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5 consigli per una scrittura migliore

5 consigli per una scrittura migliore Possiamo scrivere meglio? Sicuramente. Il bello è che più si scrive e più si migliora e più si scoprono errori e brutture del testo, ma anche metodi più funzionali per evitarli, individuarli e correggerli. Dalla scrittura e dalla revisione del mio libro sul blogging ho potuto trovarne tantissimi e in questo post parlo di come li ho corretti, di come, anzi, ho migliorato il mio testo.

1 – Lʼerrore delle continue riletture e lʼimportanza della scrittura di getto

Se cʼè un vizio che non riesco a togliermi, è di rileggere ogni pezzo che scrivo, ogni paragrafo svariate volte, rallentando il flusso di pensieri e quindi la scrittura stessa. Da qualche parte consigliavano di scrivere senza badare agli errori di battitura, che si possono correggere dopo.

E avevano ragione. Una volta ho provato a scrivere un post in quel modo e in effetti la scrittura è stata velocissima. Correggere in continuazione blocca la mente, che rischia di perdere idee e pensieri. Lʼho provato più volte. Ho dovuto perdere tempo a riprendere il filo del discorso.

Anche rileggere ogni frase, ogni periodo che si scrive ci fa perdere una montagna di tempo. Non so quanti di voi lo facciano, ma per me è unʼabitudine dura a morire. Scrivendo questo post ho provato a cambiare metodo e infatti il testo appare ora pieno di segni rossi del correttore automatico, ma almeno sto scrivendo rapido come un fulmine.

Perché scrivere di getto è così importante? Non è solo una questione di tempo, secondo me, ma anche di purezza della scrittura e di qualità. Lʼidea ha bisogno di essere fissata subito su carta, senza attese, senza aggiustamenti.

Conosciamo tutti il detto di scrivere ubriachi e fare editing da sobri. Per me significa questo: scrivere con lʼebbrezza della velocità e di tutti gli errori che si porta dietro e poi rileggere e correggere con calma.

2 – Principi di correzione delle bozze

Revisionare il mio libro mi ha insegnato tanto. Ho scoperto che errori e lacune si possono nascondere ovunque. Non sempre è facile trovarli. Sarebbe bello avere uno o più lettori con cui collaborare, leggersi a vicenda post e racconti e darsi suggerimenti e critiche.

Come si corregge la propria scrittura? Quando scrivo un post, non ho tempo per una revisione maniacale, ma secondo me non ha nemmeno senso per un blog, viene quasi a perdersi lʼimmediatezza del mezzo e la spontaneità del discorso.

Per un romanzo ogni capitolo andrebbe stampato e riletto, quindi corretto e poi riletto ad alta voce.

Cʼè qualcuno che rilegge il testo al contrario, ma davvero funziona? In un certo senso sì, perché permette di sicuro di scoprire parole inesistenti ed errori gravi, ma altri tipi di errori possono saltare. Per esempio, leggendo al contrario, possiamo non notare che una parola al singolare ha un articolo al plurale.

In questo post scritto velocemente senza rileggere e correggere dovrò sistemare tutte le parole incomprensibili, là dove i segni rossi mi hanno evidenziato lʼerrore, ma quelli sono errori macroscopici, sicuramente è partito anche qualche singolare o qualche punteggiatura.

3 – Il concetto di self-editing

Da non confondersi con lʼediting vero e proprio. La mia revisione è stata quasi una sorta di self-editing. Non ho tenuto conto del consiglio di Stephen King di tagliare un 10%, perché secondo me è un consiglio che vale solo in certi casi.

Io ho tagliato, è vero, ma ho anche aggiunto dove mancava qualcosa, ho riscritto da capo dei pezzi, ho spostato dei capitoli, ne ho aggiunti altri, ho scovato ripetizioni varie, ho eliminato avverbi, ho migliorato il suono delle frasi e aggiustato i vari accostamenti di parole.

Un altro mio vizio è di iniziate frasi con le congiunzioni “e” e “ma”. Lo faccio spesso, ma non sempre è corretto. In alcuni casi ci può stare, la “e” a inizio frase sembra dare più enfasi alla frase.

Lʼenfasi è un altro elemento della scrittura che bisogna controllare. Ho visto che, spostando alcune parole, lʼenfasi migliorava, il concetto sembrava più chiaro e diretto.

4 – Uso delle subordinate

Se da una parte possono essere funzionali al periodo, specialmente se poste allʼinizio, dallʼaltra rischiano di rendere il periodo ingarbugliato e incomprensibile. Il pericolo di allungare il brodo è sempre dietro lʼangolo.

Io mi pongo sempre una domanda: è necessario iniziare la frase con una subordinata? Non sarebbe meglio metterla successivamente? In quei casi scrivo la frase in due modi, la rileggo e scelgo quella che suona meglio.

5 – Uso e significati delle parole

Non ha senso scrivere “orchestra a più voci”, né tanto meno “monologo a una sola voce”, eppure è quello che ho scritto io e, pur con tutte le riletture fatte, soltanto quando ho stampato il manoscritto mi sono reso conto di quelle oscenità.

Fra dizionari e sinonimi ho controllato svariate parole, per scegliere quelle migliori. È davvero quella la parola giusta? Riassume il concetto che voglio esprimere? Starebbe meglio un sinonimo? Suona bene nel contesto?

Un testo andrebbe riletto frase per frase, ognuna presa singolarmente, separata dal resto, incollata in un nuovo documento e riletta così, isolata in un mare di bianco, analizzata parola per parola.

11 errori comuni nella scrittura

  1. Avverbi: se esistono, significa che servono. Ma troppi avverbi in una pagina suonano male, riempiono il testo di tanti “-mente” che stonano come una poesia scritta da un analfabeta.
  2. Rime: sono facili da creare, bastano due participi passati a poca distanza uno dallʼaltro.
  3. Ripetizioni: facili da trovare, basta un “Cerca e sostituisci” nel programma di scrittura e un click sul colore del carattere. Scegliete il rosso e, se la pagina si colora di sangue acceso, allora cʼè qualcosa da cambiare.
  4. Pronomi: ho scoperto che tendo a usare parecchi pronomi relativi (“che”) e pronomi possessivi (“vostro”). Suonano spesso ripetitivi nella pagina. E si possono eliminare senza danneggiare il testo.
  5. Frasi fatte: facile cadere in questa trappola, perché fanno parte del nostro linguaggio parlato.
  6. Accenti: si sbagliano sempre quelli del verbo dare, fare, stare.
  7. Punteggiatura: siamo sicuri di sapere quando si usa la virgola? Cʼè chi ne usa poche e chi troppe.
  8. Apostrofi: i più bersagliati sono gli articoli indeterminativi. Cʼè parecchia confusione su quando vada usato lʼapostrofo e quando no.
  9. Sinonimi: sono sempre necessari? E davvero la parola che abbiamo scelto è il sinonimo giusto? Purtroppo non sempre è così.
  10. Tempi verbali e consecutio temporum: un altro errore frequente è quello di sbagliare i tempi. Se in una frase uso il passato remoto, devo continuare con quello. Scrivere “Ho letto questo libro e mi piacque” non è corretto.
  11. Individuare il soggetto: se scrivo “Lʼuomo entrò in garage. Puzzava di cacca di cane”, il verbo puzzare è ancora riferito a uomo. Questo è un errore che tendo a fare spesso. E voi?

Conclusione

Come avete migliorato la vostra scrittura revisionando i vostri manoscritti? E quali errori fate più di frequente?

37 Commenti

  1. Seme Nero
    11 febbraio 2015 alle 06:16 Rispondi

    E infatti te n’è scappato un altro: “…Non so quanti di voi lo facciamo…” ;)
    Scusa, non ho resistito.
    Proprio ieri, rileggendo un racconto pubblicato sul blog mi sono accorto di quanti strafalcioni fosse ancora disseminato, tra avverbi, ripetizioni (ho usato “adesso” tre volte in meno di dieci righe) e un paio di refusi. Oggi ho acquisito un minimo di tecnica e riesco ad evitare certi errori perché mi sono abituato a correggerli. Vorrei far notare quanto è importante far leggere i propri lavori da persone che sanno scrivere e imparare ad accettare i loro consigli, mettendo da parte l’orgoglio e fidandosi!
    Tra l’altro anch’io ho sentito l’esigenza di provare a scrivere di getto un testo che faticava a progredire. Ho sempre scritto racconti brevi o brevissimi e, avendo poco tempo a disposizione, correggere e rileggere il testo sul momento mi impediva di vedere progressi concreti: decisamente frustrante. Adesso colgo i frutti di questa tecnica e anche se avrò molto materiale su cui lavorare almeno la storia sarà già scritta. È comunque un bel traguardo e un aiuto mentale non indifferente.

    • Daniele Imperi
      11 febbraio 2015 alle 13:39 Rispondi

      Grazie, corretto :)
      Farsi leggere dagli altri è un bene, ma bisogna creare un gruppo fidato di lettura.
      Sulla narrativa dovrei provare anche io a scrivere di getto, senza stare a pensare se va bene quello che ho scritto prima.

  2. LiveALive
    11 febbraio 2015 alle 07:28 Rispondi

    Queste sono cose generali che riguardano la scrittura di quasi ogni testo. Ogni testo però ha pure tutta una serie di caratteristiche sue particolari, e di fatto ogni editing, per quanto ci siano molte ricorrenze, si basa su principi diversi dettati dalle particolarità del testo in questione. L’abilità di un editor naturalmente sta proprio in questo: non applicare bovinamente dei principi di base ma capire in ogni caso specifico quali idee è utile applicare. Questo riguarda naturalmente anche queste cose di base di cui hai parlato, perché, per esempio, evitare troppe ripetizioni e non forzare sinonimi inadeguati, ok: ma la ripetizione in Hemingway è una cosa, la ripetizione in Faulkner tutt’altra.

    Scrittura di getto o rilettura a ogni paragrafo? Be’, con me dipende dal testo. Credo comunque che delle pause si riflessione siano importanti. Perché il problema non è tanto la correttezza e il lasciar fluire le idee, quanto nel fatto che se non ti fermi magari alla fine ti accorgi che quell’idea all’inizio trasportata dal flusso non era gran cosa, e che è meglio cambiarla, e che cambiando quella devo cambiare anche tutto quello che viene dopo. Immagina per esempio se arrivato a fine libro mi accorgo che in effetti l’incidente scatenante era innaturale, e ora me ne è venuto in mente uno migliore… Che faccio, riscrivo tutto? Meglio pensarci prima.

    • Daniele Imperi
      11 febbraio 2015 alle 13:42 Rispondi

      Dipende dalla ripetizione.
      L’incidente scatenante dovresti pensarlo prima di scrivere il libro, non credi?

  3. Marina
    11 febbraio 2015 alle 08:11 Rispondi

    Quello che dici tu mi capita all’inizio: scrivere di getto, senza interruzione per non perdere il ritmo ed il flusso di pensieri. Però, dopo il punto, ho bisogno sempre di rileggere il periodo precedente per andare avanti, non riesco a farne a meno. (È quello che è accaduto anche adesso: dopo il punto ho riletto la frase prima del “però”). In genere la mia testa elabora molte subordinate e spesso mi sono trovata a correggere 4/5 righe di scrittura fitta che filava, sì, ma non dava respiro.
    Credo che chi scrive, prima o poi incappi nelle difficoltà della correzione, nelle minuzie che sfuggono e che devi essere bravo a scovare quando leggi e rileggi; l’esperienza con il mio libro mi è servita tantissimo: adesso sto più attenta, intercetto subito i refusi, non casco più negli errori su accenti e apostrofi. Mi rimane una mania, il perfezionismo: il testo può filare e non contenere sviste o errori, ma se, leggendo, avverto una stonatura (nell’uso del verbo, piuttosto che di un sinonimo) allora mi fermo e ricostruisco la frase da zero, se occorre anche più volte finché il suono non diventi musica per le mie orecchie. (A scuola consegnavo il compito all’ultimo minuto delle ore concesse, uscivo sempre per ultima: i compagni mi prendevano in giro, però poi io prendevo 10!)

    • Daniele Imperi
      11 febbraio 2015 alle 13:44 Rispondi

      Il problema è quello: quanto tempo perdi a rileggere il periodo ogni volta? Il perfezionismo è naturale, è una mania che ho anche io.
      Io invece prendevo 4 ai temi :)

  4. Salvatore
    11 febbraio 2015 alle 09:31 Rispondi

    Un post valido, complimenti. Anch’io correggo subito l’errore e curo il periodo mentre scrivo. Anch’io torno indietro a rileggere di continuo. In alcuni casi è funzionale, perché permette di chiarirsi le idee mentre vengono a crearsi dei vuoti nel discorso. In altri, invece, è solo ansia dovuto a una ricerca della perfezione che andrebbe posticipate, come dici tu, in fase di revisione. Io, ad esempio, se vedo qualche segno rosso, non riesco a proseguire. Mi deconcentra… Devo per forza correggerlo, per riprendere il filo del discorso. Tuttavia cerco di scrivere di getto la prima stesura. La prima revisione, per me, è sempre una riscrittura (tranne per i post), e la regola del 10% funziona sempre. :)

    • Daniele Imperi
      11 febbraio 2015 alle 13:45 Rispondi

      Grazie.
      Neanche io riesco a proseguire se vedo segni rossi, infatti, ma bisogna resistere. :D
      Vedremo se taglierò anche io nel romanzo, ma non ne sono sicuro.

  5. Francesco Magnani
    11 febbraio 2015 alle 09:55 Rispondi

    La mia scrittura è migliorata leggendo libri anche se vorrei leggerne di più, seguendo altri blog e scrivendo. Da sempre fisso i pensieri su carta di getto, senza preoccuparmi degli errori e successivamente rileggo l’articolo fino alla nausea.

    Degli 11 errori che hai elencato sono quasi certo di non avere utilizzato rime, frasi fatte e ripetizioni. Per quanto riguarda gli altri, se ho dei dubbi, controllo il dizionario, ma a volte mi capita di commettere degli errori di punteggiatura.

    • Daniele Imperi
      11 febbraio 2015 alle 13:49 Rispondi

      Leggendo libri si migliora sempre. Sui blog ho invece parecchie riserve, visti i tanti errori che trovo :D

  6. animadicarta
    11 febbraio 2015 alle 11:05 Rispondi

    Io ho un grosso problema sullo scrivere di getto. Come te, continuo a tornare indietro, a rileggere quello che ho già scritto e tento di migliorarlo, in che mi fa perdere tantissimo tempo. Il che poi non impedisce che qualche errore scappi comunque. Diminuire il tempo che ci metto a scrivere qualcosa è un obiettivo che mi sono prefissa, ma ancora lontano.
    Le ripetizioni, poi, sono un altro problema, ma sto cominciando a prestare più attenzione a certi “vizi”. Per esempio, molti miei dialoghi iniziano con un “Ma” davanti. Terribile! Penso comunque che più si revisiona, più si acquista la capacità di scovare ciò che non va.

    • Daniele Imperi
      11 febbraio 2015 alle 13:51 Rispondi

      Dovrò fare un esperimento col prossimo racconto che voglio pubblicare nel blog: una bella scaletta e poi scrittura di getto senza correggere e rileggere. Pian piano magari riesco a togliermi il vizio.
      Il “ma” a inizio frase è cosa comune, mi sa.

  7. Tenar
    11 febbraio 2015 alle 11:22 Rispondi

    Dai dei consigli molto sensati e molto utili. Leggendoli mi sono resa conto di non essere così precisa, neppure nel controllo dei racconti per i concorsi (i testi che, in generale, controllo meglio e più a lungo). Scrivo “di getto”, fermandomi a rileggere solo di tanto in tanto, di solito alla fine di una scena o di un paragrafo. Rileggo più e più volte, sono dislessica, quindi le doppie e certe consonanti per me sono “suoni ballerini”, le probabilità che ci siano errori sono maggiori per me che per gli altri. Infatti se poi rileggo un racconto controllato mille volte, magari anche già “adottato” da qualcuno, qualcosa che non va salta fuori sempre. Non sono maniacale, comunque. Ripetizioni, frasi fatte, avverbi, sinonimi, se leggendo non trovo niente di “stonato” non mi metto ad esaminarli ad uno ad uno. Cerco di fare del mio meglio e poi confido nella pietà del correttore di bozze/del valutatore/dell’editor.

    • Daniele Imperi
      11 febbraio 2015 alle 13:53 Rispondi

      Grazie.
      Forse sarebbe meglio rileggere a fine capitolo. Nel caso dei racconti a fine storia.
      Alcune doppie sballate dovrebbe segnartele il correttore automatico.

  8. Sara Tricoli
    11 febbraio 2015 alle 11:33 Rispondi

    Scrivere di getto non è un problema per me (anzi, non saprei farlo diversamente) e nemmeno leggere, rileggere e rileggere ancora in cerca di tutti gli errori o per i vari aggiustamenti del caso.
    Peccato che tutti questi accorgimenti non mi assicura che il mio testo risulti perfettamente corretto… e questo mi rende molto insicura, ma bisogna avere coraggio o no? :)
    Sono d’accordissimo che l’esercizio aiuti molto, come il continuare a leggere sia racconti che post come questo ^^ Grazie!

    • Daniele Imperi
      11 febbraio 2015 alle 13:54 Rispondi

      Certo, evitare tutti i vari errori non vuol dire che il testo vada bene. Ci sono altri problemi che magari solo un editor può trovare.

  9. Banshee Miller
    11 febbraio 2015 alle 11:54 Rispondi

    Ammirando Stephen King, considerandolo uno dei più grandi narratori di sempre, mi sono sempre trovato male con quel suo consiglio, ovviamente convincendomi che abbagliassi io. Credo che tu abbia ragione in proposito. Il “tagliare il 10%” potrà valere per lui, uno che scrive tipo piena del Nilo, ma uno scrittore più stitico credo che possa non tagliare, o addirittura fare delle aggiunte, cosa che faranno sicuramente anche alcuni grandi scrittori. Per il resto credo che sua sufficiente un livello di decenza del testo, e non sia necessario una ricerca maniacale degli errori. Di sicuro, se me ne capita uno sotto gli occhi lo correggo, ma sopra un certo livello ritengo il testo godibile.

    • Daniele Imperi
      11 febbraio 2015 alle 13:56 Rispondi

      Non puoi stabilire a priori che serve tagliare il 10%. Magari serve aggiungere qualcosa. Su quali errori passi sopra?

      • Banshee Miller
        12 febbraio 2015 alle 08:04 Rispondi

        Più che errori direi sviste, anche ortografiche, se non sono onnipresenti. L’importante è il “giro di frase”, qualche accento in meno, o qualche invecie posso anche tollerarli.

        • Daniele Imperi
          12 febbraio 2015 alle 09:26 Rispondi

          Mmm… no, quel genere di errori a me dà parecchio fastidio.

  10. Fabio Amadei
    11 febbraio 2015 alle 12:16 Rispondi

    Il mondo dall’inconscio va fatto fluire liberamente. Le difficoltà sono nelle correzioni.. Lo scrivere è un lavoro che non finisce mai. Ci si immerge tra un cesello e una revisione costante e meditata. Studiata a tavolino. Come se ci fosse una frattura tra lo scrivere di getto e rivedere il lavoro fatto. Si scrive senza regole ma poi vanno applicate.

    • Daniele Imperi
      11 febbraio 2015 alle 13:57 Rispondi

      Mah, la difficoltà sta un po’ in tutto. Correggere implica anche “saper correggere”, quindi accorgersi di cosa non va nel testo.

  11. Chiara
    11 febbraio 2015 alle 12:22 Rispondi

    Articolo molto interessante.
    Mi ritrovo completamente sul punto 1, tant’è che come ho detto più volte ho sempre fatto la stesura di una scena di getto (senza nemmeno badare alla grammatica) per poi procedere ad una seconda stesura più meditata. Solo dopo qualche giorno, faccio una correzione generale della scena, perché a freddo gli orrori si vedono meglio. Ciò nonostante, se le modifiche richiedono tempi troppo lunghi, le rimando ad un secondo momento. Ora come ora non voglio rallentare troppo … inutile perdere tempo con scene che magari, quando farò la revisione generale, potrebbero essere tagliate.

    • Daniele Imperi
      11 febbraio 2015 alle 14:00 Rispondi

      Grazie.
      Proverò anche io a rileggere le scene dopo alcuni giorni, far passare tempo serve molto. Però forse sceglierò di rileggere l’intero capitolo dopo giorni e non le singole scene.

  12. Grazia Gironella
    11 febbraio 2015 alle 18:50 Rispondi

    Durante la revisione mi capita spesso di tentare di girare le frasi, riformulandole in altro modo. Certe volte tento di diminuire le avversative (con i “ma” e i “però” ci pasteggio), altre volte vedo come cambia l’effetto della frase. E’ gratificante vedere che dopo anni di scrittura si riescono a elaborare tante diverse possibilità.
    Sono una grande sostenitrice della prima stesura acritica. Da quando l’ho scoperta (non tanto tempo fa) mi sento molto meglio mentre scrivo, più libera.

    • Daniele Imperi
      12 febbraio 2015 alle 09:26 Rispondi

      Prima stesura acritica: si chiama così? :)
      Devo riuscire a farla anche io.

      • Grazia Gironella
        12 febbraio 2015 alle 10:01 Rispondi

        L’ho chiamata io così, ma non è un nome ufficiale. (Ho deciso che devo riuscire a inventare qualche definizione tipo “narratore extradiegetico”, ma sono ancora una dilettante. ;))

  13. anna
    11 febbraio 2015 alle 20:18 Rispondi

    Anche io procedo come fai tu. Srivo di getto e anche se spesso mi viene voglia di rileggere prima di andare avanti, continuo a scrivere perchè ho tante idee per la testa e se non le fermo sulla carta sbiadiscono. Comunque arriva sempre il momento in cui ti serve rileggere, anche prima di procedere con la revisione, soprattutto nel caso del genere giallo, il mio preferito. Qui è proprio necessario fermarsi ogni tanto e rileggere, tornare inidetro, anticipare un capitolo, … serve per capire se la suspance che tu hai nella testa funziona anche nel testo. E non è facile, ve lo posso assicurare. Per il mio primo romanzo giallo ci sono voluti due anni di revisione. però alla fine ce l’ho fatta!
    Grazie per i tuoi preziosi consigli.
    anna

    • Daniele Imperi
      12 febbraio 2015 alle 09:28 Rispondi

      Ciao Anna, benvenuta nel blog.
      Secondo me nel giallo è importante la scaletta che fai all’inizio: un romanzo del genere andrebbe progettato bene prima di iniziare a scriverlo.

  14. Lisa Agosti
    12 febbraio 2015 alle 20:56 Rispondi

    Mi sento sempre insicura di quel che scrivo, e ogni volta che rileggo correggo, in un circolo vizioso senza fine. Scrivere di getto non è difficile, ma revisionare mi annoia e non mi dà alcuna soddisfazione. Dovrò trovare un modo per farmi piacere la revisione se voglio riuscire ad andare avanti col mio romanzo.
    Non sapevo che usare frasi fatte fosse un errore.

    • Daniele Imperi
      13 febbraio 2015 alle 08:06 Rispondi

      Anche io sono sempre insicuro. Ho spedito quel libro all’editore e penso che avrei fatto meglio a rileggerlo altre volte. Ma è un circolo vizioso.
      A ne revisionare invece è piaciuto molto.
      Usare frasi fatte non è propriamente un errore, però non è qualcosa di tuo.

  15. Giorgia
    12 febbraio 2015 alle 21:13 Rispondi

    Io rileggo solo quando ho un blocco momentaneo perché quando ho troppe idee per la testa, scrivendo molte vanno via e, rileggendo riesco a riprenderle. Questo accade solo quando scrivo i post per il mio blog visto che non mi ritengo matura abbastanza da scrivere un libro. Non sono una dilettante, di più! Beh comunque, diamo tempo al tempo :)

    • Daniele Imperi
      13 febbraio 2015 alle 08:09 Rispondi

      Ciao Giorgia, benvenuta nel blog.
      Rileggere quando si ha un blocco è senz’altro meglio che rileggere in continuazione come faccio io.
      Per la scrittura di un libro hai ragione: se non ti sentu sicura, aspetta :)

  16. Matteo Girotto
    20 febbraio 2015 alle 19:06 Rispondi

    Articolo veramente azzeccato e che mi permette di specchiarmi in esso totalmente. Quante idee mi sono sfuggite perchè ho indugiato su un dubbio grammaticale oppure su un congiuntivo insidioso. Ora cercherò di procedere nelle mie scritture seguendo il moto ondoso della mia mente.
    Mi concentrerò nel combattere i segni rossi in una seconda fase magari con una bella tazza di caffè davanti. Grazie mille per i sempre preziosi spunti.

    • Daniele Imperi
      20 febbraio 2015 alle 19:26 Rispondi

      Ciao Matteo, benvenuto nel blog. I dubbi possono essere chiariti in un secondo momento, in effetti, quando la storia ormai è finita. Bisogna solo riuscire a prenderci la mano. Io ci sto provando.

  17. Giuseppe
    2 agosto 2015 alle 23:50 Rispondi

    Leggendo il tuo articolo sulla revisione e l’auto-editing, ho avuto modo di riflettere tantissimo sull’atteggiamento catastrofico che sono sovente adottare quando scrivo. Purtroppo soffro di ansia , commista a perfezionismo patologico; rimando al giorno dopo quello che, ahimè, potrei portare a termine subito. Non so se, in realtà, questo possa essere vantaggioso per l’arte, anche perché minerebbe la scrittura di getto, dunque la spontaneità e l’immaginosità.
    Per non parlare della variabile emotiva: sentirsi incapaci e poco pratici.

    • Daniele Imperi
      3 agosto 2015 alle 16:12 Rispondi

      Ciao Giuseppe, benvenuto nel blog.
      Credo sia normale essere catastrofici con i propri scritti. Devi riuscire solo a essere più obiettivo. E correggi dopo aver fatto passare almeno un mese dalla prima stesura.

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