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Crescere come scrittori

Crescere come scrittori

Scrivere non serve a nulla se poi lo scrittore non cresce grazie alla sua scrittura. E crescendo come scrittore non fa che migliorarla.

Scrittore e scrittura sono un gioco di squadra: o crescono insieme o insieme muoiono.

Uscire dal guscio

Se ti definisci scrittore, allora qualcuno deve leggerti, altrimenti sei solo uno che scrive e di gente che scrive è pieno il mondo: praticamente siamo in sei miliardi. Se ti definisci scrittore, se vuoi che gli altri ti considerino tale, allora devono saperlo.

Come uscire dal guscio

Per prima cosa mettiti a nudo, scrivi da qualche parte ciò che fai, chi sei, quali sono le tue aspirazioni. Pubblica racconti online, apri un blog oppure pubblicali in forum letterari, in siti dedicati alla scrittura. Il web è pieno di risorse per pubblicare e solo chi non vuol trovarle non le trova.

Superare i propri limiti

Molti hanno paura di non riuscire a scrivere un romanzo, ma credo sia normale, se non l’hanno mai scritto. Anche se è vero che c’è solo un modo per sapere se si è in grado di scrivere quel romanzo e suppongo che sia scriverlo.

Ma al di là di questo, si cresce come scrittori superando se stessi. Scrivendo storie più lunghe e complesse. E poi sfidandosi a scrivere ciò che si odia scrivere, perché anche quello serve, secondo me, rappresenta un modo per testare le proprie capacità narrative.

Affrontare il professionismo

Vuoi diventare scrittore? Non importa che qui in Italia non avrai mai modo di vivere con la tua scrittura, quello secondo me è un problema marginale. Se vuoi diventare scrittore, allora devi abbandonare il dilettantismo e affrontare finalmente il professionismo. Che significa?

Che la tua attività di scrittura deve prendere un’altra strada: quella della pubblicazione. E c’è un solo modo per farlo: inviando manoscritti alle case editrici e dedicandosi al self-publishing.

Scrittore professionista è chi pubblica libri e ebook di qualità con un prezzo sulla copertina.

Professionismo = Mercenarismo?

Qualcuno potrebbe storcere il naso, altri smetteranno di seguirmi sui vari social, altri ancora saranno d’accordo con me. La mia è una domanda senza risposta. Non sono un mercenario, anche se da militare amavo esserlo.

Dal dizionario Treccani leggiamo, sotto la voce mercenarismo:

La tendenza ad asservire sé stessi o la propria arte in cambio di un compenso, e in genere a svolgere dietro compenso attività che per loro natura dovrebbero essere libere.

Secondo me è una definizione non troppo corretta. La scrittura è un’arte, certo, come anche la pittura. Perché un pittore che vende un quadro a migliaia di euro è elogiato e considerato un maestro e uno scrittore che vuole vendere un suo romanzo, guadagnando una piccola percentuale sulle vendite, viene considerato un mercenario, un volgare venditore, uno che s’è allontanato dall’arte per abbracciare il commercio?

Misteri della natura umana.

Cercare e trovare la propria strada

Credo che ogni scrittore debba capire cosa scrivere. Sono in molti a dire che scriviamo ciò che vorremmo leggere. E è anche vero che siamo ciò che leggiamo. Trovare la propria via della scrittura è importante per velocizzare la scrittura stessa.

Quando uno scrittore sa cosa vuol narrare, non è più facile per lui scrivere e inventare storie? Se non sai che raccontare, se non hai capito, anzi, che raccontare, allora esci e osserva il mondo. Ti piace? A me no, fa schifo. E ho deciso di raccontarlo a modo mio, di creare i miei mondi personali e farli leggere agli altri.

Credere in se stessi

La scarsa fiducia nelle proprie capacità narrative è una delle brutte abitudini della scrittura. Per ognuno di noi la fiducia si perde e si acquista per vari motivi. Nel mio caso, come ho detto la settimana scorsa, dipende strettamente da questioni personali.

Farsi apprezzare

Non è facile e è anche un lavoro lungo. È un apprezzamento che viene col tempo e con la scrittura. Di certo finché resti nel guscio nessuno ti apprezzerà mai, perché nessuno saprà nulla di te. Scrivi, dunque, scrivi qualsiasi cosa ti riguardi, scrivi storie e falle conoscere.

Fai circolare il tuo nome, scegli i social media più adatti a te e frequentali. Qualcuno sostiene che non serva a nulla. Io dico che ti farai conoscere e apprezzare, invece.

Non rinunciare a essere se stessi

La crescita professionale come scrittore non implica la rinuncia a se stessi. Mai rinunciare ai propri valori, mai rinunciare alle proprie idee. Il successo cambia le persone, si dice. Io dico, e credo, che il successo debba cambiare in meglio le persone.

Sei pronto a crescere?

Che cosa pensi di questo mio “programma” di crescita? Potrebbe diventare magari una serie di post come il famoso Scrivere nel 2013, chissà. Se a qualcuno interessa, ovvio. Come pensi di crescere come scrittore?

20 Commenti

  1. Fabrizio Urdis
    22 ottobre 2013 alle 07:45 Rispondi

    Ciao Daniele,
    gran bell’articolo e gran bella iniziativa!
    Proprio ieri ( di’ la verità, spii tutti i commentatori del blog) mi sono scritto a un forum di scrittura.
    Sembra molto interessante e ci sono anche sfide tra scrittori.
    Solo in questi ultimi tempi mi sto rendendo conto di quanto sia importante il confronto, sia per migliorarsi nella scrittura che per capire meglio come muoversi nel mondo dell’editoria.
    Quindi, per rispondere alla tua domanda, sono interessatissimo. :-) :-) :-)

    • Daniele Imperi
      22 ottobre 2013 alle 08:03 Rispondi

      Ciao Fabrizio, grazie. No, non spio i commentatori :D

      Quale forum è?

      Per l’iniziativa, grazie per aver apprezzato. Vedremo se si potrà fare.

  2. Fabrizio Urdis
    22 ottobre 2013 alle 08:43 Rispondi

    È il forum di Writer’s Dream, non sapevo se citarlo o meno perché ho visto che tu non hai fatto nomi.
    Mi sono servito spesso del loro sito e mi sembra sia fatto egregiamente.
    Che ne pensi?

    • Daniele Imperi
      22 ottobre 2013 alle 13:46 Rispondi

      Lo conosco, non ho fatto nomi senza motivi particolari. Sono iscritto, mi pare, ma credo sia fatto bene.

  3. Salvatore
    22 ottobre 2013 alle 09:42 Rispondi

    Sicuramente scrivere è il miglior modo di crescere per diventare scrittori. Non ho mai considerato mercenario uno scrittore che vuole farsi pubblicare o riesce ad auto-pubblicarsi. Anzi, quello è l’obbiettivo. La naturale conclusione di un lavoro. Forse si potrebbero accusare di mercenarismo i ghost writer”, che scrivono per altri e non vedono mai il proprio nome su una copertina. Ne ho conosciuto uno una volta; ho trovato molto triste la cosa. Per mio gusto, ma nella vita si dovrà pur mangiare. E se vuoi fare lo scrittore, o fai contemporaneamente un’altro lavoro – cosa che rende tutto più difficile – oppure fai lo scribacchino (senza intento di offendere, sia chiaro) sperando che arrivi il momento buono anche per te e con il vantaggio, nel frattempo, di fare quello che ti piace fare. C’è gente al mondo che si vende per molto meno. Almeno uno scrittore vende la propria arte per un sogno… Non è poco.

  4. MikiMoz
    22 ottobre 2013 alle 11:21 Rispondi

    Ottimo vademecum dello scrittore.
    Infatti è proprio come dici.
    Si fa tutto a piccoli passi, ma poi bisogna fare quello più grande…
    …io come prima cosa intendo raccogliere in formato pdf scaricabile tutti i racconti a episodi che ho scritto (Misto Unico; Nei capichiazza si uccide; Masquerax) e anche raccogliere i racconti one-shot con cui ho partecipato ai tornei di scrittura. Intanto vedrò così, poi chissà :)

    Moz-

  5. Attilio Nania
    22 ottobre 2013 alle 12:02 Rispondi

    Visto che ormai mancano solo un paio di mesi, potresti fare Scrivere nel 2014

  6. Antonella
    22 ottobre 2013 alle 12:39 Rispondi

    Articolo molto interessante. Fa riflettere!
    Per la tua domanda… concordo con Attilio Nania

  7. Piera
    22 ottobre 2013 alle 15:58 Rispondi

    “Se credi in te stesso come potenziale scrittore rafforzerai la tua scrittura” Come vorrei, delle volte, trovare conferme dirette e fiducia in me! A volte è davvero dura…

    • Daniele Imperi
      22 ottobre 2013 alle 17:31 Rispondi

      Lo so Piera, però basta solo uno sforzo, anche piccolo. Anzi, forse basta proprio fregarsene di tutto e scrivere.

  8. franco zoccheddu
    22 ottobre 2013 alle 22:57 Rispondi

    Forse chi riesce a scrivere e far pubblicare il suo romanzo è semplicemente uno che si è liberato finalmente di qualcosa. Forse il problema non è avere qualcosa in più, ma qualcosa in meno. Che il vero talento sia la capacità di prescindere da se stessi e attraversare il vuoto senza paura?

    • Lucia Donati
      23 ottobre 2013 alle 10:44 Rispondi

      Eh, Franco, ci sarebbe da riflettere su quello che dici… Un vuoto-pieno. Qualche filosofia orientale potrebbe venirci incontro su questo concetto. :)

  9. franco zoccheddu
    23 ottobre 2013 alle 11:30 Rispondi

    E’ vero, e non mancherebbero metafore del tipo “horror vacui”, l’antico concetto della natura che aborrisce il vuoto, che andrebbe quindi riempito. In effetti quando sento la mia mente troppo piena è proprio il momento che non scrivo, viceversa ho voglia di scrivere quando la sento vuota.
    Considerazioni in libertà, molto leggere e forse inutili, ma qualcosa brucia sotto la cenere…

    • Lucia Donati
      23 ottobre 2013 alle 11:37 Rispondi

      C’è una storiella, credo zen, quella della tazza di tè vuota…
      In sostanza il significato è più o meno questo: se uno è pieno di sé e delle sue conoscenze, non ascolta veramente nessuno e non può essere riempito del vero sapere. Non può neanche accogliere altro che sia diverso da sé, rimanendo nel “suo” circolo chiuso.

      Un circolo chiuso esaurisce alla fine la sua energia. Il talento si avvale invece dell’espansione: ecco perché dico che la tua riflessione a questo proposito è da considerare interessante.

  10. Lucia Donati
    23 ottobre 2013 alle 11:50 Rispondi

    La prima cosa da attuare a prescindere dall’attività che interessa, è conoscere se stessi. Il resto, tutto il resto, segue. Quando uno è soddisfatto e sa che sta facendo qualcosa di buono di sé, è a posto; può intraprendere ogni attività al meglio. Ma questo è un percorso da attuarsi per tutta la vita, ed è un percorso serio che non fa quasi nessuno. Si preferisce perdere tempo in mille cose che avere il coraggio di studiarsi. Bene, ognuno fa quel che vuole. Dalla conoscenza di sé si può migliorare la scrittura, ma solo perché si è diventati una persona di valore, espandendo se stessi continuamente con la conoscenza del proprio essere. Si tratta di qualcosa di molto pratico… Non si può partire da altre basi
    E mai ho perso la fiducia in me stessa! Non è così facile per me perder la fiducia in me stessa…

  11. Gioia
    23 ottobre 2013 alle 14:54 Rispondi

    Impossibile non farsi un buon esame interiore e guardare a fondo per cercare e capire quali siano le proprie aspirazioni, sia esse come scrittore che altro.

    Bellissimo post!

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