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Che cosa non è il self-publishing

Che cosa non è il self-publishing

Sappiamo davvero cosa significhi dedicarsi al self-publishing? Perché qualcuno è pronto a liquidare la questione definendolo una semplice autopubblicazione. Concetto certamente vero, ma pubblicare da sé un’opera è un lavoro che comporta una serie di operazioni e, soprattutto, comporta assumere un preciso atteggiamento.

10 elementi che non rappresentano il self-publishing

Ho voluto individuare dieci elementi che non hanno nulla a che vedere, secondo me, con il self-publishing. Ho raggruppato questi elementi in tre grandi categorie che, invece, lo rappresentano pienamente.

Self-publishing è imprenditoria

L’autore si sostituisce a tutto lo staff che trasforma il suo manoscritto in un prodotto-libro. Stiamo parlando di vendita e, anche se si tratta di un ebook, è pur sempre un’opera messa in vendita. Chi crea dal nulla e poi vende ciò che ha creato è un imprenditore.

La sua impresa – da intendere sia nel senso di attività commerciale sia come avventura piena di difficoltà – consiste nel commerciare una sua opera letteraria.

#1 – Il self-publishing non è editoria a pagamento

L’editoria a pagamento è una piaga del mondo editoriale. Uno scrittore sprovveduto si affida a un finto editore e ottiene, sborsando parecchi soldi, meno di ciò che otterrebbe gratis con un vero editore. Fatevi due conti e stabilite se vi conviene o meno.

#2 – Il self-publishing non è print on demand

Esistono parecchi siti che permettono di mettere in vendita il proprio romanzo stampabile su richiesta. Non esiste alcuna garanzia di qualità. Si tratta semplicemente di piattaforme che in modo automatico generano una pagina di vendita.

Se voglio vedere il mio libro stampato, mi rivolgo a una casa editrice, non mi dedico al self-publishing.

#3 – Il self-publishing non è assenza di marketing editoriale

Abbiamo già detto che un’opera letteraria è un prodotto-libro? Sì e parecchie volte, ma fa bene ripeterlo. E come pensate di convincere un lettore sconosciuto ad acquistare un vostro ebook senza fare del marketing?

Per un libro bisogna sviluppare un piano di marketing che consenta di diffonderlo e di trasformarlo in un prodotto venduto. A renderlo vendibile servono altre operazioni, la prima dipende esclusivamente dallo scrittore.

#4 – Il self-publishing non è assenza di personal branding

Si parla spesso ultimamente di personal branding. Per uno scrittore, professionista della scrittura, vale lo stesso discorso. Non lo dico io, ma gli esperti: voi comprate lo scrittore, non le sue opere.

A me non convince pienamente, ma pare sia così. Magari comprerete quello scrittore una sola volta, magari per sempre, ma è lui che comprate.

Uno scrittore deve accettare di essere un prodotto d’acquisto: il personal branding è solo marketing.

#5 – Il self-publishing non è fai-da-te

Non credo molto ai tuttofare. Non siamo in grado di fare ogni cosa. Dunque uno scrittore che vuole affidarsi al self-publishing deve chiedere l’aiuto di uno o più professionisti nei settori in cui non è competente.

Se non ha conoscenze grafiche, è inutile che tenti di creare una copertina. Se non ha l’animo imprenditoriale, è inutile che tenti di fare marketing.

Self-publishing è capire le dinamiche dell’ebook

I due termini oggi sono strettamente legati. C’è sempre più gente che acquista e legge ebook. Il mercato si espande. Un ebook è un prodotto editoriale con precise caratteristiche e con precise modalità di diffusione e fruizione.

Un ebook, rispetto al cartaceo, permette una diffusione immediata dell’opera letteraria. Basta un click e il vostro romanzo arriva a Nuova Delhi, Vancouver, Dublino, Oslo e ovunque ci sia qualcuno che potrà leggerlo.

Un ebook, soprattutto, non ha bisogno di un computer per essere scaricato e letto. Basta un cellulare adatto. Capite le potenzialità del vostro ebook?

#6 – Il self-publishing non è pubblicare un pdf

Perché, come ho scritto in un post precedente, un ebook non è un pdf. I pdf sono per i documenti. Un ebook deve poter adattarsi alle esigenze del lettore, quindi deve essere creato con specifici formati, come l’epub e il mobi.

#7 – Il self-publishing non significa esportare un file

Per creare un pdf è semplice. Basta esportare con un click il manoscritto. Su Writer di Open Office c’è un pulsante nel menu. Ma quello non significa aver creato un ebook, perché un pdf non lo è. Il self-publishing non si riduce all’esportazione di un file.

Self-publishing è qualità

Self publishing non significa non eseguire l’editing o crearsi la copertina da soli. Significa invece avere l’ultima parola in ogni decisione, quindi sta a noi rivolgerci a dei professionisti o decidere di cavarsela da soli a tutti i costi. Francesca Carabini su Il self-publishing svecchia l’editoria?

Considerate il secondo termine: publishing. Dategli, anzi, la massima importanza possibile. Quel termine significa editoria, se non l’avete capito. Il primo termine, self, è solo un metodo, non l’attività in sé.

#8 – Il self-publishing non è un testo senza editing

L’ho ripetuto varie volte. Se volete vendere un ebook – che sia una guida, un romanzo, un saggio non importa – affidatevi a un editor. La prima cosa che dovrà fare il “mio” editor sarà dirmi se la mia storia è vendibile o meno. Se la risposta sarà sì, allora procederemo con l’editing.

E mi sembra fin troppo ovvio. Se inviate un manoscritto a un editore e non ricevete risposta, il vostro romanzo è una ciofeca. Ok, anche alcuni romanzi pubblicati lo sono e tanti capolavori impubblicati sono passati inosservati.

#9 – Il self-publishing non è assenza di presentazione

Ho visto ebook messi in vendita con copertine oscene. Brutte, graficamente rozze, la classica arte fai-da-te. Un ebook va presentato in modo professionale. Va impaginato in modo professionale, anche. La presentazione deve essere ineccepibile, perché stiamo parlando di cosa? Di un prodotto commerciale.

#10 – Il self-publishing non è un’operazione arrangiata

Non si crea un ebook dal nulla né in pochi secondi. Si crea con il lavoro, anche col lavoro di squadra. Il self-publishing è un’operazione editoriale, non artigianale. Il lavoro artigianale nella scrittura creativa esiste, ma resta confinato nella scrittura, appunto.

Tutto il resto, tutto ciò che viene dopo la classica parola “fine” sono marketing e tecnica. Se non riuscite a comprendere tutto questo, se non volete accettare tutto questo, allora per voi esiste il mercato del print on demand e, per chi ha soldi da buttare, l’editoria a pagamento.

Che cosa non è il self-publishing per voi?

Quali altri elementi non fanno parte del self-publishing, secondo voi? Siete d’accordo con quanto ho scritto?

57 Commenti

  1. Elisa
    7 novembre 2013 alle 08:09 Rispondi

    Il discorso del rivolgersi a un editor é un po’ delicato. L’editor in quanto professionista, bisognoso di contratti e entrate sarà veramente obiettivo nel giudizio sulla bontà del mamoscritto?

    • Daniele Imperi
      7 novembre 2013 alle 08:39 Rispondi

      Pensiero condivisibile. Il “mio” lo conosco da tempo e quindi posso fidarmi. Quindi va scelto con cura. Ma questo discorso è applicabile in ogni settore, se ci pensi.

      • Daniele Passera
        7 novembre 2013 alle 08:53 Rispondi

        Casomai ne trovassi uno bravo, segnalacelo che può tornare utile anche a noialtri :-)

        • Daniele Imperi
          7 novembre 2013 alle 11:53 Rispondi

          Forse più in là farò qualcosa del genere qui nel blog.

  2. Daniele Passera
    7 novembre 2013 alle 08:50 Rispondi

    Quoto Elisa sulla questione obbiettività. Molti ti offrono giusto un servizio di correzione bozze e un editing, magari con anche un aiuto a compilare una scheda di presentazione.

  3. Fabrizio Urdis
    7 novembre 2013 alle 09:58 Rispondi

    Ciao Daniele,

    non sono convinto che non si possa fare tutto da soli, bisogna però essere disposti a spendere molto tempo su ogni aspetto della pubblicazione, perché bisogna riuscire a creare un prodotto professionale, dunque documentarsi e fare tentativi finché non si arriva a ciò che si vuole.
    Io lo sto facendo e come ho detto, ruba tantissimo tempo.
    Inoltre il self publishing da la possibilità di poter cambiare facilmente il nostro manoscritto, dunque una volta “pubblicato”, il nostro libro può essere sempre migliorato (ad esempio possiamo cambiare la copertina se ci rendiamo conto che non è abbastanza efficace)
    Come diceva anche Daniele Passera e Elisa credo che trovare un editor sia molto difficile perché pur conoscendone uno bravo (e purtroppo non è sempre il caso) deve anche riuscire a percepire il modo in cui l’autore scrive e aiutarlo senza distruggere il suo testo e il suo stile.
    Lo stesso editor potrebbe andarci bene con un romanzo e non soddisfarci con un altro manoscritto.

    “E mi sembra fin troppo ovvio. Se inviate un manoscritto a un editore e non ricevete risposta, il vostro romanzo è una ciofeca. Ok, anche alcuni romanzi pubblicati lo sono e tanti capolavori impubblicati sono passati inosservati.”

    Qui mi è un po’ difficile seguirti perché prima dici che se l’editore non risponde il libro non è buono ma poi precisi che tanti capolavori impubblicati sono passati inosservati.
    Può anche essere che l’editore in questione pensa che il libro non sia vendibile ma questo non ne fa un cattivo romanzo.

    Per quanto riguarda il personal branding, anche se l’idea non mi fa impazzire, penso che abbia ragione, la maggior parte dei lettori acquista lo scrittore e non il libro.

    • Daniele Imperi
      7 novembre 2013 alle 11:57 Rispondi

      Il fatto è che non tutti sono grafici e non tutti hanno gusto estetico, quindi la copertina non sarà realizzata bene. Inoltre non puoi fare editing da solo.

      Non mi sono spiegato bene sulla questione del rifiuto. Intendevo dire che se non ottieni risposta, può voler dire che il tuo romanzo non è ben scritto né vendibile. Ma esiste anche la possibilità che il tuo romanzo non sia stato visto. Prova a inviarlo ai colossi dell’editoria e il silenzio può voler dire questo.

      Sul personal branding per scrittori tornerò con due post.

      • Fabrizio Urdis
        7 novembre 2013 alle 19:07 Rispondi

        Grazie per il chiarimento.
        Effettivamente ho scelto l’esempio sbagliato, infatti per la copertina non credo che riuscirò a poterla realizzare personalmente ma avrò bisogno di qualcuno che la disegni per me anche se ho in mente come voglio che sia fatta.
        Per quanto riguarda l’editing concordo in parte, sicuramente non puoi avere un punto di vista esterno ma ci sono anche manoscritti che in fase di editing non sono stati modificati.
        Visto che è un soggetto un po’ vasto e su cui facilmente si fa confusione forse sarebbe interessante farci un post?

        • Daniele Imperi
          7 novembre 2013 alle 19:22 Rispondi

          Un post sull’editing? Certo, ma non essendo editor chiederò a unp di loro di scrivere un guest post, ok? Che vuoi sapere di preciso sull’editing?

  4. Salomon Xeno
    7 novembre 2013 alle 10:11 Rispondi

    Io ci penserò almeno dieci volte prima di intraprendere questa strada. Il SP è molto più impegnativo rispetto all’editoria tradizionale!

    • Daniele Imperi
      7 novembre 2013 alle 11:58 Rispondi

      Hai ragione, ma è una prova che mi piace poter sostenere.

  5. LaLeggivendola
    7 novembre 2013 alle 10:44 Rispondi

    Beh, direi che sono assai d’accordo. Credo soprattutto che il self non debba essere un ripiego, un ‘non capiscono nulla QUINDI faccio da solo’. Ci sono tante ragioni per autopubblicarsi, devo ammetterlo perfino io che sono ben più tradizionalista, ma di certo non dovrebbero mai essere fretta o faciloneria. Come hai scritto, il self è impegno e impresa. E il feedback di una persona preparata è necessario, quindi… beh, bom, ho divagato abbastanza xD

    • Daniele Imperi
      7 novembre 2013 alle 11:58 Rispondi

      Concordo che non può essere un ripiego, anche se lo è per molti.

  6. Francesca Carabini
    7 novembre 2013 alle 11:11 Rispondi

    Bell’articolo!
    Concordo pienamente.
    Credo che il nocciolo di questa attività, tanto di moda quanto, purtroppo, screditata, sia il primo punto che hai inserito:
    “Self-publishing è imprenditoria”.
    L’autore indipendente, come dici tu, è un imprenditore. Quindi deve assumersi le responsabilità di un tale compito. Per questo credo che non sia per tutti, non tutti infatti hanno il tempo e la voglia di dedicasi piene mani a un progetto di questo tipo.
    Grazie del quote, mi lusinghi :)

    • Daniele Imperi
      7 novembre 2013 alle 12:01 Rispondi

      Grazie :)
      La citazione ci voleva, perché mi ha ispirato quella parte del post.

      Il self-publishing non è per tutti: forse mi ispirerai un altro articolo :D

  7. Giovanni
    7 novembre 2013 alle 11:31 Rispondi

    “Il self-publishing non si riduce all’esportazione di un file.”
    Parole sante. Vallo a mettere in testa alle persone. Non ci riesci. C’è l’altra parte della barricata che gli e-book gli ha con scansioni OCR e sono pieni di refusi perché manco se li rileggono.
    “Il selfpublishing” non è assenza di “correzione di bozze” e aggiungerei, ma questo è un pensiero mio isolato che va controtendenza: “il selfpublishing non è vendere un romanzo tra gli 82 e i 99 centesimi dopo aver investito tante energie, costi di editing e copertine inclusi. Ci sono troppi testi che a quel prezzo valgono anche di meno, se è stato fatto un lavoro di editing (perché in molti casi si nota la totale assenza di un editor) va fatto capire con un prezzo diverso, più verosimile, ma è chiaro che se esci fuori dal giro dei 99 centesimi resti da solo”.
    E non è vero “Se inviate un manoscritto a un editore e non ricevete risposta, il vostro romanzo è una ciofeca”. Non è vero. Vuol dire che non se lo sono letto. Punto. Perché ci sono editori ed editori e modalità di accesso ben note che meriterebbero un paio di articoli a sé con nomi e riferimenti e quindi non fattibile pena denunce. Non è che puoi inviare a 50 case editrici. Se già lo hai fatto con 10 è stato un lavoraccio, visto che ognuna ha modalità totalemente differenti e incompatibili. Se poi chiedono il cartaceo è la fine.

    • Daniele Imperi
      7 novembre 2013 alle 12:04 Rispondi

      Non so se essere d’accordo sui 99 centesimi. In realtà il mio primo esperimento vorrei metterlo in vendita a quel prezzo, perché essendo il primo, appunto, ed essendo io sconosciuto non me la sento di alzare il prezzo. Sentirò comunque il parere dell’editor e magari farò anche un sondaggio in rete.

      Forse non hanno letto il tuo romanzo. Forse. E non invio cartacei a nessuno nel XXI secolo.

      • Giovanni
        7 novembre 2013 alle 12:21 Rispondi

        Col primo ti sconsiglio di presentare un romanzo lungo, devi rimanere sul breve e nei 99 centesimi, poi, forse dopo il terzo scritto breve punterei sul romanzo, poi è chiaro che ognuno deve fare come meglio sente :) . In bocca al lupo.

    • Lucia Donati
      9 novembre 2013 alle 17:36 Rispondi

      Vero: le modalita differiscono a seconda della casa editrice. Io non invierei a cinquanta, ma neanche a dieci. Prima farei una selezione io degli editori a cui inviare, ad esclusione. Nel senso che alla fine riesci a capire chi potrebbe essere potenzialmente interessato. Valuterei soprattutto mission, catalogo e metodi di scelta di un editore specifico: questo lo puoi fare cercando di capire bene cosa pubblica, leggendo i suoi libri. Se trovi che si avvicinino al tuo modo di scrivere, tienili in considerazione; questo modo di procedere ti dà l’idea di quello che accettano e dei criteri di scelta generali.

  8. Kentral
    7 novembre 2013 alle 11:44 Rispondi

    Concordo sui tuoi punti, il self publishing non è ho scritto qualcosa e lo pubblico, ma è un processo lento, complesso e che richiede attenzioni e numerose competenze.
    Detto questo non è impossibile.

    L’unico punto però che non mi convince è:
    <>

    E se l’editor si sbaglia, e se il mio libro ha un mercatoe potenzialità che non coglie. Affidare ad un’unica persona il destino del proprio lavoro per me è eccessivo.

    Io prima lo farei leggere alle mie cerchie, avere impressioni e pareri da lettori, certo non dalla zia che non ha mai letto nulla nella sua vita. Gli errori di valutazione, anche per gli addetti ai lavori, sono sempre possibili.

    • Daniele Imperi
      7 novembre 2013 alle 12:06 Rispondi

      Kentral, la tua citazione non è venuta fuori… :)

      Ho capito però che vuoi dire. Ma sinceramente non me la sento di chiedere alle persone di leggere il mio manoscritto, sarebbe una scocciatura per loro, secondo me.

  9. Salvatore
    7 novembre 2013 alle 11:47 Rispondi

    Ottimo post. In realtà era tutto abbastanza chiaro fin dall’inizio. Se vuoi vendere un prodotto stai facendo marketing. Il marketing per vendere deve essere fatto in modo professionale, ecc. Il lavoro di squadra ci sta tutto, anzi, ad averne una squadra che ti dà una mano. E quì iniziano i problemi… Dove la si trova una squadra così? Perché se si parla di pubblicazione cartacea, si parla di editori; quindi il tuo manoscritto lo invii ad un editore e speri che venga preso in esame. Ma se si parla di pubblicazione in formato digitale con le stesse caratteristiche – leggi competenza – dell’editoria cartacea allora si sta parlando di nuovo di editoria, giusto? Mi sono perso qualcosa? Comunque man mano che pubblichi post sull’argomento mi si schiariscono sempre di più le idee. Ci proverò, senz’altro. A patto di trovare una squadra così…

    • Daniele Imperi
      7 novembre 2013 alle 12:07 Rispondi

      Grazie. Una squadra di esperti la trovi frequentando gli ambienti letterari. Parlando con le persone. Chiedendo.

      • Salvatore
        7 novembre 2013 alle 12:41 Rispondi

        E appunto quello che sto facendo in questo momento… :)

        • Daniele Imperi
          7 novembre 2013 alle 12:44 Rispondi

          Se vuoi, scrivimi in privato, ché magari posso creare un articolo esaustivo in proposito.

          • Salvatore
            7 novembre 2013 alle 13:10

            Fatto! :)

  10. Attilio Nania
    7 novembre 2013 alle 12:02 Rispondi

    Mah, il pdf e’ superiore all’epub e al mobi sotto TUTTI i punti di vista.
    Io riesco a programmare in xhtml usando Sigil e pertanto sono in grado di creare un ebook in formato epub servendomi di tutti gli strumenti possibili: ebbene, non sono mai riuscito ad inserire in un documento epub immagini di grandi dimensioni, ne’ immagini con didascalie, ne’ immagini affiancate al testo o sotto il testo nella stessa pagina xhtml. Non so se tu ci riesci, Daniele, se si’ potresti dirmi dimmi come fai?
    Inoltre, l’epub e’ strutturato in modo tale che il testo si restringa al rimpicciolirsi dell’e-reader, ma questo, ad esempio, e’ un problema con le sequenze di caratteri asci (mai sentito parlare di disegni asci?)
    Se poi ci si mette il fatto che i documenti in epub NON HANNO IL NUMERO DI PAGINE, e che quindi possono facilmente ingannare i clienti al momento dell’acquisto… beh, posso dire che non comprerei mai un ebook in formato epub o mobi, mai e poi mai.

    Riguardo all’editing, e’ una pratica che non mi e’ mai piaciuta, pero’ ultimamente mi sto rendendo conto che in molti casi e’ necessario. Non sempre, pero’. Talvolta un libro autoprodotto, per non perdere l’originalita’ e l’entusiasmo dell’autore, dovrebbe restare intoccato. Questo pero’ presuppone un livello di competenze dell’autore davvero notevole, ed e’ difficile per l’autore darsi un giudizio obiettivo in questo senso.

    Per il resto, sono pienamente d’accordo con tutto quello che hai detto. Self Publishing non significa arrangiarsi e fare le cose male. Self publishing significa darsi da fare e ottenere risultati migliori di quelli ottenuti dagli editori, cosa che, almeno dal punto di vista della qualita’, mi sembra molto semplice da ottenere, viste le schifezze che propinano i grandi editori italiani. Dal punto di vista del marketing e’ piu’ difficile perche’ viviamo in un paese malato e corrotto, ma l’autore autoprodotto deve comunque dare il meglio di se’ anche in questo campo.

    • Daniele Imperi
      7 novembre 2013 alle 12:12 Rispondi

      Devi conoscere bene i fogli di stile, Attilio. E fare delle prove. Comunque spero a breve di poter creare una guida.

      Non ho capito cosa intendi per le sequenze di caratteri asci? Vuoi inserire disegni in asci nell’ebook?

      Il numero di pagine manca, credo, per via che ingrandendo o diminuendo le dimensioni del carattere le pagine possono aumentare o diminuire. Però dovrebbero esserci indicazioni sul peso del file – che conta poco, manca pesa molto perché ha poche pagine e tante immagini – e il numero approssimativo di pagine. Mi pare di averlo letto.

      • Attilio Nania
        7 novembre 2013 alle 12:26 Rispondi

        Si’, lo so, i css vanno studiati a fondo, ma temo che alla fine ci siano delle cose che proprio non si possono fare.
        Io ho inserito nel mio romanzo dei disegni asci, e quando ho provato a fare l’epub sono anche riuscito a centrarli e tutto il resto. Pero’ poi, quando metti tutto sul tablet, ti rendi conto che a seconda delle dimensioni della pagina i caratteri vanno a capo oppure no. Non c’e’ una struttura rigida, come nel pdf.
        Questo non e’ un problema solo per i disegni asci, cosa che in fondo non sarebbe tanto grave, ma anche per le poesie: se una strofa va a capo prima del previsto si perde tutta la metrica. nel mio libro c’erano anche delle poesie, ed e’ per questo che alla fine ho deciso di fare l’ebook solo in pdf. Lo so che per te non e’ un vero e proprio ebook, anche a me non paice molto l’idea di aver pubblicato solo in pdf, ,a penso che il formato epub vada migliorato, e anche molto. se non sbaglio, per ora siamo all’epub2.0… vedremo come sara’ il 3.0, se ci sara’.

        Le indicazioni sulle dimensioni dei file dovrebbero esserci, ma indovina un po’? Su amazon quasi sempre o non ci sono, oppure ci sono quelle del documento dezippato, ovvero la somma delle dimensioni di tutte le pagine xhtml, del documento opf, dei metadata e della cover. In pratica la cover viene contata 2 volte, oppure ci sono altre incertezze. In ogni caso, ci sono documenti in formato epub di scarsa lunghezza che occupano uno spazio su dsco superiore a quelle di romanzi molto lunghi.
        Personalmente, ritengo che le librerie online dovrebbero sempre riportare, nella scheda degli ebook in vendita, il numero di caratteri e il numero di parole. Con quelle non si sbaglia, ma purtroppo non lo fa nessuno.

        • Daniele Imperi
          7 novembre 2013 alle 12:47 Rispondi

          I disegnbi asci puoi trasformarli in immagine. Per le poesie non saprei. Puoi inviarmi una di quelle che ti ha dato problemi e faccio una prova?

          Mi hai dato l’idea per un post: sulle schede libro per ebook, grazie ;)

      • Salvatore
        7 novembre 2013 alle 12:46 Rispondi

        “Guida guida guida guida!!!” dissero famelici saltellando attorno al fuoco.

        • Salvatore
          7 novembre 2013 alle 12:47 Rispondi

          Forse ho risposto al commento sbagliato… o.O’

          • Daniele Imperi
            7 novembre 2013 alle 12:48

            Ahah, sì, tanta la foga che hai sbagliato commento :D

    • Giovanni
      7 novembre 2013 alle 12:28 Rispondi

      Ma il numero di pagine dipende dalla grandezza del display su cui stai visualizzando, dalla dimensione dei caratteri, dall’interlinea, ecc… ePub è una formattazione dinamica. Come faresti a leggere un PDF in formato A4 su un semplice 6″? Non puoi. È scomodo a meno che tu non usi la lente di ingrandimento quando leggi. Molti e-reader non gestiscono correttamente il numero della pagine. L’Asus DR-900 lo faceva, ma non lo producono più.

      • Attilio Nania
        7 novembre 2013 alle 12:32 Rispondi

        Mah, non saprei, i cellulari di nuova generazione leggono benissimo il pdf. E anche il nuovo sistema android, installato su tutti i tablet, anche sui piu’ piccoli, permette una lettura agevole dei pdf. Invece, guarda un po’, android ha problemi con l’epub…

  11. MikiMoz
    7 novembre 2013 alle 13:07 Rispondi

    Non so dirti molto perché è un mondo in cui ancora non entro (ma presto metterò i pdf -lo so che li hai appena bocciati- delle storie che ho scritto); quel che avevo già intuito è che il prodotto dev’essere comunque curato sia nell’impaginazione che nella grafica… beh, mi sembra il minimo XD

    Moz-

  12. Tenar
    7 novembre 2013 alle 17:40 Rispondi

    La mia perplessità rimane economica: non è che tra editing e grafica arrivo a spendere una cifra che non arriverò mai a guadagnare con le vendite? Se il mio testo è valido una buona casa editrice farà tutto ciò gratis…
    Non essendo per natura uno spirito libero, per il momento non mi avventuro su questa strada, ma ammiro chi ha il coraggio di farlo.

    • Giovanni
      7 novembre 2013 alle 17:49 Rispondi

      Non è una perplessità, ma una certezza ;) . Te lo dice chi è in negativo al momento :) .
      Una casa editrice lo fa gratis? Dipende con chi vuoi pubblicare e se riesci a trovare un piccolo editore che vuole farlo. Ma il piccolo editore è piccolo, dipende da cosa ti aspetti dalla pubblicazione. Il segreto è quello. Cosa ti aspetti dall’essere pubblicato? Se riesci a ottenerlo potrai anche ritenerti soddisfatto. Fosse anche: conoscere 30 persone che hanno davvero letto e capito il mio testo. Il che non è semplice.
      I testi non devono essere solo validi, ma collocabili sul mercato, vedi qua per esempio: http://t.co/Owp63bTg5t . Io credo che non convenga più a nessuno scrivere e pubblicare, però lo si fa ancora :) .

      • Tenar
        7 novembre 2013 alle 19:03 Rispondi

        Essere in attivo credo sia utopia. Però almeno il pareggio di bilancio… Le case editrici serie non solo non chiedono niente, ma a volte pagano un piccolo anticipo sui diritti d’autore (diciamo per mettere la benzina per andare alle presentazioni). Almeno, questa è la mia esperienza

    • Daniele Imperi
      8 novembre 2013 alle 07:31 Rispondi

      Basta chiedere preventivi e regolarsi di conseguenza. Ovviamente devi considerare la spesa da sostenere e in funzione di quella e di come potrai promuovere il tuo eboo stabilire un prezzo.

  13. Tatiana
    7 novembre 2013 alle 22:43 Rispondi

    Anche io vorrei un post sull’editing! Spunti: racconti di fantasia e saggistica; il ruolo del gusto; come migliorare senza snaturare; il tono dell’autore…

    • Daniele Imperi
      8 novembre 2013 alle 07:36 Rispondi

      Ciao Tatiana, benvenuta nel blog.

      Che intendi di preciso con “racconti di fantasia e saggistica; il ruolo del gusto”?

  14. Sandra
    7 novembre 2013 alle 23:11 Rispondi

    Il self publishing non dovrebbe essere la discarica dei perdenti super-ego-dotati, ma lo sta diventando. Editor validi e non esosi ce ne sono, occorre fiuto e un po’ di fortuna come in tutte le cose della vita.

    • Daniele Imperi
      8 novembre 2013 alle 07:37 Rispondi

      Ciao, benvenuta nel blog.

      Vero, ci sono bravi editor a costi ridotti.

  15. Roberto P. Tartaglia
    8 novembre 2013 alle 11:22 Rispondi

    Bravo Daniele! Ottimo articolo.
    Anche io, come sai, spingo molto sull’importanza della qualità. Credo che sia l’aspetto più importante del SP.

    Nonostante questo nostro impegno, però, ancora troppo persone vedono nel self publishing solo il mezzo “più semplice” per pubblicare un libro. Una cultura un po’ dura da sradicare.

    Ma ci riusciremo.

    Anche se poi leggo, addirittura su giornali di tiratura nazionale, che il SP è editoria a pagamento e prendo a testate il muro. Ma questo è un altro discorso.

    P.S. Visti i dubbi sollevati, nei commenti, sul tema “editing e soldi”, vi consiglio di dare un’occhiata a questo sito: http://www.wreaders.it/
    Magari può tornarvi utile.

    RT

  16. Che cosa non è il self-publishing | Dive...
    8 novembre 2013 alle 11:27 Rispondi

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  20. Lucia Donati
    9 novembre 2013 alle 16:32 Rispondi

    In questo lungo post hai trattato diversi temi, tutti molto importanti e complessi. Sul fatto che self-publishing sia imprenditoria, concordo.
    Certamente ogni autore, in vari momenti della sua vita di scrittore, prenderà in considerazione vari sistemi di pubblicazione, a seconda anche degli scopi che ha, a ognuno la sua decisione. Ci si può accorgere a volte solo a posteriori delle pecche di alcuni modi, solo a ragion veduta e conti alla mano, è vero. C’è differenza tra self e print on demand, sì.
    Se si “compra” (diciamo così) lo scrittore si deve valutare l’insieme della sua produzione: è quella che lo rappresenta; se il lettore considera questo, ha poca possibilità di sbagliare e dà la sua fiducia o meno allo scrittore. Il “fai da te” è difficile e rischioso, ma qualcuno può averlo fatto, per ingenuità magari non conoscendo le regole del gioco. Sul discorso che il self sia sempre garanzia di qualità ci sarebbe da discutere e da riflettere. Affidarsi a un editor? Bisogna conoscere i metodi che ogni editor all’interno di una specifica casa editrice adotta. Vi sono interessanti studi in proposito, su come gli editor valutano gli inediti, studi che dovreste conoscere, per poter scegliere il vostro o per capire certe logiche di scelta. Non vi sono regole assolute per valutare la qualità di uno scritto o la sua importanza. Ma sto scrivendo in proposito un post che verrà pubblicato presto, perciò non mi dilungo qui, ché il discorso è molto complesso e non facilmente liquidabile. Post denso di spunti di riflessione, come si vede… :)

  21. Lucia Donati
    9 novembre 2013 alle 16:41 Rispondi

    Mancava il commento ad un’altra parte del testo…
    Questo: se uno invia un manoscritto e l’editore lo rifiuta non è detto che l’opera in questione sia una “ciofeca” come dici tu in modo così colorito. Più semplicemente non è vendibile da quell’editore o lui non lo considera in linea col catalogo o l’editor di turno non ha avuto buon “fiuto”, o altri motivi che nulla hanno a che vedere con la validità. Non credi? Certo gli editori valutano la vendibilità, ma hanno un occhio attento e non possono permettersi di perdere uno scrittore interessante. Se il manoscritto non viene accettato i motivi possono essere svariati.

    • Daniele Imperi
      9 novembre 2013 alle 19:05 Rispondi

      Infatti ho scritto anche “e tanti capolavori impubblicati sono passati inosservati” :)

  22. Lucia Donati
    9 novembre 2013 alle 17:39 Rispondi

    Il mio commento su come inviare agli editori era in risposta a Giovanni ma è apparso più sotto… :)

  23. Giulia A.
    13 novembre 2013 alle 18:05 Rispondi

    Davvero un bel post ricco di spunti! Il self publishing è una realtà relativamente nuova in Italia, e quello da te descritto, ovvero un SP metodico e imprenditoriale, è forse ancora più sconosciuto, per una questione di mentalità oltre che di informazione e conoscenza.

    Negli USA, questo ultimo tipo di self publishing ha ormai un nome nuovo: Indie Publishing, forse proprio per sganciare dalla pubblicazione professionale il concetto di “self”, che ricorda qualcosa di solitario, per sostituirlo con un termine più pregnante: indipendente.
    Non fai-da-te, non vanity, non wannabe… indipendente ma competitivo e appetibile per il lettore.

    Per questo secondo me il “nuovo” SP al quale ispirarsi è quello che tu descrivi: un self publishing NON solitario e NON solipsistico, piuttosto un progetto operativo dove la qualità dei contenuti è alla base di tutto e viene supportata e spinta da una qualità del “packaging” e da una strategia di marketing che va oltre il libro in sé. E svolta con l’aiuto di professionisti, ovviamente, allo stesso modo in cui se un atleta vuole conseguire risultati importanti va ad affidarsi ad allenatori, nutrizionisti, terapeuti, etc. in grado di fargli fare il salto di qualità.
    Di Indie Publishing parlo qui:
    http://studio83.info/blog/2013/11/self-pubishing-verso-una-nuova-frontiera/

    Ciao e grazie per l’articolo!

    • Daniele Imperi
      13 novembre 2013 alle 18:21 Rispondi

      Ciao Giulia, benvenuta nel blog.

      Grazie :)

      Sì, l’indie publishing si chiama, vero. Troverai un post in cui ne parlo. Il problema è sempre nelle possibilità che ha l’autore: affidarsi a professionisti costa e la letteratura non paga.

      Domani mi leggo il tuo post ;)

  24. Il self-publishing non è per tutti
    21 novembre 2013 alle 07:11 Rispondi

    [...] L’autore indipendente, come dici tu, è un imprenditore. Quindi deve assumersi le responsabilità di un tale compito. Per questo credo che non sia per tutti… Francesca Carabini su Che cosa non è il self-publishing. [...]

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