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Il Connettivismo nella lettura

Che cosa significa leggere storie connettiviste
Connettivismo

Terza parte dell’intervista a Sandro Battisti sul Connettivismo. Nella prima parte abbiamo parlato di definizione e classificazione del Connettivismo in ambito letterario e nella seconda parte di scrittura connettivista.

Oggi si discute invece di lettura connettivista.

Che cosa deve aspettarsi un lettore leggendo una storia connettivista? In quale mondo entrerà?

Sandro Battisti – Vario. Non è nemmeno detto che si parli di futuro. Il contesto è sicuramente Fantastico, da cui però si può trascendere coinvolgendo le corde del presente, dell’arte non di genere. Posso connettivisticamente parlare di presente e di elementi umani e attuali ascoltando e guardando un video dei Pulp.

Aprire un libro a caso e trovarsi di fronte a una storia connettivista: come capisce un lettore in una manciata di secondi di avere davanti un testo connettivista?

SB – Quando sente coinvolte trame estranee tra loro eppure finemente congruenti.

Come scrive Giovanni nell’articolo La guida galattica per non-connettivisti /2 – L’immaginario non-fantascientifico e tutto il resto:

La sperimentazione sul linguaggio, gli sforzi di coniugare estrapolazioni scientifiche e tecnologiche con una sensibilità umanista, è quello che talvolta ha messo d’accordo tutti sulla difficoltà di leggerci.

Perché è dunque così difficile leggervi? Ti senti d’accordo con quest’affermazione?

SB – Per quanto riguarda la mia scrittura sì, ma non è così per tutti i componenti del collettivo. Fondamentalmente, parliamo di un linguaggio nuovo, che usa immagini e sintassi nuove basate su archetipi straconosciuti. D’altronde, se la visione del futuro ci è preclusa da qui a 50 anni, qualcosa bisogna inventarsi per parlare correttamente ed empaticamente di quello che accadrà tra 100 anni.

Da dove cominciare a leggere Connettivismo? Puoi segnalarci alcuni titoli che ritieni fondamentali per avvicinarsi a questa lettura?

SB – Sicuramente i due premi Urania, Sezione Piquadro di Giovanni De Matteo ed eDoll di Francesco Verso. Ma poi suggerirei Rave di morte di Mario Gazzola, Sentieri di notte di Giovanni Agnoloni, Trans-Human Express di Lukha B. Kremo e colgo spudoratamente l’occasione di citare pure il mio romanzo uscito da circa due mesi, Olonomico. Ma c’è anche altro materiale in giro, ovviamente.

Stessa domanda fatta precedentemente per la scrittura connettivista: quali letture credi siano fondamentali prima di iniziare a leggere Connettivismo? Esiste, secondo te, una “formazione letteraria” anche per il lettore?

SB – Potrei suggerire Il mattino dei maghi, di Pauwels & Bergier.

Qual è il vantaggio di avere un’esperienza di lettura connettivista? La lettura accresce il bagaglio culturale dell’uomo: quale apporto dà il Connettivismo alla conoscenza?

SB – L’approccio necessario al mutare dei tempi. Crediamo di interpretare perfettamente questo tempo, e quello contiguo che verrà. Dopo, non sappiamo.

Due domande provocatorie.

Perché consiglieresti a un lettore di leggere storie connettiviste?

SB – Perché fa bene.

Perché, invece, lo sconsiglieresti?

SB – Perché i conservatori non lo vogliono.

Ancora un ringraziamento a Sandro, che ci dà appuntamento alla prossima settimana con la quarta e ultima parte dell’intervista, in cui approfondiremo il discorso sul Connettivismo.

7 Commenti

  1. Il Connettivismo nella lettura – pt. 3 « HyperHouse
    23 gennaio 2013 alle 15:55 Rispondi

    […] puntata dell’intervista che Daniele Imperi ha fatto a me sul tema Il Connettivismo spiegato ai bambini (qui e qui le due puntate precedenti). Un […]

  2. Cristiana Tumedei
    23 gennaio 2013 alle 16:08 Rispondi

    Ho aggiunto qualche titolo all’elenco dei libri da acquistare. Ottima idea quest’intervista! Sto pian piano scoprendo un modo di intendere il mondo davvero affascinante. :)

  3. Salomon Xeno
    23 gennaio 2013 alle 16:25 Rispondi

    Apprezzo molto la reading list, non è escluso che provi a leggere qualcosa perché un po’ di curiosità mi è venuta.

  4. Alessandro C.
    25 gennaio 2013 alle 01:57 Rispondi

    Sarà perché non ho letto ancora nulla di questo presunto genere, ma da come viene descritto non ci vedo nulla di nuovo rispetto a ciò che si può trovare in opere di autori come Philip K. Dick. Ho la sensazione che questo genere, sotto sotto, non esista.

  5. zoon
    25 gennaio 2013 alle 09:13 Rispondi

    @alessandro: forse è proprio perché non hai letto nulla di questo presunto genere il motivo che ti induce a dire ciò. magari è come affermi te, ma può anche darsi di no: dick è solo una delle fonti di ispirazione, nemmeno la più corposa… :)

    grazie a tutti :)

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