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Come definire il prodotto-libro

10 domande per conoscere il valore di unʼopera letteraria

Come definire il prodotto-libro

Lʼerrore più grande che commettono gli autori, specialmente quelli autoprodotti, è scrivere, pubblicare su Amazon e poi agire per tentativi o aspettare la manna dal cielo. Prima si arriverà a capire che la scrittura è arte, ma la pubblicazione di un libro è commercio e marketing e prima si potranno avere risultati positivi.

Il primo passo da compiere è studiare un piano di marketing per il prodotto-libro. Come? Rispondendo alle seguenti dieci domande.

Perché l’autore ha scritto il libro?

È facile sostenere che bisogna scrivere ciò che si conosce o, meglio, ciò che piace. Ciò che ci piace leggere, anche. Ma è davvero questo il motivo per cui scriviamo un libro? No, semmai quelli sono soltanto i temi, gli argomenti che trattiamo.

Ma un autore deve essere spinto anche da una valida motivazione per scrivere. È lʼidea forte di cui abbiamo già parlato, lʼidea che contiene la premessa e dunque la storia. È proprio lì che si nasconde il vero motivo per cui abbiamo deciso di scrivere un libro.

Questo motivo è una sorta di messaggio che lo scrittore vuole dare ai suoi potenziali lettori. È la sua filosofia. Nel romanzo 1984 di George Orwell non è forse contenuta lʼopinione dellʼautore?

A quali lettori si rivolge?

Conosci il tuo pubblico. Lo dicono in molti: conoscere i nostri lettori ancor prima di aver pubblicato un libro. Quanti autori si pongono questa domanda? Quanti autori scrivono un romanzo o un saggio chiedendosi a quale pubblico sarà diretto?

Un pubblico però esiste. Il problema è capire quale sia prima di metterci a scrivere. Se scegliamo un genere letterario, dobbiamo sapere per quali lettori sarà. Se scriviamo un libro per bambini, dobbiamo sapere chi dovrà leggerlo. Non porsi questa domanda significa non poter scrivere.

Un libro per un pubblico di bambini deve esser scritto con un preciso linguaggio. Un romanzo horror richiede un approccio differente da un giallo.

Rispondere a questa domanda ci permette di incanalare la nostra scrittura nel binario giusto.

Che potenzialità ha l’opera?

Non dobbiamo chiederci se venderà o meno, anche se una domanda del genere è lecita e andrebbe fatta. La domanda, piuttosto, deve portarci a capire quanto peso avrà nel mercato editoriale e nel suo settore.

La potenzialità di un libro è nascosta nella sua premessa. Nel messaggio dellʼautore. 1984 è un romanzo che ha portato Orwell al successo. È una storia ancora attuale e lo sarà forse per sempre. È un romanzo moderno che diventerà un classico.

La saga di Harry Potter e quella delle Cronache del ghiaccio e del fuoco hanno ampiamente dimostrato la loro potenzialità. Hanno generato rumore, se vogliamo chiamare così il successo enorme che hanno riscosso.

Una premessa fiacca porterà a una potenzialità bassa. Lavorare sulla premessa ci permetterà di ottenere potenzialità maggiori.

Quanto costerà?

Se pubblichiamo con un editore, non saremo noi a decidere il prezzo. Quello viene stabilito in seguito in funzione dellʼedizione, della sua lunghezza, ecc. Ma se pubblichiamo in self-publishing saremo noi a stabilire quel prezzo.

Tempo fa avevo deciso che il mio primo romanzo autopubblicato dovesse costare 99 centesimi, come se ne vedono molti oggi. Ma a pensarci bene è davvero il prezzo giusto?

Certo, partire da perfetti sconosciuti con un ebook a 10 euro non si andrà lontano. Anzi da nessun parte. Scegliere con obiettività il costo dellʼebook darà più valore alla nostra pubblicazione.

In che edizione sarà venduto?

Anche in questo caso sarà una casa editrice a decidere, in base alla collana e alle sue pubblicazioni, in che modo confezionare il libro. Ma pubblicando in self-publishing abbiamo diverse opzioni.

Scegliamo lʼebook, ok. Diamo lʼesclusiva ad Amazon? O preferiamo pubblicare con tutte le piattaforme esistenti? Rendiamo il libro disponibile anche in brossura?

Più edizioni scegliamo, più strategie di promozione dovremo sostenere. Ogni edizione ha i suoi canali di distribuzione e richiede quindi attenzioni diverse.

Su Amazon la questione sembra abbastanza semplice, perché in fondo esiste soltanto una scheda libro e allʼinterno possiamo scegliere se acquistarlo in brossura, copertina rigida o ebook. Ma nelle altre piattaforme?

Come sarà promosso?

Scegliere come promuovere un libro dopo la sua pubblicazione è un errore comune. Negli USA si parla di promozione editoriale a partire da sei mesi dal lancio del libro. Anche nel cinema si usa questa strategia. Per il film Il cavaliere oscuro hanno iniziato a creare “rumore” lʼanno prima.

Tutto questo genera curiosità nel pubblico e crea aspettativa. Se avete già un vostro pubblico grazie al blog, ecco il posto giusto per iniziare a promuovere il libro prima della sua uscita ufficiale.

Un piano di marketing editoriale deve prevedere strategie di promozione prima del lancio del libro e altre successive alla sua pubblicazione.

Perché potrà piacere ai lettori?

Per rispondere a questa domanda ci sarà utile la premessa e la conoscenza dei potenziali lettori. Dʼaccordo, abbiamo deciso di scrivere un romanzo per bambini, sappiamo quale linguaggio usare, ma sappiamo perché potrà piacere?

Abbiamo però conosciuto le potenzialità del libro e questo ci aiuterà senzʼaltro a rispondere a questa domanda. Non è sufficiente sapere a quale pubblico sarà rivolta lʼopera letteraria, ma anche sapere perché se sarà gradita a quel pubblico.

Questo ci farà capire ancora una volta se la nostra premessa è valida, è forte, contiene un messaggio non comune. Per rispondere meglio a questa domanda dobbiamo aiutarci con la successiva.

In cosa differisce da altri libri sullo stesso argomento?

Se dovessi scrivere un libro per bambini – cosa che mi piacerebbe su serio fare – come prima cosa ne leggerei parecchi. Ma non basta. Avuta la mia idea e scritta la mia premessa, andrei a cercare tutti i romanzi su quei temi: il mio da cosa si discosta? Perché è differente?

Sarà un libro innovativo in quel mercato? Si allontana troppo dai gusti di quel pubblico? E, pur allontanandosene, potrebbe comunque essere apprezzato?

Fare unʼanalisi dei prodotti in circolazione ci permette di capire quante possibilità avrà la nostra opera di piazzarsi nel mercato editoriale e fare presa su quel pubblico.

Quanto è forte la presenza nelle librerie di libri concorrenti?

Esistono romanzi e saggi concorrenti? Certo e neanche pochi. Come genitori quali romanzi comprereste ai vostri bambini? In libreria ne trovate tanti: quali scegliere?

Mettetevi adesso nei panni dellʼautore: perché quei genitori dovrebbero scegliere il vostro romanzo per i loro figli e non un altro?

Il problema più grande, come scrittori, è riuscire a vedere il nostro libro dal futuro: già pronto con la copertina, stampato e messo in bella mostra in libreria o online. Che figura farebbe? Come si noterebbe? Chi siamo noi? Chi è il nostro editore? Quanto siamo conosciuti?

Che caratteristiche hanno i libri concorrenti?

I libri concorrenti vanno toccati, sfogliati, studiati nei minimi particolari, specialmente quelli che vendono e hanno successo. È da quei libri che dobbiamo imparare.

A casa ho diverso libri americani, costano molto meno degli italiani e sono realizzati con una cura maniacale. La veste editoriale è raffinata, studiata appositamente per il pubblico e anche per lʼargomento. Non ho visto questa attenzione nei libri nostrani.

Osservate queste caratteristiche, studiate i libri che staranno a fianco dei vostri, che compariranno assieme ai vostri nelle ricerche online. Il vostro regge il paragone?

Conclusione

Che cosa pensate di quanto letto finora? Non è un post nato per scoraggiare gli autori indipendenti né quelli che si affidano allʼeditoria tradizionale, ma anzi per spronarli a lavorare come andrebbe fatto.

Qualcuno di voi si è mai posto queste domande prima di scrivere un libro?

34 Commenti

  1. Serena
    17 marzo 2015 alle 07:34 Rispondi

    Urgh. Prima di cominciare non mi sono posta domande: ho scritto la storia che volevo scrivere. Quanto al pubblico, ce l’ho in mente ma so anche che non gradirà proprio tutto tutto quello che accade nella storia. Alcune cose saranno difficili da digerire, ma non credo che modificherò la trama per quello. Andrà così perché così deve andare.
    A vendere ci sto pensando, certo che sì. La lista dedicata a Cristallo serve a quello: ad avere un elenco di persone che potrebbero essere interessate. Ma quelle avranno il romanzo gratis, quindi…
    Ciò che accadrà sul mercato non mi è ancora chiarissimo, ma non credo che il libro sarà gratis. Una volta pensavo di sì, ora no. Credo di dovermi sedere con calma a giocare un po’ con una mappa mentale, per rifletterci su.
    Una cosa della quale sono sicura è che Cristallo avrà una copertina professionale. Una l’ha già fatta Derek Murphy di creativindie.com, così per provare, e penso che da lui mi farò fare anche la definitiva.
    Bella domanda anche oggi… Ci costringi a ragionare XD

    • Daniele Imperi
      17 marzo 2015 alle 17:01 Rispondi

      Perché non gradirà tutto? Non puoi saperlo a priori.
      Neanche secondo me devi modificare la trama, la storia è tua.
      Perché dovrebbe essere gratis il libro? :)
      Non conoscevo reativindie.com, andrò a dare un’occhiata. Buona riflessione :)

      • Serena
        17 marzo 2015 alle 21:22 Rispondi

        Allora, sto giusto seguendo un seminario online da cui emerge che la mia storia ha molte caratteristiche di un certo genere… ma non tutte. E mi va benissimo così, perché rompere qualche schema mi fa piacere: non voglio una storia della quale si indovini la conclusione dopo i primi tre capitoli. In quel certo genere, tuttavia, alcuni elementi sono fondamentali ed io li sovvertirò, deludendo così le aspettative di una percentuale – che al momento non so quantificare – di lettori. Rispettare le convenzioni dei generi non è un obbligo, ma al giorno d’oggi è un’esigenza di marketing: per fare un esempio squallidino, se metto il mio libro autopubblicato su Amazon qualche etichetta di genere ce la devo mettere per forza, se voglio avere la speranza di essere letta. I miei lettori potenziali cercheranno con certe parole chiave e magari – speriamo! – arriveranno a me, forse compreranno e… se il libro non risponderà esattamente alle loro aspettative resteranno delusi. Vantaggi e svantaggi delle etichette. E no, la soluzione non è vendere la storia come “Generale” o mainstream che dir si voglia, soprattutto se sei autopubblicato. E’ peggio che lanciare la famosa bottiglia in mare.
        Il libro avrebbe potuto essere gratis, ci ho pensato seriamente. Là fuori al momento non c’è niente di mio, o meglio: non c’è niente col mio nome e cognome sopra, con “Cristallo” sarebbe la prima volta. Come diavolo faccio a farmi leggere? Comunque dopo attenta riflessione diciamo che al… 98% il mio romanzo non sarà gratis, non per tutti e non per sempre ;-) Solo per pochi eletti e magari, di tanto in tanto, in promozione.
        Derek, tra gli altri, fa le copertine di J. F. Penn ;-) E’ bravo!

        • Daniele Imperi
          18 marzo 2015 alle 08:01 Rispondi

          Andare oltre il genere narrativo è un bene, anche per me.
          Riguardo alle etichette, se scrivi fantasy” e poi il tuo romanzo non è una storia alla Tolkien, non saranno delusi per forza. Fantasy è un genere che si presta a un numero infinito di tipologie di storie e contaminazioni.
          Ah, ecco chi è Derek. Sì, le sue copertine sono molto belle, ma non costa parecchio?

  2. Salvatore
    17 marzo 2015 alle 09:07 Rispondi

    In pratica bisogna individuare il targhet. Iniziare a fare rumore sei mesi prima dell’uscita, significa farlo appena finita la prima revisione giusto? La mia idea è sempre stata questa: stesura prima bozza, tempo di stagionatura, prima revisione, lettura presso lettori cavia, seconda revisione, correzione bozza e impaginazione (più copertina e tutto quello che è legato all’impaginazione), lancio! Tenendo conto che i primi tre passaggi – prima bozza, stagionatura, prima revisione – dovrebbero essere le fasi più lunghe, direi che iniziare a fare marketing dalla fine della prima revisione sia il momento più opportuno. Che ne pensi?

    • Chiara
      17 marzo 2015 alle 10:30 Rispondi

      Rispondo qui invece di scrivere in un commento a parte perché stavo per scrivere più o meno la stessa cosa. Tutta questa sintonia con Salvatore mi fa paura! :D
      Scherzi a parte, ho riflettuto molto sul metodo di lavoro nell’ultimo mese e ritengo che il modus operandi da lui suggerito sia sostanzialmente corretto. I dettagli marketing sono fondamentali, ma credo che la prima stesura debba procedere (nonostante una progettazione accurata e uno studio approfondito dei personaggi) senza troppe paranoie, specialmente per chi come me sta scrivendo un mainstream e dunque un romanzo che può abbracciare target diversi. In fase di seconda scrittura, è opportuno porsi le domande di cui parli, ma non prima.
      Sia chiaro però che questo punto di vista è assolutamente soggettivo. Io conosco me stessa e so che definire troppi dettagli a priori bloccherebbe la stesura. Lungi da me esporre regole di carattere generale. :)

      • Daniele Imperi
        17 marzo 2015 alle 17:07 Rispondi

        Non rischi di fare un lavoraccio in seconda stesura, se prima non ti poni certe domande?

    • Daniele Imperi
      17 marzo 2015 alle 17:05 Rispondi

      Devi iniziare quando sei sicuro della data di uscita del libro. Così ti regoli.
      Nel tuo programma l’editing e/o l’invio a un editore. Seconda revisione? Mi sembra eccessivo.

      • Salvatore
        17 marzo 2015 alle 17:48 Rispondi

        Per me no, perché la prima revisione la intendo come una completa riscrittura del pezzo. Quindi la seconda, se riscrivi totalmente il romanzo in prima revisione, è necessaria. Vero è che non ci sono mai arrivato, quindi sono solo ipotesi al momento. :P

  3. Gloutchov
    17 marzo 2015 alle 09:07 Rispondi

    Tutto sacrosanto! Concordo su tutti i punti, ma su uno…

    In che edizione sarà venduto?
    Ebbene, è vero che più canali si scelgono meglio è, ed è evidente che se non si ha una equipe che aiuta il lavoro di marketing e di produzione, diventa oneroso gestire più piattaforme (diciamo che ci sono canali che offrono la vendita su più piattaforme, si prendono un quid sulle vendite, e il gioco è fatto) ma è necessario anche verificare che i canali siano seri. Non voglio far nomi ne altro, ma ci son canali che pagano quanto devono senza problemi, altri che pagano solo se sollecitati più e più volte (e bisogna stare sul pezzo), altri che pagano solo se si superano soglie particolarmente alte (e bisogna fare i conti per bene, e non fidarsi della propria autostima), e canali che non pagano e lo si scopre solo quando è troppo tardi.
    Io ho scelto Amazon, lo ammetto, e però devo dire che prima di fare questa scelta ho passato un decennio a provare ogni strada possibile. Ora sto su Amazon perché non ho più il tempo libero di una volta, non ho più la voglia di stare tutte le sere a cercare/fare/brigare, quando poi il mattino successivo mi devo svegliare alle 6.10 per poi andare al lavoro, e passare ulteriori 8 ore e passa su un computer, e non ho neppure più voglia di telefonare, mandare mail, fax, e quant’altro quando e/o se non arriva il guadagno delle vendite, se non addirittura il semplice resoconto. Il mio consiglio? Prendetevi un agente, e fate lottare lui al vostro posto :-D

    • Daniele Imperi
      17 marzo 2015 alle 17:10 Rispondi

      Non mi piacciono i canali :)
      Anche io sceglierò piattaforme che non mi facciano perdere tempo.
      Sull’agente io sono ancora molto scettico.

  4. Martin Rua (@MartinRua)
    17 marzo 2015 alle 09:54 Rispondi

    Secondo me è relativamente inutile, in un post come questo, parlare di cosa si può fare quando si pubblica con un editore. Sebbene dipenda anche dal tipo di editore, in genere non avete molta voce in capitolo: il titolo, la copertina, il prezzo, il tipo di promozione (in generale), la visibilità nelle librerie sono tutte cose che sfuggono quasi completamente al controllo dell’autore. L’unica cosa su cui si ha un margine di manovra è l’autopromozione sui propri canali. Per il resto, se il lavoro è valido (se l’editore lo ritiene valido), sarà interesse dell’editore curare tutti gli aspetti di cui sopra. Poi, va da sé, ci vuole anche una buona dose di fortuna, che ci crediate o no.

    Quanto al self-publishing, concordo quasi su tutto. Io, a suo tempo, scelsi solo Amazon, ma per una mera questione di pigrizia. Mi è andata bene, ma non è detto che pubblicare a tappeto su tutte le piattaforme non sia una strategia ancora migliore.

    • Daniele Imperi
      17 marzo 2015 alle 17:13 Rispondi

      Se pubblichi con un editore, di tutto quello che ho elencato ti serve solo una parte, certo.
      No, alla fortuna non credo, perché non esiste :)
      Si possono fare alcuni esperimenti: un ebook solo su Amazon, un altro su tutte le piattaforme.

  5. Filomena
    17 marzo 2015 alle 11:35 Rispondi

    E qui mi areno! Mi fermerò per sempre all’arte!

    • Daniele Imperi
      17 marzo 2015 alle 17:13 Rispondi

      Non devi arenarti! :)
      L’arte ha bisogno del marketing per essere venduta.

  6. Luana
    17 marzo 2015 alle 11:50 Rispondi

    La standing ovation partita da me spero di cuore ti raggiunga. Non hai idea di quanto cerchi di far entrare in testa agli scrittori che il libro è un prodotto e come tale deve essere “studiato”. La fine di un libro non è il punto di arrivo ma il punto di partenza. Se si vuole condividerlo, venderlo e renderlo popolare bisogna attuare strategie di marketing mirate e studiate. La risposta è sempre la stessa. Non ho tempo come faccio! Non posso stare dietro a un blog, a facebook o a tutte quelle cose che richiedono tempo per promuovere un libro. Mi cadono le braccia. Non si può volere tanto ed impegnarsi così poco. Si passano ore in rete per le più svariate motivazioni ma non si trova il tempo di impegnarsi per promuovere il proprio lavoro. Se non ci crede l’autore non ci crederà nessuno. Non ditemi che non ne siete capaci, oggi esistono tanti modi per imparare a promuoversi e questo articolo ne è la prova. Manca la voglia di spendersi per qualcosa che reputate poco importante e che invece fa la differenza fra un libro che sarà letto ed un o dei tanti self presenti oggi. Certo la base di partenza deve essere un buon lavoro… Scusate se mi sono dilungata ma il tema mi è molto caro.

    • Daniele Imperi
      17 marzo 2015 alle 17:15 Rispondi

      Ciao Luana, grazie e benvenuta nel blog.
      Hai ragione: molti autori ragionano come se non gliene importasse del loro libro. Oggi esistono anche molti blog che ti spiegano come stare sui social e fare tante altre cose: basta cercare.

  7. Tenar
    17 marzo 2015 alle 12:07 Rispondi

    Il problema è che per fare marketing come si deve ci vorrebbero 5 lauree almeno! Anche le cose più semplici non sono affatto così ovvie. Il pubblico ideale? Per il mio primo romanzo avevo immaginato come lettore ideale qualcuno di simile a me (dopo tutto stavo scrivendo quello che avrei voluto leggere!), trentenni di buona cultura appassionati di giallo e di natura. L’editore ha pensato che il libro fosse perfetto per gli studenti delle superiori e ha improntato su questo la promozione, ha regalato volumi alle scuole e mi ha aiutato a organizzare incontri con gli studenti.
    Alle presentazioni chi è venuto? Una folta schiera di donne oltre i sessanta! Alla fine il lettore reale a cui il libro è piaciuto è stata “la professoressa in pensione”! E nessuno l’aveva previsto. Fortuna che lavorando con le scuole abbiamo comunque raggiunto di sponda il nostro pubblico, ma, ovviamente per quel target gran parte del lavoro di promozione fatto (a partire dal blog) era inutile.
    Insomma, la promozione di un libro è davvero un mondo misterioso dove anche gli addetti ai lavori vanno un po’ per tentativi. Credo che, quindi, l’unica cosa sia armarsi di buon senso e provare, seguendo i tuoi (ottimi) consigli, ma senza deprimersi se qualcosa va storto.

    • Daniele Imperi
      17 marzo 2015 alle 17:20 Rispondi

      Non tutto il marketing richiede lauree.
      Secondo me non puoi prevedere al 100% quale sarà il lettore ideale. Scrivi un romanzo per ragazzi e magari lo comprano solo ultraquarantenni.
      La pubblicità e la promozione sono sempre dei tentativi, per me, ragionati, ovvio, ma pur sempre tentativi.

  8. Elisabetta
    17 marzo 2015 alle 12:47 Rispondi

    Ottima disamina! Le regole che hai esposto sono tutte da seguire, specie per chi come si autoproduce :-)

    • Daniele Imperi
      17 marzo 2015 alle 17:20 Rispondi

      Allora buon lavoro di promozione :)

  9. LiveALive
    17 marzo 2015 alle 14:34 Rispondi

    Il mi’ babbo c’ha un bel po’ di libri di marketing, facendo il venditore di professione; e io stesso, avendo diploma di ragioniere, qualcosa (poco pochissimo) ho studiato, in merito. Ma, mi dispiace, io non voglio fare il venditore: non è li mio mestiere: non mi stimola, non sono bravo, anzi mi respinge. Io scrivo: del marketing si occuperà qualcun altro, qualche amico: un altro dei vantaggi delle collaborazioni: ognuno fa quel in cui riesce meglio.

    • Daniele Imperi
      17 marzo 2015 alle 17:21 Rispondi

      Se proprio ti respinge, allora ok. Ma, appunto, devi avere qualche collaboratore che ti aiuta.

  10. Marina
    17 marzo 2015 alle 15:03 Rispondi

    Io lo ammetto anche con un po’ di imbarazzo: non sono proprio capace di darmi al marketing, non so fare rumore, anzi cammino a passi felpatissimi. Come vorrei che qualcuno, riconoscendo la validità di ciò che ho scritto, facesse il lavoro che non so affatto fare io!
    Lo sai che giusto la scorsa settimana ho cominciato un articolo che parla dei destinatari della scrittura? Magari lo completo e lo pubblico. Come al solito, il mio punto di partenza è la mia esperienza: il mio romanzo è piaciuto a chiunque lo abbia letto, a prescindere dall’età, tuttavia in cuor mio so che troverebbe delle resistenze in certi ambienti di intellettuali, dove si ragiona su cose diverse. Allora io stessa ho ridimensionato il target portandolo ad un livello di lettori che non ami masturbarsi il cervello discutendo solo di problemi esistenziali.

    • Daniele Imperi
      17 marzo 2015 alle 17:23 Rispondi

      Ti capisco, perché neanche io sono un “markettaro”. Però qualcosa farò. Non starò in silenzio né andrò in TV, ma vie di mezzo si trovano :)
      Quando scrivi, c’è sempre qualcosa che non piacerà a qualcuno o un categoria di persone che non apprezzerà il libro. Te ne devi solo fregare.

  11. Marco
    17 marzo 2015 alle 17:52 Rispondi

    Credo di aver sbagliato tutto, di aver “trascurato” il mezzo-blog, benché lo abbia sempre aggiornato. E dopo aver pubblicato i racconti mi sono trovato con poca attenzione. È colpa mia, certo (anche se le recensioni non sono mancate). Il punto è che non ho proprio pensato al target e nemmeno mi sono chiesto quale fosse per esempio il filo rosso che univa le storie, né ho pensato a una strategia di vendita. Pazienza, sbagliando s’impera (spero!).

    • Daniele Imperi
      17 marzo 2015 alle 18:25 Rispondi

      In che senso non hai pensato al blog? Ci scrivi da tempo.

  12. Lisa Agosti
    18 marzo 2015 alle 07:03 Rispondi

    Se dovessi consigliare un esordiente, gli direi di non far pagare il suo e-book 99 Cent, è troppo poco e dà l’idea che non ci abbia investito cinque, o dieci, anni, come invece può darsi che abbia fatto. Nemmeno 9.99 Euro mi sembra un prezzo adatto, io come lettrice non li rischierei, a meno che avessi un rapporto di conoscenza (anche solo virtuale tramite blog, per esempio) con l’autore.
    Inoltre, ora con Kindle Unlimited molti e-book di esordienti sono gratuiti ma l’autore prende comunque le royalties (o sbaglio?) sulle copie “prestate”. Per questi motivi consiglierei un prezzo intorno ai 3.99 Euro.

    • Daniele Imperi
      18 marzo 2015 alle 08:17 Rispondi

      Sul prezzo hai ragione. 99 centesimi va bene per un racconto.
      Io 9,99 euro non li spendo per nessun ebook. A quel prezzo trovi i cartaceci. Non so dirti quanto prenda l’autore con Kindle Unlimited.

  13. Martin Rua
    18 marzo 2015 alle 09:11 Rispondi

    Quando ancora ero autopubblicato su Amazon impostai il mio ultimo romanzo a 0,99 con l’idea di lasciarlo come prezzo lancio per qualche settimana. Ma nelle prime tre ho venduto 2500 copie e così ho fatto due calcoli.
    Alla fine dell’avventura self-publishing avevo venduto quasi 10000 copie lasciando il prezzo a 0,99.
    Valutate voi.

    • Daniele Imperi
      18 marzo 2015 alle 09:14 Rispondi

      Di certo un numero elevato, quindi un bel guadagno. Ma c’è da considerare che eri già conosciuto, no?

  14. Martin Rua
    18 marzo 2015 alle 09:12 Rispondi

    Dimenticavo: 10000 copie in poco più di quattro mesi.

  15. Emiliano
    11 marzo 2016 alle 14:47 Rispondi

    Trovo molto giusto quello che dici, ciononstante vedere un libro come un mero prodotto da commercializzare lo trovo sempre deludente, quando volevo pubblicare il mio libro, internet era ancora agli albori e per farti sentire dopo aver mandato la mail, dovevi andare dagli editori. Oggi è più semplice a mio avviso autopubblicarsi, muovendosi dopo un buon piano marketing, anche perché gli editori, almeno al tempo, osservavano te, poi il tuo libro e ti chiedevano, cosa parla e di che genere è, infine si limitavano a dirti “per le statiche questo non funziona non sei commerciale” oppure “mi dispiace i nostri lettori cercano altro”. Dopo averne sentiti tre o quattro in un mese e svariati chilometri, se la passione in te non era abbastanza forte accantonavi tutto. Con questo voglio dire che un tempo scrivevi per la vera passione, quella che ti rode dentro come un demone che si abbuffa con le tue carni, oggi Internet permette a ognuno di noi di pubblicare un libro, con facilità, quindi molte volte la ricerca lessicale e tutto il lavoro che c’è dietro la scrittura viene un po’meno. Tutte le domande che hai menzionato sono lecite io non me le ero poste, anzi sono veramente dovute, ma il problema vero è essere se stessi o essere commerciali, perché spesso le due cose non combaciano. Io per essere commerciale ho rischiato di perdere me stesso e il mio stile, anche se ho pubblicato un solo libro, ad esempio gli editori dovrebbero mandarti un resoconto annuale di vendita del libro, io, dal 2010, sto ancora aspettando il mio e la casa editrice ogni volta che lo chiedo nessuno sa nulla. Meglio autopubblicarsi e investire il tempo per avere tutto sotto controllo o quasi, scusate se mi sono dilungato, ma la scrittura è tutto. Grazie, anche per la risposta all’altro post.

    • Daniele Imperi
      14 marzo 2016 alle 07:39 Rispondi

      Secondo me devi essere te stesso, però se metti in vendita il tuo libro, allora lo devi considerare un prodotto commerciale, perché alla fine quello è. Lo devi vendere. Ma questo non significa sminuire il valore letterario del libro.

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