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5 consigli di marketing editoriale

5 consigli di marketing editoriale

Promuovere un libro è il passo successivo alla sua pubblicazione? Secondo me la promozione editoriale deve iniziare da prima, dalla stesura del libro. È mentre scriviamo che alcune idee sulla promozione di quella storia possono venirci in mente.

Oggi voglio parlare di cinque metodi che possiamo usare nel marketing del nostro libro, forse poco conosciuti. Metodi che possono nascere dalla stesura della storia.

Individuare il potenziale del libro

Che cosa abbiamo scritto? Che impatto potrà avere la nostra opera nel mercato editoriale? Qual è la sua vera forza?

Una volta scritto un libro, dobbiamo porci queste domande. Pensate a quanti romanzi hanno creato rumore dopo la loro uscita. Pensate alla saga di Twilight e a 50 sfumature di grigio, che potete criticare quanto volete, ma dovete ammetterne il potenziale.

Qual è quello del vostro libro? Riuscite a individuarlo?

Individuare il potenziale del libro vi aiuterà a creare la strategia migliore per promuoverlo, a trovare il giusto pubblico, a creare attorno alla vostra opera la comunicazione più adatta.

Narratività del libro

Per scoprire il potenziale dell’opera dobbiamo saperne prima riconoscere la narratività, ossia tutto l’insieme degli elementi che caratterizzano il libro, come i tòpoi, il messaggio, il tema portante, la successione dei fatti, l’eventuale intento pedagogico e culturale.

Si tratta di interpretare il nostro libro dal punto di vista semantico e vederlo non più come una semplice sequenza di eventi, ma come un complesso di valori e significati.

Studiare un elevator pitch

Ho accennato a questo concetto quando ho parlato del processo creativo nella scrittura, perché in quel caso riesce a sbloccarci e a farci continuare la nostra storia. Un elevator pitch non è altro che un brevissimo discorso di una, tre frasi al massimo che riassume la nostra opera (nello specifico contesto di un libro, ovviamente).

Il tempo di salire in ascensore e dovete saper spiegare a un vostro potenziale lettore – o a un editore – di cosa parla il vostro libro. E convincerlo a leggerlo.

Su questo tema tornerò in seguito in modo più approfondito. Ora posso dire che un elevator pitch può essere usato nei modi più disparati, creando un video o in forma testuale in una pubblicità.

Definire l’high concept

Questo è un concetto nato nel cinema, ma possiamo applicarlo in qualsiasi contesto. Il significato è molto semplice: è la premessa della vostra storia, definita in modo tale da suscitare interesse e curiosità.

Qualsiasi libro può avere un high concept? La risposta è no. In alcuni casi non è possibile creare con una sola frase un messaggio attraente per il pubblico, che catturi l’immaginazione dei lettori. Per romanzi come quelli della saga di Harry Potter è possibile, ma per una storia come Suttree di McCarthy no.

Anche sull’high concept tornerò in seguito con un articolo approfondito.

Scrivere una tagline

Anche in questo caso la formula vincente è un messaggio in una frase. Come possiamo riassumere al meglio la tecnica della tagline? In realtà in questo caso non stiamo parlando in modo diretto della nostra storia, ma piuttosto fra le righe. È un messaggio quasi subliminale, che ovviamente è collegato alla storia, ma il cui scopo è soltanto creare suspense.

Quando uscì il film di animazione Chicken Run, la tagline fu: “Escape or die frying.” Fuggi o muori friggendo. Una frase umoristica, come non poteva essere diversamente per un film come quello. La tagline per Io sono leggenda? “L’ultimo uomo sulla Terra non è solo”. Di Matrix? “La realtà appartiene al passato”.

Una sola frase per far scattare la molla nella mente del vostro pubblico. Tutta la drammaticità della storia deve essere contenuta, racchiusa in una sola, magica, magnetica frase.

Scrivere una logline

Secondo James Burbidge se una logline non funziona, allora è la storia che non funziona. Lo scopo della logline non è di raccontare la vostra storia, ma di venderla. È un messaggio che deve intrigare i vostri lettori.

Per il film The Counselor, scritto da Cormac McCarthy e che non vi consiglio di vedere, la logline fu:

Segui la storia di un rispettato avvocato che pensa di poter fare affari con la droga senza esserne risucchiato.

Nel film c’è proprio quanto promesso nella logline. Una logline che convince poco, non vi pare? E il signor James Burbidge aveva ragione: è la storia che non funzionava.

La logline del film Schindler’s List è senz’altro migliore (anche perché sia il libro sia il film in questione sono senz’altro migliori):

Quando un industriale ariano materialista e donnaiolo scopre che i suoi operai ebrei sono stati deportati nei campi di sterminio nazisti, rischia la vita e la fortuna per salvarli.

Questa logline funziona proprio per i suoi controsensi: nessuno si aspetterebbe tanta umanità da un materialista e donnaiolo, e tanto meno si aspetterebbe che un nazista salvi ebrei dalla morte.

Conclusione

Come vi sembrano questi metodi? Conoscevate l’high concept, la tagline e la logline? Quali pensate di mettere in pratica per promuovere il vostro libro o ebook?

37 Commenti

  1. robadaself
    3 febbraio 2015 alle 07:31 Rispondi

    nella seconda riga c’è un qual è con l’apostrofo.
    e tag-line, scritto tutto attaccato, l’ho letto come una parola italiana :)

    • Daniele Imperi
      3 febbraio 2015 alle 13:28 Rispondi

      Grazie, ho corretto. Tagline si può scrivere tutto attaccato, anche.

      • robadaself
        3 febbraio 2015 alle 13:33 Rispondi

        sì, lo so che tagline si può scrivere tutto attaccato, ma allora consiglierei un corsivo, è regola redazionale condivisa mettere in corsivo le parole straniere di uso non comune.
        (stavo per scrivertelo in privato, finisco sempre per fare la maestrina con la penna rossa in mano, uffa)

        • Daniele Imperi
          3 febbraio 2015 alle 13:48 Rispondi

          Sì, è vero, in corsivo magari si nota meglio che è inglese.

  2. LiveALive
    3 febbraio 2015 alle 07:37 Rispondi

    Non bisogna mai dimenticare il lettore modello: anche se inconsciamente, noi scriviamo sempre per un dato tipo di lettore, dando per scontato che abbia determinate conoscenze, che legga in un dato modo, che apprezzi certe cose, eccetera. Il potenziale del libro deriva da questo. Naturalmente un buon libro può essere stato scritto per 1000 persone, e un cattivo libro per 1.000.000, così il buono vende poco e il cattivo tanto… Ma non è detto.
    Il resto sono elementi che dovrebbero far conoscere la natura del prodotto e invogliare l’acquisto. Credo però che lo scopo di quelle tecniche dovrebbe comunque essere il far capire al lettore se quel libro può piacergli. In fondo raccontare la trama (o meglio la sua premessa) in una frase dovrebbe servire a questo. La tagline… Mah, lì è marketing puro, nel senso che non mi pare avere altra utilità se non quella di carta moschicida per i clienti; ma a ben pensarci, bisogna saperla fare: incuriosisce, ma crea aspettative. Se tu dici: “la realtà appartiene al passato”, il lettore già si immaginerà qualcosa, tipo una atmosfera, un tono, un abbozzo di trama… Anche queste sono cose utili.

    • Serena
      3 febbraio 2015 alle 07:45 Rispondi

      Secondo me servono, e TANTO, anche a far capire allo scrittore cosa sta scrivendo :-) . Quanto al lettore target, assolutamente d’accordo.

    • Daniele Imperi
      3 febbraio 2015 alle 13:38 Rispondi

      Certo che è marketing puro, il post è sul marketing editoriale :)
      Nel potenziale del libro c’è anche il lettore a cui giungerà quella storia.

  3. Serena
    3 febbraio 2015 alle 07:41 Rispondi

    Al laboratorio abbiamo giocato parecchio con le logline: ne abbiamo scritte per le nostre storie e per storie famose già pubblicate. Le abbiamo anche messe in competizione per capire quali fossero quelle che funzionavano bene. L'”high concept” invece lo trovo già più nebuloso, come concetto, e non definibile in modo univoco. Comunque mettersi lì e tirarlo fuori è un esercizio grandioso. Dobbiamo lasciar perdere la storia che stiamo scrivendo, se non ce l’abbiamo? C’è chi dice di sì, io non sono d’accordo. Ne parliamo meglio quando pubblichi l’articolo approfondito. Quanto alla tagline, per “Cristallo” non ce l’ho ancora. E, guarda caso, nella parte centrale (il secondo atto) ho una parte ancora fangosa che mi aspetta al varco della revisione. Vedremo. Bello, mi hai costretta a fare un rapido punto della situazione.

    • Daniele Imperi
      3 febbraio 2015 alle 13:39 Rispondi

      No, non credo che dobbiamo lasciar perdere la storia quando si scrivono logline e high concept e altro. È questo che intendevi?

  4. Claudia
    3 febbraio 2015 alle 07:44 Rispondi

    Wow che aiuto!
    La tagline sembra quella che crea un impatto più immediato. Poche parole cui si affida l’intero lavoro. Non sarà facile scegliere quelle giuste. Una comunicazione sbagliata potrebbe creare aspettative differenti nel lettore che verrebbe fuorviato dal vero messaggio del libro.

    • Daniele Imperi
      3 febbraio 2015 alle 13:40 Rispondi

      Non è facile, infatti, scrivere tutte queste cose, bisogna ragionarci bene per non scrivere qualcosa di sbagliato.

  5. Marina
    3 febbraio 2015 alle 08:39 Rispondi

    Dopo la pubblicazione del mio romanzo ho subito pensato ad una sua adeguata presentazione. Ho organizzato una bella serata allestendo la libreria che ospitava l’evento con i quadri di una brava artista che sa ben rappresentare la realtà ed avendo io scritto una storia che spostava l’attenzione sul piano virtuale mi sembrava un bell’accostamento. Ho raccontato, risposto alle domande, ma più di tutto ho lasciato parlare un video che ho realizzato per pubblicizzare il libro. Il booktrailer può essere un metodo efficace, secondo me, per autopromuoversi.

    • Daniele Imperi
      3 febbraio 2015 alle 13:41 Rispondi

      Sul booktrailer ho scritto un post in cui invece lo sconsigliavo :)
      La presentazione credo funzioni ancora, ma si riesce a trovare gente interessata a partecipare?

      • Marina
        3 febbraio 2015 alle 14:53 Rispondi

        Perché lo sconsigli?
        Non rispondere: andrò a leggere quel post!
        Per quanto riguarda la presentazione, io trovo sempre stimolante conoscere l’autore di un libro, sentirlo parlare; ah, se tutti la pensassero come me!

        • Marina
          6 febbraio 2015 alle 11:34 Rispondi

          Mi sono presa del tempo per analizzare bene la faccenda booktrailer ed ho finalmente messo l’ultimo tassello per un post che ho scritto sulla mia esperienza nell’autopromozione.
          Grazie per avermi fornito l’input giusto :)

  6. Salvatore
    3 febbraio 2015 alle 10:05 Rispondi

    Molto interessanti, per rispondere alla tua domanda, ma allo stesso tempo mi sembrano più o meno tutti la stessa cosa, cioè: il leit motiv della storia. Dico bene? Poi, si può esprimere con un concetto, una frase ad effetto, un paio di parole che ne colgano il senso e ne espongano il contenuto, ma alla fine è tutta la stessa roba. Il punto è: non limitarti a narrare una bella storia, ma una storia che abbia una grande premessa. Che dici, ti piace il mio high concept per il tuo post? ;)

    • Daniele Imperi
      3 febbraio 2015 alle 13:45 Rispondi

      Non proprio tutti la stessa roba. Hanno finalità diverse. Secondo me hai toppato l’high concept del post :)

      • Salvatore
        4 febbraio 2015 alle 10:09 Rispondi

        Peccato, ci avevo messo tanto ammmore… :P

  7. animadicarta
    3 febbraio 2015 alle 10:20 Rispondi

    Non conoscevo niente di tutto ciò, mi sembrano tutti suggerimenti validi. Considerando la massa di romanzi sfornati ogni giorno, mi sembra giusto tentare un approccio pubblicitario di questo tipo per far notare la nostra storia.
    Non vedo l’ora di provarli :)

    • Daniele Imperi
      3 febbraio 2015 alle 13:46 Rispondi

      La pubblicità implica determinati linguaggi, non possiamo farci niente :)

  8. Riccardo McOtter
    3 febbraio 2015 alle 11:11 Rispondi

    Voto per la tagline ;) Gli altri elementi sono utili, ma la tagline, se ben fatta, può vendere un libro come il pane. Riguardo il discorso del potenziale, basta dare un’occhiata alla top 3 fantasy e horror dei romanzi più venduti su Amazon. E’ ovvio che alto potenziale = quasi sempre qualità infima, per un semplice motivo: gli italiani leggono poco e male. Sarà una considerazione banale, cliché, la solita “storia” insomma…ma la “solita” storia è la pura verità. Di conseguenza, io punterei a scrivere opere di qualità, con un occhio al potenziale, e non viceversa. Ciò significa che se detesto i vampiri gnokki non mi metto a scrivere pessime storie di vampiri gnokki perché i vampiri gnokki hanno un alto potenziale. Già, ho scoperto l’acqua calda…

    • Daniele Imperi
      3 febbraio 2015 alle 13:47 Rispondi

      Sui vampiri gnokki hai ragione, avranno anche un alto potenziale, ma neanche io scriverei quella roba.

  9. Chiara
    3 febbraio 2015 alle 13:46 Rispondi

    Conoscevo questi concetti perché sono molto utilizzati nel marketing e nella pubblicità a prescindere dal mercato editoriale. Diciamo che hanno valore quasi universale. Ma i tuoi consigli rimangono comunque assolutamente utili :)

    • Daniele Imperi
      3 febbraio 2015 alle 13:50 Rispondi

      Dell’high concept sapevo che è utilizzato anche in altri ambiti, ma non degli altri 4. Pensavo fossero propri del marketing del cinema.

  10. Kinsy
    3 febbraio 2015 alle 19:10 Rispondi

    Mmm.. mi hai fatto venire alcune idee, ma credo le userò quando vedrò le prime bozze di stampa e la copertina… Credo che il tempismo sia tutto e anticipare troppo porti alla noia.

    • Daniele Imperi
      4 febbraio 2015 alle 07:24 Rispondi

      Fai bene, anche io scriverò tutto dopo aver terminato il libro. Prima non ha senso.

  11. Giordana
    3 febbraio 2015 alle 19:19 Rispondi

    Tutto chiaro tranne l’high concept. Aspetto il post specifico :)

    La logline di The Counselor ha comunque diversi aspetti migliorabili per renderla più appetibile, com’è questo avvocato? Dove si svolge la storia (se lo scenario può essere suggestivo)? Cosa rischia di perdere il protagonista?

    • Daniele Imperi
      4 febbraio 2015 alle 07:25 Rispondi

      L’high concept è molto legato alla sinossi, secondo me: in fondo hanno funzioni simili. The Counselor andrebbe riscritto da capo, altro che logline :)

  12. Tenar
    3 febbraio 2015 alle 21:06 Rispondi

    Non conoscevo tutti questi termini tecnici e non consideravo solo l’aspetto promozionale, ma ho fatto un post proprio qualche giorno fa sul “conoscere il cuore della storia” in cui mi concentravo proprio sull’importanza di individuare il centro narrativo del nostro libro. Secondo me è una cosa essenziale, ben oltre l’aspetto promozionale (che pure c’è)

    • Daniele Imperi
      4 febbraio 2015 alle 07:27 Rispondi

      Ho visto il post, ma sono indietro con un sacco di articoli…
      Oggi vedo se riesco a mettermi in pari :)

  13. Bruno Vartuli
    3 febbraio 2015 alle 23:20 Rispondi

    Secondo me, conoscere bene tutti questi consigli e’come mangiare a bocca piena e magare poi soffocarsi. Essere scrittore non vuol dire essere anche un imprenditore. Per tanto marketing e’ un mestiere diverso. Per me, scrivo perche’ ovviamente ho qualcosa da dire, gestire la promozione della mia scrittura e’ un plus se sai farlo, in my opinion e’ consigliabile ognuno al suo mestiere.

    • Daniele Imperi
      4 febbraio 2015 alle 07:51 Rispondi

      Se vuoi essere uno scrittore indipendente, allora devi essere anche imprenditore.

  14. Lisa Agosti
    5 febbraio 2015 alle 16:20 Rispondi

    Hai scelto delle tagline molto accattivanti, quella delle galline in fuga è spettacolare. Oggi vanno molto questi slogan d’impatto, cercherò di trovarne uno per il mio romanzo! Non conoscevo questi concetti, grazie, si impara sempre qualcosa di nuovo su Penna Blu :)

    • Daniele Imperi
      5 febbraio 2015 alle 17:08 Rispondi

      Grazie :)
      Appena ho finito di revisionare il mio libro, mi studio tutte e quattro le tecniche descritte. Una mi ronza già nella testa.

  15. Marta
    9 febbraio 2015 alle 12:02 Rispondi

    Bellissimo articolo, complimenti. Noi ci occupiamo di fornire non dei libri veri e propri ma dei “manuali” legati ai servizi che offriamo ai nostri clienti. Secondo voi come è possibile rendere più accattivante un manuale tecnico, tenendo conto che la natura stessa degli argomenti non prevede la possibilità di grandi divagazioni letterarie? Grazie e buon lavoro.

    • Daniele Imperi
      9 febbraio 2015 alle 15:06 Rispondi

      Ciao Marta, grazie e benvenuta nel blog.
      Un manuale dovrebbe essere accattivante da sé. Dovete esaltarne l’utilità, prima di tutto. Non servono divagazioni letterarie, ma solo mostrarne i benefici.

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