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Costumi e folclore nel Fantastico

Costumi e folclore

Una volta che lo scrittore ha definito il periodo storico e la posizione geografica del suo romanzo – o anche le posizioni, se la storia si svolge in più luoghi – e ha saputo popolare questi luoghi con piante e animali, deve pensare all’elemento umano.

Ogni popolo ha propri costumi e proprie usanze e, anche se dobbiamo creare un’ambientazione per il genere fantastico, l’umanità non può sfuggire da tradizioni e usi propri di un popolo o di una località. Inserire certi elementi, anche solo accennarli quando necessario, concorre a formare un mondo completo e più credibile.

Ogni giorno ci scontriamo con le usanze e le tradizioni, dunque anche i nostri personaggi dovranno farlo. Lo scrittore potrà reinventare i costumi di una società per adattarli a quella del suo romanzo, o anche crearne ex novo in base alla sua fantasia. È importante, secondo me, che si tenga presente questo elemento nelle storie del fantastico, poiché è il fantastico stesso a suggerirlo: la rappresentazione di un mondo diverso dal nostro, immaginario o futuro.

L’atmosfera nel fantasy

Costumi e folclore concorrono a creare un’atmosfera particolare nel genere fantasy, perché introducono il lettore in un mondo nuovo e perché pian piano ne svelano i segreti. Basti leggere l’incipit di Zeferina per entrare subito nell’Italia magica descritta da Coltri.

File di denti erano tatuate e intagliate sulla pelle di entrambe le guance con minuziose scarificazioni, diventando semplici disegni quando si congiungevano sulle labbra colorate di bianco; nere le palpebre, il dorso del naso e le narici per far credere, nel buio, si trattasse di cavità.

Di loro si diceva che parlassero ai gufi, gli uccelli diventati notturni dopo la Crocefissione, e quando tornavano, battendo fra loro sassi per creare echi, moniti a non guardare, erano ombre davanti alle finestre, maschere di teschi che si avvicinavano ai vetri. Per omaggiarli si inchiodava carne sulle porte delle stalle, si lasciavano vino e pezzi di pane, biscotti.

Non ci sono forse usanze e tradizioni in queste poche righe? Usanze dettate forse dalla paura di quegli strani esseri, ma ci sono. E introducono il lettore nella storia, perché gli fanno conoscere le parti più nascoste del mondo narrato.

Ricordo una disgustosa usanza in una scena della trilogia del Martello e della Croce di Harry Harrison, un’epopea vichinga: due personaggi che bevevano ognuno l’urina dell’altro per suggellare non ricordo più quale cosa. Non è certo molto di atmosfera una scena del genere, ma contribuisce a rendere l’ambientazione più dettagliata.

Anche nella trilogia Il libro degli Yilanè, dello stesso autore, storia alternativa sulle popolazioni preistoriche, l’autore descrive alcune usanze di un popolo, una sorta di grande banchetto che sfociava in un’orgia.

Si tratta, a volte, di poche righe, di accenni, altre invece di qualche pagina, in funzione della storia ovviamente. Ma sono elementi che possono rivelarsi fondamentali affinché l’ambientazione sia completa e soprattutto adatta ai personaggi e alla loro vita.

Usanze del futuro

Leggendo romanzi di fantascienza è facile imbattersi nelle insolite usanze di qualche pianeta bizzarro. Ricordo una genialità di Frank Herbert, nel romanzo Dune, che non svelo per non rovinare l’effetto. Ma quello scrittore riuscì a trasformare un insulto in un gesto di cortesia. In quel caso quella usanza si adattava perfettamente all’ambientazione, anzi era l’ambientazione stessa a suggerirla. Di qui possiamo forse introdurre una regola, che regola non è. È l’ambientazione che crea le usanze.

In un futuro più o meno lontano dobbiamo immagina costumi e folclore diversi dai nostri, magari riuscendo a portare le nostre usanze e credenze a un livello quasi parossistico, in funzione sempre della storia. Costumi e folclore del futuro saranno suggeriti dal futuro stesso. Lo scrittore dovrà domandarsi:

  • dove e come vivono i miei personaggi?
  • A che livello è la tecnologia?
  • Com’è ridotto il pianeta?
  • Qual è il livello culturale medio?

Rispondendo a queste domande potrà trovare idee per specifiche tradizioni e usi particolari delle popolazioni.

La mia esperienza nell’ambientazione fantasy e fantascientifica

Gli usi e i costumi dei popoli del mio romanzo fantasy sono riflettono in parte – ma solo in parte, poiché vogliono comunque discostarmi da quel mondo – quelli del paese in cui ho ambientato la mia storia, e del relativo periodo storico.

Sto quindi prendendo appunti su queste usanze, per poterle riplasmare a modo mio e secondo le mie esigenze. Ho introdotto un’usanza che si adatta bene alla mia storia e che è già presente nel nostro mondo. Un’altra invece è stata completamente inventata e è derivata da una scena del romanzo. Ho ideato formule augurali e di saluto in voga presso quelle popolazioni, che riflettono, guarda caso, proprio i luoghi in cui vivono.

Anche per il folclore, così come per la mitologia di quei luoghi, mi sto basando sulle leggende e sui miti dello stato in cui si svolge la mia storia, per poi ricreare, a partire da quelli, i miei miti e le mie leggende, quelli propri delle popolazioni e del mondo che ho inventato.

Le vostre ambientazioni

Avete mai pensato a introdurre nelle vostre storie fantasy e fantascientifiche costumi e folclore dei personaggi? O avete tralasciato questo aspetto della storia?

2 Commenti

  1. Romina Tamerici
    29 ottobre 2012 alle 17:39 Rispondi

    Più leggo questi tuoi post sulla documentazione, più mi sembra di avere molte cose da imparare e migliorare. Quindi grazie.

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