaggi che non sanno parlare.
  • Con luoghi sconosciuti.
  • Con la ricerca dello stile.
  • Con le informazioni da trovare.
  • Con la struttura che deve reggere.
  • Con le parole che non arrivano.
  • Con le frasi contorte.
  • Coi pensieri che sfuggono.
  • Coi dubbi sul congiuntivo.
  • Coi nomi da trovare.
  • Con le mille riletture.
  • Con le continue correzioni.
  • Con lo spettro del rifiuto.
  • Con la paura dei lettori.
  • Con un lavoro per mangiare.
  • Con una vita da vivere.
  • Coi libri da leggere.
  • Con la mente che si stanca.
  • Col cervello che fuma.
  • Con gli occhi che si gonfiano.
  • Con le mani che corrono sui tasti e non vorresti mai fermarle.
  • Con le speranze che svaniscono
  • e la fine che vorresti. Quella del romanzo che mai inizi perché non è cosa facile come tutti credono.

31 Commenti

  1. KINGO
    31 maggio 2013 alle 10:51 Rispondi

    Io di queste difficoltà ne ho solo tre.

    Con la paura dei lettori.

    Con una vita da vivere.

    e la fine che vorresti. Quella del romanzo che mai inizi perché non è cosa facile come tutti credono.

    Per il resto non ho problemi, credo…

    • Daniele Imperi
      31 maggio 2013 alle 12:47 Rispondi

      Direi che bisogna preoccuparsi prima di tutto della vita da vivere :)
      Il tempo per scrivere va trovato organizzandosi e così la fine del romanzo.

      La paura dei lettori, secondo me, deve restare sempre, anche dopo aver pubblicato il 100° libro.

      • KINGO
        31 maggio 2013 alle 14:04 Rispondi

        Certo, ma va dominata, come tutte le paure.

  2. animadicarta
    31 maggio 2013 alle 14:23 Rispondi

    Tutto vero, ci sono tante difficoltà. E c’è anche un’altra grande sfida, secondo me: far sì che i nostri testi siano così scorrevoli che i lettori non si accorgano mai di quanto sia stato difficile scriverli…

    • Daniele Imperi
      31 maggio 2013 alle 15:24 Rispondi

      Perché non devono accorgersi di quanto sia stato difficile scrivere la storia?

      • animadicarta
        1 giugno 2013 alle 09:04 Rispondi

        Voglio dire che un testo fluido e piacevole è spesso il risultato di impegno e fatica, che però non si notano da parte di chi legge. L’illusione della “naturalezza” di un testo è per lo più dovuta a un duro lavoro a monte, che il lettore di solito non coglie.

        • Lucia Donati
          1 giugno 2013 alle 10:30 Rispondi

          Se il lettore non scrive, anche, non è consapevole del lavoro che c’è dietro alla cosiddetta “naturalezza”.
          Forse con la ricerca personale lo scrittore dovrebbe arrivare al punto di “essere” quella naturalezza: allore potrebbe scrivere di getto e risultare scorrevole, fluido fin da subito, con poco lavoro di limatura, dopo. A me piace vedere il lato filosofico della cosa… :)

  3. Lucia Donati
    31 maggio 2013 alle 14:55 Rispondi

    Lo scrittore è esploratore di sé stesso: ecco perché è così difficile. Il percorso è movimento continuo. In teoria si potrebbe iniziare un romanzo, ma anche un saggio, senza mai terminarlo, perché è la vita che si vive a dargli una forma: sfuggente, sempre mutabile.

    • Daniele Imperi
      31 maggio 2013 alle 15:25 Rispondi

      Non sono molto d’accordo sul saggio, ma sul romanzo senza fine sì.

  4. MikiMoz
    31 maggio 2013 alle 16:07 Rispondi

    Io la vedo molto più free: scrivo per divertirmi, immaginandomi lettore delle cose che sto scrivendo. Cerco di capire se posso gioirne e sorprendermi… Della difficoltà, delle paure, dei blocchi… cerco di fregarmene! :p
    Let’s Rock! :)

    Moz-

    • Daniele Imperi
      31 maggio 2013 alle 16:49 Rispondi

      Anche il tuo atteggiamento non è mica sbagliato :D

      • MikiMoz
        1 giugno 2013 alle 13:01 Rispondi

        Ahaha, ma guarda, faccio così perché principalmente mi piace scrivere. Conta questo, alla fine, no?^^

        Buon sabato, buon weekend!

        Moz-

  5. Giuliana
    31 maggio 2013 alle 22:29 Rispondi

    Il punto “Con una vita da vivere” mi fa riflettere. Perché a volte amici e parenti mi fanno notare che passo troppo tempo a scrivere, che potrei uscire più spesso per divertirmi o per stare con loro. E io rispondo che scrivere è per me fonte di gioia e che nei momenti in cui lo faccio mi sento profondamente viva e felice. A volte penso che sarebbe bello essere circondata da persone che hanno la mia stessa passione e che perciò riescono a capire il tempo che decido di dedicarvi senza farmi sentire in colpa…

  6. Kentral
    1 giugno 2013 alle 00:03 Rispondi

    Stavolta la lista mi sembra un po’ troppo pesante nel suo complesso.

    Tante di quelle difficoltà mi sembrano scuse per non mettersi in gioco. Se nella tua vita scrivere storie è un’esigenza primaria come mangiare, bere o andare di corpo ecco che tante di quelle paure nemmeno sussistono.

    Certo il caso di ciascuno di noi è un unicum. Io ad esempio se fossi tra coloro che hanno la voglia di scrivere, ma devono stare ad interrogarsi su cosa, su chi, sul perché nemmeno comincerei.

    Per fortuna le mie storie nascono così, facilmente, da sole. Non devo interrogarmi su cosa fare, la prima stesura deve essere libera, di getto. La prima è di pancia. La seconda di testa. Rivedi e correggi. Se così, le storie le devi fare scorrere dentro di te. I personaggi, i nomi, le facce sono riflessi di te stesso, emozioni, vite che vorresti vivere. Persone e luoghi che non incontrerai mai. Tutto questo non lo comprendi in un giorno. Magari ci passi anni. Magari tante di quelle paure elencate ti frenano. A quel punto devi chiederti: quanto di quello che vorresti scrivere lo senti come un dovere e quanto lo senti come un istinto viscerale?

    • Daniele Imperi
      1 giugno 2013 alle 07:28 Rispondi

      Sì, possono anche essere viste scuse, perché no? E hai ragione sul fatto che ciò che si scrive non vada visto come un dovere, ma come un qualcosa che viene da dentro.

      • Lucia Donati
        1 giugno 2013 alle 10:25 Rispondi

        Sì, giusto, ma il nostro umore non è sempre uguale: a volte anche le cose che piacciono possono essere un peso, dipende dalla giornata. Magari questo post lo hai scritto in una di quelle giornate. In effetti qui si percepisce un peso, forse la consapevolezza di una responsabilità. Io la sento tutti i giorni e, a volte, è pesante. Ma poi non riesco a smettere di scrivere. Se un giorno dovessi “smettere” farei comunque qualcosa di inerente e che implica lo scrivere.

  7. Tenar
    1 giugno 2013 alle 15:56 Rispondi

    Personalmente mi sento in sintonia con MikiMoz.
    Scrivere è una fatica piacevole, lo faccio perché mi diverte, come mi diverte correre e andare in montagna, attività in cui la “fatica” è parte integrante del gioco.
    Il difficile, per me, viene quando la storia è finita e bisogna trovarle una casa e dei lettori…

    • MikiMoz
      1 giugno 2013 alle 21:13 Rispondi

      Hai fatto un paragone calzante, la montagna!
      Ecco, la fatica è parte del gioco. Ma la fatica nello scrivere, e magari in primis nell’ideare, è una fatica bella, che ti stimola.
      Per lo meno per me è così!
      Non provo fatica con questa… fatica!

      Piacere di conoscerti! :)

      Moz-

    • Daniele Imperi
      2 giugno 2013 alle 08:04 Rispondi

      Sono due fatiche differenti, scrivere e riuscire a pubblicare. Non mi sento di accomunarle.

      • Tenar
        2 giugno 2013 alle 19:39 Rispondi

        Più che “fatica” il tentativo di pubblicare è fonte d’ansia e di preoccupazioni. Mi sento la responsabilità di trovare una “casa” per le mie storie e sto in ansia in attesa che qualcuno le adotti…

  8. Kinsy
    1 giugno 2013 alle 17:04 Rispondi

    Molto molto saggio!

  9. Cristiana Tumedei
    1 giugno 2013 alle 18:51 Rispondi

    Anche secondo me scrivere è difficile e non solo per le considerazioni che hai elencato. Sarò ripetitiva e, forse, eccessiva in quanto sto per dire, ma lo faccio poiché credo sia inutile fingere.

    L’atto di scrivere di per se stesso non è complicato, soprattutto se possiedi doti personali e un bagaglio formativo che ti consente di approcciare ad esso con naturalezza.

    Diverso è scrivere per essere letti. Quando tu lavori a un prodotto/libro non puoi non considerare la responsabilità che hai nei confronti di chi ti legge. Devi essere autentico, pronto, preparato. Sei tenuto ad offrire il meglio di te.

    Ed ecco che arriva il punto che vorrei aggiungere al tuo elenco: la consapevolezza. Se intendi fare lo scrittore devi essere conscio dei tuoi pregi e dei limiti, pure. Non puoi dedicarti alla scrittura solo per egoismo. In fondo è per i lettori che si crea una storia. Quindi credo sia fondamentale porsi delle domande: “Vale davvero la pena che qualcuno mi legga?”, “Quanto vale la mia scrittura?”, “Ho davvero qualcosa da dire e, soprattutto, sono in grado di esprimerlo al meglio?”.

    Ora ti lascio immaginare le risposte che mi do ogni volta ;)

    • Daniele Imperi
      2 giugno 2013 alle 08:06 Rispondi

      Sai che la penso così anch’io, sulle doti personali e la formazione. Giusto anche il discorso sulla responsabilità. E come al solito mi hai dato spunto per almeno un post :)

  10. Andrea Marini
    1 giugno 2013 alle 20:18 Rispondi

    Sì, scrivere con un certo criterio non è una cosa che prende poco tempo. Bisogna anche essere motivati, molto motivati e spesso tutto ciò che ci circonda demotiva a scrivere. La paura dei lettori poi resta sempre anche quando credi che la storia e tutto l’insieme vada bene, perché ogni lettore ha gusti completamente diversi.

    • Daniele Imperi
      2 giugno 2013 alle 08:07 Rispondi

      Ciao Andrea e benvenuto nel blog.
      La motivazione è un elemento a cui non avevo pensato. Altra idea da sviluppare per un post ;)

  11. Girolamo
    2 giugno 2013 alle 15:53 Rispondi

    Quando mi metto davanti al computer, dopo un po’ mi isolo dal mondo e entro nel romanzo che sto scrivendo. Incontro i personaggi che ho creato, ci parlo, sento le loro emozioni, mi immedesimo nei loro problemi e descrivo quello che provano. Sono degli amici, e passo qualche ora in loro compagnia.

    • Daniele Imperi
      2 giugno 2013 alle 18:47 Rispondi

      Ciao Girolamo, benvenuto nel blog. Ottimo modo per scrivere, direi :)

  12. James
    8 giugno 2013 alle 18:10 Rispondi

    Sarò forse un po’ fuori dal target che ti ha indotto a queste conclusioni:

    “chi non scrive ammira chi scrive e è convinto che per lo scrittore sia facile scrivere”,
    “e la fine che vorresti. Quella del romanzo che mai inizi perché non è cosa facile come tutti credono”,

    ma io non scrivo eppure non mi ha mai neanche sfiorato l’idea che sia facile per uno scrittore. Tutt’altro, ogni volta che leggo un romanzo non posso fare a meno di pensare quanto possa essere stato faticoso per l’autore vergare pagina per pagina sino ad arrivare in fondo. Da cui, in genere, un senso forte di ammirazione, anche quando magari l’opera in sé non mi sia piaciuta particolarmente. Come dire, molto rispetto per il sudore altrui.

    Di più, a volte mi trovo a riflettere sullo sforzo/tempo che il lettore impiega nel “consumo” del testo, infinitamente più piccoli in rapporto allo sforzo/tempo impiegati nella “produzione” del medesimo. Esattamente negli stessi termini in cui posso pensare a quanto grandissimo impegno c’è dietro e dentro un buon vino mentre viene allegramente mesciuto. Buona questa! :-) :-) :-)

    PS: non scrivo, ma m’interessa tutto quello che ha a che fare con la scrittura. Molto bello il blog! Complimenti. Non lo conoscevo. Messo tra i preferiti.

  13. Salvatore
    13 settembre 2013 alle 16:08 Rispondi

    Proprio così, per questo so di esserlo! Ottimo post..

  14. Scrittori consapevoli
    12 ottobre 2013 alle 05:01 Rispondi

    […] Se intendi fare lo scrittore devi essere conscio dei tuoi pregi e dei limiti, pure. Non puoi dedicarti alla scrittura solo per egoismo. In fondo è per i lettori che si crea una storia. Quindi credo sia fondamentale porsi delle domande: “Vale davvero la pena che qualcuno mi legga?”, “Quanto vale la mia scrittura?”, “Ho davvero qualcosa da dire e, soprattutto, sono in grado di esprimerlo al meglio?”. Cristiana Tumedei su Quanto è difficile scrivere? […]

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