Descrivere o no il personaggio?

Descrivere o no il personaggio?
Mostrare è meglio che raccontare: far emergere i personaggi con dialoghi e azioni

La descrizione, di un personaggio oppure un ambiente, ma non solo questi, è un problema. Come agire? Esiste un metodo? Marco Freccero su Proviamo a ripartire dalle basi

I miei inizi – Una sorta di prologo

Ricordo ancora i miei timidi e ingenui tentativi di scrivere il romanzo della mia vita, che mi avrebbe fatto salire sul podio degli Autori Fantasy più acclamati del mondo. Gli errori, stranamente, sono quelli che emergono sempre, quotidianamente, ma è meglio così: ci ricordano che abbiamo sbagliato e che dobbiamo migliorare.

A quel tempo ero fissato con le descrizioni: dell’ambiente, del tempo atmosferico, dei personaggi. Descrivevo tutto: dal colore dei capelli agli abiti che indossavano. Che cosa è accaduto col passare del tempo? Che ho smesso quasi del tutto, azzerando quella mia abitudine e abbracciandone un’altra, che credo più funzionale.

Scrivere il personaggio

Si può decidere di raccontare e non mostrare, tecnica contestata fin troppo online. Scrivere il nostro personaggio e offrire al lettore una scheda completa, un quadro biografico dettagliato.

La descrizione fisica

Non ricordo perché ho iniziato a descrivere i miei personaggi. Forse pensavo che fosse una sorta di presentazione da dare al lettore. Il personaggio entra in scena e va presentato. Ma che senso ha scrivere del colore degli occhi e dei capelli se quella parte non è funzionale alla scena?

Stesso discorso per come veste. C’è da dire – anche se non è una giustificazione – che io scrivevo fantasy e forse va di moda descrivere l’abbigliamento: dalla tunica agli stivali, dalla cotta di maglia al mantello con cappuccio.

Ora, gli Uomini col Saio hanno una specie di veste nera addosso, con un cappuccio che quando se lo tirano su non gli vedi mica la faccia e portano strane scarpe che non sono di pelle come le nostre, sono alte, nere, sembrano fatte di quella roba che stava sulle ruote dei vecchi carri di metallo che si vedono in giro tutti arrugginiti. Sulla schiena hanno una specie di bastone, ma non capisci se è una spada o che. Cacciatori di nuvole

In questo caso ho ritenuto opportuno descrivere il personaggio, anche se per qualcuno rappresenta magari un cosiddetto infodump. Un’informazione inutile che non dà nulla al lettore.

Non descrivo più i miei personaggi se non strettamente necessario. Il più delle volte non so che volto abbiano né come siano vestiti.

La descrizione del carattere

Credo sia l’elemento più inutile all’interno di una storia: descrivere il carattere del personaggio, come la pensa, cosa gli piace e cosa no. Ecco, in questi casi credo si possa davvero parlare di infodump.

Davvero al lettore interessa conoscere subito che carattere ha il personaggio? Il carattere è qualcosa che notate appena conoscete una persona? No, perché viene svelato pian piano.

Mostrare il personaggio

A me non piacciono molto, cerco invece di “disseminare” certi indizi lungo la narrazione. Marco Freccero

Esattamente come piace fare a me. E il bello è che neanche me ne sono accorto: un giorno descrivevo tutto e il giorno dopo – in realtà anni dopo, in un intermezzo senza scrittura – non descrivevo più nulla.

«Che scrivi sempre, spala-merda?» Iisakki me lo chiede ogni volta che mi vede con la matita in mano. Lui è solo geloso, te lo dico, che Martti m’ha soffiato un pezzo della sua vita e io adesso sono un po’ Tuure e un po’ Martti e lui invece è sempre Iisakki più stupido di un cavallo nano. Cacciatori di nuvole

Questo, secondo me, dà un’idea del disseminare pezzi del carattere di un personaggio. Iisakki è insopportabile, sfotte e insulta chi è più debole di lui. Che è geloso viene dedotto da Tuure e forse è proprio così. Tuure è una persona semplice, onesta, con tanta voglia di imparare.

Perché avrei dovuto scrivere tutto questo e anche di più se il lettore può dedurlo da solo con informazioni indirette all’interno di una scena?

Il dinamismo dell’azione

“Noi siamo quello che facciamo, sempre.” Aristotele

È con le azioni che i personaggi si fanno conoscere, che dimostrano chi sono veramente. Ma questo si vede anche nella realtà di tutti i giorni, è facile sentir dire a qualcuno “se ci fossi stato io…”, ma quelle sono solo parole e lo sappiamo tutti.

È nei momenti di pericolo, di urgenza, di bisogno che conosciamo a fondo il carattere di una persona. Rendiamo dunque persone i nostri personaggi. Questo è il disseminare di cui si parlava prima: far agire il personaggio per farlo conoscere al lettore.

La forza del dialogo

I dialoghi hanno una potenza straordinaria. Con poche battute possono farci vedere un ambiente, renderlo tridimensionale, possono delineare un personaggio. Perché? Perché parlano direttamente al lettore. Guardiamo sempre la nostra realtà: basta sentir parlare qualcuno in pizzeria e possiamo dedurre parecchio del suo carattere.

I dialoghi sono altro terreno fertile in cui disseminare informazioni. In maniera discorsiva, ovviamente, non certo forzata.

Descrivete o no i vostri personaggi?

Scrivere o mostrare per voi? Quale delle due strade avete scelto di percorrere?

Categoria postPublicato in Scrittura - Data post11 dicembre 2013 - Commenti10 commenti

DanieleDaniele Imperi

Sono blogger e web writer e scrivo e leggo ogni giorno. Oltre a Penna blu, ho creato e gestisco i siti su Cormac McCarthy e Edgar Allan Poe. Leggi di più nella mia biografia.

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Commenti
  • Fabrizio Urdis 11 dicembre 2013 at 10:44

    Ciao Daniele,

    Bell’articolo e bella domanda che ha fatto nascere molti arbitrari secondo i quali “scrivere” sia sinonimo di cattiva scrittura.

    È vero che “mostrare” spesso risulta molto più interessante ma in caso di caratteri molto particolari descrivere ( soprattutto stati d’animo) diventa non solo una scelta di stile ma anche una necessità.

    In linea generale non mi piacciono le descrizioni lunghe o che vanno troppo sullo specifico ad eccezione di casi particolari.
    Ad ogni modo difficilmente le gradisco all’inizio della storia perché mi annoiano.

    Io scelgo in base allo stile che voglio utilizzare.

    • Daniele Imperi 14 dicembre 2013 at 11:24

      Grazie Fabrizio. Scegliere in base allo stile è proprio quello che faccio. Mi sembra la soluzione migliore.

  • Salvatore 11 dicembre 2013 at 12:05

    I personaggi, gli ambienti, gli oggetti vanno descritti, certo, ma solo quando e nel momento in cui farlo è funzionale alla storia, alla narrazione. Nella scrittura bisogna fare come in un periodo di crisi: economia. Dire solo l’essenziale, quando è funzionale farlo.

    La descrizione del carattere va evitata come un errore grave. Il carattere non si descrive, si mostra. Bisogna fare in modo che il lettore giunga da solo a farsi un’idea del carattere e delle caratteristiche del personaggio. Farlo, descriverlo, sarebbe come andare in giro a dire a tutti quelli che si incontra quanto siamo bravi e buoni. Non bisogna dirlo, bisogna dimostrarlo!

    E’ vero, il dialogo è dirompente. Dà dinamismo alla scrittura, permette di aggiungere un sacco di dettagli e di spiegazioni, senza che lo scrittore le debba “dire” al lettore (perché a farlo sono i personaggi che parlano, non lo scrittore…), rendendo tutto più interessante. In fondo dei pettegolezzi cosa ci attrae di più? Ciò che uno ha fatto e ciò che uno ha detto. Questa è la narrativa; nulla più.

  • Tenar 11 dicembre 2013 at 20:32

    Io preferisco scegliere per ogni personaggio non più di tre/quattro tratti caratterizzanti. Tutto il resto cerco di mostrarlo con l’azione e i dialoghi.

  • luisa 11 dicembre 2013 at 20:55

    L’ho imparata anch’io al lezione sui personaggi e non solo attraverso il corso di scrittura creativa dove l’insegnante non faceva che ripetere fino alla noia: show don’t tell!
    Ma non è stato facile metterla in pratica nel mio romanzo. Avevo la brutta abitudine di descrivere il personaggio, non solo fisicamente e non è stato semplice cambiare. Nel mio ultimo romanzo “I Legami Spezzati” che è in attesa di trovare casa, credo di esserci riuscita, ma sarà il lettore a decretare l’ultima parola, sempre che ci sarà uno!!!

    • Daniele Imperi 14 dicembre 2013 at 11:30

      Mostrare e non raccontare non è una regola sempre valida, secondo me. Dipende dalle situazioni.

  • Alessandro Paci 13 dicembre 2013 at 15:39

    Non posso darti torto quando dici che è meglio far scoprire il personaggio lungo la storia, ma io non demonizzerei lo scrivere. In fondo Tolkien, per fare un esempio, era solito descrivere spesso e volentieri, eppure ha sfornato diversi capolavori.

    • Daniele Imperi 14 dicembre 2013 at 11:33

      Vero quanto dici per Tolkien e anche per altri scrittori venuti dopo di lui. Rimango dell’opinione che le descrizioni dei personaggi vadano fatte quando strettamente necessario.

  • Alessandro 11 aprile 2014 at 19:50

    Il protagonista ok, ma gli altri almeno la prima volta è meglio presentarli anche dall’aspetto dal carattere la prima impressione è quella che conta anchecse non sempre

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