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Il Connettivismo spiegato a un bambino

Connettivismo

In quest’articolo voglio dare diffusione a un movimento letterario – non è solo letterario, ma qui a me interessa soprattutto questo aspetto – che ha attratto la mia curiosità. Lo scopo del post è anche quello di far capire con parole semplici che cosa è il Connettivismo.

Ho quindi intervistato Sandro Battisti, uno dei fondatori del movimento, che ha accettato di parlarci di questa idea, di questa sfida anche, nel modo più chiaro possibile. Ecco il perché del titolo di questa intervista. La prima di quattro parti per parlare di Connettivismo.

Due parole sul Connettivismo: un’ipotesi di classificazione

Fantascienza, sottogenere della fantascienza, filosofia, poesia. Che cosa è, Sandro, il Connettivismo in due parole?

Sandro Battisti – Due parole? Ci provo con tre o quattro :) Un’aggregazione di persone che hanno in comune la medesima sensibilità verso il futuro, il passato, il presente. Una commistione di discipline scientifiche, umanistiche e olistiche, esoteriche, occulte in cui si riesce a intravedere il legame che unisce tutti quei saperi. Cosa ci riserva il futuro? Con gli occhi usuali non si riesce a rispondere, il futuro sarà qualcosa di così sconvolgente che abbisogna di nuovi occhi, capaci di abbandonare le certezze millenarie per un cambio epocale da cui non si tornerà indietro.

Come potresti classificarlo dal punto di vista esclusivamente letterario? Riprendendo un brano citato più avanti, dall’articolo di Giovanni De Matteo La guida galattica per non-connettivisti /2 – L’immaginario non-fantascientifico e tutto il resto:

La vera cosa che però sembra infastidire la gente, è l’impossibilità di classificarci.

SB – Non è possibile classificarlo, infatti. È, come dicevo prima, qualcosa di nuovo basato su conoscenze non nuove (perché è forse dai tempi della Grecia classica che non si crea letterariamente nulla di nuovo) ma che genera un impatto che ha varie estetiche, perché all’interno del Movimento ognuno è libero di interpretare a suo modo lo spirito connettivista, e questo vale anche nel modo di scrivere, produrre musica, creare immagini e opere visive.

È davvero necessaria una classificazione letteraria – e non solo – del Connettivismo? Il termine stesso suggerirebbe qualcosa che non è classificabile, che assorbe gli altri generi, anzi li connette.

SB – La classificazione più corretta è “Connettivismo”. Detto ciò, le ascendenze artistiche e culturali, come già detto prima, sono molteplici, vanno dal Futurismo, al Surrealismo, ai Crepuscolari, fino al Cyberpunk. Con questo substrato culturale ci siamo affacciati sul futuro e abbiamo guardato con gli occhi di questi Movimenti passati ma anche e soprattutto con la nostra sensibilità, e abbiamo visto un’ombra di quello che ci aspetta. Stiamo ancora scrutando attraverso quella finestra temporale…

Che cosa rende il Connettivismo diverso dai tanti altri sottogeneri della fantascienza?

SB – Che non è solo SF? Che abbraccia il mondo del Fantastico e non solo, perché tenta esperimenti anche con il mondo non di genere. Come dicevo, il Movimento è un’attitudine applicabile, come metodo, potenzialmente a tutta la sensibilità (ancora) umana.

Perché “Connettivismo”? Se dovessi davvero spiegare a un bambino che cos’è il Connettivismo, come lo definiresti?

SB – Non so se un bambino comprenderebbe che nel nostro mondo esistono svariate specializzazioni ma, molto spesso, nessuna di esse è collegata alle altre da una figura di riferimento. Ecco, come tratteggiava Van Vogt nel suo Crociera nell’infinito, il connettivista è colui che connette le forme di conoscenza in modo da essere oltre, da comprendere cosa accade e funziona in un layer superiore di consapevolezza.

Da ciò che si legge nel vostro Manifesto, il Connettivismo non sembra avere dei limiti imposti, come gli altri generi letterari, ma è un movimento in continua evoluzione. C’è, comunque, una sorta di controllo, di autodisciplina, o lasciate libere le menti, le penne, l’immaginazione?

SB – Come dicevo in altre sedi, il collettivo connettivista è così anarchico da non poter essere considerato anarchico. Se ti poni limiti costringi in un range la tua ideologia, quindi prima o poi finisci per terminarla. Pensando così prima o poi non sarai più te stesso, certo, ma cosa importa? Avrai fatto un salto prigoginico verso nuove forme di esistenza.

Un ringraziamento a Sandro per le sue risposte. L’appuntamento con il Connettivismo è fra una settimana, quando si parlerà di scrittura connettivista.

28 Commenti

  1. franco zoccheddu
    9 gennaio 2013 alle 09:52 Rispondi

    Se fossi un bambino non avrei capito, non lo sono e non ho capito lo stesso. Aspetto la tua spiegazione.

  2. Cristiana Tumedei
    9 gennaio 2013 alle 09:55 Rispondi

    Trovo la prima parte di questa intervista ben fatta e comprensibile.
    Mi permette di consocere maggiormente un Movimento, o meglio un’Avanguardia, che ritengo essere piuttosto rilevante e significativa.
    Penso che il Connettivismo sia affascinante non solo dal punto di vista letterario, ma culturale e filosofico. Soprattutto perché, come si legge nel Manifesto del Movimento, “Ricerchiamo le connessioni segrete che custodiscono il significato e lo spirito di tutte le cose”.
    Un intento certamente imprescindibile dalla natura umana, che mi pare trovi una rappresentazione innovativa e credibile grazie al Connettivismo.
    Non mancherò assolutamente di leggere il continuo di questo approfondimento. Complimenti! :)

    • Daniele Imperi
      9 gennaio 2013 alle 11:50 Rispondi

      Anche le prossime puntate saranno interessante e piene di risposte.

  3. Alex Logos
    9 gennaio 2013 alle 11:16 Rispondi

    Un complimento a Sandro per l’intervista… ovviamente il bambino a cui ha spiegato il Connettivismo è un post-bambino, figlio di genitori che non si sono mai incontrati nella medesima dimensione temporale e che hanno avuto un rapporto sessuale concepente di natura olografica.
    Mi permetto di invitare tutti colori i quali sono interessati al Connettivismo a partire da qui per andare al testo connettivista, ai suoi racconti, ai saggi, alle poesie.
    In rete trovate un sacco di materiale oppure potete avventurarvi in NeXT, la fanzine del Movimento. Sarà un’odissea nell’Oltre.
    Il Connettivismo si fa e l’unico modo di capirlo è… farlo.
    Ciao
    Alex / Logos
    ps
    Perdonate l’intromissione…

    • Daniele Imperi
      9 gennaio 2013 alle 11:50 Rispondi

      Ciao Alex e benvenuto :)
      Hai ragione, bisogna farlo per capirlo.

  4. Lucia Donati
    9 gennaio 2013 alle 11:26 Rispondi

    Le parole chiave mi sembrano, qui,sincretismo (o una specie) e consapevolezza. Quando parlavo dei “non generi” in un mio post, forse sono andata vicina almeno in parte a questi concetti. Molto interessante. Ho scritto molti anni fa un racconto che in parte si potrebbe includere in questa definizione/non definizione…

    • Daniele Imperi
      9 gennaio 2013 alle 11:52 Rispondi

      Leggi la prossima parte, sulla scrittura connettivista, magari ti sarà di aiuto se il tuo racconto si avvicina al movimento.

      • Lucia Donati
        9 gennaio 2013 alle 12:42 Rispondi

        Certo: la leggerò sicuramente.

  5. Alex Logos
    9 gennaio 2013 alle 12:22 Rispondi

    Ciao Daniele,
    e grazie del benvenuto..
    Complimenti ancora per l’articolo e per il blog.
    Ciao
    Alex

  6. Salomon Xeno
    9 gennaio 2013 alle 15:43 Rispondi

    Ho letto il libro di Van Vogt, e qui si ferma la mia conoscenza del connettivismo. Di connettivista, non ho mai letto nulla. Vero è che una frase come “è forse dai tempi della Grecia classica che non si crea letterariamente nulla di nuovo” è piuttosto ardita. Attenderò le prossime puntate!

  7. Lucia Donati
    9 gennaio 2013 alle 18:06 Rispondi

    Rileggendo, la cosa mi lascia un po’ perplessa: si parla di libertà (ideologia non limitata) di vedere le cose e poi si parla di metodo…
    Leggerò i prossimi articoli in proposito.

  8. franco zoccheddu
    9 gennaio 2013 alle 20:41 Rispondi

    Lucia, mi hai praticamente letto nel pensiero!

    • Lucia Donati
      10 gennaio 2013 alle 19:15 Rispondi

      :)

  9. Il Connettivismo spiegato a un bambino – pt. 1 « HyperHouse
    10 gennaio 2013 alle 11:11 Rispondi

    […] intervista a me, in quattro parti, è cominciata a comparire su PennaBlu, e ha come tema portante far capire con parole semplici che cosa è il Connettivismo. Ringrazio […]

  10. Giovanni Agnoloni
    10 gennaio 2013 alle 13:24 Rispondi

    Complimenti a Sandro, splendida intervista.

  11. 7di9
    10 gennaio 2013 alle 18:45 Rispondi

    Ciao a tutti e un ciao particolare a questo blog e al suo titolare. :)

    IMHO, per una conoscenza “concreta” del Connettivismo, l’ideale sarebbe cominciare dalle produzioni del movimento (se ne trovano un po’ ovunque). Io ho cominciato così, anni fa… cinque o sei, non ricordo. Quando l’occasione si presentò, capii subito che io e il Connettivismo potevano dialogare… Non so spiegare la cosa, né saprei dire quali processi mentali (e non) mi coinvolsero; il Connettivismo si comporta (anche) come un liquido: ha le sue proprietà (è fatto di persone), i suoi perché (tanti quanti sono i connettivisti), tuttavia la forma qual è?

    Ricordo nitidamente che la copertina del numero 1 della rivista NeXT solleticò parecchio la mia curiosità e la mia fantasia e mi spinse a partecipare alla prima convention tenuta a Vimercate (un vero salto nel vuoto, ma certe cose quando senti di doverle fare le fai e basta…).

    Il Connettivismo è una sensibilità, non è un movimento di razionalisti né di accademici e come tale credo che dovrebbe essere approcciato: affidandosi all’emozione delle sue parole, immagini, ecc. Lasciamo le definizioni ai postumani o ai nostri pronipoti, quanto tutto sarà davvero finito e pronto per essere archiviato in un vecchio ufficio ammuffito. :)

    Un abbraccio,

    7

    • Daniele Imperi
      10 gennaio 2013 alle 19:52 Rispondi

      Ciao 7di9 :)
      grazie dell’intervento. Infatti penso di iniziare proprio dalle produzioni del movimento, oltre che da alcune letture consigliate da Sandro. Ma per quelle dobbiamo aspettare le prossime puntate.

  12. Claudia Graziani
    10 gennaio 2013 alle 20:47 Rispondi

    Bella intervista:)
    Chiara,diretta,soddisfacente!
    Complimenti e lieta di leggervi prossimamente:)

  13. Romina Tamerici
    10 gennaio 2013 alle 22:13 Rispondi

    Io sono un po’ confusa, ma aspetto le prossime puntate, perché da quel che ho capito mi sembra molto interessante!
    E poi troveremo un modo per spiegarlo anche ai bambini, magari…

    • Daniele Imperi
      11 gennaio 2013 alle 08:51 Rispondi

      Anche io ero confuso e la nebbia non si è ancora diradata :D

  14. Il Connettivismo nella scrittura creativa
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  17. Approfondire il Connettivismo – p.4 « HyperHouse
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