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La linea di confine fra copiare e ispirarsi

Come nascono le nuove idee in narrativa

La linea di confine fra copiare e ispirarsi

Qualche giorno fa un lettore mi ha posto un quesito interessante: nella sua email parlava della tendenza “a copiare le idee degli altri”. Ha però anche aggiunto di non essere uno che legge molto, ma a questo arriviamo fra un po’.

Quando si è agli inizi, penso sia normale tendere a copiare la trama di un romanzo apprezzato o lo stile di un autore amato. Più che normale – non dovrebbe mai esserlo copiare – penso sia facile inciampare in questa tendenza.

Un’autobiografia a mo’ di esempio

A me è successo in passato e più volte ne ho accennato nel blog. Appena letto il romanzo fantasy La Spada di Shannara di Terry Brooks, me ne sono innamorato, sia della storia, sia del genere, sia dei personaggi, sia dello stile dell’autore.

A quel tempo avevo iniziato a scarabocchiare racconti e poesie e il fantasy mi aveva appena stregato. Il fantasy epico come La Spada di Shannara. Per me non esisteva genere letterario migliore. Quello era anche il mio 13° libro letto – ma forse ne avevo letto qualcuno di più. Dei 39 libri letti in seguito ben 22 erano fantasy.

Il primo romanzo fantasy che progettai era fortemente ispirato a La Spada di Shannara. I personaggi dovevano affrontare mostri e problemi perché anche i personaggi de La Spada li avevano affrontati. Non scrissi mai quel romanzo, per fortuna.

Poi arrivai a Tolkien, leggendo prima Il Silmarillion e subito dopo Lo Hobbit, per leggere, tempo dopo, Il Signore degli Anelli. E qui scattò un nuovo amore, una concezione del fantasy più completa, forse. E scattò anche una nuova idea per il mio grande romanzo fantasy.

Un’altra copia, questa volta dell’opera più famosa di Tolkien: un romanzo diviso in 3 parti e ogni parte in due libri e ogni capitolo con un titolo e alla fine una serie di appendici. Il plagio totale.

Ho ancora tutto quel materiale, conservato in una busta piena di mazzetti di fogli scritti a mano. Da lì poi scaturirono anche idee per diverse antologie di racconti, sulle orme delle ben conosciute raccolte tolkieniane Racconti Ritrovati, Racconti Perduti, Racconti incompiuti.

Poi lessi altro. Conobbi altri generi e altri autori e altre storie.

Tutto è già stato raccontato?

Nell’email di quel lettore si parlava anche di questo “problema”: leggendo vari romanzi, si era convinto che ormai tutto sia stato già scritto e narrato e che idee nuove, originali, ormai non nascano più.

Non ricordo chi disse che tutto è già stato scritto, quindi rinfrescatemi la memoria, se lo sapete. Altri dicono che dopo l’Odissea di Omero sia ormai stato raccontato tutto. Per altri, invece, più ottimisti, è importante il modo in cui racconti il già raccontato, come evolvi o modifichi o personalizzi trame e idee già sfruttate.

Il Signore degli Anelli può essere riassunto in breve così: un pugno di personaggi lotta contro chi vuole controllare il mondo. Bene, ho da pochi giorni letto La casa per bambini speciali di Miss Peregrine e anche quel romanzo si riassume in un pugno di personaggi che lotta contro chi vuole controllare il mondo. Ma sono due storie del tutto diverse.

I romanzi gialli non raccontano tutti la stessa vicenda? C’è un delitto e un investigatore deve scoprire l’assassino. Allora mettete a confronto i gialli di Agatha Christie con quelli di Andrea Camilleri (che curiosità: stesse iniziali), tanto per dire due nomi a caso.

Da una parte capisco la frustrazione di non trovare un romanzo che ci colpisca, che ci spiazzi, che ci entri nel sangue. A inizio anno ho letto O Lost di Thomas Wolfe e da allora è scattata la “thomaswolfemania”: so che sarà difficilissimo, se non impossibile, trovare un romanzo di quel calibro. Ma non posso certo smettere di leggere. Il “mal di Wolfe” – ricalcato dal famoso mal d’Africa – è un male con cui devo convivere.

Scrivere è anche narrare il già narrato

Forse troppo spesso si tende a confondere la storia con la sua struttura, che è come confondere un palazzo con un altro o anche una persona con l’altra. Provate a guardare gli scheletri di due persone e vi sembreranno identici, ma se poi rivestite quegli scheletri di nervi, muscoli, organi e pelle, ecco che vengono fuori due esseri umani completamente differenti.

Quando si disegna un personaggio dei fumetti, si comincia – si dovrebbe sempre cominciare – da una sorta di scheletro, che nel disegno è solo un suo surrogato, una serie di linee per impostarne la postura e il movimento. Che si disegni Tex Willer o Catwoman poco importa: lo scheletro è lo stesso per entrambi.

Poi si passa a personalizzare quello scheletro, quella struttura anatomica, modellando con la matita le fattezze del nostro personaggio, fino a poter finalmente distinguere un Tex o una Catwoman.

Due identici scheletri, due diversi personaggi.

Due identiche strutture narrative, due diverse storie.

Scrivere è anche narrare il già narrato, ma una storia non è fatta solo di una struttura o di un “tema narrativo” (concetto che vorrei sviluppare più in là), una storia è fatta anche e soprattutto di personaggi, del loro passato, della loro trasformazione, dei loro dialoghi, dei flussi di coscienza, dei problemi e degli ostacoli e di tutti quegli elementi della narrazione che arricchiscono la storia.

Come nascono le nuove idee?

Se c’è una cosa che non mi manca, nella scrittura creativa, sono proprio le idee: ne ho tante da parte, da sviluppare in racconti e romanzi che forse mai scriverò. Altre ne arrivano. Mi sono già chiesto da dove nascano, ne ho già parlato nel blog, ma forse non esiste una risposta a questa domanda.

Le idee per le storie nascono e basta. Guardando al mio passato e alle mie aspirazioni di scrittore, mi sono però accorto che in un ipotetico grafico la linea delle idee è salita in modo esponenziale col passare del tempo – e con la conseguente acquisizione dell’esperienza di vita – e con il numero di libri letti – e anche con la diversificazione delle letture.

Tradotto in poche parole: ho avuto più idee soltanto dopo aver vissuto di più (e nel vissuto inserisco anche i film visti) e dopo aver letto tantissimi libri e di svariati generi. Nel vissuto inserisco anche l’esercizio continuo nella scrittura, di ogni tipo.

Uno scrittore deve essere una spugna. Deve assorbire tutto ciò che accade. Deve riscrivere il passato e inventare il futuro. O i futuri possibili.

65 Commenti

  1. Grilloz
    2 marzo 2017 alle 07:59 Rispondi

    Uffa, però se l’unico commento che mi viene in mente è “sono d’accordo su tutto” non ci siamo :D
    Bel post ;)

    • Daniele Imperi
      2 marzo 2017 alle 12:35 Rispondi

      E ti pare un commento, questo? :D
      Grazie :)

      • Grilloz
        2 marzo 2017 alle 14:42 Rispondi

        Appunto, tu la prosima volta scrivi qualcosa su cui ci sia da contestare :P

        • Daniele Imperi
          2 marzo 2017 alle 14:53 Rispondi

          Ho paura che sarai d’accordo anche sul prossimo post :D

          • Grilloz
            2 marzo 2017 alle 14:54 Rispondi

            Eh, allora ti dovrai accontentare di commenti così :P

            • Tenar
              3 marzo 2017 alle 17:31 Rispondi

              Anch’io sono noiosamente d’accordo con tutto!

              • Daniele Imperi
                3 marzo 2017 alle 17:42 Rispondi

                Ma vi siete ritrovati tutti noiosamente d’accordo, adesso? :D

  2. Chiara (Appunti a Margine)
    2 marzo 2017 alle 08:39 Rispondi

    Qualche settimana fa mi è capitato di rileggere alcune bozze di un romanzo che avevo iniziato ai tempi dell’università, ormai quasi quindici anni fa. La prima cosa che ho detto è stata: Ammaniti. Avevo appena scoperto quell’autore (tutt’ora uno dei miei preferiti) e, senza volerlo, avevo ricalcato il suo stile. Infatti, molto spesso, non c’è un’esplicita volontà di copiare, ma si tratta di un meccanismo inconscio. L’aspirante scrittore è come una spugna che assorbe gli stimoli dall’esterno, e li riversa nelle proprie storie. Oggi, grazie al cielo, cose del genere non accadono più: ho maturato uno stile definito, e un modo personale di gestire le idee.

    La tua riflessione sullo “scheletro” mi ha fatto venire in mente il vecchio esercizio che Salvatore aveva proposto per il dispositivo drammatico, e che mostrava come da un solo dispositivo drammatico (es: A è innamorato di B che è innamorato di C) possano venire fuori decine di trame differenti: ecco spiegata la differenza tra struttura e storia. :)

    • Daniele Imperi
      2 marzo 2017 alle 12:37 Rispondi

      Anche a me capitato con lo stile, ma è appunto normale, interiorizzi un modo di scrivere e poi lo ricalchi. Ecco perché fa bene leggere tantissimo.

  3. Caterina
    2 marzo 2017 alle 09:02 Rispondi

    Ecco, anche se io non mi occupo di scrittura creativa, questo delle idee è un argomento che mi interessa molto, sia in quanto lettrice sia perché sono interessata alla creatività in generale. Concordo su tutto, in particolare sull’ultima cosa che hai detto, perché l’ho sperimentata in prima persona: il numero di idee che abbiamo è direttamente proporzionale alle esperienze che facciamo. È vero per la scrittura come per altri lavori creativi. È chiaro che bisogna vivere queste esperienze con il “cuore” e la “mente” aperti per poter assorbire come spugne. Tornando alla scrittura: leggere, scrivere, fruire di altre forme d’arte, stare in mezzo alla gente, ma anche da soli con sé stessi… Esplorare, insomma, per trovare la propria voce, così che con la propria voce si possa raccontare una storia mai raccontata prima. Grazie per lo spunto di riflessione. Scusa, sono stata un po’ lungherrima :-)

    • Daniele Imperi
      2 marzo 2017 alle 12:39 Rispondi

      Sì, è senz’altro valido per qualsiasi attività creativa. La propria voce si trova con parecchio esercizio, almeno a me è capitato così.

  4. MikiMoz
    2 marzo 2017 alle 09:43 Rispondi

    Beh, Tarantino dice che i veri artisti rubano dagli altri.
    Si ruba dalla realtà, dalle forti opere che ci han condizionato.
    L’importante è avere un proprio stile, una propria forza che sia riconoscibile e che renda unica la nostra storia, anche se al 99,9% è stata già raccontata (sì, dopo l’Odissea che ti vuoi inventare più?).

    Moz-

    • Grilloz
      2 marzo 2017 alle 09:57 Rispondi

      Pare che picasso abbia detto:
      “I buoni artisti copiano, i grandi rubano.”
      ;)

      • MikiMoz
        2 marzo 2017 alle 12:24 Rispondi

        Esattamente, e Tarantino ha ripreso quella sua frase :)

        Moz-

    • Daniele Imperi
      2 marzo 2017 alle 12:41 Rispondi

      Anche Totò disse qualcosa del genere: prendeva frasi, fatti di altri e poi li usava a teatro. Tanto lui che se ne fa?, disse più o meno :)

  5. Roberto
    2 marzo 2017 alle 10:37 Rispondi

    Anche io in passato, come esercizio di stile, ho ricalcato autori da me amati, e di ispirazione; credo che l’importante sia trovarsi, prendere coscienza dei propri limiti e farne un trampolino di lancio, andare oltre, liberandosi di tutte le svrastrutture e i modelli “alti” dei nostri Miti Letterari. Certamente, l’età, l’esperienza, le letture, l’umiltà, e una stupenda editor e spingermi, una mia identità credo, spero, di avrela trovata. Ho acquisito più fiducia in me stesso (sebbene l’autostima spesso vacilli) e, anche se non sarò il prossimo genio, scrivo e combatto:-)

    • Daniele Imperi
      2 marzo 2017 alle 12:44 Rispondi

      Più letture si fanno e più si dimenticano i grandi che ci hanno appassionato. Liberarsi, come dici, anche dei modelli, di precisi schemi e prendere così la propria strada.

  6. Bonaventura Di Bello
    2 marzo 2017 alle 11:44 Rispondi

    Provate a dare un’occhiata su Amazon alle dozzine di romanzi erotici che sono stati pubblicati dopo “50 sfumature di grigio” e vi renderete conto che copiare non è solo una inevitabile tendenza dettata dalla passione per un autore, ma anche uno spudorato e bieco strumento di marketing.

    • Daniele Imperi
      2 marzo 2017 alle 12:45 Rispondi

      Hai ragione. Ci si mette anche il marketing editoriale a spingere gli autori alla copia spudorata…

    • Kukuviza
      2 marzo 2017 alle 13:18 Rispondi

      Beh, se si va dietro al marketing c’è tutto un altro discorso da fare.

      Credo che la domanda sia: è possibile scrivere un bel romanzo anche se non del tutto originale?

      • Daniele Imperi
        2 marzo 2017 alle 13:56 Rispondi

        Sì, è senz’altro possibile. Ne leggo parecchi, sono storie su temi già conosciuti, per esempio. Ho appena letto La legge della notte di Dennis Lehane (oggi ne esce il film): parla di gangster, ci sono dentro quelli che potremmo chiamare “cliché del genere gangster” degli anni ruggenti, ma la storia è buona e non sembra già letta.

        • Kukuviza
          2 marzo 2017 alle 14:02 Rispondi

          Sì, anche secondo me la risposta è sì.

      • Bonaventura Di Bello
        2 marzo 2017 alle 14:03 Rispondi

        Il bello è che non si tratta solo di marketing vero e proprio, parliamo anche di autori emergenti che ‘scimmiottano’ quel (de)genere letterario sperando di ritagliarsi uno spazio nel self-publishing, con le prevedibili conseguenze.

        • Daniele Imperi
          2 marzo 2017 alle 14:08 Rispondi

          Ah, sicuro, non sempre è colpa del marketing. Qualcuno chiama questo fenomeno “cavalcare l’onda”, ma bisogna essere bravi surfisti per farlo ;)

  7. Barbara
    2 marzo 2017 alle 12:56 Rispondi

    Anche nei remake, non c’è mai un film uguale ad un altro: Sabrina con Audrey Hepburn/ Humphrey Bogart oppure con Julia Ormond/Harrison Ford; Batman di Tim Burton con Michael Keaton oppure di Christopher Nolan con Christian Bale; Superman con Christopher Reeve oppure con Brandon Routh oppure con Henry Cavill. Dovrebbe essere la stessa storia, eppure ogni versione si fa amare/odiare per qualcosa di personale.
    Credo sia lo stesso per i libri.

    • Daniele Imperi
      2 marzo 2017 alle 13:00 Rispondi

      Sui fumetti che diventano film bisogna vedere da cosa veramente sono tratti. Prendendo Batman è facile fare due storie diverse, perché il modo in cui ci è diventato si presta a varie interpretazioni, chi si concentra su alcuni dettagli e chi su altri.

  8. Andrea
    2 marzo 2017 alle 14:23 Rispondi

    In questi giorni ho scoperto un libro che… Be’, meglio che non ne elenchi le doti, altrimenti mi parte una tendinite :)
    Leggendo mi sono ritrovato a pensare: “oh come vorrei aver scritto io queste righe”, poi mi sono accorto della scemenza. Se avessi scritto io quel capolavoro non avrei potuto godere della lettura. L’emozione che danno lo scrivere e il leggere sono completamente diverse. Ma cosa centra tutto questo? È chiaro che tutti noi siamo l’insieme delle nostre letture ed esperienze, ma il fine di ogni “scrittore” dovrebbe essere quello di scrivere la PROPRIA storia. Copiare più o meno consciamente non crea storie degne di essere lette secondo me. Trovare la propria unicità, figlia dell’anima e dell’intreccio esperito, e riversarla su carta invece può far concretizzare una storia memorabile, o almeno apprezzabile.
    A proposito, per chi è in cerca di nuove avventure, il libro è: Shibumi di Trevanian. E che libro…

    • Daniele Imperi
      2 marzo 2017 alle 14:34 Rispondi

      Sì, è vero, leggere e scrivere sono emozioni diverse. Però capita anche a me di pensare “magari avessi scritto io quel libro” :)
      Hai ragione, ogni scrittore deve scrivere la propria storia, che secondo me equivale a rendere i propri libri in un certo senso autobiografici, a prescindere dal genere letterario.

      • Von Moltke
        3 marzo 2017 alle 22:19 Rispondi

        “Secondo te”? Ma io credo che sia il sale della letteratura! Se uno scrittore non parla (anche) di sè, come potrebbe mettere, nell’opera, il proprio sangue e la propria carne, che è tutto quanto ne fanno un qualcosa di vivo? E’ essenziale!

  9. angelo
    2 marzo 2017 alle 14:32 Rispondi

    I tuoi post non sono solo ben fatti, sono anche stimolanti, e non è poco.
    Oltre a condividere – come mi sembra stiano facendo anche negli altri commenti – le tue riflessioni, vorrei mettere l’accento sul fenomeno delle “idee”, che crescono parallelamente al crescere delle esperienze di lettura. Leggere porta inevitabilmente all’aprirsi di nuovi orizzonti, e questo invoglia ad esplorarli e crearne di altri, che poi è il processo di genesi della creatività: partire dall’acquisito per andare avanti dando il nostro contributo personale. Io penso che sia illusorio pensare di poter scrivere (e in generale creare) contenuti realmente nuovi: come diceva Bernardo di Chartres noi tutti siamo “nani sulle spalle di giganti”, e di questo dobbiamo andare fieri perché in fondo si tratta dell’eredità a cui tutti abbiamo diritto in quanto esseri umani.
    Con il procedere delle letture in genere si passa a quella fase “critica” in cui si diventa consapevoli dello stile degli Autori e si è portarti ad imitarli per un processo di pura assimilazione, fino a farne proprie solo alcune parti ed arrivare, alla fine, ad avere un proprio stile personale, perfino riconoscibile. E’ in fondo quanto succede in quasi tutte le arti (leggere a questo proposito la storia di Miyamoto Musashi, di Eiji Yoshikawa) ed è un è un processo di consapevole affinamento, di studio, che può prendere anni o tutta la vita, ma che non ha niente in comune con il banale copiare. Poi, certo, quando uno può dire: “I buoni artisti copiano, i grandi rubano” ha già superato questa fase ed è andato “oltre”.
    Dei discorsi di marketing non ne tratto neanche: si parlava di arte, non di soldi :-)

    • Daniele Imperi
      2 marzo 2017 alle 14:40 Rispondi

      Grazie :)
      Mi sono accorto anche io che man mano che leggevo iniziavo anche a riconoscere lo stile dell’autore, a essere soprattutto più critico con le varie opere.

  10. Il Palombaro (Immersività blog)
    2 marzo 2017 alle 19:51 Rispondi

    Alcuni mesi fa mi è capitato di sfogliare un romanzo che aveva molte, molte idee in comune con un racconto che avevo già scritto. E non ne avevo mai sentito parlare! Giuro!
    A essere onesti non credo sia un evento raro, anzi. È vero che quasi tutto è stato scritto, com’è vero che conta più il “come”. Lo sviluppo di un’idea è più importante dell’idea stessa, a mio avviso. Per chi volesse l’originalità a tutti i costi, però, esistono generi come il New Weird o la Bizarro Fiction, che fanno dell’unicità (e dell’assurdità) la propria caratteristica principale.
    Sono totalmente d’accordo con la tua analogia: la struttura è come uno scheletro, ma ciò che lo riveste identifica davvero una storia. Comunque, trovo preferibile tentare di trovare una “strada propria” piuttosto che riproporre il solito fantasy alla Tolkien… di cui siamo saturi…
    E sono d’accordo anche per ciò che riguarda le idee. Sono ancora giovane (senza offesa :P ) ma ho notato che col passare del tempo anche a me sovvengono spunti più facilmente e con maggiore frequenza. Libri, videogiochi e film sono estremamente importanti da questo punto di vista, ma ho notato che le esperienze da me vissute hanno generato di gran lunga il maggior numero di “fascinazioni”. E più feconde, anche.
    Ah, e ottimo articolo! Ciao!

    • Daniele Imperi
      3 marzo 2017 alle 11:28 Rispondi

      Il fantasy alla Tolkien ha stufato anche me, ora vorrei leggere e provare a scrivere un fantasy diverso.

      • Il Palombaro (Immersività blog)
        7 marzo 2017 alle 18:51 Rispondi

        China Miéville è definito uno degli scrittori fantasy “detolkienizzati” più originale. Famoso è, per esempio, il suo Perdido Street Station. È da un po’ che lo vorrei leggere, ma non ho ancora trovato il tempo (ho parecchi arretrati!). Altro famoso è Neil Gaiman, di cui ho letto American Gods e che non mi è piaciuto per nulla. Uno meno conosciuto che m’interessa è, invece, Jeff VanDerMeer. Vorrei leggere il suo Finch, ma leggere in lingua mi risulta pesante. Nel frattempo ho acquistato la sua “trilogia dell’Area X”, tradotta da Einaudi, e aspetto di iniziarlo non appena avrò finito il mattone che ho in lettura… sigh…

        • Daniele Imperi
          8 marzo 2017 alle 08:18 Rispondi

          Ho letto China Miéville, 3 romanzi finora, e infatti il suo è un fantasy totalmente diverso dal classico. “Perdido Street Station” è il primo che ho letto. Neil Gaiman invece non mi piace, ma ho letto solo un’antologia.

    • Von Moltke
      3 marzo 2017 alle 22:18 Rispondi

      A me è successo, invece, che, scrivendo un romanzo storico, e documentandomi man mano che scrivevo, capitavano per le mani eventi realmente accaduto che sembravano fatti apposta per sostenere, o giustificare, cose che mi ero inventato io.

  11. Grazia Gironella
    2 marzo 2017 alle 22:31 Rispondi

    Vedo lo scrittore come un calderone in cui confluisce materiale proveniente da ogni stimolo ricevuto, nessuno escluso. Sarebbe assurdo pretendere di essere del tutto originali nelle idee di base. Siamo arrivati un po’ tardi nella storia per questo, e per di più come faremmo a sapere se originali lo siamo davvero? Nessuno ha letto tutte le storie già esistenti. Come dici, la struttura è una cosa, la storia un’altra.

    • Daniele Imperi
      3 marzo 2017 alle 11:29 Rispondi

      Vero, non avevo pensato che siamo arrivati tardi nella storia :D
      In effetti è impossibile poi leggere ogni storia, anche perché la maggior parte sono in lingue che non conosciamo né vengono tradotte…

  12. Von Moltke
    3 marzo 2017 alle 20:32 Rispondi

    Io credo che non ci sia nulla di più bello, e di più divertente (o appassionante, se volete), che scrivere il proprio romanzo, senza sforzarsi di ispirarsi a nessuno, come cosa propria. I debiti, tanto, se ci sono, si vedono, e saranno i lettori a dirvelo (a me è successo col primo romanzo, che solo in qualche passaggio a mia sorella ha ricordato Benni). E’ inevitabile che ci siano delle influenze, almeno se si è non solo scrittori, ma anche lettori (e io non riesco ad immaginare uno scrittore degno di questo nome che non legga). Però ispirarsi coscientemente a qualcuno non credo sia una buona strada. Le volte che l’ho fatto, non sono riuscito a concludere nulla, non la sentivo come una mia creazione, e pour cause…
    Quindi, scrivere senza pensare ad altri autori. Tanto, se li si è amati e fatti propri, ci accompagneranno lo stesso.
    (P.S. sempre col primo romanzo, alcuni hanno confessato di aver pensato a dei film…ci sta?).

    • Daniele Imperi
      4 marzo 2017 alle 15:18 Rispondi

      Le influenze si possono notare, almeno quando si è agli inizi. Poi col tempo dovrebbero sparire.

  13. Von Moltke
    3 marzo 2017 alle 20:33 Rispondi

    P.S. vorrei aggiungere una foto al mio profilo..come si fa?

    • Daniele Imperi
      4 marzo 2017 alle 15:18 Rispondi

      Devi registrarti a Gravatar.

  14. Jonathan
    4 marzo 2017 alle 05:56 Rispondi

    Quanta verità in questo articolo…
    Tuttavia credo che sia perfettamente plausibile “ispirarsi” a destra e a manca per scrivere un racconto o un romanzo, ovviamente sempre rispettando la propria onestà intellettuale e senza svalicare nel plagio più becero e dissennato. Io scrivendo racconti dell’orrore mi ritrovo coinvolto in prima persona in questo discorso in quanto molte volte mi sono ispirato a leggende ed avvenimenti per la stesura di un racconto. Nel mio caso tuttavia credo di essermi sempre posto una domanda a priori : Ció che potrei raccontare essendomi ispirato ad un determinato racconto o avvenimento rappresenterebbe davvero qualcosa di nuovo rispetto a quanto già narrato dalla mia fonte d’ispirazione?
    Personalmente mi riesce talvolta irresistibile lo sviluppare un intero racconto su di un dettaglio letto magari in un altro scritto nel tentativo di spiegare, in primis a me medesimo, il perchè, come, quando di una determinata situazione o azione. Non so se ho reso l’idea, rileggendomi mi sembra molto il cianciare di uno squilibrato :D

    • Kukuviza
      4 marzo 2017 alle 08:30 Rispondi

      Sembra quello che fa il fumettista Don Rosa che da un dettaglio di una storia di Carl Barks ci costruisce su intere vicende.

    • Daniele Imperi
      4 marzo 2017 alle 15:20 Rispondi

      Con il genere horror è più che normale ispirarsi a leggende e fatti reali. Ma è diverso che scopiazzare da altri romanzi.

  15. Elisa
    4 marzo 2017 alle 10:45 Rispondi

    Penso che involontariamente in base alle letture fatte e piaciute il neo scrittore ricalchi lo stile degli autori preferiti. Sono invece meno convinta che un aspirante scrittore (futuro bestsellerista) debba ricalcare le orme (per trama e struttura) di altri. Meglio essere originali fin da subito. Lo scrittore secondo me è diverso dal pittore che agli inizi (per esercitarsi) copia i quadri dei grandi artisti del passato. Il pittore “ha la scusa” di affinare la tecnica. Nessuno del resto nasce con il pennello in mano. Tutti invece a partire dai 6 anni (minimo) impariamo a scrivere e contemporaneamente (anche se non ce ne rendiamo conto) a ragionare e rielaborare. Imparare a disegnare dal vero e ad usare i colori ad olio è più difficile che inventare storie. Ci sta se per imparare copiano. Non ci sta invece per gli scrittori.
    Possiamo essere originali se attingiamo alla nostra interiorità, fonte prima di ispirazione. Essa è unica per forza perchè ciascuno di noi è diverso.

    • Daniele Imperi
      4 marzo 2017 alle 15:22 Rispondi

      Non so se sia più difficile disegnare dal vero e usare i colori a olio che scrivere storie, sono due cose diverse. Inoltre per imparare la tecnica non devi per forza copiare i quadri altrui.

  16. Nuccio
    4 marzo 2017 alle 22:01 Rispondi

    Tutto quel che viviamo, leggiamo o che ci viene raccontato viene plasmato in noi. C’è qualcuno che sente il bisogno di rimettere in circolo quel che gli capita o è capitato ad altri con variazioni sul tema. Ad esempio nell’ultimo racconto breve sul mio blog (Filibusta) non ho mai avuto delle esperienze simili o, almeno, così esasperate. Lo spunto è stato preso da un inizio dettato ad un concorso. Di lì ho sviluppato la storia di uno sfruttatore di amicizie. Il tutto risale a tre o quattro anni fa:

    • Daniele Imperi
      5 marzo 2017 alle 10:05 Rispondi

      L’ispirazione può arrivare in molti modi, anche come dici tu, arrivano spunti da ciò leggiamo e la nostra mente poi li elabora a modo suo.

  17. Emilia
    6 marzo 2017 alle 11:50 Rispondi

    A volte penso allo scrittore Salinger, il più originale di tutti gli scrittori che io conosca. Ha scritto un solo libro nella sua vita: Catcher in the rye, che gli ha dato immensa notorietà, e poi si negato alla scrittura. Chissà come sarebbe il mondo dell’editoria se uno scrittore scrivesse un solo libro in vita sua? Le tue osservazioni sono dense di riflessioni, bravo.

    • Daniele Imperi
      6 marzo 2017 alle 12:13 Rispondi

      Non conosco Salinger, a parte di nome, quindi non sapevo avesse scritto solo un romanzo. Anche Alain Fournier ne ha scritto solo uno, Il grande Meaulnes. Meteore della letteratura :)

  18. lilli
    6 marzo 2017 alle 18:58 Rispondi

    ciao, secondo me si copia anche involontariamente, a volte si vuole creare una storia partendo da uno spunto gia’ scritto ma se cio’ che si crea porta comunque delle innovazioni penso che sia giusto, siamo tutti interconnessi…..mi piace pensare cosi’
    Scrivo questo, perche’ sto leggendo una trilogia di Pierce Brown, fantascienza dispotico, dove lo scrittore ha strutturato la societa’ prendendo spunto dal mondo nuovo di Huxley, mentre la seconda parte del primo libro ricorda Hunger Games, e si rifa’ per molti tratti ai miti classici greci
    Ora, detto cosi, il canto proibito (golden son), sembra un libro senza creativita’, invece anche se prende (puo’ essere inconsciamente?) spunti da altre opere ti assicuro che rimane un libro originale con uno spirito suo proprio e che visto che ami il genere ti consiglio di leggere, e magari scriverci una recensione

    • Kukuviza
      6 marzo 2017 alle 23:09 Rispondi

      Hai scritto un interessante refuso:”fantascienza dispotico” :-) potrebbe essere un simpatico nuovo genere!

      • Daniele Imperi
        7 marzo 2017 alle 08:32 Rispondi

        La fantascienza dispotica è interessante :D

    • Daniele Imperi
      7 marzo 2017 alle 08:32 Rispondi

      Ho capito che vuoi dire. Magari è stato proprio l’intento dell’autore – non in questo caso specifico, parlo in generale – voler approfondire un tema partendo da uno spunto preso da un altro libro.

  19. Alvise
    7 marzo 2017 alle 12:22 Rispondi

    Molti parlano con timidezza di questo argomento ma, personalmente, trovo assolutamente naturale il continuo ispirarsi a libri già scritti.
    In fondo il 99% della letteratura è ispirata a qualcosa: ad un film, ad un libro, ad un ricordo.

    Prendiamo la Rowling: studiando i suoi testi possiamo vedere quanto siano ispirati ad altri. Stessa cosa per Paolini e il Ciclo di Eragon, molto ispirato al fantasy tradizionale e a Terry Brooks.

    Ciò che distingue mera copiatura ed ispirazione è un’unica cosa: la creatività. Se uno scrittore ha descritto in un modo una cosa x, un secondo scrittore potrà ispirarsi a quel modo di vedere, magari descrivendola in maniera diametralmente opposta, oppure inserendola in un contesto completamente diverso.

    Inoltre credo che, a volte, ispirazione e copiatura si verifichino senza nemmeno essere volute. Nel romanzo fantasy che sto scrivendo, ad esempio, durante le centinaia di riletture mi accorgo che piccoli dettagli sono simili a qualcosa di descritto in altri libri. Sarebbe allora da capire se il ricordo di quel libro ha influenzato la scrittura di quel dettaglio oppure se è stata semplicemente la mia fantasia ad averlo pensato.

    Impossibile darvi una risposta certa. La letteratura è fatta di continue contaminazioni, volute e non.

    • Daniele Imperi
      7 marzo 2017 alle 14:41 Rispondi

      Finché sono solo dettagli è un conto, ma quando l’ispirazione è forte, allora il rischio è scopiazzare.

  20. Alexis
    7 marzo 2017 alle 19:02 Rispondi

    “Ciò che è stato sarà
    e ciò che si è fatto si rifarà;
    non c’è niente di nuovo sotto il sole.
    C’è forse qualcosa di cui si possa dire:
    «Guarda, questa è una novità»?
    Proprio questa è già stata nei secoli
    che ci hanno preceduto.”
    Salomone nel libro dei Proverbi
    Diciamo che anch’io come i commentatori precedenti sono d’accordo con tutto ciò che dici.
    Capita spesso di prendere spunto da altre idee e poi ricopiarle, anche se inconsapevolmente il più delle volte. Tutto ciò che si scrive in qualche modo è già esistito prima. Inoltre, c’è da dire che noi siamo delle vere macchine da ricostruzione, nel senso che assorbiamo molto da altre persone e facciamo spesso nostre idee dateci da altre persone, per poi rielaborare il tutto e fare una ricostruzione personale ma sempre derivata da altre idee.

    • Daniele Imperi
      8 marzo 2017 alle 08:20 Rispondi

      Salomone è stato previdente :)
      Sono d’accordo, oggi rielaboriamo parecchie idee altrui.

  21. Mirko
    16 marzo 2017 alle 12:56 Rispondi

    Ciao Daniele, è molto interessante ciò che scrivi su questo articolo. Io penso che le idee che scaturiscono dalla nostra mente, per la scrittura di un romanzo, sicuramente fanno parte del nostro bagaglio personale e di un nostro modo di creare i mondi come desideriamo.

    • Daniele Imperi
      16 marzo 2017 alle 13:07 Rispondi

      Ciao Mirko, grazie.
      Penso lo stesso: esperienza personale e poi originalità nel creare. Questi dovrebbero essere gli strumenti di cui servirsi per scrivere.

  22. Angelo F.
    31 marzo 2017 alle 09:38 Rispondi

    Ciao, Daniele.

    Quello che dice Palombaro, capita spesso anche a me: scrivo un racconto poi magari a distanza di mesi scopro un romanzo o un film che io assolutamente non conoscevo e che ha sfruttato un’idea simile.
    Molte idee sono nell’aria (magari nascoste in notizie, evoluzioni tecnologiche ecc.) e questa convergenza involontaria è molto più probabile di quanto non sembri a prima vista.

    • Daniele Imperi
      31 marzo 2017 alle 10:15 Rispondi

      Ciao Angelo, benvenuto nel blog. Le idee infatti possono anche essere comuni a più persone, non per forza si tratta di copiare.

  23. Skorpio
    31 marzo 2017 alle 15:38 Rispondi

    Inventare ormai è arduo. Tanto vale scopiazzare. Si risparmiano energie che possono essere impiegate per un editing decente. Il fantasy innovativo è un paradosso: trova l’arma terminale e ammazza il boss. Tutti così. Si potrebbe scrivere un romanzo sul pungitopo rosso alimentato a batterie alcaline ma mi pare una scelta azzardata.

    • Daniele Imperi
      31 marzo 2017 alle 15:50 Rispondi

      Ciao, benvenuto nel blog. Sul fantasy siamo d’accordo, ormai ne leggo pochissimo e raramente.

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