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Stai creando contenuti interattivi?

Contenuti interattivi
Quando ho letto il post di Riccardo Esposito, la scorsa settimana, in cui parlava di come i quotidiani online siano poco social, ho ripensato a tutte le volte in cui non ho potuto interagire sui siti dei colossi. Ma questa è una storia che avanti da anni, tanto che ho elaborato una mia teoria: più l’azienda è grande in Italia, più il suo sito è innavigabile e pieno di lacune.

Quello che ha rilevato Riccardo è quanto ho riscontrato anche io navigando in quei siti, specialmente in quelli dei quotidiani:

  • impossibilità a commentare senza essere registrati
  • assenza di link, se non verso pagine interne al sito
  • pessima impaginazione del testo

Ok, non succede su ogni sito dei giornali nostrani, ma sui principali ho visto che è così. Perché accade questo?

I contenuti online dei quotidiani restano offline

Il social web comporta una conversazione, un continuo rimando tra gli attori della comunicazione. Sui quotidiani online non c’è spazio per questi principi, non c’è interesse. Non c’è desiderio. Riccardo Esposito in Quotidiani online: perché sono poco (ma davvero poco) social?

C’è una barriera difficile da abbattere. C’è un modo di comunicare univoco: io, quotidiano, scrivo e tu, lettore, leggi. Il resto non conta. Il quotidiano online riproduce esattamente l’esperienza del lettore offline: compri il giornale in edicola, leggi l’articolo e lo commenti al massimo con un amico. O te ne stai a rimuginare per conto tuo. In questo i siti dei quotidiani hanno svolto un lavoro perfetto. Peccato che siamo nel web.

I contenuti devono migliorare l’esperienza dell’utente

Gestire i contenuti come i nostri quotidiani indica secondo me un approccio sbagliato alla rete, ma anche un egoismo nei confronti degli utenti. Se citi una qualsiasi fonte, perché obbligare il lettore a digitare quel nome e cercarlo con un motore di ricerca? Senza contare che un disabile costretto a usare un browser vocale si trovi ancor più in difficoltà.

Qual è lo scopo dei contenuti? Il content marketing non si misura soltanto con la creazione di contenuti di valore, utili, originali per fidelizzare utenti e trasformarli in potenziali clienti. Anche la fruizione dei contenuti gioca un ruolo fondamentale.

Non ho più letto quei quotidiani online. E questo significa che non mi ha perso soltanto il sito, ma anche la stessa testata giornalistica. La mia esperienza nel fruire quei contenuti è stata pessima, perché non ho potuto interagire.

Come creare contenuti interattivi

[..] personalmente, considero interattivo anche un “comune post”. Valentina Falcinelli

L’interattività non si misura solo con una tecnologia che permette all’utente di gestire quel contenuto, ma anche con piccoli dettagli e accorgimenti che migliorano la sua esperienza di navigazione e, quindi, di fruizione dei contenuti.

  • Link esterni: sono risorse importanti per gli utenti. Il sito non ci perderà nulla a linkarne un altro. I link sono l’anima del web, perché senza link non ci sarebbe neanche il web. È una rete, no? Che senso ha una rete senza punti di contatto?
  • Commenti: come nei blog sono la forza di un sito, perché ne permettono la crescita. Basta creare una policy per i commenti, se proprio si temono scherzi della concorrenza o utenti ignoranti. La registrazione al sito blocca però la discussione.
  • Video: come diceva Riccardo nel suo post, perché scaricarli? Il lettore che andrà su Youtube cliccando sul video non è un lettore perso. È un lettore che grazie a quel contenuto ha potuto usufruire di un altro.
  • Impaginazione del testo: su questo punto sono molto esigente. I giornali online hanno un’impaginazione che resta quasi fedele alla carta stampata. Ma, ripeto, qui siamo nel web, non in una tipografia. I professionisti della parola devono saper scrivere contenuti per il web, altrimenti la lettura di quegli articoli diventa difficoltosa e lenta. Un’impaginazione che segua le regole della scrittura online fa risparmiare tempo ai lettori e permette loro di leggere altri articoli. Prolunga, quindi, la loro permanenza sul sito.
  • Linguaggio: bisogna scrivere per parlare direttamente alle persone. La scrittura di un articolo giornalistico online deve avere un duplice effetto: quello di comunicare un messaggio – che sia informazione, critica, cronaca, ecc. – e quello di coinvolgere il lettore e spingerlo a continuare la lettura di altri articoli. Anzi, gli effetti sono 3, perché il lettore dovrà iscriversi alla newsletter.

Quanto di tutto questo accade nei siti dei nostri quotidiani? E quanto in altri siti di grosse aziende?

Risorse

State creando contenuti interattivi?

Voi, blogger e copywriter, sicuramente sì. Ma potete raccontare le vostre esperienze nel leggere i contenuti dei siti? Quali sono state pessime e snervanti a causa di una vecchia mentalità e, anche, di un’ignoranza del mezzo di comunicazione?

11 Commenti

  1. Alessandro Pozzetti | APclick
    12 marzo 2014 alle 09:14 Rispondi

    Mettendo da parte un attimo i quotidiani, il problema principale, in Italia, è sempre quello: le aziende non investono nella loro immagine, nella comunicazione e nel web.
    Quelle che lo fanno sono per lo più PMI e professionisti come noi.

    Poi, con l’arrivo di piattaforme “fai da te” come 1&1, ciao…si inventano dei capolavori di cui ne vanno pure fieri.

    • Daniele
      12 marzo 2014 alle 14:48 Rispondi

      Sì, purtroppo hai ragione. Le piattaforme che ti permettono di avere un sito in pochi minuti non le sopporto proprio.

  2. MikiMoz
    12 marzo 2014 alle 11:50 Rispondi

    Ciao Dani!
    Di certo io odio gli impedimenti.
    Odio il “il tuo commento è in attesa di moderazione” perché non mi permette l’immediatezza di rettificare, o aggiungere, o anche solo l’interagire non solo col padrone ma anche con gli altri utenti.
    Si perde moltissimo, in questo modo, e in un mondo velocissimo e fulmineo che l’adesso è già vecchiume, no… non può esistere questa cosa.

    L’impossibilità di commentare poi è davvero la pietra tombale del web.

    Altri esperienze snervanti sono l’uso smodato dello scroll, che ora per fortuna quasi nessuno mette più; i numerosi pop-up e per finire quei siti dove non è istintivo e immediato trovare i bottoni come “forum”, “share”, “sezione tizio”, “sezione caio”.

    Moz-

    • Daniele
      12 marzo 2014 alle 14:51 Rispondi

      Ciao Miki,

      io la moderazione la metto solo per chi commenta la prima volta. Mi dispiace ma è l’unico modo per impedire lo spam. Se invece ogni volta che commento è così, allora perdo la pazienza.

      Che intendi per uso smodato dello scroll?

      La navigazione deve essere ben visibile e intuitiva al massimo. Qui hai trovato problemi?

      • MikiMoz
        12 marzo 2014 alle 19:11 Rispondi

        No, non ho problemi qui tranne che se visualizzo dal telefono (mi si accavallano delle cose).
        Un problema che riscontro coi commenti wp è invece che prima o poi non s può più fare il reply e se li guardo dal tel escono in box oblunghi, che alla lunga si riducono così:
        ci
        ao
        Dan
        iele!
        Come
        stai?
        Vole
        vo dir
        ti che
        per
        me
        asso
        migli
        a San
        dokan!

        Insomma, lasciateli perdere ‘sti WP et similia :p

        Moz-

        • Daniele
          13 marzo 2014 alle 07:32 Rispondi

          Questo è strano, perché il sito è responsive e io dal mio cellulare lo vedo bene. Per quanto riguarda i commenti, credo si possa risolvere la questione del “reply”, ma in ogni caso ogni risposta restringe il campo, quindi anche se responsive alla fine lo vedresti molto ristretto.

          • MikiMoz
            13 marzo 2014 alle 11:54

            Ecco, ad esempio non ho potuto leggere questa tua risposta fino a che non mi sono messo al pc. Al cellulare era impossibile… ma è il male di WP e simili…! :p

            Moz-

  3. Riccardo Esposito
    12 marzo 2014 alle 16:49 Rispondi

    Ciao Daniele, ti ringrazio per la citazione.

    Aggiungo che il menefreghismo dei quotidiani si espande e raggiunge il mondo dei social. Un mondo in cui non interagiscono ma, in alcuni casi, propongono contenuti a dir poco balordi. Un esempio su tutti: Il Messaggero.

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