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Creare un personaggio che duri nel tempo

Ovvero: caratteristiche di un personaggio indimenticabile

Creare un personaggio che duri nel tempo
La settimana scorsa abbiamo visto la carrellata di personaggi letterari da Gilgameš a Harry Potter – se qualcuno ha avuto la pazienza di leggersi quel papiro – e così ho voluto analizzarne le caratteristiche e magari ricavarne una sorta di guida per creare un buon personaggio.

Anche se una volta mi sono chiesto se sia più importante la storia o il suo protagonista – se cioè dobbiamo scrivere una storia di eventi oppure una storia incentrata su un personaggio – penso che questo sia un quesito errato in partenza: una buona storia è fatta di eventi e di personaggi, due elementi da curare nei dettagli.

Dunque la costruzione del nostro protagonista deve essere un lavoro da prendere sul serio. Nel mio romanzo di fantascienza ne ho addirittura sei – per ovvi motivi – e bene o male sono tutti ben caratterizzati eccetto due.

Quello che voglio fare è creare dei personaggi unici, forti, che restino impressi nel lettore. Non è detto che ci riesca, anzi è probabile di no, perché non è così facile. Ma dai personaggi indimenticabili della letteratura abbiamo anche imparato che quasi sempre quei personaggi sono stati i primi creati da un autore.

Cosa rende unico un personaggio?

Dalla mia analisi ho ricavato qualche dato utile.

  1. Nome breve: quasi la metà dei personaggi è conosciuta con un solo nome (personale o cognome o soprannome), il resto ha nome e cognome e in genere sono brevi (il più lungo è Saturnino Farandola, ma è anche vero che una sorta di parodia), in pochi casi non è specificato invece il nome (il barone di Münchhausen, il conte di Montecristo, il piccolo principe, la Primula rossa, la bella addormentata, il pifferaio di Hamelin, il mago di Oz, il gatto con gli stivali, il brutto anatroccolo e la sirenetta). La brevità quindi è una caratteristica molto comune in questi personaggi. Anche nel mondo dei fumetti la brevità è di casa: Clark Kent (Superman), Bruce Wayne (Batman), Paperino/Donald Duck, Topolino/Mickey Mouse, Mr. Magoo, Tex Willer, Dylan Dog, Alan Ford, Nick Carter, ecc.
  2. Nome leggibile e facile da pronunciare: su questo sono sempre stato pignolo. Il nostro protagonista deve ricordarsi e non può essere ricordano se scegliamo un nome difficile da leggere e impossibile da ricordare. Ne ho parlato nel post sulla perfezione del protagonista.
  3. Unicità: l’abbiamo detto prima che un protagonista deve essere unico, quindi anche il suo nome sarà unico. Non esistono altri personaggi chiamati Tom Sawyer prima del romanzo di Twain. Non esistono altri Aladino, Sandokan, Zorro, Gulliver, Dracula o Simon Templar. Chiaro che possano esistere il nome o il cognome scelti (ed esisteranno anche insieme), se non abbiamo scritto un fantasy, ma nessuno sarà mai così pazzo da chiamare il suo personaggio immaginario Giuseppe Garibaldi o Adolf Hitler. Io intendo però unicità a 360°: non deve essere simile agli altri personaggi della storia. Deve risaltare su tutti.
  4. Musicalità: il nome deve suonare bene. Non dev’essere cacofonico. Esiste il cognome Squatpump, per esempio, ma vi sembra un cognome adatto per un protagonista? Secondo me va considerato anche il significato che assumerebbe quel nome in un’altra lingua, specie se si può trasformare in un gioco di parole. Ecco che Justin Case non è un nome da prendere in considerazione. Ho scoperto che un pover’uomo si chiamava Moe Lester, ma per fortuna non è mai stato accusato di stalking.
  5. Personalità: tutti quei protagonisti si distinguono per avere una personalità differente dagli altri personaggi. Qualcuno ha una personalità forte, qualcun altro è indifeso (come vedremo in una delle categorie che ho individuato), ma comunque tutti hanno un carattere distintivo.
  6. Abilità: possono essere abilità fisiche (come Tarzan) o intellettive (come Holmes) o anche magiche (come Gandalf). Ma anche personaggi come Alice, Pollyanna e Heidi hanno le loro abilità, anche se si manifestano in modi diversi.

Ipotesi di classificazione dei personaggi indimenticabili

Ho individuato ben 14 categorie a cui appartengono i personaggi letterari entrati nella storia. Sono categorie create da me, sia chiaro, quindi non è certo una classificazione ufficiale. L’ultima raccoglie i personaggi che non sono riuscito a far rientrare in una delle precedenti. Ho anche aggiunto alcuni personaggi suggeriti nei commenti.

Non so quanto sia utile questa classificazione, però può darci un’idea su quale categoria far ricadere il nostro protagonista e nell’elenco ce n’è per tutti i gusti e per tutte le storie, di qualsiasi genere narrativo. Ma prima di sceglierla, consideriamo bene il periodo storico in cui quelle categorie sono andate di moda.

Eroi blasonati

  • Gilgameš
  • Ulisse
  • Beowulf
  • Re Artù
  • Sigfrido
  • Orlando (furioso)
  • Amleto
  • Il barone di Münchhausen
  • Sandokan
  • Il conte di Montecristo
  • Il piccolo principe

Forza e astuzia

  • Tarzan
  • Zorro
  • Conan
  • Doc Savage
  • Solomon Kane
  • d’Artagnan

Investigatori eccezionali

  • Sherlock Holmes
  • Miss Marple
  • Ellery Queen
  • Jules Maigret
  • Nero Wolfe
  • Philip Marlowe
  • James Bond

Criminali gentiluomini

  • Robin Hood
  • Arsène Lupin
  • Fantômas
  • Zorro
  • Rocambole
  • La Primula rossa
  • Simon Templar

Avventurieri

  • Don Chisciotte
  • Sindbad
  • Robinson Crusoe
  • Gulliver
  • Saturnino Farandola
  • Allan Quatermain
  • Capitano Nemo

La forza del sesso debole

  • Jane Eyre
  • Anna Karenina
  • Scarlett O’Hara

Fanciulle indifese

  • Cenerentola
  • Cappuccetto Rosso
  • La bella addormentata
  • Biancaneve
  • Raperonzolo
  • Riccioli d’oro

Bambini prodigiosi

  • Oliver Twist
  • Pinocchio
  • Pollicino
  • David Copperfield‎
  • Mowgli
  • Peter Pan

Bambine prodigiose

  • Alice
  • Heidi
  • Pippi Calzelunghe
  • Pollyanna
  • Anna dai capelli rossi

Maghi e stregoni

  • Il Pifferaio di Hamelin
  • Il mago di Oz
  • Mary Poppins
  • Gandalf
  • Harry Potter

Coppie ben assortite

  • Romeo e Giulietta
  • La bella e la bestia
  • Hänsel e Gretel
  • Renzo e Lucia
  • Tom Sawyer e Huck Finn
  • Henry Jekyll e Edward Hyde

Animali

  • Il gatto con gli stivali
  • Il brutto anatroccolo
  • Moby Dick
  • Zanna Bianca
  • Winnie-the-Pooh
  • Paddington
  • King Kong

Mostri e creature leggendarie

  • La sirenetta
  • La creatura di Frankenstein
  • Cthulhu
  • Dracula

Personaggi non classificabili

  • Aladino
  • Dorian Gray
  • Don Camillo
  • Jacopo Ortis

Curiosità: i paesi che hanno creato i personaggi indimenticabili

Anche se siamo solo al 4° posto, siamo comunque in classifica. Quindi non perdiamoci d’animo: anche dalla nostra penna può nascere un personaggio che duri nel tempo.

  1. 24 Gran Bretagna
  2. 20 Stati Uniti
  3. 12 Francia
  4. 8 Italia
  5. 6 Germania
  6. 3 Irlanda, Danimarca
  7. 1 Mesopotamia, Grecia, Egitto, Nord Europa, Spagna, Russia, Canada, Australia, Svizzera

E il vostro protagonista fa parte di qualche categoria di quelle elencate? Ha qualcuna delle 6 caratteristiche che lo rendono unico?

63 Commenti

  1. Salvatore
    9 giugno 2016 alle 09:28 Rispondi

    Tutto interessante, aggiungerei solo un particolare che forse può allertare gli aspiranti scrittori: non sempre un personaggio ben riuscito ha fatto la fortuna (artistica) dello scrittore. Questi personaggi – Sherlock Holmes, Pinocchio, Sandokan, Moby Dick – tendono a fagocitare lo scrittore. Nel senso che l’utente medio si ricorda del personaggio e non di chi l’ha inventato. Tanto è vero che il personaggio continua a vivere anche dopo la morte del suo creatore; altri scrittori lo possono adottare (vedi Antonella con Sherlock) e far rivivere. Quindi, prima di inventare personaggi immortali chiediamoci se è questo che vogliamo davvero. :)

    • Daniele Imperi
      9 giugno 2016 alle 11:40 Rispondi

      Pensi che ci sia qualcuno che non ricorda chi ha scritto Sherlock Holmes, Pinocchio, Sandokan e Moby Dick?
      Il fatto che il personaggio viva anche dopo la morte dell’autore per via di altri autori è perché dopo 70 anni dalla morte quei personaggi sono di pubblico dominio, quindi chiunque può usarli.
      Sulle opere apocrife, comunque, sono molto scettico e non ho ancora un’opinione definita, sebbene piacerebbe anche a me cimentarmi con Holmes e magari con altri personaggi.

      • Salvatore
        9 giugno 2016 alle 14:42 Rispondi

        Penso di sì, che qualcuno non ricorda affatto i nomi di quegli scrittori; o che molti, pur non avendo mai letto i libri, conoscano comunque i nomi di questi personaggi. Inoltre, se non ricordo male, Sir Arthur Conan Doyle avrebbe voluto porre fine alla lunga e fortunata serie di Sherlock, ma che gli sia stato impedito per ovvie ragioni. Se non ricordo male se ne lamentava, si lamentava di aver creato Sherlock Holmes come fosse il male. Un cancro. Ma probabilmente Antonella ne sa più di me.

        • Daniele Imperi
          9 giugno 2016 alle 14:56 Rispondi

          Sì, lo aveva fatto morire, anche se non vien descritto, in una storia e poi ha dovuto continuare a scrivere di lui.

          • Tenar
            10 giugno 2016 alle 12:17

            Sì, Doyle voleva uccidere Holmes per dedicarsi a dei romanzi storici (che ha scritto e che nessuno si fila, li ho letti e c’è un perché in questo…). Poi le forze congiunte dei fan, della mamma (ah, la mamma) e un bell’assegno dell’editore hanno rifatto tornare in vita Holmes.
            Alcune curiosità a margine: comune Doyle non aveva fatto ritrovare il corpo di Holmes, forse inconsciamente non lo voleva uccidere.
            Il personaggio di Holmes così com’è presentato può autodistruggersi, ma non essere ucciso e le regole della narrativa alla fine hanno prevalso sulla volontà dell’autore.
            Alcuni dei racconti più belli sono del secondo periodo (dell’Holmes resuscitato), comunque sia Doyle ha dato il meglio di sé con questo personaggio, anche quando non voleva farlo.
            Alla fine Doyle si è rappacificato, se non con il personaggio, almeno con il denaro che Holmes gli ha portato…
            Comunque sì, rimanere prigionieri di un personaggio è un rischio. Camilleri non è solo Montalbano, ma anche ora che ha un’età venerabile non può che scrivere di Montalbano. Malvaldi è ben più del “BarLume”, ma sta facendo una fatica immane a uscire dalla serie del “BarLume”. La Vargas può essere ben più oscura che nella serie di Adamsberg, ma è Adamsberg che vende e non ne può scappare.
            Devo dire che io che sono agli inizi dare un rene per creare un personaggio così, anche a costo di esserne fagocitata, ma immagino che sia una questione di prospettive.

          • Daniele Imperi
            10 giugno 2016 alle 13:23

            Io ho letto 2 romanzi storici, Le tre imprese e La compagnia bianca. C’è un perché se nessuno si fila quei romanzi?
            Ho letto poi alcune storie del fantastico, ma di tutte le opere lette di Doyle per me le storie di Holmes restano le migliori.
            E sono d’accordo che personaggi del genere non possano essere uccisi.

          • Tenar
            10 giugno 2016 alle 15:50

            Appunto, quelle di Holmes rimangono una spanna sopra. Anche “Il mondo perduto” non è male. “La compagnia bianca” si lascia leggere, ma Holmes è un’altra cosa. A volte un autore deve anche riconoscere che ciò che gli riesce meglio di scrivere non è ciò che vorrebbe scrivere. È triste, forse, ma capita.

  2. Maria Grazia
    9 giugno 2016 alle 09:35 Rispondi

    Complimenti per la classifica! Qualche perplessita’ sui non classificati: forse si potrebbero infilare in diverse categorie.

    • Daniele Imperi
      9 giugno 2016 alle 11:41 Rispondi

      Grazie :)
      In quali categorie li infileresti quei personaggi?

  3. Nadia
    9 giugno 2016 alle 10:29 Rispondi

    Sai cosa ho pensato leggendo? Ai miei figli. Hanno l’età della scuola elementare e nonostante, purtroppo, non amino leggere hanno la memoria storica di personaggi televisivi o di giochi che mi mette i brividi. I ragazzi sono così, memorizzano nomi impronunciabili ( ad es. tribù dei Lego Ninjago piuttosto che Nexoknights) che gli restano in mente più delle lezioni di scuola. Quindi se un personaggio ha le connotazioni per restare impresso anche il nome difficilotto passa oltre, specie se è straniero, tenuto conto che nomi in lingue astruse non fanno per noi latini.
    Personalmente se invento un personaggio è talmente realistico e parte della storia che quando finisce la lettura la sensazione più ricorrente è che manchi un amico che ti ha raccontato la sua storia e si sia fermato per prendere aria, ma la mia vena è narrativa.
    Sono legata ai personaggi della mia adolescenza. La Jo di Piccole donne l’ho seguita fino a che non è diventata adulta e il mio adorato Conte di Montecristo fino a che non ha vinto su tutto, vita compresa. La storia per me si è conclusa con loro, mano a mano che leggevo dimenticavo di leggere il nome, sentivo semplicemente che vivevano e raccontavano, portandomi con loro. Era come un riconoscere la loro voce. Quindi la personalità avvincente dei personaggi è fondamentale per rendere indimenticabile il protagonista, ed anche la sfida più complicata da vincere per lo scrittore.

    • Daniele Imperi
      9 giugno 2016 alle 11:43 Rispondi

      Le lezioni di scuola interessano solo ai secchioni, i giochi invece a tutti, ecco il perché :D
      La personalità del personaggio è forse l’elemento più importante di tutti.

  4. MikiMoz
    9 giugno 2016 alle 10:40 Rispondi

    Spero di esserci riuscito con Moz e Jib del mio fumetto sul blogging, e di riuscirci con Marco -protagonista del romanzo che sto scrivendo-.
    E’ difficile ma non impossibile. Le caratteristiche che citi sono tutte giustissime, da quelle tecniche (nome incisivo, suono ecc) a quelle vere e proprie del personaggio.
    Ad esempio sai che Miura ha voluto proprio cercare un nome adatto al protagonista del suo Berserk per dare un “senso” al carattere del personaggio?
    Così lo ha chiamato Guts (O Gatts a seconda delle traslitterazioni): voleva un suono duro, quasi tedesco, e ha scelto questa parola che gli ricordava l’europea “gatto” (cat, katse) e che rende ancora di più il carattere selvatico del protagonista.

    Sulle categorie, hai dimenticato i “cattivi” o gli antieroi. Vedi ad esempio Diabolik (altro nome breve, incisivo e tremendamente cool).

    Moz-

    • Daniele Imperi
      9 giugno 2016 alle 11:46 Rispondi

      Gut però in inglese non ha un bel significato :D
      Diabolik appartiene al fumetto, che non ho considerato perché il post sui personaggi riguardava solo la letteratura. Però anche una categoria sui cattivi funziona, se vogliamo creare, anche per un romanzo, un protagonista cattivo.

      • MikiMoz
        9 giugno 2016 alle 13:44 Rispondi

        Cos’è un fumetto se non letteratura disegnata? ;)
        In ogni caso, anche nella letteratura comunemente intesa ci sono antieroi (Alex di Arancia Meccanica, per dirne uno…) veri e propri s******.
        Penso anche al Dandi, Freddo e Libanese di Romanzo (appunto) Criminale, pur ispirati a gente realmente esistita/esistente.
        Gut non ha un bel significato in inglese, ma visto che il protagonista sbudella e squarta la gente, ci sta pure XD

        Moz-

        • Nani
          16 giugno 2016 alle 08:43 Rispondi

          Pero avere guts (have the guts) corrisponde al nostro “avere fegato”, essere coraggiosi. Ci puo’ stare, no?, anche se non ho la piu’ pallida idea di cosa si stia parlando. :)

  5. Danilo (IlFabbricanteDiSpade)
    9 giugno 2016 alle 14:32 Rispondi

    Il tuo post mi ha dato parecchio da pensare. Il mio protagonista non rientra in nessuna di queste categorie: è un ragazzo mediamente intelligente, mediamente coraggioso, mediamente egoista e soprattutto molto, molto superficiale. In poche parole, un cretino.
    Durante la storia però, trovandosi a dover affrontare eventi di non facile interpretazione, subisce un’evoluzione enorme che lo porta a diventare un eroe, a scoprire di essere altruista e coraggioso nonché dotato di spirito di sacrificio (il che non ne fa un vincente, tutt’altro).
    Come lo classifichiamo? :)

    • Daniele Imperi
      9 giugno 2016 alle 14:58 Rispondi

      Il tuo romanzo è di genere?
      Non so come lo classificarlo, ma magari rientra nei bambini/ragazzi prodigiosi :)

      • Danilo (IlFabbricanteDiSpade)
        9 giugno 2016 alle 15:20 Rispondi

        Potremmo definirlo tra lo sci-fi e il fantasy, ma non è di facile collocazione. Diciamo che all’inizio è l’anti-prodigio, di una banalità disarmante. Nelle situazioni difficili però c’è chi si lascia andare e chi reagisce: lui reagisce. Possiamo introdurre una nuova categoria? Quella delle persone comuni che affrontano grandi sfide, ruoli in cui potersi facilmente immedesimare.

        • Daniele Imperi
          9 giugno 2016 alle 15:24 Rispondi

          Allora hai rispettato la regola del cambiamento del personaggio :)
          La categoria delle persone che si riscattano può andar bene.

    • Andrea Venturo
      26 giugno 2016 alle 11:41 Rispondi

      Come romanzo di formazione, direi.

  6. Valentina
    9 giugno 2016 alle 14:33 Rispondi

    Ciao Moz, piacere di conoscerti :)
    Sono perfettamente d’accordo con te sul discorso degli antieroi (quelli che citi ci stanno benissimo), intesi non solo come “cattivi” ma anche come “perdenti”. Mi vengono in mente l’inettitudine di Zeno, la mancanza di onore del Bell’Antonio, l’ossessione del professore per Lolita, o Rino, il protagonista nazifascista di Come dio comanda.
    Secondo me la bravura di un autore sta anche nel riuscire a farci affezionare a personaggi del genere, che non incarnano valori considerati “positivi” dal senso comune.
    Infine, mi piace un sacco il fatto che ti ostini a usare parolacce anche se Daniele ce le censura. :P

    • MikiMoz
      9 giugno 2016 alle 14:46 Rispondi

      Ahaha, manco mi ero reso conto della censura!!
      Caz—cavolo, è da antieroi! :p
      Le uso senza accorgermene perché per me rispondere a un post è come parlare al bar con un amico (e quindi sì, dal vivo sono sboccato!).
      I cattivi… vero, hanno sempre il loro fascino, e forse specie da co-protagonisti.
      Iago meglio di Otello, assolutamente. Otello è un sempliciotto.
      Però poi quando devi basare una intera opera con protagonista il cattivo, allora è come dici: bisogna saperci fare nel costruire chi, pur incarnando valori “sbagliati”, deve saper catturare il fruitore dell’opera :)
      Ah, ovviamente… piacere mio! ;)

      Moz-

      • Valentina
        9 giugno 2016 alle 14:54 Rispondi

        Allora se ancora non te ne fossi accorto non è la prima volta che vieni censurato, ma continui imperterrito. :D
        Ho dato un’occhiata al tuo blog, ho letto la tua presentazione, e ho capito che non lo fai proprio apposta a usare parolacce. Credo ci farò un giro più approfondito! (è aperto alle donne, vero?? ;)) A presto!

        • MikiMoz
          9 giugno 2016 alle 15:06 Rispondi

          Giuro, se non me lo facevi notare tu, non me ne accorgevo, **********************!! (questa volta ho messo asterischi a caso :p)
          Vale, passa quando vuoi… sei la benvenuta nonostante sembri un blog maschilista… XD
          A prestissimo :)

          Moz-

          • Valentina
            9 giugno 2016 alle 15:29

            “Nonostante sembri un blog maschilista?” Be’ detto da uno che si definisce “sessista” non lo avrei mai immaginato ;) Passerò sicuramente :D

          • MikiMoz
            9 giugno 2016 alle 16:00

            Aahaha, c’è una spiegazione a tutto, pure a quelle definizioni socialmente considerate antipatiche XD

            Moz-

      • Daniele Imperi
        9 giugno 2016 alle 15:04 Rispondi

        Scrivile pure, tanto poi vengono asteriscate :D
        Il cattivo come protagonista è difficile, perché deve avere qualche qualità che lo faccia apprezzare al lettore.
        Io ho tentato di vedere il film Arancia meccanica e dopo 20 minuti ho lasciato perdere, perché avrei voluto torturare per ore il protagonista e poi ucciderlo. Non leggerò quindi il romanzo.

        • MikiMoz
          9 giugno 2016 alle 15:09 Rispondi

          Beh, Arancia Meccanica (romanzo e film, due capolavori Burgess/Kubrick, mica c**** -tanto me le censuri :p) è proprio una sorta di apologia della violenza, di ogni genere.
          Finendo a quella, subdola, della società correttrice e corruttrice.

          Moz-

          • Daniele Imperi
            9 giugno 2016 alle 15:17

            Avevo immaginato che fosse una specie di apologia della violenza, ma proprio non sono riuscito a digerirlo.
            Prova a leggere la trilogia nera, in 10 giorni mi sono sparato i 3 romanzi, oltre 800 pagine ;)

        • Valentina
          9 giugno 2016 alle 15:26 Rispondi

          I cattivi hanno sempre una parte buona, i buoni una parte cattiva. Questo anche nella vita, credo.
          L’autore deve metterli in luce. Ho voluto bene a un nazifascista per il suo rapporto con il figlio e la sua amicizia verso un uomo con problemi psichici. :D
          Un autore bravo secondo me, se rende il personaggio “vero”, riesce a farti amare chiunque.

          • Daniele Imperi
            9 giugno 2016 alle 15:31

            Sì, hai ragione, infatti in quella trilogia che ho menzionato io stavo dalla parte dei 3 exgaleotti anche se continuavano a delinquere :)

          • MikiMoz
            9 giugno 2016 alle 16:02

            Come dio comanda non trasmette l’immagine del nazi alla Teste Rasate (il film), ma lo porta in una dimensione un po’ diversa, lontana dal cliché forse perché il romanzo (e il film) non parla di quelle cose…
            E quindi ci sembra un personaggio normale (e difatti nella realtà così è: mica chi è nazionalista o fascista è cattivo!)^^

            Moz-

          • Daniele Imperi
            9 giugno 2016 alle 16:05

            Concordo, classificarlo come cattivo solo per le idee politiche è sbagliato ma anche banale e sa di cliché. Dipende sempre dal contesto, poi.

          • Valentina
            10 giugno 2016 alle 09:39

            Avete ragione, colpa mia :)
            In realtà Rino è anche alcolizzato, violento, disadattato, vive di espedienti, progetta una rapina…insomma, è molto altro :D

          • MikiMoz
            10 giugno 2016 alle 16:53

            Non è adorabile? :D

            Moz-

          • Valentina
            13 giugno 2016 alle 10:02

            Moz, io non ho mai detto che non mi piacciono i cattivi. Certo che è adorabile ;D

    • Daniele Imperi
      9 giugno 2016 alle 15:00 Rispondi

      È un plugin installato che censura le paroline :D
      D’accordo che è l’autore che deve farci appassionare ai personaggi. Mi vengono in mente i protagonisti della trilogia nera di Dave Zeltserman, 3 exgaleotti a cui mi sono affezionato, anche se nella realtà vorrei vederli in galera.

      • MikiMoz
        9 giugno 2016 alle 15:10 Rispondi

        Sai che io non sono per ora riuscito a seguire il blasonato Gomorra perché i personaggi sono tutti TROPPO negativi?
        Mi davano fastidio.

        Moz-

        • Daniele Imperi
          9 giugno 2016 alle 15:16 Rispondi

          Parli della serie?

          • MikiMoz
            9 giugno 2016 alle 16:04

            Yes.
            Ho visto i primi quattro episodi della prima stagione e lì mi sono fermato, ormai oltre un anno fa.
            Non so, mancava quel senso di cattivo per cui poter parteggiare che c’era in Romanzo Criminale (stesso regista), che per quanto sbagliato fosse faceva risultare simpatici i protagonisti (forse addirittura più veri seppur romanzati, vittime anche loro della rete creatasi tra crimine, mafia, stato).

            Moz-

          • Daniele Imperi
            9 giugno 2016 alle 16:08

            Infatti ripensando a vari film ci sono tanti protagonisti delinquenti che ho apprezzato. Se pensi anche a Totò in Totò truffa ’62, quello era un truffatore patentato, però non potevi non stare dalla sua parte anche quando truffava la gente :D
            Ma tornando a film seriosi e non comici, ricordo vari film con De Niro, Nicholas Cage, Liam Neeson, Edward Norton e Denzel Washington: erano tutti criminali, ma mi piacevano.

          • MikiMoz
            9 giugno 2016 alle 16:20

            Stessa cosa per Diabolik: ladro e assassino, spesso anche di innocenti, ma come fai a non parteggiare per lui?
            Ti ritrovi nel suo codice morale, che comunque è “giusto” nel suo anarchismo.
            Forse è questo che bisogna creare.
            E sai chi ci riesce più di ogni altro, in modo elementare e semplice, eppure tremendamente funzionante?
            Le telenovelas e le soap.
            Non le seguo, ma le conosco abbastanza per sapere che ci sono personaggi negativi (assassini anche di protagonisti) senza i quali l’intera struttura non si reggerebbe: si finisce quasi per parteggiare per loro, e tanto basta farli morire apparentemente ogni tot -a espiare le loro colpe, quasi a giro- e poi farli tornare in scena.
            Meccanismo geniale, che fa presa sui sentimenti più elementari.

            Moz-

          • Daniele Imperi
            9 giugno 2016 alle 16:38

            Non sapevo di questa cosa delle soap e delle telenovelas, ma non voglio vederle per appurare quanto hai scritto, mi fido :D
            Nella trilogia nera credo che Zeltserman abbia usato lo stesso stratagemma: i criminali non erano immortali, ma avevano problemi seri da affrontare, anche familiari, in praticano erano soli contro tutti e dovevano sbrigarsela ogni giorno. Ecco perché forse mi erano piaciuti: a loro stava andando tutto storto.

    • Chiara
      13 giugno 2016 alle 09:07 Rispondi

      Mi piace che tu abbia citato Rino, ma pongo un quesito: è veramente lui, il protagonista di “Come dio comanda”? ;)

      • Valentina
        13 giugno 2016 alle 10:08 Rispondi

        Ciao Chiara, buongiorno :)
        Ma chiedi a me? Mi sa che devo stare attenta a quello che scrivo perché vedo che ai lettori di Penna blu non scappa proprio niente :D
        Hai perfettamente ragione, Rino non è il protagonista ;)

        • Chiara
          13 giugno 2016 alle 10:27 Rispondi

          Non volevo essere provocatoria, giuro! :)
          Però “come dio comanda” è un romanzo che adoro, e in cui è difficile individuare un unico protagonista. Rino è importantissimo, Cristiano ancor di più, ma colui che scatena tutto è Quattro Formaggi… quindi? Va bene così! :D

          • Valentina
            13 giugno 2016 alle 12:56

            Chiara, l’avevo capito! :D Anzi la tua è un’osservazione giustissima.
            Io l’ho letto due volte, lo adoro anch’io. (Di Fango cosa pensi?)
            Anche secondo me non c’è un unico protagonista, affatto. E Quattro Formaggi è un personaggio fondamentale. E dimmi che Niccolò non sia stato bravo a farci amare un personaggio come Quattro Formaggi (perché lo abbiamo amato… :) )
            Complimenti per il tuo blog :D

          • Chiara
            14 giugno 2016 alle 10:01

            Grazie per i complimenti! :-)
            Io non sono un’amante dei racconti, quindi “Fango” non mi ha entusiasmato, anche perché alcuni erano veramente splatter. idem per “Che la festa cominci”. Invece ho amato “ti prendo e ti porto via” e “Io non ho paura”, e adesso ho “Anna” in lista di lettura.

          • Chiara
            14 giugno 2016 alle 10:02

            P.S. Oltre a Niccolò, anche Elio Germano nell’adattamento cinematografico mi ha fatto amare Quattro Formaggi. Penso sia stata in assoluto la sua interpretazione migliore. :)

          • Valentina
            14 giugno 2016 alle 10:12

            Ciao Chiara, a me di Fango è piaciuto moltissimo “L’ultimo capodanno”, cioè lo trovo geniale. “Che la festa cominci” non è piaciuto troppo nemmeno a me, o meglio non come gli altri. Credo che “Io non ho paura” e “Ti prendo e ti porto via” appartengano all’altro “filone” di Niccolò, quello più intimistico, così come anche “Io e te” (che alla fine è un romanzo di formazione no?), dove ho apprezzato il personaggio di Olivia. Quest’estate ho letto Branchie, che mi è piaciuto, anche se credo si senta sia il primo :). Anna ce l’ho in libreria e non l’ho ancora letto (aspetto che ne esca almeno un altro suo, sono un po’ malata :D).
            Germano: io lo amo proprio. Tutte le sue interpretazioni mi sono piaciute (è estremamente duttile), Quattro Formaggi credo se la giochi con Il giovane favoloso (l’hai visto?).
            Ciao e buona giornata Chiara :)

          • Chiara
            14 giugno 2016 alle 13:45

            Ciao a te! Scusami se ometto i saluti, ma nel blog c’è un piglio botta e risposta, che a volte trascura un po’ la formalità, spero non l’educazione. ;)
            Ho letto Fango davvero tanti, tanti anni fa, sicuramente più di 10. L’ultimo capodanno è l’unico racconto che ricordo, e del quale ricordo il giudizio: mi era piaciuto moltissimo lo stile di scrittura, meno il finale, seppur a sorpresa. “Io e te” mi è piaciuto, rientra in quella sorta di finto YA: dico finto, perché i personaggi sono giovani, ma il lettore adulto. Non ricordo, invece, se ho letto “Branchie”, ma credo di sì…
            A presto, buon pomeriggio. :)

          • Valentina
            14 giugno 2016 alle 13:54

            Non preoccuparti per i saluti :)
            Mi riferivo allo stile, è il primo che ho letto di lui e credo di averlo letto in una o due notti… E di averci ripensato per giorni. Anche la caratterizzazione dei personaggi mi è piaciuta tanto. E pure la storia. Insomma, tutto. A presto :)

  7. Angelo
    10 giugno 2016 alle 15:35 Rispondi

    Interessante, Daniele.

    Mi verrebbe da aggiungere, i personaggi memorabili della letteratura di genere hanno di solito anche dei vezzi molto caratterizzanti, nel modo di fare e di parlare (pensa a Sherlok Holmes o Montalbano).

    Vorrei aggiungere che la tua domanda iniziale (meglio una buona storia o un buon personaggio?) non è del tutto peregrina.
    Credo che vi siano scrittori le cui opere sono più basate sul personaggio e altri che fanno leva più sulla trama, ma non per scelta quanto per talento naturale. Quelli che sono capaci di fare entrambe le cose, sono decisamente di meno. Inoltre, il peso dei due elementi varia anche in base al genere.
    Per esempio: nel giallo un investigatore carismatico è fondamentale ed è spesso l’unico modo per distinguersi dagli altri (lo schema del giallo prevede un delitto e un percorso di risoluzione e, per quanto si possa giocare su questi elementi, le combinazioni non sono infinite).
    Nella fantascienza la vera forza sono le idee e il modo in cui una storia viene costruita su di esse (infatti è molto più difficile ricordare e citare personaggi memorabili in questo genere).

    • Daniele Imperi
      10 giugno 2016 alle 15:44 Rispondi

      Grazie. Anche io penso che il peso dei 2 elementi storia e personaggio dipenda dai generi letterari. Hai ragione sul giallo e la fantascienza: nel primo caso devi per forza fare leva su un buon protagonista. Ricordo molte storie di fantascienza, ma nessun nome di protagonisti, eccetto rari casi.

  8. Fabrizio Palasciano
    12 giugno 2016 alle 18:54 Rispondi

    Fantomas non è tanto gentiluomo…. è un crudele e spietato assassino. Proprio per questo lo si considera l’anti-Lupin. Ad ogni modo ottimo articolo e splendida carrellata.

    • Daniele Imperi
      13 giugno 2016 alle 08:04 Rispondi

      Grazie. Non è propriamente un gentiluomo Fantomas, è vero, però mi riferivo più a come si presenta, ben vestito, poi nelle azioni ovviamente non è gentiluomo :)

  9. Mariana
    12 giugno 2016 alle 21:50 Rispondi

    Sono in ritardo per proporre un altro personaggio… ma mi è venuto in mente leggendo la categoria degli “avventurieri”, Michele Strogoff di Jules Verne. Per me è sempre stato l’avventuriero degli avventurieri, sebbene fosse avventuriero per conto di un zar.
    Che ne pensi Daniele?

    • Daniele Imperi
      13 giugno 2016 alle 08:04 Rispondi

      Ciao Mariana, benvenuta nel blog. Michele Strogoff lo conosco, anche se non ho letto il romanzo. Non sono sicuro che lo conoscano in molti.

  10. Chiara
    13 giugno 2016 alle 09:05 Rispondi

    Per quel che riguarda il protagonista, penso di dover lavorare un po’ sulle abilità, anche se qui si può far nascere una nuova categoria, tutta moderna, quella della gente comune che si trova a vivere, volente o nolente, esperienze straordinarie. Qui potrebbero rientrare i quattro personaggi “orfani”: Aladin è un poveretto, Dorian Gray un dandy come andava di moda ai tempi, Jacopo Ortis un uomo fin troppo comune e Don Camillo un prete anti-comunista. Se ci pensi bene, ciascuna di queste figure è perfettamente inserita nel contesto del proprio tempo. A proposito: dov’è il Giovane Holden?
    Per quel che riguarda “Justin Case” e “Moe Lester”, mi hai fatto venire in mente (anche se l’associazione potrebbe non essere pertinente), le cinquanta sfumature: Il titolo originale “Fifty shadows of Gray” riprendeva il nome del protagonista. Quindi, se ci pensi bene, si offre a una lettura alternativa, assente nella traduzione italiana.

    • Daniele Imperi
      13 giugno 2016 alle 09:10 Rispondi

      Anche alcuni fra i bambini e le bambine prodigiosi sono gente comune. Holden ancora manca all’appello.
      Riguardo a Gray il gioco di parole sta bene perché non è comico come gli altri due nomi.

  11. fulvio
    16 giugno 2016 alle 22:07 Rispondi

    Nella storia che sto scrivendo il mio personaggio misterioso mi sta creando problemi perché non riesco a ben definirlo. Ma prima o poi c’è la farò.

    P.S. per amor di precisione il Conte di Montecristo un nome c’è l’ha…

    • Daniele Imperi
      17 giugno 2016 alle 09:12 Rispondi

      Sì, certo, il Conte di Montecristo ha un nome, Edmond Dantès, ma viene sempre ricordato come il Conte di Montecristo :)

    • Andrea Venturo
      26 giugno 2016 alle 11:50 Rispondi

      Sarà pure misterioso… ma per chi? Ricorda che slil demiurgo sei tu e in quanto tale sei:
      onnisciente e onnipotente.
      “Quale parte di onnipotente non ti è chiara?” (cit)
      Quindi il tuo problema è duplice: cosa nascondere e a chi, al fine di creare il “mistero”.

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