Scrivere è comunicare

Il blog per scrittori, blogger e copywriter

Come dare credibilità a una storia

Superman

Ogni volta che inizio a leggere un romanzo, non solo fantastico ma anche di altri generi, mi chiedo quanto sarà credibile, quanto riuscirà a essere insieme realistico e meraviglioso. E per meraviglioso intendo al di fuori della norma, perché una storia per essere tale non può far parte dell’ordinario.

Soprattutto nel Fantastico un autore deve riuscire a trasformare l’irreale realtà in una dimensione realistica, affinché il lettore, pur comprendendone la natura soprannaturale, riesca a entrarvi senza difficoltà, affascinato dal nuovo e dall’ignoto, ma certo di percorrere un terreno solido.

La credibilità è quindi la costruzione di una base consistente, che non permetta all’intera storia di crollare e al lettore di sorridere all’ingenuità dello scrittore. Ho parlato di come Superman sia la storia più incredibile esistente, eppure Superman funziona, perché l’autore ha saputo creare quel terreno solido su cui far camminare i suoi lettori.

Ragionando su come dare credibilità alle nostre storie, credo che siano quattro gli elementi da considerare e su cui lavorare. Due sono propri della storia e due fanno parte dello scrittore. Ma tutti e quattro riescono insieme a delineare un mondo parallelo che non appaia al lettore come un sogno al suo risveglio – così pieno di incongruenze, così pieno di microrealtà mescolate una all’altra – ma come un sogno che sta vivendo, dunque vero, vivo, reale.

Creare un passato che tenga in piedi il presente

Noi siamo la nostra storia, il passato vissuto che ci ha maturato, deluso, divertito, segnato nel bene e nel male. Il passato è quindi la base su cui poggia il nostro essere. Così, alla stessa maniera, lo scrittore deve creare un passato alla storia che sta per raccontare.

Una vera storia va scritta prima del suo inizio. Come scrittori dobbiamo dare un volto alla nostra storia, incidere gli stessi segni che il passato ha lasciato sul nostro volto, sul nostro animo, sul nostro carattere. La storia deve partire già segnata per offrire al lettore un presente che regga.

Creare personaggi umani che cambiano

Un personaggio è definito da:

  • carattere
  • passato
  • desideri
  • dialoghi

Il carattere è stato forgiato dal suo passato, è quindi da questo punto che bisogna partire per modellare il nostro personaggio. Ricostruire la sua storia dagli inizi più significativi e coerenti con il romanzo fino all’incipit.

I suoi desideri mostreranno al lettore che parte avrà nella storia e le sue reazioni lo faranno amare o odiare. Lo scrittore deve mettere in relazione i personaggi con gli stimoli esterni e fare in modo che essi cambino il corso degli eventi.

Attraverso i dialoghi i personaggi esprimono se stessi, le loro emozioni e paure, la loro volontà, le loro indecisioni. Il lettore non può sentire né vedere il personaggio parlare, dunque lo scrittore deve ricreare suoni ed espressioni facciali con il dialogo.

Usare uno stile che parte da noi

Dallo stile di scrittura deve emergere la passione che ci anima, la forza che deve trascinare il lettore dalla prima all’ultima pagina. Le nostre parole devono essere sensazionali, evocative, drammatiche, irriverenti, dissacranti, ma senza arrivare a eccessi che rovinerebbero le emozioni del lettore.

Sullo stile di scrittura lo scrittore deve lavorare molto, scrivendo di più generi letterari e sperimentando narrazioni e strutture che gli consentano di formare un’esperienza linguistica che lo porterà a essere riconoscibile, uno fra i molti.

Scrivere ciò che sentiamo dentro

La storia abita dentro di noi. La storia, forse, siamo noi stessi, rappresenta i nostri sogni irreali e irraggiungibili, proviene dal nostro animo, dal nostro intimo. Scrivendo, stiamo cedendo una parte di noi al lettore, svelando un nostro lato nascosto, stiamo raccontandogli chi siamo.

Scrivere è vivere attraverso le parole. E sono quelle parole a svelare il nostro io ai lettori. Lo scrittore finché non scrive è racchiuso in un guscio, ma quando rivela la sua storia si schiude, aprendosi ai lettori, e allora è inerme, perché è proprio in quel momento che saprà se ciò che ha dentro, ciò che ha deciso di esporre, vale il tempo e il denaro spesi per esser letto.

12 Commenti

  1. Giuliana
    31 luglio 2013 alle 09:49 Rispondi

    Aggiungerei anche la necessità e l’importanza di documentarsi bene, affinché la realtà che si crea – sia essa reale o di fantasia – risulti particolareggiata, verosimile e priva di incoerenze. Non si può pretendere di scrivere una storia ambientata nel medioevo senza prima averne studiato ambienti, usi, costumi, modo di esprimersi, tipo di alimentazione e così via. Anche perché i lettori sono attentissimi a questo genere di dettagli e sembra non aspettino altro che cogliere lo scrittore in fallo.
    Tanto per dirne una carina: esistono siti dedicati a libri di importanti autori che si occupano proprio di rilevare e segnalare i piccoli errori e le incongruenze sparse all’interno dei volumi. Se non è sadismo, questo… ;)

    • Daniele Imperi
      31 luglio 2013 alle 11:01 Rispondi

      La documentazione è fondamentale e lo ripeto spesso. Non l’ho inserita perché è la prima cosa di cui occuparsi prima di scrivere.

      Interessanti, però, quei siti :D

      • Giuliana
        31 luglio 2013 alle 11:34 Rispondi

        Visto che ho lanciato il sasso, have a look:
        Harry Potter mistakes
        Tolkien’s works mistakes
        … giusto per citarne un paio. E, ovviamente, più la trama è complessa, più si rischia di cadere in errore.
        La domanda che mi sorge spontanea è: ma i lettori, non hanno nulla di meglio da fare? Cioè, addirittura accorgersi che il boa (rif. “Harry Potter e la pietra filosofale”) non può sbattere le palpebre? Robe da matti!
        P.S. Un giorno potresti scrivere un post sugli errori più divertenti trovati dai lettori nei libri, penso che ci faremmo quattro risate :D

        • Daniele Imperi
          31 luglio 2013 alle 12:16 Rispondi

          Mi sa che li conosco quei siti :)
          Ne girano parecchi, però, non sarebbe originale. Questo ti fa capire quanto sia importante la documentazione, anche se in quel caso la colpa è per metà dell’editor.

          • Giuliana
            31 luglio 2013 alle 12:36

            Vero.
            Questo discorso mi spinge ad una considerazione: lo scrittore, alla fin fine, deve essere una sorta di tuttologo, perché ci saranno sempre un botanico, uno zoologo, un architetto o un pittore che leggono i suoi libri e che ne sanno più di lui sui relativi argomenti. Se una di queste figure rileva in un libro degli errori nell’ambito del proprio campo di conoscenza, per lei la storia può automaticamente perdere la sua credibilità; specie se il dettaglio errato è abbastanza importante rispetto alla trama. E’ anche per questo motivo che è sempre meglio parlare di ciò che si conosce o che si è studiato bene. Perché vai a scrivere che il ragno è un insetto e ha 6 zampe, e vedrai che prima o poi qualche aracnologo il tuo libro te lo lancia dietro! ;)

  2. MikiMoz
    31 luglio 2013 alle 11:51 Rispondi

    Io cerco di metterci sempre del mio, cose vissute direttamente o viste vivere direttamente, così sicuramente si dona un tocco di credibilità maggiore.
    Anche i pensieri dei personaggi, cose non di certo riguardanti i massimi sistemi, cerco di riprenderli da pensieri, vizi e virtù popolarmente bassi che tutti abbiamo.
    Sai una cosa? Forse la credibilità di una storia la fanno proprio i piccoli dettagli, le cose quotidiane che ci appaiono quasi insignificanti.

    Era anche ciò che Tarantino esprimeva ne Le Iene, quando il poliziotto infiltrato doveva imparare la sua finta vita (non dico altro perché è spoiler XD)

    Moz-

    • Daniele Imperi
      31 luglio 2013 alle 12:17 Rispondi

      Hai ragione, sono i piccoli dettagli che influiscono molto in una storia.

  3. Lucia Donati
    31 luglio 2013 alle 12:10 Rispondi

    Purtroppo la teoria può essere facile; la pratica è sicuramente più difficile. Quando ho scritto come creare personaggi per un romanzo, ho indicato anche io le caratteristiche da te elencate. C’è chi scrive benissimo post ( e allora, anche se non lo sa, potrebbe essere portato per la saggistica o la manualistica). C’è chi scrive splendidamente e realisticamente di mondi inventati e allora potrebbe scrivere storie credibili. Ma la teoria e la pratica sono cose completamente diverse.

    • Daniele Imperi
      31 luglio 2013 alle 12:18 Rispondi

      Certo, teoria e pratica sono cose diverse, ma la teoria serve alla pratica come guida.

      • Lucia Donati
        31 luglio 2013 alle 12:30 Rispondi

        Sì, è chiaro. Quello che voglio dire è esattamente questo: che la teoria va messa in pratica.

  4. Maria Todesco
    31 luglio 2013 alle 21:02 Rispondi

    Molto utile e bello questo post. Ci sto riflettendo da qualche mese, ma devo dire che è tutt’altro che facile. Spero sia solo inesperienza, oppure infondata paura: certo è che, se non ci si butta e riprova più volte, non si potrà arrivare ad un vero risultato, che sia positivo o fallimentare.
    Sono quindi decisamente d’accordo quando dici che “lo scrittore deve lavorare molto, scrivendo di più generi letterari e sperimentando narrazioni e strutture che gli consentano di formare un’esperienza linguistica che lo porterà a essere riconoscibile, uno fra i molti”.

    • Daniele Imperi
      1 agosto 2013 alle 07:29 Rispondi

      Hai ragione, è solo inesperienza, ma anche considerare alcuni aspetti della scrittura.

Lasciami la tua opinione

Nome e email devono essere reali. Se usi un nickname, dall'email o dal sito si deve risalire al nome. Commenti anonimi non saranno approvati.