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Il custode

Racconto horror di 300 parole

Il custode

Nel silenzio della notte il rumore ovattato della pala che sollevava la terra smossa fu l’unico suono percepibile all’interno del cimitero. Il custode aveva buttato la sua giacca consunta sulla lapide della signora Desideri. Non aveva paura, ma non voleva avere lo sguardo di quella vecchia puntato su di lui, mentre riportava alla luce la sua bara sotterrata nel pomeriggio.

Aveva assistito alla chiusura della cassa, come tante altre volte nella sua miserabile vita. Mai, prima di allora, un cadavere era stato sepolto con le mani ricolme di gioielli, come quelle raggrinzite dell’anziana. Voleva quel tesoro. Che cosa se ne faceva la donna nell’aldilà? Quella cornacchia, avida e arcigna come una strega! L’uomo ricordava la sua voce, gracchiante come quella dell’uccellaccio nero a cui somigliava.

La pala colpì ora il legno della bara e il custode s’affannò a ripulirne la superficie dalla terra. Aveva lavorato sodo, la cassa era stata calata a oltre due metri di profondità. Prese il piede di porco e con alcuni, decisi movimenti spalancò il feretro. Evitò di guardare il volto pallido della defunta, ma non certo per superstizione. Guardò invece gli anelli d’oro, i brillanti, le pietre preziose e i bracciali. Improvvisamente l’oscurità fu dissipata da tutto quel bagliore.

L’uomo s’impossessò subito di quel piccolo tesoro, richiuse la cassa senza troppa cura, quindi, puntando i piedi sul legno, cercò di tirarsi su. Le scarpe, lisce, non fecero presa, ma infine riuscì a metterne una sul bordo della buca, dandosi la spinta per uscirne. Ce l’aveva fatta, si disse, quando la terra cedette e il piede scivolò. Tentò di afferrare qualcosa, preso dal panico, mentre il corpo, sbilanciato, cadeva inesorabilmente all’indietro. Annaspò nell’aria per un attimo, poi rovinò pesantemente nella tomba, spezzandosi l’osso del collo sul legno della bara.

Nel silenzio delle tenebre una cornacchia gracchiò.

4 Commenti

  1. Michela
    13 marzo 2011 alle 10:25 Rispondi

    ammazza che vecchiaccia!
    Se era tanto trista da morta pensa che poteva essere da viva :P

  2. Daniele Imperi
    13 marzo 2011 alle 10:51 Rispondi

    Beh, dai, il custode però se l’è cercata :P

  3. Cornetta Maria
    10 aprile 2015 alle 17:11 Rispondi

    Scritto molto bene. E’ accurato senza essere prolisso. Dicevi di non amare il genere bonsai, invece te la cavi benissimo. Secondo me ti è più congeniale dell’altro. Complimenti…Se mi dici in che libro l’hai pubblicato, lo compro. Ciao.

    • Daniele Imperi
      10 aprile 2015 alle 18:05 Rispondi

      Grazie. Non ricordo però di aver detto che non amo il genere bonsai nei racconti. Preferisco però quelli lunghi. Il racconto è pubblicato solo qui nel blog.

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