Dare un senso alla scrittura

Dare un senso alla scrittura
Quanto stai ancora tergiversando prima di scrivere?

Quando avevo smesso di scrivere, non mi ero chiesto il perché. O forse il perché era noto, ma soltanto alla parte nascosta di me a cui non posso accedere. La voglia era andata semplicemente scemando, un po’ per mancanza di idee, un po’ per pochi riscontri ottenuti.

Poi ho deciso di riprendere e ho potuto gustare appieno il sapore della scrittura. All’inizio ho avuto difficoltà, come un motore freddo dopo una notte invernale. Fa fatica ad accendersi, a far scattare la scintilla che incendi il combustibile. Poi, però, cominci a sentire qualche borbottio e infine eccolo che s’accende.

E parti in quarta.

Le parole scorrono, la storia prende forma, ti diverti a renderla più complessa possibile, a ricercare parole d’effetto, a inventare nuove storie all’interno. Insomma, sembra davvero che tu non abbia mai smesso di scrivere. E non vuoi smettere più, questo è sicuro.

Dare un senso alla scrittura

La scrittura creativa non è diversa dal blogging. Conosco gente che vuole aprire un blog, ma tentenna. Tergiversa. Si pone dubbi, domande. Riflette. Perde tempo. Ne perde altro.

Ha paura.

Questa è la sola spiegazione e queste persone – tu, cara, che leggi – hanno paura di scrivere e mettersi in mostra. Ma scrivere una storia e scrivere nel blog non significa mettersi in mostra. Esporsi, sì, ma ti esponi sempre, ogni volta che esci di casa. Rinchiuditi, allora, e non sarai più esposto a niente.

Scrivere – se lo senti davvero, se senti quella spinta che ti fa creare parole e frasi – scrivere è parte di te e è una parte che ha diritto a vivere, come vivi tu. E non c’è altro modo per dare a quella parte di te la possibilità di vivere se non fregarsene della paura e degli insuccessi e iniziare.

L’insuccesso, prima dell’azione, non esiste: smettete di preoccuparvi e perdere tempo per qualcosa che non potete controllare: una probabilità futura.

È questo il senso da dare alla scrittura: lo stesso che date a voi e alla vostra vita.

Quando ho deciso di aprire un blog la prima volta, tanti anni fa, non mi sono mai posto il problema della paura e dell’insuccesso e ho sempre firmato tutto con nome e cognome.

Date un senso alla vostra scrittura, prima che il tempo dia l’estrema unzione a voi e ai vostri sogni.

Categoria postPublicato in Scrittura - Data post6 dicembre 2013 - Commenti26 commenti

DanieleDaniele Imperi

Sono blogger e web writer e scrivo e leggo ogni giorno. Oltre a Penna blu, ho creato e gestisco i siti su Cormac McCarthy e Edgar Allan Poe. Leggi di più nella mia biografia.

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Commenti
  • Elisa 6 dicembre 2013 at 07:57

    Mi rivedo in pieno nell’ultima frase!

  • franco zoccheddu 6 dicembre 2013 at 10:17

    Memento audere semper!!!!!

  • Roberto Gerosa 6 dicembre 2013 at 11:03

    Hai ragione Daniele, però aprire un blog, e scrivere in generale, significa mettersi in gioco e aprire le porte della propria anima. Anche se scrivi per un blog sportivo, e i tuoi articoli sono cronache di noiosissime partite di calcio, esce fuori dal modo in cui scrivi la tua vera natura.

    A presto! Roberto

  • Patrizia Pisano 6 dicembre 2013 at 11:04

    E quando uno scritto – come in questo caso – mi emoziona, vuol dire che è andato oltre il contenuto utile. E mi piace. Di più.
    Grazie, Daniele :)

  • Salvatore 6 dicembre 2013 at 11:26

    A me è successo il contrario, ho smesso di scrivere perché – me lo spiego adesso – non avevo nulla di cui parlare. Quando ho ripreso mi sono accorto, ed è stato molto piacevole, che il motore – come dici tu – era tutt’altro che freddo. Sono ripartito in quarta, molto meglio di prima. Speriamo che porti da qualche parte e non in un vicolo ceco (per rimanere in tema).

  • Roberto 6 dicembre 2013 at 11:34

    Un post in crescendo, con un finale da pugno allo stomaco. Forse esagero, ma alla fine la domanda con cui confrontarsi è: hai osato o hai avuto paura di te stesso?.
    Anche io ho avuto un momento di stop molto lungo, vivevo la scrittura come una gran fatica, poi però ho lasciato che le parole tornassero a solleticarmi la mente e prima con un ritmo lento da motore ingolfato poi con un suono sempre più brillante e “audace” le parole sono tornate a diventare frasi e articoli completi e come dici tu tutto è tornato a scorrere come se mai avesse smesso. E il piacere di veder materializzarsi quelle parole supera ogni altra fatica.

    • Daniele Imperi 6 dicembre 2013 at 11:38

      Grazie, Roberto, mi piace la definizione che hai dato al mio post :)

      Momenti bui capitano a tutti nella scrittura, credo. Basta uscirne.

  • Tim Duncan 6 dicembre 2013 at 11:46

    “Conosco gente che vuole aprire un blog, ma tentenna. Tergiversa. Si pone dubbi, domande. Riflette. Perde tempo. Ne perde altro.”

    Internet è pieno di spazzatura, perché aggiungerne altra? :)
    Voglio dire, ormai una persona che si avvicina alla scrittura il primo passo che fa è quello di scrivere sui blog o sui social network. Ma perché ?
    Si può scrivere per conto proprio usando un editor di testo normalissimo, come Libreoffice che è gratuito ma anche il blocco note di windows…
    Mi viene il sospetto che il più delle volte si voglia avere solo visibilità, magari fare qualche amicizia virtuale e non ci si avvicina per un autentica passione verso la scrittura. Quanti blogger continuerebbero a scrivere se internet scomparisse?
    La scrittura è un mezzo, e come ogni mezzo può essere usato bene o male. Scrivere i fatti propri in rete o le proprie idee su una data cosa senza esserne un minimo competenti secondo me è male. Invece coltivare l’hobby della scrittura cercando di migliorarsi quotidianamente attraverso la creazione di nuovi racconti o storie inventate può essere positivo, ma questo dovrebbe avvenire anche senza blog che come ho già accennato si dovrebbe usare comunque quando si acquisisce un po’ di dimestichezza ed esperienza con questo genere di scrittura.

    • Daniele Imperi 6 dicembre 2013 at 12:50

      Tim Duncan

      Internet è pieno di spazzatura, perché aggiungerne altra? :)

      Perché ognuno ha diritto a scrivere e aprire un blog. Non sei obbligato a leggere e la spazzatura ha comunque poca vita.

      Per qualcuno magari sarà anche visibilità, ma non certo per tutti.

      Per scrivere delle proprie idee non bisogna essere competenti: basta avere idee. Non stiamo parlando di uno che parla di medicina senza essere medico.

      I blog danno oggi la possibilità a tutti di esprimersi e io penso che sia giusto così.

  • veronika 6 dicembre 2013 at 12:35

    a me sta succedendo quello che hai menzionato, “la paura di mettermi in mostra” e mi domando….e se magari non piace a nessuno quello che sto iniziando a scrivere?? e se lo trovano stupidaggini? beh sono in un momento molto delicato, in cui anche le idee non mi vengono più…invece quando metto le mani nel mio scritto che io chiamo già “libro, racconto, storia, romanzo” beh li posso abbandonarmi… ma spero vivamente di trovare la mia ispirazione!!! grazie per le tue parole Daniele

  • MikiMoz 6 dicembre 2013 at 13:03

    Bel post, assolutamente veritiero.
    Magari chi è spaventato o tentenna è perché non vede nella scrittura (o nel blogging) la sua strada, può starci anche questo.
    Magari scoprirà di essere un insospettabile pittore.

    Moz-

  • Laura Tentolini 6 dicembre 2013 at 14:59

    Cosa stiamo dicendo, quindi, quando decidiamo di aprire un blog?
    Scrivere su un blog esprime il desiderio di comunicare attraverso la parola scritta, non tramite la comunicazione verbale diretta.

    In realtà, con questa scelta riveliamo molto di noi.
    Per prima cosa, il pc è uno strumento che si frappone tra il blogger e il lettore, è mezzo per arrivare a tutti ma anche schermo, protezione.
    Nell’aprire un blog c’è il desiderio di condividere temi che si sentono propri, nei quali siamo a nostro agio, pur mantenendo una certa distanza dal lettore.
    C’è anche bisogno di controllo. Il blogger, infatti, sceglie la grafica del blog, la direzione, i temi, può negarsi, può decidere chi accogliere o allontanare, è dio nel suo blog.

    Ma ci sono anche tanti altri aspetti, soggettivi, diversi per ognuno di noi, per esempio:
    generosità, nel voler condividere le proprie competenze;
    una naturale fiducia nel genere umano: il blogger si mette a nudo davanti a un pubblico sconosciuto senza sapere se e come sarà accolto;
    riservatezza: non è la stessa cosa aprirsi con la rete oppure con le persone reali.
    desiderio di fuga: lo stesso blogger come si relaziona nel mondo reale?

    Il blog è anche uno specchio: riflette l’immagine del blogger. In ogni nuovo post il blogger affronta un tema che razionalizza, deve prendere una posizione rafforzando le proprie convinzioni e identità.
    Inoltre, come sappiamo tutti, la scrittura libera l’inconscio, altro punto a favore di un blog.

    E potremmo continuare con altri aspetti legati alla comunicazione non verbale di un blog… spero di non essere troppo noiosa.
    Buona giornata a tutti.

    • Daniele Imperi 6 dicembre 2013 at 15:22

      Non sei stata noiosa, anzi, hai sollevato belle questioni su cui tornerò a riflettere. Magari mi ispireranno dei post ;)

      Diciamo che condivido in gran parte quello che hai detto, soprattutto il fatto che un conto è aprirsi in rete e un conto è farlo nella realtà.

  • silvia 6 dicembre 2013 at 19:24

    Ciao. vorrei chiederti un consiglio. Anche io ho questo blocco e puntualmente non riesco mai a scrivere. Il mio problema è che mi sento piena di idee, ho tante storie nella testa ma non so descriverle, e quando ci riesco mi blocco perchè mi sembra di dimenticarle all’improvviso. Se inizio a scrivere un racconto mi fermo dopo poco perchè mi sembra un idea sciocca . Vorrei tanto poter creare un racconto che lascia il segno. Come posso fare?

    • Daniele Imperi 6 dicembre 2013 at 19:44

      Ciao Silvia, benvenuta nel blog.

      Intanto leggi questo articolo sul blocco dello scrittore, poi fammi sapere se ti è stato di aiuto.

      • silvia 6 dicembre 2013 at 23:46

        Mi è stato molto d’aiuto. Ti ringrazio e complimenti per la mente che hai e per il lavoro svolto su questo blog , entrambi davvero ammirevoli

  • Le paure dello scrittore 12 dicembre 2013 at 05:01

    [...] dei e non saremmo qui ma nell’Olimpo. Il fallimento, come ho scritto quando ho parlato di dare un senso alla nostra scrittura, fa parte del futuro e nessuno può predire il futuro. Annienta questa paura: pensa al presente e [...]

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