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7 contenuti scomodi da pubblicare nel blog

Contenuti scomodi da pubblicare nel blog

Scrivere e pubblicare ciò che si aspettano i lettori o spiazzarli pubblicando qualcosa che li lasci a bocca aperta? Entrambe le cose, direi.

Oggi parlo di contenuti che mettono un po’ di peperoncino nel blog, non piccanti nel senso comune del termine, ma contenuti che non tutti vorrebbero leggere, perché davanti a certi argomenti c’è la tendenza a voltare le spalle, a non curarsene, a preferire che non venissero pubblicati.

Ma prima di tutto un blogger deve essere se stesso, dunque deve anche pubblicare contenuti scomodi. Libertà totale nella scrittura, e anche nella lettura: se non vi va di leggere certi articoli, non leggeteli.

L’elefante nella stanza

L’elefante nella stanza
È impossibile non notare un elefante in una stanza.

Forse da noi questa metafora inglese è quasi sconosciuta. Si tratta di una verità ovvia e ignorata, o un problema evidente di cui nessuno vuole discutere.

L’espressione risale al1814, quando il favolista Ivan Andreevich Krylov scrisse una fiaba su un uomo che in un museo notava ogni sorta di piccole cose, ma non notò un elefante.

Qui siamo di fronte, dunque, a contenuti imbarazzanti, che si preferisce ignorare, perché considerati tabù. Ma sono sotto gli occhi di tutti, sono lì, ce li abbiamo magari di fronte ogni giorno, ma preferiamo non dargli spazio.

Chi ha il coraggio di parlare apertamente di un elefante nella stanza?

La tecnica dell’esca

Link baiting
O, in gergo tecnico, link baiting. Tecnica usata un tempo per la cosiddetta link building, poi soppiantata dalla più moderna e utile link earning. Forse è il caso, per chi non è del “mestiere”, dare qualche significato.

  • Link building: piazzare link qui e là verso il proprio sito, spesso e volentieri in modo indiscriminato. Un tempo più link in entrata si avevano e meglio era. Adesso i link devono essere contestuali e di qualità. Tempo richiesto: il tempo tecnico per chiedere a qualcuno di linkare, per inserire il sito nelle directory, per scrivere una recensione del proprio sito e pubblicarla nei siti appositi, per scrivere guest post e articoli di article marketing linkando pagine del proprio sito.
  • Link baiting: adescare il lettore creando contenuti scomodi, come quelli illustrati in questo post. Blogger e utenti parleranno di quei contenuti e il blogger guadagnerà link in entrata da blog e forum. Parlate anche male di me, basta che ne parliate.
  • Link earning: guadagnare link in entrata creando contenuti utili per i lettori. Tempi richiesti: lunghi. Ma quei link, oggi, sono quelli che valgono di più.

Il fatto è che il web, non a caso, è dipinto come un grande oceano e gli utenti – i naviganti – amano le acque tranquille. Un contenuto scomodo agita quelle acque, sconvolge la normale navigazione, attira su di sé gli sguardi di tutti. E gli accessi al sito aumentano.

Ma possono anche arrivare le defezioni, com’è accaduto quando ho pubblicato il post sui libri peggiori che ho letto: un lettore ha tolto il mio blog dai suoi preferiti, ma io continuo a campare lo stesso. Quello, però, non è un post scritto con l’intenzione di fare link baiting o di creare un contenuto scomodo, anche se alla fine è un contenuto scomodo, perché critica in modo negativo libri che a molti sono piaciuti.

Il Bastian contrario

Bastian contrario
Presente. Mi sono accorto da tempo di essere un Bastian contrario. Dalla nascita, praticamente. Tutti facevano una cosa e io il contrario di quella. Se tutti pensano bianco, io penso nero. E così via. È nell’animo essere un bastian contrario. Non potete improvvisarvi tale.

Io cerco di esserlo con cognizione di causa. Tutti a osannare Google Plus e io ne ho parlato male, tanto per fare un esempio. Tutti sono su Facebook e io mi sono cancellato, definitivamente e senza ripensamenti.

Forse è nel mio carattere trovare sempre il lato negativo delle cose. È così, anzi lo è sempre stato. Bisogna essere ottimisti, ma io riesco solo a essere pessimista patentato.

Certo, non si può impostare un blog sul “bastiancontrarismo”, altrimenti facciamo fuggire i lettori la prima settimana. Né si possono scrivere articoli “bastian contrari” solo per attirare l’attenzione.

Ma, mi domando, dobbiamo per forza essere d’accordo con la maggioranza? Dobbiamo per forza uniformarci a un pensiero unico, spersonalizzandoci?

Non toccate i guru!

Guru
I guru (o influencer, come vengono chiamati oggi, o – peggio ancora – leader di pensiero) non sbagliano mai. Ricordatevelo. Non potete confutare ciò che ha detto o scritto un guru. È una battaglia persa, perché non ammetteranno mai di aver sbagliato.

Come i capi di governo. Neanche loro sbagliano mai. Neanche loro ammettono mai di aver sbagliato. Neanche se gli mostri un video come prova, perché sanno rigirare la verità per cadere sempre in piedi.

I guru fanno lo stesso: sono i capi di governo di un settore professionale. Se ammettessero di aver sbagliato, di aver scritto una scemenza, cosa penseranno i loro clienti? Perderanno fiducia e i guru perderanno credibilità.

In passato ho criticato alcuni guru e il risultato è stato spesso un silenzio stampa. O una frittata rigirata.

Idee all’avanguardia

Idee all’avanguardia
Le idee innovative spaventano sempre, ma è con quelle che un blogger può fare la differenza, può distinguersi dagli altri. Creare qualcosa di nuovo, di inesistente nel proprio settore di competenza farà senza dubbio emergere il blog.

Le idee all’avanguardia possono essere anche idee scomode, perché rendono obsolete quelle precedenti.

Quando fu inventata l’automobile, a chi interessava più usare carro e buoi per spostarsi? Quando nacquero gli smartphone, a chi interessavano più i normali cellulari? E quando nacque la posta elettronica, le lettere cartacee non sono forse diminuite?

Un’idea innovativa fa sembrare sorpassato tutto ciò che si usava prima. Anche il self-publishing è un’idea innovativa, anche se per ora non spaventa l’editoria tradizionale. I social media sono stati un’idea innovativa, ma il blogging resiste – e forse resisterà per sempre.

Recensioni negative

Recensioni negative
Quando si crea un prodotto, quando si pubblica un libro, ci si aspetta buone recensioni. Anzi, si spera in buone recensioni.

Tutti sono in grado di scrivere una recensione positiva, ma pochi hanno il coraggio di scriverne una negativa. Le recensioni negative stroncano il prodotto: ma è davvero così? No, secondo me no.

Una recensione negativa, se ben scritta, mette in luce le lacune di un libro e l’inefficienza di un qualsiasi prodotto. Queste recensioni, però, restano contenuti scomodi, perché di sicuro porteranno a critiche, antipatie, defezioni, ripicche.

Sfatare i miti

Sfatare i miti
In ogni settore esistono dei miti, credenze che durano nel tempo, che si radicano nella nostra mente e diventano pian piano dei dogmi. Anche nella scrittura esistono miti e io li ho sfatati tempo fa.

Segnatevi quali sono i miti nel vostro campo di competenza e sfatateli. Se sono da sfatare, ovvio.

Pensate a a quanti miti esistono sui social network e sul self-publishing.

Perché sfatare un mito? Perché è tale, ecco perché. Il più delle volte un mito è decontestualizzato. È giusto dire che in un romanzo bisogna sempre rispettare la grammatica? No e Mark Twain ce l’ha dimostrato con Le avventure di Huckleberry Finn.

Avete mai pubblicato contenuti scomodi nel vostro blog?

27 Commenti

  1. Serena
    1 dicembre 2016 alle 07:36 Rispondi

    Non saprei. A volte penso di essere scomoda per il solo fatto di esistere XD. Di certo mi sforzo di argomentare meglio che posso qualsiasi cosa debba dire; non ho mai pensato ad usare in modo consapevole un contenuto scomodo. Bell’articolo 😊

    • Daniele Imperi
      1 dicembre 2016 alle 12:49 Rispondi

      Ah, se è per quello anche io mi reputo scomodo per il fatto di esistere :D
      Non ho usato neanche io un contenuto scomodo apposta, anche perché penso non venga fuori un buon contenuto. Meglio scriverlo in modo spontaneo.

  2. Monia
    1 dicembre 2016 alle 07:55 Rispondi

    Già mi immagino “siate scomodi” come nuovo motto da sbandierare.
    Meno male però che il proprietario di questo blog e i suoi blupennuti conoscono la differenza tra la reale capacità di andare oltre un ordine di idee precostituito (per cercarne uno migliore, dal caos a un nuovo assetto) e il conformismo dell’anticonformismo a tutti i costi.

    Il mio modo preferito di essere scomoda? Ma le idee all’avanguardia, naturalmente!

    • Andrea Torti
      1 dicembre 2016 alle 10:47 Rispondi

      “Il conformismo dell’anticonformismo” – proprio così: ormai ci sono sempre più “polemici” di professione, persone che pensano soltanto a come scandalizzare il prossimo, a tutti i costi.

      • Daniele Imperi
        1 dicembre 2016 alle 12:51 Rispondi

        La polemica a tutti i costi non paga, ti fai solo crescere la bile senza ottenere nulla.

    • Daniele Imperi
      1 dicembre 2016 alle 12:51 Rispondi

      Il conformismo dell’anticonformismo mi piace :)
      Immaginavo ti piacessero le idee all’avanguardia. Calamo è un blog all’avanguardia.

  3. Nuccio
    1 dicembre 2016 alle 08:30 Rispondi

    Certe volte basta una parola interpretata male per provocare una reazione indignata. Ma dov’è la verità? Semplicemente non esiste. Come non esiste la corsa al nuovo, al diverso, al fuori delle righe. La provocazione è all’ordine del giorno, ma è sempre vero che sia una provocazione? Sconcertante resta l’uomo, il suo cervello, la sua psiche(é). E siamo immersi in un’onda che non possiamo governare. Ho lanciato la lenza, vediamo chi abbocca?!

    • Daniele Imperi
      1 dicembre 2016 alle 12:52 Rispondi

      Molti vedono provocazioni dappertutto, anche questo bisogna dire.

  4. Elena
    1 dicembre 2016 alle 08:53 Rispondi

    Ciao Daniele, bell’articolo. Diciamo che si, a volte scrivo contenuti scomodi, non è che io li cerchi, vengono da soli, In fondo non si apre un blog per dire la propria? Questo articolo mi ha fatto ripercorrere alcuni errori che all’inizio della mia esperienza da blogger ho commesso. All’inizio stavo attenta agli influencer, ai guru, a non irritare le persone. Oggi mi sento più libera di esprimere le mie opinioni. Ho fatto anche io l’errore di infilare qua e là link ai miei articoli (se andate in rete è pieno di blogger che addirittura lo suggerisocno come una pratica per farsi strada nel web) ma ne sono molto pentita. Non tanto per posizionamenti SEO o robe del genere, quanto al fastidio che essi provocano, ottenendo l’effetto spesso opposto! All’inizio cercavo la popolarità come se fosse un’urgenza e poi mi sono accorta che la reputazione, sul web, come nella vita, è cosa lunga e tutta da conquistare. Insomma, sono cresciuta. C’è solo una cosa su cui dissento: trovo che siano tutti molto disponibili ad elargire giudizi e critiche o recensioni negative come le chiami tu, specie su chi scrive. Spesso sono totalmente gratuiti, perciò inutili per chi li fa e chi li riceve. Io stessa ho criticato progetti molto importanti e molto in voga nella mia città, come il Salone del Libro,e in effetti ho pestato qualche callo. Ho dalla mia il fatto che ho sollevato questioni ma fatto anche proposte. Magari inadeguate, ma sempre proposte. Persino sulle case editrici (mentre ne ho una anche io, e in rete si trova un sacco di gente che parla di cose che capitano ad altri) La nostra credibilità si misura su come possiamo e sappiamo metterci in gioco. Giocando il nostro.

    • Daniele Imperi
      1 dicembre 2016 alle 12:55 Rispondi

      Grazie, Elena. Sì, si apre un blog per dire la propria e bisognerebbe avere il coraggio di dirla sempre, anche quando è scomoda.
      Riguardo alla popolarità, anche io ho piazzato link qui e là in passato. Adesso neanche più condivido i miei post sui social.
      Una recensione negativa dovrebbe essere obiettiva e professionale, altrimenti è facile scriverla.

  5. Andrea Torti
    1 dicembre 2016 alle 10:48 Rispondi

    Mi trovo pienamente d’accordo – un po’ di “pepe” serve, ma impostare il proprio approccio sulla provocazione a tutti i costi è controproducente: quanti blogger ho “abbandonato” proprio per questo motivo!

    • Daniele Imperi
      1 dicembre 2016 alle 12:55 Rispondi

      Li ho abbandonati anche io in passato. C’era solo veleno.

  6. Maria Teresa Steri
    1 dicembre 2016 alle 10:58 Rispondi

    Mi sembra che per i lettori sia tutto molto relativo, anche se le tipologie che hai citato sono generalmente scomode. Ultimamente ho avuto alcune defezioni dopo aver pubblicato delle presentazioni di libri e ne sono stata amareggiata perché mi sembra assurdo che qualcuno le possa trovare fastidiose.
    In linea generale non pubblico cose scomode (o almeno non credo), ma in passato mi è capitato di parlare male di libri e questo ha suscitato qualche irritazione dai “fan” dell’autore o da chi non ama le recensioni negative. Invece personalmente trovo fastidioso quando un blogger usa di proposito temi scomodi per attirare l’attenzione.

    • Daniele Imperi
      1 dicembre 2016 alle 12:57 Rispondi

      Sei sicura che ti abbiano abbandonato a causa delle presentazioni di libri? Magari hai rifiutato il loro :D
      I fan degli autori sono più terribili degli autori, secondo me. Guai a toccare il loro dio.
      Usare temi scomodi per attirare l’attenzione è fastidioso anche per me.

  7. MikiMoz
    1 dicembre 2016 alle 11:37 Rispondi

    Non so se ne ho pubblicati, ma credo di sì agli occhi degli altri, perché di recente mi è stata posta da più persone la stessa questione: dicono che lascio trasparire idee estremiste XD
    Non so, io semplicemente scrivo quel che voglio senza calcolo: se un film è brutto, lo dico spiegando i miei perché.
    Se odio qualcuno lo dico e basta e così via, come lo direi al bar :)

    Moz-

    • Daniele Imperi
      1 dicembre 2016 alle 12:58 Rispondi

      Miki, tu pubblichi sempre post scomodi :D
      Lasci trasparire idee estremiste perché sei estremista, stacce :D
      Scherzi a parte, chi entra nel tuo blog sa già che aria tira, quindi è un problema suo se trova scomodo qualcosa.

      • MikiMoz
        1 dicembre 2016 alle 15:10 Rispondi

        Quello sì, difatti sotto ogni post (nel blog visualizzabile su pc) c’è il mio profilo dove è scritto: s******, snob, classista, sessista, razzista.
        Così metto le mani avanti e evito rompimenti di palle, che pure ci sono stati (femministe e estremisti gaypride… XD)

        Moz-

        • Daniele Imperi
          1 dicembre 2016 alle 15:25 Rispondi

          I rompiscatole li troverai sempre, anche se non scrivi quello che hai scritto tu :)

          • MikiMoz
            1 dicembre 2016 alle 15:53

            C’è bisogno pure di loro, sennò come mi si alza (lo share, intendo)? ;)

            Moz-

  8. Andrea
    1 dicembre 2016 alle 14:35 Rispondi

    Ho letto quest’articolo veramente con piacere.
    C’è poco da dire, come hai detto è necessario, anzi, è indispensabile essere se stessi; azione che secondo me ripaga sempre. E, per essere se stessi è indubbio l’atto della sincerità, proprio in direzione di sé e degli altri. Non si può essere in accordo o in disarmonia con tutti o con nessuno, e per questo chi ha il coraggio e la sanità mentale di essere se stesso partorirà sempre dei contenuti scomodi. Chiaramente, chi più chi meno.
    Sul blog a cui partecipo per il momento non sono presenti molti argomenti scomodi, non ancora, in futuro c’è ne saranno a bizzeffe :)
    Anche se a dire il vero, secondo me sono molto comodi, e non so perché vengano considerati scomodi.

    • Daniele Imperi
      1 dicembre 2016 alle 15:26 Rispondi

      Grazie.
      Quando sei sincero, finisci sempre per urtare la (eccessiva) sensibilità degli altri. O forse è meglio chiamarla permalosità? :)

      • Andrea
        1 dicembre 2016 alle 19:36 Rispondi

        Sicuramente permalosità.

  9. Barbara
    1 dicembre 2016 alle 15:02 Rispondi

    Temo di essere troppo giovane, come blogger, per essere riuscita a toccare contenuti scomodi. Ho evitato la solita partita scapoli-ammogliati quando ho scritto di quanto è difficile pubblicare un libro, spiegato ad un lettore, trattando editoria tradizionale, self e EAP (a qualche lettore ho aperto gli occhi sull’EAP, non sapevano che ci fosse chi paga per essere “pubblicato”). Sull’articolo delle figure professionale dell’editoria pure nessuno scandalo nel dire che un professionista per essere definito tale deve avere un curriculum che lo prova. Forse scrivo troppe ovvietà! :P
    Le recensioni negative per me devono essere motivate. Dire che un libro fa schifo senza motivazione non ha senso, io chiedo cosa e dove del libro si ritiene scritto male. Se la persona mi risponde che non l’ha letto m’i******. Se non piace il genere, non è colpa del libro ma questione di gusti personali. E un gusto personale non è sufficiente per una stroncatura, soprattutto poi da parte di una persona che conosce le fatiche della scrittura.
    …ma i guru sono quelli di chichichi cococo guru guru guru qua qua?? :D

    • Daniele Imperi
      1 dicembre 2016 alle 15:30 Rispondi

      Alle volte anche scrivendo ovvietà si può essere scomodi :D
      Una volta in un newsgroup dissi che un vero grafico usa il Mac e non Windows e uno mi disse che rischiavo di essere denunciato dai grafici che usavano Windows…
      Se non piace il libro, c’è poco da fare. Ma ovviamente tutte le critiche vanno motivate. Ecco perché non mi faccio incantare dalle recensioni su Amazon: la maggior parte sono giudizi troppo soggettivi.
      I guru sono proprio quelli! ::D

  10. Parolefritte
    2 dicembre 2016 alle 22:20 Rispondi

    Buonasera, in realtà non ho da commentare nulla ma solo da imparare. Ho aperto da 20 giorni un blog che racconta di me e del mio mondo, e tutto sommato la cosa mi diverte. È un blog-Golb che non mira a voler essere nulla di altezzoso, ce ne son fin troppi…Mi chiedevo se avesse voglia di dare uno sguardo giusto per darmi un’opinione cosa che apprezzerei tantissimo. La avviso sin da subito, non ha nulla di speciale e non incarna la perfezione dei Bloggers in abito da sera. Al momento la ringrazio e mi scuso per il disturbo. Volesse farmi visita le sarei davvero grata.

    • Daniele Imperi
      4 dicembre 2016 alle 08:31 Rispondi

      Prima di tutto dovresti scrivere nella testata il nome del blog, quindi Parole fritte e non l’indirizzo web. Informazioni è troppo freddo come nome, in un blog ci vuole un “Chi sono”, con tanto di nome nel testo.
      La neve che cade… andava di moda anni fa :)
      Leggi i miei articoli nella barra laterale: è un elenco inutile, perché nessun titolo è linkato. L’indirizzo email in chiaro è pericoloso, rischi di trovarti la casella di posta piena di spam.
      Il link Parole fritte nel menu porta a una pagina di errore. Il link Blog a una pagina vuota.
      Queste le prime impressioni.

  11. Luisa
    2 dicembre 2016 alle 23:54 Rispondi

    Che dire , vi leggo volentieri.
    Bastian contrario…o controcorrente , presente , ditemi dove andate così vado dall’altra parte :-)

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