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Buone pratiche per scrittori emergenti

Buone pratiche per scrittori emergentiNon ho voluto chiamarli aspiranti, perché ha ragione Salvatore a dare contro questa definizione. Lo dico anche io. L’aspirante è chi non scrive ancora: a 5 anni dici che da grande vuoi fare lo scrittore. Ecco, in quel caso sei un aspirante scrittore.

E adesso passiamo alle buone pratiche, che non sono scrivere, conoscere la grammatica, non ammazzare chi ti stronca un romanzo, ché sono ormai cose risapute.

Farsi trovare

Non mi stancherò mai ripetere che oggi bisogna avere almeno un sito che ci rappresenti come professionisti – anche gli scrittori lo sono – e per sito non intendo una pagina su Facebook. Quella, semmai, viene dopo.

Devo dire che questo è più un problema per gli scrittori costantemente pubblicati, che non per quelli che aspirano a pubblicare (leggi: scrivo ma ancora non pubblico) o stanno iniziando a farlo (leggi: ho un paio di ebook autopubblicati o un romanzo uscito con un piccolo editore).

Non importa che non sei conosciuto, che sei anzi totalmente ignoto: se vuoi fare lo scrittore, anche solo per la gloria, per vedere il tuo nome in libreria, devi avere un sito o, meglio, un blog. Ci sono tante soluzioni non troppo costose o perfino gratuite.

Definire un obiettivo

Questo per me è importante. Per obiettivo intendo:

  • voglio pubblicare soltanto in self-publishing
  • voglio pubblicare solo con editori
  • voglio pubblicare in entrambi i modi

L’obiettivo di uno scrittore è uno solo: pubblicare. Il metodo scelto non ha importanza. Ma questo obiettivo va definito, perché comporta atteggiamenti e operazioni differenti. Comporta innanzitutto lavorare, ossia scrivere e pubblicare.

Io ho definito il mio: appartengo alla terza categoria. In genere io sono un tipo estremista: o bianco o nero. In questo caso, invece, sono interessato sia all’editoria tradizionale sia al self-publishing: hanno vinto la libertà e l’indipendenza.

Partecipare a selezioni editoriali

Non le ho chiamate concorsi per un motivo preciso: perché a me in genere non piacciono. Vincere un premio – medaglia, attestato, statuetta – non conta assolutamente nulla nel curriculum di uno scrittore. Vincere premi in denaro conta solo dal punto di vista economico: ho qualche soldo in più da spendere come voglio.

Quello che conta, quando siamo perfetti sconosciuti, è pubblicare, è uscire in libreria o in ebook con una storia che riporta il nostro nome. È farci conoscere. È diffondere ciò che scriviamo.

Tutto questo non può essere ottenuto dai concorsi – ancor meno da quelli “spennagrulli” che chiedono perfino 50 euro o più per partecipare. Se vincete dieci concorsi a premi, continuerete a essere gli scrittori sconosciuti di sempre. Oggi gli unici concorsi che hanno senso sono quelli con pubblicazione (gratuita) dell’opera, sia racconto o romanzo o saggio.

Non inviare il manoscritto a Mondadori

Premetto che non ho nulla contro Mondadori, ho solo scelto il nome più famoso dell’editoria italiana. Ho inserito questa parte dopo aver letto l’email di un lettore, un autore che aveva spedito il suo libro a quella casa editrice e non aveva avuto alcuna risposta.

Secondo voi quanti scrittori spediscono i loro manoscritti a Mondadori, Longanesi, Salani, Rizzoli, De Agostini e altri colossi? Tanti? Io direi molti di più.

Secondo me ci sono 5 validi motivi per non scegliere come prima opera un grosso editore:

  1. ha tempi di risposta lunghissimi
  2. in genere vuole un manoscritto cartaceo, alla faccia dell’ambiente
  3. riceve migliaia di proposte al mese
  4. preferisce tendenzialmente autori italiani che hanno già pubblicato
  5. pubblica anche letteratura straniera, quindi dovrete combattere anche contro il resto del mondo

A meno che quell’editore non lanci una selezione editoriale, lasciate perdere. In Italia è pieno di piccole e medie case editrici. Scegliete quella che più vi convince.

Non chiedere recensioni, interviste, segnalazioni

Cosa che avevo già ribadito in un altro post, ma nell’email che ho ricevuto si parlava anche di questo: per un autore è utile chiedere recensioni. Certo che è utile, ma non è educato, non trovate? Io ricevo diverse richieste – ne ricevevo di più quando scrivevo per il mio blog di recensioni di libri, ovviamente – e non ne accolgo nessuna per tre motivi:

  1. non mi sento qualificato per scrivere una vera recensione, io sono solo un lettore
  2. se accogliessi tutte le richieste, finirei per leggere ciò che vogliono gli altri e non i libri che voglio leggere io
  3. potrebbero propormi di leggere libri che non leggerei nemmeno se li avesse scritti un autore famoso, perché non fanno parte delle mie letture

Le recensioni si ottengono spontaneamente, come i link. Fa sì comodo allo scrittore richiedere una recensione, ma non fa comodo al blogger qualsiasi che non ti conosce. Vi sembra sensato?

Il discorso delle interviste è simile: è il blogger che propone un’intervista a uno scrittore, non lo scrittore a proporsi per farsi intervistare. Che senso ha? Ho ricevuto proposte del genere, ma anche in questo caso ho risposto che preferisco scegliere io gli autori.

La segnalazione dei libri è un’altra richiesta che i blogger ricevono spesso. Ma anche per le segnalazioni il discorso è lo stesso: perché uno sconosciuto dovrebbe segnalare il tuo libro? Il discorso sulla fratellanza, l’umanità, la gentilezza non regge, ve lo dico subito. Se ne segnalate uno, dovrete segnalarli tutti e il blog si trasforma in un catalogo eterogeneo di libri.

La mia posizione è chiara e ferma da anni e intendo mantenerla. Come futuro autore non andrò a rompere le scatole a nessuno per richieste del genere, nemmeno agli amici intimi – che tanto non sanno che scrivo.

Quali buone pratiche seguite come autori emergenti?

Molti di voi, voi che leggete spesso il blog, hanno un sito, un blog e vedo che seguono queste cinque buone pratiche. E gli altri?

60 Commenti

  1. Franco Battaglia
    12 novembre 2014 alle 07:11 Rispondi

    Io direi che nel caso di Martin Worwerk, si può legittimamente parlare di “aspirante” scrittore…

    • Daniele Imperi
      12 novembre 2014 alle 13:56 Rispondi

      Non lo conosco, perché dici così? Come scrive?

      • franco battaglia
        13 novembre 2014 alle 17:56 Rispondi

        Perdona Daniele, era solo un calembour riferito al Folletto aspirapolvere della Vorwerk.. ma se non ti è sovvenuto subito all’occhio l’inganno.. evidentemente c’hai la donna di servizio e non fai mai le faccende domestiche.. ahah.. un caro saluto!

        • Daniele Imperi
          13 novembre 2014 alle 18:07 Rispondi

          Le faccende domestiche le faccio senza folletti e gnomi, io :D

  2. Marco
    12 novembre 2014 alle 08:13 Rispondi

    A me pare che Mondadori abbia cambiato politica, e accetti invii via mail; forse rifiuta l’invio del cartaceo? Non so.

    Per il resto, concordo. A proposito delle recensioni: io le ho sospese perché, a parte l’impegno che richiedono, avevano poco riscontro. Se pubblichi post su come vendere, i lettori arrivano; ma se invece parli di un autore di nicchia (magari islandese?), restano lontani…

    • Daniele Imperi
      12 novembre 2014 alle 14:12 Rispondi

      Vero, Mondadori accetta proposte e manoscritti via email, eccetto che per la sezione Ragazzi, vai a capire perché.

      Hai ragione sulle recensioni, ma dipende anche come le imposti. Io sto studiando proprio un articolo del genere su un romanzo norvegese. Vedremo come andrà a finire :)

  3. LiveALive
    12 novembre 2014 alle 08:27 Rispondi

    Mah, sulla grande CE non si sa mai: c’è chi dice rifiuti a priori i non-famosi non-raccomandati, e c’è chi dice che non vedono l’ora di trovare il nuovo giovane talento e leggono sempre tutto. In generale, però, meglio inviare a tutti: grandi, piccoli, medi editori. Chissà che Feltrinelli non accetti per prima.

    Che consigli ho per uno scrittore emergente? Boh… Ma poi consigli per cosa?
    1- per essere pubblicato?
    2- per essere conosciuto?
    3- per scrivere meglio?
    Per il primo punto, consiglio di mettere incinta la figlia del direttore della collana: vedete se poi non vi pubblica.
    Per il secondo punto, consiglio di andare avanti a piccoli furtj finché non si accumula abbastanza denaro da poter mandare in onda il proprio booktrailer durante Sanremo, o alla finale di Champions League.
    Per il terzo punto… Eh, qua c’è poco da fare! Potrei dire che bisogna leggere i manuali di scrittura anglosassoni, che bisogna andare ai corsi di scrittura creativa, che bisogna leggere molto… Secondo me, però, l’unico metodo davvero efficace per imparare a scrivere è prendere un’opera che piace e dissezionarla parola per parola fino alle virgole.

    • Daniele Imperi
      12 novembre 2014 alle 14:15 Rispondi

      Molti grandi editori scrivono di non accettare autori emergenti.

      I consigli sono per chi vuole pubblicare.

      Non so quanto valga dissezionare un’opera, anzi, non ne vedo l’utilità, perché non sappiamo come l’autore sia riuscito ad arrivare a completarla.

      • LiveALive
        12 novembre 2014 alle 14:38 Rispondi

        Dissezionarla serve a capire cosa, in un dato passaggio, causa una data sensazione a una data persona. Tutto qua.

  4. helgaldo
    12 novembre 2014 alle 09:22 Rispondi

    Ciao a tutti. Sento sempre dire di inviare il proprio romanzo a una casa editrice piccola. Altri dicono grande. In realtà per avere una possibilità anche minima bisogna inviare alla casa editrice “giusta”. La casa editrice giusta è quella che pubblica libri simili a quelli che scrivi tu. O tu devi scrivere libri simili a quelli che pubblica lei. Devi essere adatto al catalogo, per poter entrare nel catalogo, cartaceo o digitale, di una casa editrice. Caro Daniele, l’hai già fatto un post su come scrivere una lettera di presentazione a una casa editrice? Magari l’hai già fatto. Sarebbe interessante sapere come comportarsi. Grazie.

    • Daniele Imperi
      12 novembre 2014 alle 14:18 Rispondi

      Hai ragione sulla casa editrice giusta. Secondo me, infatti, bisognerebbe prima comprare e leggere qualche libro di un editore, prima di inviargli il manoscritto.

      Non ho scritto un post sulla lettera di presentazione a una casa editrice, primo perché non ne ho mai scritta una e poi perché in rete è pieno di articoli del genere :)

  5. Chiara
    12 novembre 2014 alle 10:44 Rispondi

    Io non ho ancora deciso se pubblicare con una casa editrice professionale o in self-publishing, ma la prima stesura è agli albori. Sono sicura la scelta sorgerà spontanea, strada facendo. Sono sincera, però: credo di essere più propensa per l’editoria tradizionale, per una serie di motivi che non è il caso di elencare adesso.
    Esistono molte case che favoriscono gli esordienti e credo che sia doveroso conoscerle. Ho intenzione di costruire un vero e proprio database che mi consenta di monitorare gli eventi e i concorsi. Questo mi sarà sicuramente utile in futuro.
    Per quanto riguarda le cosiddette segnalazioni, per quanto rispetti il lavoro dei bloggers che decidono di occuparsene, mi trovo sostanzialmente contraria in seguito ad un episodio accadutomi recentemente.
    Dopo aver scritto, in un commento ad un romanzo segnalato, che la trama non mi sembrava originalissima, l’autore ha deciso di regalarmene una copia. Non sono riuscita ad andare oltre pagina 10…
    Comprendo la buona fede di chi decide di aiutare i giovani autori, ma non la condivido in toto. Io credo che non riuscirei mai ad accettare di promuovere un romanzo a scatola chiusa. E soprattutto non credo che alimentare il mare della scarsa qualità possa essere utile a qualcuno… né all’autore né al recensore, che perde la propria affidabilità

    • Daniele Imperi
      12 novembre 2014 alle 14:27 Rispondi

      La scelta sul tipo di pubblicazione è personale.

      Io ho scritto i motivi per cui non faccio segnalazioni di questo genere, ma anche il motivo che illustri tu, promuovere a scatola chiusa, è più che valido.

  6. Ferruccio
    12 novembre 2014 alle 10:49 Rispondi

    Io credo di seguire tutto quello che dici

  7. Salvatore
    12 novembre 2014 alle 12:43 Rispondi

    Condivido tutto, dalla prima all’ultima lettera. Anch’io in genere sono o bianco o nero. Anch’io ho deciso, quando sarà, di provare entrambe le strade. Il self oggi attira molto, ha delle opportunità concrete, ma ci sono anche molti scrittori che ci provano. Alla fine, come per il cartaceo, prevarrà chi sarà predestinato (notare che non ho scritto: talentuoso).
    Per quanto riguarda Mondadori, sono d’accordo, ma un tentativo lo farei ugualmente. Metti che sono predestinato? :P

    • Daniele Imperi
      12 novembre 2014 alle 14:29 Rispondi

      Sì, ci provano in molti (altro assaggio del post di domani).
      E hai ragione su Mondadori, visto che è possibile inviare per email :)

  8. Marianne C.
    12 novembre 2014 alle 14:52 Rispondi

    Assolutamente d’accordo con quanto letto, la pagina facebook è la ciliegina sulla torta. Prima è importante farsi conoscere attraverso altri mezzi, ottenere un riscontro e allargare gli orizzonti attraverso facebook.
    Spero comunque di riuscire nei miei intenti. Grazie dei consigli.

    • Daniele Imperi
      12 novembre 2014 alle 15:10 Rispondi

      Ciao Marianne, benvenuta nel blog.
      Purtroppo l’errore di Facebook è commesso da molti scrittori e anche da molte aziende.

    • Ferruccio
      12 novembre 2014 alle 16:26 Rispondi

      c’è anche da dire che la pagina Facebook non rende più – a causa delle politiche adottate da Zuckerberg – come due anni fa. La mia ha sempre le stesse visite ma è quadruplicata in numeri di fan. è tutto dire

  9. Sebastiano
    12 novembre 2014 alle 15:10 Rispondi

    Un bel post, davvero.
    Concordo dalla prima all’ultima parola: scrivere, leggere, correggere e pubblicare (?). Secondo me esistono alcuni racconti – o comunque scritti – che possono essere pubblicati gratuitamente, senza farli pagare. Non perché esistono lavori di serie A e lavori di serie B, quanto perché ci sono degli scritti più adatti (non dalla prospettiva dei contenuti) alla diffusione gratuita che a pagamento. Non so se mi sono fatto capire, ma la penso così. Indirizzare la pubblicazione unicamente sul self-publishing o sull’editoria tradizionale non è per me una scelta del tutto corretta.

    • Daniele Imperi
      12 novembre 2014 alle 15:16 Rispondi

      Grazie.
      Molti autori conosciuti infatti pubblicano racconti gratis.

      Per la pubblicazione dipende dalla persona: c’è chi non se la sente di autopubblicarsi, non possiamo dire nulla su questo. Se non hanno un’indole imprenditoriale, è meglio lasciar perdere.

  10. SAM.B
    12 novembre 2014 alle 17:07 Rispondi

    Le selezioni editoriali le ho scartate, considerato che la strada che ho scelto è il self-publishing (l’unica eccezione che farò sarà per un progetto a quattro mani, se mai dovesse andare in porto). Recensioni e segnalazioni non le chiederei. Non mi proporrei in nessun modo, anche se forse – per un autore self – questa esclusione tout-court di un mezzo per farsi conoscere potrebbe non essere una scelta furba. Quanto alle interviste… ora come ora è un pensiero che mi fa ridere. Intervistare me? Ma dai!
    La pagina Facebook, invece, è in dubbio. Sarei per il non farla, anche se mi capita di cambiare idea al riguardo dal mattino alla sera. Il fatto è che non amo espormi troppo. Il blog, per me, è già tanto. Preferisco che sia quello il centro della mia attività, insieme a Twitter e a G+.
    Lavorerò di più sul farmi trovare e sul pubblicare gratuitamente qualcosa. Al resto penserò, per tempo, quando sarà davvero il caso di farlo.

    • Daniele Imperi
      12 novembre 2014 alle 17:27 Rispondi

      Neanche io intendo propormi, nel senso che non chiederò nulla a nessuno.
      Il problema è che restare nell’ombra comporta scomparire dal pubblico, oggi. Ti capisco, perché neanche a me piace espormi.

  11. Monia Papa
    12 novembre 2014 alle 18:03 Rispondi

    “Non mi stancherò mai ripetere che oggi bisogna avere almeno un sito che ci rappresenti come professionisti – anche gli scrittori lo sono – e per sito non intendo una pagina su Facebook. Quella, semmai, viene dopo.”

    Sono d’accordo… In parte. Per me il blog è IL mezzo per eccellenza, (insieme a Twitter che è palesemente il mio social preferito) ma cerco di rifuggire dalle generalizzazioni. Non per tutti un sito deve essere necessariamente il mezzo migliore. Il punto, secondo me, è che si dovrebbe investire tempo e attenzione nell’analisi degli strumenti possibili (Blog? Google plus? Twitter? Facebook? …?) perché una scelta è tanto più consapevole quanto più si conosce ciò a cui ci si sta avvicinando.

    “L’obiettivo di uno scrittore è uno solo: pubblicare. Il metodo scelto non ha importanza. Ma questo obiettivo va definito, perché comporta atteggiamenti e operazioni differenti. Comporta innanzitutto lavorare, ossia scrivere e pubblicare.”

    Su questo mi sembra impossibile non essere d’accordo! Certo, poi bisogna metterli a punto al meglio questi atteggiamenti e queste operazioni…

    “Non le ho chiamate concorsi per un motivo preciso: perché a me in genere non piacciono. Vincere un premio – medaglia, attestato, statuetta – non conta assolutamente nulla nel curriculum di uno scrittore. Vincere premi in denaro conta solo dal punto di vista economico: ho qualche soldo in più da spendere come voglio. Quello che conta, quando siamo perfetti sconosciuti, è pubblicare, è uscire in libreria o in ebook con una storia che riporta il nostro nome. È farci conoscere. È diffondere ciò che scriviamo.”

    Sei effettivamente convinto che le pubblicazioni tramite concorsi (pardon, selezioni) diano popolarità? Intanto qui Monia si prepara a partecipare ai suoi primi concorsi (forse).

    “Secondo me ci sono 5 validi motivi per non scegliere come prima opera un grosso editore:”

    Io sarei più per il “tentar non nuoce” ma… Con strategia. Se il mio obiettivo (e qui torniamo al tuo punto di prima) è pubblicare con Mondadori (Ciao Mondadori, accetto inviti alla pubblicazione sono fino alle 18 del 18 novembre del 2018 quindi… Si affretti a contattarmi) perché rinunciare a priori? Attenzione però “tentare” non significa andare a tentoni. Ci vuole strategia, certo.

    Sul “non chiedere recensioni, interviste, segnalazioni” etc neanche mi esprimo. Perché quando fa parte di un “contatto-chiunque-pure-l’autrice-di-Calamo-e-la-chiamo-Barbara” allora no. Fuggire, fuggire. No anche quando magari sei su Twitter e ti arrivano notifiche di autori che inviano tweet pseudo promozionali (dico “pseudo” perché non so quanto facciano bene alla promozione) del loro ultimo capolavoro. Ma forse ci sono anche altri modi

    “Molti di voi, voi che leggete spesso il blog, hanno un sito, un blog e vedo che seguono queste cinque buone pratiche. E gli altri?”

    Io mi autorimando a…Gennaio?

    • Daniele Imperi
      12 novembre 2014 alle 18:55 Rispondi

      Sì, è vero che vanno scelti i mezzi migliori per comunicare, ma secondo me il blog viene sempre al primo posto.

      Selezioni: be’, se vinci 10 pubblicazioni, il tuo nome inizia a girare no?

      D’accordo sulla strategia. Ma non credo sia sensato dire “voglio pubblicare con Mondadori e basta”, perché rischi di non pubblicare mai.

      Anche a me su Twitter sono arrivate “proposte di lettura spassionate” con link verso Amazon.

      Che succede a Gennaio? :)

  12. Tenar
    12 novembre 2014 alle 21:25 Rispondi

    Mi sembrano ottime pratiche. L’unico appunto è che proprio su Mondadori ho notizie certe di persone pubblicate dopo il primo invio fatto da sconosciuti, senza agenti o aiutini. Quindi a volte val la pena osare.

    • Daniele Imperi
      13 novembre 2014 alle 08:02 Rispondi

      Buono a sapersi, ma resto dell’idea che è meglio tentare con i piccoli editori. Io preferisco fare così.

  13. Alberto Mariotti
    12 novembre 2014 alle 22:39 Rispondi

    Ciao Daniele, complimenti per il post. Quando dici (giustamente) che ogni aspirante scrittore dovrebbe avere un sito/blog, che tipo di sito/blog intendi? Un progetto ampio e articolato, come ad esempio il tuo? O una soluzione più semplice stile “portfolio” (biografia, titoli eventualmente pubblicati e qualche altra info), per farsi trovare in caso di ricerche sul web? Realizzare un progetto articolato tipo il tuo non lo fai dal giorno alla notte, e se non hai una forte spinta e capacità, oltre a quella per la scrittura, non vai lontano. Ecco, secondo te ogni aspirante scrittore deve essere anche in grado di mettere in piedi un bellissimo e interessante blog sulla scrittura? Questo è il mio dubbio, espresso piuttosto male credo. Grazie mille, ciao.

    • Daniele Imperi
      13 novembre 2014 alle 08:06 Rispondi

      Ciao Alberto, benvenuto nel blog.

      Domanda pertinente :)

      Intendo che come minimo deve avere un sito con le informazioni principali che lo riguardano come scrittore: biografia, pubblicazioni, contatti), ma se ha un blog è meglio.

      Che blog creare? Non è facile rispondere a questa domanda, ma mi sono ripromesso di scrivere un articolo su come creare un blog adatto a uno scrittore.

  14. Sara Tricoli
    13 novembre 2014 alle 20:16 Rispondi

    Ciao, interessante ogni cosa che scrivi. Non solo in questo post, un po’ tutti quelli che ho letto.
    Per quanto riguarda il bocciare la qualifica “aspirarne” :( perché? io mi sento tale. Ho pubblicato solo un e-book e non mi sento scrittrice, ma aspiro ad esserlo.
    Ho molte, personali difficoltà nello scrivere correttamente, mi duole molto, ci sto male, ma cerco di scrollarmi di dosso la cosa perché amo scrivere, e lo faccio principalmente per me. Anche se essere pubblicato è molto gratificante.
    Ho una pagina facebook perché mi hanno consigliato di aprirla e sicuramente mi è sembrato un buon consiglio, anche se, secondo me, sono veramente un disastro nel gestirla. Non comprendo perché la bocciate come cosa (?)
    Ho anche un blog, ma procedo lentissima, non sono proprio una blogger, ahimè!
    Ho provato a mandare un mio scritto (cartaceo perché per ragazzi) a Mondadori, non perché lo ritenessi un capolavoro, ma perché mi sono detta “perché no!”
    Mi hanno risposto via email in giro di qualche mese… picche ovviamente :)
    Io personalmente ho provato con tante case editrici (piccole e grandi) principalmente con quelle che non chiedono contributi, perché non voglio pagare per essere pubblicata. Piuttosto nulla! Una mi ha risposto e dopo un lungo editing mi ha pubblicato formato e-book.
    Non ho mai pensato all’auto-pubblicazione per i miei problemi citati prima. Non sarei pubblicabile, ho bisogno un editing o correzione bozze che sia.
    Ecco questo il mio contributo, ma una perplessità: perché no alla richiesta di recensioni? Ovviamente sono d’accordo di non voler chiedere a nessuno che non abbia mai letto il mio libro, sarebbe sciocco e decisamente inutile, ma le recensioni non aiutano a promuovere e far conoscere? Ovviamente devono essere sincere e bisogna accettare le critiche interpretandole come costruttive.
    Per le interviste, mi hanno chiesto di rilasciarla, ho acconsentito. Non mi sento di proporla io (decisamente No!), ma nemmeno di negarla se mi viene chiesta.
    Ops, come primo intervento un po’ lunghino. Sorry e ancora complimenti :)

    • Daniele Imperi
      14 novembre 2014 alle 08:26 Rispondi

      Ciao Sara, grazie e benvenuta :)

      Non boccio a priori le pagine facebook, le boccio a priori se apri una pagina facebook senza avere un tuo sito. Facebook viene dopo, i social media sono soltanto un supporto al tuo sito o blog, che devono essere il tuo canale principale di comunicazione.

      Mondadori ti ha risposto? Beh, complimenti, anche se è andata male. Comunque è pieno di editori che pubblicano libri per ragazzi, prova con altri. Conosci Il battello a vapore (http://www.battelloavapore.it/)? È della Piemme, la sua sezione per ragazzi.

      Dell’editing hanno bisogno tutti, non solo tu :)
      Lo fanno anche a Stephen King.

      Le recensioni aiutano, certo, ma preferisco siano spontanee. Due blogger, senza dirmi nulla, hanno recensito alcuni miei ebook gratuiti e racconti: è stata una bellissima sorpresa (anche perché ne hanno parlato bene). Ma io non voglio costringere nessuno a leggere ciò che scrivo e non voglio che altri chiedano a me di leggere ciò che non posso o non voglio leggere.

      Io non ho detto che bisogna negare le interviste, anche io sono stato intervistato varie volte. Ho scritto che non puoi chiedere di essere intervistato.

  15. Sara Tricoli
    14 novembre 2014 alle 12:56 Rispondi

    Immagino che bella soddisfazione essere recensito così spontaneamente :)
    La mia idea che per ora ho attuato solo con due o tre blogger è solo di portare a conoscenza che esista il mio libro e chiedere se hanno voglia di leggerlo. Lungi da me obbligare qualcuno a leggere un genere o una cosa che non vogliono, sono io la prima a non riuscire a leggere ciò che non mi appassiona. La trovi un’idea sbagliata? Se aspetto che il mondo si accorga di me goccia nel mare…
    Per l’intervista, scusa, avevo capito male, ^^ , mai vorrei sembrare sbruffona, sono tutt’altro e avendo rilasciato un’intervista mi sono sentita punta sul vivo.
    Grazie per la dritta su Piemme, la conosco perché i miei figli hanno letto alcuni libri di questa collana, ma effettivamente non ho mai pensato di spedire un mio lavoro.
    :)

    • Daniele Imperi
      14 novembre 2014 alle 13:03 Rispondi

      Sì, una bella soddisfazione :)

      Per obbligare intendo questo: dei perfetti sconosciuti mi hanno scritto chiedendomi di leggere il loro libro. Ecco, questo per me non va fatto. Hai pubblicizzato bene i tuoi libri? Io li metterei visibili nella barra laterale, per esempio.

  16. Sara Tricoli
    14 novembre 2014 alle 14:09 Rispondi

    Pubblicizzato bene??? Intanto il libro è solo uno… e per le varie impostazioni del blog… sto ancora imparando, ma non mi arrendo ^^ riuscirò.
    Grazie ancora per i mille consigli :)

  17. Kinsy
    15 novembre 2014 alle 08:52 Rispondi

    Questo tuo post mi tocca proprio nel vivo. Ho da poco avuto contatti con una piccola casa editrice per una possibile pubblicazione e la domanda «riuscirò a farmi notare in libreria?» è quanto più viva nella mia testa.
    Non ho mai preso in considerazione l’invio di manoscritti alle grandi case editrici perché, secondo me, utilizzano le proprie risorse per i nomi più importanti o per quelli che cominciano a farsi notare pubblicando con case editrici più piccole. Non ho mai considerato il self-publishing perché non ho la competenza sufficiente per farlo e perché di sicuro i miei testi hanno bisogno di un editing guidato da una persona esterna.
    Partecipo solo ad alcune “selezioni editoriali” cercando di individuare quelle che offrono, proprio come te, una pubblicazione ed una certa, seppur limitata, visibilità.
    Nel mio piccolo cerco di “far girare” il mio nome, in modo che diventi noto, che non suoni sempre nuovo. Ho provato a liberare alcuni manoscritti in centri commerciali proprio alla ricerca di lettori. Per certo so che qualcuno li ha raccolti, anche se poi non ho avuto la certezza che li abbiano effettivamente letti e men che meno che li abbiano apprezzati.
    Da lungo tempo, cerco una soluzione per il mio blog. Per quanto mi sforzi non ho ancora trovato la sua strada. Volevo fosse una vetrina, ma in realtà mi rendo perfettamente conto che nessuno cerca un pinco pallino qualsiasi, di cui non conosce nemmeno il nome, per leggere i suoi racconti. E questa consapevolezza mi ha portato a trascurare il mio mondo virtuale, perché non credo di avere molto di più da offrire se non le mie narrazioni e un paio di esperienze nel campo della pubblicazione.
    Di sicuro non seccherò mai nessuno alla ricerca di recensioni o di pubblicità (non è proprio nella mia natura).

    • Daniele Imperi
      16 novembre 2014 alle 10:43 Rispondi

      Anche per il self-publishing serve la figura dell’editor ;)

      In che senso hai liberato i tuoi manoscritti nei centri commerciali?

      Da una parte è vero che nessuno o pochi cercano i racconti di uno sconociuto, ecco perché nel blog devi offrire anche altro.

      Ma su questo argomento, promesso, tornerò presto con un post. E sarà lungo.

      • Kinsy
        18 novembre 2014 alle 16:03 Rispondi

        Nel senso che ho lasciato delle mie raccolte di racconti sulle panchine all’interno di centri commerciali, a disposizione di chi li volesse prendere. Una specie di bookcrossing.

        Concordo che l’editor c’è anche nel self-publishing, ma di solito è l’autore stesso e non è proprio la persona più obiettiva che esista o un parente/amico, neanch’esso molto obiettivo..

  18. Mara Dall'Asen
    15 novembre 2014 alle 23:08 Rispondi

    Io sono in piena crisi, il primo libro pubblicato in self, per quel che riguarda internet è quasi fermo e non si riesce a farsi notare. Ho appena finito il secondo romanzo e non ho la più pallida idea di che fare. Anche ammesso che riesca a trovare una casa editrice medio-piccola il risultato sarebbe lo stesso che col primo: 250 copie di cartaceo se va bene e gambe in spalla e pedalare per quel che riguarda la promozione. Sto pensando di fare il sito, ma ho poco tempo per seguire tutto, e forse cercherò una piccola casa editrice locale, anche a pagamento non mi importa, l’importante è che mi faccia la distribuzione nella mia regione almeno e che sia presente in internet. Credo che il cambiamento in atto nell’editoria porterà grossi scossoni e all’inizio ci sarà una gran confusione. Non sono poi per niente in sintonia con chi continua a dire che gli autopubblicati sono solo dei megalomani, sono persone che investono su sé stessi, c’è chi vende maglioni… io vendo libri. Il libro resta comunque un mezzo per intrattenere, se poi fa anche cultura meglio. Il fatto è che in Italia è tutto fermo e immobile e qualsiasi cosa nuova viene tacciata come di scarsa qualità. Se un libro è di scarsa qualità non vende, e se invece vende forse bisogna cominciare a chiedersi se tutto ciò che noi riteniamo valido lo sia veramente per i tempi moderni. O si resta nella nicchia calda e sicura o si mettono le ali e si prova a portare il proprio pensiero nel mondo. E comunque fondamentale resta il fattore C, se non c’è la sinergia di vari casi fortuiti non si emerge, che ci sia il blog, il sito o la casa editrice. ciao Mara

    • Daniele Imperi
      16 novembre 2014 alle 10:18 Rispondi

      Come hai promosso quel libro pubblicato in self?

      Per il secondo romanzo non puoi sapere quante copie venderà: dipenderà da te e dalla casa editrice.

      No, evita le case editrici a pagamento: quella è spazzatura, non editoria. Esistono 1600 editori in Italia e è pieno di piccole case editrici. Gli editori a pagamento ti prendono solo soldi.

      Il sito è importante, oggi.

      In Italia è tutto fermo: è vero, purtroppo. Se crei un’impresa, per il governo e il fisco sei solo un pollo da spennare con le tasse, non una persona da premiare.

      Mettere le ali? In che senso?

      Alla fortuna non ho mai creduto, sinceramente. Le coincidenze vanno anche create: ci vuole intraprendenza, specie se vuoi pubblicare in self-publishing.

  19. Salvofigura
    18 novembre 2014 alle 14:50 Rispondi

    Dunque mi consigli di riprendere il mio blog “”Legofemi” ?
    Salvo

  20. Roberto Osler
    17 gennaio 2015 alle 10:40 Rispondi

    Buongiorno a tutti. Io ho scritto un romanzo; due anni fa ho avuto la fortuna di ricevere l’apprezzamento di una agenzia letteraria la quale mi ha offerto un contratto, contestualmente mi è arrivata un’offerta da un agente letterario molto conosciuto e ho fatto l’errore di accettare la seconda offerta rifiutando la prima.
    Solo in un secondo momento ho capito e saputo che il secondo agente mi ha scelto più per strapparmi al primo che non per interesse nei confronti del mio lavoro.
    Infatti un anno dopo sono rimasto a piedi senza essere pubblicato.
    Ho poi pubblicato su Amazon in self-publishing, ma ammetto che non mi dispiacerebbe farmi aiutare da un editor professionista, avete qualche consiglio?
    Grazie anticipatamente
    Roberto

    • Daniele Imperi
      17 gennaio 2015 alle 12:58 Rispondi

      Ciao Roberto e benvenuto.
      L’unico modo è cercare online, se hanno un sito o blog di riferimento e poi cercare informazioni su di loro. Oppure contattare le società di servizi editoriali, che offrono anche editing.

  21. Roberto Osler
    17 gennaio 2015 alle 14:49 Rispondi

    Grazie Daniele e grazie mille.
    Ho provato a cercare online ma non si trova granchè se non editor che lavorano per case editrici o agenzie letterarie che comunque prendono il libro in valutazione, io cercavo solo un professionista (pagando il dovuto ovviamente) che facesse di lavoro l’editor, poi il passaggio alla casa editrice sarà uno step successivo, non ho fretta a questo punto.
    Grazie ancora
    Roberto

    • Daniele Imperi
      17 gennaio 2015 alle 16:53 Rispondi

      Se devi mandare il manoscritto alla casa editrice, allora l’editor non ti serve, perché ne avrai a disposizione uno gratis. Ti serve se vuoi pubblicare per conto tuo.

  22. Roberto Osler
    17 gennaio 2015 alle 17:35 Rispondi

    Assolutamente d’accordo in linea di principio, ma ho già avuto contatti con le case editrici, prima fra tutte la Baldini Castoldi, ma purtroppo per motivi che avete già affrontato in questo sito, per loro l’editor è un costo e spesso, preferiscono investire su chi dell’editor non ha praticamente bisogno, o comunque l’editor fa il suo lavoro ma poi la pubblicazione porta sicuramente risultati.
    Per farla corta se non sei nessuno all’editor difficilmente ci arrivi.
    Per questo alla fine credo sia un investimento personale da fare prima di presentarsi alle case editrici.
    Ma è solo la mia opinione ovviamente

    • Daniele Imperi
      17 gennaio 2015 alle 17:38 Rispondi

      Il problema è che rischi davvero di spendere soldi inutili. Se tu mandi un manoscritto a un editore, lui lo sottoporrà a editing, che tu l’abbia avuto o meno. Le case editrici hanno i loro editor. Nessuno non ha bisogno di editor, anche Stephen King ne ha uno.
      Ci sono tantissimi editori a cui mandare un manoscritto.

  23. Roberto Osler
    17 gennaio 2015 alle 17:43 Rispondi

    Si mi rendo conto.
    Il mio manoscritto è stato in lettura alla Baldini Castoldi, la risposta che mi hanno dato è che il romanzo non è per niente male, ma avrebbe bisogno di un affiancamento ad un editor e in questo momento loro non hanno intenzione di investire in questo senso su esordienti.
    E anzi loro lo hanno letto e mi hanno risposto, altri non hanno fatto neanche quello.

  24. Roberto Osler
    17 gennaio 2015 alle 17:44 Rispondi

    Se invece tu mi puoi consigliare qualche editore che in qualche modo sugli esordienti ci investe o comunque spende del tempo per loro consigliami pure.
    Comunque non vorrei monopolizzare il tuo tempo, scusami.

    • Daniele Imperi
      17 gennaio 2015 alle 17:53 Rispondi

      Non so farti il nome di un editore, ma online ne trovi quanti ne vuoi. Fatti un giro nel sito Writers’Dream, che li divide in editori tradizionali e a pagamento. In base al libro che hai scritto, sceglierai l’editore.

  25. Roberto Osler
    17 gennaio 2015 alle 18:02 Rispondi

    Grazie infinite e a presto
    Roberto

  26. Ornella
    13 novembre 2015 alle 18:13 Rispondi

    Buona sera a tutti,
    sono una semplice ragazza di sedici anni e chiedo parere a voi, che di esperienza ne avrete sicuramente molta di più. La mia passione è fin da sempre stata quella di scrivere, fin da quanto ero più piccola. Un anno fa ho scritto un libro, il mio primo racconto, che, sottoposto alla visione di alcune case editrici, ha ricevuto circa tre richieste di pubblicazione, ma con cifre allucinanti. Non sono caduta nella “trappola” ovviamente, ma il mio desiderio è sempre quello: far pubblicare il mio libro. Si tratta di una storia in cui credo tanto, per il semplice fatto che questa mia storia va ad invogliare i più deboli a VIVERE. Volevo da voi un semplice parere su come io possa finalmente realizzare il mio desiderio, possa far uscire dal cassetto il mio libro, che è ormai conservato lì da un bel pò. Spero di ricevere qualche risposta da voi, grazie anticipatamente!

    • Daniele Imperi
      15 novembre 2015 alle 09:23 Rispondi

      Ciao Ornella, benvenuta nel blog. Lascia stare le case editrici che chiedono soldi, perché non sono case editrici.
      Ti consiglio di cercare editori medio-piccoli, che sono più propensi a pubblicare esordienti, vedere nel loro catalogo se pubblicano romanzi del tuo genere. Prima di spedire il manoscritto magari guarda qualche loro pubblicazione, per renderti conto della qualità.

  27. Francesco Ippolito
    14 febbraio 2016 alle 11:05 Rispondi

    Ciao Daniele, ne ho parlato anche io, in piccolo, sulla passione dello scrivere. Ho trovato molto interessante la lettura di questo articolo, con il tuo permesso mi piacerebbe poterla condividere. In generale questo stesso blog/sito offre ottimi spunti di discussione e dialogo.

    • Daniele Imperi
      15 febbraio 2016 alle 09:21 Rispondi

      Ciao Francesco, benvenuto nel blog.
      Puoi condividere l’articolo, certo, se in forma di link o di citazione, non credo intendi per intero.

  28. Silvia Meconcelli
    8 giugno 2016 alle 16:49 Rispondi

    Ciao Daniele, io ho un piccolo blog dove scrivo qualche pensiero personale e pubblico qualche lavoretto manuale che faccio quando ho tempo, tra il lavoro e i bambini. Non ho una pagina Facebook per scelta e vedo che senza Facebook è molto difficile avere un seguito (forse è perché non scrivo cose particolarmente interessanti?!). Da poco ho iniziato a scrivere il mio primo romanzo e sono contenta delle emozioni che mi sta dando, mi sono affezionata tantissimo ai miei personaggi, li sento veri. Non so come gestirò la mia pubblicazione quando e se finirò il mio manoscritto. Intanto ti ringrazio per i consigli che ci dai. Ti seguo anche su Instagram, fai delle belle foto.
    Ciao SIlvia

    • Daniele Imperi
      8 giugno 2016 alle 17:31 Rispondi

      Ciao Silvia, benvenuta nel blog. E grazie per seguirmi anche su Instagram :)
      Facebook è una giungla e dovresti studiare bene come gestire una tua pagina e poi seguirla costantemente… è un lavoraccio.
      Auguri per il tuo romanzo.

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