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L’orrore di Danilo Arona

Una sorta di analisi de L’estate di Montebuio

Danilo Arona

Quando di Danilo Arona ho letto L’estate di Montebuio, mi è bastato per capire il livello qualitativo della sua scrittura. Soprattutto ho apprezzato il suo approccio alla narrativa horror.

Questo mio pensiero sull’orrore di Danilo Arona riflette dunque ciò che ho preso da quel romanzo, ma credo che sia sufficiente, credo che, leggendo altre sue opere, non cambieranno le sensazioni ricevute.

Come ho avuto modo di riportare nella recensione de L’estate di Montebuio, Arona è riuscito a rendere protagonista il Male stesso, a metterlo in campo come fosse un’entità fisica. Come ci sia riuscito, non ha importanza.

L’orrore che ha narrato era palpabile nel romanzo. Le atmosfere create erano vivide, tanto che potevo quasi percepire l’essenza di quel male. Soprattutto era credibile e questo è un elemento fondamentale della narrativa.

Un horror credibile, dunque, quello raccontato da Danilo Arona ne L’estate di Montebuio, che parte da uno sfondo storico e va avanti poi fino ai giorni nostri, dagli anni ’50 a quelli attuali.

Continui flashback, rimandi indietro nel tempo rendono la storia complessa e ne aumentano la tensione e l’aspettativa che nascono nel lettore. E i personaggi, non certo pochi, sono tutti ben riusciti, hanno una loro parte nel romanzo e nessuno risulta inutile e messo lì a caso.

La scrittura di Danilo Arona è libera, nel senso che lo scrittore non resta confinato in un classicismo del genere, ma sperimenta o, meglio ancora, propone una sua versione, tanto personale quanto efficace, dell’orrore, del soprannaturale.

È come se l’autore stesso, talvolta, partecipasse alla storia narrata, ma questo non va visto come un’intrusione dell’autore nelle vicende, perché non è Arona che parla, in quei casi, ma forse è il Male stesso. Il Male che prende le redini della storia e parla ai personaggi.

In questo preciso romanzo, Danilo Arona sfrutta un tema già introdotto da H.P. Lovecraft: quello del male che viene dall’alto, dal cuore dell’Universo, dagli spazi siderali. Ma lo fa affrontandolo a modo suo, in maniera scientifica.

Così l’intera storia assume una caratteristica diversa, viene letta con un’attenzione più profonda, perché più profondamente Arona ha scavato nella tana del Male. Che qui viene dipinto, appunto, scientificamente.

È il Male fisico e chimico quello creato da Danilo Arona, è un Male che lascia traccia, che non si limita a mera energia negativa, ma è parte integrante di tutto ciò che circonda gli essere umani, a cominciare dai muri stessi, dagli oggetti.

È un Male che dilaga e si diffonde, tentacolare e invasivo. È un Male che genera orrore puro e racchiude il lettore in una prigione oscura fatta di parole terribili e pagine che, a rileggerle, potresti credere non sia stato un uomo a poterle scrivere.

E forse è proprio così.

3 Commenti

  1. franco zoccheddu
    29 settembre 2011 alle 21:11 Rispondi

    Le donne inglesi sono preoccupate da quando hanno scoperto che il male è maschio.

     

  2. Michela
    1 ottobre 2011 alle 00:33 Rispondi

    Bella analisi. Credo che per capirla bene però dovrei leggere il libro. Strana quella frase che scrivi alla fine: “e forse è proprio così”. Non mi pareva che credessi ai fantasmi  :)

  3. Daniele Imperi
    1 ottobre 2011 alle 08:35 Rispondi

    Grazie :)

    Sì, meglio se leggi il libro e no, non credo ai fantasmi, almeno fin quando non ne vedrò uno :P

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