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La delusione dei sequel

La delusione dei sequel

Tempo fa mi ero fatto consigliare da unʼamica alcuni romanzi di fantascienza, qualcosa di nuovo e interessante da leggere. Così ho comprato Leviathan, il risveglio di James S.A. Corey e Ancillary Justice di Ann Leckie.

Sono due storie differenti, quella della Leckie secondo me più originale e anche innovativa nella fantascienza, almeno rispetto a tutto ciò che ho letto finora. James Corey non esiste, è lo pseudonimo che racchiude Daniel Abraham e Ty Franck.

Lʼinizio di Ancillary Justice mi ha subito preso, la storia poi ha rallentato un poʼ per via dellʼalternanza fra storia presente e flashback, ma poi è tornata ad appassionarmi. Ho avuto però problemi a immaginare la maggior parte dei personaggi, perché non viene fatta distinzione fra uomo e donna – non sto a spiegarvi il perché, se no farei troppo spoiler e anche perché non ci ho capito quasi nulla.

La storia di Corey invece è più classica, quella fantascienza avventurosa che a me è sempre piaciuta. Da questa storia è nata anche una serie TV.

Insomma, sono rimasto soddisfatto da queste due letture e, saputo che avrebbero avuto dei seguiti, ho atteso il momento per comprarli. La Leckie ha scritto una trilogia, mentre i romanzi di Corey pare debbano arrivare a 9.

Ricordo che avevo detto basta a saghe e trilogie, ma poi ho letto la trilogia di Veronica Roth su Divergent e la tetralogia di Lois Lowry iniziata con The Giver (da leggere, secondo me). Vorrei anche iniziare a breve quella di Ken Follet leggendo La caduta dei giganti.

La differenza sottile fra sequel e spezzettamento

La trilogia di Veronica Roth mi sembra tanto uno spezzettamento: un romanzo che, con opportuni e salutari tagli, poteva essere pubblicato in un unico volume. La tetralogia della Lowry, invece, è molto valida. Si tratta di 4 romanzi diversi, sono dei veri seguiti, che portano avanti storie uniche.

Della trilogia di Divergent è interessante soltanto il primo romanzo, poi il mio interessamento è andato scemando, tanto che il 2° e il 3° romanzo neanche li ricordo.

La delusione dei sequel

E così ho comprato al volo e letto subito appena usciti Ancillary Sword della Leckie e Caliban, la guerra di Corey. E è arrivata la delusione. Totale.

Il peggiore, per me sʼintende, è stato Ancillary Sword: una serie infinita di pettegolezzi e chiacchiere della serva e futili disquisizioni sui servizi di piatti. E una completa confusione su chi fosse uomo e chi donna, tanto che non sono riuscito a immaginarmi i personaggi, eccetto Breq, la protagonista, e Seivarden, un ufficiale, che avevo già inquadrato nel primo romanzo.

Per gli altri venivano usati scambievolmente il maschile e il femminile, anche nello stesso periodo. La critica lo definisce superiore al primo volume, romanzo di debutto della scrittrice, quindi o la critica ha gusti discutibili o io non capisco nulla di buona letteratura – poco, ma sicuro – o non so che pensare.

Riguardo invece a Caliban, la guerra – non capisco intanto questa traduzione, quando il titolo originale è Calibanʼs War, quindi “La guerra di Caliban” – ebbene, chi o cosa è questo/a Caliban? Perché nel romanzo, 500 e passa pagine, non viene mai nominata questa parola.

Forse è un nome di shakespeariana memoria, Calibano, un mostro che compare nella commedia La tempesta.

Romanzo, comunque, che non è per nulla superiore al primo, anzi, non aggiunge nulla alla storia. Non mi ha appassionato, lʼho trovato perfino lento, a volte.

Di sicuro con la trilogia della Leckie mi fermo ai primi 2. Con la saga di Corey anche, quasi sicuramente. Di certo non la seguirò per tutti e 9 i volumi.

Voi che pensate, ci sono sequel che vi hanno deluso? In genere li gradite? Qualcuno ha letto quei 2 romanzi di fantascienza?

23 Commenti

  1. Grilloz
    13 gennaio 2016 alle 08:24 Rispondi

    Io in genere evito le saghe, finirei col restare incastrato con lo stesso autore troppo a lungo e a me piace variare ;)
    Comunque dividerei tre casi:
    – Saghe che in realtà sono un nico lungo romanzo, come ad esempio il signore degli anelli, anche se in genere viene venduto in un unico volume, o il secondo e il terzo di Larson, che, mentre il primo è una storia autoconclusiva, gli ulimi due non stanno da soli. In questo caso si può discutere se la storia sia inutilmente lunga e che possa quindi essere condensata o se effettivamente valga la pena di leggerla per esteso (ma mi fermerei alle trilogie al massimo)
    – Storie indipendenti che si svolgono nello stesso universo narrativo, magari con alcuni personaggi che ricompaiono. In questo caso i romanzi possono essere letti anche in un ordine diverso, ad esempio io lessi prima il terzo del secondo della trilogia dello Sprawl di Gibson, anche Shannara rientra in questa categoria, almeno fin dove sono arrivato io a leggere. Qui sta all’autore essere capace di scrivere sempre storie nuove e avvincenti, anche perchè il lettore non è più legato al filo della storia. Ad esempio della già citata trilogia dello Sprawl il mio preferito è proprio l’ultimo.
    – E poi ci sono i sequel appiccicati a storie già concluse per pure ragioni commerciali, un esempio classico, magari qualcuno non sarà d’accordo, è il ciclo della fondazione di Asimov: la trilogia originale l’ho trovata fantastica, poi è arrivato il quarto, L’orlo della fondazione, scritto 30anni dopo i primi tre, da solo più lungo dei primi tre messi insieme e pubblicato solo perchè Asimov vendeva bene. Io mi sono fermato lì (e comunque anche il peggior Asimov da dei punti a molti altri autori).

    • Daniele Imperi
      13 gennaio 2016 alle 12:11 Rispondi

      Il signore degli anelli è un unico romanzo, non una saga.
      Shannara è un insieme di trilogie, duologie, tetralogie.
      Di Asimov anche io ho preferito la prima trilogia.

  2. Stefania
    13 gennaio 2016 alle 09:05 Rispondi

    Ciao :), amo le serie quindi con me sfondi una porta aperta, mi é capitato di trovare sequel a mio parere orrendi che mi hanno portato a non continuare più la lettura. Non ho letto i due libri di fantascienza ma ho apprezzato la serie di Divergent (tranne l ultimo) e ho letto The Giver (che mi ha convinto ma non tantissimo), credo che sia questione di gusti…mi piace che i futuri libri parlano dello stesso protagonista o qualcuno a lui vicino che poi si intreccia con la storia principale ma non amo i sequel scollegati alla trama principale (forse é per questo che non ho letto i seguiti di the giver). Personalmente tendo ad abbandonare quelle serie che non mi soddisfano libro dopo libro per preferirli ad altre che vorrei non finissero mai.
    Buone letture.

    • Daniele Imperi
      13 gennaio 2016 alle 12:14 Rispondi

      Ciao. The giver è un po’ particolare come tetralogia, quindi è normale che possa non piacere.
      Ho appena finito di leggere quella che chiamano la Trilogia della Frontiera di McCarthy, in cui i primi 2 romanzi sono storie a sé e nel 3° ci sono i due protagonisti dei primi due libri. In teoria potresti leggerla iniziando da dove vuoi.

  3. Salvatore
    13 gennaio 2016 alle 09:12 Rispondi

    Non mi sono quasi mai piaciuti i sequel, ma neanche i prequel. XD

    • Daniele Imperi
      13 gennaio 2016 alle 12:14 Rispondi

      I prequel penso siano i peggiori :)

  4. sandra
    13 gennaio 2016 alle 09:14 Rispondi

    Grandissima appassionata di Harry Potter ho trovato il 6^ di minor interesse/impatto rispetto ai primi (dall’1 al 3 è un crescendo, il 4 il migliore, il 5 uhm) e il 7^ una grandissima delusione.
    Ho usato 2 volte la parola grandissima in 2 righe: segno di quanto mi abbia preso la cosa :)
    Pare che le trilogie vadano sempre in calo con le vendite.
    Mi intesserebbe, un tuo punto di vista o magari un post sugli spin off.
    Grazie.

    • Daniele Imperi
      13 gennaio 2016 alle 12:15 Rispondi

      A me la saga di Harry Potter è piaciuta, ma ora non ti so dire quale abbia preferito. Perché ti ha deluso il 7°?
      Sugli spin-off non ti saprei dire nulla, non penso di averne letti.

      • sandra
        13 gennaio 2016 alle 15:47 Rispondi

        Il 7 è veramente confuso.

  5. Danilo (IlFabbricanteDiSpade)
    13 gennaio 2016 alle 09:37 Rispondi

    Leviathan l’ho letto ma molto tempo fa e lo ricordo vagamente ma è un mio problema, non centra con la bontà del romanzo: perché ne ricordi i passi sostanziali, un libro mi deve proprio sconvolgere totalmente o finisce per sbiadirsi nella mia mente. L’altro no, non l’ho letto.
    Per quanto riguarda i sequel no, mai letti.
    Dato che hai menzionato Follett sul tema, vorrei ricordare Mondo senza fine, seguito (ideale) de I pilastri della Terra: anche se ambientato molto tempo dopo il primo, ne è un degno successore.
    Il problema di fondo, secondo me, sta nell’origine e nella complessità della storia che si vuole raccontare: se si scrive un ottimo libro per trama ed intensità, senza pianificarne eventuali sbocchi, è molto difficile riuscire a dargli un seguito altrettanto buono in quanto avremo usato tutto ciò che di buono avevamo da raccontare per quel singolo romanzo. In sintesi, per dare il massimo ti spari tutte le cartucce, senza tenerne in tasca, producendo un’ottima opera ma totalmente autoconclusiva. Serve una visione d’insieme completa.

    • Daniele Imperi
      13 gennaio 2016 alle 12:17 Rispondi

      Anche a me succede la stessa cosa coi libri.
      Mondo senza fine a me è piaciuto più del primo. A breve vorrei cimentarmi con La caduta dei giganti.
      D’accordo che bisogna avere una visione d’insieme della saga per fare un buon lavoro.

  6. Andrea Torti
    13 gennaio 2016 alle 10:12 Rispondi

    Per quanto mi riguarda, le storie auto-conclusive sono le migliori, sequel, prequel e compagnia tendono a scoraggiarmi.

    Molto più interessante sarebbe leggere qualcosa sul modello della Comédie humaine di Balzac: storie ambientate in una temperie comune, con personaggi comuni, ma indipendenti l’una dall’altra.

    • Daniele Imperi
      13 gennaio 2016 alle 12:18 Rispondi

      Non ho presente l’opera di Balzac. Di che si tratta?

  7. Tenar
    13 gennaio 2016 alle 12:04 Rispondi

    Non conosco i libri che hai letto, però uno dei miei libri preferiti è, in effetti, un sequel: “Il signore degli Anelli”.
    Quindi tutto sta, secondo me, nell’arco narrativo di una storia e dei suoi personaggi. Ci sono autori che su quella storia e su quei personaggi in un romanzo hanno già detto tutto quello che c’era da dire e ogni ulteriore dilatazione è solo un allungare un brodo. Ci sono invece serie che si rafforzano nel tempo e personaggi che danno il meglio di loro col proseguo della narrazione. Di quasi tutte le serie gialle il mio libro preferito non è il primo in in cui il protagonista appare. Di Camilleri con Montalbano preferisco “il cane di terracotta” a “La forma dell’acqua”, della Vargas con Adamsberg adoro la seconda trilogia più della prima, persino per Doyle preferisco “Il segno dei quattro” a “uno studio in rosso”. Tutto sta poi nel sapere dove fermarsi. I romanzi di Montalbano li ho abbandonati da tempo perché non sapevano più sorprendermi e anche l’ultimo della Vargas con Adamsberg non mi è piaciuto come gli altri. Insomma, è difficile capire quando si è detto tutto su un personaggio o su una linea narrativa, anche perché, se si ha avuto successo, ci sono anche pressioni economiche a cui è difficile dire di no.

    • Daniele Imperi
      13 gennaio 2016 alle 12:21 Rispondi

      Vero, Il signore degli anelli è il sequel de Lo Hobbit, e anche in quel caso ho preferito il sequel. Però parliamo di Tolkien…
      Di Camilleri ho letto tanto, ma non ricordo quasi nulla, eccetto Il re di Girgenti, che non fa parte della serie di Montalbano.
      Di Doyle per esempio non ricordo le due storie che citi, sebbene abbia letto tutta l’opera su Holmes due volte.

  8. mk66
    13 gennaio 2016 alle 12:11 Rispondi

    Adoro la fantascienza, ma è raro che abbia trovato un qualche romanzo che mi appassioni davvero (non hai idea di che ansia mi mettano quelli che mi regalano libri di fantascienza dicendo: «So che ti piace, così ecco qua…!», ogni volta ho i sudori freddi prevedendo la delusione e la necessità di vendere o scambiare il libro: una volta mi hanno regalato il 4° volume di una saga che avevo evitato, senza nemmeno rendersi conto che fosse un 4° volume!)
    E’ difficilissimo, specie in un mondo di fantascienza a trilogie/saghe (rarissimo trovare romanzi unici, purtroppo) ma se posso cerco di evitare storie “a puntate”, dato che finora non mi è mai capitato di evitare delusioni da sequel/prequel mal scritti, noiosi e senza nulla che avesse minimamente a che fare con il libro che avevo letto e che mi aveva appassionato.
    Di solito mi informo accuratamente e, se posso, compro solo libri auto-conclusivi, eventuali saghe più o meno infinite (ovvero da 3 a infiniti volumi, dato che con 2 volumi finora me ne è capitato solo uno in cofanetto regalo e alla fine era un volume unico scritto di seguito e diviso per motivi editoriali, unico caso in cui non ci ho perso nulla nella lettura) le leggo in biblioteca e quasi sempre il secondo volume lo restituisco nel giro di pochi giorni, dopo essermi segnato chiaramente autore e titoli di eventuali volumi successivi, da evitare assolutamente.

    • Daniele Imperi
      13 gennaio 2016 alle 12:23 Rispondi

      A me avevano appassionato alcuni di Asimov e altri di Dick. Ma anche “Ritorno al domani” di Ron Hubbard.
      In genere comunque preferisco anche io le storie autoconclusive.

  9. Federico
    13 gennaio 2016 alle 16:16 Rispondi

    Non ho letto libri di fantascienza citati.
    Riguardo le saghe, le evito come la peste quando i vari capitoli sono strettamente collegati. Preferisco i romanzi singoli e non troppo lunghi (diciamo fino a 500 pagine). Andare oltre significa quasi sempre “allungare il brodo”.
    Mi attirano invece le storie indipendenti fra loro ma che riprendono gli stessi personaggi. In questo caso leggere i “sequel” è una scelta libera in funzione di quanto sono piaciuti i precedenti, mentre interrompere una saga mi lascerebbe la sensazione di “lasciare la storia a metà”.

    • Daniele Imperi
      13 gennaio 2016 alle 16:19 Rispondi

      Non sempre andare oltre le 500 pagine significa allungare il brodo.
      Storie indipendenti come quelle che citi non credo mi siano mai capitate. Hai qualche esempio?

      • Federico
        13 gennaio 2016 alle 16:48 Rispondi

        Ormai da molti anni non leggo più libri lunghi. Quando una ventina di anni fa passai la fase “fantascienza”, mi imbattei in vari libri che giudicai troppo lunghi. Mi viene in mente “Invasione: anno zero” di Turtledove e alcuni libri sugli Chtorr di Gerrold. Non ricordo bene i libri, ma ricordo la sensazione di “occasione perduta” che io attribuii all’eccessiva lunghezza.
        Naturalmente può anche dipendere semplicemente da un mio limite nel leggere libri troppo lunghi.
        Resta il fatto che non ho più avuto il coraggio di leggere libri voluminosi. Ho Il Signore degli Anelli in libreria da molti anni, ma non ho ancora trovato il coraggio di leggerlo, temendo che possa deludermi. Ho invece letto con piacere Lo Hobbit.

  10. Simona C.
    14 gennaio 2016 alle 09:55 Rispondi

    Harry Potter mi è piaciuto molto, ma solo i libri, i film mi hanno delusa. Le saghe non mi spaventano, forse perché mi ci hanno abituata i fumetti.
    Quella che sto scrivendo, come mi hanno fatto notare, è più una serie che una saga perché, anche se ci sono personaggi ricorrenti e un unico filo conduttore, ogni libro è un’avventura auto-conclusiva con un protagonista diverso. Terminando al quinto volume sarebbe una pentalogia? :)

    • Daniele Imperi
      14 gennaio 2016 alle 10:11 Rispondi

      I film non hanno entusiasmato nemmeno me.
      Sì, la tua sarebbe una pentalogia :D

  11. Chiara
    14 gennaio 2016 alle 10:15 Rispondi

    Forse il mio commento è in parte off-topic, comunque di recente ho visto che è uscito un quarto volume di Roberto Costantini relativo alla saga del commissario Balistreri. Per quanto abbia amato la Trilogia del Male, sono rimasta un po’ perplessa perché secondo me l’opera era già conclusa. Credo infatti che questa nuova storia, pur avendo al centro lo stesso personaggio, sarà staccata dalle altre 3…

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