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Come far dialogare i personaggi?

Yellow Kid

Tempo fa avevo seri problemi su come scrivere i dialoghi dei personaggi di un racconto, tanto che le mie storie erano quasi sempre “mute”. Ho letto tanti racconti in cui i personaggi sono ben presenti, senza dire nulla. Alcuni racconti di Lovecraft, per esempio, che funzionavano benissimo.

Quello che mi rendeva perplesso era la mancanza di naturalezza di un dialogo. Una persona che parla deve essere naturale, ossia reale. Deve dare l’impressione che ciò che dice scorra, come scorre nella realtà quotidiana, come se noi fossimo presenti mentre parla.

Il problema, quindi, sta nella recitazione dei personaggi. I personaggi devono sì recitare, come dentro un film, ma non si deve capire che stanno recitando. Si deve avere l’impressione che quei personaggi siano a fianco a noi, siano persone vere.

Provate a ricordare alcune serie televisive nostrane. Mi è capitato di vederne qualche scena e ho notato immediatamente – oltre allo scarso livello di recitazione – la poca naturalezza dei dialoghi. Lo stesso discorso su alcuni telefilm americani, per non parlare delle soap opera latinoamericane.

In molti casi i dialoghi erano perfino “forzati”, come se si volesse imitare un “parlare già sentito”. Se in un film famoso con famosi attori quei dialoghi, quelle frasi hanno funzionato, allora funzioneranno nel mio telefilm da quattro soldi.

Come far dialogare i personaggi di un racconto?

Adesso i miei racconti sono dialogati. Adesso non ho più quei problemi che avevo fino allo scorso anno. Che siano anche ben dialogati è un altro discorso. I dialoghi, però, ci sono e a me paiono naturali.

Un dialogo va scritto prima nella propria mente. Va pensato e ascoltato.

Come far porre una domanda a un personaggio? Pensare al personaggio, prima, al suo livello culturale, alla situazione che sta vivendo in quel momento, al suo stato emotivo, a chi ha di fronte. E lo stesso discorso va fatto per chi deve rispondere a quella domanda.

Ascoltare il dialogo nella propria testa aiuta a renderlo più scorrevole e naturale. Recitare quel dialogo ad alta voce ne fa riconoscere meglio le lacune.

Io immagino i miei personaggi come se stessero recitando davvero in un set cinematografico. Non significa scarsa modestia, di certo Hollywood non sa neanche che io esista, significa raffigurarseli in pieno nel loro contesto. Vederli coi propri occhi, anzi con quelli della mente, e sentirli parlare.

E a quel punto – e solo a quel punto – chiedersi: recitano bene?

Se la risposta è sì, il dialogo è pronto.

E voi avete problemi a far dialogare i vostri personaggi? Come costruite i dialoghi?

21 Commenti

  1. Scrivere una scena immaginandola in un film
    19 giugno 2012 alle 05:06 Rispondi

    […] Immaginare una scena è quindi per me importante ai fini della credibilità della stessa e della sua funzionalità. I miei racconti, prima di essere scritti, sono stati tutti filmati nella mia mente. Avevo già parlato di un concetto simile quando ho scritto un articolo su come far dialogare i personaggi. […]

  2. Lucia Donati
    19 giugno 2012 alle 22:41 Rispondi

    Io penso che anche scrittori con grande esperienza abbiano problemi con i dialoghi. Una volta ho scritto una sceneggiatura (che si costruisce diversamente da un romanzo,come sappiamo, ed ha altri scopi), così per provare e, facendo recitare una parte ad un protagonista ho dovuto prima conoscerlo a fondo; poi, mi sono chiesta di fronte alla sua parte di dialogo, sentendolo parlare con la “sua” voce: lui direbbe così? Lo direbbe in quel modo? Con quella intonazione? Con quelle precise parole? Preferirebbe stare in silenzio? Alla fine: é proprio lui che parla? (Cosa non va? Cosa non è credibile?).Da cosa si riconosce che è lui? La domanda principe è: come si fa a sapere in modo inconfondibile che è lui e non un altro? Cosa lo rende unico?
    L’altro personaggio con cui il nostro dialoga deve essere immediatamente distinguibile anche lui per le caratteristiche che gli sono proprie. Ma questa è teoria: anch’io mi esercito molto sui dialoghi e non è facile. Però, come si può riconoscere, ad esempio, Daniele, dal suo modo di scrivere o di rispondere ai commenti o magari dalle sue vignette o dalle battute, così il personaggio può essere riconoscibile se ha caratteristiche inconfondibili e riconoscibili: insomma, il suo stile personale. Ma se io non conosco la voce di un personaggio? Gli si può dare una voce di una persona conosciuta, perché no.

  3. Cosa può imparare uno scrittore dalle serie TV
    18 febbraio 2013 alle 05:03 Rispondi

    […] scrittore deve riuscire a scrivere dialoghi nel modo più naturale possibile: ho già parlato di come scrivere un dialogo – e anche di come far parlare i bambini in una storia: in questo caso serie TV e cinema sono […]

  4. anna
    6 maggio 2013 alle 16:30 Rispondi

    Mi aiuti a individuare libri che sono costruiti esclusivamente con dialoghi? Non ricordo più…
    Grazie mille ;-)

    • Daniele Imperi
      6 maggio 2013 alle 16:34 Rispondi

      Tutte le opere teatrali :)

      Però ce n’è uno che è grandioso: Sunset Limited di Cormac McCarthy. Lui è un genio a costruire dialoghi e quell’opera è considerata una romanzo in forma di dramma. È anche diventata un film per la TV con Samuel L. Jackson e Tommy Lee Jones.

      • anna
        6 maggio 2013 alle 16:40 Rispondi

        Sì, a parte le opere teatrali… Grazie, leggerò questo che mi segnali.
        Eppure nel mio ricordo annebbiato e confuso c’era un altro nome… mbumblebumle…

        • Daniele Imperi
          6 maggio 2013 alle 16:44 Rispondi

          Beh, quello di McCarthy non sarà certo l’unico, ma non me ne vengono in mente altri ora. Fammi sapere se ti piacerà.

        • anna
          6 maggio 2013 alle 16:50 Rispondi

          Ok, dammi solo un po’ di tempo.
          Ti posso suggerire un libro che non c’entra niente con la mia domanda, ma che ti segnalo – se tu non l’avessi giù letto, quasi impossibile e crederci – per contraccambiare la tua cortesia?
          La vita davanti a sè, di Romain Gary.
          ;-)

  5. anna
    6 maggio 2013 alle 17:04 Rispondi

    Coooooooome? Un’occhiata?! Ma, ma, ma… è un romanzo, fatto di pagine, mica di foto… A’ Danie’, sù… ;-(

  6. anna
    6 maggio 2013 alle 17:15 Rispondi

    Ti evito la fatica, tanto immagino che non ti piacerà. Ti evito la mia recensione, ma non un brano tratto: “Mi sono fermato davanti a un cinema, ma era un film vietato ai minori. C’è perfino da ridere quando si pensa alle cose che sono vietate ai minori e a tutte le altre a cui hanno diritto.
    La cassiera mi ha visto guardare le fotografie nell’ingresso e mi ha strillato di filar via per proteggere la gioventù. St… Ne avevo le scatole piene di essere vietato ai minori, mi sono aperto la bottega, le ho mostrato il c… e me ne sono andato di corsa perchè non era il momento di scherzare.”
    Ah, Momo… ah, che storia!

    • Daniele Imperi
      6 maggio 2013 alle 17:21 Rispondi

      No, decisamente non amo leggere storie con parolacce gratuite. Quel linguaggio, anche se nella realtà lo uso talvolta, nei romanzi non l’apprezzo.

      Ho “censurato” alcune parole e frasi, perché qui non faccio uso di quel linguaggio e il blog viene letto da persone di varie età.

      Non è comunque un brano che mi ha colpito, né per lo stile di scrittura né per quello che raccontava.

      • antonio
        29 ottobre 2014 alle 19:31 Rispondi

        Scusa Daniele, che faccio se il mio personaggio ha una bassa educazione e usa spesso un linguaggio scurrile? lo censuro come fai tu?? Fino a qui poteva anche essere stato interessante leggerti ma dopo questa ti lascio e ti saluto. Dire che censuri i tuoi personaggi in un post su come costruire dialoghi verosimili mi pare il massimo!! Ciao Baci

        • Daniele Imperi
          29 ottobre 2014 alle 20:29 Rispondi

          Ciao,
          coi tuoi personaggi sei libero di fare quello che vuoi, così come io coi miei. Io non censuro nessuno, poi, al limite non uso certi personaggi nelle mie storie. Hai letto il mio post, almeno? Perché io da nessuna parte ho scritto che censuro i miei personaggi.

  7. anna
    6 maggio 2013 alle 17:35 Rispondi

    Ho fatto una scelta sbagliata, per fretta. Chiedo scusa a te, al tuo pubblico, ma sopratutto all’autore e a un romanzo che non merita la mia leggerezza. E’ per questo che vorrei rimediare, se possibile, con una recensione “neutra” presa da Ibs.
    “Eroe di guerra, diplomatico, cineasta, Romain Gary si suicidò il 3 dicembre 1980. La sua scomparsa fece scalpore ma il vero colpo di scena arrivò quando, pochi mesi dopo la morte, si scoprì che Gary ed Emile Ajar, autore del romanzo “La vita davanti a sé”, erano in realtà la stessa persona. Il libro, che narra le vicende di Momo, ragazzo arabo nella banlieu di Belleville, figlio di nessuno, accudito da una vecchia prostituta ebrea, vinse il Goncourt inaugurando uno stile gergale da banlieu e da emigrazione, cantore di quella Francia multietnica che cominciava a cambiare il volto di Parigi.”
    Ciao :-)

  8. Capitan Mutanda
    14 dicembre 2013 alle 08:22 Rispondi

    Ottimi consigli davvero. Anche se scrivo da poco i dialoghi mi danno spesso delle noie. Fatto sta che ad ogni mio dubbio da aspirante scrittore qui trovo una soluzione. Grazie

  9. alessandro
    26 dicembre 2013 alle 10:58 Rispondi

    cari amici, ho letto il libro di gray e ne sono rimasto affascinato. personaggi veri che vivono e soffrono come tutti noi, come me.
    sto scrivendo una piccola storia e sono molto confuso, il protagonista non mi ascolta ed io non riesco a comunicare con lui: troppo giovane e sicuro di se’ .
    grazie mille amici miei
    ale

  10. Claudia
    14 giugno 2014 alle 23:48 Rispondi

    Ciao Daniele.
    Anch’io adotto il tuo stesso sistema. Il dialogo prima lo immagino come una scena di un film (magari lui ha pure la voce di Luca Ward) poi scrivo, rileggo e recito tutto ad alta voce. Se ho la strana sensazione di trovarmi davanti a Kripstak e Petrektek :) sbuffo, cestino tutto e torno a immaginare.

    • Daniele Imperi
      15 giugno 2014 alle 11:51 Rispondi

      Anche a me capita di dare una voce ai personaggi. Per esempio, il professore nel romanzo che sto scrivendo ha la voce del doppiatore di Robin Williams :)

  11. Alessandro
    10 aprile 2016 alle 22:08 Rispondi

    Ache i dialoghi li immagino come nei film, per la voce non ciò mai pensato, ma presuppongo visto il tipo di protagonista, opterei per vin diesel o Downey the rock

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