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Quando andare a capo in un racconto: i dialoghi

Dialogo

In un qualsiasi testo si va a capo quando viene introdotto un nuovo pensiero, una nuova scena, una nuova azione, un nuovo punto che si sta sviluppando. Questo serve per dividere un pensiero dall’altro e facilitare la lettura.

In un racconto si segue – si dovrebbe seguire – la stessa regola. Mi capita spesso di leggere, però, dialoghi staccati dalla scena che li ha introdotti. E questo ha creato in me confusione, tanto che non ero sicuro di quale personaggio stesse parlando.

Andare a capo nei dialoghi

Quando ci sono dei dialoghi, specialmente se nella scena sono più di due personaggi a parlare, bisogna stare attenti a come si va a capo, altrimenti si può creare confusione nel lettore.

Vediamo degli esempi. Nella nostra scena ci sono lo sceriffo, il barista e un pistolero.

Il corpo del pianista era a terra. Un solo proiettile gli aveva trapassato la schiena finendo nel cuore.
«Ma da dove vieni, straniero? Non sai che non si spara mai al pianista?» urlò lo sceriffo.
«Da lontano» rispose il pistolero, riponendo l’arma ancora fumante nella fondina.
«Sei lo sceriffo?»
«E chi, se no? Il barista?»
«Il barista sono io» disse l’uomo dietro al bancone.
«Volete qualcosa da bere?»

Vi sembra tutto chiaro? A me no. In un paio di casi non si doveva andare a capo e in un altro non si doveva sparare al pianista, ma su questo sorvoliamo.

La scena scritta più correttamente è:

Il corpo del pianista era a terra. Un solo proiettile gli aveva trapassato la schiena finendo nel cuore.
«Ma da dove vieni, straniero? Non sai che non si spara mai al pianista?» urlò lo sceriffo.
«Da lontano» rispose il pistolero, riponendo l’arma ancora fumante nella fondina. «Sei lo sceriffo?»
«E chi se no? Il barista?»
«Il barista sono io» disse l’uomo dietro al bancone. «Volete qualcosa da bere?»

Visto la differenza? Il pistolero pronuncia due frasi una dietro l’altra che, per questioni narrative, sono state separate dalla descrizione di un’azione. Se immaginate la scena in un film, il pistolero parla mentre ripone l’arma nella fondina.

Andando a capo come ho fatto nel primo esempio, quel «Sei lo sceriffo?» sembra pronunciato da un altro personaggio, così come il «Volete qualcosa da bere?» detto dal barista.

In scene più complicate e con molti più personaggi la confusione diventa più evidente.

Alla stessa maniera, se un personaggio pronuncia un lungo dialogo non bisogna mai andare a capo perché altrimenti il paragrafo risulta troppo esteso. Il suo discorso non può subire interruzioni, ma deve filare liscio sullo stesso paragrafo.

Quanti di voi, invece, tendono ad andare a capo negli esempi descritti?

10 Commenti

  1. Gian_74
    16 maggio 2011 alle 11:55 Rispondi

    Porcaccia! Non me ne ero mai accorto ma in effetti tendo ad andare a capo sempre. Così è molto più chiaro. Grazie per la dritta, ci starò più attento! ;)

  2. Daniele Imperi
    16 maggio 2011 alle 19:55 Rispondi

    Eccone beccato uno :P

    Io ne vedo spesso a USAM che vanno a capo e qualche volta mi perdo, in effetti.

  3. Michela
    16 maggio 2011 alle 20:19 Rispondi

    Sì, infatti è utile questa spiegazione, grazie!
    Ne avevi già parlato altrove, me la sono intascata subito.
    Solo non sono d’accordissimo sui lunghi brani di dialogo, diciamo una mezza pagina o più, senza andare mai a capo. In generale credo che sarebbero da evitare, ma se si fanno trovo accettabile un a capo o due, senza chiudere le virgolette ma riaprendole comunque al capoverso (si chiama capoverso?).

  4. Daniele Imperi
    16 maggio 2011 alle 20:41 Rispondi

    In effetti, mi è capitato di vedere dialoghi molto lunghi spezzati in questo modo. Hai ragione, in quel caso senza andare a capo diviene un testo pesante da leggere.

  5. MATTEO
    28 marzo 2013 alle 13:10 Rispondi

    Grazie Daniele….grande , non ci avevo fatto caso ,….adesso che mi ci fai pensare ecco xche’ mi perdo nei libri difficili…deve esserci la punteggiatura sbagliata…ahahhaa XD

  6. KINGO
    28 marzo 2013 alle 13:59 Rispondi

    Io l’avrei scritto cosi’:

    Il corpo del pianista era a terra. Un solo proiettile gli aveva trapassato la schiena finendo nel cuore.
    «Ma da dove vieni, straniero? Non sai che non si spara mai al pianista?» Urlò lo sceriffo.
    «Da lontano» rispose il pistolero, riponendo l’arma ancora fumante nella fondina «sei lo sceriffo?»
    «E chi se no? Il barista?»
    «Il barista sono io» disse l’uomo dietro al bancone «volete qualcosa da bere?»

  7. violaliena
    31 marzo 2014 alle 11:59 Rispondi

    Bello e utilissimo!
    Mi ci stavo tormentando assai su questo problemuccio legato alla forma dei dialoghi.
    Tendo ad andare a capo troppo spesso e mi rendo conto che genera caos.
    A lungo ho usato i trattini, anzi prima li usavo da soli al posto delle sacre virgolette. Però li trovo poco efficaci proprio nelle sequenze dialogiche spezzate da un’azione. Li indubbiamente funzionano molto meglio le virgolette, perché identificano il parlato in modo inequivocabile.
    Adesso riguardo le virgolette mi resta il dubbio di dove sia corretto porre il punto, se dentro o fuori …trovo pareri discordi in merito
    In genere lo ometto, come nel dialogo citato, ma è corretto?

  8. david
    11 febbraio 2017 alle 02:06 Rispondi

    Sentiamoci, vorrei farti leggere un libro…

    • Daniele Imperi
      11 febbraio 2017 alle 08:35 Rispondi

      Ciao David, benvenuto nel blog. Mi dispiace, ma non leggo su richiesta, altrimenti dovrei fare solo quello.

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