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I costi del self-publishing

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Quanto costa creare un ebook per venderlo in self-publishing?

Avete mai fatto il conto delle spese?

Io, da bravo calcolatore, sì. Nel post di oggi prendiamo un nostro ipotetico romanzo e proviamo a calcolare quanto ci costerà produrlo in ebook. Innanzitutto dobbiamo conoscerne la lunghezza.

Come considerare la lunghezza di un romanzo?

Per fare un esempio, ho scoperto che Lo strano caso del dottor Jekyll e del signor Hyde di Stevenson è lungo circa 152.000 caratteri (versione italiana o originale non so), quindi, prendendo una cartella editoriale di 1800 caratteri, sono circa 85 cartelle. Una sua edizione italiana è di 144 pagine, ma tutto compreso, non effettive della storia.

It di Stephen King è circa 2.740.000 caratteri (versione italiana o originale non so), quindi circa 1522 cartelle, ma unʼedizione italiana è di 1300 pagine circa.

Il numero di pagine dipende dallʼedizione, quindi. Nel caso di It hanno sicuramente aumentato la grandezza della cartella editoriale, altrimenti sarebbe venuto fuori un libro di 2400 pagine, se prendiamo come riferimento il rapporto cartella/pagina del romanzo di Stevenson.

Per unʼanalisi dei costi consideriamo un romanzo di lunghezza pari a 300 cartelle editoriali – che non corrispondono quindi a 300 pagine stampate, ma poco più.

Il costo dellʼediting

È davvero necessario? Non basta un gruppo di lettori beta?

No, per quanto mi riguarda. Un lettore, per quanto forte, è un lettore, mentre un editor è un professionista. Per me avere dei lettori beta è importante – e ne parlerò in un post – ma per pubblicare racconti e romanzi a pagamento mi affiderò a un editor.

Quanto costa lʼediting?

Tanto.

Ho controllato diversi siti e ho trovato prezzi diversi. Il costo minimo a cartella (che per qualcuno è di 1500 caratteri, spazi inclusi, per altri è di 1800 e per altri ancora è di 2000) è stato di 3 euro + Iva. Il costo massimo è di 18 euro.

Ho fatto una media fra i costi trovati e è risultato che il prezzo varia da una media di 5,1 euro + Iva a una di 11,8.

Il costo dellʼediting di un romanzo di 300 cartelle (una cartella=1800 caratteri, spazi inclusi) varia quindi da un minimo di 1530 euro + Iva a un massimo di 3540 euro + Iva.

Il costo della correzione delle bozze

Serve?

Direi di no, a essere sincero. Credo sia sufficiente il lavoro dellʼautore e dellʼeditor. Ma, se vogliamo aggiungere anche questo servizio, magari a romanzo ultimato, ossia dopo lʼediting finale, dobbiamo aggiungere qualche euro.

Anche per la correzione delle bozze ho trovato svariate differenze, da un minimo di 2,60 euro + Iva a un massimo di 12 euro + Iva. Credo che 12 euro sia esagerato per un romanzo già editato, quindi possiamo arrotondare a 3 euro + Iva a cartella.

La correzione delle bozze del nostro romanzo di 300 cartelle costerà quindi 900 euro + Iva.

Il costo della copertina

Vogliamo fare tutto da noi?

Possiamo farlo, a patto di non produrre orrori grafici nelle copertine dei nostri libri. Io ho qualche competenza di grafica e forse per qualche racconto dalla copertina semplice posso realizzarla io, ma per un romanzo no, preferisco affidarmi a chi sa creare copertine di libri.

Ma quanto costa la copertina di un libro?

Ovviamente anche in questo caso possiamo trovare tantissimi prezzi. Fiona Raven per la copertina di un ebook chiede da un minimo di 800$ a un massimo di 1000$. Creativindie Book Covers ha costi che variano dai 629$ agli 829$.

Youcanprint chiede invece 75 euro + Iva e 12 in più per ogni nuova bozza. Un altro prezzo che ho trovato è 400 euro minimo.

Se invece andate sul sito Fiverr, troverete belle copertine a 5$. Il consiglio dei designer è di spendere qualche dollaro in più per avere un servizio migliore.

Quanto pagare per una copertina?

Non so se qualcuno di voi può spendere 1000$ per la copertina di un ebook che venderà a 2 euro, ma io no. Per un racconto che ho in progetto proverò Fiverr. Poi si vedrà.

Il costo dellʼebook

Tutto questo materiale va montato per farne un ebook.

Youcanprint fa pagare 60 centesimi + Iva a pagina per un ebook di narrativa. Anche altrove ho trovato questo prezzo. Ma cʼè chi chiede invece 40 centesimi a cartella.

In genere comunque il costo di impaginazione per un ebook di narrativa è una spesa fattibile.

Quanto costa pubblicare in self-publishing?

Facciamo ora la somma dei costi da sostenere per creare il nostro ebook, un romanzo di 300 cartelle.

  • Costo editing: 1530 + Iva (scegliendo lʼediting minimo)
  • Costo correzione bozze: 900 euro + Iva
  • Costo copertina: ipotizziamo 100 euro + Iva (costo accessibile, ma professionale)
  • Costo impaginazione: 120 euro + Iva
  • Totale spese: 2650 euro + Iva

 

Siete ancora lì? :)

Come minimizzare i costi del self-publishing?

Non lo so, devo pensarci. Forse ne nascerà un altro post. Magari dopo aver letto i vostri commenti… almeno di quelli fra voi sopravvissuti al totale.

98 Commenti

  1. nani
    24 novembre 2015 alle 07:13 Rispondi

    Ecco, io sono morta gia’ al costo dell’editor. O_O

    • Daniele Imperi
      24 novembre 2015 alle 12:59 Rispondi

      Anche io :D

  2. Grilloz
    24 novembre 2015 alle 07:33 Rispondi

    Completo il calcolo:
    supponendo un prezzo di 4.99 euro tolta l’iva (ora non sono sicuro, ma un ebook su amazon non avendo isbn dovrebbe essere catalogato come prodotto informatico e quindi avere l’aliquota al 22%) restano 4,09 euro.
    Il 70% di royalties vanno all’autore, che quindi per ogni copia venduta riceverà 2,86 euro.
    ora, se avete speso 2650 euro + Iva (ovvero 3233 euro) per rientrare della spesa dovreste vendere circa 1130 copie. Onestamente mi sembra un numero altino.

    • Daniele Imperi
      24 novembre 2015 alle 13:00 Rispondi

      Se avrai il 70%, figurati se avrai di meno, come succede più spesso.

  3. Grilloz
    24 novembre 2015 alle 07:40 Rispondi

    “Il costo della correzione delle bozze Serve? Direi di no”
    Io direi ni, personalmente tendo ad essere molto distratto e mi sfuggono un sacco di refusi, però probabilmente si può contrattare e inglobare nell’editing.
    Quanto alla copertina intendi la grafica completa o solo l’immagine? perchè al di la dell’immagine anche la grafica ha la sua importanza. Posizionare gli elementi grafici in modo corretto e armonico non è così immediato come potrebbe sembrare. Il costo mi pare dipenda molto anche dal tipo di copertina: se è fata solo di testi e pochi elementi grafici ok, forse 100 euro ci può stare se richiede un’immagine personalizzata come può essere ad esempio la copertina di un fantasy allora credo che 800$ sia un prezzo giustificato.

    • Daniele Imperi
      24 novembre 2015 alle 13:02 Rispondi

      In effetti hai ragione sulla correzione di bozze.
      Per copertina intendo il lavoro completo.

  4. Carla
    24 novembre 2015 alle 08:12 Rispondi

    Per i miei libri in italiano (a giorni esce il nono) io ho sempre speso zero euro. Come ho fatto? Magia. ;)
    No, non ho fatto tutto da sola. A ognuno dei miei libri hanno lavorato fino a 15-20 persone.
    Ti do un indizio: ho lavorato alla realizzazione dei libri di altri 5 autori e ho fornito assistenza su vari aspetti della pubblicazione, commenti sui loro libri o in generale informazioni di vario tipo riguardanti il self-publishing (e l’editoria in generale) a innumerevoli altri.
    Tutto gratis.

    E poi ci sono alcuni lettori molto speciali che sono ben felici di dare il loro contributo per puro divertimento.

    Non sto dicendo nulla di nuovo. Moltissimi miei colleghi lavorano in questo modo (del tutto o parzialmente).

    Non sono d’accordo sul fatto che la correzione di bozze non serva. Il lavoro di editing e di correzione di bozze sono due cose ben diverse. L’editor che lavora su un testo diventa cieco di fronte agli errori più stupidi proprio come l’autore. Inoltre lo stesso lavoro di editing genera una marea di refusi, che sono i più difficili da debellare.
    Ovviamente va da sé che anche il migliore correttore di bozze al mondo non riuscirà mai a eliminare tutti gli errori (forse al ventesimo passaggio? Nah, almeno uno resta sempre). ^_^

    • Daniele Imperi
      24 novembre 2015 alle 13:04 Rispondi

      Scambio di competenze. Quelle che hai ricevuto erano di professionisti?
      Su come trovare tutti gli errori devo trovare una soluzione, prima o poi :D

      • Carla
        24 novembre 2015 alle 20:18 Rispondi

        Io sono una professionista del self-publishing e alcuni di loro lo sono altrettanto. Quello che conta è che sappiano fare bene certe cose, non che abbiano un titolo che lo affermi. Ci sono tantissimi “professionisti” che sono dei ciarlatani. Molti di questi lavorano nell’editoria tradizionale. :)

  5. Carla
    24 novembre 2015 alle 08:14 Rispondi

    Oh, sì, una cosa la pago: l’ISBN per Amazon (in modo da avere l’IVA al 4%). Ma mi costa una cifra talmente irrisoria (ovviamente non lo compro all’agenzia ISBN italiana che vorrebbe 80 euro + IVA cadauno) che non lo considero neppure.

    • Grilloz
      24 novembre 2015 alle 08:34 Rispondi

      Per curiosità, è un ISBN italiano o americano?

      • Carla
        24 novembre 2015 alle 08:54 Rispondi

        Me lo vende un collega/amico di un altro paese. Non è degli Stati Uniti, ma sarebbe lo stesso anche se lo fosse. È un accordo privato (anche qui vale il discorso che dicevo prima sulle collaborazioni tra colleghi).
        Comunque ci sono alcuni marchi editoriali americani che lo fanno su larga scala. Basta cercare su Google.

        • Grilloz
          24 novembre 2015 alle 09:00 Rispondi

          Mi pare che Lulu offrisse l’ISBN americano gratuitamente

          • Carla
            24 novembre 2015 alle 09:35

            Certo che Lulu ti dà l’ISBN. Lo fa anche CreateSpace (piattaforma POD di Amazon), Smashwords (distributore ebook), Draft2Digital (distributore ebook e POD, tramite CreateSpace) e tanti altri, in Italia c’è Narcissus che dà l’ISBN gratis (italiano), ma non puoi usarli al di fuori della loro piattaforma. Per andare direttamente (senza intermediari che prendono il 10-15% sul ricavo netto) su Amazon con KDP (ebook), se vuoi l’IVA al 4% in Italia, ti serve un altro ISBN.
            Serve anche per andare direttamente su altri retailer. Per esempio, io lo uso anche su Google Play (il Play Store per me è il secondo come introiti dopo Amazon), mentre su Kobo e Apple (e altri) ci arrivo con Smashwords e su Tolino con Draft2Digital, che mi danno l’ISBN gratuito.

          • monia74
            24 novembre 2015 alle 09:54

            Avevo sentito che c’è un modo per collegare i vari isbn per far sì che il libro risulti comunque tracciato univocamente. Non chiedetemi come però

          • Carla
            24 novembre 2015 alle 20:23

            Monia: chiariamo, l’ISBN al lato pratico non serve a nulla. È solo un sistema di classificazione che certi retailer pretendono e che nei paesi in cui si paga viene sfruttato per spillarci dei soldi in modo da abbassare l’IVA (in Italia i soldi dell’ISBN, inclusi quelli dei self-publisher, vanno all’Associazione Italiana Editori, che non accetta i self-publisher come membri; anche per questo io mi rifiuto di acquistarlo in Italia).

    • Daniele Imperi
      24 novembre 2015 alle 13:05 Rispondi

      L’ISBN a 80 euro è un furto. Qualcuno dice che non serve realmente. Secondo te?

      • Carla
        24 novembre 2015 alle 20:30 Rispondi

        80 euro + IVA, quindi sono più di 100 euro.
        Sì, è un furto, non serve a nulla. È il modo con cui in Italia l’AIE riesce a spillare soldi anche ai self-publisher, che però non sono ammessi a farne parte.
        Nota che se hai una partita IVA (anche se la usi per tutt’altro) puoi registrarti come editore e averlo a molto meno.
        L’ISBN è diventato importante in Europa solo dallo scorso gennaio quando Amazon è stata costretta ad applicare l’IVA del paese in cui si trova l’acquirente, per cui quella sui software è passata dal 3% (IVA ridotta sui libri del Lussemburgo) a 22%. Con la legge per cui gli ebook vengono considerati dei libri, riusciamo a riportarla almeno al 4%, ma dobbiamo pagare l’ISBN affinché venga applicata questa distinzione. Questo vale per Italia e Francia. Se fossimo in Lussemburgo non ci servirebbe l’ISBN per avere l’IVA ridotta. Al di fuori dell’Europa l’ISBN non serve per vendere gli ebook su Amazon. Non cambia assolutamente nulla.

        • Daniele Imperi
          25 novembre 2015 alle 08:49 Rispondi

          Ecco perché non ho inserito il costo dell’ISBN, il discorso è lungo e complesso.

        • Giulio
          26 ottobre 2016 alle 07:01 Rispondi

          Buongiorno Sig. Carla,
          Lei giustamente dice che se uno ha una P.IVA creata per altri usi, può aggiungere anche il codice ATECO dell’editoria per applicare l’Iva agevolata al 4%.
          Ma – mi corregga se sbaglio! – ciò significa anche NON poter essere nel regime dei minimi e quindi pagare, per la gestione ordinaria, ad esempio un commercialista 1.500 euro e non 4-500, oltre a numerosi altri adempimenti fiscali e spese.
          Mi conferma?
          Grazie in anticipo

  6. monia74
    24 novembre 2015 alle 09:21 Rispondi

    Tantovale pubblicare a pagamento :'(
    Come fai a crearti una rete di collaboratori gratuiti se non hai mai pubblicato? cosa offri? competenze specifiche ancora non ne hai. Idem per i fan che non vedono l’ora di farti la copertina.. prima dovrebbero conoscerti e adorarti.

    • Grilloz
      24 novembre 2015 alle 09:25 Rispondi

      La differenza è che il più delle volte la pubblicazione a pagamento non ti offre quei servizi.

      • Carla
        24 novembre 2015 alle 09:38 Rispondi

        Ma soprattutto la pubblicazione a pagamento implica la cessione dei diritti sulla tua opera. Questa è la differenza più importante.

    • Carla
      24 novembre 2015 alle 09:37 Rispondi

      Apri un blog e creati una base di lettori prima di pubblicare. Io ho fatto così. :)

    • Carla
      24 novembre 2015 alle 09:44 Rispondi

      Aggiungo inoltre che le competenze le puoi imparare. Studia come formattare un ebook, per esempio, oppure come fare editing. Sono solo esempi. Dipende dalle tue capacità e dai tuoi interessi. Magari sei brava a scrivere le quarte di copertina o gli slogan da usare per la promozione. Magari hai competenze di marketing o puoi acquisirle. Essere un self-publisher significa essere molto più di uno scrittore.

      • Daniele Imperi
        24 novembre 2015 alle 13:07 Rispondi

        Per l’editing secondo me è meglio frequentare un corso. Ci stavo pensando, ma non per fare l’editor, solo per scrivere meglio :)

        • Carla
          24 novembre 2015 alle 20:34 Rispondi

          Oppure leggere dei buoni libri sull’argomento (è la stessa cosa di fare un corso). Se leggi l’inglese, ti consiglio “Self-editing for fiction writers” di Renni Browne e Dave King. È considerato un must per tutti gli autori e gli editor.
          Anche se non è in italiano, è applicabile alla lingua italiana al 99%. A suo tempo l’avevo pagato 7 euro (in ebook).
          Purtroppo in Italia scarseggiano i libri per insegnare queste cose. Vogliono che spendiamo migliaia di euro nei corsi. :)

          • Grilloz
            25 novembre 2015 alle 07:37

            Beh, non è che leggere un libro sia proprio equivalente a fare un corso. Per esperienza professionale posso dire che un corso aiuta decisamente di più, ti insegna con minor sforzo, ti evita di andare avanti per errori e correzioni, magari ti indica una strada più rapida per fare una certa cosa di quella che ti verrebbe naturale, e poi hai un insegnante a cui fare delle domande per risolvere dei dubbi o approfondire dei concetti.
            Con questo non voglio dire che i libri siano inutili, anzi, però non è che ti metti a fare il mio lavoro leggendo un manuale di scienze delle costruzioni ;)

          • Daniele Imperi
            25 novembre 2015 alle 08:51

            Conosco quel libro e volevo infatti comprarlo.
            Concordo anche con Grilloz: un corso aiuta di più, ma per ora 2000 euro almeno per un corso non posso spenderle. Diciamo che un libro sull’editing serve allo scrittore per migliorare e un corso invece se poi vuoi lavorare come editor.

          • Carla
            25 novembre 2015 alle 08:59

            Be’, ma fare l’editing di un libro mi pare di capire che sia un po’ diverso dal tuo lavoro, no? Guarda caso l’editing si fa sulle parole scritte, per cui utilizzare come strumento un libro non mi sembra così assurdo, anzi, mi sembra perfetto.
            In ogni caso qualsiasi corso fa riferimento a dei testi e, se studi come si fa l’editing su un buon testo con tanti esempi e con delle esercitazioni mirate, puoi imparare moltissimo. Un libro segue il tuo ritmo di studio, non quello imposto dal corso. Inoltre il libro sarà sempre lì, pronto a essere riconsultato ogni volta che ti serve. L’insegnante, una volta finito il corso (in cui non può occuparsi solo di te e seguire passo passo i tuoi progressi, perché ci sono anche altri che hanno pagato fior fiore di quattrini per partecipare), non è più a tua disposizione.
            No, sono convinta che si possa benissimo imparare a fare editing leggendo dei libri che ti mostrano come fare (non si limitano a spiegartelo ma possono mostrartelo dentro il testo stesso) e, come per tutte le cose, mettendo in pratica tali insegnamenti.
            Il problema è che è difficilissimo trovare questi libri in lingua italiana. Se qualcosa c’è, spesso è approssimativo. Nel mercato anglofono invece ce ne sono migliaia, ognuno dei quali affronta diversi aspetti.
            Il libro che citavo sopra è fatto davvero molto bene. È uno strumento di studio completo che parte dalle basi. Non lo dico io, nel mercato anglofono è considerato IL manuale di editing per eccellenza che ogni autore e editor dovrebbe conoscere a menadito e tenere sempre a portata di mano in caso di dubbi.
            Ma poi non bisogna fermarsi, bisogna continuare a studiare sempre. Bisogna leggere dei libri che affrontano l’argomento calato nel genere (o addirittura sottogenere) in cui si lavora, perché esistono infinite sfumature e applicazioni delle stesse regole. Inoltre l’editing non solo non è una scienza esatta, ma le sue regole cambiano col costante cambiare delle regole (o mode) della narrativa, che, come tutti sanno, possono (e talvolta devono) essere infrante.
            No, un corso può darti un’infarinatura generale sull’editing, ma è dallo studio costante su libri specifici e con la messa in pratica di ciò che stai studiando che impari a diventare un editor, anche solo per un certo tipo di libri (sia per quanto riguarda il genere che i gusti personali dell’editor).

          • Grilloz
            25 novembre 2015 alle 10:42

            Attenzione, io non voglio sminuire l’utilità dello studio costante o della consultazione della manualistica, anzi, io ho qui sulla scrivania la quick reference guide (due volumi da 600 pagine l’uno) del software che uso. Corsi, consultazione e esperienza e studio costante sono complementari fra loro.
            Poi si può fare a meno del corso, io mica l’ho fatto il corso su quel famoso software, ho imparato sul campo, chiedendo ai colleghi, provando e sbagliando. Un corso però mi avrebbe evitato ore e ore di grattacapi.

          • Carla
            25 novembre 2015 alle 11:19

            Dipende dal corso, da chi insegna, ma soprattutto da te.
            Il mondo è pieno di autodidatti, specialmente in ambito artistico (stiamo parlando di scrittura, no?), che sono bravissimi nel loro campo. Non serve essere dei geni, ma solo essere portati per un certo campo e applicarsi con passione.
            Quindi no, rimango dell’opinione che seguire un corso di editing non sia fondamentale, almeno non per tutti. :)

    • Daniele Imperi
      24 novembre 2015 alle 13:06 Rispondi

      No, l’editoria a pagamento è una cosa diversa e è il cancro dell’editoria.

  7. monia74
    24 novembre 2015 alle 09:56 Rispondi

    Scusa, ma 15-20 persone..? Senza relazioni personali, sono tutti servizi che dovrei pagare..?

    • Carla
      24 novembre 2015 alle 20:38 Rispondi

      Le relazioni personali si creano. Sul web non è un problema. Bisogna socializzare e ci vuole del tempo. All’inizio basta avere 2-3 persone. Io ho creato questa rete in quasi quattro anni e con nove libri all’attivo.
      Sono collaborazioni che si creano spontaneamente. Non è che io, se faccio una cosa per un autore, poi pretendo che lui la faccia per me. Non funziona così. È un modo per confrontarsi. Ognuno di noi lavorando sui libri altrui impara un sacco di cose e migliora le proprie competenze.

  8. Marco Amato
    24 novembre 2015 alle 10:08 Rispondi

    Ma scusa Daniele ti sembra tanto?
    A me sembra poco. Infatti non hai aggiunto i costi pubblicitari per il lancio del romanzo.
    Io credo che ci sia un punto nodale che a me sembra abbastanza chiaro.
    Voler fare lo scrittore indipendente è un investimento su se stessi bello e buono. Quando affidi un libro all’editore tradizionale, stai semplicemente delegando i costi di pubblicazione ad altri. E puoi star certo che se un editore (essendo imprenditore) decide di puntare su di te, è perché ritiene che possa rientrare nell’investimento. In compenso l’editore si accaparra i diritti per anni o due decenni e la quasi totalità dei compensi.
    Per la serie, vuoi pubblicare? A te lascio il sogno, a me la rendita economica (che per quanto misera, c’è).
    A me pare paradossale che qualcuno non voglia investire economicamente sulla propria opera. In ballo non c’è un’opzione qualunque, ma il sogno radicato in ciascuno di noi di diventare scrittori.
    Scrivere è una passione, e le passioni costano, anche molto di più.
    Un mio amico appassionato di fotografia ha speso migliaia di euro per la sua attrezzatura. Ma lo stesso accade all’appassionato di sci, di motocross, di pesca o al pittore provetto che consuma colori, pennelli, tele e cornici.
    Il tuo preventivo di spesa può oscillare a seconda delle competenze dello scrittore stesso, delle cerchie di amici, della capacità imprenditoriale.
    Ma resta il fatto che pubblicare in self publishing, consapevoli o meno, comporta un investimento cospicuo sulla propria esistenza.

    • Pades
      24 novembre 2015 alle 10:31 Rispondi

      Sono d’accordo con Marco, pensavo peggio, soprattutto per l’editing che è fondamentale. È una cifra che si può mettere da parte risparmiando anche poco per volta, sicuramente non deve essere questo costo a far desistere un aspirante scrittore. Piuttosto si fa “crowdfunding”, un finanziamento collettivo, per parte della somma.

    • Daniele Imperi
      24 novembre 2015 alle 13:12 Rispondi

      Non è tanto, è il giusto, perché il lavoro altrui va pagato e le competenze hanno un costo.
      Dico però che uno studente senza entrate e un disoccupato non possono permettersi quella spesa.
      Non ho aggiunto i costi del marketing, perché volevo concentrarmi sulla spesa della produzione dell’ebook. Il marketing editoriale comporta tante iniziative, che hanno ovviamente costi diversi.
      Investire sulla propria opera va bene come discorso anche per me, ma devi poterti permettere quell’investimento.
      Il mio preventivo di spesa non tiene conto infatti delle competenze che puoi avere, magari sei un grafico o un editor o quel che vuoi. Il preventivo è la spesa massima che potresti affrontare.

      • Tenar
        24 novembre 2015 alle 18:39 Rispondi

        Io non vorrei fare la morta di fame della situazione, ma a queste cifre il self semplicemente non me lo potrei permettere. Non vorrei tornare a una visione elitaria della letteratura per cui solo il ricco scrive. L’editoria ha mille difetti ed è evidente che l’editore non è un benefattore, ci deve guadagnare, però almeno (con l’editoria seria) non prevede spese aggiuntive.

        • Daniele Imperi
          25 novembre 2015 alle 08:43 Rispondi

          Non è questione di essere morti di fame, ma di potersi permettere certe spese. Il discorso per me è semplice: se hai la possibilità si spendere quei soldi, li spendi, altrimenti no. Se uno guadagna 900 euro al mese e deve pagare affitto, bollette e cibo, come fa a tirare fuori quelle somme?

  9. Barbara
    24 novembre 2015 alle 10:27 Rispondi

    Legge della rendita: “Poca spesa, poca resa” :D
    Giusto ieri curiosavo su hundredzeros.com, ricerca di ebook gratuiti dentro Amazon (che quelli gratuiti li nasconde per bene). Ci sono due tipologie di ebook che finiscono lì: produzione professionale per incuriosire (tipo autori pubblicati da case editrici che offrono in ebook gratuito un prequel-racconto breve sul loro protagonista) e self publishing in difficoltà di vendita. La differenza? A colpo d’occhio le copertine e la scelta del titolo. Graficamente imbarazzanti le prime, scontate o scopiazzate le seconde.
    Poi, sto leggendo un ebook creato in self publishing e, per quanto abbia avuto beta reader eccellenti, la mancanza di un editor è palpabile. Si intervallano capitoli curati a sezioni lasciate un po’ a se stesse, descrizioni pesanti ed eccessive, non necessarie, a parti ottimamente scorrevoli. E poi banalmente aggettivi e sostantivi con la stessa assonanza nel medesimo paragrafo. Particolari che in un libro curato da un editor “professionale” non trovo.
    Perciò la differenza c’è.
    Sul fatto di affidarsi ad una rete di conoscenze per avere lo stesso servizio in forma di “baratto”…è un’arma a doppio taglio. Primo perchè bisogna vedere cosa ti è richiesto in cambio, con il rischio che venga a costare a noi il doppio in termini di tempo (ed in questa forma tempo=denaro). Secondo perchè non puoi contestare il lavoro in termini di “qualità”, se ti sembra inferiore a ciò che ti aspettavi. Nè puoi sollevare criteri di urgenza. Perchè non è un lavoro pagato e non c’è “forza contrattuale” a cui appoggiarsi. E magari ognuno tende a sopravvalutare quanto concede nel baratto. Ragionando in termini di costi impliciti, può venire a costare di più, senza garanzia di risultati.

    • Daniele Imperi
      24 novembre 2015 alle 13:18 Rispondi

      Su Amazon però ci sono anche ebook gratuti in offerta limitata, mi pare 5 giorni.
      Hai ragione sullo scambio di competenze. Ma credo che in quel caso ci si possa mettere d’accordo per bilanciare il lavoro, anche in funzione dei costi che ho esposto :)
      Sulle critiche al lavoro e l’urgenza hai di nuovo ragione.

  10. Danilo (IlFabbricanteDiSpade)
    24 novembre 2015 alle 10:29 Rispondi

    I costi sono all’incirca gli stessi che ho ipotizzato io. Credo anche io che il correttore di bozze sia fondamentale per evitare strafalcioni, l’editor ha un approccio diverso al libro, più macroscopico. Sull’editor poi ho risparmiato qualcosina, ma non ho ottenuto il lavoro che volevo: per avere un servizio soddisfacente bisogna pagare il giusto. Risultato? Sono in cerca di un altro editor…

    • Daniele Imperi
      24 novembre 2015 alle 13:19 Rispondi

      Non è facile trovare un editor, io per un’intervistarne una ho cercato parecchio su Google, e poi ce l’avevo fra i contatti di Twitter :D

  11. Simona C.
    24 novembre 2015 alle 11:49 Rispondi

    A parte l’editing, per il quale è necessario un professionista, ho fatto tutto da sola o con l’aiuto di amici più esperti in diversi campi che mi hanno regalato un po’ del loro tempo e delle loro abilità.
    Ho impiegato due anni a rientrare dei costi con le vendite e adesso re-investo i guadagni in pubblicità. A conti fatti, il mio bilancio è in pareggio: non ci perdo, ma sono ben lontana dal vivere di scrittura.

    • Daniele Imperi
      24 novembre 2015 alle 13:19 Rispondi

      Già andare in pareggio è un buon risultato :)

  12. hesham
    24 novembre 2015 alle 12:07 Rispondi

    Ma vale la pena pubblicare in self-publishing?

    • Daniele Imperi
      24 novembre 2015 alle 13:21 Rispondi

      Ciao Hesham, benvenuto nel blog.
      Io intendo provare entrambe le forme di editoria, la tradizionale e il self-publishing, sia perché voglio vedere le differenze di persona sia perché voglio avere esperienze diverse in funzione dell’opera da pubblicare.
      Se convenga o meno, dipende da tanti fattori.

  13. Ulisse Di Bartolomei
    24 novembre 2015 alle 12:22 Rispondi

    Salve Daniele

    Presumendo di affidarsi ad altri per la revisione del testo soltanto per ottimizzarlo in tutti quegli aspetti, che non siano la ristrutturazione di una scrittura impossibile (questo lo fanno gli editori importanti quando si vende anzitutto il nome dell’autore), credo che l’autopubblicazione abbia senso se si fa tutto o quasi, da sé. Peraltro come fai a imparare a scrivere, se le attività di qualsivoglia revisione le demandi ad altri? Si aggiunge che un testo passato attraverso un editor, un correttore di b. e un disegnatore di copertine, non lo puoi migliorare per tutto il tempo di quell’edizione e questo non lo trovo ragionevole per un autopubblicante. Ogni volta che revisiono i miei testi, intervengo quasi in ogni frase e questo mi aiuta a evitare errori nella scrittura nuova. A un autore che si autopubblica, quei tre o quattromila euro che dovrebbe spendere per ottenere un testo vendibile, gli conviene usarli per seguire dei corsi di scrittura creativa. Certamente, se il suo scopo sta soltanto nell’avere un pezzo di gloria nel curriculum e i soldi non sono un tema, allora la questione non si pone.

    • Daniele Imperi
      24 novembre 2015 alle 13:28 Rispondi

      Ciao Ulisse, non credo di aver capito bene cosa intendi quando dici “come fai a imparare a scrivere, se le attività di qualsivoglia revisione le demandi ad altri?”
      L’editor ti dà consigli, poi sei tu che devi migliorare la tua scrittura e non la migliori, secondo me, coi corsi, ma con l’esercizio e imparando dai suggerimenti dell’editor.
      In che modo migliori il testo per tutto il tempo dell’edizione?

  14. Darius Tred
    24 novembre 2015 alle 14:29 Rispondi

    Scusate se entro un pò “a gamba tesa” ! Sappiate che lo faccio comunque in simpatia… :-) Ho letto il post (interessante, complimenti) e anche tutti i commenti (con i quali mi trovo d’accordo per la maggior parte di essi, soprattutto con quello di Ulisse…). La cosa che mi lascia un pò perplesso è sempre questa sottile linea di demarcazione che sembra emergere quasi sempre in questo genere di discussioni: chi pubblica in self-publishing sembra che sia automaticamente “svantaggiato” rispetto a chi pubblica “tradizionalmente” (cioè con casa editrice, ecc… ecc…). Mi sembra di percepire quella specie di opinione diffusa che cerco di riassumere in due parole: i libri pubblicati tradizionalmente sono più “professionali” mentre quelli autopubblicati, specie da autori che fanno tutto da soli, sono meno professionali, più artigianali, meno adatti al grande pubblico, quasi fuffa indecente. Non metto in dubbio che chi si autopubblica spesso pecca in fase di editing, errori, ecc… Però, METTO IN DUBBIO anche il contrario. Ovvero: i libri pubblicati tradizionalmente NON sempre sono “perfetti”. Ovviamente non possiamo disquisire sulla trama, il genere e lo stile (quelli sono soggettivi), ma io (che sono un grande lettore di libri, prima che scrittore…) mi sono imbattuto spesso in errori di battitura di libri di grandi autori (commercialmente parlando), del calibro di Dan Brown, Corrado Augias e Tiziano Terzani. Sì, avete capito bene: proprio quel genere di autori i cui libri, prima di arrivare sugli scaffali delle librerie, passano (si presume) attraverso il lavoro “attento” di editor, correttori bozze ecc… ecc… ecc… Ho trovato anche errori “geografici” in libri di autori internazionali come James Rollins. Insomma non stiamo parlando di pignolerie e/o di sottilissimi sofismi intellettuali, stiamo parlando di errori abbastanza grossolani… Quindi non è spendendo dei gran soldi che si ottengono lavori perfetti…

    • Daniele Imperi
      24 novembre 2015 alle 14:53 Rispondi

      Ciao Darius, benvenuto nel blog.
      Ho trovato anche io svariati errori di battitura nei libri dei grandi editori. Ma su quelli, diciamo, si può sorvolare. Su molte anteprime di ebook autopubblicati, invece, ho trovato gravi errori grammaticali, su cui non si può né si deve sorvolare. Questo è il problema di chi si ostina a voler fare tutto da sé, senza neanche aver mai fatto leggere a qualcuno ciò che ha scritto.
      Credo sia questo che si intende per prodotto professionale.
      Ora, prendiamo un tuo ebook a caso, i racconti che hai pubblicato su Amazon. C’è stato editing? No, secondo me, altrimenti l’editor ti avrebbe segnalato la presenza di ben 16 avverbi nella prima pagina (ossia il capitolo 1), alcuni dei quali perfino consecutivi. Finora nei libri pubblicati con una casa editrice non ho trovato una situazione come questa.
      Oppure, in un altro tuo ebook, la forma verbale “È” scritta invece con l’apostrofo.
      Un self-publisher non può fare tutto da solo.

      • Grilloz
        24 novembre 2015 alle 15:01 Rispondi

        “Su molte anteprime di ebook autopubblicati, invece, ho trovato gravi errori grammaticali, su cui non si può né si deve sorvolare”
        Hai ragione, però in teoria la grammatica è una competenza che dovremmo aver acquisito tutti nelle scuole elementari :P il che li rende doppiamente imperdonabili

        • Daniele Imperi
          24 novembre 2015 alle 15:09 Rispondi

          Lo dico sempre anche io: la grammatica si studia alle elementari, quindi sono errori che non concepisco. :)
          Sorvolo su chi, come me, ogni tanto ha dubbi su qualche condizionale o sulla consecutio temporum. Ma sulle basi no.

          • Grilloz
            24 novembre 2015 alle 15:14

            Se hai il dubbio sei già sulla strada giusta per evitare l’errore ;)

          • Darius Tred
            24 novembre 2015 alle 15:23

            Avete finito, tutti quanti ?? :-D :-D :-D
            Ovviamente anche io *NON* sorvolo sugli errori grammaticali, lo davo per scontato… Per il resto, come ho detto, concordo con buona parte dei post, compreso il discorso dell’editing e il discorso della “fuffa indecente”, davvero troppa nel self-publishing…

        • Daniele Imperi
          24 novembre 2015 alle 15:23 Rispondi

          Infatti nei casi di dubbio rompo le scatole a un’amica :D

          • Simona C.
            24 novembre 2015 alle 15:41

            Comunque, non è l’editor che ti insegna la grammatica. Se non sai mettere insieme una frase corretta e di senso compiuto, il tuo libro non deve esistere!

          • Daniele Imperi
            24 novembre 2015 alle 15:54

            @Simona: Sì, sono d’accordo. Ma l’editor, accorgendosi di certi errori, dovrebbe dire all’autore: ehi, studia la grammatica e poi ne riparliamo :D

    • Grilloz
      24 novembre 2015 alle 15:03 Rispondi

      L’editoria tradizionale non è esente da difetti, ovviamente, ma almeno ha il vantaggio di fare una selezione dei testi cosa che nel caso di self-pubblishing è demandata al lettore, questo per me è il più grosso limite, parlando da lettore non da scrittore.

      • Daniele Imperi
        24 novembre 2015 alle 15:10 Rispondi

        Esatto. Questo si verifica quando l’autore che vuol pubblicare in self-publishing non si affida a un editor, ma prende e pubblica.

        • Grilloz
          24 novembre 2015 alle 15:21 Rispondi

          In realtà anche il fatto che sia passato da un editor non ti garantisce che sia un buon libro. Un editor correggerà la forma, eviterà incongruenze nella trama, ma se la storia è banale o noiosa o poco originale?

          • Daniele Imperi
            24 novembre 2015 alle 15:25

            Beh, in teoria un editor dovrebbe anche far notare questo. L’autore dovrebbe avere la responsabilità, e il coraggio, di chiedere all’editor anche un parere generico sulla storia: vale la pena editarla e pubblicarla?

          • Grilloz
            24 novembre 2015 alle 15:30

            Ne conosco pochi di autori che riconoscerebbero che la loro storia non val proprio la pena di essere pubblicata. Daltro canto se un editor bravo, con buoni contatti professionali, si trova di fronte ad una storia davvero valida, sarà lui il primo a proporre un editore tradizionale, almeno in teoria ;)

    • Barbara
      24 novembre 2015 alle 15:12 Rispondi

      Gli errori di battitura in Dan Brown li ho trovati anch’io, nelle ultime edizioni Mondadori. Meno peggio di veri errori di editing di alcuni autori in casa Rizzoli (preferenze diverse dello stesso personaggio a distanza di un paio capitoli). E’ probabile che con autori di “massa”, il lettore medio nemmeno se ne accorga. Ed è anche probabile che al giorno d’oggi le case editrici non spendano gran soldi in editing, preferendo riversarli in marketing.
      Diversamente, il self publishing si ritrova con l’handicap di una marea di testi che sono effettivamente “fuffa indecente”, dovuti proprio al fatto che è troppo “facile” pubblicare (tecnicamente parlando). Nel mucchio di Amazon per dire, è difficile distinguere la qualità.
      Poi mi rendo conto che ci possano essere persone in gamba da riuscire a fare autonomamente un gran bel lavoro di editing, però in un libro “tradizionalmente” pubblicato non ho trovato frasi del tipo “Stare senza far nulla non lo faceva stare meglio.” O descrizioni che comprendano “soffitti soffocanti” o “spiaggia bianca e assolata…interrotta solo da barche spiaggiate”. Non so se rendo l’idea…

      • Daniele Imperi
        24 novembre 2015 alle 15:22 Rispondi

        Infatti il problema è proprio questo: manca un filtro nel self-publishing, filtro che è demandato all’autore, ma che molti autori non impongono a se stessi. Che intendo? Ne parlerò in un altro post :)
        Hai reso l’idea. Quelle frasi un editor le avrebbe segnalate.

        • Barbara
          24 novembre 2015 alle 15:23 Rispondi

          Meno male…pensavo di essere pignola io a notarle!
          (magari io poi nell’impeto scrivo di peggio, ma per questo riconosco la professionalità di un editor)

  15. hesham
    24 novembre 2015 alle 14:30 Rispondi

    Scusami pensavo che il commento andasse al blog. comunque booksprint edizioni, editore meridionale, penso che sia napolitano, offre una copia cartacea editata e completa di correzione di bozze e copertina gratis assime a un contratto editoriale, almeno così recita il loro sito, mi sembra un poco fishy, volevo qualche alta opione a riguardo.
    Molti sono del parere che il self-publishing è degradante e non porta da nessuna parte, secondo me lo scrittore deve essere un poco estremista: o produce arte oppure può anche impiccharsi, non penso che esistono vie di mezzo. E’ triste ma è così, o tutto oppure niente.

    • Daniele Imperi
      24 novembre 2015 alle 15:03 Rispondi

      Mi è bastato vedere questa pagina: booksprintedizioni.it/pubblica.htm per farmi un’idea precisa di quella casa editrice. Io non manderò nessun mio manoscritto a gente che neanche conosce la punteggiatura e crea pagine che starebbero bene in un sito di vendita di materassi.
      A me puzza di editoria a pagamento.

  16. Ulisse Di Bartolomei
    24 novembre 2015 alle 14:44 Rispondi

    Demandare ad altri, intendo che il testo lo rivedi quando l’editor ha finito di correggerlo. I consigli te li può dare sulle modifiche dello stile per i lavori futuri, ma presumo che quel testo te lo restituisce pronto o ci devi lavorare ancora e poi tornare all’editor per il controllo definitivo? Per quanto riguarda migliorare il testo durante la pubblicazione, createspace consente di ricaricare il file aggiornato in qualsiasi momento e io ne approfitto per ottimizzare i miei saggi e in media ogni sei mesi compio un ciclo di aggiornamento, ma se mi accorgo di essere incorso in un errore “vergognoso”, lo correggo e ricarico anche il giorno dopo. Questo si può fare in quanto con l’autopubblicazione (perlomeno in Amazon, non so in altre piattaforme) si può fare. Se pubblichi con un editore e ti accorgi di un errore marchiano, te lo devi tenere finché non passi all’edizione successiva. Capisco che ricaricando spesso, si ha sempre un libro “diverso”, ma io non riesco a dormire nella consapevolezza di stare vendendo un scritto con uno o più errori… constatati, ovvio, quando lo posso correggere sul testo in vendita! Con la narrativa non dovrebbe essere molto diverso. Certamente se sai che per due anni non puoi cambiare nulla, in quanto il tuo editore ha già stampato tremila copie del tuo libro, ti metti l’anima in pace e lavori a migliorare il testo per la prossima edizione, se ci sarà… Intendiamoci, le mie sono le considerazioni di un “fai da te” radicale…

    • Grilloz
      24 novembre 2015 alle 14:51 Rispondi

      In realtà, che io sappia, ci sono varie opzioni: si può avere l’editing fatto e finito oppure una sorta di tutoraggio nel quale l’editor suggerisce delle modifiche al testo e l’autore decide in che modo intervenire, eventualmete anche in più volte.
      Credo che i refusi si possano correggere ad ogni ristampa, ovvio che sullo stampato non si può intervenire. 3000 copie è una tiratura da grande editoria e probabilmente da best-seller.

      • Ulisse Di Bartolomei
        24 novembre 2015 alle 15:03 Rispondi

        Salve Grilloz
        il mio è un discorso di massima, ma l’editor deve comunque leggere tutto il testo con attenzione altrimenti come fa a penetrare il profondo senso dell’opera? Per correggere gli errori di stile, si parte dal perché per arrivare al percome. Da uno che da uno sguardo veloce non mi fiderei e credo che un lavoro accurato, sia molto lungo e dispendioso.

        • Daniele Imperi
          24 novembre 2015 alle 15:07 Rispondi

          L’editor non dà uno sguardo veloce, ma profondo.

    • Daniele Imperi
      24 novembre 2015 alle 15:06 Rispondi

      Se l’editor è serio, il testo te lo dà coi suggerimenti, non pronto. Sei tu che devi lavorare al tuo testo in base ai suggerimenti e alle correzioni che ti ha comunicato l’editor.
      Mi sembra esagerato apportare correzioni a un ebook ogni 6 mesi. Devi lasciar vivere i tuoi ebook :)

      • Ulisse Di Bartolomei
        24 novembre 2015 alle 15:33 Rispondi

        Adesso capisco un po’ meglio il ruolo dell’editor. Però in questo caso il suo lavoro, come menzionato da Darius Tred, è più un tutoraggio che un editazione, in quanto editare significa anzitutto modificare il corpo del testo e non soltanto apporre note a parte. Almeno così mi sembra… Comunque l’è una questione che muove sul filo di lana, per così dire.
        Concordo che un aggiornamento così frequente è eccessivo.

        • Daniele Imperi
          24 novembre 2015 alle 15:35 Rispondi

          Ci sono alcuni editor che intervengono da sé sul testo, ma a me non piace. È l’autore che devi scrivere la storia, non l’editor, che magari userebbe espressioni estrane all’autore.

      • Carmen Laterza
        17 febbraio 2016 alle 19:01 Rispondi

        Ciao Daniele, non sono d’accordo con te quando dici che un editor è serio solo se ti dà suggerimenti senza mettere mano al tuo testo.
        Esistono entrambe le figure: l’editor-tutor (per usare l’espressione di Ulisse) che segue l’autore passo passo, gli dà consigli e lo guida nel miglioramento del testo, e l’editor che lavora in prima persona sul testo stesso. Nel primo caso ci vuole più tempo e l’autore impara sicuramente di più, ma a mio avviso c’è garanzia di risultato solo nel secondo caso.
        Per la mia esperienza, infatti, se chiedo a un autore di migliorare un periodo contorto o approfondire un passaggio, difficilmente lui riuscirà a farlo, perché dal suo punto di vista quello che voleva dire l’ha già detto e quello che ha scritto funziona. Io, invece, parlo a lungo con lui (non solo del libro) e poi mi metto all’opera direttamente sul testo rispettando il suo stile, ma risolvendo i punti deboli che da solo non potrebbe risolvere.

        • Daniele Imperi
          18 febbraio 2016 alle 08:34 Rispondi

          Ciao Carmen, benvenuta nel blog.
          Non mi piace assolutamente il secondo tipo di editor. È l’autore che deve intervenire sul testo e non è vero che non riesce a modificare un periodo contorto. Se non riesce, allora non è uno scrittore. Non accetterei mai un tipo di editing invasivo come quello su un mio testo. Piuttosto non pubblico.

          • Carmen Laterza
            18 febbraio 2016 alle 12:55

            Ah ah ah…. Se tutti la pensassero come te allora il 90% dei libri in commercio non esisterebbe!! :-D

          • Daniele Imperi
            18 febbraio 2016 alle 13:29

            Se la cosa ti fa ridere, a me fa invece ridere che un autore accetti che un editor scriva al posto suo. E non credo che la percentuale sia così alta.

          • Barbara
            18 febbraio 2016 alle 13:03

            Sarà quel 90% che non va nè venduto nè letto, se non pompato da milioni spesi in marketing? :D

  17. Simona C.
    24 novembre 2015 alle 15:44 Rispondi

    Questo articolo spiega un po’ il ruolo delle diverse figure: editor, beta reader e correttore di bozze.
    http://cronacheletterarie.com/2015/10/22/tutte-le-fasi-del-self-publishing/

    • Daniele Imperi
      24 novembre 2015 alle 15:54 Rispondi

      Grazie, stavo giusto scrivendo un post su qualcosa del genere, linkerò la risorsa.

  18. Mala Spina
    24 novembre 2015 alle 18:22 Rispondi

    In parte uso anche io il metodo di Rita, succede quando bazzichi community di appassionati di scrittura.
    Copertine e impaginazione le faccio da sola, altrimenti mi perderei metà del divertimento.
    A parte i vari giri di beta reading, c’è un servizio però che preferisco pagare ed è quello di Editing.
    In effetti, oltre a correggermi grammatica, ripetizioni e strane assonanze, l’editor da cui mi servo mi segnala i maledetti infodump, i brani che gli sembrano confusi o inutili, eventuali incongruenze che mi sono sfuggite e così via, insomma fa anche un lavoro di contenuti che un beta reader non vede. Poi segnala quello che non gli torna, motivandolo e lascia a me il compito di riscrivere o meno il pezzo per il successivo giro di editing.
    Insomma è un lavoro in coppia in cui ci si rimpalla il documento.

    • Daniele Imperi
      25 novembre 2015 alle 09:04 Rispondi

      Hai nominato proprio ciò che deve fare un editor, che un autore da solo non riesce a vedere.

  19. Tenar
    24 novembre 2015 alle 18:29 Rispondi

    Non so voi, ma io quella cifra, iva esclusa, la guadagno con due mesi di stipendio da dipendente. Non ho le competenze per fare tutto da sola e, lavorando, non ho il tempo per crearmene molte altre. Aggiungo inoltre che io ho fatto un corso serio di editing (con un editor Einaudi, tre ore a settimana per circa sei mesi, all’interno di un master) e non mi azzarderei mai a fare editing sui miei testi. Per definizione, un autore non può essere oggettivo sui propri testi (poi io ritengo di non essere una buona editor a prescindere, ma almeno so come si fa, mentre molti sono volenterosi dilettanti allo sbaraglio).
    Senza fare i conti della serva, ho deciso fin da subito che avrei pubblicato solo tramite editori seri. Certo, ho speso per il master di cui sopra (ma c’erano borse di studio e agevolazioni varie), ma da lì in poi se si parla di soldi sono solo in attivo. Ho dei contratti medi e delle vendite discrete (abbastanza da avere almeno un editore affettuoso e soddisfatto) ma, anche se di uno dei due romanzi il rendiconto mi arriverà più avanti, non ho ancora raggiunto i 2650 € di diritti d’autore. È vero che da autrice non indipendente prendo il 30% (se va bene) sugli e-book e il 10% sul cartaceo, ma è tutto guadagno. La mia unica spesa “viva” è il computer e la connessione internet. Potrei risparmiare con tutte le strategie che avete indicato, ma anche il tempo ha il suo valore, considerando che devo comunque fare un altro lavoro per mantenermi (e che per altro mi piace).
    Quindi, al di là di tante altre considerazioni, conti alla mano, per quelle che sono le mie prospettive attuali di vendita, la casa editrice conviene.

    • Daniele Imperi
      25 novembre 2015 alle 09:08 Rispondi

      Infatti bisogna considerare la propria situazione personale: sono costi giusti, perché il lavoro va pagato, ma ognuno deve fare i conti con la propria vita. Il problema del self editing è proprio la mancanza di obiettività da parte dell’autore.
      A me interessa imparare l’editing, ma solo per scrivere meglio e comunque avrei sempre bisogno di un editor.
      Il tempo è da considerare eccome, specialmente se hai un lavoro e una famiglia.
      Ripeto: per me self o editoria tradizionale sono scelte che ognuno deve fare in funzione delle sue possibilità economiche e del tempo che ha.

      • Carla
        25 novembre 2015 alle 11:01 Rispondi

        Ma alla base di tutto c’è da capire se uno vuole solo fare l’autore oppure vuole fare anche l’editore. L’autore che lavora con un editore è un po’ come un dipendente. Mentre il self-publisher è un lavoratore autonomo, un imprenditore. Come tutti gli imprenditori si parte da piccoli e poi pian piano si cresce.
        L’approccio è completamente diverso.
        Il self-publishing non è solo un modo per vedere i propri libri pubblicati, ma è mettersi a fare editoria a 360 gradi.

        • Tenar
          25 novembre 2015 alle 14:50 Rispondi

          Infatti ho sempre pensato che la mia fosse una scelta “caratteriale”. Conti alla mano, meno male che ho questo carattere, perché non avrei avuto né tempo né soldi per tentare l’altra strada.

  20. Lisa Agosti
    26 novembre 2015 alle 03:34 Rispondi

    Che brutto colpo! Non pensavo che auto-pubblicare costasse tanto!
    Grazie delle informazioni, post utilissimo. :D

    • Daniele Imperi
      26 novembre 2015 alle 08:27 Rispondi

      Ti sei spaventata? :D
      Che decisione prenderai quindi?

  21. Ulisse Di Bartolomei
    26 novembre 2015 alle 12:44 Rispondi

    Mi riconosco totalmente nel commento di Carla. Fare tutto da sé si sbaglia indubbiamente di più, ma la cosa assume un fascino diverso e ovviamente si evitano i costi di ricorrere al supporto professionale. Bella la definizione di “imprenditore autonomo”… è proprio così!

  22. poli72
    26 novembre 2015 alle 13:32 Rispondi

    La parte da leone nel consuntivo dei costi la fa senza dubbio l’editing.Grazie per l’utilissimo post e per tutti i calcoli che ti sei preso briga di fare.Quindi tutto cio’ mi fa ritenere che i tentativi di pubblicazione con un editore classico siano comunque un strada da tentare ,con pazienza e costanza ,prima di gettarsi nel self-publishing.

    • Daniele Imperi
      26 novembre 2015 alle 14:13 Rispondi

      Sì, l’editing è la parte più costosa. Per me sono entrambe una strada da tentare, dipende dai tuoi obiettivi e da quanto puoi e vuoi spendere.

  23. christian gas
    28 novembre 2015 alle 03:07 Rispondi

    Signor giudice, io rappresento il diavolo.
    Tutto giusto e tutto corretto: i costi, l’editor, la copertina e l’impaginazione. L’era moderna impone l’obbligo di essere professionisti professionali (e per questo qualsiasi editor mi boccerebbe all’istante).
    Però.
    Non sono ferrato nei dettagli storici della letteratura, ma Sartre, Pasternak, Checov o, scavando indietro nel tempo, Walter Scott, Dante Alighieri (senza voler azzardare improponibili paragoni) e company, avevano editor, impaginatori, correttori di bozze e collaboratori vari?

    • Carla
      28 novembre 2015 alle 08:55 Rispondi

      Hai afferrato un punto cruciale, secondo me. Tutte queste figure possono essere utili, ma sono davvero tutte indispensabili per qualsiasi scrittore? Io penso di no.

      • Daniele Imperi
        28 novembre 2015 alle 17:22 Rispondi

        E chi sono gli scrittori che non hanno bisogno di editor e correttori di bozze?

    • Daniele Imperi
      28 novembre 2015 alle 17:21 Rispondi

      Intanto stiamo parlando di geni della letteratura, che non ho visto né fra gli autori moderni pubblicati con case editrici, eccetto casi rari, né tanto meno fra gli autori autopubblicati. Oppure mi sai nominare un moderno Dante, Sartre, Čechov?

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