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Uso del corsivo in narrativa

Uso del corsivo in narrativa

Come va usato il corsivo nei racconti e nei romanzi? Che funzione deve avere e in che modo va scelto di rendere in corsivo una parola, una frase, un intero brano o capitolo della storia?

In questo articolo analizzo l’uso del corsivo in narrativa nelle sue varie forme, dando una spiegazione logica ai vari utilizzi e prendendo come esempio due scrittori ben conosciuti. Resta il fatto che l’uso del corsivo dipende dall’obiettivo che ha in mente lo scrittore, oltre anche dalle linee guida editoriali.

Il corsivo per i termini stranieri

Di norma un termine straniero che non sia entrato nel linguaggio nostrano viene posto in corsivo. Nessuno scriverà più in corsivo parole come flash, web, computer, ormai parte del nostro dizionario. Ma termini in latino, per esempio, vanno ancora scritti in corsivo.

L’uso del corsivo è consigliabile specialmente per quelle lingue poco parlate o poco frequenti, anche se se ne conosce il significato o se sono usate spesso. Non parlo di francesismi come abat-jour, omelette, baguette, ecc., o parole tedesche come bunker, würstel e hinterland.

Il corsivo per enfatizzare una parola

Il corsivo dà enfasi a una parola, la sottolinea, punta l’attenzione del lettore su quel termine. Non si usa il grassetto in narrativa per evidenziare una parola, ma il corsivo, più elegante e raffinato.

Il lettore percepisce una diversità nella frase, perché la parola in corsivo si nota, spicca sulla pagina in mezzo alle altre. E sa che l’autore ha voluto imprimere un’importanza maggiore a quel termine o a quella frase.

Il corsivo per le citazioni

Le citazioni di altre opere, poste sia a inizio capitolo o a inizio libro sia in mezzo ai brani, vengono scritte in corsivo per far capire al lettore l’estraneità di quelle frasi o parole rispetto al resto. È anche questo un modo per rendere più evidente un passo del libro, ma con una funzione diversa.

Il corsivo funge da raccordo fra l’opera citata e l’opera che la ospita, mantenendo l’integrità della citazione e distaccandola, al contempo, dal resto dell’opera. In Poe troviamo questo esempio, tratto da I delitti della Rue Morgue:

[…] citava un verso latino del quale abbiamo spesso discusso. È il verso

Perdidit antiquum litera prima sonum.

È usato anche per citare messaggi e lettere, perché sono comunque citazioni di altri scritti al di fuori della narrazione, o perfino per inserire intere poesie, perché in quel caso cambiano l’intonazione della lettura e lo stile stesso di scrittura.

Il corsivo per i pensieri

I pensieri possono essere espressi sia con le virgolette sia col corsivo. La scelta è essenzialmente editoriale. Io preferisco il corsivo. In questo modo si viene a creare come un doppio dialogo nella storia: da una parte ciò che viene detto, inserito fra le caporali, dall’altra ciò che viene pensato, visibile solo al lettore.

Il corsivo è qui inteso come un patto segreto fra autore e lettore: tu puoi conoscere i pensieri dei personaggi, ma a loro sono inibiti. Ha una funzione telepatica, potremmo dire, esagerando, ma forse non troppo.

Il corsivo per titoli di opere, nomi di navi, cinema e teatri

È consuetudine usare il corsivo per esprimere i nomi propri di libri, quotidiani, film, opere teatrali, canzoni, riviste, navi, sommergibili, velivoli, quadri, statue, specie zoologiche e botaniche, cinema e teatri.

Esempi di corsivo per titoli di opere, nomi di navi, cinema e teatri

  • Ho letto Suttree di Cormac McCarthy.
  • Ieri ho comprato una copia del New York Times.
  • Hai visto Brave al cinema?
  • No, ho preferito La traviata al teatro.
  • Alla radio hanno trasmesso With or without you degli U2.
  • Sono abbonato al National Geographic.
  • Il Titanic era ritenuto inaffondabile.
  • Il sommergibile U-12 era attivo nel 1914.
  • Lo Junkers Ju 87 era un bombardiere ad ala di gabbiano rovesciata.
  • L’Ultima cena è uno dei capolavori di Leonardo Da Vinci.
  • La Pietà di Michelangelo si trova oggi a San Pietro.
  • L’alca impenne, o Pinguinus impennis, si è estinta probabilmente nel 1852.
  • Per dare alla birra il sapore amaro viene usato il luppolo, Humulus lupulus.
  • A Roma è stato chiuso il cinema Metropolitan, che dava film in lingua originale.
  • Totò debuttò al Teatro Jovinelli.

Il corsivo per distanziare scene e personaggi

L’uso del corsivo per creare una sorta di distacco fra più scene o fra parti di una storia fa entrare il lettore in un’atmosfera particolare. La sensazione è quella di trovarsi in un altro ambiente e il lettore capisce che in qualche modo l’autore ha voluto separare quella parte dal resto.

Ho trovato quest’utilizzo del corsivo in Cormac McCarthy, anche se non in tutte le sue opere, e mi è piaciuto. Le scene erano come sospese nella narrazione, si aveva l’impressione di leggere due storie nello stesso tempo.

Il corsivo in Edgar Allan Poe

Analizzando uno dei più famosi racconti di Poe, I delitti della Rue Morgue, il corsivo ha assunto vari significati. È stato usato per i termini stranieri – stranieri per l’autore, ovvio – come parole in latino o francese, per enfatizzare altre parole, su cui si doveva soffermare l’attenzione del lettore, come questo esempio:

Entra in gioco, con forza, l’attenzione.

Ma è stato anche usato per le citazioni di opere, come versi latini o brani tratti da un articolo di giornale.

Poe, quindi, fa un uso ragionato del corsivo, inserendolo dove strettamente necessario, anche se nelle sue opere è molto frequente leggere citazioni di opere o parole e frasi in altre lingue.

Il corsivo in Cormac McCarthy

McCarthy fa un uso diverso del corsivo. In Suttree diviene una sorta di prefazione dell’autore, un capitolo a inizio romanzo scritto in corsivo come fosse una lettera dello scrittore al lettore. Un utilizzo simile si trova anche ne Il guardiano del frutteto, ma in questo caso la narrazione è distaccata, non è l’autore che si rivolge al lettore, ma una sorta di vera introduzione alla storia.

Ne Il buio fuori, invece, il corsivo aveva un’altra funzione. Separava due narrazioni, due storie che pian piano andavano avvicinandosi fino a fondersi una con l’altra.

Per McCarthy usare il corsivo è far entrare il lettore in un altro mondo, in una dimensione quasi al di fuori della storia, come se quelle scene si trovassero in una specie di limbo. Il corsivo diviene anche poesia e, leggendo, il lettore viene catapultato in uno spazio surreale eppure tangibile.

Come siete soliti usare il corsivo nelle vostre storie?

28 Commenti

  1. Giovanni
    10 settembre 2012 alle 10:21 Rispondi

    Ciao, tre curiosità. Di solito in alcuni raccont/romanzi i pensieri di un personaggio non utilizzano il corsivo, ma sono scritti come il resto del testo:

    Non potrò mai farcela, pensò Alfredo.

    Secondo te va bene lo stesso?

    Se all’interno di un testo si trova una lettera come deve essere espressa meglio? Con un font che richiami l’idea del corsivo a mano o con il font normale in corsivo?

    E nel caso del testo di un SMS? Usare un font tipo Courier oppure il corsivo?

    • Daniele Imperi
      10 settembre 2012 alle 10:27 Rispondi

      Belle domande :)

      1: l’importante è che si usi coerenza nel testo. Il pensiero espresso senza particolari formattazioni va bene, così come usare le normali virgolette.

      2: per le lettere bisogna considerare se scritte a mano o al computer. Nel primo caso – almeno per quanto ho visto in parecchi romanzi – si può usare un font più piccolo e uno stacco fra lettera e resto del testo. Nel secondo caso idem, o anche un font come Courier.

      3: vale lo stesso discorso, secondo me. In generale dipende dall’autore, non credo che ci sia una regola. L’importante è che il lettore capisca e noti la differenza fra i due testi.

  2. Giuseppe
    10 settembre 2012 alle 11:25 Rispondi

    Sulla questione dei font: non dipende solo dall’autore, ma anche dalla collocazione editoriale. Per alcuni generi più “sostenuti” la moltiplicazione dei font è assolutamente bandita.

  3. Lucia Donati
    10 settembre 2012 alle 11:38 Rispondi

    Bel post!

  4. Romina Tamerici
    10 settembre 2012 alle 14:41 Rispondi

    Io faccio esattamente come hai detto tu!
    In più a volte uso il corsivo per dire che una parola non è proprio quella adatta (al posto delle virgolette), ma difficilmente in narrativa, quando è meglio sforzarsi di trovare la parola adatta. Comunque hai già detto tutto tu, quindi bellissimo post!

    • Daniele Imperi
      10 settembre 2012 alle 14:49 Rispondi

      Romina Tamerici

      In più a volte uso il corsivo per dire che una parola non è proprio quella adatta (al posto delle virgolette), ma difficilmente in narrativa, quando è meglio sforzarsi di trovare la parola adatta.

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      In che senso quando una parola non è adatta?

      • Romina Tamerici
        11 settembre 2012 alle 18:31 Rispondi

        Per esempio:
        La mia felicità toccò il culmine quando lo vidi abbracciato a un’altra.
        Qui l’uso di “felicità” è ironico, ma lessicalmente inappropriato, quindi lo scrivo in corsivo. In genere tutto quello che si direbbe “tra virgolette”, io lo scrivo in corsivo… non so se mi sono spiegata.

  5. Samantha.
    11 settembre 2012 alle 09:25 Rispondi

    Volevo dire due parole in questione al post di Romina Tamerici. Probabilmente lei intendeva con il riferimento “una parola non adatta” , quando si vorrebbe usare un termine ma che proprio non ci si ricorda…quando qualcuno , ad esempio riferendosi alla meccanica vorrebbe usare la medesima parola ma essendogli sfuggita di mente ne usa una più “inadeguata” , resa corretta da un po’ di ironia.
    Spero di essere stata d’aiuto

  6. Clara
    18 giugno 2015 alle 12:02 Rispondi

    In ”Il mio nome è nessuno” di Manfredi che significato possiamo attribuire alle parole scritte in corsivo? Servono ad enfatizzare delle emozioni o dei ricordi o sono delle parole prese dall’odissea vera e propria o cos’altro?

    • Daniele Imperi
      18 giugno 2015 alle 12:20 Rispondi

      Ciao Clara, benvenuta nel blog. Non ho letto quel libro, quindi non saprei dirti. Puoi fare un esempio?

  7. Ezio Vantaggiato in arte Jayan Walter
    21 aprile 2016 alle 12:09 Rispondi

    Ho usato il corsivo in parti del romanzo dove cambio dalla narrazione impersonale alla narrazione personale. Mi è servito per evidenziare quelle parti e far emergere dal racconto le parole in prima persona del personaggio. Spero sia corretto. Devo inviare il romanzo a una agenzia letteraria. Grazie per i vostri consigli, Jayan Walter

    • Daniele Imperi
      21 aprile 2016 alle 13:28 Rispondi

      Ciao Ezio, benvenuto nel blog. Una cosa del genere è stata fatta da Cormac McCarthy nel romanzo “Non è un paese per vecchi”. C’è il corsivo per lo sceriffo che narra in prima persona e il tondo per la narrazione in terza.

      • Ezio Vantaggiato in arte Jayan Walter
        21 aprile 2016 alle 17:36 Rispondi

        Grazie. Mi fa piacere che si può usare. Non sapevo come fare quando cambio dalla narrazione in terza persona al racconto in prima persona. Questo è un sito molto utile per chi scrive. Lo consiglierò ai miei amici scrittori.

        • Daniele Imperi
          21 aprile 2016 alle 17:40 Rispondi

          In teoria sei tu che scrivi che decidi come narrare e quali “stratagemmi” usare per rendere migliore la narrazione. McCarthy lo usa spesso il corsivo.

  8. Fredenandus
    31 maggio 2016 alle 20:33 Rispondi

    Buonasera. Sto scrivendo un romanzo nel quale un personaggio legge la Divina Commedia. Vorrei sapere se, sia che si tratta di brevi citazioni (ad esempio una sola terzina) sia che si tratta di un canto intero, il testo della Comedia va scritto sempre e comunque in corsivo.
    Lo chiedo a voi che siete dei veri esperti e vi ringrazio già da adesso.

    • Daniele Imperi
      1 giugno 2016 alle 08:17 Rispondi

      Ciao Fernando, benvenuto nel blog. Di solito, quando un personaggio sta leggendo qualcosa si usano ulteriori virgolette. Esempio:
      Daniele lesse un pezzo dell’Inferno: «”Per me si va nella città dolente”.»
      In questo caso il corsivo non serve, secondo me.

  9. Elena Mastellaro
    24 agosto 2016 alle 00:21 Rispondi

    Illuminante e molto utile, come sempre i tuoi suggerimenti. Ho letto anche quelli sulla punteggiatura, molto completi. Grazie!

  10. Calogero
    21 novembre 2016 alle 20:38 Rispondi

    Ciao Daniele, complimenti per il blog. Consiglieresti l’uso del corsivo in un romanzo per i dialoghi telepatici? E chiuderli invece tra parentesi?

    • Daniele Imperi
      22 novembre 2016 alle 08:29 Rispondi

      Ciao Calogero, grazie e benvenuto nel blog. Ho usato anche io il corsivo per i dialoghi telepatici, proprio di recente in una storia che ho scritto.

  11. Calogero
    22 novembre 2016 alle 14:15 Rispondi

    Ciao Daniele, ti tingrazio per aver risposto. La storia in questione è già stata edita o ci stai ancora lavorando?

    • Daniele Imperi
      22 novembre 2016 alle 14:46 Rispondi

      La storia è finita, ma non so se la invierò a qualcuno.

      • Calogero
        22 novembre 2016 alle 16:37 Rispondi

        Scrivi soltanto per il piacere di farlo? A mio modesto avviso non è una cosa negativa che altri possano leggere i pensieri di uno scrittore… aspetto economico a parte.

        • Daniele Imperi
          22 novembre 2016 alle 16:40 Rispondi

          Intendevo che l’ho scritta per mandarla a un editore, ma non mi convince, quindi forse resterà impubblicata. Per ora l’ha letta una lettrice beta e sta leggendo la revisione.

  12. Calogero
    22 novembre 2016 alle 16:53 Rispondi

    Perdona la mia ignoranza in materia, cos’è una “lettrice beta” ?

  13. Calogero
    22 novembre 2016 alle 19:30 Rispondi

    Grazie, buona serata.

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