Scrivere è comunicare

Il blog per scrittori, blogger e copywriter

La concorrenza dello scrittore moderno

La concorrenza dello scrittore moderno

A quei tempi non c’era che il libro. Basta. Niente radio o cinema. Né televisione o Web. Non c’era concorrenza. Marco Freccero in Stravolgere il finale. Perché niente è intoccabile

Quando ho parlato dei limiti dello scrittore moderno, non ho pensato ai suoi concorrenti. O, meglio, alla sua concorrenza, che è diverso. Perché “concorrenti” fa pensare subito ad altri scrittori, però io non ho mai visto gli altri autori come veri concorrenti, perché alla fine ognuno scrive le sue storie.

È diverso in altri ambiti lavorativi. Se apriamo una società di assicurazioni, tutte le altre sono nostre concorrenti. Se apriamo un supermercato, gli altri supermercati sono nostri concorrenti. Se apriamo unʼagenzia web, le altre agenzie sono nostre concorrenti. E via così.

Se pubblichiamo un libro, gli altri autori non sono nostri concorrenti, per me. E parlo di qualsiasi libro. Il mio libro sul blogging non ha libri concorrenti, perché quello che ho scritto io non lo ha scritto nessuno.

La concorrenza dello scrittore moderno

Quella frase nel post di Marco, però, mi ha fatto pensare a dei concorrenti più grandi che sono entrati in gioco oggi, con tutta la modernità che ha stravolto le nostre vite.

Un tempo non cʼera la radio. Non cʼera il cinema. Non cʼera la televisione. Non cʼera il web. Tutto questo oggi è la Grande Concorrenza contro cui deve combattere lo scrittore del XXI secolo.

Ce nʼè anche unʼaltra, a dire la verità. Cʼè la Grande Ignoranza, che cresce sempre più. Altrimenti non si spiegano gli scarsi dati di vendite delle case editrici e la polemica sul fatto che un italiano in media legge un solo libro lʼanno.

Radio e cinema non sono concorrenti forti, secondo me. Io non ascolto la radio, non danno mai la musica che mi piace e non sopporto le chiacchiere. Quindi per me è unʼinvenzione inutile. Ma quanti davvero sentono la radio? E quando? Magari in auto, quando comunque non possono leggere.

Il cinema a me piace molto. Ma un film è un film e un romanzo è un romanzo. Lo sappiamo bene questo, non siamo sciroccati come quelli dei libri distillati. E poi è più facile ed economico leggere un libro ogni giorno che andare al cinema ogni giorno.

Se andassi al cinema tutti i giorni, spenderei 165 euro al mese. Ossia il prezzo di almeno 10 libri. 20, anzi, se in edizione economica. 40 almeno, se in ebook. Con un mese di cinema ci leggi un anno. Ma, ripeto, è un paragone che non possiamo fare, proprio perché andare al cinema comporta un viaggio e una spesa e non si può fare ogni giorno.

La televisione è un grande concorrente, però, e sembrerebbe strano, viste le scemenze che offre. Io la vedo solo di sera, se mi interessa un film. Non vedo altro (ricordate il discorso sulle chiacchiere che non sopporto).

Però la televisione è facile da usare, è economica (furto del canone a parte), è veloce e ce lʼabbiamo in casa. Spingi un bottone e vieni risucchiato dal palinsesto (e il tuo cervello va fuori sesto).

La televisione genera dipendenza. E la massa è pigra, troppo pigra per alzare le chiappe dalla poltrona e fare altro, magari leggere, che è sempre unʼattività sedentaria, ma di sicuro più istruttiva.

Il web è un altro enorme concorrente. È economico, è facile da usare, è veloce. E ora è ovunque: in casa e in giro grazie a wifi libere e traffico dati. Il web genera dipendenza, specialmente quando si veste da social network. Non è il male, è male come viene usato. Ma tantʼè.

Lo scrittore moderno ha trovato grazie al cinema, alla televisione e al web delle grandi fonti di informazione, le stesse fonti, però, che si trasformano in suoi concorrenti.

Con un pubblico di quel genere, vinci facile. Scrivi una raccolta di racconti, e te la leggono. Tanto non hanno da fare niente.
Ma al giorno d’oggi… La gente che conta è troppo impegnata.

Così continua Marco, riferendosi al XIX secolo. Secondo me, però, al giorno dʼoggi tutta la gente è troppo impegnata per leggere i tuoi libri.

Oggi non vinci facile. Oggi devi lottare più di ieri per farti spazio.

Ma davvero oggi puoi vincere concorrenti come televisione e web?

39 Commenti

  1. Serena
    10 febbraio 2016 alle 07:28 Rispondi

    E i giochi? Ti sei dimenticato i giochi, in tutte le salse

    • Daniele Imperi
      10 febbraio 2016 alle 12:11 Rispondi

      Ah, vero, i videogiochi. Sarà che io non ci ho mai giocato, eccetto forse 10 volte in tutta la mia vita, che non mi sono venuti in mente :)

  2. Grilloz
    10 febbraio 2016 alle 07:54 Rispondi

    Quando non c’erano televisione, radio e ciname la concorrenza era l’analfabetismo (gli analfabeti in percentuale erano anche superiori al numero di non lettori odierni).
    Ma sai, penso che di questa concorrenza lo scrittore non dovrebbe preoccuparsi. In fondo, e me lo potete confermare immagino, chi legge preferisce leggere piuttosto che guardare la tv. Pensare di far leggere il proprio libro a chi non legge neanche un libro all’anno è una battaglia persa in partenza. Insomma sarebbe come se il macellaio lamentasse della concorrenza del verduriere perchè i vegani comprano da lui invece che nel suo negozio :P
    Poi se ti fai i conti, secondo le ultime statistiche i lettori forti (quelli che leggono più di 10 libri l’anno) in italia sono il 13% circa, quindi significa più di 6 milioni di persone, non sono così poche, no? ;)
    Forse allo scrittore fa più concorrenza il blogger, perchè il lettore cerca contenuti di una certa qualità, e in certi momenti potrebbe preferire leggere un po’ di blog invece che un libro (insomma leggere blog richiede tempo e concentrazione, mica come leggere due notifiche sui social).
    Tra l’altro dall’ultima statistica istat un dato positivo c’è (giusto per sfatare il mito che diventiamo sempre più ignoranti) che la fascia di popolazione che legge di più è quella tra i 15 e i 17 anni.

    • Daniele Imperi
      10 febbraio 2016 alle 12:13 Rispondi

      Mi sa che hai ragione. Si fanno tante campagne per far leggere la gente, ma a chi arrivano quei messaggi?
      6 milioni non sono pochi, verissimo :D

      • Grilloz
        10 febbraio 2016 alle 14:00 Rispondi

        Un po’ come l’iniziativa #ioleggoperchè, alla fine erano letori che si rivolgevano ad altri lettori.
        Comunque mi da speranza che i giovani leggono (sarebbe meglio dire le giovani, c’è una disparità di genere impressionantie :O)

        • Daniele Imperi
          10 febbraio 2016 alle 14:09 Rispondi

          Sì, ho visto anche io che leggono più le donne degli uomini, ma forse perché noi uomini abbiamo più da fare :D

          • Grilloz
            10 febbraio 2016 alle 14:11

            Un buon alibi, vorrei che fosse vero ;)

  3. Marco
    10 febbraio 2016 alle 08:06 Rispondi

    Grazie della citazione!
    Qualcuno potrebbe ricordare che il cinema pesca a piene mani dalla letteratura, quindi non si tratta di concorrenza sleale. E che certe opere arrivano al cinema perché hanno saputo imporsi, nonostante tutto. In parte è vero, tuttavia il problema esiste, anche perché buona parte delle persone che leggono (quelle che leggono), adottano la medesima superficialità di tanto cinema e televisione. Perché certi libri diventano tanto popolari? Perché replicano il modello televisivo: una realtà fatta di stereotipi, piatta, banale. Quindi non solo c’è la concorrenza di mezzi più semplici da usare, e meno impegnativi. Ma c’è pure una mentalità plasmata da certa televisione e cinema che riduce tutto a una caricatura.

    • Daniele Imperi
      10 febbraio 2016 alle 12:26 Rispondi

      Eh, ci voleva, è il tuo post che mi ha ispirato :)
      L’esempio che fai, sulle opere finite al cinema, è in un certo senso l’argomento del post di domani.
      Su certi che replicano i modelli di TV e cinema concordo: e se ne vedono parecchi oggi.

  4. Alberto Lazzara
    10 febbraio 2016 alle 09:27 Rispondi

    Nel calderone, come ha scritto Serena, ci sono anche i (video)giochi, nelle loro varie forme di fruizione. Il settore dell’intrattenimento videoludico è in espansione fin dalla sua nascita e non ha mai conosciuto flessioni. Aumentano i giochi, i dispositivi sui quale giocare, crescono gli investimenti e i guadagni (da alcuni anni il volume d’affari generato da questa industria è superiore a quello del cinema) e, ovviamente, aumentano gli utenti e il tempo che dedicano ai videogiochi. Un singolo titolo può durare centinaia, se non addirittura migliaia di ore, come avviene nel caso dei MMORPG.

    • Daniele Imperi
      10 febbraio 2016 alle 12:28 Rispondi

      Sono felice che i videogiochi non abbiano mai fatto presa su di me. Alla fine fra TV, computer, smartphone e playstation la tua vita è bloccata davanti a uno schermo.

  5. Chiara
    10 febbraio 2016 alle 10:05 Rispondi

    Nemmeno io ho mai vissuto la concorrenza con gli altri scrittori, primo perché è vero che ognuno scrive le proprie storie, secondo perché in Italia ci sono pochi lettori, ma che leggono tanto. Un romanzo ha un costo così esiguo che chi sceglie me non necessariamente esclude te, come chi va a vedere tal film può vederne un altro la settimana dopo…

    Per quel che riguarda la mia esperienza personale, nemmeno io vedo i media da te citati come concorrenti al libro. Il cinema mi offre un altro tipo di esperienza, secondo necessità. Magari una sera ho voglia di leggere; un’altra di guardare un film sul computer, una cosa non esclude l’altra. E comunque leggo più libri di quanti film guardi. La radio anch’io la ascolto solo in macchina e non sempre: la maggior parte delle volte, collego l’I-pod con l’USB. Su internet navigo solo quando sono in ufficio, a meno che non abbia bisogno urgente di sapere qualcosa o voglia di leggere i blog. La tv la guardo solo quando c’è una trasmissione che mi interessa davvero (capiterà due volte l’anno): seguo le puntate, poi quando la serie finisce basta. Non ho mai costruito una ritualità intorno alla tv, come facevo da ragazzina, quando facevo zapping. Se accendo la tv è solo perché mi interessa qualcosa. :)

    • Daniele Imperi
      10 febbraio 2016 alle 12:31 Rispondi

      La ritualità con la TV l’avevo da bambino, quando c’era la TV dei ragazzi e le serie di allora che seguivo :)
      Per noi magari è vero vedere un film se non abbiamo voglia di leggere una sera, ma per molti è più comodo e istintivo anche accendere la TV invece che aprire un libro.

  6. Juana
    10 febbraio 2016 alle 10:48 Rispondi

    Non ci dimentichiamo di Facebook.
    Conosco persone che affermano di non avere tempo per leggere, ma sembra ne abbiano per passare la giornata sui social network (impestando la nostra timeline di post e link spesso del tutto inutili). Il punto e’ che stiamo parlando di priorita’, qui. Una persona che da’ la priorita’ a Facebook su ogni altro aspetto della sua vita e’ una persona che non da’ ad un libro e alla lettura il valore che danno loro altri. E, come diceva giustamente Grilloz, tu a gente del genere vuoi far leggere una tua opera?
    Non si tratta di essere snob; si tratta, molto semplicemente, di essere diversi. Se leggo meno di 30 libri l’anno, io mi sento in colpa. Se manco da Facebook una settimana, certamente no. Significa che ho avuto altro da fare, nella mia vita. Scrivere, magari.

    • Daniele Imperi
      10 febbraio 2016 alle 12:35 Rispondi

      Facebook è compreso nel web, quando ho accennato ai social network. Hai ragione sulle priorità, per molti è una priorità FB e non un libro.
      Mi sento in colpa anche io se leggo meno di 30 libri l’anno, ma per fortuna non capita più da anni :D
      Sui social ci sono sempre meno. Da FB mi sono cancellato da quasi 3 anni ormai, Twitter non lo uso quasi più, mi ha stufato. Google+ è peggiorato ancora di più. L’unico che mi piace è Instagram, ma per fortuna non posso scattare foto in continuazione.

  7. monia74
    10 febbraio 2016 alle 12:20 Rispondi

    Forse si tratta di capire l’anima di questi strumenti e di entrarci dentro per sfruttare quello che possono offrire.
    Personalmente sono in diversi gruppi, su Facebook, dove la gente passa le nottate a leggere, e dove ci si scambia la lista delle prossime uscite perchè “ormai li ho già letti tutti”.
    Ogni strumento va saputo prendere.
    Non mi intendo tanto di marketing, ma è chiaro che il lettore devi cercarlo dove puoi trovarlo. Non mi preoccupo di quelli che giocano al videogame nè di quelli che pigozzano davanti alla tv. Dovrò cercare il mio lettore magari sulla rivista di videogame che tratta di fantasy o su un programma televisivo a livello decentemente culturale.

    • Daniele Imperi
      10 febbraio 2016 alle 12:37 Rispondi

      Di sicuro gli strumenti vanno saputi usare, ma molti ne abusano.
      Se usi i gruppi di FB in quel modo va bene.

  8. Tenar
    10 febbraio 2016 alle 13:54 Rispondi

    La letteratura è un tipo di intrattenimento diverso e, di per sé, non dovrebbe soffrire così tanto per la così detta concorrenza. In altri paesi europei, ad esempio, i lettori sono il aumento. La differenza si vede appena saliti su un mezzo pubblico, libri ed e-reader invece che cellulari. L’Italia da questo punto di vista è un caso un po’ a sé. Comunque i lettori, se non altro, sono affezionati lettori. Pochi ma assidui. Io credo di volermi rivolgere a loro e di non curarmi troppo, quindi, della concorrenza.

  9. Daniele Imperi
    10 febbraio 2016 alle 14:08 Rispondi

    Sì, non dovrebbe soffrire di quella concorrenza, però se la massa preferisce altro alla lettura, un motivo ci sarà.

  10. Cristina
    10 febbraio 2016 alle 14:44 Rispondi

    Io più leggo libri più ho voglia di vedere film, e viceversa, come se fossero dei vasi comunicanti. Non li considero in concorrenza. Ascolto pochissimo la radio; e sul web e sui social ci vado, ma in modo discontinuo. In tv vedo solo film, dopo attenta spulciata alla guida tv ed esercizio di memoria sulla base dei titoli, in quanto ne ho già visti moltissimi.

    Il vero concorrente oggigiorno è il Grande Distrattore, che appare sotto le forme più diverse. Una volta c’erano meno fonti di distrazione, meno stimoli e interruzioni, basti solo pensare a quel Grande Distrattore che è il cellulare. Di contro, c’era meno tempo libero, si lavorava più duramente (parlo dei nostri genitori e nonni). Il tempo libero era materiale prezioso.

    • Daniele Imperi
      10 febbraio 2016 alle 14:47 Rispondi

      Se scrivi, secondo me devi vedere anche molti film, sono utili. Il Grande Distrattore è sempre in agguato :)

  11. Barbara
    10 febbraio 2016 alle 17:23 Rispondi

    Video killed the radio stars….Internet killed the book stars (citando i Buggles)
    Ieri sera c’era Sanremo, lo scopro zigzagando col telecomando guardando se c’era un film vagamente decente, prima di spegnere e preparare un pezzo di post e soprattutto finire un libro.
    Certo, io stamattina non so niente di Sanremo (come farò a sopravvivere?!), mentre gli altri non hanno tempo per leggere.
    Poi riprendi in mano lo studio OCSE del 2011 sulle capacità intellettuali della popolazione in 11 Paesi (Australia, Bermuda, Canada, Ungheria, Italia, Olanda, Nuova Zelanda, Norvegia, Messico, Svizzera e Stati Uniti) e davvero c’è da piangere (ma chi guarda Sanremo questo studio non lo conosce). Hanno testato le abilità di: comprensione dei testi letterari, comprensione dei documenti, padronanza della matematica e la risoluzione dei problemi. Siamo in coda: il 91% degli italiani ha difficoltà in almeno 1 su 4; il 59% ha difficoltà in tutte e 4.
    (ora, mi vengono seri dubbi che siano gli immigrati a toglierci il lavoro se questi arrivano laureati e con la conoscenza di 3 lingue…ci vuol poco a saper fare di più del nostro disastro!)
    Quindi: c’è ancora da chiedersi perchè la maggioranza preferisce accendere il televisore e istupidirsi di gossip anzichè aprire un libro, uno qualsiasi?
    Che poi, a qualcuno lassù piace mantenerci nell’ignoranza…
    “L’operaio conosce 100 parole, il padrone 1000, per questo è lui il padrone” (don Lorenzo Milani)

    • Daniele Imperi
      10 febbraio 2016 alle 17:32 Rispondi

      Che bei dati sulle statistiche :D
      Beh, non tutti gli immigrati che arrivano hanno una laurea e conoscono 3 lingue. Quelli che vedono a Roma hanno un livello culturale molto basso.
      Io non so ancora una risposta valida sul perché preferiscano vedere la TV anziché leggere.

      • Barbara
        10 febbraio 2016 alle 17:42 Rispondi

        (immigrati non sono rifugiati…
        ma pensa anche alla bufala del “non ti posso dare questo lavoro perchè sei troppo skillato”…)
        Non ho detto di avere una risposta valida al 100%, però dal momento che vivo immersa in non-lettori, che guardano me quando leggo come se avessi la peste, osservando le loro abitudini, direi che quella statistica ci va parecchio vicino…
        Entro in una casa, cerco la libreria. Non c’è. C’è parecchio spazio, ma occupato da altro (playstation e xbox in bella vista). Vabbè, ci sono gli ebook? Infatti tirano fuori un ipad ultimo modello. “Si, perchè così gioco meglio, che sull’iphone non si vede niente con lo schermo piccolo” -.-

        • Daniele Imperi
          11 febbraio 2016 alle 08:25 Rispondi

          Ecco, cercare una libreria nelle case in cui vai è un bel modo per vedere quanto legge quella famiglia :)

  12. Salvatore
    10 febbraio 2016 alle 17:40 Rispondi

    Be’ anche il tuo libro a dei concorrenti cartacei: tutti i libri scritti, o potenzialmente da scrivere, sul blogging. Non ho idea se ce ne siano altri, magari no, ma non è questo il punto. Gli scrittori sono in concorrenza fra loro. Anche se è una concorrenza blanda, amichevole, spesso si leggono quegli stessi autori che ti fanno concorrenza perché chi scrive e anche un lettore appassionato.

    Ti devo correggere anche la statistica: metà degli italiani leggono un libro all’anno; l’altra metà non legge affatto. Questo, tenendo conto anche dei lettori forti. È uscita da poco sul portale dell’ISTAT la statistica del 2015. Avrei voluto scriverci un post ma… non ho tempo. Comunque sembra che le cose siano un po’ migliorate rispetto al 2014.

    La televisione è un grande concorrente della lettura? Molti giurano di sì, io dico di no. Lo dico perché la televisione non l’accendo da anni. Tanto che sto pensando di gettarla via e sfruttare quello spazio per dei libri… Lo dico perché anche quando la guardavo, leggevo comunque. Quel cinquanta per cento di lettori che non leggono la guardano certo, ma anche il cinquanta per cento che legge guarda la TV, presumo.

    Però hai ragione, la televisione ti risucchia nel proprio palinsesto, in genere di infima qualità, diversamente dal passato, e ti frigge il cervello. Tuttavia non è colpa del mezzo in sé, ma degli autori che ci lavorano. Gli italiani vogliono una televisione bassa, si giustificano… Eppure Quark è uno dei programmi più visti… (a proposito, lo fanno ancora?).

    Qualcuno, l’anno scorso, ha suggerito durante il Salone del libro di Torino di inserire più libri nelle sitcom (si scrive così?). Lo scopo è quello di far abituare il telespettatore al libro come oggetto, di fargli prendere familiarità con esso, farlo entrare nell’immaginario quotidiano del non-lettore medio… Non mi pare una brutta idea.

    • Daniele Imperi
      10 febbraio 2016 alle 17:44 Rispondi

      Ero fermo a una statistica precedente.
      Anche chi legge guarda la TV, certo, ma so di gente che la vede tutto il giorno, a qualsiasi ora, e credo siano in tanti.
      Non so quanto possa essere utile mettere dei libri nelle serie TV. La gente sa che esistono i libri :)

      • Grilloz
        10 febbraio 2016 alle 18:48 Rispondi

        In realtà non è un’idea così bislacca, è dimostrato che i bambini che hanno libri in casa e genitori che leggono leggono di più dei bambini che non hanno libri attorno, insomma vedere libri, vederli usare, puuò avere una sorta di effetto imprinting.

        • Daniele Imperi
          11 febbraio 2016 alle 08:27 Rispondi

          Sapevo di quella dimostrazione, però sono 2 situazioni differenti. Ma provare non costa nulla, certo.

          • Grilloz
            11 febbraio 2016 alle 08:30

            Potrebbe aiutare a vincere i pregiudizi nei confronti dei libri, del tipo leggono solo gli intellettuali, leggono solo gli sfigati, leggono solo le donne.
            Peggio dell’iniziativa #ioleggoperchè non può andare :D

      • Salvatore
        11 febbraio 2016 alle 07:43 Rispondi

        Come dice Grilloz, vederli in TV, vedere che i bengalini bidimensionali nel tempo libero leggono può avere un effetto positivo sul teledipendente.

    • Barbara
      10 febbraio 2016 alle 17:54 Rispondi

      Mi fido più dell’OCSE che dell’ISTAT ;)
      La televisione non è un bene complementare per i lettori quanto, temo, non sia un bene sostitutivo per i non-lettori. Chi legge, che ci sia o non la tv, non gli cambia niente. Chi non legge, se gli spegniamo obbligatoriamente la tv e gli mettiamo lì un paio di scatole di libri gratis dove possa trovarne almeno uno, per preferenza e grado d’istruzione, lo leggerà??
      Dubito fortemente. Ma sarebbe un bel test da fare.

      • Grilloz
        10 febbraio 2016 alle 18:53 Rispondi

        Beh, lo studio dell’OCSE e i dati ISTAT perlano di due cose diverse, e probabilmente i risultati collimano (chi legge 50 sfumature non è detto che sia in grado di comprendere un testo letterario, ma figura comunque tra chi ha letto almeno un libro)
        La statistica ISTAT me la sono andata a spulciare un po’, diciamo un po’ oltre i dati snocciolati dai giornali, mi sono anche scaricato l’excel con tutti i dati, e se ne ricavano delle cose interessanti, ad esempio il desolante divario tra lettori e lettrici, da vergognarsi, davvero, non parliamo di un paio di punti percentuali.

        • Salvatore
          11 febbraio 2016 alle 07:42 Rispondi

          Hai capito adesso perché punto sulla letteratura femminile…? XD

          • Grilloz
            11 febbraio 2016 alle 07:51

            Devi svecchiarti allora e puntare alle ragazzine (che detto cosi… ma ci siamo capiti, no?). Potresti tentare con una fanfiction su il volo o mengoni, ad esempio ;)

      • Daniele Imperi
        11 febbraio 2016 alle 08:26 Rispondi

        Non sono sicuro neanche io che leggerà in quel caso.

  13. Marco Amato
    11 febbraio 2016 alle 09:38 Rispondi

    E’ vero i libri sono assediati da numerosi altri concorrenti che distolgono l’attenzione.
    Ma le storie sono storie e da quando l’uomo era attorno a un fuoco sono il nostro bisogno primario. Tutti cercano storie, ciascuno ha bisogno di nutrirsene. Questo significa che anche questa società moderna genera i suoi anticorpi. I libri sono una fonte primaria, difficilmente soccomberanno. Al massimo possono mutare: ebook, libri interattivi.
    E poi qui in Italia ancora siamo lontani, ma negli Usa vi è un vero e proprio boom degli audiolibri.
    Il successo è anche puramente logico. Nelle giornate frenetiche di molti trovare lo spazio per il libro è difficile. Ma quanti tempi e tempo bruciato negli spostamenti in metro, in auto, a camminare per strada.
    L’audiolibro diventa focale per valorizzare quei tempi altrimenti morti. Da qui il successo negli Usa.
    Il fenomeno è talmente importante che anche molti scrittori Indie auto-producono e vendono bene audiolibri. Per la serie negli Usa produrre assieme alla versione cartacea ed ebook, anche l’audio libro è quasi uno standard.

    Pertanto un consiglio a quanti vogliono pubblicare con editore. Fate attenzione che nel contratto editoriale non siano ceduti tutti i diritti in maniera sommaria, ma che l’audiolibro sia una voce contemplata. Con regole chiare. La soluzione migliore sarebbe tenere per sé questo tipo di diritti. Quali sono le conseguenze? I diritti spesso sono ceduti per 10 o anche 20 anni. Questo significa che se fra due anni o cinque anche in Italia scoppiasse il boom dell’audiolibro, l’editore (possedendo i diritti = padreterno del vostro scritto) potrebbe decidere di non produrre l’audio libro. Questo è accaduto e accade oggi con gli ebook. Meglio fare attenzione. Nei rapidi mutamenti tecnologici e sociali, anche il libro ne è coinvolto. ;)

    • Daniele Imperi
      11 febbraio 2016 alle 11:51 Rispondi

      Gli audiolibri proprio non mi piacciono… Per me non equivalgono a una vera lettura.
      Quando leggo, mi resta quello che leggo. Quando ascolto qualcosa, mi resta quasi nulla.
      Se non concedi i diritti per l’audiolibro, che fai? Te lo produci da solo?

      • Marco Amato
        11 febbraio 2016 alle 12:03 Rispondi

        Anche a me piace leggere sulla carta. Non conta quel che piace a me, ma io registro quel che accade in giro.
        Sui diritti dell’audiolibro, può anche essere prodotto in proprio (e so quanto molti siano allergici all’idea di sborsare denaro) oppure si propone una nuova contrattazione con l’editore stesso o con editori specializzati nella realizzazione di audio libri. Il punto è che se i diritti vengono ceduti a scatola chiusa sarà l’editore a suo insindacabile giudizio a scegliere se realizzarlo o meno. Meglio che l’autore abbia delle carte in mano da giocarsi, che non averne nessuna.

Lasciami la tua opinione

Nome e email devono essere reali. Se usi un nickname, dall'email o dal sito si deve risalire al nome. Commenti anonimi non saranno approvati.