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5 consigli di scrittura da William Forrester

5 consigli di scrittura da William Forrester

Scrittore scozzese nato nel 1930, William Forrester ha vissuto a New York, nel Bronx, e ha pubblicato un solo romanzo, Avalon Landing. Se non lo conoscete, non mi meraviglio, perché William Forrester non esiste. È uno dei personaggi del film Scoprendo Forrester (Finding Forrester, 2000) con Sean Connery e un Matt Damon in versione cameo.

Un film che mi è piaciuto, e mi ha incuriosito anche, visto che parlava di uno scrittore. Potevo vedere quel film senza avere a portata di mano un foglio di carta e una penna? No, naturalmente, e così ho potuto carpire alcuni consigli di scrittura offerti generosamente da William Forrester, scrittore inesistente.

#1 – Le parole migliori sono quelle che scriviamo per noi stessi…

… e non quelle che scriviamo per gli altri.

Così disse Forrester al giovane amico Jamal. Il ragazzo si lamentava della scarsa qualità dei suoi scritti quando era a scuola, mentre le storie che scriveva nei suoi quaderni a casa erano migliori.

Sono in molti a dire che non bisogna scrivere per se stessi, ma per gli altri. Poi arriva Forrester e dice il contrario. Anzi, dice che quando scriviamo per noi stessi, le nostre parole sono migliori. Perché? E dove sta la verità?

Secondo me quei concetti vanno interpretati.

Scrivere per gli altri significa in realtà scrivere storie comprensibili dal nostro pubblico, storie che gli altri dovranno fruire, quindi strutturalmente valide. I pensieri onirici senza capo né coda lasciamoli nel privato.

Scrivere per se stessi, invece? Ciò che scriviamo deve provenire da dentro di noi, dobbiamo sentire la storia che scriviamo, per infonderle la nostra passione.

#2 – La prima stesura si scrive col cuore, la seconda con la testa

Questa frase ci ricorda “scrivi ubriaco, edita sobrio”, attribuita a Ernest Hemingway, ma probabilmente di Peter De Vries (“Sometimes I write drunk and revise sober, and sometimes I write sober and revise drunk”).

Quando ho scritto il mio libro, ho pianificato i vari capitoli, poi ho buttato giù le idee senza correggere, eccetto errori di battitura vari. Quando lʼho revisionato, il lavoro è stato differente, perché la testa ha preso il sopravvento sul cuore.

Nel mio romanzo – quello della barra di progressione, che appare fermo, ma in realtà si sta muovendo – ho finora scritto di getto partendo da una traccia. La revisione, lo so già, sarà un lavoro duro, perché ci saranno parecchie cose da sistemare, che adesso vanno lasciate così.

#3 – Mai iniziare una frase con una congiunzione

E se fosse invece necessario? Forrester lesse un brano scritto da Jamal e gli contestò una frase iniziata con una congiunzione. Il ragazzo gli rispose che le regole di scrittura prevedono che non si usi una congiunzione a inizio frase, ma che in alcuni casi è invece possibile.

Forrester gli diede ragione e noi chi siamo per dargli torto? Quella è una regola che ho letto anche io, ma che ho anche infranto quando lʼho ritenuto opportuno.

Come si suol dire: conosci prima le regole e poi trasgrediscile, no?

#4 – Leggere porcherie come dessert

Jamal vide Forrester leggere un giornale da quattro soldi, come le nostre riviste scandalistiche probabilmente, e si meravigliò che uno scrittore come lui leggesse certa roba.

La risposta di Forrester mi fece riflettere. Disse che per informarsi leggeva il New York Times, ma il giornale che stava leggendo in quel momento era il suo dessert.

Ebbene, anche io ho letto da poco un romanzo come dessert. Sto leggendo due libri non proprio leggeri, La realtà nascosta di Brian Greene (fisica quantistica) e Vita e destino di Vasilij Grossman (oltre 800 pagine sulla seconda guerra mondiale vissuta dai soldati, dai famigliari e dai prigionieri di lager nazisti e sovietici). Mi serviva una lettura veloce e leggera da alternare, così ho comprato Four di Veronica Roth, anche se quel dessert è durato un paio di giorni.

Dove sta scritto che uno scrittore deve leggere soltanto libri di un certo calibro? Se leggesse solo porcherie, se leggesse solo romanzetti rosa scritti in una settimana, sarebbe diverso. Ma alternare buone letture a letture leggere fa bene, secondo me. Che dite?

#5 – Molti scrittori sanno tutto sulle regole della scrittura, ma non sanno come si scrive

Qui, se non ricordo male, Forrester lanciò una frecciatina al professor Robert Crawford. È possibile conoscere le regole della scrittura creativa ma non saper scrivere? Certo che lo è.

Le regole servono soltanto a dare una base, come la grammatica. Conoscere a memoria il codice della strada non permette a nessuno di guidare. Con la scrittura è la stessa cosa.

Ho iniziato a scrivere conoscendo soltanto le regole della grammatica e neanche tutte, perché rileggendo quei testi mi sono accorto di qualche piccolo errore. Gli errori più grandi erano però nella struttura della storia e anche nellʼidea in sé di storia.

Per imparare a scrivere serve solo tanto esercizio, oltre a conoscere le regole. Serve quindi scrivere, come ci suggerisce sempre Forrester nellʼultimo consiglio, che suona un poʼ come un ordine.

#Bonus – «Pesta su quei tasti, per la miseria!»

Forrester da un lato e Jamal dallʼaltro. Una macchina da scrivere a testa. Pochi minuti e Forrester aveva buttato giù unʼintera pagina, Jamal solo alcune sillabe. «Pesta su quei tasti, per la miseria!», urla lo scrittore.

Un cultore della scrittura di getto, quel Forrester. Ricordo ancora alcune gare ai Minuti contati, quando avevi al massimo unʼora per scrivere un racconto bonsai partendo da alcune lievi tracce.

Serve a qualcosa scrivere così? Secondo me sì, è pur sempre un allenamento da fare. Ho scritto questo post di getto, segnando soltanto i vari consigli che avevo appuntato durante il film, ma poi ho dato solo sfogo alla penna.

Che ne pensate? Vi sembrano utili questi consigli dello scrittore William Forrester?

42 Commenti

  1. Serena
    21 aprile 2015 alle 07:14 Rispondi

    L’avevo visto ma non lo ricordo più! Devo rivederlo! :D
    Quanto alle regole, come tutte si possono accettare e/o discutere. Mi ha colpita la quarta regola, che sto applicando anch’io. Come lettrice sono decisamente onnivora, e ci sono cose che si leggono e cose che si studiano. Non si può sempre e solo studiare.

    • Daniele Imperi
      21 aprile 2015 alle 13:20 Rispondi

      La quarta regola ha colpito anche me, in effetti. Oltre al fatto che non si può solo studiare, io penso che ci vogliano anche letture leggere ogni tanto, altrimenti la mente fonde.

  2. Lisa Agosti
    21 aprile 2015 alle 07:36 Rispondi

    Film interessante, lo guarderò di sicuro. Mi piacciono i libri e i film che parlando di scrittori, anche se raramente mi identifico con questi personaggi.
    I consigli sono piuttosto famosi, i primi due specialmente. Il bonus è ottimo da copiare a caratteri cubitali e poi appendere in giro per casa :)

    • Daniele Imperi
      21 aprile 2015 alle 13:21 Rispondi

      Allora sarebbe una rarità, visti i nostri gusti opposti :D
      Il bonus penso anch’io che bisogna stamparlo e appenderlo da qualche parte.

  3. Banshee Miller
    21 aprile 2015 alle 07:56 Rispondi

    Tutto è utile. Tutti i suggerimenti vanno tenuti in considerazione. Poi ognuno deve filtrare e digerire, provare, adattarsi e adattare quello che gli serve. Leggere porcherie va benissimo, a patto di rendersi conto che sono porcherie, tra le quali, poi, capita spesso di trovare elementi utili.

    • Daniele Imperi
      21 aprile 2015 alle 13:22 Rispondi

      Sì, bisogna filtrare e tenere i suggerimenti che si adattano più alla nostra personalità. Penso che questi siano comunque consigli condivisibili da chiunque.
      Concordo sulle porcherie, ovviamente :)

  4. LiveALive
    21 aprile 2015 alle 08:27 Rispondi

    Io avrei un progetto per cui cerco collaboratori… Una immensa “utopia/distopia critico-teorica”. Intendo un falso libro scolastico di storia della letteratura, con solo movimenti artistici e scrittori inesistenti, e anche con pezzi d’antologia completamente inventati. Mi piaceva l’idea di poter sperimentare tutto: i pezzi d’antologia possono avere una varietà infinita di temi e stili…
    Che ne dici?
    ***
    Le parole scritte per se stessi sono necessariamente le migliori per il suo aurore, le parole scritte per gli altri sono le migliori agli occhi degli altri. Potrebbe non essere così?
    Ci sono stati anche scrittori che non scrivevano né per sé né per gli altri: usavano la scrittura medianica. Ci ho provato tanto pure io, ma non ci sono mai riuscito (scrittura medianica quella usata anche in psicologia, eh, non quella interpretata come robaccia pseudoscientifica).
    ***
    Noi non abbiamo una accademia linguistica normativa come quella francese (la Crusca non lo è), ma molte regole variano con il tempo. Regole come non iniziare con una congiunzione, oppure non usare virgola e congiunzione assieme, sono considerate arretrate e non più valide (per quanto l’aggiornamento dell’insegnamento si faccia sempre troppo tardi). Questo perché oggi separiamo lo scopo grammaticale da quello retorico e poetico-ritmico.
    ***
    Scrivere e scrivere e scrivere non basta, così come non basta andare a correre come ci pare tutti i giorni per diventare Usain Bolt. Serve anche il metodo, e nel nostro caso il giusto stato mentale. Bisogna riflettere, fare attenzione a ciò che si vuole raggiungere, essere sicuri di applicare i giusti stilemi…
    A tal proposito, non credo che scrivere di getto sia cosa buona per tutti. C’è chi gli va meglio così, chi ha bisogno dei suoi tempi; nell’essere veloci a scrivere non c’è merito, ce n’è solo bello scrivere bene. Ciò nonostante, ci sono quegli autori che hanno bisogno di scrivere in diversa maniera, perché loro riflettono su tutto, fanno fatica a mettere lì anche una singola frase, bisogna tirargli fuori le parole con il torchio, e se ne stanno lì per settimane a morire sul foglio, vedendolo sempre mezzo bianco, finché non mollano tutto. Io sono così. Quindi in questo caso provare a scrivere a braccio forse non è male.

    • Daniele Imperi
      21 aprile 2015 alle 13:24 Rispondi

      Dico che è un progetto troppo enorme :)
      Sulle parole penso che potrebbe essere così.
      Sulla virgola e la congiunzione dipende dai casi.
      Vero che per scrivere serva anche il metodo e non solo l’esercizio, altrimenti rischi di scrivere e continuare a sbagliare.

  5. Marina
    21 aprile 2015 alle 11:04 Rispondi

    Sottoscrivo le prime due regole, la prima, in particolare, nelle precisazioni fatte da te su ciò che debba intendersi per scrivere per se stessi. Invece, mi capita di iniziare le frasi con una congiunzione, dipende, certe volte serve a dare forza a quel pensiero, ad enfatizzarlo. Io alterno letture importanti a libri di esordienti, non sono le “porcherie” di Forrester, anzi: ci sono letture di scrittori sconosciuti che mi appagano molto più di quelle di autori famosi (non sempre, ma ne vado sempre alla ricerca).

    • Daniele Imperi
      21 aprile 2015 alle 13:26 Rispondi

      Anche secondo me la congiunzione a inizio frase rafforza la frase. Riguardo alle “porcherie” anche per me è così, non leggo riviste di gossip, per esempio, ma romanzi minori o di puro relax per alternarli a romanzi più profondi e validi.

  6. Ferruccio
    21 aprile 2015 alle 11:15 Rispondi

    La due e la quattro, sono mie.

    • Daniele Imperi
      21 aprile 2015 alle 13:26 Rispondi

      Adesso ci dici cosa prendi come dessert :D

  7. Kinsy
    21 aprile 2015 alle 12:34 Rispondi

    Adoro questo film! Uno dei pochi che ho comprato in dvd e l’ho rivisto proprio sabato sera. Lo uso quando ho una crisi letteraria. L’unica cosa che non faccio è pestare sui tasti: quando scrivo sono molto riflessiva e… scrivo a mano! Alterno spesso dessert a ricchi primi e sevondi.

    • Daniele Imperi
      21 aprile 2015 alle 13:27 Rispondi

      Allora il post capita a fagiolo :)
      Io ho smesso di scrivere storie a mano, ma vorrei riprendere, magari mi distraggo meno.

  8. animadicarta
    21 aprile 2015 alle 12:39 Rispondi

    Un post davvero delizioso :D
    Ho visto da poco il film (su suggerimento di Chiara!) e mi è piaciuto molto. Consigli giustissimi, non c’è che dire. E come potrei non dargli ragione, visto che faccio un grande uso di congiunzioni all’inizio delle frasi? :)

    • Daniele Imperi
      21 aprile 2015 alle 13:28 Rispondi

      Grazie :)
      Il film lo hanno dato da poco in TV e ho voluto scriverci subito un post, anche se è uscito oggi.
      Anch’io uso spesso le congiunzioni a inizio frase…

  9. Chiara
    21 aprile 2015 alle 13:54 Rispondi

    Adoro questo film, è uno dei miei preferiti, l’ho visto due volte ma, dopo averlo consigliato a Maria Teresa (la mia Forrester personale!) ho voglia di fare tripletta!
    I consigli sono validissimi, anche se dovrei essere più brava a seguire quello relativo alla stesura di getto, perché a volte tendo a farmi fregare dal mio censore interno, che sta lì con il fucile puntato e mi grida “che ca…(ehm) stai facendo?”. Dovrei imbavagliarlo, legarlo alla sedia e liberarlo solo al momento della revisione. :D

    • Daniele Imperi
      21 aprile 2015 alle 14:02 Rispondi

      Il censore interno ce l’ho anche io, bisogna metterlo a tacere e farlo parlare alla revisione :)

  10. Chiara
    21 aprile 2015 alle 13:58 Rispondi

    P.S. Ma dove l’hai visto Matt Damon? Io non me lo ricordo proprio…

    • Daniele Imperi
      21 aprile 2015 alle 14:03 Rispondi

      Spoiler su Matt Damon :)

      Matt Damon compare proprio alla fine, è quello che chiama Jamal e gli comunica di essere l’erede di Forrester.

      • Chiara
        21 aprile 2015 alle 14:11 Rispondi

        Non me lo ricordavo per niente! Grazie! :)
        Quando lo rivedrò ci presterò attenzione.

        P.S. Chi non ha visto il film sarà molto contento che tu abbia rivelato il finale :-D

        • Daniele Imperi
          21 aprile 2015 alle 14:21 Rispondi

          Hai ragione, ho avvisato :)
          Purtroppo non riesco a mettere il testo nascosto nei commenti.

  11. Tenar
    21 aprile 2015 alle 14:06 Rispondi

    Spesso mi è capitato di vedere questo film insieme ai ragazzi, di solito piace ed è un bel modo per parlar loro dell’importanza della scrittura e della lettura.
    Ogni autore, reale o immaginario, ha delle sue regole di scrittura e spesso sono anche in contrasto le une con le altre. Immagino che ognuno debba trovare la propria ricetta. Io sono abbastanza vicina alla sensibilità di Forrest. Mi ritrovo anche sull’affermazione sullo scrivere per sé. Ho scritto alcune storie per me (al massimo per pochi amici) che giudico improponibili a livello editoriale, eppure sono quelle che amo di più, forse le migliori, perché scritte anche senza ansia di piacere, col puro piacere di raccontare, sperimentare ed emozionarmi. Forse sono effettivamente tra le cose migliori che abbia scritto.

    • Daniele Imperi
      21 aprile 2015 alle 14:12 Rispondi

      Sono convinto anche io che per ognuno ci sia la ricetta giusta. Non ho mai scritto storie per me – né tanto meno per amici – e non credo che riuscirei a farlo. Se scrivo una storia, devo pubblicarla nel blog o proporla a un editore.
      Forse agli inizi, da ragazzo, scrivevo senza pensare a una probabile pubblicazione.

  12. Salvatore
    21 aprile 2015 alle 15:38 Rispondi

    Ho visto anch’io quel film. Molto bello. Dicono che il personaggio di William Forrester sia ispirato a quello di J. D. Salinger. I consigli mi sembrano validi, anche se tutti i consigli vanno sempre presi con le molle e adattati alla propria indole. :)

    • Daniele Imperi
      21 aprile 2015 alle 16:23 Rispondi

      Non sapevo che fosse ispirato a un autore vero, ma è plausibile.

  13. Barbara
    21 aprile 2015 alle 17:27 Rispondi

    Non sono mai riuscita a vederlo per intero, senza disturbatori seriali, quel film!
    L’ho visto passare anche stavolta…
    Comunque, 1 (scrivere per noi e non per gli altri) mi ricorda il concetto che sta dietro la frase “Scrivete il libro che vorreste leggere” di Chuck Palahniuk, e mi trova d’accordo. 2 (prima stesura col cuore, seconda con la testa) è verissima: io vado di prima stesura a penna, seconda stesura a word, terza stesura a ywriter5…nel frattempo molte cose cambiano. 4 (leggere porcherie come dessert) Uhm…forse ho letto più tomi in gioventù, forse non ho più la pazienza di leggere argomenti ostici, ma ultimamente preferisco i dessert. Anche se poi dovremmo indagare sulla qualità del dessert. C’è la merendina confezionata da fast-food, una porzione fumante di strudel appena sfornato oppure una fetta di maestosa torta Dobos (dicono la più difficile ricetta al mondo). Insomma, escludendo gli harmony del fast-food, e le letture importanti della saggistica, tutto il resto potrebbe comunque essere un buon dessert, no?
    «Pesta su quei tasti, per la miseria!»….Oh, io pesto sui tasti tutto il sacrosanto giorno!! A volte i colleghi mi dicono di andare piano che la tastiera li disturba…Ecco perchè poi, il resto, il “mio” lo scrivo rigorosamente penna su carta! :)

    • Daniele Imperi
      21 aprile 2015 alle 17:35 Rispondi

      E allora ti tocca affittarlo o comprarlo e te lo vedi in santa pace :)
      1: forse, ma non sono così sicuro che si intenda quello.
      2: ywriter5 che ha in più rispetto a Word?
      3: mah, come dessert credo che possiamo intendere letture semplici e non di spessore. Per esempio ora sto leggendo i primi racconti di Arsène Lupin, che come scrittura e anche storia non sono certo ai livelli delle storie di Conan Doyle.
      Scrivere a penna mi ricorda i miei primi tempi di scrittore sognatore :)

  14. Giancarlo
    21 aprile 2015 alle 20:13 Rispondi

    Ho visto il film, il giorno della sua uscita nei cinema. Lo ricordo bene. Devo ammettere che, se adesso “scribacchio” qualcosa che non resta nei cassetti, è anche per merito di Forrester. Detto questo, condivido i 5 consigli e le tue considerazioni in merito. Un ultima cosa: non mi capita spesso di “picchiare sui tasti”, ma quando capita (spesso alle 2 della notte), è una sensazione bellissima… non so perchè, in quei momenti, mi sento quasi uno scrittore vero. Per concludere, Penna Blu, i tuoi articoli sono sempre molto interessanti e ben scritti. Continua così e grazie.

    • Daniele Imperi
      22 aprile 2015 alle 07:59 Rispondi

      Ciao Giancarlo, benvenuto nel blog.
      Io invece non conoscevo per niente il film, l’ho perso al cinema e ne sono venuto a conoscenza solo dalla TV. Mi ricordo però che quando scrivevo “picchiando sui tasti” (in realtà picchiando la penna sulla carta) avevo la stessa sensazione.

  15. Barbara
    21 aprile 2015 alle 21:51 Rispondi

    Word è “solo” videoscrittura, sequenziale. yWriter5 è un organizzatore (concorrente del più noto Scrivener): gestisci sì capitoli, paragrafi, scene (che poi lui salva in singoli file rtf), ma soprattutto gestisci personaggi, ambientazioni, timeline. Consente di tenere tutta la struttura sotto controllo, per evitare errori di “pianificazione” della storia. E’ sviluppato da un informatico-scrittore, ed è free. Nulla vieta che si usi un file word per paragrafo ed un file di excel per il resto, ma yWriter è più comodo, accentra tutto in un unico software, e si fa backup in un attimo.

    • Daniele Imperi
      22 aprile 2015 alle 08:01 Rispondi

      Darò un’occhiata a questo programma, allora, anche se so che non mi troverò bene con questi strumenti elettronici per tenere sotto controllo la storia :)

  16. mila orlando
    22 aprile 2015 alle 10:49 Rispondi

    Bello questo film, l’ho visto tanti anni fa e non lo ricordavo nemmeno.
    Io sono una fan della regola 4. Credo che uno scrittore non debba avere pregiudizi su nessun tipo di scrittura e leggere tutto. Io sono nel periodo saggistica, ma vengo da un lungo periodo di “romanzetti rosa”. Sarà che scrivendo di questo genere, li leggo per deformazione. Ma ho imparato che leggere generi diversi, soprattutto quando stai scrivendo un libro aiuta la scrittura.

    • Daniele Imperi
      22 aprile 2015 alle 11:14 Rispondi

      Io sono pieno di pregiudizi, per esempio :)
      Ci sono libri che non leggerei mai, o perché non sopporto l’autore o il genere (come le storie d’amore). Ma la letteratura offre tantissimi libri, quindi di letture da dessert siamo sempre pieni.
      Leggere generi diversi aiuta eccome, lo dico sempre. Mai fossilizzarsi con il genere preferito.

  17. Grazia Gironella
    23 aprile 2015 alle 21:21 Rispondi

    Non so se sono d’accordo con Forrester, ma di sicuro sono d’accordo con te. Il punto 2 è particolarmente importante. Ho scritto parecchio mescolando scrittura e revisione, e quando ho scisso le due fasi (dopo averlo sentito consigliare in un manuale, non so più nemmeno quale) ho riscontrato un’enorme differenza in positivo. Mi sono divertita più delle altre volte nella prima stesura, e alla fine il testo aveva più energia. La pianificazione, però, deve essere un po’ più accurata, perché se sommi la velocità di stesura alla mancanza di idee definite non ti dico cosa viene fuori.

    • Daniele Imperi
      24 aprile 2015 alle 08:43 Rispondi

      Nel senso che revisionavi mentre scrivevi?
      Ho visto una bella differenza anche io. Sulla pianificazione è in programma un post a breve.

      • Grazia Gironella
        24 aprile 2015 alle 14:19 Rispondi

        Mentre scrivevo ritornavo spesso indietro a correggere, cambiare qualche parola, rileggere, come se dovessi arrivare alla fine della prima stesura con il testo migliore possibile. In questo modo si ha una scrittura più controllata, che può anche andare bene per un articolo del blog, ma non per la narrativa, dove la “carica energetica” del testo va protetta e coltivata, non dissipata dalla critica razionale. Secondo me funziona.

        • Daniele Imperi
          24 aprile 2015 alle 14:37 Rispondi

          È quello che ho fatto quasi sempre anche io. Ora penso che sia sbagliato, ma per qualsiasi libro, non solo per i romanzi.

  18. Francesca Lia
    25 aprile 2015 alle 22:13 Rispondi

    La 4 e la 5 in particolare sono splendide.
    Anche se non sembra ho il gusto del kitsh e mi piace masticare un po’ di cattivo gusto ogni tanto. Non quelle cose che vogliono sembrare profonde ma sono solo brutte – no no, intendo proprio il peggio del peggio.
    Ho pensato spesso alla regola 5. Voglio essere prima di tutto una scrittrice, e quindi non voglio approfondire argomenti che non mi aiutano a migliorare come scrittrice, anche se potrebbero contribuire alla mia autorità nel campo dei consigli di scrittura.

  19. Daniele Imperi
    27 aprile 2015 alle 07:43 Rispondi

    Anche io mi concedo certe letture che so in partenza essere povere di tutto, ma ogni tanto fa bene.
    Non ho capito quali argomenti non ti potrebbero aiutare come scrittrice.

    • Francesca Lia
      27 aprile 2015 alle 21:53 Rispondi

      Per esempio discutere consigli di scrittura che non sento miei. Non intendo consigli che non approvo, proprio quelli che mi lasciano indifferente. Se volessi diventare un’esperta di scrittura creativa o qualcosa del genere, probabilmente li affronterei ma, dato che voglio essere una scrittrice, voglio esprimermi solo su argomenti che mi aiutino a comunicare in modo forte il mio carattere come scrittrice, il mio “brand” o come lo si vuole chiamare.

      • Daniele Imperi
        28 aprile 2015 alle 08:07 Rispondi

        Continuo a non capire :)
        Consigli che mi lasciano indifferente non ne leggo e ovviamente non li tratto nel blog. Però penso che molti argomenti di scrittura creatuiva aiutino a scrivere meglio, quindi anche a comunicare meglio. Puoi farmi un esempio?

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