Descrivere una scena

Descrivere una scena
Battaglie, inseguimenti, eros… Quanto fanno sudare le scene quando scriviamo?

Non so voi, ma io avevo trovato sempre difficoltà a descrivere le scene in una storia, ma non parlo soltanto delle classiche scene d’azione, perché in fondo ogni scena contiene una o più azioni dei personaggi.

Che cosa troviamo in un racconto? Le riflessioni del protagonista, i dialoghi e infine le scene, che sono poi la parte preponderante della storia. Ho voluto ragionare sui vari elementi che considero quando devo narrare una scena.

Ambientazione

Credo che sia il primo punto da tenere a mente: capire dove si sta svolgendo la nostra storia. In alcuni casi ho anche disegnato uno schizzo su carta, che mi ha permesso di focalizzare meglio la mia scena.

Nel cinema e nel fumetto si usano gli storyboard, come anche in pubblicità, specialmente per film e fumetti complessi. Sono di aiuto perché riesci a visualizzare la scena da rappresentare.

Penso che anche in narrativa non sia sbagliato creare uno storyboard, se necessario, anzi, lo scrittore ne guadagna, perché il suo lavoro viene facilitato.

Documentazione

È sempre importante, perché ogni scena è un insieme di oggetti e personaggi. Se devo parlare di una scena ambientata in una città medievale cinese, non devo forse conoscere perfettamente come erano strutturate le città in Cina in quel periodo? Come si viveva? Come ci si spostava?

Personaggi coinvolti

Molte mie scene – anzi, credo tutte – sono popolate da un ristretto numero di persone. Spesso ce n’è solo una. Sono scene semplici, perché in fondo lo scrittore deve considerare le azioni solo di un personaggio.

Più personaggi aggiungi alla scena e più devi tenere sotto controllo i loro movimenti, chi parla e quando, chi diventa un punto chiave per una soluzione e chi modifica gli eventi.

Tempi di durata

Proprio come nel film, nelle cui sceneggiature sono stabilii i secondi di durata della scena, così in narrativa credo dobbiamo tenere conto di questo elemento. Il tempo è un fattore decisivo, perché influisce sulla durata dell’intera storia.

Avete mai considerato quanto tempo dura un vostro racconto? Perché io scrivo senza mai pensare al trascorrere dei giorni, forse degli anni, nella mia storia. Talvolta, però, i tempi sono da stabilire, specialmente, secondo me, quando scriviamo gialli, thriller, polizieschi, storie in cui è fondamentale avere chiaro in mente il passare dei giorni.

Chiediti come va a finire

So che molti scrivono senza sapere come vada a finire la loro storia. Posso essere d’accordo, anche se con qualche riserva. Molti scrittori, come ha confessato anche Bernard Cornwell in una mia intervista, non sanno neanche come finisca un capitolo quando lo iniziano.

Non so se sia un buon modo di procedere. Oddio, Cornwell – e tanti altri come lui – ci sono diventati famosi, quindi funziona questo modo di scrivere.

Voi vi chiedete come finirà una scena che avete iniziato? Io no, a dire la verità. Perché? Forse perché non sempre è importante saperlo. In un giallo magari sì, non lo vedo come un genere in cui si possa scrivere di getto.

Collegamenti con altre scene

Questo è invece da considerare. Non sempre, chiaro, ci sono scene che nascono e muoiono e non ritornano più nella storia, ma altre sì. Come fa uno scrittore a tenerle a mente?

Creando uno schema!

Nella mia storia dal titolo provvisorio P.U. ho dovuto per forza creare una scaletta: sono storie collegate una all’altra, in primis, e ci saranno scene che vedono collegamenti con scene di altre storie. Se mi ricoverano, sapete perché.

Scene e scene

Ci sono scene che mi daranno filo da torcere, come le battaglie. Non ne ho mai descritte, non m’è mai servito, ma ci penso spesso. Ho letto di battaglie medievali in fantasy e romanzi storici, scene ben fatte, vivide, mai noiose. In quei casi uno storyboard è d’obbligo.

Poi ci sono le scene erotiche, da inserire in casi particolari. Non amo quel genere né mi interessa scriverne, però può capitare che una scena sia necessaria. Mi piace però far morire i miei personaggi, una specie di sadismo narrativo.

Come descrivete le vostre scene?

Io ho illustrato le mie difficoltà. E ho proposto qualche soluzione. Quali scene vi riescono meglio e quali vi danno problemi? Come le affrontate?

Categoria postPublicato in Scrittura - Data post20 gennaio 2014 - Commenti19 commenti

DanieleDaniele Imperi

Sono blogger e web writer e scrivo e leggo ogni giorno. Oltre a Penna blu, ho creato e gestisco i siti su Cormac McCarthy e Edgar Allan Poe. Leggi di più nella mia biografia.

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Commenti
  • Salvatore 20 gennaio 2014 at 10:08

    E’ sempre una sfida, sia narrativa sia intellettuale, descrivere con attenzione e oggettività le scene. Certo dipende molto da quale punto di vista si vuole adottare, dal tempo narrativo, ecc, ma la coerenza deve sempre comunque essere alla base delle nostre preoccupazioni.

    La cosa più facile che ho imparato a fare – facile si fa per dire – per gestire la descrizione di una scena, soprattutto le azioni, e immaginarla e focalizzarla nella mente. Se non hai la scena ben visibile nella mente descriverla è dura. Inoltre bisogna cercare di guardarla a tutto tondo e con molti punti di vista per essere certi di non narrare cose poco probabili o addirittura incoerenti, o peggio far fare ai personaggi azioni impossibili tralasciando invece la logica della dinamica.

    Anch’io non so come andranno a finire le scene che inizio a narrare. Mi lascio trasportare dal mio intuito, dalla mia fantasia e dalla curiosità. E’ anche vero che la cosa più lunga che ho scritto finora non supera le 30 cartelle, forse con un romanzo è necessario pianificare di più.

    • Daniele Imperi 20 gennaio 2014 at 13:25

      Visualizzarla nella mente aiuta molto, io lo faccio sempre, anche per le scene più facili.

  • Ivano Landi 20 gennaio 2014 at 10:14

    Personalmente le descrizioni di scene di battaglia nei romanzi mi annoiano a morte e in genere evito di leggere libri in cui siano presenti. In qualche caso però il libro mi interessa per altri motivi e devo leggerlo comunque.
    Di solito, poi, quando inizio a scrivere stabilisco sempre un finale o una serie di possibili finali. E tengo moltissimo conto del tempo di svolgimento della storia, in genere accompagnando le varie parti del libro con la data dei periodi in cui si svolgono.

    • Daniele Imperi 20 gennaio 2014 at 13:27

      A dire la verità anche a me annoiano le scene di battaglia: è che sono sempre le stesse, alla fine. Secondo me bisognerebbe trovare soluzioni alternative, tipo concentrarsi su pochi personaggi chiave e affidare a un po’ di narrato il resto.

  • Michele Scarparo 20 gennaio 2014 at 11:42

    Dato che scrivo romanzi è impossibile non pensare a come organizzare le cose. E quindi, parallelamente al testo che faccio, mantengo diversi file che mi aiutano a tracciare luoghi, tempistiche, personaggi. Quando scrivo so circa dove sto andando, ma spesso i capitoli non seguono la traccia che avevo in mente all’inizio. In un testo di almeno 200 pagine è parecchio complicato poi ricordarsi i particolari ed avere una coerenza interna senza avere un qualche tipo di appoggio! :)

  • Alessio | Chi-quadro 20 gennaio 2014 at 12:12

    E’ il primo post che leggo su questo blog e mi è piaciuto molto. Complimenti e grazie dei consigli!

    Alla prossima,
    Alessio

  • paolo 20 gennaio 2014 at 12:13

    Io trovo che la cosa più complicata non sia tanto il raccontare le scene più cariche d’azione, ma più che altro quelle in cui la storia va avanti in maniera ordinaria, per cosi dire…il difficile è creare questi momenti di respiro e combinarli con quelli più vivaci. Non so voi, ma per me non c’è cosa più difficile quando scrivo.

    • Daniele Imperi 20 gennaio 2014 at 13:29

      Ho capito cosa intendi. Momenti, diciamo così, morti, ma che comunque servono alla storia perché collegano le sue parti. Sì, non sono certo facili quelle scene.

  • Romina Tamerici 20 gennaio 2014 at 14:15

    Bellissimo post! Descrivere le scene può essere difficile. Uno degli ultimi problemi da scrittrice in cui mi sono imbattuta (ormai si parla di mesi fa) è stato quello di gestire molte scene praticamente contemporanee e che quindi dovevano avere riferimenti precisi tra loro. Sì, uno schema è stato utile!

    • Daniele Imperi 20 gennaio 2014 at 18:43

      Grazie, Romina.
      Sì, per le scene che dovevi scrivere senza schema saresti impazzita :)

  • Tenar 20 gennaio 2014 at 17:55

    Io sono una pianificatrice, quindi mi documento in modo maniacale, scaletto tutto, pianifico quale/i scena/e scrivere quando mi metto al computer, preparo, se necessario, mappe degli ambienti in cui si muovono i personaggi, calcolo i tempi di percorrenza tra un luogo e l’altro. Questo mi aiuta e in generale riduce i tempi di scrittura.
    Fatico a pensare a un altro modo di lavorare, ma poi incontro autori di libri fantastici che giurano di non aver pianificato nulla (un giallista mi ha detto che quando ha iniziato il suo romanzo non sapeva chi fosse l’assassino!) e quindi mi devo rassegnare al fatto che anche il caos possa funzionare.
    Ah, mi trovo anch’io in estrema difficoltà con le scene erotiche! A volte sono davvero necessarie e allora sono dolori. Forse è perché mi capita raramente di inserirne, ma il lessico non mi sembra mai congruente con quello del resto della narrazione e ho sempre paura di cadere nel ridicolo. E a scriverne sono per esercizio mi sento ancora più ridicola.

    • Daniele Imperi 20 gennaio 2014 at 18:45

      Secondo me ognuno lavora col proprio metodo. Pianificare tutto nei dettagli, per me, sarebbe impossibile: non inizierei mai a scrivere. Ma qualcosa pianifico.

      Un giallo senza sapere l’assassino? Forse, magari dipende dalla storia.

  • micaela 20 gennaio 2014 at 18:42

    Ciao a tutti.
    Nel libro che sto scrivendo, cambio ad ogni capitolo ambientazione: Francia, Italia, Grecia e poi India e ancora in Francia ecc…Il “personaggio base”, deve ripere la stessa situazione e la stessa cosa, in ambientazioni diverse, con persone diverse. Il problema è, non farlo pesare al lettore; anzi invogliarlo con piccoli stratagemmi ad andare avanti anche se tutto si ripete fino all’ultima pagina. Mammano che procedo con i capitoli, i personaggi base aumentano. Se nelle prime pagine era solo uno il personaggio base che parlava, ora sono in cinque. Cerco di immedesimarmi nei singoli personaggi e immagino il racconto dal loro punto di vista. Quando non trovo soluzione, uso quello che nei film è chiamato “voce fuori campo” o “narratore”.Per non annoiare il lettore, cambio anche l’incedere del libro. Se nei primi quattro capitoli, procedo seguendo lo stesso ritmo, il capitolo sucessivo, inizierà da tutt’altra ambientazione e tutt’altra situazione; come se iniziasse un’altra storia parallela, ma che nel giro di poche pagine, si interseca con il capitolo precedente.Questo può confondere un pò il lettore..ma è un modo per non cadere nella monotonia del libro. Non faccio mai predominare un personaggio sull’altro.Cerco sempre che tutti risultino visibili, anche solo per poche righe, nello stesso capitolo.L’ultimo stratagemma che uso, è di infilare ogni tanto un momento esilerante, là, dove i personaggi e il racconto me lo concedono. Scusate se mi sono dilungata.

    • Daniele Imperi 20 gennaio 2014 at 18:47

      Ciao Micaela, benvenuta nel blog.

      Se è sempre la stessa scena, il rischio che il lettore si annoi c’è. Ma con degli stratagemmi risolvi, hai ragione.

  • Marcello 25 gennaio 2014 at 09:09

    Ho provato a scrivere un paio di scene seguendo il tuo articolo e ho realizzato questo post:

    http://marcellonicolini.blogspot.it/2014/01/connor-kenway-descrivere-una-scena.html

    Saludos!

  • Martin Rua 19 febbraio 2014 at 11:57

    Un po’ tardivo il mio commento, ma spero dia un contributo.
    Daniele Imperi dà sempre ottimi spunti, ma crea anche grandi conflitti interiori! Stamattina cercavo in rete qualche parere sull’uso dello storyboard e ho trovato questo post.
    Che dirvi? Io sto pubblicando una trilogia con la Newton Compton di cui per ora è uscito il primo volume, ma non ritengo di essere già un esperto e so di dover imparare ancora molto.
    Il mio metodo fino a oggi non ha previsto l’uso di uno storyboard: so come inizia la storia, come – più o meno – si svolge e come finisce, ma questo è tutto. Anche a me è capitato di non sapere chi fosse l’assassino e a volte anche di non sapere quale fosse il movente dei suoi delitti (io scrivo thriller a sfondo esoterico). Questo metodo, confesso, mi ha creato qualche problema. A volte si perdono pezzi e si fa una gran fatica a portare avanti la trama “al buio”. E’ anche affascinante, certo, perché è un po’ come scoprire le cose insieme al protagonista e inoltre la vostra fantasia e inventiva può trovare felici soluzioni a problemi imprevisti. Ma non è produttivo, si vaga senza bussola.
    Probabilmente in futuro utilizzerò uno storyboard, metterò dei punti fermi e mi semplificherò la vita, ma per ora vado avanti così.

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