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Riunione di condominio

La sera era calata e le prime luci dei lampioni illuminavano le strade sotto un cielo di nuvole grigie da cui spuntava una virgola di luna. Fu la signora Renzi a intervenire per prima.

«Speriamo che non piova questa notte», disse. «O si rovineranno le mie rose».

Il signor Pasquali sembrò non dare molta importanza alla cosa. «Domani mattina ci sarà sole», sentenziò.

«Lei è sempre così categorico, signor Pasquali. Però devo dire che ci indovina».

«Ci vuole mica molto», intervenne il signor Guelfo.

«Lei ha mai provato?», domandò la donna.

«Non sono un meteorologo», rispose. «Facevo il postino».

«Ma perché parla sempre a vanvera?», lo provocò Pasquali.

«Bah», fu la risposta dell’altro.

«Oh, non litigate», cercò di calmarli la Renzi. «Ma dov’è il signor Zeferini?»

Ci fu silenzio a quella domanda.

«Ma che ha dimenticato che quello è muto?», la rimproverò Guelfo.

«Un po’ di rispetto!», urlò Pasquali.

«Oh, che scema che sono», rispose mortificata la signora Renzi. «Mi scusi, signor Zeferini».

Zeferini ovviamente non rispose, restandosene chiuso nel suo mutismo.

«Non è venuto nessun altro, stasera», ruppe il silenzio il signor Pasquali.

«Ah, io l’invito l’ho esteso a tutti», disse la donna. «Sanno bene che ci son cose da discutere».

«E a che servirebbe?», chiese brusco il signor Guelfo. «Tanto ormai…»

«Beh, ma che vuol dire? Anche nella mia condizione io cerco di essere propositiva».

«Non dia retta a quel brontolone, signora», la rincuorò Pasquali. «Come può constatare, nessuno viene mai a trovarlo».

«Eh, ma sta ai piani alti, non tutti riescono ad arrivare fin lassù».

«Meglio soli che male accompagnati», disse Guelfo.

«Basta ora, cerchiamo di arrivare a una decisione», tagliò corto la Renzi. «Che cosa possiamo fare per quella faccenda?»

«C’è ben poco che si possa fare, non crede?»

«No, caro Pasquali», rispose la donna. «Penso che con un po’ di buona volontà possiamo cambiare qualcosa».

«Ma sta scherzando?», intervenne acido Guelfo. «Ma si rende conto che…»

«Se non la pianta di parlare a quel modo io…»

«Io cosa?», lo interruppe agguerrito Guelfo. «Voglio proprio vedere cosa si inventerà».

«Ah, ma con voi è proprio impossibile lavorare», disse affranta la signora Renzi. «Ma come m’è venuta l’idea di questa riunione?»

«Mi scusi signora, ma proprio non lo digerisco quello là».

«E allora non gli dia corda, Pasquali».

«Intanto che voi blaterate, c’è qualcuno che arriva…»

«Che dice, Guelfo?», chiese incuriosita la donna.

«Guardi da lei».

La Renzi si guardò attorno e sembrò spalancare ancor più i suoi occhi già grandi. «È già qui!», disse allarmata.

«Ogni tanto anticipa le sue visite», confermò Pasquali.

«Io me ne vado», annunciò Guelfo.

«Tempo sprecato», disse la signora. «Dovremmo riunirci nuovamente».

«A presto, allora», salutò Pasquali.

«Arrivederci a tutti».

 

L’anziana arrivò con passo malfermo. Aveva uno scialle sulle spalle, un fazzoletto sulla testa a coprire i capelli ingialliti, ai piedi scarpe nere consumate. La giacchetta di lana nera sulla gonna nera anch’essa, marchio della vedovanza, sembrava rimpicciolirla ancor più.

Si fermò a riempire la brocca alla fontanella, poi si avviò. Nel silenzio di quel mattino d’ottobre il rumore flebile dei suoi passi scandiva il tempo come una vecchia pendola.

«Eccovi qui», disse con un soffio di voce. Riempì il primo vaso, poi passò a quello successivo. Con uno straccio, che lasciava lì, si mise a pulire le basi dalla polvere e dai petali caduti. Poi avvicinò la scala, salì e ripeté l’operazione. Infine scese e contemplò il lavoro svolto.

«Non ho che voi», disse ancora con quella sua voce spenta, sofferta di anni di malinconia e solitudine.

Borbottò qualche preghiera, si segnò e col suo passo incerto, leggero, si allontanò fino a scomparire.

Dalla sua lapide, il volto di Ada Renzi sembrò offuscarsi di mestizia, mentre il vento disperdeva le foglie autunnali lungo le vie silenti del cimitero.

4 Commenti

  1. Giuliana
    4 febbraio 2013 alle 23:41 Rispondi

    Ci ho messo un po’ (come al mio solito), ma alla fine l’ho capito ;)
    Anzi, l’ho apprezzato di più proprio perché non è stato di immediata comprensione, e ha messo ben in moto quei due-tre neuroni che mi rimangono a fine giornata. Belli i botta e risposta dei protagonisti, ritmati e incalzanti. Azzeccati i nomi, e ben delineati i personaggi, nonostante le poche battute di ciascuno.
    L’unica cosa che mi sfugge è “la faccenda” da risolvere di cui parlano i condomini fantasma. Cioè, non capisco se sia un pretesto per farli discutere, o se sia invece una parte essenziale della storia.

    • Daniele Imperi
      5 febbraio 2013 alle 08:56 Rispondi

      Grazie.
      Beh, potrebbe essere anche colpa mia, non ero sicuro che si capisse il racconto :)
      Sulla faccenda non ho spiegato bene, in effetti. Intendevo che i fantasmi volevano fare qualcosa per quella povera anziana sola.

  2. Romina Tamerici
    10 febbraio 2013 alle 22:23 Rispondi

    A me è piaciuto. I dialoghi sono molto realistici e il finale è, come al solito nel tuoi racconti, il vero rivelatore di significato.

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