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La credibilità nella narrativa

L’importanza del realismo in una storia

Realismo

Che cosa rende una storia veramente appassionante, a prescindere dal genere letterario a cui appartiene? La trama, risponderà qualcuno. Sì, senza dubbio la trama gioca un ruolo fondamentale in una storia, perché la rende appunto una storia, un insieme di vicende da raccontare.

E allora formulo la domanda in un altro modo: che cosa rende una storia veramente appassionante, a prescindere dal genere letterario e dalla trama? La credibilità, rispondo io.

Il lettore deve credere in ciò che sta leggendo, non importa se legge un semplice giallo o un romanzo fantasy. Lo scrittore deve rendere la storia credibile, anche se sta scrivendo del paese che sorge vicino a un vulcano abitato da sette draghi.

C’è da aggiungere che in una storia per bambini lo scrittore è avvantaggiato. Se iniziasse la sua favola scrivendo:

C’era una volta un paese che sorgeva vicino a un vulcano abitato da sette draghi…

nessun bambino gli chiederebbe spiegazioni. E la favola procederebbe liscia e senza intoppi fino alla conclusione.

Se però si tratta di un romanzo per adulti, o anche ragazzi, allora il discorso cambia. Allora lo scrittore non può cavarsela mettendo in campo i suoi sette draghi nel vulcano che fuma accanto al paese, perché il 99% dei lettori chiuderebbe il libro immediatamente.

Lo scrittore deve lavorare affinché ciò che inserisce nella storia risulti credibile. Non solo al lettore, ma ai personaggi coinvolti. Sono i personaggi i primi che devono credere al mondo in cui vivono e agli eventi a cui assistono.

E la credibilità si costruisce con l’introduzione. È come sono introdotti determinati elementi nella storia che la rendono credibile. La giusta dose di descrizioni, sensazioni, emozioni che rendono un personaggio reale, vivo e permettono al lettore di credere alla sua esistenza.

Il mondo in cui è ambientata una storia deve essere costruito realisticamente. E lo scrittore è il primo che deve credere a quel mondo. Altrimenti, come potrà trasmettere credibilità al lettore?

Quanto è importante, per voi, la credibilità nella narrativa? Vi è mai capitato di leggere una storia e trovarla assurda, impossibile, inverosimile per come era narrata?

9 Commenti

  1. Giovanni
    21 dicembre 2011 alle 09:47 Rispondi

    Sì, direi che la credibilità è di base. Ci deve essere la così detta “sospensione dell’incredulità”, cioè anche se succedono cose fantasiose, ma che, mi si perdoni la ripetizione, ci siano regole che regolano l’incredibile. “Ritorno al futuro” è un classico esempio in cui la “sospensione dell’incredulità” è forndamentale.
    In un romanzo non fantastico sono i personaggi che rendono credibile una storia. Però il personaggio può anche intraprendere decisioni credibili che ribaltino la storia. Se due scrittori scrivessero la stessa storia partendo da personaggi con un certo carattere concordato posso facilmente immaginare che di fronte ad alcune scelte della storia e del personaggio potrebbero prendere due strade diverse, ma altrettanto credibili.
    Almeno così la penso io. Certo mi è capitato di leggere romanzi inverosimili, ma piacevoli lo stesso da leggere.

  2. Romina
    21 dicembre 2011 alle 10:57 Rispondi

    Bella riflessione!
    Oggi, però, anche i bambini sono difficili da convincere, sai? Non come gli adulti forse, ma comunque nemmeno come i bimbi del recente passato. Sono spesso disillusi e quando parli loro di fate, folletti e draghi, a volte, storcono il naso. Anche per loro, la credibilità è importante… non sottovalutarli mai!
    Comunque… per quanto riguarda gli adulti è sicuramente più complesso… Io ho provato solo una volta, per ora, a scrivere un romanzo in parte anche per adulti con elementi fantastici e devo dire che in più casi ho riscritto intere parti perché non mi sembravano credibili! Ovviamente, l’elemento fantastico è fantastico e non reale per definizione , ma volevo trasmettere il dubbio: volevo che il lettore pensasse “perché no? Potrebbe anche essere”. Non so se ci sono riuscita, se il libro verrà pubblicato saranno i lettori a darmi conferma o smentita, però, io ci ho provato!
    Mi è capitato spesso di leggere libri in cui elementi fantastici erano inseriti un po’ a caso e non mi sono mai piaciuti. Una delle regole della letteratura (cito a mente da un saggio che ho letto) dice che: “Se un elemento o strumento è fondamentale per la storia, non può comparire nel momento in cui è necessario per lo scrittore. Deve esistere già prima”. Forse non era proprio così ma il senso c’è. Ora vado, altrimenti questo post diventa lungo più di un libro! Scusate il fiume di parole!

  3. Salomon Xeno
    21 dicembre 2011 alle 15:40 Rispondi

    Io scrivo nell’ambito del fantastico e mi rendo conto che più mi allontano dal mondo reale, contemporaneo e locale, più necessito di un retroterra solido. Avevo iniziato ai primi anni del liceo la classica “trilogia fantasy” (mai andato oltre pagina 30) ed effettivamente stavo commettendo l’errore che molti autori commettono, ovvero pensare che il fatto che sia manifestamente inventato renda possibile ogni tipo di soluzione. La triste verità è che i mondi fantastici (sogni a parte) sono comunque governati dalle leggi della logica e ogni personaggio deve avere una storia, delle giustificazioni per le proprie azioni. Insomma, mi sono trovato ad abbozzare un minimo di cronologia, biografie, geografia (sono del tutto negato), una spiegazione in termini fisici della magia… no, questo ancora no! Ma Terry Pratchet l’ha fatto!
    Insomma, la credibilità è una questione molto seria.

  4. franco zoccheddu
    21 dicembre 2011 alle 17:06 Rispondi

    Se posso contribuire anch’io con un parallelo cinematografico, citerei il “Contact” di Zemeckis (ispirato allo straordinario romanzo di Carl Sagan): vedi una favola, ma ti cattura con la forza di una grande cronaca. Jodie Foster è stata insuperabile nei panni dello scienziato che “non ha fede” ma crede nell’impossibile.

  5. Daniele Imperi
    21 dicembre 2011 alle 19:19 Rispondi

    @Giovanni: sì, senza dubbio i personaggi hanno una parte importante per rendere credibile la storia, ma secondo me anche il narratore deve fare la sua parte.

    @Romina: hai ragione, a me è capitato di leggere libri dove l’elemento fantastico compariva all’improvviso e questo non rende credibile una storia.

    @Salomon: esatto, un mondo fantasy va progettato per intero, moneta di scambio compresa.

    @Franco: mmm… quel film non m’è piaciuto :)

  6. La credibilità nella narrativa | Diventa editore di te stesso | Scoop.it
    22 dicembre 2011 alle 09:04 Rispondi

    […] jQuery("#errors*").hide(); window.location= data.themeInternalUrl; } }); } pennablu.it – Today, 9:04 […]

  7. La sospensione dell’incredulità
    28 maggio 2013 alle 05:00 Rispondi

    […] andare a trame banali e scene surreali che non stanno in piedi. Il realismo, la logica e la credibilità non vanno in alcun modo sacrificati, anzi vanno […]

  8. LiveALive
    13 giugno 2014 alle 10:19 Rispondi

    Daniele,tu qui hai detto una cosa fondamentale che molta gente dovrebbe corsi tatuare in fronte. Non l’hai detto direttamente, in verità, ma l’hai fatto capire: la percezione della realtà varia da persona a persona. Lo dice pure Booth, a proposito. Se io dico a un bambino che il castello è circondato da un mare di lava, stile Ganondorf, non c’è problema, ci crede. Un adulto si direbbe invece “ma a chi vuoi darla a bere, nessuno può vivere con un simile calore” (mah, oddio, dipende…). Pure, se in un libro di guerra scrivi “sissignore!” nessun problema per il lettore comune, ma se lo fai leggere a un militare nostrano ti dice “guarda che il signore sta in cielo”, visto che, mi dicono dalla regia, in Italia bisognerebbe dire solo “signorsí!”. In genere, è meglio documentarsi bene su tutto, ma bisogna considerare anche a chi è diretto il libro, e in generale, credo che una punta di inverosimiglianza ci possa state benissimo se permette un evento interessante: molti non se ne accorgeranno neanche, e il 90% di chi se ne accorgerà passerà non ci darà peso, senza danni per l’immersione.

    • Daniele Imperi
      13 giugno 2014 alle 12:23 Rispondi

      Quando ho frequentato il corso di allievi ufficiali è stata una delle prime cose che ci hanno insegnato: “Non si dice sissignore ma si dice signorsì!” e se sbagliavi ti facevano fare il giro delle camerate a urlare quella frase :D

      A me è andata bene :P

      La documentazione è un lavoro continuo che finisce alla fine del romanzo. Ma potrebbe continuare anche in fase di editing, ovvio.

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